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Full text of "Atti della Società ligure di storia patria"

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ATTI 



DELLA SOCIETÀ LIGURE 



DI 



STORIA PATRIA 



ATTI 



DELLA 



SOCIETÀ LIGURE 



hi 



STORIA PATRIA 



VOLUME VII. — PARTE II. 




GENOVA 

TIPOGRAFIA DEL R. 1. DE' SORDO-MUTI 
MDCCCLXXIX*' 



SOCL- 
v. 7^2 



CODICE DIPLOMATICO 



DELLE 



COLONIE TAURO-LIGURI 

DURAME LA SIGNORIA 

DELL' UFFICIO DI S. GIORGIO 

( M C C C£ L 1 1 1 - M C C C C L X X Y ) 



UAL SOCIO 



P. AMEDEO VIGNA 



TOMO II. — l'IH'I'K II. 



ANNO MCCCCLXXIII 



STORIA E DOCUMENTI 



ESPOSIZIONE STORICA 

DEGLI AVVENIMENTI 



Liontinuandomi nella storia delle colonie tauriche, interrotta per 
cagione di uir improvvisa e ribelle malattia, accade a me il con- 
trario di ciò che avvenire suole alla comune degli scrittori. A 
misura che si approssima il fine del sudato lavoro, in proporzione 
inversa mi soccorrono le notizie che abbisognano a chiarire i 
fatti e le vicende che prepararono la caduta dei nostri possedi- 
menti in quelle contrade. 

Così appunto anche in natura succedere suole. Vi hanno fiumi , 
che rigonfi e spaziosi dapprima per abbondevole copia di acque, 
man mano che avvanzano cammino, o per opera d' uomo che a ? e 
ne deriva porzione del liquido elemento , o per canali da natura 
formati, perdono assai di volume e profondità; e ve n'ha, anche 
più in numero, che piccioli fonti in sul nascere, coli' affluenza 



ANNO U73 ( IO ) 



(li molti rivi e torrenti loro tributarli, crescono rumorosi e pieni 
quanto più dappresso raggiungono la meta del loro corso. 

Sarà dunque compito mio il raccogliere, a mo 1 d'industrioso 
agricoltore di un arido e sabbioso terreno , gli scarsi fili d' ac- 
qua, cioè di documenti cbe mi venne fatto di racimolare nella 
collezione dei registri di s. Giorgio, per tessere comecchessia, 
colla poca suppellettile che resta , la esposizione degli avveni- 
menti occorsi nei tre ultimi anni di vita delle nostre colonie. 

Per la morte di papa Paolo II, le bolle d'indulgenza da lui 
concesse a favore di Gaffa, e non per anco pubblicate in Lim- 
burgo , essendo rimaste prive di effetto , occorreva impetrarne la 
conferma dal suo successore Sisto IV. A queir opera si accinsero, 
sui primi giorni dell'anno e della stessa loro gestione, i nuovi 
Protettori , collo scrivere addi 8 gennaio all' insigne dottore 
Francesco Marchese, destinato nunzio della Repubblica al re Fer- 
dinando di Napoli , il quale nel condursi per queir ambascieria 
nel Regno dovea toccare Roma, commettendogli di dare opera 
solerte acche la supplice loro domanda sortisse facile e pieno 
eseguimento. A voi s'aggiungerà, soggiungono, il venerando 
fra Battista Fatinanti, latore della petizione nostra, il quale 
nella recente sua dimora colà si ebbe graziosa promessa dal 
pontefice di esserne esaudito ('). 

Per chi noi sapesse, è a notare che questo religioso dome- 
nicano, nipote all'ultimo prevosto secolare della chiesa colle- 
giata di Santa Maria di Castello ( a ) , aveva accompagnato in qua- 
lità di secretarlo e confidente il vescovo Girolamo Panissari. 
del medesimo Ordine , fino dalla sua partenza da Genova a 
Caffa; e, rimasto sempre al suo fianco per oltre un decennio, 
era tornato in Italia, e visitato Roma innanzi di condursi in 
patria, da cui oggi di bel nuovo ripartiva incaricato della ono- 



(') Vedi il documento MXL. 

(*) Vigna: Antica collegiata di S. M. di Castello, a pag. H9. 



(Il ) STORIA 

rifica missione dal Banco. Né fu , credo, difficile per lui riuscire 
neir intento , quando si consideri 1' origine del pontefice e il 
santo ed umanitario scopo della richiesta. 



II. 



Partiti i due oratori , il magistrato di s. Giorgio volse le 
sue cure al disbrigo delle cose caffesi ; e letto il tenore dell'ul- 
timo corriere venuto di là, scrisse, o meglio aggiunse alle pre- 
cedenti lettere degli antecessori in ufficio , di molte postille : 
delle quali noi daremo qui la succosa contenenza. 

Premessa la notizia della totale sparizione della peste in 
città e del prospero avviamento degli affari politici della Repub- 
blica, approvano la cautela ideata dal console e massari circa 
le domande del Gran Turco, che avendo dapprima chiesto dei 
zibellini e avutili, poscia li rifiutò con grave discapito. Sanno, 
dicono, anche d'altronde, i gravi avvenimenti occorsi in Persia, 
ad opera di quel monarca, e ne sperano dalla divina bontà 
l'opportuno intervento in prò della fede cristiana nell'Oriente. 
Il perché raccomandano la continuata provvista di grano in 
Gaffa, acciò ben munita sempre ne resti, anche nella stagione 
invernale , in cui V approdo delle navi a quel porto riusciva men 
comodo, e in genere per tutti i tempi sospetti d' invasione nemica. 
Vogliono sia escusso a pagare il suo debito alla masseria, il cas- 
siere della stessa, Antonio Borlasca, che aveva preso il volo 
perestranii lidi (tutti i tempi si assomigliano!), oppignorandone 
i beni, e fosse data la preferenza di rimborso alla pubblica 
finanza, che sovra tutti i creditori godeva, giusta le vigenti leggi. 
il primato. In seguito poi niuno impiegato più si ammettesse 
all'ufficio di cassa, il quale, innanzi di esercitarlo non avesse 
prestato idonea cauzione, di sommi cioè ducento, e per tale 
modo conservare indenne lo Stato da ogni ruberia e malversa- 
zione. E stendendo più lungi la mira, comandano, che nemmeno 



ANNO U73 ( 12 ) 

a scrivano di cancelleria si nomini cT' or in avanti alcuno, il quale 
non sia notaio pubblico ed approvato , e gli attuali in carica , 
non aventi questo requisito , senza pietà rimuovano. Così fatto 
articolo poi venga registrato nello statuto organico di Caffa. 

11 console veneto residente in Tana aveva tempo addietro, cau- 
sato, non so il motivo, un qualche disturbo ai genovesi del luogo; 
ma i Protettori lodano il console della prudente dissimulazione 
usata, col non venire ad aperta ostilità con lui ; veda anzi , gli 
insinuano, di agire a comune salute di tuttaddue i popoli. 

Di più cose avevano i rettori di Caffa pregato il Banco ; potere 
essi conferire il consolato di Savastopoli , ritenendo parte dello 
stipendio annesso , per le maggiori spese incontrate che non i 
loro predecessori nel governo, e di declinare il pagamento dell'in- 
dennità viaria al vicario consolare, nonché la spesa di mantenere 
il costui famiglio. Il Banco, l' una cosa concedendo e 1' altra ne- 
gando, ingiungeva, che il vicario fosse pure soddisfatto del viaggio 
da Mantova a Genova col soldo della masseria, ma il suo servo 
stesse a carico del console prò tempore ; così avendo riscontrato 
nei registri essersi praticato fino a quel dì. Il consolato di Sa- 
vastopoli poi non potersi allatto conferire dai subalterni: pri- 
vilegio esclusivo essendo dei supremi moderatori della casa 
s. Giorgio; non volere essi contravvenire alla regola: disposti 
in ogni altra cosa a fare paghe le loro brame. Sino qui il po- 
scritto del 17 febbraio 1473 ( l ). 

Nel successivo del giorno 25 , se , in primo luogo , dietro 
istanza del console, concedono a Lazzaro Beraldo e socii l'im- 
munità per dieci anni di alcune botteghe arse dall' incendio e 
da questi nuovamente ricostrutte , e la estendono anzi ad un se- 
condo decennio per la metà della tassa dovuta, il seguito della 
postilla è tutto rampogne e severe minaccie contro del console 
medesimo, Goffredo Lercari. Sconfessano la spesa da lui pro- 

(*) Vedi il documento MXLII. 



(13) STORIA 

mossa di ventimila aspri in costruzione di un terrazzo, od altro 
abbellimento del palazzo governativo di Gaffa, il quale, a parer 
di molti, era tale da bastare a comoda e più che decente 
dimora del principale rettore della nobile metropoli, senza do- 
versi largheggiare in nuovi e spendiosi restauri o decorazioni ; 
memore, come doveva essere, della raccomandazione fattagli nel- 
P assumere P ufficio, di non sperperare il danaro, ma serbarlo 
alla depauperata finanza. Lo sgridano dell' avere usurpato le po- 
ziorità e i diritti spettanti al suo vicario, e fatti suoi certi 
emolumenti a costui dovuti , se il vero dicevano i lagni sporti 
dal suddetto. Cessasse adunque da tali soprusi ed ingerenze, 
le quali infamia e danno gli partorivano piuttosto che onore e 
vantaggio, e restituisse la male acquistata pecunia. 

Anche in altra circostanza sembra essersi mal condotto il 
Lercari. Morto in Calfa il vescovo di rito armeno cattolico, i 
suoi correligionarii andarono in varii partiti nella scelta del suc- 
cessore, e Goffredo, contro il divieto avuto di nulla ingerirsi di 
simili affari , prese a sostenere la persona a lui benevisa ; a 
dispetto eziandio del patriarca armeno , il quale spedito aveva 
un suo rappresentante, acciò, d' accordo col prelato latino, eleg- 
gesse un terzo, capace della dignità, e ben affetto alla maggio- 
ranza del clero e del popolo. Dispongono adunque i Protettori 
che, se all' arrivo delle presenti loro lettere, un vescovo qualsiasi 
già fosse insediato in carica, nulla più s'innovasse: ma se du- 
rava la contesa , il vescovo latino col messo del ridetto patriarca , 
per facoltà avutane, procedessero alla scelta del terzo, esclusi i 
due pretendenti ; e caso che P incaricato patriarcale già sen fosse 
partito , un altro se glie ne domandasse a concludere la bisogna. 
Ad ogni modo vogliono essere resi avvertiti dell' esito dal console 
istesso, il quale non isfuggirebbe la disapprovazione del Banco, 
una volta venuto a cognizione sincera del suo operato. 

Decisamente il povero console non ne imbroccava una col 
magistrato di s. Giorgio. Segue un altro poscritto del 9 marzo, 



ANNO 1473 ( I i ) 

anche più fiero dei precedenti , come quello che lo condannava 
senza riguardo, eziandio nelle spese , oltre la revoca degli ordini 
da lui, a quell' uopo, imparliti ai minori ufficiali della colonia. 

Per non so quali insulti fatti da Stefano, voivoda di Mocastro, 
e dal signore di Moscovia, egli, già tempo innanzi, era proceduto, 
a confische di beni «l'alcuni loro sudditi, e testé per cose consimili 
aveva lanciato eguale editto , o al meo permesso le rappresaglie a 
danno dei Giorgiani; sebbene le istruzioni dal Banco ricevute 
dicessero chiaro di non procedere mai a vie di fatto, ma tenersi 
in buona amistà coi principi contermini. Non giudico poi fosse 
intenzione del Banco , che i suoi agenti dovessero atteggiarsi 
sempre e con tutti a pecore mansuete e lasciarsi taglieggiare 
dai vicini dominatori. E così pare l'abbia intesa il Lercari, che. 
ardente forse ed animoso, cercò vendicare gli affronti col ripiego 
dei sequestri. Mai 1' avesse fatto, che male gliene incolse! I Pro- 
tettori indignati gli impongono di tosto ritirare e cassare, al- 
l' arrivo di questo loro corriere, ogni permesso di taglia o 
nuovo diritto di imposta sui beni dei sudditi stranieri, cui di- 
chiarano nullo e come non avvenuto : e di più di raccogliere 
da ogni parte e raunare nella masseria il provento ricavato da 
cotale estorsione e balzello, significando loro la somma percepita, 
onde deliberare sull' uso a farne ; e dopo tutto riservarsi la fa- 
coltà di esaminare la sua condotta in quella contingenza , e di 
punirlo prout judicaverimus inobedientie vestre et bono exemplo 
convenire. 

Non bastando ancora, anche il suo trombetta gli tornò fatale. 
Pel mantenimento di questo il Lercari sollecitò ed ebbe dalla 
finanza di Catfa lo sborso di aspri tre mila , che non erangli 
dovuti, perché il vitto di colui, giusta le regole, gravitava sullo 
stipendio del console; il quale perciò nella stessa responsiva é 
condannato a riversare nella cassa pubblica il danaro indebita- 
mente ricevuto, e sono incaricati i massari d'informare il Banco 
della piena osservanza del trasmesso comando. 



( 45 ) STOMA 

Il seguito del lungo documento che spogliamo, contiene in 
tre altri poscritti l' assoluzione dalla malleveria prestata dal- 
l' ex console Filippo Chiauroia , d' ordine dei suoi sindicatori in 
Calla, a riguardo di Filippo Gentile, non trovando i Protettori 
avere il Chiauroia ecceduto in rigore nel punire il costui infame 
attentato ; poi l 1 avviso dell' invio che facevano , a mezzo di Cri- 
stoforo Pastine, d' una copia delle regole , ossia statuto dell' uf- 
ficio di Gazaria; non che per quello della nave Pateri a Scio 
e da Scio a Calìa, di attrezzi militari ed altri utensili, come a 
dire badili , lame di ferro , balestre d' acciaio ; e finalmente col- 
V ultimo poscritto in data 7 luglio , la notizia della prossima 
partenza pella Crimea del nuovo console Oberto Squarciafico, e 
dell'eletto vescovo greco, per nome Nicolò, mutuatario di 
sommi settanta, da pagarsi da lui, sulle rendite del suo benefizio, 
giunto che fosse al suo destino. 

Partiva infatti lo Squarciafico tra il 7 e il 13 luglio , come 
si deduce da più lettere dal Banco firmate nell' intermezzo , e 
in particolare del dì 12, in cui Bernardo Casero , Raffaele Co- 
ronato e Nicolò Negrino furono ammessi allo stipendio di un 
sommo mensile, perchè scelti a suoi famigli da Oberto Squar- 
ciafico suddetto, novissime ad eam urbem transmissi ('). 



Il 



Durante il primo semestre dell'anno eransi, come di solito, 
fatte le nomine e consegnate le patenti agli ufficiali destinati agli 
impieghi delle colonie : cioè a Bernardo Trucco quella di capitano 
alla porta Caiadore per mesi venlisei , da succedere ad Agostino 
Dellepiane (*) ; di saggiatore della zecca di Calìa al suo parente 
Teramo Trucco , eletto il 9 marzo ( 3 ) , e quattro giorni dopo , 

(') Vedi il documento MI.XX. 
(*) Vedi il documento MXLIII. 
( s ) Vedi i documenti MXLVIII e MXLIX. 



ANNO 1473 ( 16 ) 

anche ammesso al soldo mensile con Girolamo Malavena e Ni- 
colò Giudice ( 1 ). Avendo il prenominato Squarciafìco inoltrato 
vive istanze a s. Giorgio affine di ottenere una carica al notaio 
Antonio Bozzolo, il quale, per essere pratico dell'itinerario da 
Genova alla Tauride, ideava toglierselo a guida nel malsicuro viag- 
gio, i Protettori, con decreto del 22 giugno, gli accordano la scri- 
vania della masseria di Carta per un anno, ovvero la prima a 
vacare fra le quattro della curia, sotto certe condizioni , e sempre 
a patto espresso che si aggiunga compagno ad Oberto , e non al- 
trimenti ( 2 ). La costui patente fu segnata più tardi , e solo la 
vigilia della sua dipartita ( 3 ) ; preceduta e seguitata da poche 
altre lettere di ammissione al consueto sommo mensile , come 
d'un Giovanni Maria Castiglione e Giovanni Giordano, eletto a 
cavaliere del console ( 4 ). 

Le sostituzioni non mancarono: e al morto Gravano Pa- 
rodi vennero ad una sottoscrivania della curia di Caffa surrogati 
Cristoforo Pastine, già dianzi ricordato, e Pietro Recco ( 3 ); a 
scrivano in capo , al luogo di Giovanni Traversagno dimissio- 
nario , perché impedito ad accedervi , fu destinato Bartolomeo 
Neirone ( 6 ) ; e così Antonio Calvi a vece del fratello Lazzaro 
nella capitaneria della Gozia ( 7 ) ; e finalmente il nobile Luciano 
D'Oria q. Lionello, in castellano di Soldaia, per Alaone Squar- 
ciafìco che rinunciava alla carica ( 8 ). La quale rinunzia mi cade 
in dubbio possa essere derivata dal decreto poco innanzi discusso 
e approvato, che il castellano dei forti di s. Elia e s. Nicolò di 
Soldaia, fosse astretto a cauzione di fiorini mille, oltre la con- 



(') Vedi 

O Vedi 

C) Vedi 

( 4 ) Vedi 

( 5 ) Vedi 
( e ) Vedi 
(') Vedi 
(•) Vedi 



1 documento ML. 

documenti MLXI e MLXII. 
I documento MLXV. 

documenti MLXIV e MLX1X. 

documenti MXLVI e MXLVII. 

documenti MLI e MLVII. 

documenti MLV e MLVI. 
1 documento MLIV. 



( 17 ) STORIA 

sueta e antica già in uso: e ciò fintantoché vi dimorassero pri- 
gioni il detronizzato Nordoular e i principi tartari, suoi fratelli e 
nipote, come fu già scritto ('). Tutti questi ufficiali ebbero 
adunque (ad eccezione di Luciano suddetto che parti più tardi, 
come vedremo) a condursi alla Tauride per la via di terra sotto 
la suprema guida del console, scortato esso pure dal notaio 
Bozzolo; giacché nel registro dell'archivio non è mai parola che 
nella nave Pateri, veleggiante a Scio, altro vi spedissero i Pro- 
tettori fuori che munizioni guerresche e attrezzi manuali. 



IV. 



Recavano costoro più lettere del Banco spettanti a privati in- 
teressi e altri affari degni di nota , dei quali ci corre il debito 
di riferirne il sunto almeno alla sfuggita. 

Colla prima del giorno 25 febbraio , indirizzata al vescovo 
latino di Calìa, i Protettori lo pregavano d 1 interporre la valida 
sua opera alla composizione della vertenza sulla contrastata no- 
mina del vescovo armeno, nel senso dell'avviso in precedente 
epistola suggerito al console , e di cui gliene inchiudevano il para- 
grafo ( 2 ). Cosa che ripetono verso il vicario, Francesco Ippoliti, 
•sul conto degli emolumenti e poziorità carpitegli con ingiustizia 
dal console Lercari, come pur dianzi narrammo ( 3 ). Ordinano 
in una terza ai magistrati tutti di Caffa di accogliere graziosa- 
mente, e collocare nella sua cattedra il vescovo greco, Nicolò, 
nativo di quella città , dal papa eletto a pastore del gregge cat- 
tolico e unito alla romana sede, coli' investirlo dei suoi diritti e 
immetterlo al possesso del suo episcopio (*). E poiché il pre- 
lodato antistite di rito latino , aveva , col mezzo del suo segre- 

l 1 ) Vedi il documento MXI.I. 
(*) Vedi il documento MXLIV. 
( l ) Vedi il documento MXLV. 
(«) Vedi il documento MLXIII. 
Società Ligure St. Patria. Voi. VII. P. II. I 



ANNO U73 ( 18 ) 

tario fra Battista Patinanti, venuto in persona a Genova, chiesto 
e ottenuto dal Banco la provvisione necessaria al vitto di due 
cappellani addetti alla chiesa sua cattedrale (')< essi, con altro 
foglio al medesimo prelato, lo avvisano dell'invio e della con- 
cessa pensione di un mezzo sommo mensile a ciascuno dei due 
religiosi , trovati nei frati piemontesi , Marino da Gaudino e 
Giacomo Mobiglia da Ivrea, domenicani, i quali di conserva a 
Battista ratinanti medesimo si recavano colà ad esercitarvi l'as- 
sunto ministero ( 2 ). 

Le missive riguardanti interessi particolari contengono un 
decreto per Battista Capello e Francesco Ganessa, appaltatori 
delle imposte di Calta, ond' essere dai pubblici poteri delle co- 
lonie sostenuti nella loro esazione ( 3 ) ; un secondo in favore del 
nobile Cattaneo Fieschi, querelante pella negata iscrizione nelle' 
compere di Caffa di tre luoghi, di che vogliono conoscere le 
ragioni e valutarne il merito ( 4 ) ; seguito tosto da un consimile 
pel nobile Luca Cattaneo, q. Percivale, in qualità di erede di 
Sovranetta, vedova di Pier Battista Lomellini , agente in giudizio 
contro Lazzaro Torriglia ( 5 ) ; e finalmente un attestato di com- 
mendazione e di lode a Lodisio Gaspe, ben affetto cittadino e 
generoso benefattore della sua patria: cui vogliono, in segno di 
benemerenza, sgravare d' ogni dazio per due mezzaruole annue di 
vino, sua vita durante ( 6 ). 

A corona di tutto poi un messaggio d'annunzio della felice 
condizione di salute pubblica, e piena pace goduta dallo Stato 
sotto la signoria del duca di Milano : di che prendessero stimolo 
ed esempio pur essi i reggitori della nobilissima metropoli ( 7 ). 

(') Vedi il documento MLII. 

(*) Vedi il documento MLXVI. 

( 5 ) Vedi il documento MLIH. 

(«) Vedi il documento MLVIII. 

( s ) Vedi il documento MLX. 

( s ) Vedi il documento MLIX. 

(') Vedi il documento MLXVI. 



(19) STORIA 



V. 



Manco male, che questa volta non furono tacciati di negligenza 
nell' informare il sovrano ufficio di quanto avveniva nel paese. 
Lo fecero anzi il console ed i massari, dirigendo, tra le altre. 
un' epistola del 6 marzo , il cui tenore ci è noto solo dalla ri- 
sposta avutane in data 30 luglio. Fortunatamente non sono più 
parole di biasimo e acerbe rampogne, ma ordini ed istruzioni, 
con qualche accenno di lode e approvazione al loro indirizzo. 
Daremo anche qui, con la possibile brevità, l'estratto del docu- 
mento. 

E anzitutto ciò che riguarda gli affari interni delle colonie. 
I magistrati di Caffa eransi querelati al Banco della disistima 
in che era caduto il grado di console e massari presso l'opinione 
pubblica, a motivo della licenza a tutti, anche la vile plebe, con- 
cessa, di accusare il console scaduto all' atto del suo sindicamento. 
Ed i Protettori, se dapprima mostrano volerne rifondere la ca- 
gione sui litolari presenti, e più sui passati, da sezzo provve- 
dono coli' ordinare che da quel punto la copia autentica di ogni 
processo sindacale del console fosse suggellata e spedita a Ge- 
nova alla loro disamina; intendendo bensì, dicevano, che chi 
stimavasi leso nei suoi diritti potesse farli valere nei sindica- 
menti , mai però dare ansa ai calunniatori di molestare e vili- 
pendere gli ufficiali scaduti di carica. Per agevolarne la pratica 
e impedire i soprusi , stante lo scarso numero di cittadini resi- 
denti allora in Caffa, nel cui grembo aveansi ad eleggere i sin- 
dicatori del console, determinano, che nella loro nomina non 
s'abbia più alcun rispetto al colore politico di bianco o nero, 
guelfo cioè o ghibellino , ma purché onesto , possa ognuno es- 
servi ammesso : ritenendo però sempre che la metà fosse di 
nobili e altra metà di popolari. Ciò soltanto pei cittadini , e 



anno U73 ( 20 ) 

nulla di innovato a riguardo dei borghesi stabiliti nella con- 
trada. 

Approvano quindi varie composizioni ed atti amministrativi 
di maggior rilievo, cui era addivenuto il governo di essa: come 
a dire, quella combinata col signore di una terra vicina, Parabioc 
e sua moglie, in materia di dogana, meno due articoli cui vor- 
rebbero modificati; cioè del dazio imposto di un aspro per ogni 
pesce, e il silenzio mantenuto sui danni tempo innanzi dal mede- 
simo cagionati ai sudditi genovesi. Lodano la nomina e accettano 
lo stipendio assegnato al nuovo custode delle munizioni , con che 
presti idonea sicurtà di aspri millecinquecento , e v' aggiungono 
T obbligo di fare diligenti ricerche a riavere le disperse e mu- 
tuate; e ciò sotto pena di risarcire del proprio. 

Nella fabbrica e restauri della cinta murale e suoi forti, vo- 
gliono che non si spendano oltre i centocinquanta sommi ogni 
anno, e le multe provenienti dalle condanne dei contravventori: 
avuto riguardo sempre a non colpir di soverchio con queste i 
poveri. Ed al costoro stato compassionando , parole di colore 
oscuro e ininaccie d 1 esemplare castigo mandano a farsi contro 
i procuratori ed avvocati di Caffa, che con artificiosi raggiri ed 
estorsioni di pingui mercedi dissanguavano i clienti, e provocavano 
ad arte interminabili liti fra quei popoli; non che contro gli 
ufficiali stessi , specie di Soldaia e Cembalo , i quali nulla habita 
ratione honestatis et proprie conscientie, cum turpibus et inho- 
nestis contractibus , stipendia multorum pauperum devorare 
presumevano. 

Venendo poscia agli individui , esigono dal console l'osser- 
vanza della legge sui colonisti , addetti al servizio dell' impera- 
tore tartaro e di altri principi circonvicini , dai quali non per- 
mettono che accettino cariche o salarii, e né anco vi prendano 
stanza in corte senza la debita licenza; pel sospetto forse di 
soverchia intrinsichezza e poi tradimento. Avvisano non essere 
giunto ancora Gregorio Delpino , il promotore della congiura e 



( 21 ) STORIA 

dell'offesa fatta al console Maone Doria, e al dottore Pasquale 
Celsi ('), e si mantenga perciò in Gaffa il sequestro dei suoi 
beni sino a causa finita; a Bernardo Dall'Orto pella fedele 
custodia di Nordoular e fratelli , prigioni nelle torri di Sol- 
daia, promettono non lontana retribuzione, impotenti com' e- 
rano di conferirgli la castellania stessa, per averla già prima as- 
segnata a Luciano D'Oria, prossimo a partire a quella volta. Si 
amministri pronta giustizia ai delinquenti Giovanni Boggiolo e 
Giacomo di Calabria ; al quale uopo dichiarano essere loro mente 
d'investire il console, e suo vicario, d'ogni più ampia facoltà 
verso i facinorosi donnaioli e notturni. La vertenza di Costanzo 
Sarra, maestro pubblico e legista, accomodano, coli' assegnargli il 
salario pel tempo che insegnò e durante la sua assenza da Caffa , 
venuta cioè e ritorno da Genova , motivata da ragione di servizio 
pubblico ; ma se persisteva a sostenere contemporaneamente cause 
civili nel foro, con detrimento delle scuole, cesserebbe lo stipendio. 

Scritta, ma non chiusa la presente lettera, giunsero no- 
tizie fresche da Gaffa le quali annunziavano l'arrivo colà, il 
7 aprile scorso, del console Antoniotto Cabella e socii , dopo su- 
perate le difficoltà frapposte nel cammino alla sua persona e 
comitiva. Davano in essa quei magistrati comunicazione distinta 
dell'avvenuto dal tempo dell'ultima loro corrispondenza, e noi 
per saperne alcunché dobbiamo rilevarlo dalla risposta che ne 
faceva il Banco, perchè questo carteggio al pari del precedente 
inanca per intiero nella filza e nelP archivio di s. Giorgio. 

Dalla risposta adunque , a modo di poscritto, inserita nel 
ridetto documento, si ricava, che il voivoda Stefano, a scusarsi 
forse dell' impaccio dato al Cabella , inviò un' ambascieria a 
Caffa, che dovette essere accolta col viso dell'armi, e respinte le 
sue scuse o trattative di pace; cui i Protettori diconsi incapaci a 
valutarne la opportunità e giustizia, posti com'erano lontani 

(') Vedasi il tomo precedente sotto 1' anno 1471, a pag. 711 e segg. 



anno U73 ( 22 ) 

dal teatro degli avvenimenti : limitansi pertanto a raccomandare 
loro una costante ed oculata prudenza nel maneggiare ncgozii di 
tanto rilievo. Sulla nuova della morte di Mamac, e la successione 
del fratello suo Eminec, a signore della Campagna, territorio 
prossimo alla colonia, e della mostrata amicizia verso questa, 
esultano di pieno cuore; e qui calorose istanze ripetono di man- 
tenere e fomentare vieppiù la benevolenza di lui e dell' impera- 
tore. Un accordo era altresì successo fra il governo di Caffa e 
i tartari , col quale gli ultimi si erano obbligati all' indennità 
di cinquanta mila aspri verso i sudditi genovesi, per danni loro 
recati nella preda d'una carovana; di che godono come segno 
di buon avviamento a più stretta unione e comunanza di traf- 
fico. Lo stesso fanno al riguardo della rerenna prestala al con- 
sole dal signore della Zichia e della gita dei nostri, a scopo ili 
commercio , inlino a Copa (*). 



VI. 



Poche cose ne rimangono a dire per la storia dell' anno cor- 
rente, e sono: dal lato di Caffa due commendatizie al Banco; 
spedita la prima dal vicario Gianfrancesco Ippoliti in favore di 
Giovanni Mainerò, pei buoni servizi resi alla giustizia nella sco- 
perta e cattura di ladri e delinquenti ( 2 ), la seconda del console 
slesso a prò di Francesco Palazzi, già cavaliere del suo prede- 
cessore , resosi benemerito per molti e delicati negozii e pericoli 
sostenuti , forse in qualità di corriere o secreto agente nelle rela- 
zioni col kan dei tartari ( 3 ). 

Da parte poi dell' ufficio di s. Giorgio accenneremo di volo 
P ammissione allo stipendio del soldo mensile di Gianantonio 

(*] Vedi il documento MLXX11. 
(*) Vedi il documento MLXXI. 
(") Vedi ii documento MLXXIV. 



( 23 ) STORIA 

Andora (') , di Corrado d' Ulma e Gherardo di Brabante , 
ambos akmannos et bombarderios , habitatores janue ( 2 ); la con- 
segna di patente di castellano di Soldaia fatta al prenominato 
Luciano D' Oria ( 3 ) ; e da sezzo il comando ingiunto ai poteri 
della colonia di usar agevolezza nel disbrigo di certi loro inte- 
ressi al lucchese Bartolomeo Anzani ( 4 ) , e al genovese , nobile 
Matteo Fieschi, in materia di eredità ( 3 ). 

Anche innanzi questi decreti erano i Protettori proceduti alla 
nomina del vicario consolare, nella persona del dottore Gianpaolo 
Barsizio di Milano, che aveva dato buon conto di sé in più 
umile impiego nella curia di Genova , e venne destinato succes- 
sore all' Ippoliti , conte di Gazzoldo , ai patti intesi coi tre ultimi 
vicarii ( 6 ). Né devo in niun conto preterire la generale elezione dei 
primarii ufficiali delle colonie, che ebbe luogo fino dal 7 luglio 
1473, in cui al supremo consolato di Calìa fu scelto a scrutinio 
secreto il nobile Giuliano Gentile-Falamonica, a quelli di Soldaia 
e Cembalo, Melchione Gentile, e Bartolomeo Castiglione, p Gia- 
notto Lomellini al capitaneato dei borghi ( 7 ). 

Chiudevano poscia la loro gestione col trasmettere colà e richie- 
dere l'esatta osservanza di un antico proclama, col quale si proi- 
biva a chicchessia di convenire altri in giudizio presso il tribu- 
nale che non fosse il civile, meno in cinque casi specificati, in 
cui poteasi ricorrere all' ecclesiastico ( 8 ) : e di tale rinnovazione 
o richiamo all'antico decretc, ne danno, con apposito messaggio, 
avviso al vescovo, ove lo invitano ad uniformarvisi; (juandoquidcm, 



[}) Vedi 


il documento MLXXVI. 


( J ) Vedi 


il documento MLXXIX. 


( 5 ) Vedi 


il documento MLXXIII. 


( 4 ) Vedi 


il documento MLXXX. 


( 5 ) Vedi 


il documento MLXXXI. 


( 6 ) Vedi 


il documento MLXXV. 


(') Vedi 


il documento MLXVIII. 



(*) Vedi il documento MLXXVII. 



anno 1473 ( 24 ) 

soggiungono, prò utilitate publica conditura est , eri era tuttavia 
in vigore nella stessa città di Genova ('). 

I nomi dei Protettoti dell' ufficio di S. Giorgio per 1" anno 
1473, fino a qui ominessi, perchè non contenuti in alcuno dei 
documenti spettanti alle nostre colonie, da altri registri del Banco 
risultano essere stati i seguenti: Marco Cattaneo, Alessandro 
Spinola q. Opizzino, Giacomo Amandola, Francesco Scaglia. 
Giovanni Gentile q. Andrea, Gianpietro Vivaldi , Agostino Calìa- 
rotto , ed ultimo, in qualità di presidente, o come allora ilice- 
vasi, priore, Leonardo Sauli. 

(') Vedi il documento MLXXVIII. 



DOCUMENTI 



DOCUMENTO MXL. 

I Protettori incaricano il dottore Francesco Marchese, legalo della Repubblica a 
Roma, e fra Battista Fatinanti , d'impetrare da Sisto IV nuove bolle per 
Limburgo, a favore delle colonie Tauriche. 

1473, 8 gennaio 

(Filza di Caffa, n. 112) 

>£ MCCCCLXXI1I die Vili januarij. 

Nos protectores coinperarum sancti georgij communis janue. rogamus 
vos spectatum et clarum juris utriusque doctorem dominum franciscura 
marchesium. legatum reipublice nostre ad serenissimum dominum regem 
ferdinandum mine profecturum. ut nostro nomine impetrare studeatis 
ea que dicemus inferius. 

Scinius commissum vobis fuisse ut cum romam perueneritis. tran- 
sferatis vos ad conspectum sanetissimi domini nostri. Propter quod 
oramus vos ut loco et tempore idoneo requiretis nomine reipublice 
nostre et nostro a sanctitate sua dignetur. prò sua solita clementia 
ergo nos et nostra, benigne concedere petrasanctensibus nostris ea 
que in supplicatone, quam his annexam inuenietis. continentur etc. 

Ceterum venturus est vobiscura venerabilis dominus frater baptista 
fatinanti. cui curam dedimus requirendi a sanctissimo domino nostro 



anno U73 ( 26 ) 

confirmationem bullarum plenarie indulgentie alias concessarum prò 
ciuitate lamburge ad subuentionem urbis caphe. Propter quod rogamus 
vos ut eidem fratri baptiste. in causa ejusmodi confirraationis. ope opera 
et Consilio non desitis. etiamsi necessarium esset. nomine comunitatis 
nostre, per vos requiri a sanctitate domini nostri dictam confirma- 
tionem. quam speramus facile impetrabitis. attenta presertira promis- 
sione per summum pontificem nouissime facta eidem fratri baptiste 
de re ipsa. ut ab eo latius intelligetis. 

Insuper quoniam audiuimus clerum hujus ciuitatis etc. ('). 



DOCUMENTO MXL1. 

Decretano che i futuri castellani dei forti di Soldaia prestino maggiore cauzione 
di mille fiorini sopra l'usato, fintanto che avranno in custodia Nordoular e 
gli altri principi tartari. 

1473, 16 febbraio 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 211) 



►£< MCCCCLXXIII die martis XVI februarij. 

Magnifici domini protectores etc. anni presentis in legitimo numero 
congregati, presentibus etiam et infrascripta deliberari laudantibus 
duobus ex dominis deputatis super negotijs caphensibus. legitimis ra- 
tionibus moti, decreuerunt quod deinceps castellani transmittendi ad 
custodiam castrorum soldaie prestare teneantur fidejussiones saltem 
de summa florenorum mille ultra quantitatem consuetam. et hoc donec 
et quousque in dictis castris custodientur dominus nordular et alij 
oriundi ex sanguine imperatorio tartarorum. 

(') Di questo atto rechiamo solo quanto spetta alla colonia di Gaffa. Esso poi 
non dice che cosa contenesse la supplica al Papa dei Pietrasantesi, e manca 
nella filza la supplica stessa. 



( 27 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO MXLII. 

Istruzioni e ordini dei Protettori al console e provvisori di Caffa. 

1473, 17 febbraio 

(Litterarum off. s. Georg, ann. 1464-1475) 

(fol. 102) 

© die XVII febriuirij MCCCCLXXII1 (*). 

Post scripta. Ciuitas dei gratia penitus liberata est omni contagione 
pestis. et relique res nostre ac ciuitatis prospere procedunt. Rece- 
pimns autem nuper alias litteras vestras scriptas die vini octobris 
proxime preteriti, quibus breuis responsio sufflcere nobis videtur. 

Et primum. laudamus quod. ut scripsistis. circa requisitiones domini 
regis turcorum cautius deinceps procedatis. attento damno secuto ex 
zebelinis qui fuerant requisiti et postea non acceptati. Noua vero per 
vos scripta de successibus domini regis persarum etiam aliunde ad 
nos aliata fuerunt. Sperandum est quod diuina prouidentia aliquando 
prouisura sit necessitatibus christianorum orientalium. 

Laudamus frequentes negotiationes victnalium quas scribitis factas 
fuisse anno proxime preterito in urbe illa cuna magna totius ciuitatis 
utilitate. in quibus hortamur vos quod. quantum in vobis erit. proui- 
deatis deinceps perseueretur. cum tanta tamen prudentia et circum- 
spectione quod ciuitas illa. presertim temporibus hiemalibus quibus 
victualia conduci non possunt aut alijs temporibus suspectis. vacua 
victualibus non relinquatur. Nam. ut in vestris instructionibus vos 
onerauimus. super omnia prouidendum a vobis est quod ciuitas illa 
in penuriam victualium incidere non possit. 

Molestum nobis fuit quod antonius de borlasca. quem scribitis se 
absentasse. debitor sit massarie prò pecunijs in eum peruentis tem- 
pore quo erat capserius. Curate omnibus vijs ac formis solutionem 

(') È il seguito del documento MXXXVIII, come fu annunziato a pag. 885 del 
precedente tomo VII, parte prima. 



anno U73 ( 28 ) 

ab eo vel in bonis suis consequi. in quibus. ut notum vobis esse ere- 
dimus. ex constitutionibus hujus ciuitatis massaria reliquis omnibus 
creditoribus preferri debet. quia commune in hac ciuitate habet po- 
tiora jura reliquis omnibus creditoribus. exceptis dotibus. et eundem 
graduai habere debet massaria in i Ila. ciuitate. Deinceps autem vo- 
lumus ac decerni mus omnino per vos et vestros successores in officio 
prouideri quod omnes et singuli in quos peruenire debebunt alique 
pecunie massarie. omnino antequam in eos ejusmodi pecunie perueniant 
fidejussiones idoneas prebeant. et in forma expediente. de summa que 
sufficiens sit ad conseruandam massariam indemnem. que tamen exce- 
dere non possit summos ducentos caphe. quem articulum volumus in 
regulis registrari. 

Pari modo volumus quod nullus deinceps admitti possit ad scri- 
bendum aliquod cartularium banci nisi sit notarius publicus ac idoneus 
et approbatus per vos et successores vestros in officio, ac officium 
mercantie. et nisi illi qui nunc exercent ipsas scribanias bancorum 
tales sint quales diximus et ut supra approbentur. volumus eos statini 
ab ejusmodi exercitio amoueatis. et hunc articulum etiam volumus in 
regulis registrari. 

Laudamus quod non cogitetis in fieri faciendo aliquam nouitatem 
circa castrum tane venetorum. intimo sine aliqua innouatione. quantum 
in vobis erit. prouidere studeatis communi saluti castri eorum et 
nostri. 

Intelleximus requisitiones per vos factas de officio consulatus saua- 
stopoli prò restauratone expensarum seu onerum que scribitis habuisse. 
ultra ea que vestri precessores habere soliti sunt. item de scoto 
famuli vicarii. Circa que vobis respondemus quod contenti sumus. et 
harum litterarum virtute decernimus. quod massaria soluat vicario, 
sine onere vestro. expensas per ipsum vicarium factas ex mantua 
usque januam. item quilibet vestrum prebeat alimentum tempore con- 
sulatus sui etiam famulo vicarij. quia inuenimus ita obseruatum fuisse 
omni tempore quo vicarii tenuerunt famulum. 

Circa vero collationem officj per vos requisiti, consultata re cum 
nonnullis quibus negotia caphensia conferre solemus. decretum est 
per nos introduci non debere consuetudinem conferendi ejusmodi 
officia, quod equo animo tolerare debetis. quia dispositio nostra esset 
semper vobis compiacere in bis que honeste et sine introductione 
mali exempli per nos fieri possent prò commodis vestris. 



( 29 ) DOCUMENTI 



Seg uè : 

1473, 25 febbraio 

(fol. 102 V.) 



%< die XXV februarij. 

Ceterum exarainatis his que scripsistis de immunitate terratieorum 
per vos concessa lazaro beraldo et sociis. prò apotecis illis. que com- 
buste erant. per eos reediflcatis. respondemus vobis quod contenti 
sumus habeant immunitatem illam prò decennio, quam ex regulis 
caphe disponitur ibi concedi posse in similibus casibns. Et insuper 
attentis rationibus per vos scriptis concedimus harum litterarum vir- 
tute eisdem ultra dictam immuni tate m primi decennij. quam ut di- 
ximus regule permittunt ibi concedi posse, etiam immunitatem prò 
parte dimidia tantum dictorum terratieorum prò alijs annis decem a 
fine primi decennij proxime computandis. quibus finitis remaneant 
ipse apotece et remanere intelligantur obligate solutioni dictorum 
terratieorum. in omnibus et per omnia prout erant antequam ulla im-, 
munitas eis concessa fuisset. 

Significatimi nobis est quod vos jofrede postquam consnlatum inijstis 
deliberari fecistis ibi quod construi debeat in palatio quedam terracia. 
seu aliud nouum laborerium. et in ejusmodi noua constructione expendi 
debeat usque in summam asperorum viginti milium vel circiter. Quod 
profecto ita nobis molestum fuit. ut nihil fere molestius signilicari 
nobis potuerit. et antequam aliud in hac re dicamus. predicimus vobis 
quod omnino intendimus. re melius intellecta. non permittere ejusmodi 
errorem vestrum impunitum preterire. Memores enim sumus quod in 
vestra instructione enixe oneratus fuistis ut super omnia studeatis 
prouidere quod tempore vestro nullus fiat sumptus. nisi urgentissima 
necessitas ad eum faciendum vos impellat. Et quandoquidem tot jam 
annis passi sumus redditus harum comperarum ibi retineri et in su- 
stentationem urbis conuerti. et preterea tot tamque ingentes pecu- 
niarum summas he compere in defensionem illorum locorum erogaue- 
runt. commissum vobis fuit ut saltem aliquam partem reddituum 
comperarum intactam reseruari faceretis. Ex quo non debet vobis 
mirum videri si egre ferimus et pati non intendimus. quod tempore 
vestro pecunias nostras expendi enraueritis in ornamento seu augmento 



anno 1473 ( 30 ) 

palatij. quod affirmatum nobis fuit ita conueniens esse ut etiamsi 
maxime pecunijs abundaretis. nulla ejusmodi noua fabricatione indi- 
gere videatur. Et ne successores vestri in aliquem errorem incidant. 
harum litterarum virtute decernimus quod aliquis successor vester 
proponere aut permittere deinceps non possit fieri in palatio aliquam 
deliberationem de faciendo sumptum aliquem magnum vel exiguuni 
in amplitudine seu augmento aut ornamento ipsius palatij. sine ex- 
pressa et scripta licentia nostra seu successorum nostrorum in officio, 
sub pena soluendi duplum totius summe que tempore ipsius consulis 
ut supra expenderetur. ex nunc assignata comperis. et a fidejussoribus 
cujuslibet consulis. qui in predictis contrafecerit. irremissibiliter exi- 
genda. Declarantes tamen quod. non obstantibus predictis. semper- 
cumque accideret urgens necessitas reparationis dicti palatij que 
diferri non posset sine damno et periculo. eo casu contenti sumus 
ibidem, etiam sine licentia nostra, deliberari et fieri possit secundum 
formam regularum et probate consuetudinis illius loci, et hunc etiam 
articulum volumus in regulis registrar!- 

Mirati sumus quod vicarius vester querelam nobis detulerit vos 
jofredum in consulatu vestro circa potioritates et alia ejusmodi judicia 
que. juxta probatam consuetudinem illius urbis, aliqua emolumenta 
dicto vicario prebere solent. ejusmodi judicia etiam cum emolumentis 
vobis retinueritis. Quod profecto. si verum est. non modo injustum 
nobis videtur. sed etiam non exiguum onus et infamiam vobis affert. 
Propter quod committimus vobis expresse ut omnia ejusmodi emolu- 
menta. que in vos peruenerint. restituatis eidem vicario, ut littere vica- 
riatus eidem concesse disponunt. nec deinceps vos aut aliquis successor 
vester in oiflcio aliqualiter immisceatis in ejusmodi judicijs aut emo- 
lumentis ad eum vicarium pertincntibus. 

Nec minorem infamiam et onus vobis attulit quod in discordijs 
ortis inter armenos. occasione electionis episcopi eorum. vos intromi- 
seritis et magis uni quam alij fauorem prebueritis. quandoquidem ex 
copia litterarum domini patriarche ipsorum armenorum nobis transmissa 
videtur ipsum dominum patriarcham cognita discordia eorumdem ar- 
menorum commisisse quod nec ille episcopus. quem dicitur vos confir- 
masse, neque etiam alius aduersarius suus. ad episcopatum admitteretur. 
sed reuerendus dominus episcopus latinornm caphe et legatus ipsius 
patriarche. tunc propterea illuc (ransmissus. cognita voluntate totius 
cleri ac populi ipsorum armenorum. illuni nominarent qui saltem ma- 



( 31 ) DOCUMENTI 



Jori parti ipsorum gratior esset et ad tollendas discordias magis 
idoneus videretur. Propter quod committimus vobis expresse, ut si 
tempore quo he littere ad vos peruenient iterum vigerent inter dictos 
armenos discordie occasione predicta. statim prouideatis quod neuter 
predictorum contendentium ad episcopatum admitti possit aut retineri. 
Volumusque eo casu ut si legatus ille domini patriarche iterum ibi 
esset. vel si ibi non esset. alius propterea ab eodem domino patriarcha 
requirendus. simul cum dicto reuerendo domino episcopo latinorum 
curet a clero et populo ilio armenorum juxta predictam commissionem 
patriarche intelligere quem potissimum vellent episcopum. et qui sit 
vir probatus. et ad tollendas discordias idoneus. illumque proponant 
domino patriarche per eum ad episcopatum eligendum. ut dictum est. 
Si vero tempore quo he littere vobis reddentur omnis ejusmodi discordia 
sublata esset. et pacifìce aliquis dictum episcopatum possideret. eo casu 
nolumus de predict : s ulterius per vos aut alios mentionem aliquam 
fieri, non forsitan discordie jam sopite iterum renouarentur. quod 
nobis molestissimum esset. Et in omnem casum committimus vobis 
ordinate nobis significetis quicquid eatenus circa predicta gestum fuerit. 
et quo in statu res ipsa posita sit. Nos enim quandoquidem reproba- 
mus quod in causa ecclesiastica preter commissionem dicti patriarche 
vos intromiseritis. intendimus re piene cognita circa predicta prolùdere 
*ecundum et prout honestati et bono exemplo conuenire judicauerimus. 

Segue altro poscritto : 

1473, 9 marzo 

(fol. 104) 

££< die rnartis Villi martij. 

Post scripta. Signiflcatum nobis ost vos jofredum tempore vestri 
consulatus proposuisse quod ultra arrestationes honorum subditorum 
domini vaiuode et domini de lo mosco, de quibus superius vobis re- 
scripsimus intentionem nostram. deliberaretur etiam arrestatio hono- 
rum subditorum domini regis georgianorum. siue reprehensalie contra 
^os. Et dicitur quod cum nimis damnosa videretur executio arresta- 
tionis honorum seu reprehensaliarum contra ipsos georgianos. delibe- 
ratum fuit ibi tempore vestri jofredi quod super eorum bonis impo- 



anno U73 ( 32 ) 

natur nouus drictus. quodque ejus processus coiuiertutur in sutisl'actio- 
nera damnificatorum. Que si vera sunt. ita moleste ferimus ut nihil 
fere molestius nunciari nobis potuerit. tum propter alias rationes. 
tum potissime quia predicta proposuistis seu deliberari permisistis 
eontra formam instructionis vobis date, in qua expresse commissum 
fuit vobis ut omni studio ac diligentia annitamini amici viuere cura 
omnibus dominationibus maris pontici. et cum eis et qualibet earum 
omnes scandalorum occasiones deuitare. seruetisque generalem suspen- 
sionem omnium reprehensaliarum per nos factam. Ex quo manifestum 
est quod si proposuistis vel permisistis aliquam deliberationem fieri 
de arrestandis bonis aliquorum seu imponendo nono drictu. non ser- 
uastis instructionem seu commissionem vobis datam. Volumus igitur 
ac decernimus ut statim. visis presentibus. annullari seu reuocari fa- 
ciatis quascumque deliberationes ibi factas de arrestandis aliquibus 
bonis aliquarum dominationum. et quascumque ejusmodi honorum arre- 
stationes. seu de aliquibus reprebensalijs eontra quosuis concessis. 
atque insuper quascumque impositiones nouorum drictuum que occa- 
sionibus predictis facte fuerint. Quas omnes deliberationes ejusmodi 
arrestationum seu reprehensaliarum vel nouorum drictuum. harum litte- 
rarum virtute irritamus et annullamus. et de eis aut aliqua earum 
noìumus aliquam ultenus executionem fieri postquam he littere nostre 
ad vos peruenerint. 

Volumus etiam ac mandamus quod statim. visis presentibus. deponi 
faciatis apud massariam illius ciuitatis totum processum qui extractus 
seu recuperatus fuisse inuenietur ex omnibus drictibus ibidem, ut di- 
ximus. occasione predicta impositis sine licentia nostra, nobisque si- 
gnificetis. et quidem ordinate, summam processus dictorum drictuum. 
et quicquid circa predicta per vos gestum fuerit. ut in eis deliberare 
possimus quantum nobis honestum videbitur. Denunciantes etiam vobis 
quod. re melius intellecta. condemnare intendimus vos jofredum se- 
cundum et prout judicauerimus inobedientie vestre et bono exemplo 
conuenire. 

Insuper quoniam significatnin est etiam nobis vos jofredum delibe- 
rari fecisse quod annuatim vobis solivi debeant asperi tria milia vel 
circiter prò scoto seu alimentis tubete caualerij seu aliorum ejusmodi 
hominum. intelligentes vos vel permisisse vel procurasse quod tem^ 
pore regiminis vestri fiat ejusmodi deliberatio. que prorsus contraria 
est instructioni vobis tradite, committimus vobis expresse ut salterà 



( 38 ) DOCUMENTI 



intra dies quindecim a presentanone harum litterarum proximè cora- 
putandos. integre restituatis massarie quicquid occasione predicta 
vobis solutum fuisset virtute diete deliberationis. quam vigore harum 
litterarum annullamus et penitus irritamus. Et preterea soluatis prò 
pena ejusmodi contrafactionis diete massarie intra eundem terminum 
dierum quindecim tot asperos quot ut supra indebite deliberari feci- 
stis. et hoc sub pena dupli exigendi per nos a fidejussoribus vestris 
si predicta integre non seruaueritis. onerantes vos raassarios ut quanto 
celerius poteritis nobis signiflcetis quid super predictis gestura fuerit. 

Segue : 

1473, 6 aprile 

(fol. 104 v,) 

t$< die VI aprilis. 

Catenina vidimus in processi! sindicamentorum egregij philippi 
jhauroie. olim consulis. quemadmodum sindicatores ejus absoluerunt 
ipsum philippum a requisitone seu accusatione contra eura facta per 
procuratorem stephani gentilis. occasione duorum locorum comperarum 
caphe. ex quibus unus et dimidius scriptus fuisse videtur super illam 
mulierera violatam ab ipso stephano et reliquus d midius super mas- 
sariam caphe. cuna reseruatione tamen quod pbilippus ipse idoneas 
fidejussiones in capha prestare teneretur de restituendo dieta loca 
cum prouentibus. nisi intra duos annos in capham transmitteret decla- 
rationes nostras. quarum virtute constaret eundem philippum potuisse 
describi facere ipsa loca duo etc. et prout latius in sententia dictorum 
sindicatorum continetur. ad quem relatio habeatur. Propter quod de- 
testantes temeritatem et audaciam dicti stephani. et non intelligentes 
ex processu agitato in dieta causa eundem philippum in re ipsa ma- 
litiam aliquam commisisse. harum litterarum virtute decernimus et 
declaranaus. quod omnes fidejussiones vigore diete reseruationis pre- 
stite in capha per dictum philippum cassari debeant et penitus an- 
nullare ipsumque philippum aut fldejussores ejus ob eam causam pre- 
stitos ullo modo realiter aut personaliter occasione predictorum mo- 
lestari non posse. Reseruantes tamen nobis arbitrium cognoscendi ac 
declarandi an priuilegia locorum allegata in dieta reseruatione locum 

Società Ligure St. Patria- Voi. VII. P. II. 3 



anno U73 ( 34 ) 

habere debuerint in casu diete descriptionis locorum vel ne. Et hoc 
semper et quandocumque partes. quartini prejudicium causa ipsa con- 
cernere potest. aut aliqua earum. corani nobis requisiuerit seu requiri 
fecerit. quod de causa ipsorum priuilegiorura cognoscamus et decla- 
remus: 

Segue ancora: 

1473, 27 aprile 

(fo). 104 v. in margine) 

© die XXVII aprilis. 

Post scripta nihil aliud impresentiarum dicendum nobis videtur nisi 
quod mittimus vobis per christoferum de pastino copiam regularum 
officij gazarie et decreti facti contra assecuratores. super quibus vo- 
lumus obseruetis ea que superius vobis commisimus. 

Mittimus preterea vobis in naui pateria chium. deo duce, accessura. 
et in eo loco consignandas johanni de castello, res infrascriptas. quas 
inde ad vos in primo passagio transmittet et naula earum debita et 
consueta vobis ad soluendum mittet. videlicet naula de janua in chium 
et de chio in capham. Propter quod volumus ut juxta comraissionem 
ipaius johannis ipsa naula debita et honesta soluatis seu solui faciatis 
de pecunijs massarie. et quanto celerius poteritis nobis significetis 
quantum vobis ad soluendum miserit et quo tempore predicta rece- 
penti?. Ea autem que in dieta naui pateria onerari fecimus. cum 
ordine quod. ut supra. ad vos transmittantur. sunt hec. videlicet: 
carratelli tres et pipa una in quibus reponi fecimus infrascripta. vide- 
licet: badilia ducenta trigintaquinque et ballas quatuor lamarum ferri 
prò ferrandis portis. celatas tres. coiratias quatuor. balistas alsarij 
cum suis manicis triginta. fer . . m unum longum lancie. Qui carra- 
telli et pipa signati sunt tali signo S £& G. 

Segue: 

1i73, 7 luglio 

(fol. 105) 

Sigillata die vii julij. Post scripta nihil aliud dicendum nobis videtur 
nisi quod obertus squarsaflcus consul designatus qui in dei nomine 



( 35 ) DOCUMENTI 



nunc discedit ad vos venturus. ordinate vobis signifìcabit statum rerum 
nostrarum et hujus ciuitatis. Verum quoniam venerabilis dominus 
nicolaus. electus episcopus grecorum. accepit ad cambium prò capha 
summos septuaginta a laurentio lomellino q. jacobi et de eis fecit 
litteras catnbij. volumus ac vobis committimus ut prouideatis ut ibi 
satisfiat dicto cambio de pecunijs episcopatus. attento quod data fuit 
nobis facultas per breue apostolicum mutuandi et fidem faciendi dicto 
domino nicolao episcopo etiam de majore summa. et quod debeat sa- 
tisfleri de pecunijs episcopatus etiamsi in itinere decederet. quod absit. 



DOCUMENTO MXLIII. 

Patente di capitano della porta Caiadore, data per mesi 26 a Bernardo Trucco , 
finito il tempo di Agostino Dellepiane, bambagiaio. 

1473, 19 febbraio 
(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 31! v.) 

Formolo,, ritenuta e pagamento delle stallìe, come al solito. Più 
V ammissione al soldo di un sommo mensile, fino alla presa di possesso 
del suo ufficio. Data janue mcccclxxiii die xvim februarij. 



v DOCUMENTO MXLIV. 

Scrivono al vescovo latino, Girolamo Panissari, di dare opera alla conciliazione 
fra gli armeni di Caffa, divisi fra loro sulla recente elezione del nuovo loro 
vescovo. 

1473, 25 febbraio 

(Litt. miss. off. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fol. 105) 

Reuerendo in christo patri, domino I. episcopo capbensi benemerito. 

Cognitis. reuerende in christo pater, discordijs inter armenos in 
urbe illa habitant.es ortis occasione electionis noni eorum episcopi, et 



anno 4473 ( 36 ) 

quod spectatus consul raagis uni quam alij in ejusmodi causa ecclesia- 
stica fauisse et se imraiscuisse dicitur. scribimus ei et massarijs in ipsa 
materia ea que in articulo litterarum nostrarum. cujus copiam inclu- 
sam inuenietis. continentur. Propter quod hortamur paternitatem ve- 
traria, de cujus fide ac integritate in hac parte confidimus: ut pru- 
denter prò tollendis ejusraodi discordijs exequatur ea que in dicto 
litterarum nostrarum articulo contineri videbit. et ita in ejusmodi exe- 
cutione se habeat. ut effectus ipsi respondeant spei quam de vestra 
paternitate concepimus. parati semper in omnia concernentia decus 
et commoda reuerende paternitatis vestre. Data janue mcccclxxiii 
die xxv februarij. 

Protectores etc. 



DOCUMENTO MXLV. 

Rispondono al vicario consolare, Francesco Ippoliti, intorno all' indennizzo ri- 
chiesto di spese di viaggio, ecc. 

1473, 25 febbraio 

(Litter. miss. off. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fol. 105) 

Protectores etc. Claro legumdoctori domino francisco hyppolito. 
corniti gazolti. vicario caphensi. dilecto nostro. 

Cognita querela vestro nomine nobis facta. dilecte nostcr. scribere 
decreuimus spectato consuli de causa vestra ea que in articulo litte- 
rarum nostrarum his incluso contineri videbitis. quod prouisioni in- 
demnitatis vestre sufficere nobis visum est. Et si intellexeritis aliquid 
aliud prò commodis vestris a nobis honeste fieri posse, id nobis 
significate. Quod autem reliquum est. bortamur vos ita vos habere 
studeatis circa officium vestrum. quod effectus ipsi optime spei quam 
de virtutibus vestris concepimus respondeant. Data janue mcccclxxiii 
die xxv februarij. 



( 37 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO MXLVI. 

Cristoforo Pastine, di Francesco, e Pietro Recco q. Giovanni, surrogati nella 
sotto' scrivania di Gaffa, per mesi 26, al morto Gravano Parodi. 

1473, 3 e 5 marzo 

- (Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 212) 



© MCCCCLXXIII die mercurij III martij. 

Magnifici domini protectores etc. scientes se decreuisse et procla- 
mari fecisse quod intendunt conferre subscribaniam curie caphe duobus 
subscribis eligendis loco q. grauani de palodio. cui ipsa subscribania 
in solidum collata fuerat prò mensibus xxvi. sub hac tamen conditione 
quod dictis duobus subscribis solui debeat de pecunia massarie caphe 
summus unus singulo mense, videlicet pars dimidia unius summi utri- 
libet eorum. et quod ne ex hoc ipsa massaria nouo onere grauetur 
cassari debeat unus ex inutilioribus stipendiatis ciuitatis caphe. expo- 
sitis calculorum judicio omnibus illis qui sub dictis conditionibus ip- 
sam subscribaniam requirebant. tandem etc. elegerunt ad ipsam sub- 
scribaniam christofferum de pastino francisci et petrum de recho 
q. johannis. 

Segue : 

)$( die veneris V martij. 

Prenominati domini etc. decreuerunt quod fìant littere dictis duobus 
subscribis prò mensibus viginti sex. et cum declaratione quod etiam 
finitis dictis mensibus xxvi amoueri non possint donec successore? eorum 
capham peruenerint. 



anno U73 ( 38 ) 



DOCUMENTO MXLVII. 

Patente di sottoscrivano della curia di Caffa , data per mesi 26 a Cristoforo Pa- 
stine e a Pietro Recco, assieme uniti, in successione al q. Gravano Parodi. 

1473, 8 marzo 
(Neg. gest. off. s. Georg, anu. 1457-1475) 

(fol. 212 v.) 

Formolo, solita , colle modificazioni e condizioni contenute nel docu- 
mento immediate precedente. Data janue mcccclxxiii die vili martij. 



DOCUMENTO MXLVIII. 

Teramo Trucco è eletto saggiatore della zecca di Caffa. 

1473, 9 marzo 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 213) 

Formala usata: firmis, dice, remanentibus litteris stipendij eidem 
factis. Data janue mcccclxxiii die vini martij. 



DOCUMENTO MXLIX. 

Patente di saggiatore data per mesi 26 a Teramo Trucco, q. Benedetto. 

1473, 9 marzo 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 213) 

Formola solita e ritenuta pure. Data janue mcccclxxiii die vini 
martij. 



( 39 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO ML. 

Lettere di stipendio d'un sommo mensile, date a Girolamo Malavena q. Simone, 
a Teramo Trucco q. Benedetto, e a Nicolò Giudice q. Giovanni. 

1473, 13 marzo 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 
(fol. 213 v.) 



Formolo, breve, e solita condizione delle armi necessarie ad, aversi. 
Data janue mcccclxxiii die xiii martij. 



DOCUMENTO MLI. 



Bartolomeo Neirone eletto scrivano della curia di Caffa per mesi 26, a vece di 
Giovanni Traversagno, dimissionario. 

1473, 6 aprile 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 
(fol. 213 v.) 



Vie detto che il Traversagno non potendo impresentiarum se expe- 
dire et ad exercendam ipsam scribaniam accedere, è contento mine 
scribania ipsa conferatur alicui eisdem dominis protectoribus grato, 
dummodo post ipsum nunc eligendum collatio sibi facta de dieta scri- 
bania locum habeat etc. Data janue mcccclxxiii die martis vi aprilis. 



anno U73 ( 40 ) 



DOCUMENTO MLII. 

Accettano alla provvigione di mezzo sommo mensile, per ciascuno, due padri 
domenicani, offerentisi al servizio della chiesa cattedrale e del vescovo di 
Caffa. 

1473, 7 aprile 
(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 214) 



Protectores etc. Spectato et prestantibus ac egregijs viris. consuli 
et massarijs ac prouisoribus et officio monete ciuitatis caphe. dilectis- 
simis nostris salutem. 

Ut per litteras nostras directas vobis consuli et massarijs etiam 
intelligetis. contenti fuimus quod si reuerendus dominus episcopus 
caphensis prouideret quod ex partibus istis in capbam accederent et 
ibi cum co residentiam facerent et diuinis officijs vacarent duo fra- 
tres idonei ordinis prodicatorura. solueretis eisdem de pecunijs raas- 
sarie summum unum singulo mense prò eorum sustentatione. siue 
summum dimidium utrilibet eorum. cassando unum ex inutilioribus 
stipendiatis. ne massaria ullo augmento oneris propterea grauaretur. 
Cum igitur per agentes nomine dicti domini episcopi nuper presentati 
fuerint nobis frater marinus de gaudino et frater jacobus mabilia de 
hypporegia dicti ordinis predicatorum. dicentes quod contenti sunt 
isthuc accedere et cum eodem domino episcopo residentiam tacere et 
diuinis officijs vacare, volumus et vobis committimus ut quamprimum 
ad vos peruenerint ipsos scribi faciatis ad prouisionem stimmi men- 
sualis ad cornputum summi dimidij prò singulo mense prò utrolibet 
eorum ut dictum est. cassante* propterea unum ex inutilioribus sti- 
pendiatis ut diximus. In quorum etc. Data janue mccoclxxiii die 
vii aprilis. 



( 41 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO MLI1I. 

Mandano eseguirsi un loro decreto in favore di Battisla Capello e Francesco Ca- 
nessa, appaltatori delle imposte di Caffa. 

1 473 , 27 aprile 

(Litter. miss. off., s. Georg, ann. 1464-1475) 

(fol. 105 v.) 

Protectores etc. Spectato et prestantibus viris consuli et massarijs 
ac prouisoribus ciuitatis caphe. dilectissimis nostris. saluterò. 

Dilectissimi nostri, mittimus vobis his inclusum exemplura littera- 
rarum scriptarum ad requisitionem baptiste capelli et francisci de 
canitia emptorum seu collectorura staliarum etc. anno videlicet mcccclxx 
die xvi februarij. committentes vobis expresse ut quandoquidem ipsi 
baptista et franciscus postea. anno videlicet mcccclxxii denuo emerunt 
dictas stalias etc. prò annis quinque. obseruetis et exequamini ad 
eorum. siue legitime persone prò eis. requisitionem. omnia et singula 
contenta in dicto litterarum exemplo his. ut diximus. incluso, etiam 
sub penis in eo declaratis. si forsitan in executione predictorum ne- 
gligentes fueritis. Volumusque quod hec commissio extendatur etiam 
ad successores vestros in officio prò toto tempore dictorum annorurn 
quinque inceptorum anno Mccccxxxsecundo. quo ut supra introitus 
dictarum staliarum etc. eisdem venditus fuit. Data janue mcccclxxui 
die xxvii aprilis. 



DOCUMENTO MLIV. 

li nobile Luciano D'Oria, q. Lionello, è eletto castellano di Soldaia per mesi 26, 
in surrogazione del dimissionario Maone Squarciafico. 

1473, 30 aprile 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 214) 

Formola semplice di sostituzione. Data janue mcccclxxui die ul- 
tima aprilis. 



anno 1473 ( 42 ) 

DOCUMENTO MLV. 

Surrogazione di Antonio Calvi al suo fratello Lazzaro, q. Giovanni, nella capita- 
neria della Gozia, per 26 mesi. 

1473, 11 maggio 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 214 v.) 

La sostituzione avviene dietro dimanda di detto Lazzaro , dieente se 
propter legitimas causas accedere non posse ad exercendum dicturn 
officium. et requirente loco ejus subrogari antonium caluum fratrem 
suum etc. Data janue mcccclxxiii die martis xi maij. 



DOCUMENTO MLVI. 

Patente di capitano della Gozia, data per mesi 26, ad Antonio Calvi q. Giovanni, 
finito il tempo di Nicolò Maffei. 

1473, 18 maggio 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 214 v.) 

Forinola, ritenuta e pagamento delle stallie, come di solito. Data 
janue mcccclxxiii die xvm maij. 



DOCUMENTO MLVII. 

Patente di scrivano della curia di Caffa, data per mesi 26, al notaio Bartolomeo 
Neirone, da succedere a Tommaso Airolo, a vece di Giovanni Traversarmi 

dimissionario. 

1473, 18 maggio 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 215) 

Formola, ritenuta e pagamento delle stallie, come di solito. Data 
janue mcccclxxiii die xvm maij. 



( 43 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO MLVIII. 

Decreto a favore del nobile Cattaneo Fieschi, sull'iscrizione di tre luoghi nelle 
compero di Caffa , contrastatagli colà. 

1473, 19 maggio 

(Litter. miss. off. s. Georg, ann. 1464-1475) 

(fol. 106 v.) 

I Protettori vogliono sapere i motivi della negata iscrizione, e giu- 
dicarne il merito. Data janue mcccclxxiii die xvim maij. 



DOCUMENTO MLIX. 

Commendazione del borghese Lodisio Gaspe, ed esenzione a suo favore d'ogni 
imposta per due mezzaruole di vino all'anno, vita durante. 

1473, 4 giugno 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 216 V.) 

Protectores comperarum etc. Spectato ac prestantibus ac nobilibus 
et egregijs viris. consuli. massarijs ac prouisoribus. antianis. officio 
monete et protectoribus comperarum caphe. presentibus et futuris. di- 
lectissimis nostris. salutem. 

Certiores facti non modo ex litteris quorumdam officialium nostro- 
rum illius ciuitatis. sed insuper ex relatione multorum ciuium no- 
strorum. qui ibidem offìciales fuerunt et a paucis annis citra in pa- 
triarci reuersi sunt. quod vir egregius lodisius de gaspe dilectus noster 
illius ciuitatis incola ibidem oriundus. non modo in fabricatione mu- 
rorum liberaliter se habuit. sed insuper plerumque ex proprijs pe- 
cunijs et de non leuibus summis subuenit massarie illius nostre ciui- 
tatis sine ullo ejus interesse, et deinum in omnibus utilitatem publi- 
cam concernentibus ita se habuit et habet. ut inter bonos utiles ac 
recte affectos erga patriam suam ciues annumerari mereatur. et 
propterea volentes aliquo saltem testimonio declararc quod ea que 



anno 1473 ( 44 ) 

per ipsum hactenus bene gesta sunt non modo nota sunt sed etiara 
gratissima nobis fuerunt. harum litterarum auctoritate jubemus vobis 
omnibus et singulis superius memoratis. ut eundem lodisium tanquara 
bonura ciuera et de patria sua benemeritum commendatimi suscipiatis. 
Decernentes insuper et volentes quod in aliquale testimonium merito- 
rum suorum. immunis et exemptus sit in vita sua 3t quandiu vixerit 
ab omnibus cabellis caphe prò vegetibus duabus vini annuatira in 
domo sua consumendis. et prò ipsis vegetibus duabus tantum quolibet 
anno compelli non possit ad ullam alicujus cabelle super vino impo- 
site solutionera etc. Data janue mcccclxxiii die mi junij. 



DOCUMENTO MLX. 

Decreto in favoro del nobile Luca Cattaneo q. Perei vale, come erede di Sovra- 
netta, vedova di Pietro Battista Lomellini, contro Lazzaro Torriglia, in Calfa. 

1473, 14 giugno 

(Litter. miss. off. s. Georg, ann. 1464-1475) 

(fo). 105 v.) 

Alla Data janue mcccclxxiii die xim junij fa seguito un poscritto 
dei 2 luglio, che 'maggiormente conferma V ordine predetto ai consoli 
di amministrare giustizia al Cattaneo. 



DOCUMENTO MLXI. 

Collazione di uffizii, sotto certe condizioni, al notaio Antonio Bozzolo, richiesto 
dal consolee letto, Oberto Squarciando, in suo socio e guida nel viaggio a Calla. 

1473, 22 giugno 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 215 v.) 

& MCCCCLXXIII die martis XXII junij. 

Magnifici domini protectores etc. audito nobili oberto squarciando 
designato consule ciuitatis caphe. et intra paucos dies in dei nomine 



( 45 ) DOCUMENTI 



ad eara urbem profecturo. elicente virum prouidum antonium de bo- 
zollo notarium. de cujus legalitate aptitudine et itineris peritia con- 
fldit. ab se rogatum tandem contentum fuisse cum ipso oberto ad eam 
urbem accedere, dummodo sibi conferantur scribanie de quibus infra 
dicetur et sub condictionibus inferius declarandis. et propterea requi- 
rente per eosdem dominos protectores eas scribanias ipsi antonio 
conferri, ut possit eum tanquam ducem itineris secum deducere: Sub 
calculorum judicio. qui omnes octo albi inuenti sunt assensum signi- 
flcantes. decreuerunt quod Aeri debeant eidem antonio de bozollo lit- 
tere. mandantes quod si finito tempore mensium viginti sex prò quibus 
scribania massarie caphe ultimate collata fuit teramo de castellacio 
notario. thomas carrega notarius. habens etiam litteras de dieta scri- 
bania. in capha non fuerit. eo casu antonius ipse ad dictam scribaniam 
massarie recipi debeat et retineri per menses tredecim cum salarijs 
et obuentionibus consuetis. non obstantibus litteris concessis eidem 
tliome carreghe circa dictam scribaniam. Si vero thomas ipse in capha 
eo tempore inueniatur. et in obseruationem litterarum sibi concessa- 
rum scribaniam ipsam massarie exercere voluerit antequam idem an- 
tonius ad illam admittatur. eo casu collatio et littere de dieta scri- 
bania ut supra eidem antonio conferende. casse et irrite remaneant 
et prò reuocatis habeantur. 

Item decreuerunt Aeri litteras dicto antonio mandantes quod admit- 
tatur ac recipiatur ad illam ex quatuor scribanijs curie caphe que 
primum vacauerit. illamque exerceat cum salarijs etc. usque ad diem 
que supradictam scribaniam massarie inceperit exercere et non ultra. 
Declarantes quod littere de dictis scribanijs. prenominato antonio ut 
supra concedende. locum habeant casu quo idem antonius ex janua 
discesserit prò viagio caphe cum prenominato nobili oberto consule 
designato, et non aliter. 



anno 1473 ( 46 ) 



DOCUMENTO MLX1I. 

Patente di scrivano della curia e masseria di Caffa, data al notaio Antonio 
Bozzolo, giusta il tenore della precedente collazione. 

1473, 22 giugno 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 216) 

Formolo, e ritenute solite col pagamento delle tasse del 13.° mese. 
Data j arnie mcccclxxiii die xxn junij. 



DOCUMENTO MLXIII. 



I Protettori nel trasmettere le bolle apostoliche di nomina di Nicolò a vescovo 
greco di Caffa, ordinano ai poteri pubblici d' insediarlo nella sua cattedra e 
farlo da tutti riconoscere. 

1473, 30 giugno 
(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 217) 

Protectores etc. Spectato et prestantibus ac nobilibus et egregijs 
viris. consuli et massarijs ac prouisoribus. antianis et uniuersitatibus 
caphe et soldaie. dilectissimis nostris. saluterà. 

Ut latius intelligetis ex tenore bullarum apostolicarum. electus fuit 
episcopus grecorum in dictis locis habitantium venerabilis dorainus 
nicolaus de capha in eisdem bullis nominatus episcopus fullen. et 
sanctissimus dominus noster propterea scripsit nobis litteras. quarum 
tenor sequitur ut infra (*)• 

Ob id igitur harum litterarum auctoritate jubemus vobis omnibus 
et singùlis superius nominatis et comprehensis. ut eundem dominum 
nicolaum electum episcopum ut supra. statini visis presentibus reci- 
piatis seu recipi faciatis ad sedem episcopatus sui. eumque admitti 

(') Segue la bolla riportata sotto il documento MXXXV, dei 6 luglio 1472. 
Vedasi a pag. 880 del precedente tomo. 



( 47 ) DOCUMENTI 






ac reponi in possessionem omnium ecclesiarum ac reddituum ac ho- 
norum ad episcopatum suum pertinentium. et in juribus episcopatus 
sui conseruetis ac conseruari faciatis. prebentes sibi honestos fauores 
ut equum est. et in omnibus ac per omnia prout in bullis apostolicis 
ac litteris nobis directis. et quarum copia superius inserta est. latius 
continetur. In quorum omnium etc. Data janue mcccclxxiii die ul- 
tima junij. 



DOCUMENTO MLX1V. 

Lettere di stipendio d'un sommo mensile, concesse a Gioanni Maria Castiglione, 
q. Agostino, calzolaio. 

1473, 2 luglio 
(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 217 v.) 

Formolo, consueta coli' obbligo del pagamento della tassa e la prov- 
vista delle armi dovute. Data janue mcccoIìXxiii die n julij. 



DOCUMENTO MLXV. 

Patente di console di Caffa per un anno ad Oberto Squarciando, da succedere 
nel consolato ad Anloniotto Cabella.asuo tempo, e subito a Goffredo Lercari 
nella massaria. 

U73, 5 luglio 
(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 217 v.) 

Formola e tasse consuete. Data janue mcccclxxiii die v julij. 



anno 1473 ( 48 ) 

DOCUMENTO MLXVI. 

Avvisano monsignore Girolamo Panissari della provvigione decretata pei suoi 
due cappellani, e gli raccomandano il benessere generalo della colonia. 

1473, G luglio 

(Litt. miss. off. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fol. 107) 

Reuerendo in christo patri, j. episcopo caphensi degnissimo. 

Audiuimus. reuerende pater, requisitionem per venerabilem fratrem 
baptistam fatinanti de subuentione facienda duobus vestris capellanis. 
fecimusque in ea re prouisionem per eum requisitam. ut latius vestra 
paternitas ab eo intelligere poterit. sumus enim semper cupidi pa- 
ternitati vestre compiacere. Et propterea illam hortamur ac rogamus 
ut diligenter inuigilet omni tempore non solum circa salutem anima- 
rum populi sui. sed etiam circa ea omnia et singula que ad quietem 
et defensioneni illius nobilis ciuitatis quouis modo pertineant. absti- 
neatque quantum poterit. sine onere conscientie. ab immiscendo se in 
causis hereticorum et infldelium. quoniam plerumque ex ejusmodi in- 
tromissione orte sunt inter eos murmurationes nequaquam negligende. 
Quod superest. si vestra prudentia deinceps intelliget aliquid prò Iro- 
nore et commodis suis per nos Aeri posse, idque nobis significauerit. 
inueniet nos semper cupide paratos. Datajanue mcccclxxhi die vijulij. 

Protectores etc. 



DOCUMENTO MLXVII. 

Lo stesso al console e pubblici ufficiali di Gaffa sul prospero stalo della città e 
dominio genovese. 

1 473 , 6 luglio 

(Litt. miss. off. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fol. 107) 

Protectores etc. Spectato ae prestantibus et nobilibus ac egregijs 
viris. constili, massarijs et prouisoribus. antianis. officio monete et 
Consilio ciuitatis caphe. dilectissimis nostris. 



( 49 ) DOCUMENTI 



Dilectissimi nostri, mandiamo in nome de dio a lo presente in quella 
nobile cita a noi carissima lo spectabile citadino nostro oberto squar- 
saflco electo console e successore de voi spectabile antonioto. secondo 
la forma de le nostre regule. A lo quale inter cetera liauemo com- 
misso che vi refera corno per la gratia diuina questa nostra cita e 
in bono stato libera da ogni suspecto de contagione pestifera, et cum 
grande concordia de tuti li citadini ri possa cum tute le soe membre 
in tranquillità e pace sotto questo felice stato e regimento ducale. 
Ex. quo vi poteti confortare e dare conforto a tuti li altri et cum 
bono animo attendere a tute quelle cose siano pertinente a la conser- 
uatione defensione e crescimento de quella inclita cita, de lo bene de 
la quale noi cum tuti li citadini non siamo men desiderosi et soliciti 
corno de lo bene de questa nostra cita propria. Haueti aduncha a 
ringratiare la bontà diuina. et non diremo circa questo a lo presente 
altro, perciò che auendo instructo a compimento lo dicto nobile oberto 
de tuto quello a noi e parsuto utile e necessario, intendereti de ipso 
tuto quello sera di bisogno. Data janue mcccclxxiii die vi julij. 



DOCUMENTO MLXYIII. 

Elezione generale degli ufficiali della colonia, e di Giuliano Gentile Fallanaonica, 
in console di Caffa. 

1473, 7 luglio 
(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 219) 



© MCCCCLXXIII die mercurij VII julij. 

Congregatis in camera majore palatij comperarum sancti georgij 
magniflcis ac spectatis dominis protectoribus annorum presentis et 
MceccLxxsecundi et MCCCCLxxprimi precedentium in plenis numeris etc. 
Et repositis omnium predictorum nominibus in uno sacculo etc. Qui 
domini octo etc. Et deinde etiam etc. Quibus vigintiquatuor etc. 

Tandem in dei nomine elegerunt ad officia infrascripta illos qui 
inferius nominati sunt etc. videlicet : 

Società Ligure St. Patria. Voi. VII. P. II. 4 



anno 1473 ( 50 ) 

Ad consulatura caphe ac raassariam ao prouisoriam prò tempore 
et sub formis consuetis. virum nobilera julianum gentilera fallamonicam. 

Ad consulatum soldaie prò mensibus vigintisex melchionein gen- 
tilem. 

Ad consulatura cirabali prò mensibus vigintisex bartholomeum 
de castilliono q. martini. 

Ad capitaneatum burgorum prò mensibus vigintisex janotum lo- 
mellinum q. tobie. 



DOCUMENTO MLXIX. 

Lettere di stipendio d'un sommo mensile a favore di Giovanni Giordano, q. An- 
tonio. 

1473, 10 luglio 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 219 v.) 

Formala e tasse solite. È detto cauallerius nobil's oberti squarcia- 
fichi, e che abbia lo stipendio, solo usque ad diem qiu incipiet exercere 
officium cauallarie. 



DOCUMENTO MLXX. 

Bernardo Casero, Raffaele Coronata e Nicolò Negrino sono ammessi allo sti- 
pendio d' un sommo mensile. 

1473, 12 luglio 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 220) 

Formala solita. Sono detti servi oberti squarsafichi nouissime ad 
eam urbem transmissi. 



( 51 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO MLXXI. 

Il vicario Gianfrancesco Ippoliti raccomanda ai Protettori Giovanni Mainerò, pei 
buoni servigi resi alla giustizia in Caffa. 

U73, 20 luglio 

(Filza di Caffa, n. 113) 

(A tergo) Magnificis et potentibus dominis. colendissimis dominis 
protectoribus comperarum sancti georgij. inclite ciuitatis janue etc. 

(Intus) Magnifici et potentes domini colendissimi. Johannes maine- 
rius est hic in numero stipendiatorum dominationum vestrarum ex 
ijs maxime quibus magis utimur in executionibus palatij. et ejus opera 
et magnanimitate quinque capti sunt fures et alij contra justitiam 
facientes. Que res profecto magnum honorem consulibus et alijs prò 
dominationibus vestris hic presidentibus exhibuerunt. non sine aliquo 
odio ipsius johannis. cui cum janue erit opus erit sibi cauere ab ijs 
qui affinitate conjuncti sunt illis qui a nobis hic puniti fuerunt. Ex 
quo ipse Johannes cum isthic erit cogeretur deferre arma, et sic do- 
minationes vestre prò eo operabuntur ut ea deferra possit. Ex caffa 
mcccclxxiii die xx julij. 

E. D. V. 

Seruitor jo. franciscus hippolitus 
ju. u. doctor et gazolti Comes. 



DOCUMENTO MLXXII. 

Commissioni, ordini ed istruzioni dei Protettori, in risposta a precedenti lettere 
dell'ufficio consolare di Gaffa. 

U73, 30 luglio 

(Litt. miss. off. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fol. 107 v.) 

Protectores etc. Spectato ac prestantibus viris. constili et massarijs 
ac prouisoribus ciuitatis caphe. dilectissimis nostris. 

Posteaquam. dilectissimi nostri, vobis scripsimus litteras sigillatas 



anno 1473 ( 52 ) 

die vii mensis presentis quas vobis deferet vir nobilis obertus squar- 
saficus designatus consul illius ciuitatis. reuidimus vestras ultimate 
nobis allatas et diuersis temporibus scriptas. que per vos clause vi- 
dentur die vi martij proxime preteriti, audiuimus egregium philippum 
jhauroiam inde reuersum. ex quo decreuimus ea vobis respondere et 
significare que dicemus inferius. 

Primum igitur nobis molestum est quod. ut dicitur. minor habeatur 
reuerentia non solum alijs officialibus sed etiam consuli ac massarijs 
quam unquam habita fuerit. Circa quod etsi inteiligamus eos qui 
irreuerentes sunt et reprehendi et calumniari debere, non minorem 
tamen culpam ejusmodi erroris reijciendam esse judicamus in vos et 
alios supremum ibi magistratum gerentes. qui si sub debita discre- 
tione et circumspectione magistratum gererent. et honoris proprij 
precipuam curam haberent. nequaquam profecto contemnerentur. nec 
reliquos officiales contemni paterentur. Curate igitur ita vos habere 
ut idonei judicari possitis dignitati officij vestri. 

Pari modo moleste ferimus quod. ut dicitur. officiales non modo in 
capha sed etiam in soldaia et cimbalo. nulla habita ratione honestatis 
et proprie conscientie cum turpibus et inhonestis contractibus stipendia 
multorum pauperum deuorare presumant. Et quamquam ex regulis 
et plerisque litteris precessorum nostrorum multe prouisiones contra 
ejusmodi auaritiam et voracitatem adhibite fuerint. per vos tamen 
nulla executio ejusmodi prouisionum fieri dicatur. Propter quod one- 
ramus vos. ut reuisis dictis litteris et regulis. ita prouideatis ejusmodi 
errori, ut merito commendari possitis. 

Intelligimus exiguum numerum ciuium hoc tempore ibi inueniri. 
ex quo volumus ac decernimus quod deinceps in electione sindicatorum 
consnlum et creationem omnium reliquorum officialium. ex quibus 
omnibus virtute regularum et probate consuetudinis pars dimidia ad 
ciues pertinet. nullus habeatur respectus quantum ad ciues ad colorem 
aibum aut nigrum. sed tantummodo eligatur pars dimidia ex nobilibus 
et reliqua ex popularibus. ut fieri solet. habito precipue respectu 
quod meliores et magis idonei semper eligantur. sine ulla distinctione 
alborum aut nigrorum. et hunc articulum obseruari volumus usque ad 
beneplacitum nostrum ac in regularum volumine registrare Decla- 
rantes quod. quantum pertinet ad burgenses. seruetur consuetudo hac- 
tenus seruari solita, nec ad eos sed solummodo ad ciues suprascriptus 
articulus extendi intelligatur. 



( 53 ) DOCUMENTI 



Dicitur procuratore» et aduocatos illius urbis quotidie seminare 
controuersias inter multos ex illis populis. et ab eis excessiuas mer- 
cedes extorquere. Propter quod oneramus vos studeatis juxta com- 
missiones datas in vestris instructionibus suffocationi ejusmodi pau- 
perura personarum prouidere. 

Dicitur preterea librum secrete locorum ac librum comperarum ne- 
gligentissime hactenus scriptos et gubernatos fuisse. cujus negligentie 
onus principaliter in protectores et etiam in vos ac precessores ve- 
stros reijci potest. Ob id igitur comraittimus vobis expresse ut pro- 
uideatis quod ipsi libri diligentius gubernentur. et salterà semel sin- 
gulo anno antequam flant executiones. seu soluantur paghe locorum. 
reuideatur liber locorum cum libro secrete. ut fieri debet. 

In vestris instructionibus singulariter vos onerauimus ut juxta 
formam regularum et commissionum vobis traditarum procedatis ad 
punitionem eorum qui vel canlucum colligunt vel prouisiones aut 
premia ab imperatore aut alijs dominis percipere presumunt. vel ad 
eos accedere sine licentia vestra. et tamen dicitur quod in predictis 
debitam diligentiam non adhibetis. Reuidete igitur commissiones in 
ea re vobis traditas et obseruate eas. ut equum est. 

Mittemus aliquem magistrum anterami ut suasistis. Gregorius de 
pinu nondum comparuit. semate contra euro commissiones per nostros 
precessores vcbis datas. si presertim obseruare negligeret que pro- 
misit. 

Surfìcere nobis videtur quod annuatim expendantur de pecunijs mas- 
sarie in fabricatione ac fortifìcatione murorum surami centum et quin 
quaginta. et ultra pecunie ille que exigi solent a populis per angariam. 
in quorum tamen exactione laudamus quod pauperes non grauentur 
ultra eorum possibilitatem. 

Placuerunt nobis ea que scripsistis de diligentia et fide bernardi 
de lorto deputati ad custodiam nordolar et aliorum procerum in ar- 
cibus soldaie. cui non potest conferri castellania ut laudastis. quia 
jam collata fuit luciano de auria nunc in dei nomine ad vos venienti, 
sed commendate eum et sibi persuadete quod si in solita diligentia 
perseuerauerit sperare potest debitam retributionem. quoniam officium 
nostrum ergo beneraeritos non consueuit esse ingratum. 

Placuerunt etiam nobis ea que scripsistis de exdebitatione locorum 
jam facta. et de ordine deliberato quod emi debeant ex prouentibus 
illorum locorum duorum et tertie partis alterius loci scriptorum super 



anno 1473 ( 54 ) 

desbitatione. alia loca, que si decreta fuerunt et Aeri possunt sine 
alicujus injuria. nos etiam approbamus. 

Et pari modo gratissimum nobis fuit quod cabelle multo utilius 
solito vendite fuerunt. et quod diligenter studeatis massariam exde- 
bitare. debitores exigere. ac cogitare in formis illis ex quibus non 
modo massaria sed etiam compere illius ciuitatis possint exdebitari. 
Circa quas memorationes vestras etiam nos cogitationes nostras ex- 
tendemus. et postea committemus quantum circa predictam compera- 
rum exdebitationem fieri voluerimus. 

Intelleximus ea qne scripsistis de raagistro constantio, circa que 
priraum respondemus. quod omnes littere per nostros precessores eidem 
facte ab anno mcccclx citra. de scribania locorum facte fuerunt. cum 
reseruatione mensis xm ad cameram nostram pertinentis. Circa litteras 
ver° eidem concessas per nostros precessores quod massaria soluat 
eidem stipendium debitum prò scolis. dicimus equum nobis videri 
quod prò tempore quod idem magister constantius consumpsit in ul- 
timo viagio per eum facto et usque ad diem qua reuersus est in ca- 
pham. massaria soluat ei stipendium promissum occasione scollarum. 
juxta formam in conuentionibus secum initis contentam. Et hoc attento 
quod ita visum fuit honestura precessoribus nostris propter laborem 
toleratum per ipsum magistrum constantium prò utilitate publica. A 
die vero reditus sui in capham usque ad diem qua presentes littere 
vobis reddentur. honestura videtur nobis quod si obseruauerit circa 
manutentionem scollarum ea que continentur in dictis conuentionibus 
secum initis. fiat ei solutio stipendij juxta formam ipsarum conuen- 
tionum. In futurum autem denuncietur sibi quod si non intendet 
diligenter manutentioni scollarum. juxta formam ipsarum conuentio- 
num. et non omiserit exercitiura aduocandi ac alia exercitia non conue- 
nientia manutentioni scollarum. eo casu nequaquam soluetur sibi prò 
scollis aliquod salarium. Si vero seruauerit contenta in dictis conuen- 
tionibus. equum est et volumus quod promissiones eidem facte de 
dicto salario sibi obseruentur. 

Approbamus ea que scripsistis de electione per vos facta guberna- 
toris raunitionum cum salario annuo asperorum md. et cum obligatione 
quod prestet fidejussiones de summis quingentis sub forma per vos 
scripta, volentes taraen quod declarari faciatis in promissione sua et 
fidejussorum quod teneatur omnem diligentiam possibilem adhibere. in 
cognitione consulis ac raassariorum et officij monete, prò recuperatione 



( 55 ) DOCUMENTI 



omnium munitionum que accomodate fuerint. sub pena soluendi de 
proprio. 

Reuideri fecimus processum illius perditi hominis johannis bojoli et 
plurimum detestamur malitiam et delictum suum. Propter quod com- 
mittimus vobis contra eum et alios delinquentes talem justitiam mi- 
nistretis. qualem ministrari decet per bonos rectores prò conseruatione 
locorum regimini suo commendatorum. 

Detestati sumus pari modo audaciam illius jacobi de Calabria, et 
molestissime tuliraus quod ea res processero modo quo scripsistis. 
Et ad tollendarn omnem dubitationem que deinceps oriri posset super 
balia consuli et vicario collata circa punitionem delictorum que noc- 
turno tempore committerentur. et etiam circa aliam baliam quam in 
instructione nobilis ob^rti squarsafici dedimus consuli et vicario contra 
violentias et quelibet delieta que flerent occasione feminarum etc. et 
prout latius in utraque balia continetur. declaramus et decernimus 
quod ipsa potestas et balia collata sit et esse intelligatur consuli 
caphe soli et in solidum. ut equum est. Et tamen vicarius pari modo 
eadem balia uti possit tanquam vicarius et vicesgerens ipsius consulis. 
et in omnibus et per omnia prout ipse consul. ut conueniens est. Et 
hunc articulum volumus in regulis registrari sub dictis duabus balijs. 
ad tollendarn deinceps omnem dubitationem. 

Quemadmodum nobis placuit compositio quam vos fecisse scripsistis 
cuoi parabioc et uxore ejus. pari modo displicuerunt nobis duo in ea 
compositione. ut scribitis. apposita. Primum est additio oneris unius 
asperi super quolibet pisce, reliquum vero quod de damnis veteribus 
nullam feceritis mentionem. Propter quod oneramus vos studeatis in 
duobus ipsis articulis compositionem ad utilitatem nostram quantum 
fieri poterit reformari. Et tamen si aliter fieri non posset. vos et 
reliqui semper consulere studeatis utilitati publice. ut equum est. 
sumendo ab ipso parcibioc (sic) omnes cautiones possibiles prò fide se- 
ruanda. quam et sepe et facile dicitur eum violare consueuisse. 

Non possumus non maxime moleste ferre quod dignitas consularis 
illius ciuitatis ita paruipendatur ut in magistratu exigua reuerentia 
consulibus ut dictum est prebeatur. Post magistratum vero dicatur 
quemlibet quantumuis vilem hominem ipsos contemnere et calumniose 
eos accusare. Propter quod virtute presentis articuli. quem in regulis 
volumus registrari et loco solemnis decreti deinceps habueri. statuimus 
ac decernimus quod omnes processus sindicamentorum consulum clausi 



anno 4 473 ( 56 ) 



et sigillati ac manu notarij publici subscripti deinceps nobis transmitti 
debeant. quodque nos et successores nostri in officio illos diiigenter 
reuidero debeamus. et si forsitan in aliquo ejusmodi processu inuenta 
t'aorit aliqua calumniosa accusatio facta contra consulem. presertim 
de aliquibus per ipsum consulem gestis in quibus non interuenerit 
largitio seu mangaria aut violentia seu soffocatio justitie. eo casu te- 
nearaur nos et successores nostri ornnes ejusmodi caluraniosos accusa- 
tores condemnare ac punire secundum et prout judicauerimus malitie 
cujuslibet calumniosi accusatoris conuenire. Nani queaiadinoduni equum 
est et omnino voluraus quod in sindicamentis officiales nostri conue- 
nienter sindicentur ac puniantur de quibuscumque largitionibus. man- 
giarijs. violentijs ac suffocationibus justitie. ita iniquum est et pati 
noluraus quod calumniose accusationes contra eos flant. sine debita pu- 
nitione eorum qui illos per manifestarla calumniam accusare et ho- 
norem consularis dignitatis eo modo contemnere presumunt. Et ne 
quis pretendere possit ignorantiani diete nostre constitutionis. facite 
de ea fieri publicum proclama in locis consuetis. Data janue MCCCCLXxm 
die xxx julij. 

Segue il poscritto: 

© MCCCCLXXIII die XVII nouembris. 

Postscripta reddite fuerunt nobis alie littere vestre date die xm junij 
cum additione diei xvmi ejusdem mensis. quibus breuiter inferius re- 
spondebimus. 

Gratissimum fuit nobis intclligere quod vir egregius antoniotus de 
cabella designatus consul tandem ad vos saluus peruenerit die 
vii aprilis proxirae preteriti post impedimenta sibi illata per illuni 
dominum stephanum vaiuodam. de cujus domini stephani oratoris 
aduentu et requisitione ejus flrmande vobiscum pacis ac responsione 
per vos ipsi facta. intelleximus omnia per vos scripta rationesque 
que vos mouerunt ei respondere prout respondistis. Circa que nos a 
longinquo non possumus gesta per vos in ipsa materia approdare 
ncque etiam reprobare, onerantes tamen vos ut in hoc et in alijs 
omnibus ncgotijs magni ponderis caute et prudenter omni tempore 
procedere studeatis. et anniti prò utilitate publica quantum rieri 
poterit. 

Placuit xiobif? plurirnum electio domini emiuec loco q. domini marnai 



( 57 ) DOCUMENTI 



fratris sai et quecumque interuenisse scripsistis post electionem suam. 
de intelligentia secum inita et multis demonstrationibus sincere beni- 
uolentie sue erga vos et illam c'uitatem gratissima nobis fuerunt. 
Circa que nihil aliud impresentiarum nobis dicendum videtur nisi quod 
utile judicamus studeatis semper mutuam amicitiam cum domino im- 
peratore et ipso domino eminec non solum conseruare sed etiam in 
dies augere. 

Compositio illa. per vos scripta, de recuperandis asperis quinqua- 
ginta milibus ex damnis illatis per tartaros nostris in ultima cara- 
uana placuit nobis. et quod habuissetis recennam a domino zichie et 
quod nostri cum spe lucri accessissent coparium. 

Alia non vidimus in dictis litteris vestris que responsionem exigere 
nobis visa sint. nec aliud impresentiarum nobis ad vos scribendum 
videtur nisi quod ciuitas cum toto districtu longo jam tempore dei 
gratia liberata est ab omni pestis infectione. et res omnes nostre sub 
hoc felici regimine ducalis dominij prospere procedunt. paxque uni- 
uersalis est in tota italia. quam ad conseruationem et augmentum no- 
strum et totius christianitatis omnipotens et pius dominus diu con- 
seruare dignetur. 



DOCUMENTO MLXXUI. 

Patente di castellano di Soldaia, data per mesi 26 al nobi'o Luciano D' Oria, q. 
Lionello, finito il tempo di Dionigi Risotto. 

1473, 4 agosto 

(Neg. gest. off. s. Georg, ami. 1457-1475) 

(fol. 220 v.) 



Formala, ritenuta e. -pagamento solito delle tasse: coli' aggiunto 
seguente. Et quoniam dionisius risotus ejus precessor contrasignum 
lapideum secum non detulit. eidem luciano ipsum contrasignum tradi 
fecimus. quod ipsi dionisio seu alij qui fuerit in castro presentabit. tradi 
etiam fecimus eidem aliud contrasignum lapideum. sub quo successori 
suo fortilitia consignare dobebit. voluinus igitur ipsum lucianum recepì 
non obstante omni objectione que contra eum occasione contrasigni 



anno 1473 ( 58 ) 

lapidei fieri posset. attento quod dionisius precessor suus nullum a 
precessoribus nostris ejusraodi contrasignum habuisse inuenitur. In 
quorum etc. Data janue mcccclxxiii die mi augusti. 



DOCUMENTO MLXXIV. 

Commendatizia del console di Caffa all'ufficio di s. Giorgio, a favore di Fran- 
cesco Palazzi. 

1473, 25 agosto 

(Filza di Caffa, n. 114) 

(A tergo) Magnificis et potentibus dominis protectoribus compera- 
rum sancti georgij. comunis janue. dominis colendissimis. 

(Intus) iji 

Magnifici et potentes domini colendissimi, decet nos benemeritorum 
votis annuere ut premium benemeriti ceteris cedat documento. Cum 
autem franchus iste de palatio isthuc ad dominationes vestras acces- 
surum se dixerit. nobis visum nequaquam fuit eum venire vacuum 
harum litterarum nostrarum commendatitiarum cum ex benemerentibus 
ipse sit. namque diu apud nos fuit stipendio conductus. tum etiam 
tempore quo fuit caualerius spectabilis precessoris nostri, ita diligen- 
tissime et legaliter in rebus gerendis se habuit. quod mereretur non 
modo laudem. verum etiam beneficium aliquod reportare, eo presertim 
cum tempore hjemali et labores et pericula plura subierit prò serui- 
tijs illustris domini horum tartarorum imperatoris. in quibus eum 
prefecerunt annis (sic). Ideo eundera franchum gerulum presentium 
vestris dominationibus etiam commendamus. non quidem comraenda- 
tione vulgari. sed ea qua ipse intelligere possit intercessionem nostram 
nonnichil momenti apud vestras dominationes habuisse. quibus nos 
pariter commendamus ad mandata paratos. Data caffè die xxv au- 
gusti MCCCCLXXIII. 

E. D. V. deuotissimi 

Battista justinianus consul etc. 

Antoniotus de cabella massarius 

et prouisor etc. 

Franciscus. 



( 59 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO MLXXV. 

Il dottore Gian Paolo Barzizio eletto Vicario consolare di Caffa. 

1473, 22 settembre 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 



(fol. 221 v.) 



►£ MCOCCLXXIII die mercurij XXII septembris. 

Magniici domini protectores etc. in pieno numero congregati sum- 
ptis inst 'uctionibus de doctrina ac vite integritate et reliquis virtu- 
tibus clari legumdoctoris domini jobannis pauli barzizij de mediolano. 
qui cura superioribus annis vica^ius fuisset aule inferioris ciuitatis 
janue dicitur in eo magistratu recte ac laudabiliter se habuisse. in 
dei nomine sub calculorum judicio etc. elegerunt ipsum dominum 
jobannem paulum vicarium consularem ciuitatis capbe prò mensibus 
vigiliti sex. statuentes ac declarantes quod quantum ad salaria obuen- 
tiones etemolumenta ac expensas itineris tractari debeat prout tractati 
fuerunt tres ejus nouissimi precessores sine ulla clisparitate. 



DOCUMENTO MLXXVI. 

Lettere di stipendio d'un sommo mensile a favore di Gianantonio Andora, di 
Raffaele. 

1 473 , 1 4 ottobre 

(Neg. gest. off. s. Georg, ano. 1457-1475) 

(fol. 222 v.) 



Fonnola e pagamento delle angherie come di solito, coli' obbligo 
delle armi condecenti. Data janue mcccclxxiii die xmi octobris. 



anno U73 ( 60 ) 

DOCUMENTO MLXXVII. 

Trasmissione del decreto proibitivo ai laici di convenire in giudizio presso al- 
tro tribunale, che non sia il civile e laico di Gaffa. 

1473, 19 ottobre 

(Litt. miss. off. Caffé, ann. 1464-1475) 
(foi. no v.) 



Protectores etc. Spectato et prestantibus viris. consuli et massarijs 
ac prouisoribus ciuitatis caphe. dilectissimis nostris. salutem. 

Mittimus vobis. dilectissimi nostri, his inclusum exemplum solemnis 
decreti alias conditi, cujus virtute. ut ex ejus tenore latius intelli- 
getis. prohibitum est cuicumque persone laice trahere aliquam per- 
sonal» laicam extra curias seculares ciuitatis janue et districtus. nisi 
in quinque casibus in ipso decreto contentis. Quod quidem decretum 
et omnia ac singula in eo contenta honestum nobis videtur et volumus 
ac vobis committimus deinceps. non solum in causis et controuersijs 
mouendis sed etiam motis ac pendentibus. seruari faciatis ad litteram. 
et prò ut ejus verba sonant in ciuitate illa ac reliquis urbibus ac 
terris illius raaris jurisdictioni nostre subjectis. non obstantibus qui- 
buscumque oppositionibus et contradictionibus per quosuis faciendis. 
Mandarites insuper vobis ut quotienscumque querela vobis fleret quod 
aliquis traxisset seu traheret aliquem ad curiam ecclesiasticam in 
alijs casibus quam in casibus quinque in dicto decreto contentis. vos 
et antiani illius ciuitatis cognoscatis an ejusmodi querela vera sit vel 
ne. et prouideatis quod aliquis trahi non possit ad aliam curiam quam 
secularem. nisi in causis illis tantum, quas cognoueritis comprebendi 
in dictis quinque casibus reseruatis in ipso decreto et non in alijs. 
Data janue mcccclxxiii die xvmi octobris. 



( 64 ) DOCUMENTI 






DOCUMENTO MLXXVIII. 

Avvisano di ciò il vescovo latino di Caffa, e lo invitano ad uniformarvisi. 

1473, 19 ottobre 

(Litt. miss. off. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fol. HO v.) 

Reuerendo in christo patri, domino j. episcopo caphensi dignissimo. 

Mittimus impresentiarum. reuerende pater, spectato constili et raas- 

sarijs caphe copiam soleranis decreti alias conditi, cujus virtute prohi- 

bitum est cuicumque persone laice aliam personam laicam in judi- 

cium trahere extra curias seculares. nisi in quinque casibus in ipso 

decreto contentis. eisdemque consuli et massarijs committimus ut de- 

cretum ipsutn in ciuitate illa et alijs terris ditioni nostre subjectis 

seruari faciant. quandoquidem prò utilitate publica conditum est. et in 

hac urbe seruatur. Propter quod paternitatetn vestram hortamur ut 

etiam ipsa non contraueniat dispositioni ipsius decreti, qui profecto 

judicio nostro violari non potest sine incommodo publico. gratum ha- 

bituri si intellexerimus vestram paternitatem hujus honeste exhorta- 

tionis nostre rationem habuisse. quemadmodum honestum nobis videtur. 

parati semper in omnia commoda vestra. Data janue die xvmi octo- 

bris mcccclxxiii. 

Protectores etc. 



DOCUMENTO MLXXIX. 

Corrado di Ultna q Corrado, e Guirardo di Brabante q. Guglielmo, ammessi 
allo stipendio d'un sommo mensile, e a quello di 225 aspri al mese , come 
bombardieri. 

U73, 18 novembre 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 
(fol. 223) 

Intelligentes, dice l'atto , utile esse mittere ad illam ciuitatem viros 
in rebus bellicis aptos. informati de peritia ac aptitudine infrascripto- 
rum. quam habent circa ministerium bombardarum. elegimus etc. 



anno 1478 ( 62 ) 

ambos alemannos et bombarderios. babitatoros janue. cum salario aspe- 
rorura ducentorum vigintiquinque prò singulo mense prò utroque ip- 
sorura etc. Data janue mcccclxxiii die xvm nouembris. 



DOCUMENTO MLXXX. 

Ingiungono al console di usar favore al procuratore di Bartolomeo Anzani, nel 
raccogliere l'eredità del suo figlio Giovanni, morto a Caffa. 

1473, 30 dicembre 
(Litt. miss. off. s. Georg, ann. 14641475) 

(fol. HI v.) 

Bartolomeo è detto qui ciuis lucensis, e che graui filiarum familia 
oneratus remauet etc. Data janue die penultima decembris mcccclxxiii. 



DOCUMENTO MLXXXI. 

Sostengono, e mandano ad eseguirsi in Caffa, una petizione del nobile Matteo 
Fieschi, in materia d' interessi. 

1473, 31 dicembre 

(Litt. miss. off. s. Georg, ann. 1464-1475) 

(fol. IH) 



Sono nominati e interessati Caterina vedova di Brizio Adorno, 
Paolo suo figlio, e l'altro Brizio, nipote del primo. Data janue die 
ultima decembris mcccclxxiii. 



ANNO MCCCCLXXIV 

STORIA E DOCUMENTI 



ESPOSIZIONE STORICA 

DEGLI AVVENIMENTI 



I. 



JJ isola di Scio, tuttavia in potere dei genovesi e retta dalla 
società commerciale, nota sotto il titolo di Maona, della quale 
la più parte spettava alla famiglia o alP albergo Giustiniani, 
attraverso a molte paure e dubbietà e col sottomettersi a gra- 
vosi tributi, aveva conservato fino al presente la sua autonomia, 
malgrado V ambiziosa voglia del sultano Maometto di piegare al 
suo giogo le terre tutte deir arcipelago greco. Fors' anche il 
barbaro conquistatore non tentò queir impresa , perchè distolto 
da guerre più grosse , o che pensasse di potere quandochefosse 
ingoiarsela a suo bell'agio, come facile preda, e a tempo più 
opportuno. A otta a otta però, e quasi a mostrare sempre mi- 
nacciosa la destra e stancarne coli' ansia perenne gli spiriti , 
guardava bieco a quella parte; ed una di tali occhiate la die 
per avventura sul cadere dell'anno 1473, poiché in data 6 gen- 
naio del corrente 4474, un consiglio generale di tutti i grandi 

Società Ligure St. Patria. Voi. VII. P. II. 5 






anno \ 474 ( 66 ) 



poteri e le magistrature dello Stato genovese io trovo raccolto 
a palazzo in Genova a discutere sul serio gli apprestamenti 
militari occorrenti alla difesa dell' importantissima isola. 

Dalla concione premessa all' atto deliberativo ricavasi che, se 
tra P Ufficio di Scio , residente nella madre patria, e i Maonesi 
non correva una piena fiducia e conformità di viste e di inte- 
ressi, anche la Maona era caduta in tale stremo di pecunia da 
non potere più., se non a mala pena, bastare al carico di quella 
signoria. Volevasi, in corto dire, ch'essa provvigionasse di muni- 
zioni e crescesse il presidio della città coi proventi della dogana. 
cui d'altro lato già ella aveva, per difetto di danaro, appaltato 
da più anni. Ciò nulla meno dicevasi pronta ad accollarsi una 
parte della nuova gravezza, purché lo Stato dal canto suo facesse 
il simile, e del suo peculio compiesse il rimanente. Allora sorse 
ad interloquire il nobile Brancaleone D'Oria, il quale in piena 
adunanza e con petto forte biasimò la condotta di molti rettori 
per lo addietro preposti al governo dell'isola, i quali mostrati 
eransi di troppo inferiori all'ambita dignità; causa questa del 
cresciuto aftievolimento politico, militare e amministrativo della 
terra; e facendo voti a che si inviassero d'or innanzi uomini 
capaci di quel carico. Per quanto spettava poi al presente rin- 
calzo di armi e di armali, opinare esso i Maonesi fossero ob- 
bligati a somministrare del loro i mezzi necessarii alla difesa, 
poiché cosi le leggi stabilivano; pronta poi la Repubblica, ed ogni 
buon cittadino a sopperire del proprio al di più che bisognasse 
alla sua incolumità. 

La severa aringa tirò a se il voto della massima parte dei 
raunati , e fu adottata in consiglio, con poco gradimento degli 
impoveriti Maonesi ('). Ben è vero che non per tai mezzi ri- 

C) Vedi il documento MLXXXIII. — L'anno dopo « del mese di settembre- 
furono deliberate per la difesa dell' isola di Scio, quattro navi , due Giustiniano, 
una Di-Negro ed una Spinola; e fu ordinato questo soccorso così gagliardo per 
cagione dalla perdita della città di Caffa ». Giust., Annali. 11.° p. 472. 



( 67 ) STORIA 

lardò ancora lungo tempo la sua caduta la fertile Scio , desti- 
nata nei divini decreti a vedere la prossima fine della nostra 
Caffa, e a restare essa l'ultimo baluardo di terra genovese pos- 
seduto in Oriente. 



II. 



Al convegno suddetto presero parte anche i Protettori di s. 
Giorgio , i quali in ogni grave affare o raunanza spettante agli 
interessi generali dello Stato avevano diritto, e fors' anche il do- 
vere d'intervenire; principalissimo ramo essendo di pubblico 
servizio nel patrio governo il nostro Magistrato. Il quale poco 
dopo si ristrinse in seduta privata ad accudire ai bisogni suoi 
proprii, ed emanare un solenne decreto sul conto dei banchieri 
e delle banche stabilite in Caffa. Affrettiamoci a recitare i nomi 
dei membri componenti 1' Ufficio di quest' anno , e i quali tro- 
varsi citati in capo al presente documento: Giacomo Giustiniani, 
priore, Alaone d'Oria, Federico Cicala, Gio. Battista Grimaldi, 
Gregorio Lercari, Ino Galleano, Giovanni Canale e Antonio Cas- 
sina : nobili i primi quattro e popolani gli ultimi. 

Questi egregi uomini dovettero inarcar le ciglia di stupore e 
duolo al leggere certe missive giunte da Caffa, nelle quali met- 
teansi a nudo le angherie, soprusi e vessazioni che s' andavano 
commettendo dai borsieri della metropoli , a danno non pure 
dei privati cittadini, ma e della pubblica buona fede e del traf- 
fico nella contrada. Consistevano in volere passare ai loro cre- 
ditori e depositarli, a vece di danaro sonante, delle banconote , 
a realizzare le quali in moneta effettiva doveasi perdere un 
tanto per cento a profitto dei cambisti: e così un agiotaggio ad 
esclusivo profitto di questi, che erano poi i banchieri medesimi, 
ed un malcontento presso i minuti commercianti non punto giu- 
stificato da bisogno di sorta. A sterpare adunque il mal seme, 
i Protettori, avuto a se in consulta un manipolo fi' intelligenti 



anno U74 ( 68 ) 

della materia, con essi ed i quattro deputati alle cose cafTesi, 
stesero il seguente editto relativo alle persone dei banchieri e 
al metodo di tenere i pubblici banchi. 

Premessa le conferma delle leggi e buone consuetudini allora 
vigenti , comandano in primo luogo che ninno più sia autoriz- 
zato air esercizio dell'arte, il quale non presti anzi tutto la 
cauzione di sommi due mila almeno, mediante tante sicurtà da 
cento sommi ciascuna e non più ; alla cui approvazione debbano 
concorrere tre quarti dei voti degli ufficiali di Moneta e dei sin- 
dicatori di Caffa. Lista questa da appurarsi ad ogni principio 
d'anno, e chi più non godesse lo stesso stato di floridezza e 
fiducia cittadina ne venisse cassato e surrogato da altri, a pro- 
posta del banchiere predetto. La cauzione da ciascun sicurtario 
prestata avesse valore insino all'effettivo ricambio dell'altro, 
e non diversamente. Che se il banchiere amasse meglio offrire 
cauzione da per se stesso , in tutto od in parte , senza il soc- 
corso dei terzi, ben il potesse fare in cedole delle Compere di 
Caffa, od in assegnati sulla masseria della stessa. 

Secondariamente che il conduttore del banco nelle ore e giorni 
in cui , giusta il costume del paese , teneasi aperto lo scagno . 
dovesse provvedere a che il suo cassiere si trovasse presente in 
negozio, con la cassa aperta e bastante numerario da soddisfare 
alle richieste dei creditori, senza incresciose dilazioni o rimandi. 
Mancando in taluna di queste prescrizioni, il console a volontà 
di chicchessia, ed anzi per solo debito d'ufficio, possa e sia ob- 
bligato di punire il contravventore, ed a viva forza costringerlo 
all' osservanza delle medesime. Con questo di più, che banchiere 
nissuno non fosse quind' innanzi ammesso a quelP esercizio , se 
prima non obbligava al magistrato supremo di Caffa tante azioni 
sulle Compere della città, corrispondenti a sommi cinquanta al- 
meno, e altrettanti non avesse depositati in moneta sonante 
presso il console ed i massari prò tempore. I quali poi, avve- 
randosi il caso di negato o ritardato pagamento a un creditore, 



( 69 ) STORIA 

dovevano procedere essi stessi , o quel di loro che richiesto ne 
fosse d' ufficio , alia soluzione del debito entro le ventiquattro 
ore dalla domanda: e ciò sotto pena di sindicamento e della 
multa del dieci per cento sulla somma ricercata, e a beneficio 
del creditore, da pagarsi dall'ufficiale ritardatario, il quale per 
tale guisa diveniva solidale della propria ed altrui pigrizia nel- 
f osservanza del rigoroso precetto. 

Né dopo ciò migliorava punto la condizione del banchiere , 
che i Protettori vogliono escusso dai loro rappresentanti a ri- 
fondere, entro lo spazio d'un altro giorno, la stessa quantità 
di azioni di credito sulle Compere di Gaffa o di numerario ef- 
fettivo, quanta, per la via sommaria predetta, era stata dal con- 
sole o massaro pagata al privato requirente. 

In terzo luogo esigono i Protettori che niuno creditore possa 
essere costretto a ricevere pagamenti col mezzo di scritte di 
banco , ma sì in danaro numerato , meno che per contratto o 
fatta promessa fossesi convenuto fra le parti di ammetterli. Fuori 
tale patto espresso, s' intendesse ogni creditore autorizzato a ri- 
chiedere dal banchiere danaro vivo e vero. 

Finalmente comandano al console e massari che al giungere 
di questo decreto in Catfa ne curino la pronta esecuzione , fa- 
cendolo tosto proclamare al pubblico, registrare nel volume delle 
regole , e notificare ad ogni e singolo banchiere ; sicché entro 
quindici giorni dall' arrivo, ciascuno di essi abbia già prestato 
le idonee sicurtà di sommi due mila, fatta l' iscrizione delle ce- 
dole nelle Compere di Caffa e il deposito pecuniario al palazzo 
del governo nelle quantità prescritte. Ove poi fossevi taluno im- 
potente o renitente a cotai ordini eseguire, i suddetti gli asse- 
gnassero mesi tre di tempo a levar il banco, e per altri diciotto 
gli veniva inibito di rimetterlo ( { ). 

Vedremo più tardi V impressione che il severo decreto fece 

(») Vedi il documento MLXXXIV. 



anno H74 ( 70 ) 



sull'animo dei colonisti e degli interessati in ispecie. Ora il se- 
guito del racconto ne conduce ad altra materia. 



III. 



Molte lettere erano pervenute all' Ufficio di s. Giorgio in Ge- 
nova nel primo quadrimestre dell'anno 1474, e non prive di 
rilevanti particolarità sulle condizioni men prospere della pub- 
blica finanza e della quiete pubblica della contrada; come si rac- 
coglie dalle risposte che, nello scorcio di maggio, ne scrissero i 
Protettori ; le sole che ci diano contezza del loro tenore. 

Vien prima sulla scena il brutto aliare d' una armena fan- 
ciulla rapita dal suo amante ; picciola scintilla di un incendio 
grandissimo che turbò e sconvolse, quanto non si possa dire a 
parole, la nazione degli armeni colà stabiliti, mercè le ire, gli 
odii , le scatenate passioni che suscitò quel malaugurato rapi- 
mento. Perocché la comunità degli armeni si divise anche qui 
in due opposte fazioni , come già fatto aveva dianzi e segui 
ancora dappoi nella contrastata elezione del loro vescovo. Con- 
vien quasi dire che nel sangue armeno esista da secoli una 
istintiva e potente inclinazione alla rissa e alla contesa a modo 
femminino, poiché anche ai di nostri é il popolo che ci for- 
nisce tanti saggi di discrepanza e d' umor litigioso e tacchigno. 

I Protettori, a cessare la fastidiosa lite, ordinano che se il giu- 
dizio proferito dal loro prelato in quella causa era stato accolto 
e seguitato dai fedeli della sua comunione , nulla più si inno- 
vasse, e in tale caso ben avere agito il console in prestare mano 
forte al vescovo nella esecuzione dell' emanata sentenza. Se in- 
vece perdurava la controversia, dispongono che la fanciulla venga 
strappata a forza dalla mano di Cotulbei e sodi (i quali forse 
V aveano rapita, o certo aveanla in loro potere), e sia data in 
custodia a terza persona, possibilmente accetta e grata ad amen • 
due le parti. E infrattanto, con un partito ben escogitato, in- 



( 7\ ) STORIA 

sinuano ai governatori di Caffa di avere a se alla chetichella una 
dozzina, o in quel torno, d'uomini probi, laici e religiosi, tutti 
armeni , i quali nanti il vescovo latino , il console e massari 
della colonia, previo giuramento , significhino l' intima opinioni 1 
loro sul merito della sentenza dal vescovo armeno profferita in 
detta circostanza. Che se da tale inquisizione risultasse la giu- 
stizia della pronunciata sentenza, questa issofatto si dovesse ese- 
guire , non ostante l'accanita opposizione dei contrarli; se di- 
verso , i protocolli dello esame fatto spedissersi tosto al Banco 
in Genova , ove sariano appieno studiati ; e nel frattempo la 
fanciulla rimanga a mo' di deposito in mano di neutri , in at- 
tesa del loro definitivo giudizio. 

A questo punto il carteggio passa dalla pecora al pastore, e 
il tema si fa ben più serio sotto un altro aspetto. I Protettori 
non sanno darsi ragione del contrapposto avvenuto fra il con- 
sole scaduto Goffredo Lercari e l' attuale in carica Battista Giu- 
stiniani, al riguardo della contesa fra i vescovi armeni. Impe- 
rocché il Lercari , a ritroso dell' opinione del patriarca , aveva 
sostenuto la candidatura e anche locato in cattedra il prete Der- 
carabet, mentre il Giustiniani deposto costui, insediò il suo av- 
versario, prete Deronanes, del quale molte voci correvano accusa- 
tóri d' intrigo e d' inobedienza al superiore maggiore, e V Ufficio 
stesso possedeva un suo scritto autografo che tale dimostravate verso 
il patriarca. Temono pertanto i Protettori non forse questo ve- 
scovo forastiero al paese, e di natura scaltra e ardita, possa in 
progresso di tempo turbare la quiete pubblica e riescire nocivo 
alla città , se già in così brevi mesi sovvertito aveva gli spiriti 
dei connazionali. Ingiungono adunque al console di tenerlo 
d' occhio, e riferire al Banco i suoi diportamenti, con i rimedii 
che stimerebbe opportuni d" adottare all' uopo. 

La questione delle rappresaglie sui Giorgiani, la confisca dei 
beni dei sudditi del voivoda di Mocastro e del signore di Mo- 
scovia , e l' imposta d' un nuovo balzello a loro carico , di che 



anno 1474 ( 72 ) 

fu parola nell'esposizione storica dell'anno precedente, e verso 
la quale con tanta severità si pronunziarono i reggenti V Ufficio 
d' allora, dovè di questi giorni, e per opera del console e mas- 
sari di Caffa, tornare in discussione in seno al nostro Magistrato, 
come risulta dal documento che esponiamo. Ma (mesta volta, 
senza decidersi ancora a favore dei danneggiati, rispondono non 
potere essi così da lungi decidere la querela, che perciò lasciano 
alla prudenza e illuminato loro zelo ; pur ripetendo la costante 
massima di evitare collisioni e brighe, mantenere anzi buone 
e pacifiche relazioni d'amicizia coi principi e le terre limitrofe. 

Beati quei popoli se la savia raccomandazione cosi sovente in- 
culcata fosse stata la regola pratica della loro condotta, mentre 
per averla appunto i loro capi e maggiorenti negletta, ne pro- 
venne la fatale ed ahi 1 troppo repentina caduta. 

Di altri minuti ordini contenuti nella presente epistola : ad 
esempio della riparazione al castello di Tana volgente in rovina, 
del divieto di ulteriori gravezze ai caffesi , pel ristauro delle loro 
mura non più necessario, e simili, noi ci passiamo di leggieri, 
siccome cose di minor conto e poco utili alla storia (*). 



IV. 



11 mezzo trascelto a far pervenire a destinazione questo, con 
più altri fogli, diretto ai rettori della colonia, fu la nave Rosalia, 
che il giorno dopo la firma del documento, cioè il 25 maggio, 
sciolse P ancora alla volta di Scio , per conto di Pietro Palla- 
vicino , il cui figlio veniva incaricato di trasmetterli poi fino 
alla Tauride. Ed è su questa nave che con improvvisa risolu- 
zione si decise di partire il nuovo vicario consolare , Paolo 
Barsizio ( 2 ); sicché a malo stento i Protettori poterono sottoscri- 



(') Vedi il documento MLXXXVII. 
( J ) Vedi il documento MLXXXIX. 



( 73 ) STORIA 

vere la sua patente ('), e altre poche già pronte. Figurano tra 
queste la credenziale di ministrale di Caffa, grado concesso a Paolo 
Lercari fino dal 3 gennaio ( 2 ), quella della iagataria delle erbe a 
Giovanni Spinola di Cassano ( 3 ), e fors 1 anco 1' ammissione allo 
stipendio d' un sommo mensile a Simone Nespolo ed a molti 
altri operai e artigiani ( 4 ). Certo poi recò seco la lettera d'in- 
vito al vescovo latino, con cui il nostro Ufficio pregava a calda 
istanza monsignore Gerolamo Panissari di prendere a petto la 
definizione della controversia insorta in Caffa sul rapimento 
della fanciulla armena, e dare opera solerte in un col console 
e massari di terminarla in onesto e pacifico modo , a seconda 
delle trasmesse ordinazioni ( 3 ). 

Giusta P ordine di data trovano qui il loro luogo naturale 
parecchi conferimenti di cariche e la consegna di patenti a varii 
impiegati che presero imbarco sur altra nave, ovvero si condus- 
dussero più tardi con viaggio pedestre alla lontana Crimea ; e 
sono le lettere di credito a scrivani della curia concesse ai notai 
Antonio Torriglia e Tommaso Airolo ( 6 ), stati eletti pochi giorni 
innanzi ( 7 ); quella di console di Cembalo a Bartolomeo Casti- 
glione ( 8 ), dopoché i medesimi, di conserva al supremo console 
di Caffa, Giuliano Gentile, molto prima nominato, ebbero colle 
solite formalità promesso di bene esercitare l' impiego ( n ). 

L' elezione generale poi degli ufficiali maggiori e minori della 
Taurile, solita avvenire ogn 1 anno e ad epoca indeterminata, 
ebbe luogo in questo addì \7 agosto, nella quale sortirono vin- 

(') Vedi il documento MXC. 



( 2 ) Vedi 


il documento MLXXX1I. 


( 5 j Vedi 


i documenti MI.XXXV e MLXXXV1 


(') Vedi 


il documento MXCI. 


( s ) Vedi 


il documento MLXXXVIII. 


( 8 ) Vedi 


il documento MXCV. 


O Vedi 


il documento MXCII. 


( 8 ) Vedi 


il documento MXCVI. 



O Vedi i documenti MXCI1I e MXCIV. 



anno 1474 ( 74 ) 

citori dall' urna, per maggioranza ottenuta di voti, i seguenti : 
al consolato di Caffa Galeazzo Levanto, a ministrale Baldassare 
Frenante, a console di Tana Gianantonio Italiano, e a capitano 
della Gozia Gianagostino Cattaneo. Ai minori, ma pur sempre 
proficui e ambiti ufficii di castellano di Cembalo , di custode 
alla porta Caiadore, degli avamborghi e della torre di s. Co- 
stantino, nominavansi i cittadini Maurizio Palma, Gianantonio 
Maffei, Giacomo De-Lorenzi, e Girolamo Castagnola ('). 

A taluno degli ultimi eletti furono poco dopo consegnate le 
credenziali ( 2 ), ad altri rimesse al dicembre ( 3 ); mentre a molti 
degli ufficiali nominati fino dal luglio dello scorso anno , nella 
state soltanto del presente vennero date: come vedesi in Gianotto 
Lomellino ( 4 ) e nel console Giuliano Gentile Falamonica ( 3 ) ; 
segno manifesto di ritardata partenza, di cui il motivo ci sarà 
palese più tardi. Sebbene poi, mesi innanzi, avessero i Protettori 
inibito maggiori spese al ristauro della cinta murale di Caffa , 
non dubitarono spedirvi in seguito un nuovo rinforzo di sti- 
pendiati e artigiani, fabbri specialmente, ed anco sarti e tessi- 
tori ( 6 ), e, ciò che valeva meglio, bravi artiglieri nelle persone 
di Boccardo di Strasborgo e Giovanni da Colonia, suo servo, 
citati nel documento come in ispeciale guisa peritos in arte et 
minìsterio bombar darum ("). — Ma che cosa valgono le armi ma- 
teriali a salvare una città, che, rotta in partiti, dilacera il proprio 
seno assai più dolorosamente del ferro nemico? 



(') Vedi il documento MXOIX. 
C) Vedi il documento MCilI. 

( 5 ) Vedi il documento MCIX. 
( 4 ) Vedi il documento MC. 
( s ) Vedi il documento MCI. 

( 6 ) Vedi il documento MCVIII. 

( 7 ) Vedi il documento MCV. 



( 75 ) STORIA 



V. 



Chi fece a tempo di togliersi, pur non sapendo, dall' immi- 
nente pericolo fu il dottore Gianfrancesco Ippoliti , che, toccata 
la fine del suo vicariato in Caffa, spintovi eziandio da urgenti 
motivi di famiglia , si decise al rimpatrio. 11 console Battista 
Giustiniani nelT atto d' accomiatarlo gli consegnò una lettera al 
Banco di s. Giorgio, in cui tesseva di lui le più ampie lodi, e 
della retta, giusta e imparziale sua amministrazione: ciò che pur 
risultava dal suo sindicamento, nel quale di nissun fallo o an- 
gheria ei venne accusato. Cosa rara presso quel popolo e in 
tempi così turbinosi e partigiani ! Soggiugneva che il presente 
giudizio avrebbe egli stesso confortato di viva voce, giacché tra 
breve sarebbesi posto lui pure in cammino alla volta di Genova, 
stando ornai per spirare il suo triennio (*). — E buon anche per 
lui che non si trovò presente alla memoranda catastrofe! 

Associaronsi air Ippoliti nel viaggio tre frati domenicani ar- 
meni di Caffa, tra cui era il superiore generale della loro Con- 
gregazione, conosciuta sotto il nome di Frati-Uniti. Venivano 
in Roma a perorare una certa loro causa davanti la Santa Sede; 
e perchè, ben diversi dalla commune dei loro patrioti , anche 
religiosi , splendevano, come dice il foglio, pre ceteris in hac 
civitale degentibus , vite sanctimonia ac morum observantia , 
perciò il corpo consolare intero e il consiglio degli anziani, as- 
sieme raccolti in plenaria adunanza, li munirono d'una com- 
mendatizia la più lusinghiera presso il Banco di s. Giorgio in 
Genova , pregandolo a fare buon viso alle loro domande, e appog- 
giarli al possibile nelle loro ragioni presso la Romana Curia ( 2 ). 

Mi gode l'animo in trovare fra tante nequizie e dissennatezze 



(') Vedi il documento MXCVII. 
(») Vedi i! documento MXCVIII. 



ANNO 147 i ( 76 ) 

un paio (li modelli d'uomini probi e meritevoli della comune 
estimazione, anche in mezzo d'un popolo corrotto e in brulle 
l'azioni diviso: sono essi tre frati e un dottore di legge I 

Ma se i caffesi degeneri mostravansi dai loro antenati in or- 
dine al ben pubblico ed alla morale religiosa, in fatto di inte- 
teressi pecuniari! la ragionavano per filo. N' è prova saldissima 
P istanza compilata e diretta al supremo Ufficio in Genova sul 
conto delle negate rappresaglie sui Giorgiani, di cui é fatta 
menzione più sopra. Essa, dico, é assai bene redatta, ed i mo- 
tivi dell' inconvenienza, anzi ingiustizia di tale proibizione, la 
gravità dei danni già recati dai cosacchi o moscoviti, e i mag- 
giori eh' era luogo a temere in seguito , sono svolti con tale 
vigore e maestria, che mal si potrebbe trovare la via d' eluderne 
la forza di raziocinio, quando non fosse la ragione suprema 
dello Stato, il quale sacrifica talvolta l'offesa privata al mag- 
giore utile pubblico , giusta il noto adagio : Sulus rcipublicae 
suprema lex esto. E qui trattavasi appunto di dissimulare la 
reità del commesso latrocinio, per non impigliarsi in una guerra 
disastrosa col re di Moscovia. 

Sottoscrivevano la carta undici mercanti fra genovesi e greci, 
forse i più danneggiati dai predatori, e sono: Sisto Centurione. 
Giovanni Antonio Calvi, Cristoforo Bellocchio, Gregorio Delpino. 
Beda Garibaldi, Antonio Usodimare e Gregorio Giudice fra i 
nostri; e tra i greci, i già noti per altri documenti, Lodisio e 
Lorenzo Gaspe, ed un ultimo il quale si firma con sigla nella 
patria favella ('). 

È a credere, che quando scrissero la loro petizione ancor non 
fossero giunte a Caffa le lettere del Banco del 24 maggio , in 
cui era fatta licenza al console e colleghi nel governo della co- 
lonia di temperare, o anche del tutto derogare al divieto di rap- 
presaglia, se nella loro prudenza lo giudicassero equo ed op- 

(') Vedi il documento MCII. 



( 77 ) STORIA 

portuno. Arbitrio che non volle concedere in ordine al con- 
tenzioso ; e noi con qualche maraviglia e' incontriamo in un 
terzo proclama, col quale vengono acerbamente rimproverati i 
predetti rettori della città, di non avere impedito un ricorso al 
foro ecclesiastico in una causa civile, e dove rinnova le anteriori 
ingiunzioni, con minaccia d'ogni più severo castigo ai negligenti 
e contravventori (*). 



VI. 



Ora cominciano le dolenti note, i prodromi cioè delle insen- 
sate rivalità fra popolo e popolo, fra gregge e pastore, e, quel 
che più monta, fra autorità civile ed ecclesiastica, e il peggio 
di tutto poi, fra il console e i suoi due naturali consiglieri, i 
massari e provvisori , Oberlo Squarciafìco e Francesco Fieschi. 
Costui era stato innalzato a quel grado, e aggiunto nel governo 
della colonia al Gabella e Squarciafìco, in Caffa stessa e non 
dal Banco di s. Giorgio, ma col suo consenso; acciò sostituisse 
il futuro console, Giuliano Gentile Falamonica, il quale ritardò 
di tanto la sua partenza da Genova, ove lo si riteneva per in- 
viarlo ambasciadore alle corti d 1 Occidente a favorire gli in- 
teressi della Tauride. 

Nel cominciare la trattazione del doloroso racconto della ca- 
duta di Calla, noi sentiamo un doppio, contrario ed acuto dolore : 
quello di dover porre a nudo le iniquità di uomini che pur ci 
sono cari, perchè figli, sebbene tristi e degeneri, della patria no- 
stra, redarguirli con parole di fuoco e meritata infamia del 
male operato , e insieme tempo lamentare ancor una volta la 
perdita di preziosissimi scritti, lettere e corrispondenze, le quali, 
già esistenti nella cosidetta Filza di Caffa e nei registri dell 1 ar- 
chivio di s. Giorgio, oggidì più non vi si rinvengono; non so 

(') Vedi il documento MCVI. 



anno 1474 ( 78 ) 

•lire se pel minore scorno degli interessali o pel maggior danno 
del patrimonio della storia, o forse anche per I' uno e V altro 
rispetto. Ond'é che a stento un qualche raggio di nuova e ancor 
ignota luce n'è concesso sprigionare dal corpo dei documenti 
che si producono per la prima volta al pubblico, a dilucidazione 
del memorabile caso. 

Faremo di metterli sotto gli occhi dei nostri lettori nel loro 

* 

più acconcio punto di vista. Sono essi due interessantissime 
relazioni compilate e dirette ai Protettori del Banco, dal con- 
sole Antoniotto Cabella. e dal suo oppositore e insieme collega 
nel gove.rno di Calìa , il massaro Oberlo Squarciafico ; contesa 
questa che, a quanto lice fin d' ora sospettare , fu il mal germe e 
perniciosissimo da cui ebbero origine le sventure posteriori. È 
prezzo dell'opera lo sviscerare amendue queste carte, e chiarirne 
gli intimi sensi, dai quali traspare vivo e scintillante l'anta- 
gonismo dei due rivali. 

La relazione del console Cabella può dividersi in quattro parti, 
secondo la natura della materia che tratta, e noi lo seguiremo 
passo passo nell' ordine stesso da lui adottato; non senza pre- 
mettere 1' avviso suo preliminare di essere venuto in carica il di 
31 luglio del corrente anno 1474, per volontà espressa del suo 
predecessore Battista Giustiniani, partito poscia per alla volta 
di Genova il 4 settembre, mentr' egli scriveva la presente il 
giorno 14, e vi apponeva un poscritto il 45 ilei suddetto (*). 

Vi dà principio colla fastidiosa e interminabile quistione del 
vescovo armeno : e narra con prolissità di circostanze che un le- 
gato del patriarca giunto a Caffa alquanti giorni dopo V entrata 
a console di Battista Giustiniani, perciò nella state del 1473, 
dimise il vescovo armeno eletto al tempo del console Goffredo 
Lercari , e insediò in carica il nominato sotto l'altro precedente 
governo di Filippo Chiauroia. La sentenza del legato die luogo 

(') Vedi il documento MCIV. 



( 79 ) STORIA 

a malumori presso taluni mal soddisfatti del mutamento, ma il 
Giustiniani lasciò operare con libertà al potere ecclesiastico , 
sicché n' avvenne che per opera del nuovo insediato e del messo 
patriarcale anche i pochi, (otto o dieci) contrarli , si abbonac- 
ciarono e la discordia pareva cessata. « Quando un prete, amico 
del vescovo deposto, andato dal patriarca che trovò morto, 
espose a suo modo al successore la cacciata avvenuta, e come 
a viva forza privato rimanesse colui della dignità ; sicché con le 
sue parole s' acquistò fede e V invio di altri due legati , che 
sono in Caffa già da due mesi , e lavorano a minare il pre- 
sente pei' rimettere in carica il primo, contro il volere della 
gran maggioranza del clero e del popolo che sostiene l' attuale . 
quantunque il suo avversario uomo sia d' alta riputazione e 
fama, e per soprassello nativo di Caffa ». Donde dimostrazioni 
ostili, congiure, minaccie di chiudere le chiese, e rumorosi tu- 
multi , che hanno un' eco funesta eziandio nei mutui rapporti 
dei connazionali e nei pubblici affari di Stato. 

» In presenza di questi fatti , piglia qui a dire il Cabella , 
avendo io letto , sendo ancora massaro , l' acerba riprensione fatta 
dal vo:tro Banco al console Lercari, perchè immischiatosi nel 
precedente litigio, e non volendo incorrere nello stesso errore, 
feci a me venire i due nuovi legati e il primitivo, che ancora 
qui soggiorna, non che il vescovo insedia, e davanti il nostro 
prelato latino ; il massaro Oberto Squarciale*) e gli anziani, 
udite le varie ed opposte loro ragioni, protestai non intromet- 
termi punto nella loro contesa di puro ordine spirituale, ma, 
come magistrato supremo della colonia e curatore dell'ordine 
pubblico, dovere io e intendere di imporre ad ambo le parti il 
comando di non provocare in città perturbazione alcuna o som- 
mossa , sotto pena ai contravventori di sommi due mila, da ver- 
sarsi nella masseria. Ai due legati poi ordinai d' astenersi in 
peculiar modo dall' innovare cosa alcuna in punto alla questione 
di legittimità, se no gli avrei fatto sgombrare la terra. 



ANNO U74 ( SO ) 



» Con tal mezzo di severità e rigore ottenni fino a quesf ora 
la pace ed una relativa calma, fra tanto cozzar di bollenti pas- 
sioni. Ma non perciò son lasciato tranquillo; che ricevo spesse 
sollecitazioni di lasciar usare loro balia ai legati patriarcali, ed 
io non le curo, parendomi meglio fatto il contentare la massima 
parte della popolazione armena, che non sette , otto o dieci mal 
composti. Così dunque stabilii e non mi muoverò, fino a che 
le Signorie vostre non mi daranno istruzioni all'uopo, cui af- 
fretto coi voti più ardenti, sia per me che pei successori miei 
(il pover' uomo non dovea più averne) ; che diversamente col 
tempo potria succederne del male assai. — E successe davvero ! 

» Non ometterò, segue a dire, una circostanza; (e questa è bruita, 
ma caratteristica assai, soggiungiamo noi, a conoscere l'indole del 
tempo e della moralità pubblica allora in voga a Caffa). Caiares, 
figlio di Cotulbei, mi mandò un dono di duecento ducati d'oro, 
acciò io permetta la deposizione del vescovo attuale e il ripri- 
stinamento dell'escluso, che é suo stretto congiunto. Rifiutatili 
con isdegno, mandai per Oberto Squarciafico e Francesco Fie- 
schi, miei consiglieri e provvisori , e al loro cospetto e del corpo 
degli anziani il messo dovè confessare V avuta commissione da 
Caiares predetto. Il quale perché ricco e creditore di gran somme 
presso molti uomini della loggia, si argomenta di poter tutto 
e ognuno esser obbligato di far a suo talento. Voi o Protettori, 
continua, fareste ottima cosa in citarlo a Genova, per compri- 
mere la sua audacia, a buon esempio degli altri ('). 

» Di quanto vi scrivo potrete attingere più minuziose notizie 
dai cittadini nostri che ora rimpatriano: ma non ne domandate 



(') Ecco una famiglia intera o parentado di intriganti e perturbatori pubblici. 
Caiares figlio tenta corrompere a danaro i! console, Cotulbei padre, è il rapi- 
tore, o fautore almeno del rapimento della fanciulla armena, e Dercarabet, il 
parente vescovo, che si briga a più non posso per ritornare in carica. Avria 
certo fatto meglio a dare buon esempio di pazienza e modestia alla sua fami- 
glia ed alla patria ! 



(81 ) STOMA 

no a Gherardo Vivaldi , il quale è suo buon amico : sebbene ora 
che è lungi potrebbe anche farsi coscienza e dire la verità » . E 
qui ha termine per adesso la noiosa controversia dell' episco- 
pato armeno. 



VII. 



Tratta in- secondo luogo il console Gabèlla il punto degli affari 
internazionali, e per nostra sventura sorvolando i passati, narra 
soltanto i recenti. « Vi avviso, scrive, della elezione avvenuta in 
Calla del nuovo signore della Campagna: ma di ciò che successe 
T anno scorso sarete meglio e alla distesa informati dal Giusti- 
niani e dai nostri, o già venuti o che s'apprestano di far ri- 
torno a Genova: quindi mi taccio. (Eppure avrebbe bene fallo 
di parlare); darò per tanto le notizie degli ultimi giorni. 

» Questo nuovo comandante della Campagna. Eminech, prima 
d'essere signore fece di grandi e belle promesse, di voler cioè sem- 
pre mostrarsi buon figliuolo di Caffa, non mai si partirebbe dai suoi 
consigli, farebbe tutte cose a piacer del console e anziani. Im- 
perochè avendo sino a qui stentato la vita pel mondo, ora si 
teneva più che contento di godere una signoria ed avere princi- 
pato e casa propria. Ma dacché fu eletto, più non cessò di 
domandare cose nuove e a noi ed all' imperatore, cui affogò 
letteralmente e oppresse di non mai interrotte ambasciate. Noi ci 
ponemmo di mezzo a conciliarli, ma fu vana opera la nostra di 
farlo smettere e rimanere in pace. 

» Brevi giorni or sono poi richiese V imperatore, qui in Caffa. 
di dargli la sua madre per moglie; della quale strana pretesa co- 
stui s 1 adontò ali 1 eccesso, protestando che pria perderebbe P im- 
pero e la vita che prestarsi a, tanta infamità, non essendosi 
inai dato il caso presso la loro nazione che la vedova d 1 un 
Kan tartaro riandasse a mai-ito con un suo suddito. Parve a quella 
cruda risposta acquietarsi Eminech lorchè trovossi fri Caffa . ma 

Società Ligure St. Patria. Voi. VII. 1'. II. 6 



anno U74 ( 82 ) 



da casa sua riprese tantosto le istanze, dicendo : se il console e 
gli anziani vogliono, V imperatore tutto concederebbe a loro vo- 
lontà; e talmente s' intestardi in questo da minacciare che, non 
ottenendolo, egli si teneva per isciolto dai patti e giuramenti 
fatti verso di noi. 

» Noi. ripiglia il Gabella, battemmo sempre la buona via, ado- 
prandoci a farlo rinsavire e riconciliare col re, e non si volle 
piegare; tantoché, voltosi al male, prese ad impedire la tratta del 
grano e del miglio dalla Campagna a Caffa, e vi perdura ancor 
oggidì. Dovemmo in conseguenza spedire barchi a Mocastro, 
Vosporo e nella Zichia a caricarne, e ne attendiamo presto l'ar- 
rivo. Certo al presente in città ve n' ha gran penuria, perchè 
tutti i borghesi, grandi e piccoli possidenti, anche le povere 
donne che n' aveano tre o quattro capizii soltanto, comprati a 
otto aspri T uno , essendo venuti qua a farne incetta i Trebi- 
zondesi, glieli venderono a dieci e anche dodici, sulla fede sicura 
del prossimo raccolto : chiusa poi , come è detto, la tratta, da 
Eminech, ne restammo molto sprovvisti. Si spera un cotale poco 
sulla legazione speditagli di corto di Andrea Patinanti, che è 
suo intimo amico, e di ciò che accadrà n'avranno contezza le 
vostre Signorie » . 

Da questo brano di lettera rimane chiarito che Mengli-Kerai 
ed Eminech durante V anno 1474, trovaronsi in Caffa assieme 
tempo, e sebbene vi si bisticciassero alcun poco a motivo della 
donna , erano ancor lungi dall' aperta rottura. V r eniamo adesso 
alle imprese di questi barbari nelle orientali contrade. 

« Nel luglio or ora passato , continua a narrare il console , 
T imperatore mandò in corso il suo fratello Haidar, per eccita- 
mento avutone dallo stesso Eminech , il quale operò eziandio che 
P altro fratello a nome Mulcania, ne partisse a quello scopo, e 
contro il reale beneplacito, alla testa di dugento trenta cavalli. 
La cosa spiacque assai ai caffesi e a noi, che, avutane lingua, 
vi spedimmo legati all'imperatore e ad Eminech a dissuadere la 



( 83 ) STORIA 

impresa; ma invano, perché quest'ultimo la vinse sull'animo 
del primo. Si corseggiò nelle parti di Polonia, predando gran 
copia di bestiame, e, ciò che più grave é, condussero dalla Rus- 
sia e Polonia da diciotto in ventimila anime, secondo suona la 
l'ama, tra cui bambini in quantità che ritiene per ischiavi. Sa- 
putolo, inviammo la seconda ambascieria, invitandolo a tenerli in 
paese, e non venderli ai Turchi per non farli rinnegar la fede: 
verrebbero a breve intervallo i padri a ricomprarli e ne stareb- 
bono meglio loro stessi. Compiacente fu la risposta; benché io 
tema n' abbiano già venduta buona parte ; perchè certi Turchi 
qua venuti per spacciare loro merci , le hanno cedute a basso 
prezzo per raccozzar danari e far incetta di schiavi ; gli hanno 
caricati e portati via senza toccare Caffa. Penso sia accaduto 
►nel porto di Calamita (l'attuale Inkerman), e alle saline di 
Carcheniche (presso Guesleve, che ora é detta Eupatoria). È 
cosa dolorosa sì , ma noi non la potemmo impedire. Compratori 
e venditori sono infedeli, e vollero fare a loro posta. 

» L' ambasciata predetta noi la facemmo tanto più volontieri , 
sapendo essere presenti alla corte di Mengli-Kerai gli inviati dei 
re di IVIoscovia e Polonia , là recatisi in quella che V esercito 
suo vittorioso e rapace tornava dal corso ; acciò si persuadessero 
la mente nostra essere stata ben lontana dall' approvare la scor- 
reria e rapina del Kan, nostro amico. Ebbero pertanto un collo- 
quio con essi e in parlamento fu reso manifesto il desiderio 
vivo dei genovesi che niun danno fosse recalo al paese ed agli 
abitanti loro , essersi mantenuti estranei alla brutale impresa , 
da essi sconsigliala e solo da Eminech promossa, desiderare la 
prosecuzione della mutua amistà delle loro nazioni. Ne parvero 
soddisfatti, e con queste intelligenze se ne tornarono in patria. 

» Avrete inteso pur anco che il figlio del morto Mamach , già 
signore della Campagna, presa la fuga, parti nascostamente 
dall' imperatore , ricovrendosi nelle parti di Tana a congiungersi 
al sultano Janibech e ai baroni dell' altro ramo imperiale dei 



anno 4 474 ( 84 ) 

Tartari, come ci appresero i Tanesi. Dai quali ancora ebbimn 
avviso dei loro apprestamenti contro V imperatore nostro, che 
al paro di Eminec ne concepì timor grande; sicché amendue 
si consigliano di mettersi alla testa del proprio esercito. Non 
panni doverne seguire quell'effetto, mentre corre fra loro dnr 
poco buon sangue, a motivo della donna suddetta, tuttoché alcuna 
fiata essi bevano e mangino insieme a foggia di amici. 

» Ad ogni modo se avrà luogo la cavalcata, e guerra ci sarà, 
sono di credere che l' imperatore vi manderà i suoi fratelli. 
Certo poi né io, né gli anziani o massarii mai lo consiglieremo 
di capitanare l'armata in persona, per più riguardi e il suo van- 
taggio stesso. Degli avvenimenti prossimi darò estesa notizia » . 

Dal lato occidentale della colonia volgevano più propizie le 
cose; é il console dà a sperare ai Protettori di stringere ono- 
rifica e vantaggiosa pace col voivoda di Mocastro, Stefano, venuto 
a più miti consigli, pronto a dar libero accesso e transito ai no- 
stri sul suo territorio , e compensare i precedenti danni loro 
recati. A conchiuderla era stato destinato V egregio uomo Ca- 
vallino Cavallo , da cui lamenta per altro non avere più ri- 
cevuto da tempo positive novelle. 



Vili. 



Passa dopo ciò il documento alla narrazione di fatti e ne- 
gozi d'ordine interno e amministrativo. « Caricammo, dice, dopo 
la partenza del Giustiniani, le copie dei libri della masseria, 
cioè degli anni 1469, 1470, 1471 e 1472, poste in una sola 
cassa sulla nave di Luca D'Oria, e raccomandate alla custodia 
di Gregorio Delpino, dal quale farete d'averle. Leggendosi, 
giorni innanzi, la sentenza dei sindicamenti del mio predeces- 
sore Battista Giustiniani, un forte tumulto si sollevò nella 
pubblica loggia, N' è incolpato in ispecie Conte Fieschi , contro 
cui fu tosto instituita un' inchiesta: il processo continua, si farà 



( 85 ) STORIA 

giustizia, e non dubiti il Banco che, se avrà fallito, il reo si 
punirà. Non tralascierò ricordare a codesto supremo Ufficio di 
spedire in Gaffa una dozzina o in quel circa, di capi muratori, 
i quali vi si troverebbero a bell'agio, poiché ben molti borghesi 
omettono di costrurre suntuosi edifizii a comodo loro e a decoro 
pubblico , per la lamentata mancanza di esperti maestri. 

» Battista Fossatello non ci parve idoneo ad esercitare il con- 
solato di Tana; gli fu permesso di venderlo a persona meglio 
capace e da approvarsi, secondo le regole, ma se volete disporne 
altrimenti, recatelo a nostra cognizione. 

» In questo istante , finisce col dire il console nel poscritto del 
dì 15, approda in Caffa il vescovo greco, giunto dalla parte di 
Pera, e scende fuori città presso la chiesa di s. Anna. Non 
avendolo per anco veduto , nulla ancora sappiamo né da esso né 
dagli uomini di sua comitiva. Ma dal console di Soldaia, che 
gli parlò or ora, ricevei sue lettere, da cui sono assicurato 
non aversi a temere per adesso vermi assalto turchesco, per 
P anno venturo però correr voce prepararsi formidabile arma- 
mento, destinato alle parti inferiori della Grecia. — (Doveva essere 
per quei paesi, ma fu invece per la Crimea e per Caffa!) 

» Intesi pure da lui la disgrazia di Bernardo Amico, il quale . 
preso imbarco sulla nave di Agostino Bargagli s' era fatto de- 
porre in terra a Carpi , e venne catturato dai turchi presso 
Bergamo, condotto a Costantinopoli e posto in carcere. Ciò fa 
temere del già- console Battista Giustiniani , che lo stesso cam- 
mino intraprese nella barca di Filippo Carbonara, la quale 
sciolse di qui il 4 del corrente » . — (Ma fortunatamente fu il suo 
un vano timore, e il Giustiniani pervenne, come si vedrà, sano 
e incolume a Genova). 

Ecco P uomo , noi qui esclamiamo , sul cui capo pende una 
fatale sentenza, e il quale la storia, fino ai di nostri non abba- 
stanza studiata e chiarita per difetto di studio e di carte, ha 
voluto coinvolgere nelP infame congrega dei veri traditori della 



anno 1474 ( 86 ) 



patria, che mandarono a soqquadro il bel possedimento di Gaffa ! 
In questa sua lettera, in cui traluce, in mezzo alla rozzezza della 
forma, un animo schietto, semplice, volonteroso unicamente del 
bene universale del popolo alle sue cure affidato , e che si pro- 
testa voler fino allo scrupolo uniformarsi agli ordini del Banco, 
per non errare ed offenderlo , operando di proprio moto , che 
trovasi egli a rimproverare? Nulla, per. fede mia, un nulla! 
Si sarà egli tenuto sempre in questa legalità? E ciò che rimane 
a vedere nel seguito: e intanto diamo luogo a sentire i primi 
fischi del serpe, che dell' immonda sua bava tenta avvelenare 
le rette intenzioni e il sapiente operato del console Gabella. 



IX. 



Il brutto serpe é il massaro Uberto Squarciando, il (piale a 
vece del casto seno della patria, avria fatto meglio a squarciare 
le proprie viscere, e Giuda novello appiccarsi all'albero di fico, 
conformando appuntino l'azione al doppio suo nome; ma il 
tristo s' argomentò per contrario dilaniare le membra altrui 
per favorire le ree cupidigie del suo cuore a varissimo. 

Udiamo pertanto i suoi sibili incantatori, con cui fece prova 
d' ingannare anche il sovrano Ufficio di s. Giorgio. Incomincia 
la relazione sua del 51 novembre (e cosi di due mesi e selle 
giorni posteriore alla precedente del Gabella), coli' accenno a 
più lettele dianzi scritte al Magistrato in Genova, all'occasione 
della partenza di Gherardo Vivaldi (l'amico di Caiares e quindi 
anche suo) e di Tommaso Navone, nelle quali aveva esposto le 
cose fin allora occorse in paese: ed ora, dopo l'arrivo degli 
ordini del Banco sui banchieri . la fanciulla . e il vescovo ar- 
meno, si proponeva, egli afferma, dare loro opportuna risposta. 

Della fanciulla si sbriga col narrare avere il prelato suo revo- 
cato la primitiva sentenza, ed il patriarca aver del pari stabi- 
lito con d infinitivo giudizio ch'essa rimanga a casa i parenti, 



( 87 ) STORIA 

e giunta all' età da marito s' impalmi a chi meglio le gra- 
dirà. Circa il modo di tener i banchi , annunzia la grida fatta 
del proclama al pubblico a scanso d' ignoranza : che Francesco 
Fieschi presentossi dichiarandosi pronto ad uniformarvisi a una 
condizione, che venne in parte accettata e in parte respinta; 
mentre Gaspare Giudice col suo silenzio mostrava voler levare 
il banco. 

E sin qui nulla di male; ma é nel cuor del suo scritto che 
la mala bestia lascia spuntare le prime corna; là, cioè, dove 
entrato in materia della controversia agitata fra i contendenti 
vescovi armeni, lamenta come il console Cabella mai si consigli 
su queir arduo punto col vescovo latino, cogli anziani e in 
ispecie con essi due, Oberto e Francesco Fieschi predetto, che 
pur sono i suoi massari e naturali consiglieri , e alle osserva- 
zioni mossegli al proposito risponda qualmente gli ordini del 
Banco di s. Giorgio, sebbene diretti in commune ai rettori della 
colonia, a lui in particolare ne spettava V adempimento. « Se 
almeno questo adempimento egli curasse , noi , ripiglia il can- 
dido patriota , ce ne staremmo ; ma oprando egli tutto a ri- 
troso, non potemmo a meno, per debito d'ufficio e sgravio di 
responsabilità, di dichiararci d'avverso sentire. Massime che 
egli mostra grande parzialità in questa causa, favorendo il 
vescovo in cattedra, contro l'espressa volontà delle Signorie 
vostre e del patriarca . il quale mando suoi messi a deporlo 
come surrettiziamente eletto, e ricollocare in sede l'antico Derca- 
rabet, uomo di egregie qualità, oriondo e non lorastiero a Calla, 
come F altro, non intrigante o salito al grado per via di frode 
e mangierie come il suo avversario » . — (Non era proprio il caso 
■del carbonaio che dice al tintore: scostati che tu mi tingi?) 

Ouesta dunque l' accusa fatta dal subalterno al superiore. Ma 
noi vedemmo pocanzi il Cabella narrare compendiosamente la 
vicissitudine delle varie salite e cadute dei vescovi contendenti, 
protestarsi non volere entrare in discussioni di natura estranea 



anno 1474 ( 88 ) 

al suo ufficio , ordinare nulla affatto &' innovasse in sul propo- 
sito infìno a che dal supremo Magistrato di Genova gli perve- 
nissero le conclusioni. In che falliva il buon console? E allo 
Squarciafico spettava forse il dettare legge al Cabella, o sapere 
il tenore del suo carteggio coi Protettoli ? Aveva detto bene 
costui, l'esecuzione degli ordini del banco esser a lui devoluta. 
e intorno ad essa nulla doversi intromettere i massari! 

Piuttosto ini dà pena ciò che segue; « inchiudere essi, di con- 
serva al vescovo latino , la copia delle loro proteste in quella 
congiuntura fatte, acciò il magnifico Ufficio possa con pacato 
animo formarsi un criterio e dare sentenza all' uopo ». Quest'in- 
tromissione nella rivalità fra i poteri dello Stato del vecchio 
monsignore Girolamo Panissari , se pure fu vera, mi sa male: 
ammeno che, interpellato a queir uopo e dal patriarca armeno 
invitato a cooperare all'opera di conciliazione, vi abbia preso 
parte per dovere di pastore, desiderio del ben pubblico e per 
iscarico di coscienza. Nel qual caso se, esposto l' intimo suo 
convincimento sul conto della sola nomina da lui ritenuta per 
valida, secondo le leggi canoniche, si astenne poscia dal parteg- 
giare in favore di nessun tra i pretendenti, stimo non avi ebbe 
fatto altro che bene e adempiuto anche un sacro suo debito. 

Venuto Uberto sul teina della penuria dei viveri in Calla. 
senza pur accennarne la causa o la persona di Eminech . nana 
come dal passa'o giugno al corrente novembre ne fosse loro 
impedita la tratta del frumento dalla Campagna , tanto da do- 
vere spedire navigli a farne incetta in più luoghi, e attendersene, 
tuttavia con qualche ansietà il ritorno, che si augura sollecito 
e sicuro a conforto della desolata terra. « E a tal quale sollievo 
della medesima, e più ancora a disinganno ue\ Gran Turco, il 
quale da'vasi a credere che V imperatore tartaro fossesi inimicato 
con noi , quasi da lui procedesse la lamentata carestia, noi ope- 
rammo, egli dice, che Mengli-kerai si recasse nella nostra citta 
coi signori e baroni della sua corte, ove dimorato sei giorni tra 



( 89 ) STORIA 

continue feste , allegrie e conviti , ne parti solo ieri , 20 no- 
vembre. Durante il breve soggiorno, confessa lo Squarciafìco, 
con lui traclavimus tulio, que speramus nobis letitiam in fu- 
turum allatura sint: et sic Christo placeat » . 

A chiarire V occulto senso di queste enimmatiche parole ne 
conviene rifarci al principio del lamentevole intrigo, degenerato 
in più indegna congiura, die condusse poscia di tradimento in 
tradimento alla irreparabile caduta di Calìa. 



X. 



Mamach, ultimo signore della Campagna, del quale fu parola 
nei passati anni, innanzi di morire, cioè correndo il 1472, aveva 
con testamentaria disposizione chiamato a succedergli nel prin- 
cipato il suo fratello Eminech, dopo il quale la signoria venisse 
a mano di Carai-Mirza. non so dire in qual grado di parentela a 
lui congiunto, e privandone, per altro ignoto motivo, il suo figlio 
Seitach. Mala costui madre, cui spiacque assai l'odiosa esclusione, 
e, nuova Agrippina, agognava l'esaltamento del suonato, pensò 
del modo di perdere Eminech; e siccome donna scaltra , ricca e 
superba ch'ella era, affidò con grossa somma di danaro il dili- 
gilo e disonesto incarico all'indegno genovese Costantino Pietra- 
rossa, che vilmente vi si prestò. Quest' uomo che per sordidezza 
ed avarizia avea fatto l'animo abietto a segno di tradire e defrau- 
dare agli interessi della sua patria, tentò con ogni modo di 
basse e malvagie promesse l' onestà e la onoratezza dei due consoli 
Goffredo Lercari e Battista Giustiniani, per ottenere coli' opera 
loro l' innalzamento di Seitach. Non porsero ascolto al vitupe- 
revole broglio quei cuori magnanimi , consapevoli che la promo- 
zione di Seitach al principato della Campagna suonava lo stesso 
che la totale rovina di Calìa, perchè i Tartari nella quasi tota- 
lità erangli contrarli e non volevano che fosse alzato a quel 
grado. 11 Pietrarossa, comecché fìngesse di passarsene per allora, 



anno 1474 ( 90 ) 

pure non istimò del tutto svanita la speranza. Egli dissimulò le 
sue mire, infino altantochè , venuto il consolato a cadere nelle 
mani di Antoniotto Cabella , a cui erano consiglieri Oberto 
Squarciafico e Francesco Fieschi, e ufficiali di Campagna Nicolò 
Torciglia , Giuliano Fieschi , Bartolomeo di sant' Ambrogi;) e Ci- 
priano Vivaldi, la trama ebbe il suo effetto , poiché indotti ad 
anteporre il privato al pubblico bene, a Costantino, piglia qui a 
narrare V annalista Giustiniani, cominciò la pratica con Nicolao 
di Torriglia, al quale promise mille ducati e ad Oberto ne pro- 
mise due mila, e arido successivamente promettendo somma di 
denari sia al console, sia agli altri ufficiali, insino alla somma 
di sei mila ducati, i quali tutti, essendo poveri e cattivi, si la- 
sciarono corrompere dall' avarizia e deliberarono insieme di 
compiacere alla vedova , e di operare che Seitach suo figliuolo 
fosse promosso alla principalità della Campagna, e fecero venire 
Seitach in Gaffa, il quale entrò in città accompagnato da venti o 
venticinque uomini il primo giorno di dicembre 1474 (') » , che 
è quanto dire nove giorni dopo la data della relazione scrina 
dallo Squarciafico. 

Sono queste le notizie venute finora alla luce circa il ne- 
fando intrigo, raccolte dall' annalista predetto dalla bocca del- 
l' ottuagenario Cristoforo Mortala, che si trovò presente ai fatti 
narrati e furono poscia credati e segniti dagli storici tutti, no- 
strani ed esteri. 

Ma senza volermi oppone in mòla al costui racconto, siami 
lecito di osservare, essere rosa dura a credere come mai di cosi 
iniqua proposta né il Lercari né il Giustiniani, abbiano mai dello 
verbo ai Protettori, né questi mai ne scrivessero ai consoli ! Le 
lettere loro, mi si dirà, andarono smarrite: ina, io soggiungo. 
quante volte nei precedenti carteggi non si videro ripetuti, anche 
;i sazietà, ordini antichi, duplicale le esortazioni di eseguirli. 

('] Ann. tli Genova, V. 2, p. 474. 



( 91 ) STORIA 

minacciate pene ed esigli ai traditori e perturbatori della pace 
pubblica? Eppure di questo Pietrarossa e dell'infame suo ar- 
dire mai un cenno in nissun documento ! Lo stesso Cabella 
nella prolissa sua relazione al Banco di s. Giorgio, solo in ul- 
timo, e quasi per modo d'aggiunta, parla di Seitach , e gli si 
chiarisce avverso in politica, perchè fuggito nascostamente dal- 
l'imperatore e minaccioso di piombargli addosso con l'armata 
dei suoi nemici ! Se pertanto i predecessori suoi Lercari e Giu- 
stiniani s'opposero costanti all' innalzamento di Seitach , perché, 
dicesi , consideravano che la promozione di lui altro non era 
che la distruzione di Caffa, essendogli i Tartari tutti contrarii, 
e noi volevano in conto alcuno a loro governatore, minacciando 
financo di rivoltarsi ai danni della colonia se ne sposava le 
parti, come poteva il Cabella riferirsi a quanto n' avrebbe detto 
a voce il Giustiniani, ex console, ai Protettori, se egli pure, il 
Cabella, avesse tramato a favore di Seitach e tenuto bordone 
alla congiura? E il Lercari, altro suo predecessore, già ritor- 
nato e stabilito in patria, non avrebbe potuto informare per 
filo e per segno il supremo Ufficio dell' orribile attentato del 
Pietrarossa. e promuoverne un severissimo castigo? 

lo amo dunque credere che come la venuta di Seitach in Caffa, 
posi pure la congiura del Costantino, se congiura vi fu ordita da 
esso, sia stata opera tutta di quest'anno e in quest'occasione: e 
m'inocula il sospetto quello scrivere misterioso dello Squarciafico 
là ove confessa d'aver trattato di lai rose coli' imperatore nel 
breve tempo della sua dimora in Caffa. da cui grandi eventi era 
lecito sperare , se cosi a Cristo piacesse. Cristo però non mai 
insegnò o protesse i tradimenti : e tradimento m'appunto quello 
che si orili in secreto col tartaro imperatore. 

Non se ne fermarono l'orse del tutto i capitoli allora . ina i 
congiurati, messa in mala vista al principe la persona di Eminecli. 
ed esageratene le pretensioni senza fine, l'umor torbido e pre- 
potente di lui , che pocanzi contro sua voglia avealo provocato 



anno 1474 ( 92 ) 



ali 1 ingiusta scorreria nelle provinole limitrofe della Polonia, 
e della Kussia, mano mano si fecero strada a farglielo cadere 
dàlia sua stima, che d'altronde era già poca, e mettergli in 
cambio sotto favorevole aspetto il loro uomo Seitach , fino a che 
stanco di domande e ricorsi , die parola di favorirli nella depo- 
sizione e fors' anche nella morte di Eminech, e sen partiva. 
Ottenuto ciò, i faziosi non posero tempo in mezzo, e dopo brevi 
giorni ebbero a loro in città Seitach (sciente o no il console), e 
collo stesso abboccatisi composero le fila della trama, il cui 
orribile sviluppo appartiene alla storia dell' amno che segue . e 
resterà memorando negli annali della patria. 



DOCUMENTI 



DOCUMENTO MLXXXIl. 

Patente di ministrale in Caffa, data per mesi tredici, al nobile Paolo Leroari, 
finito il tempo di Bartolomeo Marini. 

1474, 3 gennaio 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 224) 

Formala usata, colla ritenuta del tredicesimo mese e il pagamento 
dèlie tasse. Data janue mcccolxxiiii die in januarij. 



DOCUMENTO MLXXXIII. 

Consiglio generale degli alti poteri e principali magistrature di Genova sui 
provvedimenti a prendersi in favore di Scio. 

1474, 6 gennaio 

(Diuersor. Com. Jan. segnato X. 1029, 103, an. 1471-1474 
nell'Archivio Governativo) 

(fol. non numer.) 

%< MCCCCLXXquarto die VI januarij. 

Conuocatis ad conspectum magnifici et illustrissimi domini, ducalis 
in janua vicegubernatoris. et magnifici consilij dominorum antianorum. 



anno 1474 ( 94 ) 

spectatis officijs monete, sancti georgij. prouisionis chij. et alijs ciuibus 
clectis. numero fere ducentis. propositioneque facta per hec verba: 

Segnoi. corno voi deuei sauei. in lo ultimo consegio chi se fé per la 
guardia de sio se obtegne per la sententia de meser paulo de auria 
che lo spedato offitio de sio hauesse grande bailia in strenzere li 
mahonexi che a le lor spexe se possa guardare quello locho corno se 
conuen. e seguio che seando steto da poi inseme lo dicto offitio con 
essi mahonexi. e non possandó cum lor prendere alchuno termine, de 
biando obserua la deliberation faeta. ni etiandio exeguir quello se 
conten in essa, parse ben a lo illustrissimo monsegnor e a questi 
magnifici antiani da poi che auen audio lo dicto offitio de auei da- 
uanti da elli li mahonexi cum lo offitio. e così se fece. Ma acioche voi 
intende tuto. peroche in le couuentioin se fa mention che de le intre 
de la mahona li mahonexi debian guarda quello loco, fo dicto e re- 
questo a elli che a le lor spexe volessem mandare uunc de verchi 
nomini lxxx per la goardia de sio. o prouei per altra via che elio 
fosse ben goardao comò se conuien. In questo hano respoxo lor hanei 
tegnuo sempre e tegnei per ordenario a la goardia predicta uno certo 
numero de nomini, e per questa caxon lor tresse non hauei obligo a 
fare quello gè requesto, ni etiandio podeirlo fare, sia per esser obligae 
le intre de la mahona per certo tempo chi e auenir. e per le grandi 
spexe in le quale continuamenti sum per saluare quello loco, sea 
etiandio per la impotentia de alchuni mahonexi. Niente di meno 
sereiuan contenti, oltra la dieta spexa ordenaria de prouei in parte 
a la spexa de li dicti homini lxxx. e de fare quello a lor fosse 
possibile, cosi comò se sono offerti a lo dicto offitio. dummodo per 
parte de lo coraun se feisse lo simile e cum li dine de lo dricto. 

De che seando steto dicto e disputao assai sum questo, maxime che 
se responde circa le intre chi se dixen essere speixe. li mahonexi non 
hauei faeto fin a chi niuna fede che cossi sia. e che per lo passao lo 
han tegnuo a le soe speixe monto più numero de homini a la goardia 
de quello locho che non e quello che tenen a lo presente, chi non e 
sufficiente cosi corno li dicti mahonexi afferman. Demum intendando 
la segnoria de esso monsegnore e antiani quanto importa lo loco de 
sio a questa cite e lo perigo in lo qua elio par incorrer se non se 
glie prouede. per non esser lo logo ben goardao cosi de iorno corno 
de note e comò se conueria. per questo a elli e parsuo ben de nouo 
farne conuocare chi acioche audio e intexo ben tuto o possai porzere 



( 95 ) DOCUMENTI 



Io vostro sauio consegio quello ve pare se habia a fare suro quello 
e dicto de sopra. Perche piaxeue de farlo. 

Vir nobilis brancaleo de auria jussus suam sententiarri dicere in 
lume modum loquutus est. Id de quo sermo flt videri sibi maxime 
esse importantie respectu loci illius chij. quod ad omnes tangit. sicuti 
omnes intelligunt. in quo prò preterito aduertendum magis erat et 
longe majorem diligentiam ac studium adhibendum quam usque adirne 
adhibitum videatur. Nam per ea que in facto sunt dare constat res 
Mas in magno periculo expositas fuisse et male gubernatas. maxime 
in mittendis ad preturam urbis illius viris qui visi sunt tante rei 
haud satis conuenire. Et ob id rogare dominum gubernatorem et ceteros 
urbis hujus magistratus ad quos pert : net. ut de cetero longe magis 
aduertant et cogitent de meliori regimine loci illius. quod dementili 
dei magis quam diligentia et studio nostro hucusque seruatiun est. 

Pro eo vero quod pertinet ad propositum thema. putare se semper 
intellexisse mahonenses obligari ad custodiam loci et ad erogandum 
introitus loci prò custodia ejus usquequo sufficere possint. nec scire 
qui casus magis necessarius accidere possit et majoris importantie 
quam quod locum illud ita custodiatur ne per insidias aut furto surripi 
possit. Quia in aliis casibus quando opus foret. unus semper esset qui 
vitam sanguinem et facultates prò salute loci illius exponendas sua- 
deret. Et quoniam audiuit commemorari quod comune janue ad hoc 
manum porrigere posset. quod sepe dictum est. et tamen sine alio 
remedio proceditur quod demum res iila requirit. et in medium ad- 
duci pecunias ex drictu chij acsi non esset moneta comunis. quam viam 
non aliter estimat quam si esset via bursarum ciuium. quia etsi mer- 
catores eum drictum soluant. sunt tamen persone ex comuni, et plerum- 
que ex mercatura drictus colligitur cura merces perduntur et quo magis 
dicitur eum drictum proximum fore extinctioni. eo magis (') his omni- 
bus rationibus videri sibi eum non esse prò presenti attingendum sed 
reseruandurn ad grauiores casus, qui possunt accidere. quia ubi illa 
reparatio seruetur eum vie solutionum ardue sint et burse non semper 
perferre possint omnes casus, utilior in alio casu esse posset. Nihilo- 
minus videri sibi non omittendam fore prouisionem de qua agitur. 
que ut fieri possit fine finali laudauit quod officium bene intelligat 

(') La locuzione qui è intralciatissima, e non ne risulta alcun senso. Lo scrivano 
omise forse uno o più periodi dell'arringa. Certo sapeva poco di grammatica. 



ANNO Un ( 96 ) 

ac eognoscat an mahonenses ad hujtismodi irapensam obligentur ei an 
de introitibus suis debitum satisfaciant. et si intellexerit eos esse obli- 
gatos. prosequatur quod inceptum est et faciat quod hec prouisio 
ninnino ad effeetum perueniat. Que sententia cuin illara approbassent 
voces sexaginta quinque ex numero conuocatorura. que fnit major pars 
in ter discordantes. habita est prò decreta. 



DOCUMENTO MLXXXIY. 

Decreto sui banchieri ; e norme regolamentari per la tenuta delle banche io 
Gaffa. 

1474, 9 marzo 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 225) 

^ MCCCCLXXIIII die mercurij Villi martij. 

Magnifici domini protectores etc. anni presentis. in pieno numero 
congregati, quorum hec sunt nomina: 

D. Jacobus justinianus prior Fredericus cigalla 

Alaonus de auria Johannes baptista de grimaldis 

Gregorius lercarius Inus de galiano et 

Antonius de cassina Johannes de canali antonij. 

Presentibus etiam nobilibus et egregijs dominis quatuor deputatis 
super negotijs caphe. et septem alijs ciuibus rerum caphensium peritis 
tu ne conuocat'S. infrascripta omnia deliberari laudantibus. 

Certiores facti bancherios ciuitatis caphe in satisfactionibus credi- 
torum suorum ab aliquo tempore citra ita se difflciles reddere. ut 
eorum creditores tedio affecti cogantur scriptam ipsorum bancorum 
vendere cum non exigua ventura et interesse si pecunias numerabiles 
habere volunt. et propterea volentes huic malo nniuersitati illius urbis 
ad in od um damnoso salubre remedium adhibere. hoc solemni decreto 
perpetuis temporibus valituro et in volumine regularum caphe regi- 



( 97 ) DOCUMENTI 



strando. statuerunt ac decreiierunt. statuuntque ac decernunt ea que 
dicentur inferius. 

Primurn enim statuerunt ac decreuerunt quod deinceps non liceat 
alicui persone cujusuis status gradus aut condictionis existat quouis 
modo banchum tenere in ciuitate caphe. nisi piene et exacte obseruet 
omnes leges et constitutiones conditas prò utilitate publica super ban- 
cherijs diete ciuitatis caphe. atque insuper eas leges et constitutiones 
que dicentur inferius. 

Ante omnia igitur quilibet bancherius. priusquain permittatur ban- 
chum in capha tenere, obligatus sit prestare fldejussiones in forma 
expedienti saltem suminorum duorum milium de personis idoneis ap- 
probandis per officia monete et sindicatorum caphe. inter quas fldejus- 
siones nulla persona acceptari possit nisi usque in quantitatem sum- 
inorum centum dumtaxat. et nisi in ejus approbationem conuenerint 
tres quarte partes calculorum alborum. teneanturque ipsa duo officia, 
suo vinculo juramenti et pena sindicamenti. saltem semel in principio 
cujuslibet anni diligenter reuidere omnes fìdejussiones que per ejus- 
modi bancherios prestite fuerint. illasque sub calculorum judicio ut 
supra denuo approbare et prestari facere. et loco earum que defice- 
rent. vel sub forma suprascripta non approbarentur. bancherios com- 
pellere ad prestationem totidem aliarum fìdejussionum idonearum que 
etiam approbentur ut, supra. dedareturque semper in prestatione 
ejusmodi fìdejussionum et cautionibus locorum et assignationum mas- 
sarie, de quibus infra dicetur. quod earum obligatio durare debeat 
donec alias fìdejussiones et cautiones bancherius ipse prestiterit juxta 
formam presentis ordinationis. Et si forsitan bancherius aliquis po- 
tius vellet in totum vel in parte cautiones prebere de locis compe- 
rarum caphe pretio quo loca ipsa valerent. aut de assignationibus 
massarie caphe. quarum tamen terminus non excedat annum unum, 
eo casu cautiones locorum et ejusmodi assignationum acceptari de- 
beant loco fìdejussionum personarum. de tota illa summa de qua 
ejusmodi bancherius potius eligeret cautiones locorum seu assignatio- 
num predictarum quam fìdejussiones personarum prestare. 

Item pari modo teneatur et obl'gatus sit quilibet bancherius. sin- 
gulis diebus et horis quibus bancha aperta tenebuntur. effectualiter pro- 
uidere quod capserius suus assidue maneat ad banchum. ibique habeat 
oapsam apertam et pecunias sufficientes solutioni eorum creditorum 
qui satisfactionem suam requirent. et cuilibet requirenti sine ulla di- 

Socierù Ligure SC. Patria. Voi. VII. !'. II 7 



anno 1474 ( 98 ) 



latione satisfaciat. Et, si forsitan bancherius ipse effectualiter non pro- 
uiderit quod capserius suus omnia predicta integre obseruet. teneatur 
et obligatus sit spectatus dominus consul ciuitatis caphe ad simpliceni 
requisitionem cujuslibet persone, et etiam ex officio suo si requisiti!» 
non fuerit. quemlibet bancheriura predicta non seruantem conuenienter 
non solum punire, sed etiam remedijs opportuni? compellere ad obser 
uantiam predictorum. sub pena sindicamenti. 

Et tamen ut facilius prouideri possit commoditati creditorum ip- 
sorum bancheriorum. quilibet insuper bancherius teneatur ultra pre- 
dicta. priusquam permittatur banchum tenere, libere obligare domino 
consuli et massarijs caphe. qui prò tempore fuerint. tot loca compe- 
rarum caphe que saltem valeant summos quinquaginta caphe. et pre- 
tella apud ipsos dominum consulem et massarios semper deposito» 
tenere summos quinquaginta caphe in pecunia numerabili. Statuentes 
ac decernentes quod ipsi dominus consul et massarij obligati sint 
statini et sine ulla dilatione ex dieta obligatione locorum et deposi- 
tione pecuniarum numerabilium. penes eos ut supra facienda. satisfa- 
cere cuilibet vero creditori ejusmodi bancherij. cui bancherius ipse 
requisitus satisfacere distulisset. Et hoc sub pena soluendi decem prò 
centenario cujuscumque crediti, cujus satisfactionem dicti dominus 
consul et massari] seu aliquis eorum requisitus. ultra horas vigiliti 
quatuor. facere distulisset. assignanda ejusmodi creditori prò suo inte- 
resse. Ad cujusquidem pene soJutionem condemnari debeant et com- 
pelli in suis sindicamentis dicti dominus consul et massarij. siue i 1 le 
vel illi qui requisitus seu requisiti, dictam solntionem ultra spatium 
predictum facere distulissent. 

Et ut predicta locorum obligatio et pecuniarum depositio semper 
integra inueniatur apud dictos dominum consulem et massarios. te- 
neantur et obligati sint ipsi dominus consul et massarij effectualiter 
compellere quemlibet bancherium ad restituendum seu denuo depo- 
nendum semper tot pecunias et obligandum tot loca quot dietim sol- 
uentur ac venduntur (?) per ipsos dominum consulem et massarios 
prò satisfactione dictorum creditorum. et hoc saltem intra horas vi- 
gintiquatuor postquam per eos vel pecunie solute vel loca vendita 
fuerint. 

Itera statuerunt ac declarauerunt quod in omnem casum liceat cui- 
eumque persone recusare solutiones acceptare in banco aliquo pecunia- 
rum sibi debitarum. nec aliquis ad acceptandum ejusmodi solutionem 



( 99 ) 



DOCUMENTI 



de scripta barici compelli possit. nisi forsitan ex contractu aut pro- 
missione ad acceptandas aliquas solutiones in banco se obligasset. 
Quo casu obseruari debeat ejusmodi obligatio. in alijs vero casibus 
quilibet creditor intelligatur arbitrium habere compellendi debitorem 
suum ad satisfaciendum sibi de pecunia numerabili. 

Postremo statuerunt ac decreuerunt et virtute presentium corami- 
serunt spectato domino consuli et raassarijs caphe qui nunc sunt vel 
saltem in magistratu erunt eo tempore quo suprascripte constitutiones 
eis in capha presentabuntur. ut non modo eas statim proclamari ac 
publicari faciant in locis consuetis ciuitatis et deinde registrar! in 
volumine regularum ut supra. sed insuper sine ulla dilatione admoneri 
omnes et singulos bancherios. qui tunc erunt in dieta ciuitate caphe. 
ut leges et constitutiones ipsas inuiolabiliter obseruent. et omnino 
intra dies quindecim. ab admonitione eis facienda computandos. pre- 
stent fidejussiones idoneas et approbandas ut supra saltem de quan- 
titate summorum duorum milium prò quolibet eorum. et quisque ip- 
sorum faciat obligationem locorum et depositionem pecuniarum sub 
forma superius declarata. 

Et si forsitan aliquis eorum intra dictum term ; num dierum quin- 
decim predicta omnia et singula non seruauerit. teneantur et obligati 
sint dicti dominus consul et massari,) statim elapso termino predicto 
assignare cuilibet ipsorum bancheriorum. qui predicta non seruauerit. 
terminum mensium trium ad deponendum et leuandum banchum suum. 
Quo elapso effectualiter ipse dominus consul et massarij prouidere 
teneantur. sub qualibet graui pena ab ipsis dominis protectoribus ta- 
xanda et ab ipsis constile et massarijs exigenda. quod ullo modo talis 
bancherius. qui predicta seruare neglexerit. banchum ulterius tenere 
non possit. intra terminum mensium decem et octo a line dictorum 
mensium trium proxime computandorum. 



anno 1474 ( 100 ) 

DOCUMENTO MLXXXV. 

Giovanni Spinola di Cassano nominato alla jagataria delle erbe in Caffa. 

1474, 22 aprile 
(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 226 v.) 

►g MCCCCLXXIIII die veneris XXII aprilis. 

Magnifici domini protectores etc. Cognito non soìurn ex relatione 
quorundam ex illis qui tunc erant deputati super negotijs caphensibus. 
sed etiam ex scriptura facta anno MccccLxxprimo die xm martij (') 
in libro diuersorum jacobi berrini notarij. quod promissum fuit johanni 
spinule de cassano tunc transmisso in capham. conferre eidem jhaga- 
tariam erbarum prò annis duobus. incipiendis statini finito tempore 
ejus cui jhagataria ipsa ultimate fuerat collata: Audito hodie et etiam 
alias nobili viro abraamo de viualdis. requirente nomine ipsius johannis. 
eidem tradi litteras dicti officij jhagatarie. in obseruationem promis 
sionum ut supra factarum dicto johanni. sub calculorum judicio etc. 
decreuerunt et mihi francisco commiserunt ut eidem abrahe tradam 
litteras diete jhagatarie. in quibus tamen declaretur quod locum ha- 
beant si et in quantum dictus Johannes obserua^se inuenietur ea que 
promisit quando, ut supra. in capham transmissus fuit. 



DOCUMENTO MLXXXV1. 

Patente della jagataria delle erbe, legname e carbone, data per mesi 26, al no- 
bile Giovanni Spinola di Cassano. 

147 i, 22 aprile 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1175) 

(fol. 226 v.) 

Formala e ritenuta come di solito. Data janue mcccclxxiui die 
xxn aprilis. Sotto il 23 maggio seguente, havvi la promessa fatta 
che bene et legaliter se habebit in officio. 

(') Ecco uno dei tanti documenti che mancano alla nostra Collezione, perchè 
il registro Diversorum del notaio Giacomo Berrino, qui ricordato, non più si 
trovò nell'archivio di s. Giorgio. 



( 101 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO MLXXXVII. 

Itisposta dei Protettori a molte lettere del console e massari di CafTa, con nuovi 
ordini ed istruzioni sugli affari interni ed esterni della colonia. 

1474, 24 maggio 

(Litt. miss. off. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fol. 112) 

Protoctores etc. Spectato et prestantibus viris. constili, massarijs ac 
prouisoribus ciuitatis caphe. dilectissimis nostris. 

Posteaquam. dilectissimi nostri, ea vobis scripsimus que in exemplo 
aliarum litterarum his annexo intelligetis. aliate fuerunt nobis alie 
littere vestre. videlicet ille que scripte fuerunt die xx julij sub no- 
mine vestri baptiste consulis. item alie scripte die xxx octobris per 
vos baptistam consulem. antoniotum massarium et dominum johannem 
fVanciscum vicarium. atqne insuper alie sub nomine vestri baptiste 
consulis. oberti et antonioti massariorum die ultima octobris. cuna 
additione diei secunde nouembris [}). quibus omnibus inferius respon- 
debimus. circa videlicet partes illas que responsum exigere nobis 
vise sunt. 

Primum igitur quantum pertinet ad contentiones ortas inter ar- 
menos occasione sententie late per eorum episcopum circa matrimo- 
nium illius puelle. de quibus vos et partes latius nobis scripsistis. 
ante omnia respondemus molestissimas nobis fuisse contentiones ipsas 
et quod ea interuenerint que in litteris vestris continentur. Ex quo 
si tempore quo he littere ad vos peruenient. contentiones ipse vel 
sopite vel composite essent. quod nobis plurimum placeret. nihil aliud 
circa eas nobis dicendum videtur nisi quod studeatis in re ipsa et 
alijs. quantum in vobis erit. omnes contentionum et rixaium occa- 
siones inter populos illos tollere et eorum concordiam semper con- 
seruare. Si vero contentiones ipse adhuc vigerent. circa eas dicìmus 

(') Altro bel numero di lettere di corrispondenza che più non n'nvenni nella 
filza di Gaffa, e andò smarrito ! Lo slesso dicasi di molte altre che sono ricor- 
date più sotto nel proscritto del 9 luglio, a calce del presente documento. Sono 
sparite pur esse ! 



anno 1474 ( 102 ) 

quod primum approbamus fauorem et brachium vestrum concesseritis 
episcopo eorura prò exeeutione sententie illius matrimonij ab eo late, 
et presertim recusante ilio cotulbei et socijs puellam deponere in 
loco medio. 

Et ob id volumus ac vobis expresse jubeuius ut si. quemadmodum 
diximus. controuersia predicta vel sopita vel composita nondura 
csset. compellatis statini dietimi cotulbei et socios seti illos in quo- 
rum potestate dictam puellam esse intfellexeritis. ad deponendum 
eam sine dilatione apud personam utrique parti, si (ieri poterit. con- 
fidentem. Casu vero quo partes inter se conuenire non possent de 
persona depositaria, circa quod studeatis ut concorditer ejusraodi per- 
sonam eligant. volumus quod reuerendus dominus episcopus eaphensis 
et vos eligatis eam personam que vobis idonea videbitur. et proui- 
deatis remedijs opportunis quod puella ipsa apud eam sine dilatione 
deponatur. Et facta depositione oneramus dictum dominura episcopum 
et vos ut in unum conueniatis et inter vos secrete eligatis decem 
vel duodecimi ex illis armenis. quos in onere conscientiarum vestrarum 
judicaueritis sine ullo respectu alicujus ipsarum partium veram in- 
formationem vobis prebituros. inter quos decem* vel duodecim eligere 
poteritis eos religiosos et laicos qui magis idonei et fìdedigni vobis 
videbuntur. et deinde quemlibet eorum separatim ad conspectum 
vestrum vocare et ab eo. delato sibi juramento. intelligere an epi- 
scopus eorum sententiam matrimonij diete puelle tulerit juxta formani 
constitutionum seu probatarum consuetudinum suarum vel ne. et au 
circa prolationem diete sententie intellexerint aliquem dolum. fraudem 
seu raangiariam interuenisse. Volumusque quod ejusniodi exatninatio 
omnium predictorum fiat pei- dictum dominum episco[ium et vos. et 
in vestra presentia scribatur per unum ex notarijs curie. 

Et si ex testimonio predictorum seu saltem duarum tertiarum par- 
tium eorum constiterit quod sententia ipsa lata fuit per dictum epi- 
scopum juxta formam constitutionum seu probatarum consuetudinum 
dictorum armenorum. et sine ullo dolo vel fraude seu mangiaria. eo 
casu volumus. saltem intra mensem unum, a presentatione harum lit- 
terarum proxime compntandum. prouideatis remedijs opportunis quod 
dieta sententia lata per ipsum episcopum omnino seruetur. non ob- 
stante contradictione partis aduerse. Si vero ex inf'ormatione. ut supra 
per vos suraenda. vobis constiterit sententiam predictam latam non 
fuisse juxta formam constitutionum seu probatarum consuetudinum 



( 103 ) DOCUMENTI 

dictorum armenorum. siue circa eam interuenisse dolum fraudem vel 
mangiariara. eo casu volumus quanto celerius poteritis nobis trans- 
mittatis testimonia et informationes dictorum armenorum ut supra 
per vos sumendas. et alias instructiones que in ea re vobis necessarie 
videbuntur. et interim prouideatis quod puella deposita remaneat 
sine allo partium prejudicio. donec per nos aliud in re ipsa delibe- 
ratimi fuerit. Onerantes ipsum dominum episcopum et vos ut dictas 
informationes sumatis summarie et saltem intra mensem unum, ut 
iliximus. et in omnem casum siue ex eis constiterit sententiam epi- 
scopi bene siue male latam fuisse. earum copiam nobis transmittatis. 
ita quidem ordinatali! ut merito diligentiam vestram commendare 
possimus. 

Ceterum nobis molestum est quod. ut scripsimus jofredo precessori 
vostri baptiste. jofredus ipse preter formam litterarum domini pa- 
triarche armenorum tunc acceptari fecerit in episcopum dominum 
dercarabei. vos vero baptista postea ipsum remoueri et acceptari do- 
minum deronanez. de cujus sagacitate multa scribuntur. Et profecto 
plerique non minus vos quam ipsum jofredum calumniaut. et pre- 
sertim quia ipse dominus deronanez dicitur in paucis predicationibus 
subuertisse totum fere populum armenorum. et cum dicatur esse diues 
astutus et alienigena et antea inobediens siue non gratus domino pa- 
triarche. ut copia litterarum ejus tunc nobis transmissa testatur. Non 
exigua nobis suspicio injecta fuit primum. quod. ut diximus. vos bap- 
tista et jofredus precessor verter in predictis non bene vos habue- 
ritis et parum consideraueritis pericula que. si vera sunt renunciata 
nobis de dicto deronanez. ex assumptione ejus ad episcopatum ciui- 
tati illi euenire possent. Ex quo volumus et enixe vos oneranius ut 
diligente!' obseruari faciatis mores ipsius episcopi, et quo pacto se 
habeat. presertim in his que daninum vel periculum producere pos- 
sent illi ciuitati. studeatisque. caute tainen et moderate, prouidere 
quod episcopus ipse se non intromittat nisi in his que ad officium 
suum pertineant. Et si forsitan judicaueritis residentiam ejus in ciui- 
tate illa posse in futurum vel scandala vel pericula generare, vo- 
lumus quanto celerius poteritis nobis ordinate significete quicquid 
intellexeritis circa predicta. et quomodo in ea re vobis prouidendum 
videbitur. 

Quantum vero pertinet ad denunciationem contraniandotum saluorum 
conductuum concessorum subditis domini stephani vaiuode et arresta- 



anno 1474 ( 104 ) 

tionem honorum subditorum de lo mosco et impositionem noni drictus 
prò satisfactione damnorum nostris illatorum per ipsum dominum. re- 
spondemus nos a longinquo non posse certam determinationem in pre- 
dictis vobis dare, et ob id necessarium esse ejusmodi rerum onus 
vobis relinquere. Hoc tamen dicimns generaliter. semper nobis displi 
cere impositiones nouorum drictuum et discordias inter illam ciui- 
tatem et alias dominationes illius maris. plurimumque nos semper 
laudare quod predicta euitare studeatis., nisi manifesta vel necessitas 
vel utilitas ad ea vos impellat. 

Scripserunt aliquando precessores vestri se vendidisse coiisulatum 
tane prò conuertendo preti um in reparationem illius loci, et tamen 
audiuimus nullam hactenus reparationem in eo f'actam fuisse. Ex quo 
si pretia ejusmodi venditionum exacta non fuerunt. quod interuenisse 
non potuit sine magno onere rectorum illius temporis. ea statini 
exigi tacite et conuerti in ejusmodi reparationem. 

Ut credimus alias vobis scrips ; sse. nolumus populos illos deinceps 
ulterius aggrauari in angarijs murorum. n<ec volumus additionem ex- 
pense factam. ut scripsistis. prò scotis tubetarum et interpretis ullo 
modo obseruari aut locum habere. immo eam virtute harum litte- 
rarum irritamus ac penitus annullamus. Data janue mcccclxxiiii die 
xxiiii maij. 

Oeterum mittimus vobis his annexum solemne decretum per nos 
conditum circa formam tenendorum deinceps bancorum in illa ciuitate. 
committentes vobis ut statim. eo accepto. obseruetis et exequamini 
omnia et singula in ipso decreto contenta. 

Segue il proscritto : 

© MCCCCLXXIIII die Villi julij. 

Jam conscriptis suprascriptis litteris suprascripta die xxiiii maij 
et datis nobili petro pallauicino eas (ìlio suo in chium transmissui'o 
ut inde vobis mittantur. postero die xxv maij superuenit clarus 
legum doctor dominus Johannes paulus barzizius electus vicarius con- 
sularis qui decreuit conscendere nauim rosanam. que jam velificauerat 
itura chium. Ex quo vis tempus habuimus expediri faciendi litteras 
officij sui vicariatus. in quibus. ut videbitis. declarauimus condictiones 
sub quibus electus fuit et summam pecunie eidem mutuatam. Pluri- 
mum hortati sumus eum ut annitatur bone spei et opinioni quam 



( 105 ) DOCUMENTI 



de ipso concepiraus respondere. quod se accumulate facturum polli- 
citus est. 

Nobilis jofredus lercarius peruenit bue saluus die xxvim junij. qui 
attulit nobis vestri baptiste consulis et vestri antonioti massarij lit- 
teras dierum xx septembris et vili octobis. ac etiam alias vestri an- 
tonioti massarij et prouisoris dierum xxv septembris ac domini vi- 
cari] dierum v octobris. que quidem littere sunt veteriores tempore 
quam cetere alie nobis scripte a vobis baptista et antonioto et domino 
vicario, de quibus supra flt mentio. Propter quod non nobis videtur alia 
vobis scribendum esse impresentiarum. cum presertim littere ipse in 
parte pertineant ad prenominatum jofredum lercarium. quem propter 
occupationes nostras non potuimus h'actenus suHìcienter audire et ea 
que ad ipsum pertinent diligenter reuidere. Circa vero alia contenta 
in ipsis litteris non nobis videtur aliud noui esse quam ea que scrip- 
sistis alijs superioribus litteris ultimate post ipsas conscriptis. 



DOCUMENTO MLXXXVIN. 

Pregano il vescovo latino d' incaricarsi della controversia insorta in Caffa circa 
i! giudizio della causa della fanciulla armena. 

1 474 , 24 maggio 

(Litt. miss. off. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fol. 1U) 

Heuerendo in christo patri, domino I. episcopo capbensi 
dignissimo. 

Ut latius. reuerende pater, intelliget vestra paternitas ex litteris 
nostris quas nunc scribimus consuli et massarijs illius ciuitatis. utile 
nobis visum est paternitati vestre et ipsis onus delegare circa intelli- 
gendas controuersias illas ortas inter armenos occasione matrimonij 
illius puelle. de quo credimus prudentiam vestram plenam notitiam 
habuisse. Propter quod rogamus et hortamur paternitatem vestram 
ut sibi laboriosum non sit simili cum dicto consule et massarijs ea in 
predictis exequi que in litteris nostris contineri videbitis. offerentes 



anno 1474 ( 106 ) 

nos semper in omnia concernentia decus et commoda paternitatia vo- 
stro cupide paratos. Data janue mcccclxxiiii die xxmi maij. 

Protectores etc. 



DOCUMENTO MLXXXIX. 

Avvisano il consolo e i massari della partenza per Caffa del vicario consolare 
Gianpaolo Barzizio. 

1474, 25 maggio 

(Litt. miss. off. Caffé, ann. 14(54-1475) 

(fol. U4) 

Protectores etc. Spectato et prestantibus viris. consuli. massariis eie. 
come di solito. 

Dilectissimi. Scripsimus vobis pridie ea que nobis irapresèntiarum 
sufìicere visa sunt. litterasque dedimus nobili petro palauicino eas 
(ìlio suo in chinili transmissuro ut inde vobis mittantur. Postea super- 
uenit clarus legumdoctor dominus Johannes paulus barxlzius electus 
vicarius consularis. decreuitque conscendere naueni rosanara. que etc. 
lutto come sopra nel poscritto del 9 luglio che segue al documento 
precedente sino a pollicitus est. Data janue mcccclxxiiii die xxv maij. 



DOCUMENTO MXC. 

l'aleute di vicario consolare di Gaffa, data al dottore Gianpaolo Barzizio, di 
Milano, per due anni e due mesi. 

1474, 25 maggia 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 227) 

Formala e ritenuta al solito: in omnibus et per omnia prout per- 
ceperunt duo seu tres ejus precessores transmissi etc. Data janue 
die xxv maij mcccclxxiiii. 



( 107 ) 



DOCUMENTI 



DOCUMENTO MXCF. 

Lettore di stipendio d'un sommo mensile a Simone Nespolo macellaro, e a 
molti altri. 

1 474, 27 maggio 

. (Neg. gest. off. s. Georg, ami. 1457-1475) 

(fol. 228) 



Forinola consueta e pagamento delle angherie, colla condizione 
delle armi condecenti, come sempre. 

Similes littere facte sunt prò johanne de messana 

Item similes littere facte sunt prò jeronimo de pelio. q. bapt. 

Item similes facte sunt prò filippo de camulio. q. jacobi. ferrano 

Item similes facte sunt johanni jachino de vulturo 

Item baptiste de valletari fur. io 

Item antonio de saulo. item baptiste de testana. item stephano de 
saulo. item matheo drago, .item francisco gato. item augustino de 
recho. cum additione infrascripta videlicet: et que littere nostre (sic) 
fieri fecimus ad requisitionem egregij viri bartholomei de castilljono 
designati consulis cimbali. propter promissionem quam dixit ipse bar- 
tholomeus dictum augustinum sibi fecisse eundi cum dicto bartholomeo 
in cimbalum prò ejus caualerio ad stipendium dicti loci cimbali. et eunte 
dicto augustino in cimbalum ut supra et administrante dicto caualie- 
ratus officio, volumus ipsum augustinum habere stipendium vel caplie 
vel cimbali. ut mos est ejusmodi stipendiatorum. 

Item similes littere facte sunt. sub die prima octobris. leonardo va- 
razino. q. ant. 

Item similes littere facte sunt francisco romeo filio johannis. sub 
die x octobris de 74. 



anno 1474 ( 108 ) 

DOCUMENTO MXCII. 

Antonio Torriglia e Tommaso Airolo sono eletti scrivani della curia di Gaffa, 
por o9 mesi. 

U74, 3 giugno 
(Neg. gest. off. s. Georg, ajin. 1457-1475) 

(fol. 228 v.) 



© MCCCCLXXIIII die veneris III junij. 

Magnifici protectores etc. Scientes factam fuisse notitiam publicaro 
superioribus diebus omnibus notarijs et scribis collegij ciuitatis jauue. 
virtute apodisiarum propterea affìxarum columne bancorum et hostio 
palatij comperarum. Qui ipsi domini protectores.intendebant conferre 
scribanias caphe sub forma infrascripta. et tamen intra terminos de- 
claratos in ipsis apodisijs non comparuisse nisi infrascriptos antonium 
de turrilia et tbomam de ayrolo notarios. qui scribanias ipsas in rao- 
dum inferius declaratum requisiuerunt. sub calculorum judicio. qui 
omnes octo albi inuenti sunt assensum signiflcantes. decreuernnt quoti 
fieri debeant dictis antonio et thome littore mandantes ut quamprimuiri 
fuerint in capha recipiantur et recipi debeant ad exercitium duarum 
ex quatuor scribanijs curie caphe. quarum collationis facte per ipso- 
rura dominorum protectorum precessores termini jam lapsi inuenien- 
tur. et deinde ipsas duas scribanias exercere et earum benefìcio gau- 
dere debeant mensibus triginta nouem. a die qua inceperint exercere 
proxime computandis. Sub hac tamen additione et conditione. quod 
quamprimum relique due scribanie curie vacauerint. seu collationis 
earum et utriusque ipsarum termini finiti fuerint. ipse scribanie due 
et utraque earum. finito termino suo. libere consignari debeant dictis 
antonio et thoma inter eos equis portionibus diuidende. illasque exer- 
cere possint et habeant toto tempore quod supererit ex dictis men- 
sibus triginta nouem. incipiendis die qua dictas duas primas scribanias 
diete curie seu illam earum que prius vacauerit. inceperint exercere 
ut supra. Reseruato tamen jure partis xm pertinentis comperis. juxta 
ordinationes et commissiones in ea re datas officialibus caphe. 



( 109 ) 



DOCUMENTI 



DOCUMENTO MXC1II. 

Antonio Torriglia, eletto scrivano della curia di Caffa, promette di hene eserci- 
tare il suo ufficio. 

1474, 7 giugno 
(Filza di Caffa, n. 115) 



Forinola consueta e solita cauzione. Data janue mocoolxxiiii die 
vii junij. 



DOCUMENTO MXCIV. 

Giuliano Gentile, olim Falamonica, eletto console di Caffa, promette di ben 
esercitare il suo ufficio. 

14-74, 7 giugno 
(Filza di Caffa, n. 116) 

Formola e cauzione consuete. Data janue Mocooi,xxini die vii junij. 



DOCUMENTO MXCV. 

Patente di scrivani della curia di Caffa, data ai notai Antonio Torriglia e Tom- 
maso Airolo. 

1474 , 22 giugno 
(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 229) 



Formola solita , ma alle condizioni espresse nella loro elezione suc- 
citata. Data janue mcocclxxiiii die xxn junij. 



ANNO 1 474 ( NO ) 



DOCUMENTO MXCVI. 

Patente di console di Cembalo, per mesi 26, data a Bartolomeo Castiglione, 
q. Martino, dopo finito il tempo di Girolamo Gsntile-Pallavicino, q. Andrea. 

1474, 8 luglio 

(Neg. gest. off. s. Georg, ami. M57-1475, in fol. 230, 
e Filza di Gaffa, n. 117) 



Formolo e ritenuta consuete. Data janue Moeorxxxiiii die vili .jnlij 



DOCUMENTO MXCVII. 

Il console Battista Giustiniani annunzia ai Protettori l' imminente partenza da 
CafFa per Genova e Mantova, sua patria, del dottore Gianfrancesco Ippoliti. 
vicario consolare scaduto; ne celebra le lodi del fedele suo servizio; e av- 
visa pure del non lontano suo proprio ritorno. 

1474, 18 luglio 
(Filza di Caffa, n. 118) 

{A tergo) 

Magnifìcis ac potentibus dominis protectoribus coraperarum sancii 
geor-gij. inclite ciuitatis janue. dominis meis honorandissimis. 

(Intus) 

Magnifici ac potentes domini, domini mei semper obseruandissimi. 
Hic spectabilis juris utriusque doctor. dominus Johannes franciscus 
ipolitus de mantua. galzotti (sic) comes et olim in hac ciuitate vica- 
rius consularis. qui sincere ac gloriose se habuit in officio suo quo 
nunc functus est ob. . . . (corroso), ntes casus et causas domui sue im- 
minentes cum grata ac benigna omnium licentia in lares patrias se 
quamprimum transferre disposuit via janue visitaturus dominatioDes 
vestras. quibus propter suas virtutes et fulgentem famam quam de- 
raonstrauit in regimine officij sui. prò officio nostro tenemur apud 
(lominationes vestras ipsum commendare et de laudibus ipsius fldem in- 



( li I ) DOCUMENTI 



dubiam exhibere. ut de benemeritis suis a dominationibus vestris possit 
extolli. prò ut ex scripto sindicamentorum suorum opere corani raa- 
gnifìcentijs vestris demonstrabitur. et a me etiam verbo intelligetis 
qui non multo post ipsum coram ipsis dominationibus vestris com- 
parebo. Paratus ad mandata ipsarum. quas pius deus continuo feli- 
citet. Data caffè die xvm julij mcccclxxiiii. 

E. M. V. 
deuotus baptista justinianus consul caffè 
cum humili recommendatione. 
Antonius. 



DOCUMENTO JVIXCVIII. 

Commendatizia del corpo consolare e degli anziani di Caffa , presso 1' ufficio di 
s. Giorgio in Genova, in favore del superiore generale e di due frati domeni- 
cani, armeni di Caffa, in viaggio per Roma a trattare una loro causa da- 
vanti la Santa Sede. 

1474, 18 luglio 
(Filza di Caffa, n. 110) 



(.4 tergo) 

Magnificis etc. come sopra nel documento precedente. 

( Intuii) 

Magnifici ac potentes domini, domini mei singularissimi. Frater 
mathias generalis ordinis predicatorum. ermenus. (sic) frater geor- 
guis et frater laurentius. etiam erraeni. se transferre babent usque 
ad romanam curiam prò remedio aliquarum vexationum contra eos 
et eorum monasterium sancti nicolai motarum. qui quia ex his reli- 
giosis sunt qui. pre ceteris in hac ciuitate degentibus. vite sanctimonia 
;ic morum obseruantia vigeant. ideo ipsos bonos fratres dominatio- 
nibus vestris commendamus. eo maxime quia toti huic ciuitati. er- 
menis maxime, rem gratam et gratissimam facietis. si intelligent per 
dominationes vestras collatum fuisse aliquid beneficij et fauoris. quo 
mediante po«sint ad ipsam curiam accedere ad prouisionem vexu- 



anno \ 474 ( 112 ) 

tionis indebite contra ipsos mote. Nec alia. Parati ad mandata ip- 
sartim dominationum vestrarum. quas diu conseruare dignetur altis- 
simus. Datum caffè die xvm julij mcccclxxiiii. 

E. M. V. 
denoti baptista justinianus consul caffè 
obertus squarzaficus et antoniotus de cannila 
prouisores et massarij 
ac consilium antianorum 
cum humili recommendatione. 
Antonina. 



DOCUMENTO MXCIX. 

Elezione generale degli ufficiali maggiori e minoi'j di Calla. 

1474, 17 agosto 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 230 v.) 

%< MCCCCLXXIIII die mercurij XVII augusti. 

Congregatis in camera majori palatij comperarum sancti georgij 
magnilìcis et spectatis dominis protectoribus etc. Qui octo etc. Quibus 
dominis vigintiquatuor etc. Tandem in dei nomine elegerunt infrascrip- 
tos etc. attento quod in electione cujuslibet eorum conuenit legitimus 
ealculorum alborum numerus. et major quam in nominatione reliquo- 
rum. qui pariter ealculorum judicio expositi fuerunt. videlicet. 

Ad consulatum caphe. prò tempore et juxta formam consuetaiu. vi- 
rum egregium galeacium de leuanto. in cujus electione interuenit hie- 
ronimus de sauignono subrogatus loco perciualis de casina. amoti 
propter affinitatem. 

Ad ministrariam caphe. prò mensibus tredecim. et juxta formam 
eonsuetam. balthasarein de frenante filium petri. 

Ad consulatum tane, prò mensibus viginti sex. johannein antonium 
italianum jacobi. 

Ad capitaneatum gotie. prò mensibus viginti sex. johannem augu- 
stinum cataneum filium paridis. 

Ad castellaniam cimbali. prò mensibus viginti sex. mauricium de 
parma q. m. bartbolomei. 



(113) DOCUMENTI 



Ad portara caihadoris. prò mensibus viginti sex. johannem antonium 
ile maffeo q. dominici. 

Ad portam antiburgorum. prò mensibus viginti sex. jacobum de lau- 
rentijs de camulio. 

Ad turrim sancti constantini. prò mensibus viginti sex. jeronimum 
eastagnolam. 



DOCUMENTO MC. 

Patente di capitano dei borghi di Caffa, per mesi 26, data al nobile Gianotto 
Lomellino, q. Tobia, finito il tempo di Giovanni Spinola, di Cassano. 

1474, 26 agosto 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 332) 

Formola e ritenuta consuete, cum salario solito computata additione 
summorum vigintiquinque argenti de capha. facta dicto officio etc. 
Data janue moccclxxiiii die^ xxvi augusti. 

A calce dell' atto s' aggiugne: Littere suprascripte locum non ha- 
buerunt in forma predicta. sed in alia sub die xxin martij , manca 
l'anno, ma vedasi sotto il 23 marzo 1475. 



DOCUMENTO MCI. 

Patente di console di Catta, data per mesi 13, a Giuliano Gentile, olim Falamo- 
nica, in successione ad Oberto Squarciando, e nel massariato a Battista Giu- 
stiniani. 

1474, 1.° settembre 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 233) 

Formola e ritenuta solite. Date janue mcccclxxiiii die prima sep- 
tembris. 

S' aggiunge: Insuper quoniam hactenus retinuimus eundem julia- 
nam ut prò causis utilibus et necessarijs illi ciuitati in dei nomine 

Società Ligure SC. Patria. Voi. VII. P, II. 8 



anno 1474 ( 114 ) 

accedat via terrestri legatus comunitatis nostre ad serenissimos do- 
minos imperatorem ac regem polonie ac alios dorainos ac comuni- 
tates. decreuimus quod julianus ipse percipere debeat ab illa raas- 
saria salarium consuetum prò officio massarie ac prouisorie a kalen- 
dis januarij proxime preteriti usque ad diem qua fuerit admissus 
ad officium consulatus. non obstante tempore jam lapso a dictis ka- 
lendis januarij citra et consumendo deinceps hic et in dieta profectione 
legationis. in itinere et donec et quousque ad ciuitatem illara perue- 
nerit. quandoquidem prò negotijs. ut diximus. utilibus illi ciuitati hac- 
tenus ipsum retinuimus et mittere decreuimus legatimi ut supra. etc. 
Data janue die xx martij 1475. 



DOCUMENTO MCII. 

I cittadini e mercanti di CafFa, danneggiati dai Cosacchi, rappresentano l' incon- 
venienza della proibizione fatta dall'ufficio di s. Giorgio delle rappresaglie, 
e domandano di essere indennizzati delle perdite sofferte. 

1474 , 3 settembre 

(Filza di Gaffa, n. 120) 



(Extra) Magnificis ac potentibus dominis nostris obseruandissimis. 
dominis protectoribus comperarum sancti georgij. inclite ciuitatis 
janue. 

(Intus) Magnifici ac potentes domini colendissimi. Scimus domina- 
tiones vestras non ignorare damna que nobis illata fuerunt anno de 
mcccc. . . (spazio in bianco). . Campania per publicos latrones et cozachos 
illius domini de mosco, depredatores illius carauane nostre que ex 
illis partibus huc veniebat. que profecto depredatio nebis et buie ve- 
stre reipublice insupportabilem jacturam attulit. Ob quod comparentes 
ex tunc coram vestris bujus ciuitatis rectoribus. magna cum instantia 
supplicauimus nostre ejusmodi jacture et indemnitati prouideri. Scripte 
ex hoc fuerunt littere et destinati nuntij ad dominum ipsorum de 
mosche postulantes horum damnorum et prede restitutionem et sa- 
tisfactionem. utpote illatorum tempore pacis et nulla justa ex causa. 



( 1 \ 5 ) DOCUMENTI 



et tamen non profuerunt littere neque instantie nuntiorum. imo vitu- 
perose lieentiati fuerunt. nulla data responsione litteris ipsis et cum 
comminatione quod alia multo majora damna essent nostratibus il- 
laturi. 

Genus profecto vile, et a manibus seti potestate quorum nihil in 
nos et hanc vestram ciuitatem pervenit. Nam commercium et nego- 
tiatio sua hic prò ipsis facit multo magis quam prò nobis. sunt enim 
remotissimi a nobis. Sed quoniam palam jamdiu est apud omnes 
ipsos ruthenos reprensalias hic nequaquam concedi posse, nec vin- 
dictam aliquam sumi de his qui quotidianas predas inferunt nobis. 
nisi habita licentia a vestris dominationibus. ob id tantum creuit li- 
bido et audacia horum latronum et aliorum conuicinorum nostrorum. 
quod quasi quotidie undique damna plurima vestris caffensibus in- 
ferunt. 

Et quoniam postremo comparuimus coram magnifico domino jof- 
fredo lercario tunc consule vestro et alijs officialibus vestris. petentes 
arrestationes bonorum aliquorum subditorum dicti domini de moscho 
qui eo tempore hic erant. irapetrauimus in Consilio arrestationem 
dictorum bonorum. quorum pars vendita fuit et processus ipsorum in 
massariam depositatus. pars vero apud tertiam personam remanet in 
deposito. Et quoniam causa nostra fuit delegata ex tunc. et sen- 
tentia proinde lata et approbata in superiore Consilio de summa et 
quantitate damnorum nostrorum. ut latius vestre dominationes vide- 
bunt per publicam scripturam et autenticam quam presentibus alli- 
gataci vestris dominationibus mittimus. requirimus solutionem et sa- 
tisfactionem nobis fieri in processu predicto et in rebus ipsis seque- 
stratis. et magis quam prò complemento residuorum nostrorum. eo 
quia dieta bona vendita et depositata non suflìciunt. 

Impedirentur etiam alia bona ipsorum ruthenorum de moscho qui 
hic sunt. prout ipsa justitia expostulat. quare etiam hoc cauetur et 
forma capituli nostri sub rubrica quod ilio jure utamur contra extra- 
neos quo extranei utuntur erga nostros. et maxime in facto tam ma- 
nifeste prede tempore pacis illate, potissimum quia ex hoc non con- 
traueniebatur in aliquo mandatis vestris circa suspensionem reprenza- 
liarum. quia illa commissio trahebatur ad preterita debita non autem 
ad damna que postmodum nouissime interuenissent. quia que de nouo 
emergunt.' nouo indigent ausilio et fauore. Alioquin sequeretur quod 
omnibus data esset licentia nos ciues vestros damnificandi. nullo alio 



ANNO \ 474 ( \ \ () ) 

expectato remedio nisi quod ex janua obtineretur licenzia. Et qui 
sunt ejusmodi opinionis. salua pace dictum sit. non bene intelligunt 
negotia ista. quia hec non minantur aliquod discriraen vel pericuhun 
rebus teucrorum. nec sanimi consiliura est perseuerare in hac pusi- 
lanimitate. Responsum denique et ita deliberatum fuit. id nequaquara 
Aeri posse nisi de licentia dominationura vestrarum. stantibus nouis- 
sirais commissionibus ipsarum superinde eraanatarum. 

Ex quo cum justitia ipsa et honor vestrarum dominationum. quas 
decet deffensare subditos suos oppressos et eorum indemnitatibus pro- 
uidere. expostulent ut nobis fiat debita satisfactio ipsorum damnorum 
nostrorum in processu et bonis ipsorum de moscho. ea occasione im- 
pedit. . . et vendit. . . et sit magis equum quod pecunia ipsa in nobis 
perueniat. quibus de jure spectat. quam quod massaria illa gaudeat. 
dominationes vestras oramus etiam atque etiam quare dignentur ju- 
bere et ordinare quod debita solutio nobis fiat et unicuique nostrum 
in dicto processu et bonis- de quibus supra. et insuper quod prò com- 
plemento residuorum nostrorum impediantur et, sequestrentur tot 
alia bona dictorum rutheaorum de moscho. ex quibus elici possit de- 
bita solutio dictorum residuorum nostrorum. et prout speramus ve- 
stras dominationes etiam sine litteris nostris esse facturas prò nono 
publico et honore vestramm dominationum. quibus nos atque nostra 
omnia deft'erimus atque magnopere commendami!?. Parati ad mandata. 
Data caffè Mccocr.xxmi die ni septembris. 

Excelsarum magnificentiarum vestrarum 

denoti ac obseruandissimi ciues et mercatores vestri 

caffè commorantes cum recommendatione 

Sistus centurionus — Gregorius rubens — Johannes antonius cal- 
uus q. andree — Cristoforus belogius — Gregorius de pinu — Beda 
de garibaldo — Laurentius de gaspe — Gregorius judex — Lodixius 
de gaspe — Antonius ususmaris. 

Segue in calce il nome greco. > ->^ ^p , v 



( M7 ) 



DOCrMKISTI 



DOCUMENTO MC1II. 

Patente di capitano della Gozia , per mesi 26, data a Gianagostino Cattaneo, 
finito il tempo dell'antecessore Antonio Calvi, q. Giovanni. 

1474, 10 settembre 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 234) 

Forinola e ritenuta solite. Data janue mcccclxxiiu die x septembris. 



DOCUMENTO MCIV. 



Relaziono degli avvenimenti occorsi in Caffa e nei principati circonvicini, man- 
data ai Protettori dal nuovo console Antoniotto Cabella. 

1474, 14 e 15 settembre 

(Filza di CafTa, n. 121) (*) 



{Extra) Magnilìcis et prestautissimis dominis protectoribus cotnpe- 
rarum sancti georgij. excelsi communis janue. dominis meis colen- 
dissimis. 

(Intus) >Jj< Yhesus. in christi nomine MCCCCLXXIIII 
die XIIII septembris in caffa. 

Magnifici et prestantissimi domini, domini colendissimi. Posia che 
feci la mia intrada in consolato la quale fo die dominica xxxi julij. 
quia sic processit de voluntate et ordini domini baptiste justiniani. non 
o scripto a vostre segnorie. aora narrerò quello occorre. 



('j È copia duplicata, di cui una manca della poscritta, ma nel resto è affatto 
eguale. Sul tergo dell'una sta scritto : 

Littere domini antonioti de cabella consulis caphe sub die XIIII septembris 
de 1474. recepte XV aprilis de LXXV. 



anno I 474 (118) 

Primum vostre segnorie inteizem quello era staeto faeto in la elletione 
de lo episcopo de ermeni. e per letere de le s. v. reprendessi meser jof- 
fredo per essese impaihato de fauorezar più uno che uno altro, intervegne 
che a la reseuuta de la letera vostra era stato in questa terra uno legato 
de lo patriarcha con bairia. corno in soe letere se conten. lo quale post 
pauchos dies ab introitu spectabilis domini baptiste justiniani desmise 
quello vesco eleto in lo tempo de lo nobille meser jofredo e mise in 
sedia quello altro electo in lo tempo de meser fili pò. e in questa ul- 
tima elletione fo contentione. comò più largamenti intenderan vostre 
segnorie a bocha do meser baptesto partito de chi a li un de setenbre 
presente, lo qualle meser baptesto visto la bairia de lo legato, etiam 
visto che la più parte de li pape e de li populi voreiuan questo chi 
e aora in sedia, lasia uzare a lo legato la bailia soa. Lo qualle 
legato post multos dies posuit dictum in episcopatum. et licet foseno 
da octo in dexe malcontenti, tamen post paucos dies lo legato e lo 
vesco oueran che li malcontenti pacificasem. e cosi fé che in la terra 
no se sentiua più alcunna discordia e cosi ogni cosa era in quiete. 

E interuegnuo che uno predicatore nominato charabet amicho de lo 
vesco desmiso e andaeto a lo patriarcha. e a trouao elio eser morto e 
poi eser staeto eletto uno nouo patriarcha a lo qualle lo dito predica- 
tore a dito corno lo vesco de caffa de ermeni e staeto descasato e priuato 
forsamenti de lo episcopato, e si a faeto che lo patriarcha a daeto 
fede a soe parole e a mandato doi legati, li qualli son chi ia mcìxi 
doi incirca, con grande bairia a volei desmete questo vesco chi e in 
sedia e volege retornare quello altro desmiso lano pasato. e a questa 
cosa oponne la più parte de li pape e de li populi li quali voren 
auanti questo chi e in sedia cha laltro. licet che sea quello altro uno 
homo de grande reputatione e fama e natiuo de caffa. tamen la più 
parte non lo voren. e per questo era in questa terra grande discordia 
fra questi ermeni. perche una parte voreiua che li legati uzazen soa 
bairia digando che poiuan desmete lo vesco e mete laltro. e che poiuan 
interdi e serrar tute le jexie e scomunichare li inobedienti. La più 
parte gè stauan in opoxito e fauan tumulto o conspiratioin e remoi 
fra loro in le loro jexie e in la terra. 

Mi visto cosi, considerae la letera de le segnorie vostre e visto la 
reprension faeta alo nobille meser jofredo no o vosuo caze in quello 
errore de impaiharme più de uno cha de uno altro, mandai per li 
legati e per lo vesco nostro de latini e per lo vesco de ermeni chi 






( 119) DOCUMENTI 



e in sedia e per lo legato chi la miso in sedia, lo qualle e ancora 
in questa terra, e in Consilio corani reuerendo domino episcopo la- 
tinorum et spectabile domino oberto ac etiam magnificis dominis an- 
tianis audiui ea omnia que partes dicere voluernnt. et eijs auditis no 
ne palse bene mete a posta alcuna cosa, digando mi che no voreiua 
innouar niente in questa caxon. et sic imposui utrique parti no fatian 
tumulti ni contentione soto penna de somi doa milia per utranque 
partem apricandorum massarie. Postea vero impoxi ali doi legati no 
douesen innouar cosa alcunna in questa caxon. cominandoli che se 
auesen altra intention che elli douesen spaihar la terra, persoche no 
voreiua che metesen la terra in diuixoin ni che se feise rumoi ni 
tumulto, e cosi resta la cosa. 

Cotidie son molestato che lascie uzare la soa bailia a li legati, e 
mi intendo che fasando questo che la più parte de li pape e de li 
populi ermeni de li x li sette o li otto son marcontenti che se innoue 
niente, e pertanto inteizo tuto o dispozo no lasciare innouar cosa 
alcunna. attento etiam quello intenderan vostre segnorie chi de sota. 
Unde e o statuio in la mente e propoxito meo de no lassia innouar 
cosa alcunna Ano a tanto che vostre segnorie me cometen altro, e si 
intendo che se fera a questo modo, ogni anno auerei tale contention 
in questa terra, persoche lo patriarcha ne prende beneficio grande e 
cotidie molesterà aora uno aora uno altro e sempre sera contention 
in la terra vostra, la qualle cosa de eser aborrita da ogni personna 
chi vogie ben vive. E pertanto prego cum instantia quanto poso vo- 
stre segnorie prouedan per tar modo che de chi auante sesen simille 
contentioin e datime a mi o a chi me susedera talle comission che 
sea ultimo remedio a talle cosa, si che in lo auegni se mete perpe- 
tuai silenzio in tale cose, le quale porreiuan con lo tempo parturir 
de lo male asai. 

Auizando vostre segnorie corno caihares figio di cotulbei de sunihi 
me a mandao in uno mandilo ducati ce auri in don. asoche lasie de- 
pone lo vesco chi e in sedia e mete laltro chi e so stretissimo pa- 
rente, li qualli no vosi aceptare e si gè li remandai a certo, e questo 
fei manifestare in consiglio in presentia de li nobilli meser oberto e 
meser francesco de disco alter provisorura ac etiam in presentia 
dominorum antianorum. in conspetto de li qualli vegne quello che mi 
aueiua portato li ducati e cosi dixe esser vero me li aueiua portati 
in don per parte de lo dito caihares. Si che pertanto vostre segnorie 



anno 1474 ( 120 ) 



pon intende corno lo dito caihares vole raxon. e per esser molto richo 
e perche presta speso dinari a molte persone de questa logia, elio e 
tanto superbo che con denari e con amicitia de personne a elio obli- 
gate elio volle le cose a so modo, e si e tanto presuntuoso che deo 
vogia che con lo tempo elio no sca caxon de male asai. Se parese a 
vostre segnorie citarlo a zenoa lo lauderia per ogni bon respctto. asoche 
li altri non prendesen tanta odatia quanto se troua in elio. Le segnorie. 
vostre poran auei information da quelli chi vennen aora a zenoa e si 
intenderati lo vero, tamen non ne demandati a meser guiraldo de vi- 
ualdo. persoche elio e tropo so amicho. pur e credo che alle segnorie 
vostre debia dir quello chi e. massime seando da la longa de elio. 
Per li dubij chi se an de garbugio in campagna me son ancora piu 
fondato a non lasciar innouare niente, parendome megio che sea piu 
tosto mal contento dexe o cento cha mille in doa millia. 

Fo auizate vostre segnorie de la elettione fatta in calta de nouo 
segnore in campagna, e de quello occorse lano passato ne seran vo- 
stre segnorie primamenti informate da meser baptesto justiniarm e 
da altri mercadanti venuti e chi vegniran a zenoa. per che in quello 
no me estenderò altramente Aora acade a dire quello occorre e e 
occorso da più di in sa. Questo segnor eminec segnor de campagna 
fé large e grande promise auanti che elio fose segnore. prometando 
che elio sereiua bon flgiolo de caffa e che no se partireiua da la lor 
volontae e consegio. e che fareiua semper tute quelle cose chi fosen 
iru piaxei de lo consolo e de li vegiardi de caffa. Persoche elio aueiua 
asac stentato per lo mondo, aora voreiua sta in reposo e gè bastaua 
esser a caza soa e auei nome de segnor e de altro no se curaua. 
clic zuraua e prometeiua de esser sempre obsequente e obediente a 
lo imperao e no contrauenir mai a soi comandamenti. Poi che e staeto 
electo. asae tosto de li a poco tempo a incomensato a far requesto 
a lo imperao aora de una cosa aora de una altra, che se pò di cuni 
ventate che mai no e staeto uno jorno sensa molestiar lo imperao 
chi gè dage acoi questa cosa deman quella altra, ita et taliter che 
quasi ne a frustao de ambasciae. persoche semper che amo inteizo 
qualche cosa da elio imperao semper se senio misi da mezo con am- 
basciane a mezase e concordali inseme, e questo per bene e paciffico 
de la campagna, e mai fin a chi amo posuto far tanto che elio vogia 
stare ben in paxe. 

Ultimamente ne a requesto che se adouremo chi lo imperao gè 



( \'2\ ) DOCUMENTI 



dage soa raaere per mogie, e de questa cosa alquanto se ne tochao lo 
imperao quando e vegnuo in caffa. Lo qual respose auanti gè tagie- 
reiua lo colo e perdereiua lo imperio che far tar cosa, persoche no 
fo mai visto che dona mogier de imperao restando vidua se maritale 
in soi messi, comò era questo. Siche visto la intentimi de lo imperao 
fo per noi faeto resposta a lo dito segnor per tale forma che elio 
inteize no poi otegni soa vogia. e ne promise che no parlereiua più 
de talle cosa, tamen corno fo retornato de caffa a caza soa asae tosto 
torna a far talle requesta, digando che se lo consolo de catfa e li 
vegiardi vorran. lo imperao farà tuto quello chi gè requireran. e si 
se miso in tanta fantaxia che elio scripse che se no famo che elio 
auese questa dona, elio intendeiua che li pati e sagramenti che amo 
insieme fosen roti e molte altre parole ma dite per parte soa. 

Noi semo semper andaeti a bonna via ouerando semper de farlo 
pacificare con lo imperao e con noi. fasando ogni studio nostro a tale 
effetto, tamen non amo ancora posuo far tanto che elio se vogia 
contentar. Intanto che elio se miso su la trauersia e si ne a retegnuo 
le vitoarie. che de soa comission e staeto che nisun posa adur grani 
ni megij in caffa. e in questa interdition ne a tegnuo e ten fin a la 
jorna de ancoi. Per la qual cosa ne staeto necessario e forsa nnrezar 
e fare partito a molti mercanti e patroni de nane e nauili chi vadan 
per grani in altre parte, zoe a mocastro. unde ne asai e de quello 
locho speremo auerne a suffìcientia. e cosi ancora per altri lochi. 

Certo la terra nostra e resta con poche vituaglie. perche la più 
parte de li borgeixi an vendute le loro prouexoin a quelli de trape- 
zonda. persoche li acatauan a otto aspri lo capizo da li tartari e poi 
li reuendeiuan a dexe o doze a li trapezundeij. e per questa auaritia 
la terra e resta molto vacua de vitualie che (in a le pouere feraene 
chi ne aueiua trei o quatro capisi li a vendui. con opinion chi a la 
ìTColeta de li noui se douesen fornir a megior merchato. E interue- 
gnuo che e staeto serrato la treta e a questo modo se semo trouati 
cum pochissime vituallie. tamen diuina gratia permittente spero che 
tuto procederà in bene. Nouamenti amo mandato andria fatinanti a 
lo segnore. perche e so intimo amicho. e credemo che debia darne 
treta de grani e de megi. Ancora in le parte de lo vosporo e in le 
parte de zichia e debita soma de victualie. da questi lochi ne aue- 
remo bonna parte. De quello che seguirà seran vostre segnorie auizae 
primainenti per altre mee. 



ANNO U7i ( 122 ) 

Ancora sapien vostre segnorie comò de lo raeize de lugio lo im- 
perao mise so frae aidar a caualo cura grande oste per far corsia, 
la quar cosa fé a indiata e requesta de questo signor eminec. lo 
qualle cotidie lo indueiua a questo, e fé tanto che uno altro fre de 
lo imperao. nominato mulchania. se parti da lo imperao contra soa 
vogia con cauali coxxx circa sussitao da lo scgnor. Questa cosa 
monto me despiaxe e a tuti quelli de cafl'a. e per questo mandamo 
nostri ambasciaoi a lo imperao e a lo segnor a ouia che questo corso 
no se feise. tamen no ne poemo mai otegni nente perche lo segnor 
era de tuto in tuto disposo de far corsia, vegando lo imperao cosi 
consenti a la corsa, se parti e a faeto corso in le parte de polonia 
e a faeto grande preda- de bestiami e pezo. che an conduto da teste 
anime rosesche e de polonia da xvm in xx milia segondo sona per la 
più parte, in lo qua numero e figioli picenini in grande soma, li 
tenne per ihaui. 

Noi iterum mandamo nostri ambasciaoi a lo imperao e a lo segnor 
a requeri che voresen retegni quelle teste in lo e no vendere a turchi 
aso che no le feisen renegare, e megio era le tenise in lo paise asoche 
quelli a chi aspettan le poise recata, ne auemo asae bonna reposta, 
tamen credo pur che de elle ne abia venduo bonna parte, persoche 
de chi insi certi turchi chi venden i soi peiui e merse a megior 
merchato che non era lo corso per meterse in denari ezen a far 
inhieta de queste teste, se le an acatae comò credo, le an caregae e 
menae via per altri lochi che per caffa. credo le abian caregate in le 
parte de la calamita e de le careheniehe a le sarinne. no amo poduto 
tanto auiar che elli an faeto a lor modo. 

Noi ancora famo questo vorentera persoche apreso lo imperao era 
doi ambasaoi. uno de mosco e laltro de re de polonia e de la tiffania. 
se son trouae a pe de lo imperao quando loste e retornao con la 
preda, e asoche intendesen noi esser marcontenti. subito mandamo 
nostri ambasiaoi a lo imperao comò e dito de sopra, li quae auen 
parlamento cum li diti ambasciaoi asoche intendesen che nostra vogia 
e intention era che a elli non fose faeto dano. e che voreimo semper 
mantegni lo amore e la bonna paxe che aueiua lo so re con noi e 
noi con elio, e di questo restam tuti doi quelli ambasiaoi contenti de 
noi. se son partii e andaeti a caza soa secondo che sento. 

Ancora aueran inteizo vostre segnorie comò lo figio de quondam ma- 
macho segnor de campagna era fugito e partito in oculto de lo imperao 



( I 23 ) DOCUMENTI 



e andaeto in le parte de la tanna a jongesi inseme con janibec sortan. 
e cosi a faeto e con elio e con quelli de laltro imperao de lordo e 
cosi amo notitia per li nostri de la tanna. In questi jorni semo auizae 
comò elli vegniuan a molestiar lo imperao nostro, e de questo e staeto 
grande affano apreso lo imperao e lo segnor eminec. ita et taliter 
che aora se meten a caualo con so exercito. se dixe volen andare per 
contra soi inimixi. no se intende ancora ben lo proposito, me credo 
no se debian far niente, perche pare pur che da lo imperao a lo 
segnor sea qualche cosa per respecto de la dona che o dito de sopra. 
Tamen aliquando mangian e beiuen inseme corno se in elli non fose 
niente. Mi son de opinion che no anderan in oste inseme, e se pur 
deueran cauarcha. credo che lo imperao gè manderà soi fradelli. Mi 
e li nostri compagni massarij e officio de campagna con li vegiardi 
nostri no consegeremo mai a lo imperao chi vaga in questa cauarcha 
per più respetti e per so ben. De quello chi se farà in apreso per 
altre ve sera manifestao conpitamenti. 

Poi la partita de meser baptista justiniano abiamo caregato in la 
naue de meser lucho de auria le copie de li libri de la massaria. soe 
de lxviiii. de lxx. de lxxi e lxxii. li quae sono arembati in una casia 
a meser gregorio de pinu cum ordine ve li debia consignare a le se- 
gnorie vostre, porreti ordinare de auerli. 

Questi jorni che se lezeiua la sententia de li sindicamenti de lo 
spettabile meser baptesto justiniano predecessor meo. fo faeto grande 
strepito e rumore in logia. Fo inculpato conte de disco, contro de lo 
qualle se formato la inquesta conueniente. no e ancora conpito lo pro- 
ceso, se farà raxon. e de questo non dubite le segnorie vostre che 
sera punito chi auera falito. 

Non sesero a regordare a le segnorie vostre se adopren a mandare 
dexe o doze maistri masachani. persocbe staran ben in questa terra. 
Certo monti borgeixi lascian de far belli edefìtii per non esser mai- 
stri. questa cosa sera ornamento de la terra v -stra e fama, perche 
prego vostre segnorie fatian venire li diti maistri omnino. 

Fo ancora auizate vostre segnorie corno baptesto de lo foselo no 
pareiua idoneo a exercire lo consolato de la tanna. Per la qualle 
cosa se gè conceso se elio vole vende lo officio lo posa fare, vendan- 
dolo a persona idonea aprobata. corno se conten in la regulla. Se le 
segnorie vostre volen disponne altramenti. cometteti quello voren 
se fase. 



ANNO H7i ( 124 ) 

Con domino steffano vaiuoda opperamus firmare pacem cum eo. ita 
et taliter quod per totum suum territorium oranes nostri possint 
secure transitare et speramus ab eo habere satisfactionem damnorum 
nostrorurn. et ob id ad eum mistis fuit caualinus caualus qui nondum 
reuersus est nec ab eo habemus litteras. Tamen spero quod res bene 
succedere debeant. De sequuturis dominationes vestre per alias cer- 
tiorate erunt. In christo valete. 

Poscritto : 

%< die XV diti bora XXI1II. 

In isto istanti apulit reuerendus dominus episcopus grecorutii versus 
peiram qui desensus est extra ciuitatem in ecclexia sancte ano. non- 
dum vidimus eum nec aliquis de societate sua. propter quod nil noui 
ab eis sentiuimus. Verum est quod a domino consule soldaie. qui lo- 
cutus fuit secum in ac ora. litteras suas acepi per quas vidi sicut prò 
isto tempore non potest dubitari de armata sed in anno venturi» 
1'ertur quod preparari debeat magnani clasem prò parti bus inferioribus. 
Etiam intelleximus sicut bernaldus de amicho. qui venerat in nauilio 
augustini de bargalio qui eum deposuit in carpi, captus fuit a teucris 
prope bergamum (*) et conductus fuit in constantinopoli et poxitus in 
carceribus et nil aliud de eo sentimus. Satis dubitandum est de do 
mino baptista justiniano qui tal le iter cepit in nauilio filipi de car- 
bonaria. qui recessit de hic die quarta septembris presentis. Hoc ad 
auizum. 

Excelsarum dominationum vestrarum 

deuotus seruitor vester 

antoniotus de cabella consul 

cum recommendatione. 

f 1 ) Non corre dubbio sulla lezione : ma dove si trovasse questo luogo lascio 
agli studiosi di geografia antica l'investigarlo e deciderlo. 



( 125 ) DOCUMENTI 






DOCUMENTO MCV. 

Bocca rdo di Strasburgo e Giovanni di Co'.onia, suo servo, bombardine , sono 
ammessi ilio stipendio e mandati a Catfa 

147 i, 24 settembre 

(Neg. gest. off. s. Georg, ami. 1457-1475) 

(fol. 235) 



Protectores etc. Spectato ac prestantibus et egregijs viris. constili, 
massarijs ac prouisoribus. et officio monete ciuitatis caphe. dilectis- 
simis nostris. salutem. 

Considerantes utile osse ad vos transmittere viros in arte militari 
et rebus bellicis peritos. conduximus ad stipendium illius massarie 
liocardum de strosborgo (sic) alemannum. et simul cum eo johannem 
de colonia famulum suum. peritos. ut accepimus. in arte ac ministerio 
bombardarum. prò annis tribus a die qua ad vos peruenerit proxime 
eomputandis. cum stipendio seu salario asperortim quadringentorum 
singulo mense eidem bocardo prò ipso et dicto johanne famulo suo 
soluendoruna. ipsique bocardo mutuauimus ducatos duodecim auri 
largos compensandos in dicto stipendio. 

Propter quod harum litterarum auctoritate vobis jubemus etc. decla- 
rantes quod bocardus ipse cum dicto suo famulo teneatur habere et 
tenere sumptibus suis arma condecentia. videlicet saltem coiraciam 
imam et unam celatam. et inuitus compelli non possit ad angarias ex- 
cubiarum nocturnarum vel ad eundum in cimbalum aut soldaiam aut 
ad subeundum alias angarias extra ciuitatem caphensem. Et ne mas- 
saria nouo onere grauetur , ordinano sia tolto dal ruolo uno ex 
inutilioribus fra gli stipendiati. Data janne die xxini septembris 

MCCCCLXXI1II. 



anno 1474 ( 4 26 ) 



DOCUMENTO MCVL 

I Protettori rinnovano il decreto proibitivo di citare ad altro tribunale in Caffa, 
che non sia il civile, e minacciano castighi agli inosservanti. 

1474, 1.° ottobre 

(Liti. miss. off. Gaffe, ann. 1464-1475) 

(foi. H5; 



Protectores etc. Spectato ac prestantibus viris. consuli. et raas- 
sarijs ac prouisoribus ciuitatis caphe. dilectissimis nostris. 

Dilectissimi. Commiserunt vobis precessores nostri in litteris suis 
scriptis anno proxime preterito die xvmi octobris ('). ut prouideretis 
quod in illa ciuitate ac alijs urbibu? et terris nostris maris poetici 
seruetur decretura solemne cujus copia tunc transraissa fuit. ex quo 
disponitur quod nulli persone seculari liceat accedere ad magistratum 
ecclesiasticum nisi in quinque casibus in ipso decreto cqntentis. ejns- 
modique prouisionem faceretis tam super causis et controuersijs fu- 
turis. quam super tunc motis et pendentibus. et prout in litteris ipsis 
latius continetur ad quas relatio habeatur. Et tamen delata fuit nob : s 
querela quod in causa duorum locorum capbe alias mutuatorum per 
gregorium rubeum. qui dicitur contentus esse quod tantummodo loca 
sibi restituantur cura illis prouentibus quos percepisset si loca non 
mutuasset. neglexistis dictum decretum obseruari facere preter formara 
commissionis nt supra vobis facte. Quod si verum est. non modo 
mirum nobis videtur sed etiam contra honorem offici.) nostri, cujus 
mandata obseruare tenemini. postposita omni excusatione. Ob id 
igitur committiraus vobis expresse ut non tantum in causa dicti gre- 
gorij. sed etiam in quibuscumque alijs. obseruetis mandata vobis ab 
officio nostro facta et facienda. quoniam alioquin necessarium nobis 
esset contra inobedientiam vestram taliter procedere quod memora- 
bile ceteris preberetis exemplum. Data janue die prima octobris. 

(') ft il documento MLXXVII, posto sopra a pag. 60. 



( 4 27 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO MCVH. 

Lettera ai Protettori del massaro Oberto Squarciando sugli affari interni e poli- 
tici di Caffa. 

U7i, 21 novembre 

(Filza di Caffa, n. 122) 



{Extra) Magnificis et potentibus dominis. dominis viris colendis- 
simis. dominis protectoribus comperarum sancti georgij. incliti com-* 
munis janue. 

(Intus) Jesus. 

Magnifici ac potentes domini, domini mei obseruandissimi. Per alias 
meas uberiores litteras vobis scriptas. alteram cum guirardo de vi- 
ualdis et alteram via rome cum thoma . . . auono illuc nauigante. 
scripsi vobis ea que usque tunc hic occursa sunt. Nunc autem aliate 
sunt nobis littere vestre scripte anno presenti die xxmi maij. una cum 
decreto solemni in causa bancheriorum celebrato, tractantes etiam de 
causa illius puelle ermene ac de facto episcopatus armenorum ( ! ). 
quibus litteris per hanc breuiter respondebo. 

Et primum circa causam puelle predicte episcopus ermenorum 
reuocauit sententiam suam quam tulerat. et superinde data . . . forma 
per dominum patriarcam ipsorum ermenorum. qui decreuit quod ipsa 
puella maneat locata apud suos parentes et post. . . . venerit ad 
etatem discretionis. possit sibi eligere et accipere quem rcalluerit 
prò ejus viro, et sub ista deliberatione manet in domo parentum et 
fìdecommissariorum suorum. 

In facto vero bancheriorum proclamari fecimus decretum per ve- 
stras dominationes missum. ne ipsi bancherij ullam possint pretendere 
ignorantiam. et franciscus de flisco alter bancherius comparuit dicens 
se velie obseruare contenta in ipso decreto vestro et sub ea forma 
contentatur tenere banchum. dummodo sibi permittatur ususfructus 

( 1 ) Sono i documenti MLXXXIV e MLXXXVII posti sopra a pag. 9G e 101. 



anno 1474 ( !28 ) 

summorum co massarie qui seraper raaneant in ejus banche Circa 
nuoci prò minori incommodo deliberauimus (jiiod gaudeat summos cen- 
tum ad hoc ut possit banchnm tenere. Gasparjudex alter bancherius 
nihil respondit proclamati, ex quo intelligimus quod bancum suum 
deponere velit. quia non comparuit intra terminimi decreti, quod non 
vult obseruare. ut audiuimus. 

In causa episcopatus vidi ea que dominationes vestre scripserunt 
per earum litteras coramunes domino consuli et nobis massarijs. 
quas ut legimus hortati sumu« domino consuli ut eas omnino ser- 
uare velit circa hujusmodi causam dicti episcopatus que perturbai 
et ponit in summo discrimine totam hanc ciuitatem. hoc tempore 
maxime quo desolata videtur prò ista causa et prò penuria vietna- 
1 i u ni in qua sumu?. Circa quam causam ipse consul nullam facit 
eominemorationem nec mentionem de nobis. neque de commemoratio- 
nibus factis per reuerendum dominum episcopum latinorum nec non 
aliorum senatorum hujus ciuitatis. Imo nobis massarijs sepe et sepius 
respondit quod quamuis diete litteve dominationum vestrarum com- 
munes nobis sint. tamen ipsarum ubseruatio ab ipsum solum commissa 
est per dominationes vestras. Et certe si videremus quod earum 
tenorem ipse dominus consul seruaret. nihil aliud ab eo requireremus. 
sed videndo quod ipse facit totum oppositum contra mentem domina- 
tionum vestrarum non potuimus continere quin ipsi presentauerimiis 
et alia fecerimus prò officio nostro, ut apud deum et vos simus excu- 
sati. a quibus nolo ullo unquam tempore argui posse de hac causa 
neque de alijs que contingent. 

Potissime quia hic consul noster se in ea causa partialiter habet. 
fouendo causam episcopi indebite possidentis et preter voluntatem 
ilominationum vestrarum ac reuerendissimi domini patriarce ipsorum 
ermenorum. qui misit litteras solemnes cum legatis suis ad deponen- 
dum ipsum episcopum. tanquam subretitie electum. et loco sui repo- 
nendum der carabeth indebite depositum a sede episcopatus predicti. qui 
der carabeth est homo bone qualitatis et fame, oriundus caffè et non se- 
ditiosus neque alienigena. prout est hic episcopus qui violenter occupai 
episcopatum via mangiariarum. cum quibus infecit et inficit totam hanc 
ciuitatem nostram. quam vestre dominationes semper cupiunt haberi 
prò tempio honestatis et justitie et nunc corrupta censetur. Itaque 
cognitis his causis nephandis. placeat adhibere circa ea tale remedium 
ei ita exer . . . quod honori vestro satisfactum sit et illesum. 



( 129 ) DOCUMENTI 



Et si diceretur quod hic episcopus non remoueatur ab episcopati! 
suo predicto. quia generaret rumorem huic populo ermenorum. respon- 
detur quod multo major rumor flt quando aliquid injuste (sic) aliqua 
fiunt. et tolleratur quod hic episcopus indebite et contra voluntatem 
patriarce possideat dictam sedem episcopalem. Et scitote magnifici do- 
mini quod quando per vos aliquis crearetur ad dictum .... justitia 
etiam si esset unum frustrum ligni tolleraretur et colleretur ab ipsis 

ermenis. et ut de suprascriptis nos massarios ac dominum 

episcopum nostrum latinorum, mittimus ad dominationes vestras his 
annexas proptestationes et alia quedam . . . circa hujusmodi causam 
facta. ut omnia scripto constare videantur. 

Pretérea ciuitas. posteaquam superiores litteras meas ad vos dedi 
cum predictis guirardo et thoma. est sub aliquali mala dispositione 
respectu scisme episcopatus predicti. nec non penurie frumenti que 
multum ipsam angit. Et propterea prò aliqua consolatione et bona 
dispositione diete ciuitatis vocauimus ad nos dominum imperatorem 
nostrum cum suis dominis et proceribus. qui hic stetit per dies sex 
continuos in magna letitia et gaudio, et hesterna die summa cum be- 
niuolentia recessit a nobis. Cum quo tractauimus talia que speramus 
nobis letitiam in futurum allatura sint. et sic christo placeat. Et quia 
erat aliqua opinio apud dominum teucrum quod essemus in aliqua 
discordia cum tartaris ipsis. voluimus ex ipsius imperatoris aduentu 
extinguere illas falsas opiniones que essent apud dominum teucrum. 
maxime quia cum quodam justo colore credi posset nos esse in tali 
discordia, potissime quia ex Campania nihil annone ad nos deferretur 
ajunio citra. Et propterea. licet cum summa difflcultate. dedimus pro- 
uisionem via maritima. et horatim expectamus nauigia hinc inde 
missa. que pius deus acceleret. ut in futurum possimus per alias litteras 
congratulari et consolari dominationes vestras. ad quarum mandata 
sum semper paratus. Data caffè die xxprimo nouembris mcccclxxiiii (*). 

Excelsarum magnificentiarum vestrarum 
deuotus cultor et seruus 
obertus squarsaficus alter prouisor et massarius 
cum humili recommendatione. 

(') Segue a questa lettera un lungo e importantissimo poscritto in data 10 feh- 
hraio 1475, il quale noi stimiamo bene di ritardare e porre sotto quel giorno 
nel prossimo anno. 

società Ligure St. Patria. Voi. VII. P. II. 9 



anno 4474 ( 4 30 ) 

DOCUMENTO MCVIII. 

Lettore di stipendio di un sommo mensile concosse a Giovannuccio D'Oria, 
q. Bartolomeo, ed a molti altri , sotto diverse date. 

1 ìli , 14 dicembre 

(Neg. .gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

ffol. 235 V.) 

Formola consueta colf obbligo delle armi condecenti, come di solito. 
Data janue mcccclxxiiii die xmi decembris. 

Similes littere facte sunt bartholomeo de bauastrello. fabro. sub die 
xv februarij 1475. 

Item die mi martii similes facte sunt infrascriptis. videlicet: bap- 
tiste de borlasea q. cosme. baptiste de traxino de bisanne. 

Item die x decembris de lxxiiii similes facte fuerunt antonio lomel- 
lino q. jacobi. item die xv niartij de lxxv bartholomeo bancio de ta- 
rento. item christoforo bullo q. dominici, item johanni pimdeben de 
leuanto. item johanni negroto de vulturo. item christoforo de carro 
de castilliono. item thome de cazali. item baptiste de bono fabro. 
item simoni de lauagio textori paanorum sete, item guillermo de ca- 
priata sartori, item bartholomeo de turrilia barberio. item rolando 
de ponte q. nicolai. sub die xni aprilis. 



DOCUMENTO MCIX. 

Patente di castellano della torre di s. Costantino in Caffa, data per mesi 26, 
a Girolamo Castagnola, di Antonio. 

1474, M dicembre 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 236) 

Formola e ritenuta solite; e caso che la castellania già fosse occupata, 
lo ammettono allo stipendio d'un sommo mensile. Data janue mcccclxxiiii 
die xim decembris. Una postilla in calce dice: Littere predicte non 
babuerunt loeum sub forma suprascripta. sed in alia ('). 

(') Vedasi infatti sotto il 20 marzo 147S. 



ANNO MCCCCLXXV 

STORIA E DOCUMENTI 



ESPOSIZIONE STORICA 

DEGLI AVVENIMENTI 



M. 



.emorando negli annali della ligure storia noi abbiamo 
chiamato, sul finire della precedente esposizione, il presente 
anno 1475, per la miserevole caduta dell'ampio, ricco e no- 
bile nostro possedimento della Tauride. Tale egli fu in realtà; 
e reso anche più doloroso dalla circostanza dell' avervi contri- 
buito i cittadini stessi e i loro reggitori coir improvvido go- 
verno , i mutui rancori e le aspre dissenzioni , e il peggio di 
tutto, coli' iniqua sete dell'oro, da cui, se il vero dice la fama, 
lasciaronsi adescare quegli animi vili, a basse mire rivolti e 
da cieche passioni cupidamente dominati. Il perdere una città, 
od un regno, è sempre increscevole cosa ad una repubblica e 
ad un popolo, ma il perderlo per fallo dei connazionali mede- 
simi, deboli o traditori, è tale un' ignominia che mai si can- 
cella dalla memoria dei posteri , e la storia ne registra poi , 
anche dopo secoli, la nefanda ricordanza, e imprime sulla 



ANNO 1475 



( 134 ) 



fronte del colpevole il marchio dell' infamia a giusto titolo me- 
ritata. E se avviene che, per difetto di prove, non sappia a chi 
propriamente attribuire il delitto, abbraccia in fascio gli uomini 
lutti che vi ebbero parte o trovaronsi spettatori infelici o co- 
dardi al momento della rovinosa catastrofe. Ed è ciò appunto 
che accadde nel caso nostro. 

Il console Cabella si era, a torto o-a ragione, e secondo noi, 
più a ragione che a torto, incaponito a nulla voler decidere sulla 
controversia vertente in Caffa fra i due vescovi armeni: le parti 
contrarie faceangli ressa di discuterla e definirla, ognuna a suo 
grado e pretendendone la vittoria; la sua indecisione, dicevasi, 
gravare gli interessi e i diritti di amendue, e i mali loro attri- 
buivano ad esclusivo suo carico. I massari stessi, e parecchi uf- 
ficiali delle alte magistrature della colonia, mostravanglisi avversi : 
e calunnie, sospetti, e maligne insinuazioni si rimandavano 
l'uno l'altro di mangierie e di frodi; sicché sotto un apparente 
velo di tranquillità derisoria il terreno era minato e pronto 
ad ogni tragico evento. 

Vi sarebbe voluta la mano od il petto d' un ardito dittatore 
a purgare la terra dell' elemento indocile e sovversivo: ma tale 
non era davvero il console, il quale, timido forse di carattere, 
o soverchio tenace delle forme, si tenne costantemente entro i 
cancelli della legalità, e aspettava con ansia crucciosa V arrivo 
del vicario Barsizio, per abbandonargli il giudizio dello spinoso 
litigio. I suoi avversarli però non istavano in ozio, ma con 
iterati messaggi adopravansi a trarre perfino nelle loro viste il 
supremo Ufficio di s. Giorgio. 



II. 



Tra questi è da annoverare per avventura Nicolò Torriglia, 
il quale, sotto la data 9 gennaio corrente, scrisse una sua lettera 
ai Protettori, lagnandosi delle accuse sporte contro di lui al 



( 135 ) STORIA 

Banco da taluni che si davano il vanto di avere ricevuto I' in- 
carico d' informarlo, e lo facevano aggravando o scusando I' o- 
perato dei cittadini a loro posta, secondo che amici o nemici ne 
fossero. « Hannovi di tali, afferma, che vogliono avere riputa- 
zione e grado, e vanno dicendo le sole loro lettere esser quelle 
che acquistano credito presso le Signorie Vostre; ma sono per- 
sone che in palese non oserebbero parlare, ben sicure di sen- 
tirsi dalla pubblica opinione rinfacciare enormità e colpe pre- 
giudizievoli in estremo allo Stato ». — È molto probabile che con 
queste parole volesse alludere il Torriglia al console Cabella, il 
quale in una quasi contemporanea sua lettera vedremo con forza 
e viva espressione di sdegno lagnarsi di lui e della sua rea 
condotta. 

Certo poi passando dall'' indeterminato al positivo, egli viene 
a nominare Gregorio Rosso , tacciandolo di avere cospirato a far 
scrivere in suo sfregio, per non essersi egli venduto alle malvagie 
sue voglie di ordire inganni e frodi contro F ex-console Battista 
Giustiniani, rimanendo esso occulto. « Felice città, esclama, se le 
maligne arti di costui e socii fossero una buona volta conosciute 
e a dovere punite 1 Oh non fosse mai stato eletto a nessuna 
ambascieria codest' infido : che non avria posto assai volte a re- 
pentaglio la salute del paese, col fare tutto a ritroso delle rice- 
vute commissioni ! Cosa questa nota ai rettori di Calla, e di cui 
io pur ebbi contezza, perchè, quale membro dell' ufficio di Mo- 
neta, m' adoprai nelP accomodare le malefatte di lui col minore 
danno possibile! Del resto, continua, poca pena mi recano i 
loro cattivi rapporti, e punto non li temo: mentre avrei di me 
vergogna, se di me dire si potesse quanto a loro carico si narra 
di male commesso, e talora eziandio di manifesto pericolo di ro- 
vina, cagionato, per opera loro, all'intera città. Tanto più che 
da parecchio tempo in qua, i vostri consoli più non attendono 
alla cosa pubblica, ma sì ai privati loro interessi; e voi fortu- 
nati, che almeno uno fra essi mostrasi operoso e costante nel 



anno U75 ( 136 ) 

retlo operare, il massaro Oberto Squarcialo, dal quale sarete 
pure informati di ciò che occorre al presente » . 

Se il Torriglia era un cospiratore, avrebbe qui, col lodate 
tanto, ad esclusione, anzi a detrimento dei colleghi nel governo, 
il solo Oberto Squarciando, avrebbe , dico, lasciato scorgere lo 
zampino della ordita congiura, e della piena consonanza d 1 idee 
che correva fra loro due, e così avverato il proverbio del veleno 
nascosto nella coda. 

La sua lettera poi terminava con uno di quei lampi di sciocca 
millanteria, che presso i gran malfattori è e fu sempre assai 
comune, per imporsi al giudizio dei magistrati a farsi credere 
vittime innocenti della malizia altrui. « Quanto a me. conclude , 
se nella mia condotta voi troverete un' azione rea, non già, ma 
un principio solo, una scintilla rei que sii alicuius mali excmpli, 
m' assoggetto ad ogni più severo castigo; e non mi vorrei più 
vivo, se mi si potesse rimproverare cosa veruna di riprensione 
degna: e vi giuro — qui é il meglio — che in tale serenità 
di coscienza, quale é la mia, trovansi ben pochi fra gli abitatoti 
di questa città ( l ).». — Non sum sicut coeteri hominum, natta 
il Vangelo dicesse anche di se il superbo e riprovato Fariseo. 

Nove giorni dopo la presente, e col mezzo del corriere me- 
desimo , dirizzavano un loro messaggio ai Protettori , Oberto 
Squarciafico prenominato e Francesco Fieschi, massari, nel quale 
ripetono il vecchio lamento che il console Cabella avea tratto a 
se il giudizio della causa della successione al vescovato armeno, 
cui teneva pur sempre in sospeso, con grave danno dei litiganti 
e fomento continuo di risse e scandali al popolo del loro rito. 
Nulla asseverano aver giovato a smuoverlo dalla cocciuttaggine sua 
la solenne protesta da essi fatta contro il suo procedere, anzi 
dato la spinta a proibire, sotto gravi pene, agli scrivani di can- 
celleria di prestarsi a trascrivere, senza il previo suo consenso, la 

(') Vedi il documento MCX. 



( 4 37 ) STORIA 

copia autentica della emessa protesta, la quale ora solo man- 
dano inchiusa : senza dire il come e da chi 1' abbiano potuto 
avere. Bramano si sappia che da essi non istette, se le commis- 
sioni dal sovrano Ufficio impartite, col foglio del 24 maggio 1474, 
al console e provvisori collettivamente, sul tema della contesa 
anzidetta, non ottennero alcun buono effetto sino a quel giorno, 
e lasciano chiaro ad intendere ciò derivare da concussione e 
mangierie da parte del Cabella; facendo voli che il tutto venga 
reso palese, ne honesti o/ftciales vestri ab inhonestis infarnes 
reddantur. Imperocché, ripetono, sebbene fin dal tempo che la 
città di Caffa stava soggetta air Ufficio di Romania, e poi di 
corto sotto il dominio del Banco di s. Giorgio, sia sempre stalo 
proibito ai suoi rettori l' ingerirsi di cose ecclesiastiche, specie 
dei vescovi armeni, tuttavia il Cabella sostiene ed appoggia Fat- 
tuale Pangiager, riprovato dal patriarca, contro il primo e solo 
legittimo prelato. Terminano colla esortazione di provvedere d'ur- 
genza ai bisogni della pubblica amministrazione, peli' onore dello 
Stato, e a vantaggio reciproco dei governanti e governati ('). 

Nel novero dei malcontenti trovossi pure di quel tempo il 
maestro Costanzo Sarra, di cui fu parola più volte negli anni 
decorsi, il quale drizzò un suo richiamo al Magistrato di s. 
Giorgio contro la nomina di Melchione Garbarino a segretario 
della Protettoria di Caffa, e con sua esclusione. In sostanza, esso 
afferma che, finito il triennio del suo esercizio in quella carica, 
gli venne surrogato colui per broglio intessuto nella elezione; 
perchè destramente il Garbarino fece concorrere allo scrutinio, 
fra gli azionisti, taluni suoi congiunti ed amici non aventivi di- 
ritto; non ostante i quali ottenne appena un voto in più di 
maggioranza sopra di lui. Ondecchè se davanti la legge egli ri- 
mase perdente, dinnanzi a Dio e alla buona coscienza aveva a 
tenersi vincitore e rieletto all' ufficio. Domandava adunque gli 

(') Vedi il documento MCX1. 



anno 1475 ( 138 ) 

venisse resa giustizia dal sempre onesto e imparziale tribunale 
del Banco; in vista anche dei precedenti suoi servigi alla patria, 
la numerosa iìgliuolanza da cui sentivasi gravato, e la ristretta 
sua fortuna. Ragioni queste che non militavano pel Garbarono, 
uomo ricco di mille sommi, e tuttavia avido, anche per illecite 
vie, di lucrosi impieghi. 

Il singolare però del ricorso sta in ciò, che assevera d'aversi 
preso la briga di intavolare corrispondenza di lettere, e scritto 
effettivamente ali 1 imperatore di Germania, Federico, invitando 
animo audace suam Serenitatem ad defendendam in his in- 
faustis diebus rempublicam suam, que est totus mundus ('). E co- 
desta sua lettera dice essere stata letta nel concistoro imperiale, 
e fattavi eccellente impressione, avuto da sua Maestà benevola 
risposta, col lusinghiero invito di continuare il carteggio, coro- 
nata infine colla onorificenza trasmessagli di conte Palatino : eosa 
questa che destò la più alta maraviglia in tutti i caffesi. Né solo 
all'imperatore, ma, avendo preso l'aire, inchiudeva nella pre- 
sente un'altra epistola al Papa, il cui tenore amava leggesse il 
Banco prima di farla pervenire a destinazione; lasciandone a 
sua balia il come e il quando ( 2 ). Il nostro professore del resto 
non scriveva senza un qualche merito in latinità, e se alcuna 
cosa può rimproverarglisi, è forse il modo ampolloso e tronfio, 
meno adatto a stile epistolare. 

La protesta del Sarra veniva appoggiata lo stesso di da 
un'altra, che inviò all'Ufficio medesimo in Genova un gruppo di 
sei azionisti, veri e legittimi, indignati del sopruso usato al- 
l'infelice e vecchio segretario, di cui recitano l'elogio, e dove le 
circostanze medesime sulla elezione del Garbarino sonovi confer- 

(') La scuola d' Irnerio aveva trovato seguaci e difensori anche nell' ultimo 
lembo di terra europea! Non li pare, al leggere questa sentenza, d'esser tra- 
sportalo, come per incanto, alla pianura di Roncaglia? Eppure tre secoli orano 
scorsi da quella epoca al tempo del Sarra ! 

( J ) Vedi il documento MCXV. 



( 139 ) STORIA 

mate per intiero e anche meglio riprovate; con F allusione in 
ultimo al brutto costume oggimai invalso e comune in Calìa di 
non più conferirsi alcun impiego secondo giustizia. I nomi dei 
sottoscrittori sono: Giuliano Fieschi, Gaspare Giudice, Giovanni 
Squarciafico , Filippo De-Franchi-Calcinara, Bartolomeo Santam- 
brogio e Gregorio Rosso ( x ) ; il primo e gli ultimi due spesso 
citati nei nostri documenti, e non sempre con lode, anzi in 
quesf estremo periodo di storia con aperto biasimo , per colpe- 
vole deferenza verso i nemici della patria. 

III. 

Narrammo, sotto l' anno che precesse, come F imperatore 
Mengli-Kerai e Seitach , a brevi giorni di distanza 1' uno dal- 
l' altro, cioè dal 20 novembre al \. dicembre, venissero in Caffa 
dietro grazioso invito dei suoi governatori; e di quel mentre lo 
Squarciafico componesse le fila della congiura contro Eminech, 
il nuovo e intemperante signore della Campagna. Cel disse esso 
stesso di avere tramato in quella congiuntura col Kan tartaro 
a danno di costui, nella sua lettera del 21 novembre e colle 
sospette parole cum quo tractavimus talia que etc. Ora nel 
poscritto alla medesima , in data \ febbraio del corrente , egli 
si spiega anche meglio. Questo importantissimo documento è 
l'unico che nella deplorevole perdita di tant' altri, spanda qual- 
che debole raggio di luce sul misterioso intrigo. Udiamone il 
racconto dalla sua bocca stessa; con l'avvertenza che egli parla 
sempre in plurale, ma senza nominare mai una volta il console 
suo Cabella. Parrebbe già in carica di reggitore supremo della 
colonia, e non era invece che l'umile subalterno. Spesso alla 
dignità ed al potere supplisce F audacia ! 

« Fatti persuasi noi, scrive, per le relazioni avute dall' ora- 
tore mandato a pagare il tributo al Sultano, e da parecchi altri 

(') Vedi il documento MCXVI. 



anno 1475 ( 440 ) 

cittadini giunti da Costantinopoli, che Eminech trattava a nostro 
scapito e rovina col Gran Turco, preso lingua coli' imperatore 
amico Mengli-Kerai, mandammo invito a Seitach, figlio di Ma- 
mach, ultimo principe della Campagna, di recarsi in paese, e lo 
ponemmo a campo contro il comune nostro avversario. Il quale, 
ratto spulezzò con vergogna, scortato da soli venticinque cavalli, 
e vive nascosto, s'ignora dove;*e per avventura nella Zichia. 
Giacché presso la grand' Orda Tartara non ha buono daddovero; 
non in Valachia, ove fu già prigione lunghi anni, e meno ancora 
in Russia, per la crudele scorreria fattavi la decorsa estate . 
lorquando predò tanto numero di cristiani e di bestiame. 

» Espulso in tale guisa il nemico, l'imperatore si ricondusse 
in Calìa, e per consiglio nostro (che consiglio lo vedremo) elesse 
alla signoria della Campagna il detto Seitach, destituendone Emi- 
nech , contro cui ad ipsius extinctionem insidias paravimus , 
ila quod delealur ab hoc orbe, ne unquam nobis nocere possit, 
come franco si esprime 1' onesto massaro. Mengli-Kerai allora e 
il nuovo principe lasciarono la città, che di tale elezione rimane 
consolata assai, come pure dell' arrivo per mare di molte vet- 
tovaglie, e solo ne cruccia la notizia giunta pocanzi dalle parti 
di Calamita, ove prese terra un brigantino fuggito da Mocastro. 
perchè Maometto li, superati i ghiacci e postovi l'assedio, 
con formidabile esercito lo circondò. Il Voivoda infatti, forse pre- 
sago del prossimo evento, non é guari ci avea richiesti di pace, of- 
frendosi di pagare mille trecento ducati veneti, pei danni ai nostri 
tempo addietro causati, ma fu respinto, a motivo che poneva tali 
condizioni, per cui avremmo dovuto impigliarci in nuova guerra 
col re dei turchi e con Saick, signore di Tedoro e della Gozia. 

« La causa, prosegue lo Squarciafìro. del vescovo armeno e 
stazionaria sempre: ma è arrivato qui il 15 dello scorso gennaio 
il vicario Barsizio , il quale porrà pronta mano a deffìnirla : noi 
potè finora e per le ferie della curia e pei disturbi inerenti al 
soggiorno dell' imperatore » . 



( 141 ) STORIA 

Sul finire almeno della sua lettera una frecciata ci voleva al- 
l' indirizzo del console, e gliene diede anzi due. La prima, a ri- 
guardo della fanciulla armena, la cui lite era stata decisa in 
ultimo appello dal patriarca, e tamen ipse consul, esso dice, 
conatur iterum in ea causo, se inlromittere. La seconda, anche 
più maligna, là ove assevera notarsi in Caffa ben molti borghesi 
che lanciavano motti ingiuriosi e di scorno agli ufficiali : né far- 
sene egli le maraviglie, mentre consules hujusmodi insolentie 
sunt causa (*). Per opinione dunque dello Squarciafico, d'ogni 
men retta azione fatta od accaduta in paese erane in colpa il 
Gabella: tanto accieca l'umana mente una passione che del cuore 
usurpi il predominio! 



IV. 



Costui invece inconscio, ma pur sospettoso, di consimili accuse. 
vi rispondeva due giorni dopo con una lunga lettera, in cui 
rifa la storia della controversia armena con leale sincerità, e 
vi trasfonde tutto il candore dell' animo suo. Le sue parole sono 
semplici come la verità, i sentimenti giusti al paro della co- 
scienza, solo lo stile vi è affatto trascurato e la lingua è vol- 
gare, perchè egli doveva esser un buon uomo del popolo e punto 
letterato. Non incresca al lettore che io rechi alcuni brani del 
messaggio in discorso, restringendo in meno parole il suo pro- 
lisso dettato e aggraziandone alcun poco la forma. 

« Vivo sicuro, comincia, che alle Signorie Vostre molte cose 
saranno state riferite di me sul conto dell' episcopato armeno, 
sulle quali, quando sarete bene informati, confido dovrete ricre- 
dervi e rimaner soddisfatti di me. È a sapere, che vennero qua 
due legati patriarcali con foglio diretto al console, ove si annun- 
ziava qualmente avendo il patriarca inteso del vescovo Derona- 

0) Vedi il documento MCXVII. 



anno 1475 ( 442 ) 



nez, detto Pangiager, che per via di mangierie e a viva forza 
scacciato avea il suo avversario Dercarabet, ci invitava a dar 
opera e prestar il braccio nostro secolare a detronizzarlo, ri- 
mettendo in carica il primo eletto. Ne venne un grande bisbiglio 
e fermento in città a tale notizia, e stavano per seguirne som- 
mosse e tumulti, anche in chiesa, dove un dì tra gli altri eransi 
raccolti da trecento uomini di vario partito, pronti a venire 
alle mani. Vi spedii tosto il mio cavaliere a sedar il moto, e 
citai poscia davanti a me sei dei promotori, costringendoli a pre- 
stare sicurtà di due mila sommi, d'ambo le parti: la moneta 
valse più dell' acqua a smorzare P incendio. A ridestarlo di bel 
nuovo sopravvenne P arte nequitosa di Caiares, unito a Nicolò 
Torriglia suo procuratore, e fido amico di Dercarabet, i quali 
a tutt' uomo si adoprarono con minaccie , proteste e scritture 
ad insediare il lor favorito. 

» In presenza di questi fatti, che cioè il patriarca il quale 
nominò vescovo il Pangiager era morto, ed il suo successore 
sosteneva costui essere stato malamente eletto e mandava rico- 
noscersi il Dercarabet, io nell'incertezza chi dei due potesse es- 
sere il legittimo prelato , e a ragione peritoso che ad opera di 
Caiares e socii quel superiore fosse stato colto all'amo ed ingan- 
nato; visto anche la procella che s'andava condensando, perchè la 
gran maggioranza favoriva il primo , e solo una decina di ricchi 
e agitatori caldeggiava il secondo; e considerato più che tutto, 
gli aspri rimproveri da voi fatti ai miei predecessori, Lercari e 
Giustiniani, per essersi intromessi nella loro contesa, io mi 
decisi a nulla affatto innovare senza prima consultarvi e atten- 
dere il vostro suffragio. Ecco il perché sono caduto in odio 
agli uomini di loggia, legati da interessi al Caiares anzi detto, 
ed anche ai miei colleghi massarii, che avriano voluto risolvessi 
a tamburo battente P avviluppato litigio. E a ciò ottenere si 
ebbe ricorso all' infame offerta dei ducento ducati d' oro, che sde- 
gnosamente rifiutai : la cosa era stata combinata fra Caiares e 



( 4 43 ) STORIA 

Nicolò Torriglia predetti. Spero bene, che venute una volta 
in chiaro dei maneggi in quella congiuntura orditi da costoro, 
le Signorie Vostre daranno tale rimedio, che Nicolò non debba 
più rimanere in questa città, poiché simile uomo davvero non ci 
sta bene qui. 

»• Sventurato in tutto, ebbi anche la sorte di rimanere privo del 
vicario giurista per sei mesi. Lo suppliva, è vero, nell'ufficio, 
Francesco Pastine ; ma costui era sospetto ad una parte dei con- 
tendenti, ed alcun poco anche a me, che, consultandolo, mi ri- 
spondeva ognora freddo freddo. Laddove mi confermò assai nel- 
V idea mia, di soprassedere nel giudizio della causa, la sentenza 
di uno dei messi patriarcali , arcivescovo di grado e il più sti- 
mato fra i due, il quale davanti a me confessò che se il patri- 
arca avesse avuto esatta cognizione della volontà della grande 
maggioranza del popolo armeno, non li avrebbe davvero qua 
mandati a sostenere le parti di Dercarabet. Ora egli è partito 
di qui, e il gruppo di Caiares va sussurrando essersene andato 
perché lasciatosi comprare, alludendo certo a me. Cessi Iddio 
che disimile lordura mi brutti le mani, o mi carichi l'anima! 
Se debbo guadagnare danari , voglio averli con la grazia di Dio 
per altro più giusto mezzo, non col fare vergogna alle Signorie 
Vostre che vi confidaste in me. Melius est bona fama , conclude , 
quam divitie multe. Ma d' altro lato come fare a contenere la 
lingua ai maldicenti? 

» Adesso poi tengo il vicario , e con esso mi consulterò se con 
tutta giustizia io possa procedere verso il Torriglia ; e caso che 
si, lo farò animosamente arrestare e tradurre a Genova, per- 
chè conosco esser egli perniciosissimo a questa città, e Cristo mi 
sprofondi, se lo dico per odio o per mal voglienza ; lo dico pel 
bene della terra e dei popoli. È un cavilloso, che da tutto trae 
motivo a litigi e a produrre in lungo le cause. In questa del 
vescovato armeno , e nell' altra della fanciulla rapita , ebbe pro- 
messa , se vince, di sommi quattrocento di Caffa, ossia ducati 



anno 1475 ( 144 ) 

mille. Perciò va cercando ogni maniera dì fallacie e astuzie per 
protrarle a lungo, fino a che io venga fuori di carica, persuaso 
die a sua posta potrà allora fare il suo libito. 

» La quistione infatti della donzella armena anzidetta rimane 
ancora in sospeso , stante che nel frattempo ben più importanti 
cose occuparono la nostra mente e gli studii nostri, gli affari 
cioè della vicina Campagna e la "penuria dei viveri. Ora poi che 
questi sono meglio assicurati, si porrà mano ad eseguire le 
commissioni vostre a quel riguardo trasmesse » . Né ciò doveva 
incontrare difficoltà, dacché il parere emesso dal Banco di s. 
Giorgio s' indentificava appieno colla sentenza d' appello emanata 
dal patriarca: fosse cioè la fanciulla ricoverata in casa dei pa- 
renti, e giunta a tempo da marito, si scegliesse liberamente lo 
sposo. Ciò non era ancor potuto effettuarsi per cause politiche ; 
e ci voleva tutta la malignità dello Squarciafico per attribuirlo 
a colpa del console. 



V. 



Di gran lunga più importante alla nostra storia è il seguito 
della relazione medesima, là ove passa a narrare l' accaduto nei 
rapporti coi vicini tartari. « Voi sapete, ripiglia, che dopo la 
morte di Mamach e sotto il consolato di Goffredo Lercari, col 
T intervento dell'imperatore Mengli-Kerai, il consenso di molti 
cittadini e borghesi, di me e del Giustiniani allora massari, fu 
eletto Eminech a signore della Campagna, nell'opinione che a 
preferenza d' ogni altro dovesse rendere felice quella contrada. 
L'imperatore, a dire vero, ne dubitava assai, ritenendolo reo e 
pessimo, e il fatto comprovò il sospetto. Imperocché dal di della 
sua elezione in poi non più cessò di molestarci tutti con inces- 
santi ambasciate e stolte richieste ; fece prevaricare un fratello 
all'imperatore, capitanò l'ingiusta scorreria in Polonia, menan- 
done da quindicimila prigioni, cui parte vendè e parte ancor 



( U5 ) 



STORIA 



ritiene schiavi; impedì la tratta del grano a Caffa e ci ridusse 
all'estremo di carestia, a segno di far corrette la voce pubblica 
che l' imperatore stesso fosse a lui propenso e a Caffa contrario. 
A dileguare la quale , operammo che il Kan venisse a passar 
alquanti giorni fra noi; vi si condusse in effetto, e con esso an- 
che Eminech. 

« Essendo pertanto amendue in casa nostra , consultammo in 
secreto Menghi-Kerai del modo a tenere sul conto di lui: perché 
a noi constava certo avere Eminech spedito suoi messi al sultano 
di Costantinopoli, e con quello macchinare tradimenti ed inganni. 
Sappiamo infatti dell 1 apparecchio d' una grande armata turchesca, 
ma procuriamo tenerla celata al re per non fargli concepire so- 
verchio timore , sibbene lo confortammo a scacciare di seggio 
Eminech, qual uomo all' impero suo nemico : e chiamato dalla 
regione della grande Orda tartara Seitach, lo facemmo eleggere 
signore della Campagna al posto dell' altro , il quale sen fuggì 
in Zichia o a Tana, nei quali due luoghi ponemmo insidie suf- 
cienti all'uopo. Spero che Iddio permetterà buoni eventi futuri. 
La elezione di Seitach ebbe luogo al tempo della seconda vi- 
sita fattaci dall' imperatore, quando si fermò quivi giorni otto, 
e tutta la contrada, in un colla maggioranza dei suoi baroni, 
ne provò soddisfazione e contento. 

» All'epoca della prima era accaduto che, colle riunite forze di 
lui , d 1 Eminech e le nostre , furono presi due fratelli e capi del 
partito dei Sarra, fieri avversarli del Kan : avutili in potere, li 
chiudemmo nella torre di s. Elia in Soldaia, e poco dopo lo 
stesso fece l' imperatore verso il suo ribelle fratello Mulcania, 
cioè, nel partire da Chercher, sua residenza, alla volta di Caffa, 
lo condusse prigione a Cembalo , ove d' ordine nostro fu messo in 
castello. Il che tutto venne fatto per mantenere in trono e in 
essere l'attuale imperatore, il quale ci è favorevole ed amico quanto 
mai dire si possa , e qualunque cosa gli si domanda prontamente 
concede. 

Società Ligure St. Patria. Voi. VII. K li 



10 



anno 1475 ( 446 ) 

» Non vi rechi maraviglia il vedere che non scrivo in comune 
col massaro Oberto Squarciafico , giacché nella vertenza dell'e- 
piscopato armeno portiamo affatto contraria opinione. Esso 
avrebbe voluto compiacere tantosto a Caiares, e insediare il ve- 
scovo suo protetto; ed io elessi aspettare il giudizio del vostro 
Banco. Non so davvero quale vivo interesse aver possa egli in 
cotale faccenda, e solo, divinando,- riesco a credere lo debba fare 
per rendersi grati e benevoli Sisto Centurione e Cipriano Vi- 
valdi, stretti congiunti di Caiares. Le Signorie Vostre poi sa- 
ranno un di al chiaro di tutta la controversia, e potranno allora 
sentenziare chi di noi P abbia imberciata meglio. Il fine corona 
T opera (') ». 

Come vedesi, in questa lettera il Cabella apre candido il suo 
cuore ai Protettori, e senza velo di sorta espone i fatti, le circo- 
stanze loro e gli effetti, narra le sue inquietudini, i progetti 
suoi ed altrui senza reticenze e dolo; e, se esterna un qualche 
apprezzamento sul conto di terzo, ne reca le probabili ragioni , 
mai però insinuando maligni e torvi disegni, o accusando di 
mangierie e altre basse passioni i suoi contrarli , e meno ancora 
tramando vendette. In una cosa sola lo vediamo d 1 accordo 
collo Squarciafico , cioè nella deposizione di Eminech , come pure 
nelT appostar agguati per averlo nelle mani e liberare il paese 
da quel turbolento agitatore. Non accenna con tutto ciò a modi vili 
e disonesti, non a spada e veleno, o ad altra arte nequitosa e 
indegna a usare anche verso un capitale nemico: mentre, se il 
vero narra la storia contemporanea , ciò avrebbe tentato adope- 
rare lo Squarciafico, e, non riuscitovi, precipitava la rovina della 
colonia, come diremo. 

Secondo massaro della stessa era di quel tempo Francesco 
Fieschi, e di lui non mai parla il Cabella: egli però non scelse 
di stare in silenzio, ma col corriere medesimo inviava una sua 

(') Vedi il documento MCXVIII. 






( H7 ) STORIA 

epistola al Banco, in cui si chiarisce ligio alla opinione del col- 
lega, anziché del console, circa il vescovato armeno ('). Forse 
gli tornava bene favorire gli uomini di borsa, quali erano gli 
amici di Caiares e i fautori del Dercarabet, essendo pur egli ban- 
chiere e ricco proprietario del luogo. 

VI. 

Sulle ali del vento recavansi le predette lettere in Genova al 
Banco, mentre questo accudiva indefesso al benessere della pe- 
nisola taurica, e con sempre nuove istruzioni veniva confortan- 
done i rettori al buon governo. In data 4 marzo trovo una 
lunga risposta dal magnifico Ufficio fatta al console e massari ad 
anteriori loro missive, nella quale si ripetono pressoché tutti 
gli ordini precedentemente trasmessi durante V ultimo biennio ; 
sulla repressione cioè dei brogli e ingiusti contratti, verificatisi 
in ispecie a Cembalo e Soldaia, ad opera di quegli ufficiali verso 
i loro dipendenti : sulla doppia partita dei libri e registri della 
masseria di Caffa: suir uso fatto della ritenuta del tredicesimo 
mese: sulla spesa nella cinta murale, superiore ai sommi cento- 
cinquanta annuali, cui dianzi era stata ristretta : sul divieto d 1 in- 
tervenire a feste e conviti all'indirizzo dei consoli, e a quello 
dei pubblici appaltatori, di prendere parte ai canluchi; e simili 
altri che a titolo di brevità si omettono, per toccare d'alcuni 
pochi di più rilievo e fresca data. Sono, il grosso fallimento di 
Lodisio Fieschi, che raccomandano riesca del minor danno pos- 
sibile ai cointeressati, e la nomina dell 1 ufficio di Moneta e della 
Campagna nelle persone di Filippo Usodimare, Francesco Mon- 
aldo, Giovanni Squarciafico e Melchione Garbarino; lo stesso 
che pocanzi vedemmo aver usurpato con subdole arti il carico 
di segretario della Protettoria delle compere di Caffa al maestro 
Costanzo Sarra. 

(') Vedi il documento MCXIX. 



anno U75 ( U8 ) 

Ma ove s' intrattiene d' avvantaggio lo scritto è sulla costru- 
zione del nuovo castello di Copa, furtivamente innalzato dal 
padrone del luogo, e alla cui erezione era stata da Caffa esportata 
la calce , le pietre e le altre materie prime, contro le regole. Si 
ordina pertanto di dare viva e scaltra opera acche quel forte 
venga distrutto : e a conseguirlo , vedere modo d' ingraziarsi il 
signore di Biberbi e i baroni limitrofi al Copese, od almeno 
uno di essi, e col loro concorso riuscire nell'intento. Ad ogni 
modo poi di procedere e punire severamente chi providde e 
condusse le dette materie , o nell' innalzare il fortino coadiuvò 
di mano o di consiglio il signore di Copa, od anche solo là si 
recò durante 1' assenza del console genovese. 

Nel poscritto al documento dichiarano i Protettori di rispon- 
dere a una parte soltanto delle loro lettere, e mandano il seguito 
ad altro foglio, da consegnarsi al console Giuliano Gentile-Fala- 
monica, qui terrestri itinere ad vos venturus intra paucos dica 
in dei nomine discedet ('), mentre il presente lo trasmettono per- 
via di mare a Scio, con preghiera a Giovanni De-Franchi, po- 
destà dell' isola, di farlo pervenire colla massima prontezza a 
Calla ( a ). 

Lo consegnarono di fatto al Gentile; ed è questo per avven- 
tura 1' ultimo foglio spedito dal nostro Magistrato ai rettori della 
colonia, come certo certo lo è del nostro Codice e dell'archivio 
di s. Giorgio, dove a mezzo periodo venne troncato per mano 
disonesta e rapace, sicché non c'è più concesso di conoscere 
neppure il mese della sua data, che però è senza fallo poste- 
riore all'aprile del corrente anno 4 475. 

In esso ci duole di vedere come il Cabella venga acremente 
rimproverato dal Banco d' essersi lasciato corrompere da doni e 
largizioni , e per di più accusato d' avere, a studio, protratto 
a lungo la controversia armena, dopo ricevuti regali d'ambo le 

(') Vedi il documento MCXXI. 
C) Vedi il documento MCXXII. 



( 449 ) STORIA 

parti. Di qui si scorge che le maligne insinuazioni dello Squar- 
ciando erano anche troppo riuscite a far breccia neir animo dei 
Protettori, ed a scuotere la loro fiducia verso il console calunniato. 

Al riguardo dell' offerta dei duecento ducati avuta da Caiares, 
brusco brusco insistono male essersi condotto col solo rifiutarli: 
che egli doveva, per onore del suo grado, sequestrarli sull'atto, 
rifonderli nella masseria, e il suo autore condannare in altret- 
tanta somma. L'arditezza poi che rinfacciano mancata al Gabella, 
si 1' addimostrarono essi nel comando che segue. Dicono : caso 
che al giungere della presente, la detta causa mantengasi nello 
stadio primitivo d' irresoluzione, entro tre giorni dal suo arrivo 
voi convocate tutti i superiori , capi di chiese e beneficiati armeni, 
residenti in Caffa , sicché uno v' intervenga d' ogni singola co- 
munità, e imponete loro che li lì al vostro cospetto eleggano a 
pluralità di voti un terzo a loro vescovo , il quale sia nativo di 
Caffa, ad esclusione d' ameridue i pretendenti, e il cosi nominato 
fate riconoscere per solo e legittimo prelato. Al patriarca poi 
scrivete che d' ordine nostro tal cosa venne eseguita , e d' accordo 
col vescovo latino adopratevi a che, pel bene della religione e la 
quiete del popolo suo, egli colla sua autorità raffermi e conva- 
lidi 1' avvenuta elezione. 

Mi concederà il lettore che un rimedio cosi arbitrario, e for- 
s' anco prepotente ed illegale, non poteva venir escogitato da 
un subalterno, e può appena condonarsi alla suprema autorità 
d'un paese, in ben pochi e difficilissimi incontri. È però lecito 
domandarsi: sarebbe approdato all'uopo? Ne dubitiamo assai, 
anzi crediamo che avrebbe suscitato in seno a quella comunione 
una guerra ancor più accanita e feroce , accrescendo pur d' un 
terzo il numero dei partiti e dei capi belligeranti. Ma non av- 
venne, perchè il Turco colla sua scimitarra si incaricò di tron- 
care questa con parecchie altre quistioni in corso. 

Un secondo motivo di sorpresa offre il documento in parola. 
L' ufficio di s. Giorgio indignato e cruccioso per le pubbliche 



anno 1475 ( 150 ) 

voci, che correvano per le bocche ili lutti, ri ì corruzione esercitata 
sul Cabella e i due suoi predecessori in carica Lercari e Giusti- 
niani, lette le audaci accuse di tanti, e dello Squarciali™ in 
ispecie, che si offriva paladino invitto e capace a sterpare la mala 
semenza, perplesso sulla verità delle cose, accettò l' offerta spon- 
tanea di Oberto, e lui ed il console futuro, Gentile-Falamonica , 
che muoveva alla volta della Crimea, incaricò di fare minute e 
scrupolose ricerche al proposito, e riferirne tosto; giacche bra- 
mava riscrivere e mandare nuovi e perentorii ordini sulla ma- 
teria , alla non lontana partenza dell' ultimo eletto console di 
Caffa, Galeazzo Levanto ('). 

Se questa disposizione del Banco fosse giunta in tempo al 
destino , penso avrebbe mandato in giolito il cuore perverso 
dello Squarciafìco , il quale si sarebbe issofatto impancato ad 
una feroce e più astiosa guerra al suo antagonista Gabella; ma, 
come Dio volle, naufragò pervia, non essendo arrivato il Gen- 
tile al termine del suo cammino. 

Altre cose di rilievo non contiene la carta , e noi ce ne pas- 
siamo di buon grado, paghi di cogliere dalla serie dei nostri 
documenti solo il più bel fiore di storia. 



VII. 



Si verificò quest' anno una circostanza non prima occorsa negli 
annali di Caffa: due consoli eletti a quasi un anno di distanza 
e tuttaddue rattenuti in Genova, cioè Giuliano Gentile e Ga- 
leazzo Levanto predetti, e dei quali nissuno più dovea occupare la 
carica. Del primo si tardò V invìo alla Tauride, perchè destinato 
ambasciadore all' imperatore dei romani e al re di Polonia per 
affari concernenti il possesso della colonia, e che parti circa il 
maggio del 1475: il secondo dovette neppur muoversi a quella 

(') Vedi il documento MCXXXVI. 



( 151 ) STORIA 

volta. Non avrà viaggiato solo il Gentile, ma con lui si accompa- 
gnarono certo gli ufficiali destinati a coprire i varii impieghi 
della città. Vediamo infatti rimettersi nel corso dei mesi d' aprile 
e marzo ben molte patenti a funzionarli già prima eletti ; quella 
di sotto scrivano unico della curia di Caffa a Bernardo Raggio ('). 
di ministrale a Baldassare Frenante ( a ), di castellano della torre 
di s. Costantino a Girolamo Castagnola ( 3 ), di capitano dei borghi 
a Gianotto fornellini (*); coir ammissione di più cittadini e foresi 
al solito stipendio d' un sommo mensile ( 5 ). Alquanto dopo poi, 
sulla fine d' aprile cioè e nei mesi successivi , alla cauzione e 
promessa di bene esercitare 1' ufficio, fatta dal neo eletto console 
Galeazzo Levante predetto ( 6 ), tennero dietro la consegna di cre- 
denziale di capitano alla porta degli avamborghi a Giacomo De- 
Lorenzi ( 7 ), di console e castellano di Soldaia ai nobili Antonio 
Spinola, surrogato a Melchiorre Gentile dimissionario ( 8 ) e Da- 
miano Chiavari, successo al morto Pierambrogio De-Franch i-Delia 
Torre ( 9 ), del consolato di Tana a Luchino De-Franchi-Pagana, 
in compenso di ereditali diritti invocati ( I0 ), e da ultimo l'in- 
gegnere lucchese Antonio Giaccariti, spedito in qualità di stipen- 
diato alla militare difesa della terra (*'), e altri parecchi alla 
solita paga del sommo mensile ( ,2 ). 

Se, per la testimonianza dei Protettori, ci è noto lo scopo fi- 
nale della ambasceria affidata al console Gentile, che era, come 

(i) Vedi il documento MCXXI11. 
(■) Vedi il documento MCXXIV. 

( 3 ) Vedi il documento MCXXV. 

( 4 ) Vedi il documento MCXXVII. 
(*) Vedi il documento MCXXV1. 
(•) Vedi il documento MCXXX1II. 
(') Vedi il documento MCXXXV. 

( 8 ) Vedi il documento MGXL. 

( 9 ) Vedi i documenti MCXXXIX e MGX1V. 
( 10 J Vedi il documento MCXLII. 

(") Vedi il documento MCXXXVII. 
H Vedi il documento MCXXXIV. 



anno 1475 ( 152 ) 

dicemmo, il benessere di Gaffa, ignorarci d'altro lato i mezzi 
adoprati e i motivi addotti per inchinare alla protezione di lei quei 
due principi. Ci consta invece la spesa prevista pei doni a presen- 
tare, e quella pel viaggio del legato: sommava in tutto a ducati 
cento cinquanta, così ripartiti: cento pel Gentile, e cinquanta 
pei regali, più due pel diritto di cancelleria; quale somma aveasi 
a ricavare in Cada dalla vendita- dell' ufficio della iagataria delle 
erbe ('). Di essa poi venne spedita lettera di cambio al governo 
e agli ufficiali di Moneta di quella città, acciò ne pagassero alla 
scadenza V equivalente valore di sommi settantadue d' argento 
al banchiere Antonio Spinola, od al suo collega Francesco Fie- 
schi ( 2 ). 

Ma furono danari sprecati, perchè quando pure il Gentile ab- 
bastanza sollecito si fosse recato a perorare in quelle corti la 
causa dei possedimenti genovesi della Crimea, e n'ottenesse le più 
liberali promesse di soccorso , non avrebbero tuttavia le combinate 
loro forze fatto a tempo a scongiurare la procella che si adden- 
sava sulF infelice colonia. Il Turco a foggia d' impetuoso turbine 
si scagliò su quei ricchi emporii e fertili pianure, e le mandava 
in soqquadro, molto prima che là pervenisse l'anzidetto console 
Giuliano Gentile. 

Il quale , fra molt' altri decreti del Banco , due speciali ne 
recava, emanati dai Protettori fino dall'esordio della loro ge- 
stione. Ordinavano col secondo di essi, che, essendo cessato il 
motivo per cui varii impieghi dianzi solevansi vendere in Caffa 
per sopperire col loro ricavo alle ingenti spese dell' approviggio- 
namento del miglio e le fortificazioni delle mura; considerato 
come oggidì la città di Gaffa trovavasi fortunatamente in buon 
assetto di viveri e di difesa, dovesse da quel punto cessare la 
detta vendita, non che 1' applicazione del prodotto della ritenuta 
sul tredicesimo mese. Inoltre, quind' innanzi niuno ufficiale avesse 

(') Vedi il documento MCXXIX. 

(') Vedi i documenti MCXXX, MCXXXI e MCXXXII. 



( 153 ) 



STORIA 



a cessare d' impiego, se non che all' arrivo in posto del suo suc- 
cessore ; e in Genova non si consegnassero più patenti di confe- 
rite dignità, se il titolare non prestava innanzi idonea sicurtà 
del pagamento della ritenuta stessa (*). 

Anche più complicato e restrittivo riuscì il primo decreto. 
Con esso concedono sì, una buona volta, l' invocato spartimento 
della rappresaglia fatta su talune merci dei sudditi moscoviti 
staggite in Caffa, a compenso dei danni recati dai loro connazio- 
nali ai mercanti genovesi: ma lasciano chiaro a intendere di farlo 
perché il fatto era compiuto e le merci già sequestrate in parte, 
e in altra parte vendute e versatone il danaro nella masseria. Si 
dividano pur dunque le une e 1' altre, a misura della perdita da 
ciascuno sostenuta, ma air esclusivo patto che i compensati si 
obblighino solennemente e con adeguata cauzione di stare agli 
ordini del Banco, per tutto ciò che in processo di tempo su tal 
riguardo venisse dal medesimo prescritto; fosse anche la com- 
pleta restituzione della somma ( 2 ). 

Lo scioglimento della controversia, per nulla lusinghiero agli 
interessati, non ebbe effetto neir indicata maniera, perché anche 
per essa si presentò a tagliare secco il nodo la formidabile spada 
del Turco. I Protettori componenti l' Ufficio di s. Giorgio di 
quest'anno, e che abbiamo già spesse volte citati, senza prof- 
ferirne i nomi, furono i seguenti: Filippo Camilla, priore, 
Antonio Boccone, Cassano Spinola, Cristoforo Davagna, Am- 
brogio De-Marini, Raffaele Vivaldi, Giovanni De-Franchi-Figone 
e Angelo Chioccia. 

Vili. 

Siamo giunti all' epoca fatale in cui il dovere ci incombe di 
narrare per filo e per segno la deplorevole caduta della nostra 



(') Vedi il documento MCXI11. 
(*) Vedi il documento MCXII. 



anno 1475 ( 154 ) 



diletta colonia; e a ciò fare ne conviene ritrarci alquanto in- 
dietro, affine di prendere le mosse e chiarire gli effetti prepo- 
nendo le cause. 

È provalo dalle relazioni spedite al Banco dal Cablila e dallo 
Squarciando che 1' imperatore Mengli-Kerai si condusse in Calìa 
almeno due volte negli ultimi mesi, dal novembre del 1474 al 
febbraio 1 475, per compiacerne i suoi rettori e cittadini. La prima 
nel tempo in cui Eminech mostravasi tuttavia ben affetto ai ge- 
novesi, e pressavali con incessanti domande e grazie a ottenere, 
col loro mezzo, dal Kan tartaro; la seconda quando colui già 
erasi dato ali 1 insano partito di guerreggiare i nostri, impedendo 
la tratta del grano dalla sua Campagna a Caffa , e componeva 
le prime fila della trama col sultano di Costantinopoli. Vi è 
detto nei documenti che la seconda venuta del Kan fu provocata 
allo scopo di illuminare la falsa opinione eh' erane corsa ovun- 
que di sdegno ed inimicizia insorta fra 1' imperatore ed i go- 
vernanti genovesi, e come questi ordissero insidie, ed agguati 
ponessero per avere nelle loro mani Eminech : del quale con- 
stava loro, per avvisi sicuri, congiurasse col Gran Turco ('). 
Tanto e nulla più vi leggiamo in sul proposito. 

Ora questo laconismo incaglia d' assai il nostro l'acconto che 
vorrebbe procedere sodo e poggiato su fatti autentici, affine di 
chiarire non altro che il vero, ma dolorosamente noi può; e ci 
é forza valerci di testimonianze di persone, le quali, per quanto 
vogliansi supporre veridiche , non devono essere seguite alla 
cieca nelle loro affermazioni , perchè destituite affatto di carattere 
ufficiale. Si sa che nelle grandi catastrofi il popolo va in molte 
ed opposte sentenze, e per non conoscere le vere cagioni e le 
secrete origini degli eventi , è tratto bene spesso a giudicare e 
dire male dei governanti , soventi volte più infelici o deboli che 
non colpevoli. 



(') Vedi i documenti MCIV, MCXV1! e MCXVI1I. 



( 155 ) STORIA 

Nel caso nostro poi è doppiamente a dolere che della brutta 
pagina storicaj di cui siamo per trattare, niuno genovese scrittore 
sincrono , od almeno a queir età molto vicino , abbia tenuto 
discorso, e riferito le lugubri circostanze che in Genova, non é 
a dubitare, saranno state note a breve per bocca dei non pochi 
scampati alla schiavitù ed alla morte; e che dobbiamo quindi 
starcene paghi a quanto ne narra il solo Giustiniani, autore per 
altro stimabile e sincero, dietro relazione d'un uomo, mal 
pratico forse di negozii politici, giovane a quel tempo, ('), sog- 
getto perciò ad apprezzamenti mal fondati e ad erronee asserzioni. 

Sta vero però che al racconto del nostro annalista corrisponde 
nei sommi capi anche il narrato nella sua Cronaca dal fioren- 
tino Benedetto Dei , autore coevo e quasi testimonio di veduta. 
Ed è sulla scorta d' amendue che ci facciamo a descrivere gli 
ultimi fatti; secondo i quali l 1 ambizione di una donna tartara, 
e la ingorda sete dell 1 oro d 1 alcuni ufficiali liguri avrebbero con- 
dotto ad irreparabile perdita la bella colonia, in causa della 
contrastata investitura del capitaneato della Campagna. 

A facilitare 1' intelligenza del lettore ripeteremo qui che un 
dignitario tartaro aveva la sua sede in Caffa per esercitarvi la giu- 
risdizione sui nazionali che abitavano nel territorio genovese, o 
temporaneamente in esso dimoravano. Siccome poi questi tartari 
soggiornavano per lo più nei vicini e circostanti villaggi , così 
questo grande ufficiale chiamavasi Capitano della Campagna; e 
la sua istituzione datava già da secoli ( a ). Il Kan della Crimea 
lo eleggeva, intendendosi sulla persona col console di Caffa, i 
suoi massari e l'ufficio di Campagna composto di quattro geno- 
vesi; il quale era appunto istituito per vegliare sugli interessi 

(') Poteva avere all'epoca della caduta di Caffa circa 20 anni, se nel 1535 
in cui il Giustiniani scrisse i suoi Annali , egli era poco più che ottuagenario. 
Ora a 20 anni un popolano d' allora poco sapeva davvero di affari politici. 

(*) A tacer d' altri è citato nel trattato del 1380. — Vedi Olivieri, Carte e 
Cronache ecc. pag. 73-74. 



anno 1475 ( 156 ) 

della popolazione, mista di genovesi, orientali e tartari, sparsa nei 
dintorni della metropoli taurica , e deffinire le contese che per 
titolo di commercio od altro vi insorgessero. 

Lo dissi poco sopra, ma non è ben certo se Eminech, fratello 
a Manoach, siagli successo nel capitaneato suddetto per testamen- 
taria disposizione del defunto, ovvero per diritto ereditario, 
giusta T ordine stabilito nelle corti d'Oriente, ove non il figlio 
eredita il trono dal padre , ma sì il più anziano d' età nella 
famiglia ('). Da un documento dell' anno corrente ( 2 ) sembra 
anzi risultare che V elevazione sua al principato fosse dovuta in 
tutto al solo voto ed alla efficace volontà dei magistrati calTesi , 
cui con qualche ritrosia si arrese in fine l' imperatore tartaro . 
il quale di Eminech avea concepito men buono concetto. Ghec- 
chennessia noi Io vedemmo già eletto e collocato in seggio 
nel 1472 godendone il pacifico possesso ( 3 ). Le sue impronti- 
tudini verso P imperatore e il governo caffese sono descritte in 
più lettere, specie in quella del Cabella in data 14 settembre 
1474 ( 4 ), e il non avere conseguito verun buon frutto da esse, 
gli fu per avventura gagliardo stimolo , irrequieto uomo quale 
era, a rompere l'aspra guerra che poi mosse a lui e al massaro 
Squarciafico. 

Ma prima egli venne in Gaffa, e trattava all' amichevole con 
Mengli-Kerai ed i nostri; quando il suddetto Squarciafico, già 



(') È noto che, secondo le regole oggidì ancora in vigore in molti paesi di 
Oriente, il diritto di successione al trono o signoria qualunque, appartiene non 
al figlio ma al membro più vecchio della famiglia. Giusta tale norma sembra 
che Karai-Mirza fosse anch' egli fratello a Mamach, se dovea succedere ad Emi- 
nech, privandone Seitach. 

( 5 ) Vedi il documento MCXVIII. 

( s ) La lettera del Banco sotto il documento MLXXII, che è risposta ad altra 
del corpo consolare di Caffa del 6 marzo 1473, parla di Eminech come capi- 
tano della Campagna già eletto e riconosciuto di fresco : dunque del 4 472 o al 
più tardi nei primi due mesi del 1473. Vedi sopra a pag. 56 e 57. 

{') Vedi il documento MCIV. 



( ^57 ) 



STORIA 



guadagnato, come si disse, dall'oro della madre di Seitach, in 
un convito datogli gli propinò il veleno. Eminech aveva in città 
degli amici e molti fra i genovesi: suo intimo poi era quel- 
l'Andrea Fatinanti, di cui è già stata fatta menzione. Ora costui 
od altri ne lo rese avvertito , e il tartaro nulla vi gustò , ma 
ratto sen fuggì a nascondersi nella sua Campagna. Poteva certo 
dai congiurati essere morto di spada, ma probabilmente loro 
falli l'animo o l'occasione, ovvero dagli aderenti suoi ei fu pro- 
tetto e difeso, od anche per certe considerazioni si volle evitare 
1' aperto omicidio ('). 

Dal Cabella, non che dallo Squarciafico, è tacciato nelle loro 
missive di tradimento e di congiura col Turco alla distruzione 
di Caffa: ed io lo voglio ritenere per vero. Ma è lecito doman- 
darsi: se prima o dopo il tentativo di veleno per opera del ge- 
novese. Se egli fu prima tradito che traditore, segno evidente è 
che lo Squarciafico cercò spegnere Eminech per riporre in seggio 
Seitach, e buscarsi i due mila fiorini convenuti ; se Eminech fu 
primo a congiurare, a lui solo dovremmo riferire la caduta di 
Caffa, ma avrebbe ad ogni modo adusato iniquo mezzo lo 
Squarciafico per toglierlo dalla faccia del mondo. 

Quando si vide in salvo , Eminech cominciò a dare briga a 
Caffa col privarla degli alimenti che in larga copia la città ri- 
traeva dalla vicina Campagna , ricca di biade e armenti : e fu 
tale la carestia che per poco non la oppresse per fame. Ma egli 
non aspirava a dominarla , bensì a sfogar la sua collera : e a me- 
glio riuscire nell'intento, è al tutto credibile che allora allora, 
se non prima, s'indettasse col Turco, e gli colorisse come facile 
e vantaggiosa 1' impresa; di che fatti consapevoli il console e i 
massari di Caffa gli tendessero insidie, adoprandosi a cacciarlo 
di seggio e privarlo di vita. 



(') L' anonimo toscano I' attribuisce invece a discordia che era tra i caffesi 
e gli ufficiali genovesi. Vedi il documento MCXLIV. 



anno 1475 ( 158 ) 

« A quell'uopo facevano venire Seitach in Caffa dalle parti della 
grand' Orda tartara ov' erasi rifuggiato , e scrivevano all' impe- 
ratore esortandolo non solo a deporre d' ufficio il testardo capi- 
tano, ma a cercare modo di ucciderlo come traditore e ribelle 
all' impero. Mengli-Kerai obbligato ai genovesi suoi alleati , mo- 
stravasi disposto a contentarli: e rispose darebbe opera anch' egli 
all' uccisione di Eminech, poiché stimavano con questo solo mezzo 
potersi salvare la città. Senonchè, notava che quantunque fos- 
sesi estinto il loro nemico, malagevole cosa essere poi il porre 
in signoria il loro protetto Seitach, vivendo Karai-Mirza, cui di 
giusta ragione apparteneva la successione ('), ed aveva anche 
per se le forze e gli aiuti d' un suo cognato sultano, a nome 
Haidar , uomo potentissimo e dei principali della Campagna ; sic- 
ché ardua cosa non solo , ma pericolosissima impresa era la pro- 
mozione di Seitach. 

» I governanti di Caffa le ammonizioni saggie dell'impera- 
tore ponevano in non cale, moltiplicavano lettere ed istanze, 
mandavano ambasciadori , volevano uscirne vittoriosi colle mani 
contaminate e l'infamia sul viso: rappresentavano uccidesse 
Eminech , e qualunque meglio gli fosse talentato vi ponesse po- 
scia in sua vece. E l' imperatore scriveva al sultano Haidar ed 
a Karai-Mirza facessero opera si estinguesse Eminech: ciò seguilo, 
prometteva con giuramento avrebbe il secondo di essi la signoria. 
Infatti messisi costoro sulle peste di Eminech , tutto adoprarono 
per farlo cadere nelle loro mani. Ma quegli subodorata la trama, 
involavasi la seconda volta al pericolo, abbandonando il governo 
e il principato della Campagna ». — E dovè fuggire lontano 
assai, o tenersi molto bene celato, poiché lo Squarciando nella 
sua relazione al Banco non sa imaginare ove mai siasi ap- 



(') Di qui si deduce anche meglio che Karai-Mirza era parente e forse fra- 
tei minore di Eminech , se gli toccava dopo di lui la successione. Niuno, ch'io 
mi sappia , ciliari questo punto di stretta parentela. 






( 459 ) STORTA 

piattato, e solo conghiettura i luoghi e i paesi, ai quali sti- 
mava essergli dovuto impedire l'accesso; cioè la Valachia e la 
Russia (*). 

» Allora richiedevano Mengli-Kerai potesse il secondo di essi 
succedergli ; ed egli accogliendo la domanda , ripeteva la pro- 
messa, dicendo loro: Noi andremo a Caffa, dove si ha a cele- 
brare la solennità della elezione di questo principato , ed ivi io 
vi atterrò il giuramento. 

» Cavalcavano , recavansi in Caffa : ma in questa i due 
Karai-Mirza e Haidar negavano di entrare se prima non veniano 
fatti certi della volontà dei reggitori ed offiziali di quella città. 
Questi opponevansi, allegando avere promesso la signoria della 
Campagna a Seitach, ridottolo a recarsi in Caffa perciò; non 
essere onesto mancargli di tanta lusinga. L' imperatore infra 
due diviso pendeva: quinci avrebbe voluto andar a sangue ai 
maestrati caffesi, quindi attenere la promessa a Karai-Mirza; 
Mostrava ai primi la lettera che aveangli scritto, dov'era detto 
che lasciavano in sua balia di conferire il governo della Cam- 
pagna cui meglio volesse, s'egli estingueva Eminech, ma quegli 
rispondevano con artifizioso sofisma: Eminech non essere né 
estinto né prigione, ma vivo e libero; per conseguente non po- 
tere osservarsi le condizioni della lettera. L'imperatore tra 1' uno 
e T altro partito seguiva a tenzonare, quando Oberto Squarcia- 
li co, che più oltracotato ed impudente mostravasi d'ogni altro, 
saltava su a dire: tu devi fare ogni piacere nostro nomi- 
nando Seitach, o noi mandiamo liberi i tuoi fratelli che per 
tua sicurezza sosteniamo prigioni in Soldaia: decidi. E si 
tacque. Mengli-Kerai fremeva indignato all' esosa minaccia, ma 
pur sentiva quali pericolosi effetti ne sarebbero al suo regno tor- 
nali, se mal suo grado non s'arrendeva loro: rispose, gli avrebbe 
accontentati: e tosto nel pubblico palazzo di Caffa, con volontà 

(') Vedi il documento MCXVII. 



anno 1475 ( 160 ) 

e consentimento dei corrotti ufficiali faceasi 1' elezione di Seitach 
in signore della Campagna. 

» Karai-Mirza e Haidar sultano parlivansi sdegnati dall' impe- 
ratore, mandavano per Eminech, con cui riunivansi: e fatta una 
ragunata di baroni e di altri principali personaggi tartari, occu- 
pavano tutta la Campagna in loro favore , tennero Caffa assediata. 
Né parendo questo bastante — che di per se non sarebbero 
riusciti a signoreggiarla — fatalissimo consiglio prendevano , 
spedivano addi 23 febbraio del 1 475 uno schiavo a Maometto II 
in un naviglio ('), invitavano all' acquisto di Caffa e delle altre 
terre che i genovesi possedevano neir impero di Tartaria, agevo- 
lavangli il fatto, promettevangli vittoria. Maometto dava facile 
ascolto a questi inviti, e comechè avesse in pronto un' armata 
di quattrocento ottantadue vele, destinate per V isola Candia e 
per le parti della Grecia inferiore, facea mutar viaggio ad essa 
e navigare invece verso Caffa ( 2 ) ». 

Delle molte cose nel precedente racconto affermate nulla tra- 
spare nei nostri documenti, se non la chiamata e dimora di 
Seitach in Caffa e la successiva sua elezione al principato , dalla 
quale riferisce il Cabella avere preso non poca letizia la grande 
maggioranza dei colonisti ( 3 ). Sebbene poi siavi detto che anche 
il console a cotai intrighi si prestasse, risulta chiaro che la pre- 
cipua parte se 1' assunse lo Squarciafìco coir imporre con si 



( 1 ) La data del 23 febbraio è accertata dalla lettera dell' anonimo toscano, 
il quale dice che non uno schiavo sarebbe stato spedilo da Eminech a Mao- 
metto, ma si costui mandò un suo ambasciadore ad Eminech per intendersela 
con lui. Forse lo schiavo era stato , come penso io , spedito già avanti dal tar- 
taro: e I' ambasciadore avea in mandato di esplorare le probabilità della lega 
e della progettata impresa , e venne in Caffa sotto scusa di domandar garzoni 
fuggiti di Trebisonda , ma in realtà per aver parlamento con Eminech, come 
ben dice il documento MCXLIV. 

( J ) Canale: Della Crimea.... Commentarli storici , V. 2, pag. \i\ e seg. 

( s ) Vedi il documento MCXVill. Ciò non consuona affatto col riferito da altri 
che asseriscono aver avuto Seitach contrario a sé quasi tutti i tartari. 



( Ibi ) STORIA 

ardito cipiglio la sua volontà all' imperatore tentennante. Questo 
atto meglio sarebbe convenuto al console , se nella solenne circo- 
stanza e davanti al pubblico consesso egli avesse agito , come gli 
spettava, da supremo magistrato della terra. 

Ora, non pare evidente da ciò, che il Cabella o non v' interve- 
nisse affatto, o siavi stato trascinato dalla corrente dei congiurati , 
più che dal volere proprio, a favorire i loro brutti maneggi? Forse 
anco, in buona fede, egli credè migliore principe Seitach e alla for- 
tuna di Caffa più vantaggioso del turbolento Eminech, e però, in- 
conscio della trama, lo sostenne e coadiuvò. D' altro lato, come 
sarebbe egli entrato a parte dell' intrigo collo Squarciafico, suo 
avversario, e più con Nicolò Torriglia, contro cui con tanta vivezza 
di sdegno si scagliava nella precitata sua lettera al Banco ? 1 con- 
giurati se noi sono, si fingono almeno amici, e a tempo danno mora 
ai loro dispetti e rancori per riuscire nel comune intento 1 E qui 
invece fu lotta viva e ardente fra i membri del governo, come 
lo attesta la Cronaca di Benedetto Dei, là ove è detto : « Mai 
non è stato rimedio che abbino voluto prendere partito , e sono 
stati in questo garbuglio fino alla venuta dell' armata » . 

Per noi adunque sta ancora sempre il buon console non avere 
di certa scienza appoggiato il supposto tradimento degli ufficiali 
nel tristo affare del Pietrarossa e della vanitosa madre di Seitach; 
giacché il fatto non risulta da veruna fonte autentica o attendi- 
bile relazione; e la riferita dall'annalista Giustiniani accenna solo 
in comune ai rettori di Caffa, e nomina segnatamente lo Squar- 
ciafico; il quale ne fu poi anche con più barbara crudeltà 
punito dal trionfatore tiranno. Ma continuiamoci nella storia. 



IX. 



La notizia dell'apprestamento navale e copiosa armata raccolta 
da Maometto, che il Cabella nella sua lettera del 12 febbraio 
affermava di conoscere, ma tenere a bello studio celata all' im- 

Società Ligure St. Patria- Voi. VII. P. II. 11 



anno 1475 ( 162 ) 

peratore Mengli Kerai('), venne a cognizione del pubblico sui 
primi di marzo del 1475, e punto non dubito che il console, 
i massari e i notabili di Calta non abbiano disposto a dovere una 
gagliarda difesa. La Cronaca suddetta pure l'ammette. « Comin- 
ciando da quel giorno (1 1 marzo) fino al di che la giunse , 
continuamente non si mancò di far provvisione e ripari ai muri, 
ai fossi e apparecchiare artiglierie; ma, soggiunge, faceasi muro 
senza fondamento e senza calcina, perchè la fortezza della città, 
che era la Campagna, essa si teneva in discordia, e ogni ili 
caffesi e tartari combattevano assieme: e questi ne tenevano 
assediati sì che non si poteva pur uscire dalle porte, e ogni dì 
davano guasto alle vigne ed alle possessioni ». I baroni stessi 
coalizzati al danno di Caffa , stanchi dal lungo assedio e timorosi 
della potenza del Turco , sembra facessero pratiche coi nostri per 
venire a patti : « perchè loro ancora stavano con gran danno e 
turbamento», ma invano; perchè « mai quei traditori che go- 
vernavano la terra volsero prendere accordo, per essere divisi; 
che una parte manteneva Eminech e l' altra parte manteneva 
Seitach. A tale modo, conchiude l'anonimo, li aveva il diavolo 
acciecati, che sentendosi venire l'armata del Turco addosso, non 
fu mai verso potessero concordare insieme al ben comune » . 

Con tanta discrepanza di pensieri e volontà negli abitanti, quale 
maraviglia che ogni partito penetrasse gli occulti intendimenti 
dell'altro, e ne ritardasse od inceppasse i lavori di riparo? « Se 
ciò non era, e la Campagna fosse stata in pace, ripiglia colui, per 
quante armate avesse Maometto condotte sotto le mura della città, 
mai, ti giuro, l'avrebbe soggiogata e vinta ». Difatto essa era mu- 
nitissima e forte così, che i Protettori da alcuni anni aveano 
vietato spendervi nelle opere di rincalzo più di cento cinquanta 
sommi annui, e punito fin anco i trasgressori del loro divieto. 

Riuscite inutili le trattative di pace fra i caffesi e i tartari , 

O Vedi i documenti MCXVIII e MCXLIV. 






( 163 ) STOMA 

questi si dettero a un più duro assedio della terra, entro la quale 
eransi nel frattempo ridotti , come in più sicuro luogo , l' im- 
peratore Mengli e il suo capitano Seitach, abbandonati per ma- 
neggi degli avversarii dalla maggior parte dei loro aderenti. Non 
tutti però, che il Kan nel lasciare la sua residenza di Chercher 
o Batschi-Serai , fu seguito da ben mille cinquecento cavalieri, e 
un bel manipolo di soldati v' introdusse altresì il comandante 
Seitach. Con questi aiuti, sebbene Eminech ingrossasse di molta 
gente il suo campo, e gran molestia inferisse alla città, la di- 
fesa procedeva gagliardamente. 

Era il di ultimo di maggio (infaustissimo giorno!) ed una in- 
certa voce spandevasi come lampo su per le bocche dei coster- 
nati colonisti, vedersi da lungi uno stuolo di vele, che caute e 
sospettose muovevano sull' infido elemento per la loro volta. T 
cuori dei miseri presagivano disgrazie . e disgrazia fu , la mas- 
sima di tutte, per quelle mal capitate genti. Sul tramonto lente 
lente s' appressarono le navi , e una di esse più veloce nel corso , 
preso lingua coi tartari, segnava all' altre il luogo d' approdo in 
Possidimia, non più lontano da Caffa che sette miglia, dove sa- 
puto meglio dello stretto assedio in che tenevasi la città , le 
ciurme e il loro condottiere Achmet-Giedick (o Chedùch) bascià 
s' inanimirono a ben augurare di completa vittoria. 

Il mattino seguente, I giugno, senza mora mise pie in terra in 
vicinanza alla chiesa di s. Maria Assunta, verso Fora di terza. .Com- 
ponevano la flotta duecento otto galee ben equipaggiate, quattro 
galeazze grosse, fuste, palandre, e legni molti di vario calibro, 
in tutto da cinquecento vele in più: gli armati in proporzione, 
e tra essi mille circa cavalli. Gli assediali compresi da terrore 
vedevano costernati dall' alto degli spaldi il lavorìo dello sbarco, 
l'appostamento delle artiglierie, e, tenuti in rispetto dal tartaro 
che bloccava le porte, invano davansi a sperare nella solidità delle 
mura. Convien dire che le forze di questi tartari fossero numerose 
e potenti davvero, per capire come non abbiano i caffesi tentato, 



anno 1475 ( 164 ) 

neppur con una sola sortita, di disturbare i lavori d'approccio 
dell' invasore nemico. Con ciò solo possiamo spiegarci la loro 
inerzia e il completo abbandono in mano al tristo loro destino. 

Il giorno 2 continuò lo sbarco delle artiglierie maggiori: quat- 
tordici bocche di bombarde, di cui ognuna aveva due o più can- 
noni, e postatine quattro alla porta di Caiadore, tre a quella di 
s. Teodoro, tre a quella di s. Giorgio, e quattro altre ancora, pre- 
sero a trarre contro la città ed entro le case con tanto impeto , 
fragore e frequenza di colpi da oscurarne il sole, fare tremare la 
terra e impaurire senza fine il popolo, non avvezzo a simil ge- 
nere di guerra: insomma a batterle in cosi formidabile guisa 
e strana ferocia , che il di 4 già tutte le antiche muraglie e 
le loro porte, ossia il primo cerchio di fortificazione era a terra 
gittato. Allora metteansi alle mine, affine di percuotere le nuove 
mura od il cerchio secondo, più solido delP altro. « Gli abitanti 
veduto così fiero assalto, tanta copia d'artiglieri, i tartari uniti 
ai turchi, rimanevano da profondo terrore soprappresi e già pa- 
ventavano F orribile fine cui andavano incontro. Il giorno sesto 
di giugno il console con gli altri spediva due ambasciadori , 
Sisto Centurione e Battista Allegro , al gran Visir e bascià 
Achmet, rimettevagli le chiavi della città, ma egli non volle ac- 
cettarle e negava discendere ad ogni onesta condizione , dicendo 
sempre: difendetevi, difendetevi. 

« Queste ingiuriose parole facevano ancora tanta forza in 
quegli animi che si risolvevano all'onorato proposito di più ga- 
gliarda difesa, e ben due mesi e diciotto di difendevansi ancora; 
e più forse sarebbonsi difesi se non era il tradimento di Seitach, 
colui appunto pel quale tanto flagello eransi attirato sul capo. 
Egli aveva in custodia una porta della città , e per danari vi 
mise dentro i Turchi; sicché questi con terribile impeto innon- 
darono 1' infelicissima Caffa (*) » . 

O Canale: Delhi Crimea ecc., V. 2, pag. 144. 



( 165 ) STORIA 

Così il Canale: ma la seconda parte del suo racconto, quella 
che fa differire di mesi due e giorni diciotto la resa di Caffa, e 
segnalerebbe negli animi dei caffesi un ultimo tratto almeno di 
generoso ardire patrio, non che il tradimento di Seitach , egli la 
deriva non da altra fonte che dalla Cronaca di Benedetto 
Dei, mentre non troviamo di ciò traccia alcuna in altri scrittori 
nostrani ed esteri , e gli contraddice apertamente il testo del- 
l' anonimo toscano eh' egli riporta nell 1 appendice al suo terzo vo- 
lume. Questi, in conformità al racconto del nostro Annalista, dopo 
la finzione del Bascià di non accettare le chiavi, e la derisoria spinta 
a difendersi, chiaro manifesta d'averle poscia accettate colui, e 
« quel dì medesimo mandato un suo messo , al quale (dice per 
ironia) il valente console ed i valorosi compagni consegnarono 
il palazzo e la sedia consolare » . Per contro siamo meno ritrosi 
a prestar credenza air altra versione, che afferma qualmente i 
magistrati venissero costretti alla capitolazione dal popolo impau- 
rito ed eccitato , e sulla speranza di migliore trattamento. 

Imperocché, se ciò non fosse, ne riesce oltremodo duro l'in- 
tendere il come una così grande e popolosa città, provvista di 
forte cinta murale, con propugnacoli, torri e baluardi ottima- 
mente forniti di mezzi di difesa , con un presidio abbondante 
di soldati , bombardieri e combattenti , fra caffesi , forastieri e 
tartari, abbia potuto con tanta viltà e prontezza, e senza op- 
porre resistenza, cedere al primo assalto del truce e più sfidalo 
suo nemico ! Laddove il tutto colla maggiore facilità si spiega , 
ammettendo la rivolta della truppa o la sollevazione del popolo, 
sobillato dall' uno dei partiti in che era miseramente divisa la 
sventurata colonia. 

E in questa opinione ne induce e consolida 1' autorità di due 
scrittori coevi, uno sarzanese e fiorentino l' altro , i quali scris- 
sero del miserando caso alcuni brevi particolari. È il primo il 
cavaliere gerosolimitano Laudivio De Nobili, il quale con la mas- 
sima chiarezza cosi si esprime. Pars civium ab obsidione libe- 



anno 1475 ( 166 ) 

rari apud magislratus suos flagilabat: reelamanlibus iilis , se- 
dilio orta est : itaque oppidani , proditionc facta , se se inox hosti 
dediderunt (*). Che vuoisi di più evidente a conoscere la cagione 
della fatale caduta di Gaffa? La plelre ingannata da pochi e inte- 
ressati traditori tumulto armata mano e richiese la resa della 
piazza: il console e il suo governo sdegnosi la respinsero, ed 
essa sforzandone la mano, con un tradimento ve li obbligò. 

Resta a saperne il modo , e*a ciò provvede opportunamente 
la seconda autorità succitata, quella del fiorentino scrittore. Esso 
narra come otto cittadini di Calfa andassero (o meglio, a parere 
nostro, inviassero loro adepti) alla corte di Costantinopoli , ad 
offrire al Gran Turco la terra, all'avara condizione della quarta 
parte del grasso bottino a farsi. Convenivano, che Tarmata si 
presentasse formidabile e potente, come lo fu, per inorpellare 
T inganno : giunta alla sprovvista, essi darebbero opera a fare 
domandare una tregua, durante la quale, fingendo soverchio 
timore , il popolo commosso mercé le loro arti e suggestioni , 
a mezzo di una sedizione costringerebbe, loro malgrado, i 
rettori della metropoli ad arrendersi ( 2 ). È la pura storia del 
fatto, ordita, preparata e scritta anche prima che avvenisse. 

Chi siano stati gli otto cittadini di Caffa , noi dice V autore : 
ma vedremo più tardi che armeni, e forse forse — se pur lice 
in cosa tanto obbrobriosa e turpe avventurare una ardita con- 
ghiettura — , quivi era il dito di Caiares e suoi fautori. Ma non 
ebbero a gloriarsene: colsero anzi amaro frutto dalla grama se- 
menza. Poiché lorquando, dopo l'eccidio della patria, presenta- 
ronsi al comandante turco a richiederlo della fatta promessa , 
la risposta fu il taglio della loro testa e il sequestro di tutti i 
loro beni. Degno premio di abbominevole delitto, che ci fa 
esclamare : talvolta la giustizia turca medesima a qualche cosa 
approda 1 

(') Vedi il documento MCXL1II. 
(*) Vedi il documento MCXI/VII. 



. 



( 167 ) STORIA 

L' anonimo toscano invece, narra la cosa molto ditersamente 
e con nere tinte d' infamia, a carico di taluni influenti genovesi. 
Secondo lui , non due soli , il Sisto Centurione e Battista Allegro 
predetti, ma con essi pure i noti Giuliano Fieschi e Gregorio 
Rosso, sarebbono andati commissarii al comandante turco per 
intendere i patti della resa ; dove premurosi più dei loro privati 
interessi che del bene generale dei nazionali e della patria, gli 
avrebbero poco meno che venduti , per salvare le loro robe. 
« Che patti, esso dice, che parlamento costoro si avessino insieme, 
non si è potuto intendere chiaro : salvo che hanno affrancato se 
stessi e loro case, e a noi altri dettero fraudolen temente ad in- 
tendere avere ottenuto dal Bastia che le persone e l'avere di 
ciascuno fossero salvi — e con questo inganno dettono la terra 
senza conferire col popolo , né aspettare i patti ; mentre avevano 
tre giorni a consultare, essi dentro due ore resero la terra. 
Tanto che la più parte dei terrieri trovavasi ancora alle porte 
combattendo , che già le bandiere dei turchi erano messe sulle 
porte di s. Giorgio e di s. Teodoro: aggiungendo così al grave 
danno una più vituperosa viltà e nefando obbrobrio » . 

Per onore del nome ligure vogliamo attribuire tai voci al mal 
celato rancore e dispetto contro i genovesi che traspira da lutto 
lo scritto del nostro autore ( 1 ). Anzi, ritorcendo l'argomento, ne 
pare che questa subitanea irruzione dei soldati turchi in Caffa , e 
1' improvviso izzare della loro bandiera su due sole porte, in 
quella che sugli spaldi e le altre mura vicine ancor si combat- 
teva dai genovesi , è una prova, a nostro avviso, che il tradi- 
mento di Seitach ebbe luogo davvero, e comprato dall' oro del 

(') Parlando dei genovesi e dei rettori di Caffa esso sempre li qualifica tra- 
ditori; non accenna punto alle dissenzioni degli altri popoli greci e armeni che 
erano in mollo maggiore numero alla città : non alla sollevazione della plebe 
e al tradimento di Seitach che pur doveangli essere noti. L' astio dovè fargli 
velo all'intelletto, e la penna gli si prestò fedele ministra del cuore. Se era 
un mercante pisano, come sospetta il Canale, la cosa si spiega anche più fa- 
cilmente. 



anno U75 ( 168 ) 

Bascià consegnò egli effettivamente in mano del nemico la porta 
datagli a custodire e difendere, e lo introdusse di celato nella 
terra. Cosi con una vilissima defezione gratificava quel tartaro 
il vivo impegno dei nostri in sollevarlo alla signoria! 



X. 



Caduta Caffa sotto il ferro ottomano, gli abitanti suoi coi loro 
averi e famiglie trovaronsi alla mercè del feroce conquistatore. 
Vediamo il come adoprasse la vittoria: certo da turco e fedele 
segugio del barbaro suo principe, vale a dire, colla scaltrezza e 
la mala fede che gli erano proprie, affine di assicurarsi il maggior 
bottino possibile. Cominciò dagli stranieri, e verso di essi tenne 
la via più spiccia: Valachi, Poloni, Russi, Giorgiani, Cher- 
chessi, Zichi e ogn' altra nazione fuori che latini, furono dap- 
prima privati dei loro beni, pel valore di meglio che ducento 
cinquanta mila ducali : e poi essi stessi in parte venduti come 
schiavi , in parte caricati di catene. Ciò nei di 7 e 8 del mese. 

Ma il 9 e IO, i restanti abitatori di Calìa, Latini, Armeni, Greci 
ed Ebrei dovettero rendere esatto conto delle loro famiglie' e fa- 
coltà per potere stabilire, come dicevasi , il testatico, quale fu 
poi veramente imposto nei prossimi giorni. A tale elì'etto si in- 
terrogò ciascuno , oltre la condizione sua , di che luogo fosse , 
che mestier facesse, quanto tempo era nella terra e da che luogo 
venuto, s'egli era ammogliato, e simili: la quale cosa mise un 
grande sospetto negli animi, massime dei poveri, dubitando essi 
non li facesse morire, couT era accaduto in altri paesi: e perciò 
ogni uomo s'ingegnava dare in nota una qualche condizione per 
mostrarsi mercante, e scampare la vita. Gli abbienti poi furono 
costretti a palesare i loro ori, argenti lavorati, le gioie, ed ogni 
sostanza che si trovavano di possedere, tanto in città come fuor 
di essa, nei confini di tutto il mar Maggiore. 

E fino a qui tutto il danno riducendosi alla roba e danari. 



( 169 ) STORIA 

era ancor sopportabile : quando idi \ 2 e 13 seguenti un fiero 
ordine emanossi che , pena il capo , si dovessero presentare i 
figli e le figliuole tutte dai sette ai venti anni. Da questa rassegna 
poi della gioventù d' ambo i sessi , e fra scene strazianti furono 
condotti via come schiavi ben mille cinquecento individui , se- 
condo altra notizia tre mila , e secondo una terza fino a cinque 
mila di ragazzi soltanto Q). Di molte giovani eh' erano maritate 
prese il marito con la moglie , ad alcune altre tolse i mariti senza 
le mogli o le mogli senza il marito , secondo che la sua mala 
ventura gli aveva dato aspetto più vistoso o manco di età. 

Fu uno spettacolo da straziare le viscere d" una belva, non che 
del cuore umano. « Quali stridori, esclama qui l'anonimo che se- 
guitiamo, quali strepiti si udì mai da comparare con questi , quale 
battere di palme , quale stracciarsi di capelli e di carni ! Tale, 
soffrire d' aver tagliata la lesta per non manifestare i figliuoli, 
tale altro morire appeso per le braccia , o per lo smisurato dolore 
impazzire e andare di e notte lattrando per le pubbliche vie! Quanti 
e quante cadere tramortiti abbracciati al collo dei teneri figli; 
che non so qual infernale cerbero non si fosse mosso a pietà di 
tanti mali. Certo, ancor oggi non mei rammento mai che non 
mi bagni il petto d' amatissime lacrime. Dove vidi un' altra 
crudeltà, che a molte giovani donne, le quali avevano bambini a 
petto di otto giorni, d'un mese e d' un anno, levarglisi gli 
innocenti pargoli dal braccio , gittaiii sdegnosamente in terra, di 
chi erano se li pigliassero, e le loro madri mandare prigioni 
in galea a schiantar di crepacuore e dolore ». 

Ogni sorgere d'aurora recava nuova mestizia e fiero tormento. 
Dopo avere in antecedenza costretto i possessori di schiavi , 
maschi e femmine, a denunziarli e cedere, come il Bascià diceva, 
al suo Signore: alquanto dopo chiamò nuovamente a sé i pa- 
droni dei suddetti , e pretessendo non poter essi farne senza, li 

(') L'anonimo toscano dice solo tre mila maschi e 450 circa fanciulle: ma 
il testo del Malipiero conta da 5 mila garzoni. 



anno 1475 ( 170 ) 

obbligò a ricomprarli a più caro prezzo, alla frivola condizione 
eh' eglino restassero liberi in capo a sei anni. Col quale arti- 
fizio impinguò di tanto la sua borsa: e in cambio dichiarò ri- 
caduti in ischiavitù i mancipati in libertà da dieci anni in- 
dietro ( 4 ). 

Pareva che il gran Visir finalmente fosse pago. Ma appena 
gli abitanti avevano, dietro suo ordine, incominciato ad attendere 
ai loro affari , riaprire le botteghe e i negozii, vendere e com- 
merciare come prima , e ógn' uomo stava per ripigliare fiato , 
che fu dal 17 giugno in poi, all' imprevvista e fuor d'ogni 
aspettazione venne proclamato il duro comando di dovere ogni 
abitante , sotto pena di morte , pagare in contanti , entro tre 
giorni , la metà delle sostanze cui avea dichiarato di possedere. 
Molti che ciò non potevano fare, malgrado la migliore volontà, 
furono tormentati con ogni sorta di martini : « sicché, ripiglia 
T anonimo , in altri luoghi e casi consimili furon visti gli uo- 
mini nascondere e sotterrare il loro avere, e da noi, se stato 
fosse possibile , si sarebbero tratto il sangue e vendutolo per 
salvare la testa l Né dal numero degli altri non mi escludo io , 
che per trovarmi il mio incettato , non potei sì presto dar rica- 
pito al compimento della moneta eh' io dovea pagare , eh' io 
fui legato e messo al martirio ; e se Bartolomeo Liopardi non 
si trovava a sopravvenire , il quale stette per me sostenuto fin 
eh' io andassi a dare ricapito , non mancava d' essere impiccato 
per lo Bascià, com 1 era stato degli altri » . 

L' 8 luglio finalmente fu ingiunto a tutti gli abitanti latini 
di Gaffa, o che passavano per tali , coi loro schiavi e schiave 
d' imbarcarsi, cogli avanzi dei loro beni che potevano portar seco, 
sulle navi turche, per essere tradotti a Costantinopoli; e ciò 
dentro il mezzogiorno del di 9 , dalla quale ora in poi chi si 
trovava ancora dentro terra saria tagliato a pezzi. Vidersi cosi 

(') Vedi il documento MCXLVII. 



(171 ) STORIA 

mercanti che avevano magazzini pieni di mercanzie, cittadini 
che possedevano case colme di masserizie, ridotti a portar seco 
nulla più che le cose meglio utili e necessarie , il resto lasciando 
in abbandono, sicché per tutte le vie e le loggie n'' era pieno, 
che era una pietà ; mentre dalF altra parte sentivasi un tumulto 
delle meschine famiglie che si presentavano alla riva per mon- 
tare in nave con dolorosi pianti. Veramente, conchiude V ano- 
nimo precitato , la sarìa stata maggiore grazia 1' esser venduti 
per schiavi, che trascinati e ridotti al termine che sono; che 
più caro gli può essere la morte che la vita! 

I colonisti italiani specialmente, e in maggior copia i genovesi, 
abbandonarono in tal mòdo disperato e angoscioso il 12 luglio 
la diletta loro Caffa, andando incontro ad una malsicura sorte 
nella stessa capitale del nemico. Solo ili 3 agosto , né sappiamo 
per qual ritardo, imboccarono le onuste navi il canale di Costan- 
tinopoli , la quale essendo infetta di morbo , non li accolse , ma 
vennero sbarcati sulla sponda dell' Asia , in attesa degli ordini 
sovrani, che poi furono di popolare una certa regione della città 
fino allora disabitata, e mediante il pagamento tuttavia del te- 
statico. Trovavasi a quei di Maometto in Adrianopoli, dove, ad as- 
saporare meglio la vittoria, si fé' condurre quattro dei primi 
dignitarii nel governo di Caffa, e nominatamente Oberto Squar- 
ciafico , i quali poscia rimandò a Bisanzio. 11 console Cabella 
ebbe lungo supplizio in un bagno di ciurme , ma Oberto, prin- 
cipale cagione della perdita della ricca colonia , fu impiccato con 
un uncino di ferro sotto il mento, e forse per istigazione del 
fortunato suo rivale Eminech. 

Nel tragitto dal mar Nero allo stretto del Bosforo avvenne 
un fatto generoso, che non vuoisi preterire. Sur uno dei navigli 
carichi di prigioni e di ricche prede, stava un tal Simone De- 
Fornari con molt' altri genovesi, i quali, indettatisi fra di loro, a 
un certo punto insorsero armati contro il capitano turco e le 
sue ciurme, e dopo crudele e sanguinosa zuffa rimasti vincitori , 



anno 1475 ( 172 ) 

i non uccisi col ferro gittarono legati in mare, e rimasti pa- 
droni del barco volsero la prua a Mocastro , ove nel dividere 
il bottino, eh' era doviziosissimo e capace a tutti arricchirli, se 
discreti e uniti fossero stati , essendo invece venuti ad acerba 
contesa, quel Signore, già si poco benevolo ai genovesi per antichi 
rancori , tolse loro tutta la preda e mandolli laceri e raminghi 
fuori del paese. Altro parlante documento del dove conduca 
la mutua fraterna discordia fra* nazionali , anche in mezzo alle 
più crudeli distrette della vita ! 

A questo fatto vero ed autentico vorremmo fare seguire l'al- 
tro del preteso vescovo Simeone, del quale discorre il metropo- 
lita Siestrzencewiez , e sulla scorta di lui il Canale. «Teneva 
esso il seggio episcopale di Gaffa, e come ad ottimo pastore si 
addice, erasi sforzato di provvedere, per quanto il poteva il suo 
pacifico ministero , alla di lei difesa; anzi essendo legato in 
amicizia con Gastoldo Palatino polacco avea divisato di ricorrere 
a lui per aiuto. Metteasi quindi in viaggio per Kiovia, e suppli- 
cavalo di accorrere al soccorso della minacciata colonia: e il 
Polacco, com' é costume nobilissimo di quella generosa ed eroica 
gente, prometteagli tutte le forze del suo Palatinato, e già con- 
dottolo a mensa, confortavalo a ben sperare e starsi allegra- 
mente, quando a mo' di fulmine sopraggiunge novella che Calla 
é perduta. Gran Dio! esclama il vescovo, e colto nell'imo, mis- 
venire e cadere morto fu un punto. » Nobilissimo esempio di 
carità patria, la quale anche nel cuore del clero a suo tempo sa 
accendersi e divampare di bel fuoco. 

Ma non è provato abbastanza; e, a meno che egli fosse uno 
dei due contendenti prelati armeni , il cui nome ci rimase ignoto, 
conoscendosene soltanto i gentilizii Deronanez e Uercarabet, 
certo non era egli il vescovo greco, che chiamavasi Nicolò, né il 
latino, Girolamo Panissari, spesso ricordati nelle nostre carte. 
E tuttavia non è improbabile, perché ove il prelodato me- 
tropolita attinge la notizia, è parola appunto di armeni e da 



( 173 ) STORIA 

armene inedite tradizioni lo ricava, le quali, per quanto desti- 
tuite di prove sicure, non voglionsi, a parer mio, ritenere al tutto 
inventate. Fors' anche il Simeone non era vescovo effettivo , ma 
un dignitario della chiesa loro nazionale. Né é a credere nep- 
pure che un soverchio amore degli armeni spingesse il metro- 
polita suddetto a propagare il ben fatto di Simeone; poiché ivi 
stesso non nasconde la voce corsa che dei traditori armeni ab- 
biano cagionata la perdita di Caffa, e che mercede del loro 
tradimento fosse poi 1' avere il capo troncato , per mano di 
carnefice, sulla nave stessa dell' ammiraglio turco: cosa che non 
trovo riferita da verun scrittore genovese , cui sarebbe tornato 
molto comodo il riversare queir onta su estero popolo ; ma che 
confortata oggimai da due testimonianze non punto sospette, 
come sono quella del già citato veneziano Malipiero , e dall' at- 
tuale prelato russo , Siestrzencewiez , che la deriva da fonti 
tradizionali armene, sembra non potersi ornai più rivocare in 
dubbio ('). 

Giacché ho toccato poco sopra di Gerolamo Panissari, vescovo 
latino di Caffa, dirò che, simile in ciò al santo dottore Ago- 
stino nell' assedio di Ippona per opera dei Vandali , anche 
il nostro monsignore non vide la desolazione della nuova sua 
patria, essendo premorto alla rovina della stessa. Come già ca- 
dente d' età e venuto in decrepitezza egli è citato nella lettera 
del Banco posteriore all' aprile -1 475 , ove é detto altresì che 
Battista Fatinanti suo confidente , abusando della sua posizione, 
faceva tali cose, que potius tacere volumus quam de cive nostro 
religioso immodeste loqui ( 2 ). Ne sarebbe stato costui, se non dagli 
uomini , certo da Dio punito colla cattività e tradotto a Costan- 
tinopoli , ove ci consta aver egli , alquanto dopo , finito i suoi 



(') Ne parla il dotto prof. Heyd a p. 161 del voi. II della sua bella opera: 
Le Colonie Commerciali degli Italiani in Oriente. Venezia 1868. 
(*) Vedi il documento MCXXXVI. 



anno 1475 ( 174 ) 

Cosi giacque la città di Gaffa dai turchi , dai tartari , dai 
suoi stessi abitanti e in parte anche dai propri i magistrati 
tratta all' ultima fine. La popolazione sua si calcolava di settanta 
mila anime , la massima parte di greci , armeni , mingrclii e 
altri forestieri d' ogni nazione vicina e lontana , colà tirativi o 
stabiliti a scopo di traffico e del lucroso commercio che vi 
esercitavano. La parte minore era senza fallo dei nostri : i quali 
non ostante doveano ascendere a qualche migliaio , tanto più 
se sotto quella denominazione si comprendono anche i chiamati 
borghesi, che infine doveano essere liguri domiciliati e residenti 
abitualmente in Caffa. 



XI. 



Rinunciamo a descrivere il senso di terrore e alto spavento 
da cui venne compreso V animo dei genovesi, e dei Protettori 
di san Giorgio in particolare, all'' annunzio di siffatta caduta. 
Imaginare si può riandando col pensiero le cure postevi e gli 
sludii fatti dal Banco per rialzare la sventurata città dall'abbatti- 
mento, in cui era venuta all' epoca del 1453 dopo la presa di 
Bisanzio, le copiose provviste di soldatesche, munizioni da guerra 
e da bocca colà trasmesse, i danari senza line versati senza alcun 
interesse, e a fondo perduto, nelle costruzioni di torri, cinta 
murale e fortificazioni d' ogni genere,, le ansietà ognor presenti 
di subitanee irruzioni per parte degli osmani , una serie in- 
somma non mai interrotta d' affanni fisici e morali che sempre 
lo tennero in forse, e raro assai gli concessero di bene spe- 
rare sulF avvenire della colonia. Questa pareva allora appunto 
volere risorgere dal suo squallore, e promettere dopo ventidue 
anni d 1 agitato possesso un lieto e prospero avviamento: le mura 
salde, nuove e ben costrutte, il commercio avviato e fiorente, 
essa stessa fatto centro a tutti i navigli che solcavano il mar 
Pontico, la popolazione numerosa e ognora in via di crescenza. 



( 175 ) STORIA 

un emporio, in breve, dovizioso, ricco e il più cospicuo di 
tutta la gran contrada di Levante. 

V ha chi affermò, che all' impresa di Maometto contro Caffa 
possa aver dato impulso un ben diverso motivo dal superior- 
mente addotto; la lega cioè conchiusa lo scorso anno 1474 tra 
Firenze, Venezia e Genova , allora soggetta al duca di Milano, 
lega che prometteva cedere a danno del Turco. Certo poi, vero 
o no che fosse, quel Sultano la prelese, per colorire di ragione 
la sua conquista verso i sudditi suoi , giusta la versione dell 1 a- 
nonimo succitato. « Ritornando indietro con questa vittoria, 
Maometto fece fare fuochi e feste per tutta sua signoria , e per 
tutti i luoghi marittimi, notificando a ciascuno che lo Gran 
Turco fé' questa guerra di Caffa, perchè senti che il Duca di 
Milano si legò coi Viniziani, detto anno innanzi; e sapeva e 
vedea che ogni dì di festa si. rizzava le bandiere in Caffa del 
duca di Milano, e sapeva che Caffa dava il palio di damasco 
verde ai milanesi lo giorno di santo Ambrogio : e Benedetto Dei 
P ha visto ecc. (') ». Se ciò fosse, alla rovina di Caffa avrebbe 
concorso un motivo politico sino al dì d' oggi affatto ignoto. 

Checchennessia V inatteso sterminio di Caffa ebbe un'eco fu- 
nesta, e destò dolorosissima impressione su tutta quanta la Cri- 
stianità, non minore per avventura di quella che vi produsse la 
presa stessa di Costantinopoli. Consideravasi infatti la metropoli 
della Crimea come il propugnacolo più saldo dell'Oriente cri- 
stiano ; sicché caduto questo e rovesciato , nulla più varrebbe 
a rattenere la invadente petulanza del musulmano ; ed era vero. 
Chi poteva ancora resistere a lui , se le città stesse credute ine- 
spugnabili piegavano dopo brevi giorni di lotta il collo al giogo 
turchesco? E la infingarda diplomazia dei monarchi di Occi- 
dente non avrebbe dovuto scuotersi al ferale annunzio , e lasciato 
a un dei lati le mutue gare, le gelosie di stato e le ignobili con- 

(') Vedi il documento MCXLV. 



anno 1475 ( 176 ) 

tese, accorrere prontamente a soccorso della minacciata causa di 
Cristo? 

Il nobile assunto di destare dall' ignominioso sonno e far volgere 
gli sguardi dei re d' Europa alla volta del Levante oppresso, 
se lo tolse Laudi vio De Nobili , cavaliere gerosolimitano, sarza- 
nese, il quale in data l.° agosto 1475 dirigeva da Rodi una la- 
mentatoria sua lettera al cardinale Ammanati, di Pavia, piena 
di sensi generosi e di cristiano fuoco , unito ad una maschia e 
robusta eloquenza, 1' empito della quale è a credere che l'abbia 
condotto ad esagerare un cotale poco le scene di sangue dal 
Bascià commesse dopo la conquista, non trovandosi varii par- 
ticolari in essa descritti da alcun altro scrittore fino a qui nar- 
rati. Tali sono, ad esempio, i trecento notabili caffesi uccisi, i 
fanciulli, le vergini al cospetto dei parenti, svenati, le nobili e 
vecchie matrone trucidate , e il console stesso dannato nel capo. 
Vi trovo invece , come poco sopra narrai , la conferma d 1 una 
voce che , sotto un aspetto riesce grata , ed é che la precoce resa 
della città sarebbe accaduta per soperchieria della plebe atter- 
rita, e fiduciosa di ottenere , col pronto arrendersi, più onorevoli 
patti: al che non consentendo i rettori, seditio orta est, itaque 
oppidani , proditione facta, sese mox hosti dediderunt. Dovi; 
per oppidani hassi ad intendere non i genovesi, signori o abi- 
tanti del luogo , ma gli armeni e i tartari al seguito di Seitach , 
ai quali altre versioni attribuiscono, come è detto innanzi, 
la perdita di Caffa. 

Laudivio, del resto, dopo narrati gli orrori e le nefandezze 
commessevi dai turchi, così fassi ad esclamare. « Che cosa adunque 
aspettiamo di più doloroso e grave? Ogni giorno che spunta 
maggiori attentati macchina contro i cristiani il suo più truce 
nemico, ed oggi stesso sta apparecchiando incredibile esercito per 
rinnovare la guerra, trasportandolo colla flotta in Italia, e insi- 
gnorirsi delle isole tutte dell' Egeo, se vere sono le spaventevoli 
cose che ci prenunzia la fama. Che facciamo noi o Cristiani? 



( 177 ) STORIA 

Come dormiamo in tanta sospettata mole di guerra, quasi in 
nulla a noi appartenesse? Niuno è che rammenti eguale strage 
quale nei passati venti anni abbiamo toccata. Dove è ita per- 
tanto la forza d' animo che ebbero , in pari cimento , i nostri 
maggiori : dove la maestà del nome latino ; dove la così vantata 
fortezza e gloria del romano impero? Sperda Iddio il vaticinio, 
ma io temo che, se non ci muoviamo ora ad opre egregie, la 
nostra fine vuol essere prossima ed infelice l (*) » . Erano voci al 
deserto, e previsioni che per poco non si avverarono, col massimo 
pericolo della nostra patria e dell' intera Cristianità! 



XII. 



Spenta Caffa, non dissimile fato toccava alle altre minori co- 
lonie tauriche , e Cembalo, la Gozia, e Soldaia all' occidente, 
P una dopo 1' altra venivano in potere dei turchi , che continua- 
rono a freno sciolto tutte le loro conquiste lungo il littorale 
meridionale e il mare d' Azof. Quivi, a Tana, i nostri furono 
messi a fil di spada, Vosporo e Cerco, Matrega fors' anco, 
saccheggiate e rase al suolo. I fuggiaschi o sterminati o spediti 
schiavi a Costantinopoli. Quella tra esse che oppose più efficace 
e sanguinosa resistenza dicesi sia stata Soldaia. Questa città 
sostenne un lungo assedio, e la sua piccola guarnigione si di- 
fese valorosamente , fino a che la fame mise un termine alla 
disperata lotta. Quando i Turchi furono penetrati nel castello 
inferiore , una chiesa che si trovava in questa parte della fortezza 
divenne il teatro dell' ultima e accanita zuffa della guarnigione, 
e la tomba onorata a un tempo di quanti vi si erano rifug- 
giati: i turchi lasciaronvi dentro le loro ossa ammucchiate, e 
murarono le porte e le finestre. Lo racconta il Broniovius, 

(») Vedi il documento MCXL1II. 

Società Ligure ò'f. Patria. Voi. VII. p. II 12 



anno 1475 ( 178 ) 

insieme ad altri [(articolari sugli estremi giorni della colonia, 
ch'egli ebbe dalla bocca d'un metropolita greco ( 1 ). 

« Sebbene poi universale fosse la strage e inesorabile la fe- 
rocia dei turchi e dei tartari ad essi congiunti, ciò nullameno 
ad alcuni era riuscito di salvarsi, chi a-Mancup, chi nel vecchio 
Crini, chi a Xoslow, chi infine nella Circassia ed ai piedi del 
Caucaso. Mancup era un castello posto su di un' alta montagna, 
detta Acciaio, perchè di sua natura inespugnabile. Colà ricove- 
ratisi i genovesi, facevano gagliarda resistenza al visir che vi avea 
posto strettissimo assedio; senonchè né le mine né le artiglierie 
facendo effetto, quello convertiva in blocco. Presiedeva al co- 
mando il castellano. Vago egli della caccia, immemore del pe- 
ricolo cui per lungo tempo si era forse avvezzato, usciva un 
giorno dietro a un salvaggiume errante in parte ove non si 
scorgeano turchi , quando era colto in mezzo da due schiere di 
quegli che rimaneansi appiattati in certe fosse. Al presidio, 
recato 1' avviso, falliva 1' animo, e, mancando di capo, sbanda- 
vasi. Moltissimi veniano uccisi, altri erano fatti prigionieri: i 
pochi cui riusciva ancora salvarsi nascondeansi nelle montagne 
del Derbend, ov' è tradizione mantenersi infino a' di nostri, 
con genovesi cognomi, la loro discendenza ( 2 ) ». Guglielmo Heyd. 
senza negare la verità del precedente racconto, si mostra pago 
in dire che nelle fonti storiche si cerca indarno la conferma di 
questa asserzione ( 3 ). 

Sorgerà qui vaghezza nel mio lettore di sapere la fine incon- 
trata dal Kan tartaro, Mengli-Kerai, e i due contendenti pel 
capitaneato, Seitach ed Eminech, il tristo personaggio per cui si 
sollevò così alta tempesta. Sul conto dei due ultimi saremo 
spicci in dicendo che di essi da quel punto tace la storia. Ma 
non è improbabile che del vario loro tradimento abbiano rice- 

(') IlEYn, Op. cit., p. 4 62. 
(*) Canale, Op. cit., p. UT. 
C) Op. cit., p. 162. 



( 179 ) STORIA 

vuto un equo guiderdone o col capestro o con qualche dignità 
nelP impero: due modi abbastanza opposti, che il sultano Mao- 
metto indistintamente adoprava nel rimeritare i prestati servigi. 

Di Mengli-Kerai invece hannosi a registrare ancora di non 
belle azioni. Vinto in Caffa, ov' erasi ridotto coi suoi più fidi, 
ebbe modo di riparare a Mancup coi pochi fortunati genovesi , 
dove sostenne 1' arduo assedio finito nel modo e per la causa 
che sopra è detta; in seguito di che veniva fatto pur egli pri- 
gione e condotto a Costantinopoli. Maometto lo vi trattenne pel 
giro di tre anni, in capo ai quali pressato dagli inviati tartari, 
stanchi delle civili guerre cui si erano abbandonati i fratelli di 
Mengli , pella successione al trono , lo spedi nuovamente sovrano 
in Crimea, ma vassallo e tributario alla Sublime Porta. 

Parve che la nuova investitura cambiasse al tutto 1' umore di 
lui. « Mengli-Kerai , giusto ed umano mostrossi forse finché te- 
meva che i proprii fratelli potessero rapirgli la corona; ma 
come si vide salcio nel regno , protetto ed avvalorato dalle forze 
di Maometto , la die di mezzo ad ogni crudeltà e perfidia. Pre- 
tessendo volere domare i riottosi, ed ogni germe di ribellione 
distruggere, adoprò le forze ottomane per esercizio di partico- 
lari vendette e soddisfazione di sanguinoso talento: devastò i 
campi , smantellò le città , e il sangue dei proprii sudditi fé' 
discorrere a torrenti ». 

I cristiani, e in ispecie gli sventurati avanzi dei nostri , sfug- 
giti alla barbarie dei turchi , divennero argomento delle sue 
crudeltà. « Sebbene col ferro , colla prigione e l' esigilo un gran 
numero di genovesi fossersi da quei luoghi rimossi; ciò nulla- 
meno non era agevole d 1 un colpo esterminare tutta una gente 
che per quasi quattro secoli aveva abitato , fiorito e dominato 
nella penisola. Non pochi eransi accovacciati fra paludi malsane, 
e viveano poveri e peritosi là dove le cose più care aveano, 
e da tanto tempo dimoravano. Come prima pervenne loro la 
notizia che Mengli-Kerai era entrato in grazia di Maometto, e 



anno 1475 ( 180 ) 

da questo tornato air impero di Crimea, dilatavasi ad essi il 
cuore e speravano addolcirebbesi la sinistra fortuna. Parecchi 
di quei disgraziati gli erano amici d'infanzia, alcuni maestri, 
altri condiscepoli: tutti conoscevano , e ninno fra essi era che 
per qualche ragione non avesse avuta una qualche dimestichezza 
con lui. Però quel poco ohe aveano preservato dalla rapace mano 
dei vincitori, unico forse mezzo e conforto dello stentato loro 
vivere , con liberale animo mandavangli , supplicandolo usasse 
benevolenza, ed intercedesse per essi col Gran Signore. 

« Egli i doni accoglieva , e di tutto faceva promessa : anzi cor- 
tesemente invitatagli a trasferirsi nel vecchio Crini, dove avreb- 
bero assistito alle feste della sua inaugurazione. Ed essi, non 
dubitando che sotto tanta gentilezza di modi si celasse la più 
nera perfidia, andavano. Senonchè appena erano entrati, fattili 
al suo cospetto venire, chi di una colpa, chi di un' altra ebbe 
ad accusarli , tutti poi della sofferta sua prigionia ; sicché , trat- 
tone qualche amico più caro di gioventù, li fece dalle proprie 
guardie inumanamente trucidare. Narrano che a tanta sua cru- 
deltà porgesse cagione una particolare vendetta contro il capo 
del vecchio Crim, che era genovese, e avea abbindolato il figlio 
del medesimo Kan a menare in moglie la propria figlia, sicché 
gli era divenuto suocero » . 

« Così scomparivano le celebri colonie che tanto di splendore 
aveano recato al commercio del mar Nero: cosi di un tratto era 
tronca la lunga catena di quelle, che avendo il suo centro nella 
Tauride, stendevansi per una parte nell'Armenia, nella Colchide, 
nella Tartaria, nella Persia, e per 1' altra in Costantinopoli ed 
in tutta la Grecia. I mercati di questi luoghi o erano già ca- 
duti; o non sostenuti, in breve si spopolarono. Scio, ultimo 
avanzo delle orientali colonie, si tenne ancora in vita, perché 
sostenuta dalla liberalità del genovese pontefice Sisto IV ('; » . 

(') Canale, Op. cit., p. 150. 



( 181 ) STORIA 



XIII. 



Restringendo pertanto in brevi sensi le molte cose fino qui 
discorse sulle origini della caduta di Caffa, panni avere buono 
in mano per venire alle seguenti conclusioni. 

La congiura del Pietrarossa cogli ufficiali d' elevato grado 
nella città , consoli , massari o magistrati di Moneta che fossero , 
non é abbastanza provata ; come quella che s' appoggia sulla 
deposizione d'un solo testimonio, pregiudicato per età e con- 
dizione; e se non si ha sufficiente motivo per rifiutarla del 
tutto, come falsa ed erronea, neppure havvi capace argomento 
a consolidarla e farla con savio criterio ritenere per vera. L' as- 
serzione (T un uomo , quale il Cristoforo Mortara , sola e iso- 
lata che è , non puossi accettare e ritenere valevole , per muo- 
vere un così grave insulto alla memoria di antenati che non 
si possono difendere dall' atroce calunnia. Inoltre le sta contro 
T inqualificabile silenzio di più consoli, Lercari , Giustiniani, e 
ultimo di tutti il meticoloso Cabella , avversario dichiarato dello 
Squarciando , principale imputato , del quale colui non avrìa di 
certo tenuto nascosto all' ufficio di s. Giorgio V esecrando delitto, 
ove avesse potuto apporglielo. Che poi il Cabella stesso fossegli 
connivente e socio nella trama, nissuno, eh' io sappia, cel disse, 
e la sua lotta viva e ardente col massaro suddetto, n'esclude 
financo la più lontana probabilità. L'onore adunque del nome 
genovese fino al presente , per opera del suo Annalista medesimo . 
involontariamente offuscato da una traccia così vituperevole e in- 
cresciosa, se fosse vera, rimane, almeno fino a che nuove e 
più lucide prove non vengano a mostrar il contrario , reinte- 
grato e difeso. 

La seconda onta alla patria che le verrebbe dalla sollecita resa 
di Caffa al turco, e quasi senza colpo ferire, riesce altresì 
purgata dalle confessioni stesse di autori non punto sospetti , 



ANNO 1475 ( 182 ) 

perché non genovesi, i quali chiaro chiaro descrivono la storia 
della sua caduta, e coni' essa fu forzata ed imposta annata mano 
ai governanti , per le concertate mene dei veri congiurati e tra- 
ditori, i quali non avendo potuto con frodi, inganni e dona- 
tivi ridurre al loro partito il capo dello Stato, s'argomentarono 
di perderlo con lutto il suo popolo. Insensati , che si scavarono 
da se stessi la fossa, e, anche pria degli altri colsero della tene- 
brosa opera il giusto premio 1 . 

A noi adunque venuti ultimi a scrivere di cose tauro-liguri 
gode P animo di potere così togliere dalla fronte dei nostri avi 
una macchia che assai ne deturpava la memoria dinanzi la patria 
storia, la quale fino a qui dovea torsi in pace l'affronto, non 
avendo ragioni e prove a ricacciarlo lungi da se; mentre oggi 
col fortunato scoprimento di nuove fonti storiche, e il concorso 
d' imparziali scrittori , si può sicuro affermare che il preteso 
tradimento ufficiale non avvenne affatto, e molto meno nelle 
condizioni e pegli infami motivi che gli si attribuivano. 

Che se noi stessi nelle pagine antecedenti accennammo con 
parole d' acerbo rimprovero a sete ingorda dell' oro e a secreti 
maneggi di ufficiali prevaricatori , uopo è confessarlo , il fa- 
cemmo peli' influenza subita dalla lettura di tutti gli autori che 
finora quelle storie narrarono , più che da profonda convinzione 
o verace sentimento di colpevolezza trovata nei calunniati fun- 
zionarii ; influenza che andò mano mano dileguando in noi , a 
misura che ne venivano sotto gli occhi gli ultimi documenti 
della collezione nostra , i quali speriamo, con qualche fondamento, 
di vedere comprovati e raffermati da altri ancora che da più 
parti d' Italia e fuori ci vengono annunziati e promessi. — Se 
opera di buon figlio é il difendere o restituire il mal tolto onore 
alla propria madre , noi ci felicitiamo d' averlo per la nostra 
parte conseguito ! 



DOCUMENTI 



DOCUMENTO MGX. 

* 

Lettera di Nicolò Torriglia ai Protettori, nella quale si duole delle calunniose 
relazioni sul suo conto scritte da Coffa al sovrano Ufficio, e accusa alla sua 
volta di pessimi intrighi e brogli , a tutto danno della colonia e utile loro 
privato, Gregorio Rosso, alcuni rettori della città e altri, e solo loda il mas- 
saro Oberto Squarciando. 

1475, i) gennaio 

(Filza di Caffa, n. 123) 



(A tergo) Magnifico officio sancti georgij excelsi comunis janue. 

(Intus) Magnifici et excelsi domini, domini. In questa vostra citade 
non mancha mai detractores et scriptores li quali utinam la verità 
scriueseno. percioche si la scriuesse le loro cosse non serebeno bene. 
Alcuni sono li quali fano mercantia de dire che a loro e dato cura 
de scriuere et auisare le segnorie vostre, e de poteire agrauare et 
exaltare corno a loro pare. Alcuni sono chi volleno haueire reputa- 
tone et grado dagando ad intendere ad alcuni le loro lettere apud 
dominationes vestras sono quelle chi hano loco, perche certiffico le se- 
gnorie vostre che molti scriueno li quali chi in publico non elezeno 
di parlare, essendo certi quello che cum verità si gè porreiua obicere 
a li loro defecti et mancamenti, per li quali dano grande prejudicio 
a la vostra republica et a pauperi. 

Per gregorio rubeo est stato conspirato de fare scriuere in carico 
mio. per le cosse de messer baptista justiniano. quoniam alcuni vo- 
luto haueriano che fosse stato loro dictatore a componerc cosse con- 



anno 1475 ( 184 ) 

tra messer baptista e loro stare oculti. Io non me lo habio ellecto. 
ne etiam elego de fare nisi quanto mea interest, sed felix ciuitas 
hec esset si alcuna volta li costumi de gregorio rubeo e di similli 
si corregeno. Et utinam nunquam ellectus fuisset in legationem. lo 
quale non semel sed pluries preteriando le commissione et instruc- 
tione de palatio. faciendoui certi ha posto questa citade in manifesto 
periculo. lo quale non est notorio quam illis de palatio. In le quali 
cosse sono interuenuto comò uno de lo officio de la moneta, et cum 
grandi ingenij conuene redrisare li errori de lo dicto gregorio. a 
li quali per diuina gratia est proueduto et a la salute de questa 
citade. 

Tamen sapiano le segnorie vostre me parui facere harum conspi- 
rationum facte a scriuere de me. vollesse dio potesseno ejusmodi 
pauco temere corno io. non ostenderem faciem si contra de me se 
potesse dicere quello a loro se poterebe obicere in danno vostro et de 
questa massaria. et alcuna volta in manifesto periculo di questa ci- 
tade. Et maxime che da uno tempo in qua li vostri consuli non at- 
tendano a la cura publica sed potius ad priuatas res. et bene in 
contro cede a voi che chi si troua lo spectabile messer oberto squar- 
zafico costante in ogni cossa publica. da lo quale spectato le segnorie 
vostre serano auisate de ogni cosa che occore. 

Quanto apartene a me non diro altro, si in me in facto non dico 
cossa ardua sei si sintilla rei que sit alicujus mali exempli me su- 
bicio omni suplicio. perciò non vorreiua viuere si a me se potesse 
cum verità improperare de alcuna cossa turpe ouero degna de re- 
prensione, faciendoui certi che in simile liberta pauci sono in questa 
vostra citade. 

Questo habio voluto scriuere a le segnorie vostre, percioche doue 
sono stato exaitato da le segnorie vostre cum offlcij et beneflcij a 
me et a nostri, habio ellecto significare a le segnorie vostre non 
essere quelo che si auisa per hemuli miei conspirando falsi collori, 
ma più tosto intendano me non essere manco pronto ad ogni gloria 
vostra et a bene de questa vostra citade comò majori de me. Qui 
mandatis vestrarum dominationum semper et ubique paratissimus 
sum. Ex caffa die vini jariuarij mcccclxxy. 

E. D. V. 
nicolaus de turrilia deuotus seruue 
cum humili recommendatione. 



( 1 85 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO MCXI. 

Oberto Squarciafico e Francesco Fieschi, massari e provvisori di Caffa, si la- 
gnano presso i Protettori , e accusano il console Antoniotto Cabella di con- 
cussione e mangierie nelle cause vertenti in Caffa sulla fanciulla e i vescovi 
armeni. 

1175, 18 gennaio 

(Filza di Caffa, n. 124) 



(Extra) Magnifico officio sancti georgij excelsi communis janue. 

(Intus) Magnifici et potentes domini nostri obseruandissimi. Ex 
litteris vestris directis consuli et nobis massarijs. datis janue anno 
superiore die xxmi maij ('). raagnificentie vestre committunt ipsi con- 
suli et nobis causas contingentes episcopatus et matrimonij illius 
puelle ermenorum. de quibus causis. quia multum occupant populum 
ipsum ermenorum et totam hanc ciuitatem. piene certiorate esse de- 
bent dominationes vestre. et ideo non distinguimus ulterius condic- 
tionem ipsarum causarum. sed tantummodo scribimus has litteras do» 
minationibus vestris ut intelligant quod consul nobiscum nihil parti- 
cipat ea que prò remedio earum causarum facere deberet si commis- 
siones vestras seruare vellet prout tenetur. cum ipse littere sint 
communes ipsi et nobis. qui non aliud vellemus nisi ut sedarentur 
discrimina et discordie que his de causis inter ipsos populos vigent 
et que nobis et toti huic ciuitati molestissime sunt. quippe qui non 
preberemus fomenta ut in suspenso traherentur prout ducuntur. ne 
ex ipso dispendio scandala generari possent. 

Parumque profuit nobis ipsi consuli protestari de inobseruantia 
ipsarum litterarum et commissionum vestrarum. prout ex actis curie 
apparet. que' acta vobis his inclusa jamdiu misissemus. prout nunc 
facimus. nisi ipse consul sub grauissimis penis imposuisset ipsis notarijs 
et scribis curie, ne ad alicujus instantiam sine ipsius licentia tran- 
scribantur. 

Ea igitur de causa hec commemorare statuimus magnificentijs ve- 

(') È la risposta dei Protettori, posta sotto il documento MLXXXVII, a 
pag. 101 e seg. 



anno 1475 ( 186 ) 

stris ut intelligant parte nostra nihil defuisse eorum que ex officio 
nostro facere debuissemus. et ut in futurura tales prouisiones super 
hujusraodi causis prebeant que honori vestro et interritati officialium 
remediura adhibeaut singulare. et quidem tale quod tanta infamia 
mangiariaruia in lucem deueniat. ne honesti officiales vestri ab inho- 
nestis infames reddantur. et nisi daretur hujusmodi remedium per- 
quirendi tales mangiarias. clare appareret dominationes vestras huju- 
smodi scelera substinere. 

Et propterea non sine ingenti prudentia alias per officium romanie. 
deinde per ipsas dominationes precessorum vestrorum consulte prohi- 
bitum fuit ne consules et officiales caphe se impediant de causis ec- 
clesiasticis. nec de antistibus armenorum. nisi quantum ad seruandum 
commissiones sui patriarce. que in hac parte spernuntur. quia non 
substinetur nisi ille episcopus qui reprobatus est per dictum patriarcam. 
et ille qui electus est per eum depulsus fuit par dominum consuleiu 
vestrum ex hac ciuitate vestra. quam tantopere cupitis haberi prò 
tempio justitie. 

Ex quo clarissime constat. et vulgariter per hanc ciuitatem dicitur. 
hec facta esse vi pecuniarum et mangiariarum et quidem multarum. 
quandoquidem hic episcopus. pangiager appellatus. ita volontarie et 
absque nostrum neque aliorum participatione ab hoc consule in sede 
substinetur. et alius electus sic enormiter depulsus remanet. qui oriun- 
dus est hujus ciuitatis. Quibus igitur mangiarijs prouidendum est ne 
earura acceptatores in suis malitijs glorientur. et ut in tam preclara 
ciuitate vestra demonstretur intentio dominationis vestre non velie talia 
substinere. immo omnia pure et sincere cum justitia pertransire. 

Ideo suppliciter oramus prelibatas dominationes vestras ut prò 
ipsarum honore nostroque qui earum vices gerimus. suprascripte in- 
quisitioni remedium omnino ipse dominationes vestre prebeant. quibus 
continuo et nostra omnia deferimus atque commendamus. parati ad 
quecumque ipsarum mandata. Data caphe mcccclxxv die xvm januarij. 
^ die XIIII februarij. 

Sigillata die suprascripta. Postea nil aliud secutum est notitia 
dominationum vestrarum dignum. 

E. D. V. 

deuoti cultores 
obertus squarzaflcus et franciscus de Hisco 
prouisores et massarij cum humili recommendationc. 



( 487 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO MGXII. 

I Protettori permettono ai danneggiati lo spartimento delle merci e altri effetti 
sequestrati ai mercanti sudditi del signore di Moscovia, a certe condizioni. 

1475, 30 gennaio 

(Litt. off. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fol. 121) 



Protectores etc. Spectato et prestantibus viris. constili et massarijs 
ac prouisoribus ciuitatis caphe. dilectissimis nostris. 

Dilectissimi. Etsi non approbauerimus quod nobilis jofredus lerca- 
rius tunc consul arrestari fecerit seu permiserit res illas et merces 
mercatorum subditorum domini de lo moscho propter damna pluribus 
ante annis nostris illata, quod precessores nostri maxime reprobaue- 
runt. ut ex eorum litteris intellexistis. cognito tamen quod damna 
nostris illata videntur liquidata ibi fuisse et eorum liquidatio ac 
taxatio per magistratus illius ciuitatis approbata. decreuimus in re 
ipsa sequi infrascriptam mediocritatem. attento quod scriptum fuit 
partem illarum mercium et rerum arrestatarura venditam fuisse et 
earum pretium in massariam peruenisse. reliquatum vero fuisse de- 
positimi. Videlicet quia volumus et vobis jubemus quod acceptis pre- 
sentibus diuidi faciatis proportionaliter inter dictos damnitìcatos. et 
ad ratam crediti cujuslibet eorum. omnes pecunias in massariam ut 
dictum est peruentas ex venditione dictarum rerum ac mercium 
arrestatarum. atque insuper reliquatum earum. ut dictum est. de- 
positum. 

Volentes tamen quod priusquam alicui ipsorum damniflcatorum 
dictam solutionem et assignationem fieri permittatis. quicumque volue- 
rit portionem suam prius promittat et idoneam fidejussionem pre- 
beat de restituendo quantum ei soluetur et assignabitur occasione 
predicta. semper et quandocumque jusserimus ejusmodi restitutionem 
fieri. Declarantes tamen quod ut damnificati facilius inueniant fidejus- 
sores. contenti sumus permittatis quod obligatio ejusmodi fidejusso- 
rum fiat prò annis quinque tantummodo. firma tamen remanente 
promissione principalium sine aliqua temporis limitatione. 



anno U75 ( 188 ) 

Postquara vero executi fueritis ea que diximus sub forma superius 
declarata. volumus nobis signiflcetis quam portionem damnorum suo- 
rum quilibet ipsorura acceperit. mittatisque nobis totum processum 
probationum per vos factarum. ut causa piene cognita in re ipsa iia- 
turius deliberare possimus. Et interim non permittatis aliquas alias 
ejusmodi arrestationes fieri, aut alia odiosa remedia tentari contra 
ipsum dominum de lo moscho aut subditos suos. cum quo atque alijs 
dominationibus illius maris placeret semper nobis veteres discordias 
componere studeretis ac amice viuere et omnes scandalorum occasiones 
deuitare. Data janue mcccclxxv die xxx januarij. 



DOCUMENTO MCXIII. 

Decretano che nissun ufficiale della Tauride debba più scadere di carica se 
non al sopraggiungere del suo successore; e che avanti di averne la patente 
d'esercizio, ognun debba prestare in Genova la stabilita sicurtà sulla rite- 
nuta del tredicesimo mese. 

1475, 6 febbraio 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 236 v.) 



^ MCCCCLXXV die lune VI februarij. 

Magnifici domini protectores etc. anni presentis in legitimo numero 
congregati, presentibus etiam nobili et egregijs viris johanne renso 
de cabella. guirardo lomellino et perciuali de casina (sic), tribus ex 
quatuor dominis deputatis super negotijs caphe. infrascripta delibe- 
rari laudantibus. Considerantes alias concessum fuisse communitati 
seu massarie caphe quod prò reparatione murorum caphe et muni- 
tione milij liceret ipsi massarie siue agentibus prò ea in capha ven- 
dere officia illarum partium. si finito tempore prò quo concessa siue 
collata fuissent in janua. successores ad partes illas cum nouis litteris 
non accessissent. et prò eo tempore quo ejusmodi offìciorum succes 
sores accedere distulissent. atque insuper eisdem liceret colligere in 
capha a quolibet officiali emolumentum mensis xm conuertendum in 



( 4 89 ) DOCUMENTI 



munitionera railij: Intelligentes constructionera murorura fere per- 
fectam esse, et jam factam fuisse tantam milij prouisionem que hoc 
tempore sufflcere videtur. atque insuper massariam illam. que tunc 
magno debito onerata erat. nunc dei gratia exdebitatam esse, omni 
via jure modo et forma quibus melius et validius potuere. partici- 
pato etiam super hoc Consilio cum dominis protectoribus duorum 
annorum precedentium et anni xxxxquarti. qui laudauerunt fieri in- 
frascriptam deliberationem. decreuerunt quod in litteris cujuscumque 
officialis deinceps ad partes illas transmittendi apponatur condictio 
quod amoueri non possit ab officio nisi per successorem. 

Item quod tradi non debeant alicui ejusmodi officiali littere officij 
sui. nisi prius idoneam prebeat fidejussionem de soluendo hic in janua 
dictam impositionem mensis xm. prò toto eo tempore quo exercebit 
officium suum in capha siue in alijs terris nostris illarum partium. 



DOCUMENTO MCXIV. 

Patente di castellano delle torri e fortezze di Soldaia e Sani' Elia , data , per 
mesi 26, a Pierambrogio De-Franchi - Della Torre , finito il tempo di Lu- 
ciano D' Oria. 

4 475, 9 febbraio 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 237) 



Formolo, e ritenuta consuete, cum auctoritate eligendi sibi sub- 
castellanos idoneos et fideles, et accipiendi bonam et idoneam comi- 
tiuam prò custodia ipsorum fortilitiorum, cum numero pagarum in 
regulis caphe declarato etc. Data janue mcccclxxv die vini februarij. 



xnno 1475 ( 190 ; 



DOCUMENTO MCXV. 

maestro Costanzo Sarra si lagna presso I' Ufficio dell' essergli stato tolto in 
Caffa lo scrivanato iella Protettoria delle Compere, e conferito a uno meno 
bisognoso di lui, carico di figliuolanza. Parla delle sue lettere all'imperatore 
Federico, ed al Papa. 

1475 , 10 febbraio 

(Filza di Caffa, n. 125) 



(A tergo). Magnifìcis atque prestantissimis dominis protectoribus 
comperarum inclite ciuitatis janue. 

(Intus). Magnifici ac prestantissimi domini. Semper et in quibus- 
cumque casibus necessariis primum homo habere debet refugium ad 
deum. tamquam ad patrem omnium creaturarum. post ad dominationem 
supremam temporalem. que dominatio est paternitas in terra suorum 
subditorum. nam erga subditos se se debent domini temporales ea 
cantate comoueri qua patres legiptime comouentur erga filios suos. 
nulla enim dilectio est que superet filialem dilectionem. Eapropter 
inuocato adjutorio dei super infrascripto negotio. secundario est inuo- 
candum nomen magnifici offlcij vestri. quod intuitum ejus firmant 
super ista ciuitate et habitantibus in ea. a quo magnifico officio atque 
pijssimo vestro spero consolari. 

De plenitudine litterarum vestrarum processit quod. nunc est annus 
tertius. dum essem janue magnifici precessores vestri contulerunt michi 
scribaniam protectorie caffè prò annis duobus et mensibus duobus. quod 
quidem officium exercui toto ilio tempore gratia dei et magnifici of- 
flcii vestri. quod quidem magnificimi officium vestrum jussit et com- 
misit dictam scribaniam conferri debere, finito meo tempore, hic 
caffè juxta priuilegia locorum et consuetudinem caffè. Ecce quod finito 
tempore magnificus dominus consul ad se me vocare jussit. et michi 
mandauit ut in scriptis illi darem omnes locatarios. quod quidem 
factum est. et illis citatis conuenerunt simul omnes locatarij cum pre- 
fato magnifico consule. spectatis dominis massarijs et dominis prote- 
ctoribus. Sed opera melchionis de garbarino fuerunt citati et ingesti 
plures qui non erant locatarij. et quibus non spectabat adesse in illa 



( 191 ) DOCUMENTI 



ellectione. qui tales erant amici et parentes dicti melchionis. prout 
hoc est notissiraum umnibus hic caffè, attento quod idem melchiou at- 
tendebat ad dictam scribaniam. 

Fuit igitur dictus melchion calculatus. fui calculatus et ego. et cum 
dicti sui parentes et amici suos dederint calculos albos dicto rael- 
chioni. opera cujus erant in dieta ellectione fienda. et michi nigros. 
dictus melchion superauit me in uno solo calculo. et sic est adeptus 
insignia diete scribanie. injuste tamen quia apud deum ego illum su- 
peraui et apud operas studiosas et peruersas superauit ipse melchion. 
a qua injusta ellectione me viua voce appellaui ad magnificum offi- 
cium vestrum justum. sanctum. attento quod in magnifìcentijs vestris 
non est acceptatio personarum. 

Comendo igitur me magniflcentijs vestris. sperans non perire posse 
in judicio sacro vestrarum dominationum. nam ego semper fui seruus 
obediens. subditus et modestus vestrarum dominationum. qui nonnun- 
quam passus sum pericula infirrnitates et damna propter tutandam 
rempubblicam. et adhuc illud idem exercitium in me est. videlicet 
operari prò re pubblica, testes multos janue habeo qui lìdeli testi- 
monio hec ipsa que supra scripsi comprobabunt. 

Et preter cetera. hoc onus michi assumpsi litteras videlicet destinare 
continuas sanctissimo domino, domino nostro, et alijs principalibus. 
per quas illis significo multa utilia prò re publica christianorum. et in 
signum hujus veritatis serenissimus dominus. dominus fredericus impe- 
rator romanorum habita quadam mea littera hijs diebus in qua conti- 
nebantur aliqua de ilio domino, et in qua littera exortatus sum feruen- 
ter et animo audace suam serenitatem ad deffendendum in hijs ìnfau- 
stis diebus rem publicam suam. que est totus mundus. et flebiliter 
multa sunt narrata in dieta littera que sic narranda erant sue sere- 
nitati. habita et satis consulizata materia diete littere. demum preli- 
bata serenissimus imperator fecit illam legere in suo consistono, et 
ita fuit illa exortatio grata sue serenitati et principibus ejus. quod de 
Consilio baronum et procerum suorum michi litteras est dignata tanta 
majestas scribere. per quas adortatus sum ad scribendum de cetero 
sue serenitati. aduisando semper suam serenitatem in omnibus noui- 
tatibus orientalibus. Insuper misit michi prelibata majestas priuile- 
gium de comitatu palatino et sui sacri consistorii cum amplissimis 
priuilegijs et potestatibus. ita quod fuit mirum in ista ciuitate videre 
tam amplum priuilegium motu proprio missum et ordinatum. Hoc 



anno 147") ( 192 ) 

enira adduco ad testiraoniura veritatis. qua semper et continue ope- 
ror in republica. 

lnsuper habeo onerosara familiara. et pauci sunt hic caffè qui ita 
sint pergrauati farailia sicut ego sum. raaritaui unam filiam anno isto 
que me depauperauit. habeo et alias tres. quarum una jam viro foret 
consignanda. Ergo magnifici domini oculos misericordie vestre diri- 
gite erga me et corapatiamini necessitati mee et grauamini et impo- 
tentie. Nani dictus melchion est diues de summis mille in plus, et ego 
pauper. tale officium concedi debet pauperibus et non diuitibus. Et 
quia isti viri caffenses abutuntur priuilegijs. vestris gratijs. et non 
servant mandata vestra. sed contra rescripta vestrarum magnificen- 
tiarum in facto diete ellectionis ambulauerunt per aceptationem per- 
sonarum. non habendo deum pre oculis et in mente, ideo tale priui- 
legium possendi eligere scribam protectorie ab eis sumouendum est 
et in magnificentijs vestris retinendura. tamquam hij qui tale officium 
concedetis secundum deum et justitiam. 

Exoro igitur magnitìcentias vestras ut dignentur dictam scribaniam 
itterum michi concedere ut valeam viuere in ista ciuitate vestra. quia 
profecto esset diffìcile posse me substentare sine aliquo adjutorio vestro 
propter grauitatem oneris mei. Hoc igitur genibus flexis imploro, nam 
ita me semper gessi tam circa officium diete scribanie quam circa alia 
in ista ciuitate quod non possum aliqua labe culpari. nec vestre au- 
res linguis vel litteris omnibus prebeant auditum. inquit enim pro- 
feta non omni spiritili est credendum. Ex caffa mcccclxxv die x 
februarij. 

D. S. Introclusi copiam litterarum sanctissimo domino, domino nostro 
in presenti scripto, in quibus videbitis litteras ultimate. . . . que sunt 
delate per unum suum solemnem ambassiatorem. ut in illis videbitis. 
Dignentur vestre magnificentie sigillatas duas mittere sanctissimo 
domino nostro. 

humilis seruus dominationum vestrarum 
Magister constantius de sarra 
cum recommendatione. 



( 193 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO MCXVI. 

Gregorio Rosso e cinque altri azionisti delle Compere di Caffa, appoggiano il 
lagno del Sarra, contro la collazione a Melchione Garbarino dello scrivanato 
suddetto, fatta con ingiustizia e dolo. 

1475, 10 febbraio 

(Filza di Carla, n. 126) 

(Extra) Magnificis atque prestantissimi? dominis protectoribus com- 
perarum inclite ciuitatis janue. dominis colendissimis. 

(Intus) Ihesus. 

Magnifici et prestantissimi domini. Nos infrascripti locatarij de la 
compera de caffa a li quali e stato graue de veder la forma de la 
ellectione melchionis de garbarino in scriuan de la dieta protectoria. 
amo disposo de informar le magnifìcentie vestre de infrascriptis. Finito 
tempore de la scriuania de maistro constantio sono stati citati li lo- 
catarii una cum li protectori a esser in pallatio a far la ellectione 
de lo scriuan de la dieta protectoria secundum la forma de vostra 
commissione, e si semo marauegiati che opera de una conspiratione 
se sea operato per fas vel nefas che lo dicto melchion. richo de sommi 
mille, sea stato electo a la dieta scriuania. 

Nam lo dicto melchion a passato lo dicto messer constantio de una 
solla ballotola. e questo per esser in la dieta ellectione interuenute 
persone apostice le qualle non doueuano interuenire in la dieta elle- 
ctione. atento che non erano locatarii ni a loro parteniua alcun inte- 
resse in la dieta compera, et inter li altri e interuenuto lo officio de 

le fidecomissarie. opera della dieta conspiratione. lo qual officio inter 

no se impaihato de la ellectione de protectori ni de scriuan de la 
dieta protectoria. Impero che li fidecomissarij erano bastanti a esser 
a la dieta ellectione come sono stati. Item fuerunt in la dieta ele- 
ctione alcuni altri li quali no erano locatarij. li quali talli adjun- 
cti ano dato le sue ballotole bianche a melchion predicto e le so 
negre a messer constantio, e per questa via inhonesta e injusta lo 
dicto melchion e stato vincitor de una ballotola. Perche noi infrascripti 
auemo disposo de auisa le magnifìcentie vostre de li costomi de que- 

Società Ligure St. Patria. Voi. VII. P. II. 13 



anno 4475 ( 4 94 ) 

sta terra in dar de li officij. et ideo noi testificamo la dieta ellee- 
tione de lo dicto raelchion non essere justa nec honesta. 

Anchora notiffieamus a le vostre magniflcentie che la intentione de 
la major parte de li locatarii. maxime de quelli li quali voleno lo 
douer e lo honesto. era e si sereua che lo dicto messer constantio 
fuisset iterum ellecto a la dieta scriuania. atento la soa fidelità e 
honesta. ac atento lo carrego grande de la so famiglia maschi e figlie. 
Ideo ve requerimo che per la utillita de la dieta compera e compas- 
sione de lo dicto messer constantio., ve dignati de conceder de nouo 
la dieta scriuania a lo dicto messer constantio. Impero che lo dicto 
libro non pò esser in melor (sic) man de la man de lo dicto messer 
constantio. Ancora fareti carità e mar a dar simil emolumenta a chi 
ne bisogna e no a richi. atento maxime che in questa terra no se 
pò dar officio secundum justitiam. ma chi a più opera quelo ne lo 
porta. Nec alia. Ex capha mcccclxxv die x februarij. 

Gregorius rubeus presentialiter alter 

protector comperarum dictorum locorum 
Iullianus de flischo 
Bartholomeus de sancto ambroxio 
Gaspar judex 
Iohannes squarzaficus 
Filipus de franchis de calcinaria. 



DOCUMENTO MCXVII. 

Altra lettera di Oberto Squarciando ai Protettori, in cui narra la cacciata dalla 
Campagna di Eminech , la venuta in Caffa dell' imperatore tartaro e di Seitach, 
la costui investitura della signoria, e le proposte di pace fatte dal voivoda 
di Mocastro. 

1475, 10 Febbraio 

(Filza di Caffa, n. 122) 

Sigillata die suprascripta (*). et post superius scripta plura oc- 
cursa sunt notitia dorainationum vestrarum digna. Et primo intelli- 

(') È il poscritto annesso alla lettera del 21 novembre 1474, ossia del do- 
cumento MCV1I, a pag. 127 e seg. E annunziato ivi stesso a pag. 129 in nota. 



( 195 ) DOCUMENTI 



gendo nos dominum eminech cura domino rege teucrorum contra nos 
plura tractare. prout per oratorem latorem tributi piene intellexiraus 
et ab alijs ex Costantinopoli venientibus. cum Consilio domini impe- 
ratoris nostri missimus ad partes magni lordo tartarorum ad nos vo- 
catum seitech (sic) fllium quondam domini mamach. ut ejus opepenitus 
destrueremus dominum eminech. qui de breui ad nos venit et sic 
ipsum cum domino imperatore contra dictum dominum eminech per- 
fìdum inimicum nostrum castrametari fecimus. et statim ab istis 
partibus maximo cum dedecore recessit cum equitibus XXV tantum- 
modo. et ignoramus ad que loca se reduxerit. nisi fortassis in zichia. 
Quia propter ejus scelera nunquam auderet ire in magno lordo tar- 
tarorum. neque in velachia ubi stetit multos per annos captiuus. mi- 
nusque in partibus rossie. quia estate preterita in illis partibus cur- 
sitauit contra voluntatem domini imperatoris nostri, ubi commisit 
ingentes predas hominum et animarum. bestiaminumque. 

Quo expulso ipse dominus imperator caffam cum dicto seitech se 
transtulit. ubi ipsum cum et de Consilio nostro elegit ad dominium 
Campanie et sirinorum loco predicti eminech. et ultra ad ipsius ex- 
tinctionem insidias parauimus. ita quod deleatur ab hoc orbe ne 
unquam nobis nocere possit. prout semper conatus est. 

Recesserunt igitur ipse imperator et dominus seitech una eoa? ce- 
teris dominis pridie a nobis et certe ciuitas ex hujusmodi electione 
consolata remansit. et laus deo qui nobis prouidit quod via mari- 
tima plurima victualia delata fuerunt. ex quo non sunius amplius 
sub eo terrore in quo his diebus eramus deffectu victualium. et prò-, 
pter noua armate domini regis teucrorum. de qua hic stamus cumi 
magno dubio. potissime quia in ista hora aliata sunt nova ex portubus; 
calamite in quibus peruenit quoddam brigantinum ex moncastro. qui 
dixerunt ipsum locum moncastri interceptum fuisse per dominum 
regem teucrorum. qui via terrestri tempore glacierum ad ipsum locum 
castrametatus est cum magnis copijs. Itaque. si sic est. pius deus 
nos adjuuet et protegat sua pietate. tamen spero quod nihil erit. 

Dictus vaiuoda missit his superioribus diebus huc oratorem suura 
ad componendam pacem nobiscum. offerens se de omnibus damnis 
per ipsum contra nostros illatis restituere ducatos MCCC venetos. 
quos acceptare noluimus. quia requirebat deuenire ad dictam pacem 
sub conditionibus. ex quibus opus esset nos restare inimicos domini 
regis teucrorum ac domini saici domini theodori et gottie. Ciuitas 



anno 1475 ( 196 ) 

bene valet sed cum pauco auiaraento. ex quo sequitur quod omnes 
fere cabelle a multo, anno presenti, minus vendite fuerunt ceteris 
annis. Oro dominus prouideat rebus nostris. 

Causa episcopatus ermenorum adhuc non est terminata, peruenit 
enim vicarius per vos missus die XV preteriti, qui sum certus ipsam 
terminabit. qui in ipsa causa excogitare adhuc non potuit propter 
suspensiones curie et alia que occursa sunt ex aduentu dicti domini 
imperatoris. De secuturis suo tempore aduisabimini ut par est. 

In causa illius puelle ermenorum nihil actum est. quia post litteras 
vobis scriptas de hac materia super causa appellationis facte ad re- 
uerendissimum dominum patriarcam ipsorum. per ipsum fuit lata sen- 
tentia continens quod dieta puella stare debeat in domo parentum 
ipsius usque ad etatem nubilem. sub Consilio tamen fldecomissariorum 
sub quibus relieta est a legataria sua. et postquam peruenit ad 
dictam etatem. nubat illi cui per legatum obligata est. Tamea iste 
consul conatur iterum in ea causa se intromittere. causam autem 
propter quam ignoro, licet de Consilio meo hoc non faceret. quia non 
habemus causam ullam se intromittendi de causis ecclesiasticis. Nec 
alia quam iterum iterumque me commendo prelibatis dominationibus 
vestris. offerens me ad ipsarum mandata paratus (sic), quas pius deus 
continuo augeat et felicitet. amen. 

Idem obertus cum humili recommendatione. 

Reddo certiores ipsas dominationes vestras prout crescunt plures 
et plures burgenses male compositi et qui contra nos officiales verba 
vilipendiosa proferunt. contra quos opus est de optimo remedio pro- 
uidere. et maxime quia consules hujusmodi insolentie sunt causa (*). 

(') Sul dorso havvi la scritta seguente: Littere D. Oberti squarciafici proui- 
som cvphe. sub die \ februarij de lxxv. recepte xn matj de 75. 



( 197 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO MCXVIIf. 

Antoniotto Cabella, console, riferisce ai Protettori lo stato presente delle gravi 
controversie agitate in Caffa tra gli armeni, e quella dell' imperatore tartaro 
con Eminech , signore della Campagna. 

1475, 12 febbraio 

(Filza di Caffa, n. 127) 

{Extra) Magnifìcis et potentibus dominis proteptoribus compera- 
rum santi georgij excelsi communis janue. dominis collendissimis. 

(Intus) Ihesus. 

In christi nomine. MCCCCLXXV die XII frebuarij (sic) in caffa. 

Auera inteizo le segnorie vostre, magniffici et potentes domini, 
domini mei collendissimi. per meas duplicatas ad dominationes vestras 
transmissas. nec non per ea que vobis retulerit oretenus egregius 
vir baptista justinianus precessor meus. quem credo jam diu ad pre- 
sentiam dominationum vestrarum se presentasse, ea omnia que ocursa 
sunt circha differentiara episcopatus ermenorum. ac etiam circha occu- 
rentia in Campania, tamen aliquantum de his que ocursa sunt usque 
in odiernum replicabc. attento importanza rei. 

Considero, magnifici domini mei. che a le signorie vostre debia es- 
ser scritto cose assai contra de mi per lo facto de lo episcopo de 
ermeni. le quale cose quando le segnorie vostre seram bem informae 
de lo vero, credo sareti contenti del ordine preizo in talle caxo. 
Sapia vostre segnorie corno vegne in questa citae doi legati da lo 
patriarcha de ermeni con lettere ad risate a lo consolo de caffa. in 
le quale se conteneua che seando elio patriarca imformato che lo 
vesco lo quale e in sedia, chiamato derronanes siue pangiager. aueiua 
per forsa e con dinari descasato uno altro' vesco. nominato derca- 
rahet. e pertanto ne requeriua deuesemo dare lo braso nostro a 
li dicti legati, e che deuesemo descasa de sedia lo vesco derrona- 
nes e mete in sedia quello altro dercarabet. e de questo era grande 
mormoration e discordia in li populi ermeni. e se incomensaua a 
multiplicare e fare grandissima conspiration e tumulti, ita et taliter 
che in una gexia se trouarono a multo piu de homi trexento. Mi 
ghe mandai lo cauare e si fei amorta lo strepito, e si me fei menar 



ANNO \kl^> ( 198 ) 

auanti quatro o sexe de li principae. a li que fei da segurtae de 
non far tumulto ni conspiration a pena duo milia sommi de caffa 
prò utraque parte, e faeto questo sessa li tumulti. 

La cossa resta possia cosi interdita che caihares Agio de cotulbey 
de sonihi. lo qualle e cauo de parti e richissimo homo e parente 
streito de quello dercarabet chi pretende esser vesco. ouera con ni- 
cheroso da torrigia. lo qua e percurao de caihares e de lo dicto der- 
carabet. lo qua me a molto molestiao con scripture e con protesti 
menasandome in le soe scripture. .vogiando che deponese lo vesco 
chi e in sedia e che metese a logo dercarabet. Mi uegando che lo 
patriarcha chi aueiua mandao li primi legati, che aueiua faeto vesco 
derronanes e morto, e che questo patriarcha nouo aueiua scrito che 
lo dito vescho era staeto faeto per forsa e per mangiane de de- 
nari, no abiendo ni notitia de nissuna di queste cose, compreixi che 
elio fose staeto male informato, e che per ouera de lo dito caihares 
lo quale gè aueiua mandato uno predicatore, che elio auesse impetrato 
tali legati per far uno vesco a suo modo. 

Visto la contention chi era in la terra vostra me despoxi de non 
innouar niente in lo faeto de lo episcopato fin a tanto che le segno- 
rie vostre fosen auizate de quello interuegniua. e massime visto le re- 
prenssioin faete per le segnorie vostre a meser joffredo primamenti 
et postea confirmate in elio e in meser baptista justiniano per essese 
impaihati in talle facto, considerando che la multitudine de li populi 
crmeni con la major parte de la bona gente volen per vesco quello 
chi e insedia e che per laltra parte no sono cha otto o dexe richi 
chi voleno laltro dercarabet. insomma me deliberai de auizar le se- 
gnorie vostre e de no innouar niente, aspritando risposta de le se- 
gnorie vostre e quello che cometerei se farà. E per questo termen 
preizo me son restao in odio a una grande parte de li homi de la 
logia, li quae son obligae a lo dito caihares per seruixij che elio fa 
speso in prestare la moneta soa. e ancora li miei compagni officiali 
pechan in esto che elli auereiuan vosuo che de subito auese despe- 
lato lo vesco chi era in sedia e che auese miso laltro. No me ne 
parse bene, vegando lo tumulto de li populi. corno ve o dito de 
sopra. 

Auizando vostre segnorie che me fo portato in uno mandilo ducati 
de oro veneciani e saraffi de oro per la valuta de ducati duxento. 
secretamenti li prendese e douese desmete lo vesco chi e in sedia e 



( 199 ) 



DOCUMENTI 



fauorezar laltro. no li vosi prender, imo li denonciai a li antiani e 
in prezentia loro fei demostrare li diti ducati a quello chi li aueiua 
in man. e de questo se ne tanto indegnao nicherozo de torrigia. che 
elio me voreiua vei morto, fasando ogni di protesti e scripture contro 
de mi. Spero in deo che quando le signorie vostre intenderan tuto. daran 
ta remedio che lo dito nicheroso no abiterà in questa terra vostra, 
perche simille homo no gè sta ben. 

Me son trouao sta meixi sexe a posto sensa vicario jurista. e 
si no o posuto proseder in le caxoin predite, corno auereiua vosuto. 
perche lo dito nicheroso faua scripture asae qhe mi no intendeiua. 
Vero e che francesco de lo pasteno era meo vichario. lo qua fo ale- 
gato sospetto in una parte e no poeiua dir niente, e laltra parte me 
daua sospetto a mi. perche quando gè domandava consegio lo trouaua 
molto freido e tepido, e per questo me son semper suprastaeto a far 
innouation alcuna donec abia comessione da le segnorie vostre. 

E ancora più me son fondato in la mia opinion, quando o visto uno 
de li doi legati, chi eran venuti per far vesco nouo. a dito che se lo 
patriarca auese inteizo la vorentae de li populi elio no li auereiua 
mandae in questa terra. Elio se ne andaeto a lo so patriarcha. no so 
se tornerà più. Li diti legati uno era arciuesco e laltro vesco. se- 
gondo che dixeiuan. lo arciuesco chi e quello de più sentimento e de 
più dignitae e quello chi se ne andaeto. Sapia adonca le signorie vo- 
stre che se se sta a questo modo, ogni ano sera garbugio in questa 
caxon de lo episcopato. Me pareiua a mi lo megio de questa terra 
che no fose ni luno ni laltro. e a questo modo sesereiuan le discor- 
die, e si no se fereiua tante mangiane quanto se fa per talle caxon. 

Auizando vostre signorie che aora che lo dito legato se ne andaeto. ' 
la parte de caihares dixe che elio se ne andaeto per che a mangiato, 
e a mi dixen estimo qui plus donauit. et questo per darme carrego 
no posando otegni soa vogia. No vogia deo che de simille cosa me 
brute le maein ni me incarrege lanima mea. se debio goagnar dinari 
li vogio aueire con la gratia de deo per altra via. e no far vergogna 
a le segnorie vostre chi ve fidate de mi. ni etiam deo me vogio ver- 
gognar per denari, quia melius est bona fama quam diuitie multe. 
Tamen intendo non se pò tegni la lengua a li mali dicenti, e che 
sera scripto de mi qualche cosa in carego meo per questa caxon per 
eseme soprastato, comò o dito. Pure spero in le segnorie vostre, e che 
le prudentie vostre daran la tara a li passionae e a quelli chi se vo- 



anno 1475 ( 200 ) 

ren far capeluti in questa vostra citae e acquistar con drito o torto 
dinari e ogni sua intention. Spero in deo gè debia prouedei che chi 
farà male a questa citae sera punito de li soi demeriti. 

Fin a chi me o dato logo de mantegnei questa citae in paxe e in 
tranquillo e cosi spero se farà de chi avanti. Aora che o vichario 
sufficiente me consegero con elio, e se trouero modo o via sea per 
regule sea per le comession daete da li presesoi vostri, per le quae 
posa prosede cum justitia contra nicheroso da torrigia e che ve lo 
possa mandar a zenoa a star ala staza a raxon. lo faro animozamenti. 
Persoche in veritate dei e cognoso elio esse perzenciosissimo homo in 
questa vostra magnifica citae. e criste me profonde se lo digo per 
odio ni per mala voluntae. solamente lo digo per lo ben de la terra 
e de li popoli. Persoche elio no trova saluo rampengoli. e si se dixe 
che in questa caxon de lo episcopato et etiam in la caxon de lo ma- 
tremonio de quella garsonna. de la quale vostre segnorie an scripto, 
elio a promession se oten soa intention auera de guagno sommi CCCC 
de caffa siue ducati mille, e per questo troua quante cauilatioin elio 
pò. digando aora li legati no an bairia. aora dixe le letere son false, 
aora dixe e staeto faeto lo vesco per mangiarla de dinae. aora dixe 
la sententia deta per lo vesco in la cosa de la garsonna e fasa. e 
tutte queste cose e cauilatioin fa per mena la cosa in longo. fin che 
sea fora de officio. Persoche gè pa auei in man che corno sero fora 
de officio elio debia otegni soa intention. e cosi sta la cosa in conti- 
nuo motu. 

Alo faeto de la sententia daeta per lo vesco in lo matrimonio de 
la garsonna no se ancora innouato altro, ni faeto la execution la 
quale a comiso le segnorie vostre, persoche son staeto in altri me- 
riti chi tocauan più a la terra comunamente per le cose da campa 
gna e per la caristria la qua e regnata in questa terra, per la qua 
cosa me occupaua più in le predite cose cha in quella, considerando 
che quella se pò sempre fa e no pasa tempo. Aora che semo fora de 
tanto fastizo e trauagio in lo qua semo staeti. corno diro qui de sota. 
me darò logo con monsignor e li compagni mei de adempir li co- 
mandamenti e le comessioin vostre, e per lo primo modo vostre se- 
gnorie seran auizae de tuto a compimento. 

Aora notiffico a vostre segnorie. comò per altre ve scrisi e an in- 
teizo vostre segnorie. corno in lo tempo de messer joffredo. morto che 
fu raamacho segnor di carapagnia. lo imperao se troua in caffa. in lo 






(201 ) DOCUMENTI 



qua logo con consegio de meser joffrao meser baptista e mi con monti 
altri citaein e borgeixi se eleze segnor de campagna eminec. lo quale 
fo aproao per quello che deuese dar più paciffico ala campagna che 
nissun de li altri, tamen fo faeto asai contra vogia de lo imperao 
che dubiaua semper che elio no gè fose reo e pessimo, e cosi e se- 
guito, che da poi che fo feto segnor fin ala jorna che elio e stato in 
segnoria. jamai no lasa de molestar lo imperao aora de una cosa aora 
de una altra, in forma che quaxi ne a frustao de ambassiarie per de- 
uei aconsa le requeste che elio faua a la jorna a lo imperao contra 
li pati e li zuramenti che elli aueiuan inseme, e non contentandose 
ancora de quello che lo imperao gè faua. elio preuaricha uno fre de 
lo imperao a far corsia in lo regno de polonia. e cosi fé grande corso 
che elli an conduto. segondo la relation de monti, più de anime xv 
mila le quae an tenuto e tennen per ihaui e ihaue. e monti e monte 
ne han venduo e parte rechatae. ma pochi quelli chi se son recha- 
tae. ne an ancora in le main soe la più parte. 

Ancora non contentandose de le cose sopradite elio mise deueo in 
le vitouarie. e mise bando che no fose personna alcunna chi prezu- 
mise de conduere vitoarie in caffa. e si faua sta le soe guardie ali 
passi con ponsoin de ferro atastando in le carré de lo fen e de la 
pagia per intende se gè era sachi de vitoarie. e quelle chi se tro- 
uauan o pareize o secrete elio le facea prende e robaua quelli che 
le conduxeiuan. intanto che le vitoarie chi soleam varei asperi vini 
in x montan a xim e a xv. e no se ne poiuan troua per dinari. 
E per questo fo grande spauento a la terra nostra soruegnando lo 
iuerno. e dubiando de le cose turchesce starno cum grande affano. Fo 
necessario con volontae de lo imperao. lo qua per seruir de megio 
se invia a deuei vegni in caffa per ronpi la opinion chi era che da 
noi a elio e in campagna fosemo in goerra. parse ben a quelli de la 
terra far vegni lo imperao dentro da caffa per ordena quid agendum. 
e cosi e seguito. 

Vegne lo imperao in caffa e lo dito eminec con li altri segnori 
suoi e se ronpi la opinion chi era de goerra. possia ordonamo con 
lo imperao de modo tenendo, persoche noi eremo informati de certo 
che lo dito eminec segnor de campagna aueiua mandao soi messi a 
lo turcho in constantinopoli e aueiua con elio intendimento. Sentiando 
noi la preparatione de larmata grande stemo con grande affano, ta- 
men tegneimo queste cose scelate a lo imperao per non demostrare 



anno 1475 ( 202 ) 

che in noi fose dubio alcuno ma seraper lo confortamo a deueire des- 
casare lo dito segniore eminec persuadandoge che elio no era segnor 
chi feise per lo suo imperio, e de questo remazemo dacordio. e cosi 
e seguito che se susita saitech Agio de condan mamacho olim segnor 
de campagna e se faeto vegnir verso le parte de laltro lordo verso la 
tanna. E venuto che elio e staeto in caffa cum saluo conduto. abiamo 
adoperato con lo imperao ita et taliter che eminec se ne fugito de 
campagna, crediamo sia andaeto verso zichia. oueramenti veróo la 
tana, in li quali lochi se miso insidie sufficiente a lui. persoche elio 
e con pochi homi, videlicet da xx in xxv. Credo che deo permetera 
le cose capiteran bene. 

Stagando la cosa in questo termen solicitamo che lo imperao ve- 
gnisse una altra vota in caffa con li soi segnori. e cosi e seguito 
che elio e venuto in questa terra e gè stato jorni otto, in lo qua 
tempo noi con elio con volontae de li segnori soi se elletto nouo se- 
gnor de campagna, lo quale e staeto saitec Agio de quonda mamac. 
Tuta la terra se contenta de la ellection soa e cosi la più parte de 
li segnori de campagna. Spero in deo de chi auanti sera paciffico più 
che no e restato fin a chi. 

Notiffico ancora a le vostre segnorie corno a la prima venuta de 
lo imperao in caffa. de comission e requesta soa e de eminec fo preizo 
per li lor messi con lo braso nostro doi caui de rarti de li sarra, 
chi son doi fradeli chi se iaman mur e (manca). Li quae son caui de 
sarra inimixi de lo imperao. li amo mandae in sodaia im lo castello 
de sancto elia e li li tegnimo con bonna guardia. Poscia e seguito 
che la ultima vota che e venuto lo imperao in caffa. no flandose de 
uno so fradelo de etate de ani xvm in xx. auanti che olio se sea 
partio de le charchere per vegni in caffa. elio a preizo lo dito so 
fradelo iamato mulchamam e elio in personna propria lo a conduto 
a lo sembalo. e li e stato miso in castelo de ordine e comission no- 
stra, onde elio sta ben guardato. 

Tute queste cose sum faete per sostegni e mantegni lo imperao. lo 
qua e tanto ben dispozo inuer de noi quanto mai se posa di. e per 
questo asoche caffa se mantegna in opinion che tuto so che volle caffa se 
fa. Per questo se fato tute queste cose chi son de grandissima utilitae 
a questa terra. Se amo auuto fin a chi de li travagi e de le tri- 
bulatioim. spero che in lo auegni mediante la diuina gratia aue- 
remo conforto abondantia e alegresa. perso che in campagna le vi- 



( 203 ) 



DOCUMENTI 



toarie mostran bem e si se semenato asai. deo gè mande bonna re- 
coleta. 

Sono stati li grani in prexio de asperi xxv lo capiso. aora sono 
declinati ad asperi xvm e a xvi. perche se dato bona prouexione 
raaritima. non ostante che fosse de inuerno ne stato conduto tanto 
che a lo di de ancoi son declinati. Unde ve digo. spero che auanti 
che finisca questo meize mancheran de prexio qualche cosa, perso che 
se ne aspeta asai verso chilo e zagora e mochastro. Ma perso che se 
faeto grandi partiti questo inuerno ali merchanti. non credo poscia 
goeri mancare de prexio de xvi ih xv asperi lo capisio. taraen a 
la recoleta de li noui spero tornerano a li asperi v in vi lo capisio 
a la usanza, e cosi vogia deo. 

Aora resta a dire, magnifici domini mei. che la comission vostra a 
noi data circha la sententia daeta per lo episcopo de ermini circha 
lo matrimonio de quella garsona maritata, la qualle e de etade an- 
norum vini in circha. Cometando le segnorie vostre a noi cum lo 
reuerendo domino episcopo debiamo receiuere testemoniansa da x in 
xn personne se la sententia e bona e justa o no. comò più larga- 
menti se contene in le vostre, respondo a vostre magnificentie che 
fin a la jorna de ancoi no se innouato niente in la dita caxon per 
esser monto occupati in le caxoin supradite. tamen aora per la parte 
prima chi pretende la dita garsonna eser soa. ne fo requesto per 
scriptura a mi consolo la debia fare consignare a elio. Per la quale 
cosa sera nessesario venire ad executionem et obseruationem manda- 
torum et comissionum dominationum vestrarum. e de quello seguirà 
sera certificato le segnorie vostre cum li processi sigillati juxta man- 
data vestra. 

No prende admiratione le segnorie vostre se no scriuemo in co- 
munitae meser oberto e mi. perso che in queste cose pertinente alo 
episcopato semo differenti de opinione, perso che elio voreiua auei 
compiaxuto a chaihares e auei miso in sedia lo so vesco. e mi o preixo 
respetto ad aspeitar la reposta de le segnorie vostre. Elio se monto 
agreuato de mi. corno credo ve debia scriue. tamen non obstante lo 
so agrauamento no me parsuto ben fare altro fin che non abia re- 
posta da le segnorie vostre. No so za intende che dano ni che inte- 
resse segoe a meser oberto de cosa alcuna pertinente a lo episcopato, 
per la qualle elio abbia caxon de volei più uno cha uno altro. Penso 
ben che a posta de meser sisto centurione e de cepriano de viualdo. 



anno 1475 ( 204 ) 

chi sono tanto congionti con lo dito chaihares quanto più se posa 
dire, elio vigiando compiaxerli fasa quello che elio fa. Le segnorie 
vostre ala fin intenderan tuto e judicheran chi auera auuto megior 
opinione, deo sa che mi no ne pretendo salvo a fare honore a le se- 
gnorie vostre e in fare senza vergogna. La fin fa tutto. 

Non vogio più tediar le segnorie vostre che gè serea ancor da dir 
asai. Piaxeue mandar quarchi meistri de antelamo masachani. perso 
che monti borghexi edifficareueno caze se auesen boni meistri. la 
qual cossa serieua magnifficentia. e gloria de questa vostra terra, la 
qualle deo sarue e mantegna in seculla seculorum amen. 

E. D. V. 
deuotus vester antoniotus de cabella 
consul caffè etc. 
cum umilli recomendatione. 



DOCUMENTO MCX1X. 

Francesco Fieschi, altro dei massari di Gaffa , scrive ai Prolettori , mandando 
un suo lavoro o studio sulla situazione presente della colonia , e il verbale 
delle risposte date nelle cause del vescovato armeno e dell'armena fanciulla. 

1475, 13 febbraio 

(Filza di Caffa, n. 128) 



(Extra). Magnifico officio sancti georgij excelsi communis janue. 
(Intns) 

& 

Magnifici et potentes domini mei obseruandissinr. Usque modo non 
habui causam magni ficentijs vestris scribere. sed nunc post recessum 
domini baptiste justiniani reperiendo me hic massarium locho domini 
juliani gentilis futuri consulis. quem cito saluum conducat pius do- 
minus. decreui prò honore meo et debito liane breuem magnifìcentijs 
vestris scribere solum prò introcludere quandam scripturam cum re- 
sponsionibus factis in causa episcopatus crminorum et raatrimonij 



.( 205 ) DOCUMENTI 



ilius puele (*). et dubitando ego de non bene gestis. prò excusatione moa 
volui aliqua paucha respondere ut magnificentie vestre inteligant per 
me non restasse in acipiendo facere aliquod terminum in facto ilio, 
quia non dubito aparebit absurdum dominationi vestre sic teneatur 
in pendenti et in lunga et non ad bonum flnem. id circho non gra- 
uando legere poteritis ipsas scripturas et inteligetis per me non re- 
stasse in seruando comissiones nobis datas per magniflcentias vestras. 
et non plura. Per litteram comunem cum spectabili domino oberto 
squarsaflco habundantius magnificentie vestre sunt auizate. Paratus 
ad quecumque vestra mandata. Data caffè die XIII februarij 1475. 

Deuotus franciscus de flisco 

alter massarius et prouisor cum humili 

recomendatione. 



DOCUMENTO MCXX. 

Condanne e assoluzioni risultate dall'esame fatto dalla Commissione per gli 
affari di Gaffa, sui sindicamenti del console scaduto Goffredo Lercari. 

U75, 28 febbraio 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 238) 

tj< MCCCCLXXV die martis ultima februarij. 

Magnifici domini protectores etc. anni presentis. in pieno numero 
congregati, quorum hec sunt nomina: 

D. Filippus de Camilla prior Ambrosius de marinis 

Iulianus donatus subrogatus loco Raphael de viualdis 

antonij bocconi egrotantis Raphael de francis ficonus subro- 
Casanus spinula gatus loco joannis fratris sui. et 

Christoferus de dauania Angelus jhocia. 

(') Manca nell'Archivio la scrittura qui citata, e che sarebbe riuscita oppor- 
tunissima a dilucidare la intricata lite del vescovato armeno specialmente. 



anno 1475 ( 206 ) 

Presentibus etiara nobilibus et egregijs viris. dorainis quatuor depu- 
tatis super negotijs caphensibus. et dominis quatuor eorum precesso- 
ribus. quorum nomina sunt hec : 

Iohannes rensus de cabella Petrus gentilis olim palauicinus et 

Guirardus lomellinus q. g. Perciual de cassina. 

Precessorum vero suorum hec sunt nomina : 

Casanus saluaigus Gabriel de prementorio et 

Abraam de viualdis Egidius sacherius notarius. 

Auditis prenominatis dominis deputatis super dictis negotijs caphen- 
sibus. referentibus ea que inter ipsos consultata et esaminata fuerunt 
circa infrascriptos articulos pertinentes ad nobilem jofredum lerca- 
rium olim consulem caphe. omni via jure modo et forma quibus me- 
lius et validius potuere. statuerunt ac decreuerunt ea omnia et singula 
que dicentur inferius. 

Primum enim statuerunt ac decreuerunt quod prenominatus nobilis 
jofredus lercarius. qui appellauit ac reclamauit ad magnificimi officium 
sancti georgij a duabus condemnationibus contra eum factis per sin- 
dicatores suos in capha. altera vero occasione mercature per ipsum 
siue filium suum facte in capha tempore consulatus sui. reliqua vero 
occasione accusationis contra ipsum facte. quia non processerat ad 
condemnandum eos qui collegisse dicebantur in capha canluchum 
contra formam regularum etc. nequaquam audiri debeat, neque ejus 
appellatio seu reclaraatio admitti. nec insuper remitti debeat in 
capharn ad nouum sindicamentum. quemadmodum deliberauerant domini 
precessores eorundem dominorum protectorum. quam deliberationem 
ipsi domini protectores reuocauerunt et annullauerunt. ac virtute pre- 
sentis deliberationis reuocant et annullant. statuentes ac declarantes 
quod non liceat eisdem jofredo ad dictam ciuitatem caphe accedere, 
sub pena contenta in precepto eidem facto parte ipsorum dominorum 
protectorum manu angeli joannis de compiano nctarij. 

Item auditis eisdem dominis deputatis dicentibus sibi honestum vi- 
deri quod idem jofredus absoluatur ab accusatione contra eum facta. 
eo quod tempore consulatus sui permiserat arrestari bona subditorum 
domini de lo moscho. attento quod ipse dominus de lo moscho. qui 






( 207 ) DOCUMENTI 



mediterraneus est. comprehendi non videtur in numero dominationura 
rnaris pontici. Et pari modo absoluatur ab accusatone contra eum 
facta quia prorogavit terminum veniendi gregorio de pinu contra 
formam litterarum magnifici offlcij. Et hoc attento quod rationes pro- 
pter quas asserit prorogasse ipsum terminum legitime -vise sunt: Se- 
cuti judicium ipsorum dominorum deputatorum omni via jure modo 
et forma quibus melius potuerunt. absoluerunt eundem jofredum a 
predictis duabus accusationibus. 

Item auditis eisdem dominis deputatis dicentibus quod honestum 
sibi videtur supersederi in accusatione contra eum facta. eo quod jo- 
fredus ipse permisisse dicitur expendi ultra quantitatem summorum 
centum et quinquaginta in extructione et reparatione murorum caphe 
tempore consulat s sui. preter formam commissionimi et litterarum 
magnifici offlcij. item expendi non exiguam pecunie quantitatem in 
edificijs fabricatis in palatio caphe. item quia se immiscuisse dicitur 
in discordijs armenorum. Et hoc attento quod jofredus ipse negat se 
recepisse litteras magnifici offlcij que in predictis sibi obijciuntur. et 
quod postquam copia libri massarie tempore consulatus ipgius jofredi 
fuerit in janua melius predicta intelligi poterunt: Secati judicium ip- 
sorum dominorum deputatorum decreuerunt in predictis supersedendum 
esse et differendum donec. habita copia dicti libri massarie et rebus 
ipsis melius cognitis. veritas predictorum manifestius intelligi poteri! 

Item cognito quod commissum fuit in sua instructione eidem jo- 
fredo. ut si consuli et sibi ac reliquo massario ac officio monete 
caphe utile videretur. conduci deberent per massariam seruientes 
caphe et eisdem per ipsam massariam solutio fieri, et tamen jofredus 
ipse asserit se nunquam proposuisse eam rem consultandam in capha. 
prout sibi commissum fuerat. omni via jure modo quibus melius et 
validius potuere. condemnauerunt et condemnant eundem jofredum ad 
soluendum comperis sancti georgij asperos quingentos siue eorum 
valorem. prò inobedientia et inobseruantia suprascripte commissionis 
quam seruare neglexit. 

Item cognito quod domini eorum precessores ^anni MccccLxxtertij 
commiserunt per litteras suas scriptas die vini martij ejusdem anni 
eidem jofredo ut restituat massarie asperos tria milia vel circiter. 
quos tempore consulatus sui sibi deliberari fecit et percepit in capha 
prò scoto seu alimentis tubete. caualerij et interpretis sive torzimani. 
et ultra tantundem prò pena etc. prout in ipsis litteris continetur. 



anno 1475 ( 208 ) 



quas tamen jofredus ipse negat se recepisse, condemnauerunt. etiam 
ita laudantibus dictis dominis deputatis. eundem jofredum ad soluen- 
dum comperis sancti georgij dictos asperos tria milia sive quot per- 
cepit occasione diete deliberationis scotorum. absoluentes ipsura. si 
sortem dumtaxat soluerit. a pena in quara virtute dictarum litterarum 
condemnatus fuerat ( l ). 



DOCUMENTO MCXXI. 

Nuovi ordini ed istruzioni date al console e massari di Caffa, in seguito alle 
loro lettere e relazioni. 

4 475, 4 marzo. 

(Litter. miss. off. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fol. 123) 



Protectores etc. Spectato ac prestantibus viris. consuli et massarijs 
ac prouisoribus ciuitatis caphe. dilectissimis nostris. 

Dilectissimi. antequam egregius baptista justinianus olim consul et 
gregorius de pinu. qui bisce diebus ad nos venerunt in naui saluaiga 
et attulisse dixerunt copias librorum massarie illius ciuitatis anno- 
rum mcccclxviiii. mcccclxx. mcccclxx primi et mcccclxx secundi ap- 
plicuissent. receperamus litteras vestras in qui bus est additio diei xn 
maij. sigillatas die xvn ejusdem mensis. atque insuper alias scriptas 
per vos obertum solum die x ipsius mensis. quibus inferius quam 
breuius poterimus responsum dabimus. Respondebimus insuper aliis 
litteris vestri antonioti consulis scriptis die xim. cum additione diei xv 
septembris proxime preteriti ( 2 ). Sed ante omnia dicimus nequaquam a 
vobis hactenus seruatam fuisse diligentiam in scribendo vobis commis- 

(') Segue l'atto del 3 aprile 1475, che viene appresso sotto la sua data, 
cioè nel documento MCXXVIH, a pag. 216. 

( 4 ) Fra le lettere qui ricordate dai Protettori come scritte dal console e mas- 
sari in comune, e dall' Oborto Squarciando da solo , P unica che trovammo an- 
cora nella Filza è la stampata sotto il documento MCIV, a pag. 117 e seg. Le 
altre adunque andarono smarrite. 






( 209 ) DOCUMENTI 






sam. Nam plerumque mercatorum littere aliate fuerunt sine litteris 
vestris. quod nequaquam oontigisset si plures copias litterarum pa- 
ratas seraper teneretis. et per omnera viam ac forraam possibilem 
raitteretis. quod ut deinceps faciatis vos iterum atque iterum oneramus. 

Ante omnia, placet nobis quod proclamari feceritis ordineni per nos 
factum circa sindicamenta. ac seruari formam vobis commissam circa 
colores ciuium ac librum secrete locorum. dixeritisque quod juxta 
commissiones nostras puniri facietis aduocatos si contrafecerint. sed e 
conuerso nobis displicuit quod in litteris communibus scripseritis vos 
notitiam non habere quod fiant contractus illiciti contra formam re- 
gularum in jacturam sociorum siue stipendiatorum. in litteris vero 
particularibus vestri oberti contineatur. quod etiam aliunde nobis af- 
firmatum est verum esse, consules cimbali ac soldaie cum ejusmodi 
contractibus suffocare socios illorum locorum. idque nobis ideo mole- 
stius est quantum et in vestris instructionibus et in multis litteris 
commisimus vobis ut ejusmodi errori omnino prouideatis. Propter 
quod significamus vobis nos decreuisse deinceps diligentius inquirere 
quo pacto et vos et alij. qui vobis succedent. in executione mandatorum 
nostrorum vos habueritis. et non modo malitiam sed insuper negli- 
gentiam eorum qui parere neglexerint nequaquam impunitam preterire. 

Reuideri faciemus copias librorum massarie ut diximus allatas. sed 
ne deinceps ullam excusationem habeatis differendi missionem copie 
libri massarie tempore vestrorum et aliorum qui vobis succedent. 
volumus ordinetis quod scriba massarie duos scribat libros sub una 
et eadem forma, ut quamprimum vestrum quilibet ad flnem sui con- 
sulatus deuenerit. possint inuicem libri ipsi reuideri. quod in breui 
temporis spatio Aeri poterit. alteraque copia remaneat in massaria. 
reliqua vero ad nos afferatur per quemlibet vestrum. sicut in vestris 
instructionibus commissum vobis fuit. honestumque nobis videtur 
quod is sumptus qui errogari solebat in transcriptorem dicti libri, 
soluatur scribe massarie. 

Et quoniam sepe numero vobis commissum fuit mitteretis plures 
copias. et per diuersas vias. bilanci) cartularij massarie. ita ordinatas 
ut in quo statu posita sit intelligere possemus. atque insuper parti- 
tas exactas ex impositione mensis xiii. committimus vobis expresse 
ut et vos et successores vestri diligenter exequantur hanc commissio- 
nem nostram. declaretisque in quos usus diete pecunie xiii mensis 
conuerse fuerunt. et que summa milij in horreis publicis posita fuerit. 

Società Ligure St. PaUHa. Voi. VII. P. II. 14 



vnno U75 ( 210 ) 

Coramissura fuit vobis. et etiara nonnullis precessoribus vestris ab 
aliquo tempore citra. quod non permittatis expendi in edificatone ac 
reparatione murorum nisi usque in quantitatem suraraorura centura et 
quinquaginta anno singulo. et non ultra, ex pecunijs raassarie. Et tamen 
scripsistis eam quantitatem non sufficere. diciturque et vos consulem 
et aliquos precessorum vestrorum multum excessisse comraissionem 
vobis datara. quod certius intelligere intendiraus. et inobedientiam 
vestram et aliorum nequaquam irapunitam preterire. Coramittentes 
vobis et successoribus vestris in officio, ut deinceps nequaquam pro- 
poni permittatis in consilijs caphe quod consultetur super aliqua 
expensa in vestris instructionibus probibita, sub pena soluendi tantum 
de vestro proprio quantum deliberaretur expendi contra seu preter 
formam commissionum nostrarum. Quam penam ab his omnibus et 
singulis qui hanc commissionem nostram non seruauerint et eorum 
fldejussoribus irremissibiliter exigemus. Et pari modo exigi faciemus 
penam in decreto bancberiorum vobis transmisso contentam. ab illis 
qui decretum ipsum obseruari non fecerint et ab eorum fldejussoribus. 
ut honori nostro conuenit. 

Dignis rationibus moti decernimus quod ciues illi qui in capha as- 
siduam i^esidentiam fecerunt et deinceps facient. ultra terminum anno- 
rum duodecim. eligi non possint ad aliqua illius ciuitatis officia. 

Non possumus non maxime moleste ferre quod et vos et preces- 
sores vestri totiens admoniti quod. juxta formam regularum et com- 
missionum illis traditarum. puniant ilJos qui se immiscent in canluchis. 
presumptuososque et aduocatos qui se male habent. nibilominus raul- 
torum litteris et testimonijs constanter affirmetur quosdam publice in 
canluchis se immiscere. alios vero intolerabiles presumptiones com- 
mittere. vosque ejusraodi errores impunitos preterire in graue de- 
decus nostrum ac manifestum periculum illius ciuitatis. Et profecto. 
si ciuitas illa nobis carissima tam longo maris ac terrarum interuallo 
non distaret. nos vel saltem aliqui nostrum personaliter accederent ad 
puniendum primum negligentiam officialiura qui hoc modo contemnere 
videntur mandata nostra, et deinde audaciam aliorum. qui maxime er- 
rant si existimant nos tolerare debere quod in ejusmodi presuraptio- 
nibus diutius perseuerent. Sed quandoquidem personaliter accedere 
non possumus. prouidebimus profecto quod et officiales. et alij qni de- 
liquerint. impuniti non euadent. 

Admoniti fuistis in vestris instructionibus quod non accedatis ad 



( 21 I ) DOCUMENTI 



eonuiuia. ad comraessationes. et in ejusmodi leuitatibus que rectori- 
bus non conueniunt vos nequaquani immisceatis. Et tamen dicitur 
quosdam ex vobis banc adraonitionem non seruasse. et aliquando ad 
ejusmodi eonuiuia et commessationes accessisse. etiam cum judeis. quod 
insuper raagis l'eprobandum videtur. Propter quod denuo raoneruus 
vos ut hec et alia vobis commissa ita seruare studeatis. quod neces- 
sarium nobis non sit honori nostro cum dedecore vestro prouidere. 

Ut in officialibus monete seruetur conueniens vicissitudo. in dei no- 
mine elegimus nouos offlciales monete et Campanie illius ciuitatis. et 
cum potestate ac balia consuetis usque ad beneplacitum nostrum, no- 
biles et egregios viros filippum ususmaris. franciscum de montaldo. 
johannem squarsaflcum et melchionem de garbarino. quos volumus 
magistratum inire faciatis statini acceptis presentibus litteris. 

Plurimum nobis displicuit fractura lodisij de disco, circa quam 
nihil aliud vobis dicendum videtur nisi quod oneramus vos omnes 
possibiles prouisiones adhibeatis. seruatis semper capitulis et consti- 
tutionibus nostn'8. quod creditores sui quanto minorem jacturam Aeri 
poterit patiantur. Ob idque diligentius animaduertatis quod omni ex 
parte seruetur decretum super baneberijs conditura anno proxime 
lapso. vobis transmissum. 

Mirum nobis visum est quod vos antoniote consul scripseritis me- 
tuere. propter instructiones vobis datas. ne anno proxime » venturo 
paretur classis turcorum prò partibus illis. Propter quod monemus 
vos ut tam a longinquo vanum timorem non suscipiatis. neque ejus- 
modi leuitatibus audientiam prebeatis. Decet enim rectorem bonum 
animum ostendere et alijs prebere et incertis rumoribus facile non 
credere. 

Expectamus cum desiderio intelligere reditum cauallini caualli 
transmissi. ut scripsistis. ad illum dominura stephanum vaiuodam. et 
quid eum facere potuerit. presertim circa satisfactionem daninonira 
nostris illatorum. 

Molesta fuit nobis preda, ut scribitis. facta tot personarum per 
schitas seu tartaros in terris domini regis polonie. placuitque nobis 
quod presentibus legatis ipsius domini regis apud dominum impera- 
torem tartarorum. omnem operam possibilem fieri feceritis prò fauore 
ipsorum captiuorum. 

Inter cetera nobis significata de rebus illis molestissime tulimus quod 
constructum fuerit in copario fortilitium centra formam regulamm. 



anno H75 ( 212 ) 

quodque consules caphe permiserint extrahi ex capha et ad eum locum 
transraitti calcerei, lapides et alia ejusraodi constructioni necessaria. 
Et quia hic error obijcitur consulibus qui inde nouissime venerunt. 
decreuimus contra quemlibet ipsorum. qui in predictis errauerit. seuere 
procedere ad terrorem aliorura. ipsosque condernnare. quemadmodum 
unum ex eis jam condernnare incepimus prò inobedientia mandatorum 
nostrorum. Interim tamen qnoniam res ipsa magni ponderis nobis vi- 
detur. volumus et vobis expresse jubemus ut. sub qualibet graui pena 
a vobis et vestris fldejussoribus irremissibiliter exigenda. integre ser- 
uetis ea que dicemus inferius. 

Primum enim. quandoquidem judicio omnium rerum illarum peri- 
torum super omnia utile esset fortilitium ipsum diruere. volumus 
omnes cogitationes vestras ad executionem ejus rei conuertatis, ita 
tamen caute ac secrete ut conatus vostri non tententur. si verisimi- 
liter irriti esse deberent. Inter quos memoratur quod si intelligen- 
tiàm bonam contraheretis cum dominis biberdi et alijs vicinis domino 
coparij vel aliquo eorum. id forsitan conduceret vos ad effectum di- 
rutionis dicti fortilitij. que super omnia ut diximus nobis utilis vi- 
deretur. Vos autem qui presentes estis. ita rem dirigite ac consulite. 
ut merito prudentiam vestram commendare possimus. 

Sed in omnem casum volumus ac vobis committimus ut contra eum 
vel eos qui calcem et alia ex capha misisse dicuntur. et auxilium 
prestitisse dicto domino coparij circa constructionem dicti fortilitij. 
et tempore quo reliqui mercatores ad eum locum non accesserunt eo 
quod recennas juxta consuetudinem non dederat. et consul more solito 
mitti non potuerat. ad eum locum profecti sunt. statina inquisitionem 
formetis ac processum Aeri faciatis. 

Et pari modo contra eos qui in nauigijs suis detulerunt dictam cal- 
cem et alia ad locum coparij. et copiam ejusmodi processum ordina- 
tam nobis quanto celerius neri poterit transmittatis. precipiatisque 
su,b penis conuenientibus ipsis. contra quos circa predictam transmis- 
sionem calcis et aliarum rerum inquiretis. ut nullo modo clam vel 
palam recte vel indirecte ad ipsum locum coparij deinceps persona- 
liter accedant. aut alium vel alios suo nomine transmittant. nec aliquo 
modo in negotiationibus coparii deinceps se immisceant. 

Precipiatis etiam uniuersaliter quibuscumque. quod nulla persona 
cujusuis qualitatis existat. audeat vel presumat deinceps mittere vel 
deferre ad ipsum locum coparij calcem. lapides. ligna. ferramenta, fa- 



( 213 ) DOCUMENTI 



bros aut aliquod adjumentum. ex quo fabricatio fortilitij vel compleri 
vel augmentari possit. sub penis illis que etiam conuenientes pruden- 
tijs vestris videbuntur. Itemque nulla persona cujusuis qualitatis exi- 
stat. audeat vel presumat dicto domino coparij aut suis aliquid ven- 
dere sub aliquo termino, neque contractum aliquem cum eo vel eis 
facere. ex quo dominus ipse coparij remaneat debitor vel obligatus 
alicui ad aliquem terminum. Nos autem posteaquam acceperimus prò- 
cessus et instructiones eorum que in predictis egeritis. intendimus 
non modo seuere punire eos qui in predictis quomodolibet delique- 
rint. sed etiam talem in re ipsa. que ut diximus magni ponderis est. 
prouisionem facere. que honori nostro et illius urbis nobis carissime 
utilitati conueniet. 

Preterea volumus ac vobìs committimus ut. statim acceptis presen- 
tibus. compellatis remedijs opportunis eum vel eos qui calcem et alias 
res predictas transmiserunt ad dictum locum coparij. et contra quos 
ut supra inquisitionem super ea re facere debetis. ad prestandum fi- 
dejussiones idoneas. salterà de summis a quinquaginta usque ad tri- 
centos caphe. de parendo mandatis nostris et vestris. ac soluendo 
omnem condemnationem contra eos et quemlibet eorum faciendam. oc- 
casione predicta. Data janue die mi martij 1475. 

Segue. 

Circa reliquas partes litterarum vestrarura et pleraque alia neces- 
saria, vobis uberius respondebimus per spectatum virum julianumgen- 
tilem consulem designatum. qui terrestri itinere ad vos venturus. intra 
paucos dies. in dei nomine discedet. 



DOCUMENTO MCXXII. 

Commettono la trasmissione della lettera precedente, da Scio a Caffa , a Giovanni 
De-Franchi, podestà di Scio. 

1475, 4 marzo. 

(Litt. mis. off. Gaffe ann. 1464-1475) 

(fol. 128 v.) 

Spoetato viro, johanni de francis. designato potestati chij et capi- 
laneo nauium. conciui nostro carissimo. 



anno 1475 ( 2H ) 



Mittimus vobis. spectate vir. conciuis noster carissime, his annexas 
litteras nostras directas constili et massarijs ac prouisoribus caphe. 
quas optamus celeriter et per bonum modura ex chio in capham 
transmitti. Propter quod rogamiis vos ut quamprimum deo juuante 
chium applicueritis. sine dilatione studeatis circa transtnissionem ip 
sarum litterarum desyderio nostro satisfacere. offerentes nos semper in 
omnia commoda vestra cupide paratos. Data.janue die mi martij 1475. 
Protectores etc. 



DOCUMENTO MCXX1II. 

Patente di sottoscrivano unico della curia di Caffa, data a Bernardo Raggio, 
dopo il tempo dei predecessori suoi, Cristoforo Pastine e Pietro Recco. 

1475, 6 marzo 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 239 v.) 



Comincia così: Cum anno proxime preterito die xvn junij electus 
fuerit per nostros precessores subscriba unicus et in solidum curie 
caphe. bernardus ragius fllius pauli. loco cosme fratris sui. cui scii- 
bania ipsaantea collata fuerat a xxmi electoribus. juxta formam con- 
stitutionum comperarum prò raensibus viginti sex etc. Data janue 
die vi martij 1475. 



DOCUMENTO MCXXJV. 

Patente di ministrale in Caffa, data per mesi 13, a Baldassare Frenante, di 
Pietro,, finito l'esercizio di Paolo Battista Lercari. 

1475, 18 marzo 

(Neg. gest. off. s. Georg, anu. 1457-1475) 

(fol. 240) 



Forinola consueta. Data janue MrrccLXXv die xvm martij. 






( 215 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO MCXXV. 

Patente di castellano della torre di s. Costantino in Caffa , data per mesi 26 , 
a Gerolamo Castagnola, di Antonio. 

1475, 20 marzo 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 240 v.) 



Forinola e ritenuta solite. Data janue mcccclxxv die xx martij (')• 



DOCUMENTO MCXXVI. 

Ammissione allo stipendio di un sommo mensile di parecchi individui. 
1475, 22 marzo 
(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 241) 



Comincia. Concessimus spectato viro juliano gentili, consuli desi- 
gnato illius ciuitatis. ut possit secum deducere vel etiam alia via ad 
urbem illa mittere quatuor inferius notatos etc. sub hac tamen lege 
quod quamprimum fuerint in capha scribi debeant ad stipendium 
summi mensualis etc. et hoc donec et quousque ille ex eis qui esse 
debeat cauallerius suus inceperit offlcium cauallerie exercere. atque 
insuper alij eidem juliano seruient vel in consulatu vel in massaria 
prò famulis etc. Data janue mcccclxxv die xxn martij. 

Dictorum quatuor hec sunt nomina. Marcus buzalinus futurus caual- 
lerius. lazarus dragus barberius vallis unelie. stephanus de ponsano 
de terdona et pascal de valente de bisanne. 

Segue V aggiunta d'ammissione al suddetto sommo mensile del no- 
minato Currens de terdona. Data die xvn aprilis. 

') Vedi il documento MCIX, a pag. 130. 



ANNO 1475 ( 216 ) 

DOCUMENTO JVICXXVII. 

Patente di capitano dei borghi di Cada , per mesi 26 , data al nobile Gianotlo 
Lomellini , q. Tobi<" , dopo Giovanni Spinola di Cassano. 

147o, 23 marzo 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 24J V.) 



Formola solita. Insuper considerantes quanto staliarum onere gra- 
uatum est dictum offìcium capitaneatus burgorura. decerniraus ac man- 
damus quod dictus janotus. durante tempore ofTicij sui predicti. perci- 
piat prò suo et unius famuli sui idonei stipendio summos duos singulo 
mense quam primum inceperit etc. Data janue mcccclxxv die xxm 
martij (*). 



DOCUMENTO MCXXVIII. 

Intimazione legale fatta all' ex-console di Gaffa, Goffredo Lercari , di pagare 
gli aspri 3500, cui fu condannato nei suoi sindicamenti. 

U75, 3 aprile 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 239) 

►& MCCCCLXXV die III aprilis. 

Parte magnifici officij dominorum protectorura etc. anni presentis 
precipitur viro nobili jofredo lercario. olim consuli caphe. ut omnino 
et omni excusatione amota. soluisse debeat eidem magnifico officio, 
saitem intra dies octo proximos. asperos tria milia et quingentos caphe 
siue eorum valorem. ad quorum solutionem jofredus ipse condemnatus 
fuit die ultima februarij proxime preteriti in duabus partitis. ut in 

(') Vedi sopra a pag. 113, sotto il documento XC. 



( 24 7 ) DOCUMENTI 



condemnationibus ipsis scriptis manu mei notarij inferius nominati 
latius continetur (*). Alioquin si non paruerit. statim elapso eo termino 
ipse et lìdejussores sui. qui. prò administratione officij consulatus. fide- 
jusserunt. realiter et personaliter molestabuntur. Quod quidem pre- 
ceptum dictum magnificimi officium ita fieri mandauit ex officio suo. 

►£< die III1 aprilis. 

Iacobinus de auria nuncius retulit hodie se personaliter ostendisse 
ac dimisisse exemplum suprascripti precepti. adjecto in eo nomine 
notarij. dicto jofredo lercario. et eidem etc. in omnibus ut supra. 



DOCUMENTO MCXXIX. 

Decretano e mandano a farsi la lettera di cambio per ducati cento cinquanta 
due, assegnati a Giuliano Gentile eletto console di Caffa, per spese di viaggio 
e doni a presentare all' imperatore e al re di Polonia, presso i quali è de- 
stinato ambasciadore. 

1475, 8 aprile 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 242 v.) 



>£ MCCCCLXXV die sabbati Vili aprilis. 

Magnifici domini protectores etc. anni presentis in legitimo numero 
congregati, scientes se deliberasse, etiam de Consilio dominorum de- 
putatorum super negotijs caphe. quod vir spectatus julianus gentilis. 
designatus consul caphe. accedat legatus communitatis nostre ad se- 
renissimos dominos imperatorem et regem polonie. quodque prò 
sumptibus suis eidem soluantur ducati centum. et prò pretio exe- 
niorum. que ad ipsos principes portaturus est. ducati quinquaginta. 
atque insuper ducati duo. quos expendit in palatio in extrahi faciendo 
scripturas diete legationi sue necessarias. quodque dicti ducati in 
summa centum et quinquaginta duo ad cambium accipiantur prò 
capha. et eorum valor ad soluendum mittatur spectato consuli. mas- 

(') Vedi sopra a pag 205 sotto il documento MCXX. 



anno 1475 ( 218 ) 



sarijs ac prouisoribus et officio monete ciuitatis caphe. sub hac condi- 
tione quod vendere debeant in capha officium jhagatarie erbaruin prò 
tanto tempore ex quo extrahant dictos ducatos centum quinquaginta 
duos. siue valorem eorum soluendum in capha: Cognito quod dictus 
julianus. de consensu et Consilio aliquorum ex dictis dominis depu- 
tatis super negotijs caphe. accepit ad cambium ab antonio spinola q. 
altaris dictos ducatus centum et quinquaginta duos. ad computum 
librarum quinque soldorum sedecim et denariorum sex. monete janue 
correntis. prò singulo summo caphe-. decreuerunt ac mandauerunt fieri 
litteras dicti cambi tenoris infrascripti. 



DOCUMENTO MCXXX. 

Lettera di cambio di sommi 72 d' argento di Gaffa, da scontarsi in questa città 
al banchiere Antonio Spinola. 

1475, 8 aprile 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(Cri. 242 v.) 

i& MCCCCLXXV die sabbati Vili aprilis 

Protectores etc. Spectato ac prestantibus et nobilibus ac egregi js 
viris. consuli. massarijs et prouisoribus. ac officio monete ciuitatis 
caphe. dilectissimis nostris. 

Dilectissimi nostri. Committimus vobis ut per hanc primam soluatis 
termino consueto antonio spinule q. altaris. et casu quo absens esset. 
francisco de flisco q. teodori, ejus nomine recepturo. summos argenti 
caphe septuaginta duos. et sunt prò eorum valore hic recepto ab 
eodem antonio ad computum librarum quinque. soldorum sedecim et 
denariorum sex monete currentis prò singulo summo. Et ipsis solutis. 
eos recuperare debebitis juxta formam quam alijs litteris nostris 
latius vobis signifìcabimus. Data janue mcccclxxv die vili aprilis. 



( 219 ) 



DOCUMENTI 



DOCUMENTO MCXXXI. 

Mandato di pagamento dei predetti ducati 152 al console designato, Giuliano 
Gentile. 

1475, 8 aprile 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 243) 



iji MCCCCLXXV die Vili aprllis. 

De mandato magnificorum dominorum protectorum etc. anni pre- 
sentis. vos antoni spinola q. altaris soluite nobili viro juliano gentili, 
designato consuli caphe. ducatos aureos largos centum quinquaginta 
duos et soldos viginti octo. prò valore cambij summorum septuaginta 
duorura caphe vobiscum facto, ad computimi librarum quinque. sol- 
dorum sedecim et denariorum sex. monete janue currentis. prò singulo 
sumrao. de quo vobis litteras cambij tradì fecimus. siue ducatos 
olii. sold. xxvm. 



DOCUMENTO MCXXXII. 

I Prolettori notificano e comandano al console e massarii la disposizione 
presa e il pagamento a farsi in Caffa della mentovata somma : al cui ricavo 
permettono la vendita della jagataria delle erbe fino a completa soluzione. 

1475, 8 aprile 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 243) 



Protectores etc. Spectato et prestantibus etc. come sopra. 

Dilectissimi nostri, ut videbitis per litteras nostras cambij misimus 
vobis ad soluendum in antonio spinula q. altaris. et casu quo absens 
esset. in francisco de flisco q. teodori, summos argenti caphe septuaginta 
duos. quos volumus et expresse vobis committimus omnino soluatis in 
termino consueto de pecunijs illius massarie. prò quorum summorum 



ANNO 1475 



( 220 ) 



septuaginta duorum recuperatone, decernimus et vobis harum littc- 
rarum auetoritate liberarti facultatem concedimus vcndatis offici ura 
ihagatarie erbarum. statini finito tempore prò quo ultimate collatum 
fuit. prò tanto tempore ex quo extrahatis seu recuperetis in terminis 
conuenientibus dictos summos septuaginta duos. et hoc ne massari a 
illa aliud incommodum toleret occasione dicti cambij. nisi illius ter- 
mini et dilationis intra quam commode poteritis ex venditione pre- 
dieta dictos summos septuaginta duos recuperare. Valor autem dicti 
cambij expensus fuit in sumptibus quos facturus est vir prestansju- 
lianus gentilis. consul designatus illius ciuitatis. qui nunc progter ne- 
cessarias et utiles causas illi ciuitati legatus mittitur ad serenissimos 
dominos imperatorem et regem polonie. et in exenijs ipsis princi- 
pibus deportandis. Volumusque nobis significetis prò quanto tempore 
dictum offìcium ihagatarie erbarum ob eam causam vendere vobis ne- 
cessarium fuerit. Data janue die vm aprilis 1475. 



DOCUMENTO MCXXXIII. 

Galeazzo Levanto, eletto console di Gaffa, presta cauzione di fiorini sci mila 
ottocento, e promette di bene esercitare il suo ufficio. 

1475, 10 aprile 

(Filza di Caffa, n. 129) 

Formala solita, colla Data janue mcccclxxv die x aprilis. 



DOCUMENTO MCXXXIV. 

Ammissione allo stipendio d' un sommo mensile di Domenico Morrò, q. Gero- 
lamo, e di più altri. 

1475, 13 aprile 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 243 v.) 



Formala e obbligo solito a" aver le armi condecenti. Data janue 
die xiii aprilis 1475. 



( 221 ) DOCUMENTI 



Segue: Item similes lettere facte sunt bartholomeo verme fabro q. 
Stefani, item rolando de ponte q. nic. item teramo furrario (sic) de 
carauonega. item jacobo agem de recho. item antonio pianzivim de 
recho. item peregro barrabino francisci. item borganino caffarrene 
leonardi sub die xx aprilis. item die xxi aprilis lazaro sucharello q. 
bapt. item dominico de lazzaris de castronouo. 



DOCUMENTO MCXXXV. 

Patente a Giacomo De-Lorenzi di Camogli, per mesi 26, come capitano, ossia 
custode della porta degli avanborghi di Caffa, dopo Benedetto Canneto. 

1475, 22 aprile 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 244) 

Formolo, e ritenuta solite. Data jauue die xxn aprilis 1475. 



DOCUMENTO MCXXXVI. 

Ultima lettera, e disposizioni date dai Protettori al console e massari di Caffa, 
pel buon governo della colonia. 

1^75, (') 

(Litt. miss. off. Caffé ann. 1464-1475) 

Protectores etc. Spectato et prestantibus viris. consuli et massarijs 
ac prouisoribus ciuitatis caphe. dilectissimis nostris. 

Dilectissimi. difficile nobis esset ullis verbis ullisue litteris decla- 
rare quam moleste tulerimus quod vos antoniote consul et precessores 

(«) Senza data perchè mancante di fine: ma scritta certamente dopo il 15 
aprile, giorno in cui la relazione del Cabella arrivò in Genova, come ho detto 
riferendo il documento MCIV, a p. 117, in nota. Poiché questi ordini dei Pro- 
tettori sono la naturale risposta a detta lettera. 



anno 4 475 ( 222 ) 

vestri. contra forraam litterarum et commissionum precessorum nostro- 
rum, non sopire sed alere studueritis controuersias illas odiosas inter 
armenos ortas. postquam eorum episcopus nouissime decessit. tum 
propter alias rationes. tum potissime quia palam dictum et scriptum 
fuit vos antoniotum et alios in graue dedecus nostrum ac offlcij ve- 
stri et periculosum scandalum illorum populorum acceptasse ab utra- 
que parte largitiones. siue. ut vulgo dicitur. mangiarias. quem erro 
rem nequaquam impunitum preterire intendimus. 

Nec vos antoniotum excusat. quin immo vehementer accusat. qùod 
scripseritis vos recusasse acceptare mangiariam ducatorum ducentorum 
vobis oblatam per illusa chaihares armenum. Decebat enim vos. si recte 
consyderare voluissetis dignitatem officij nostri ac vestri. retinere no- 
mine massarie pecuniam inhoneste vobis oblatam. et insuper auctorem 
oblationis saitem condemnare ad soluendum massarie tantundem prò 
pena, qua tentare presumpsisset dignitatem consularem cum ejusmodi 
largitione corrumpere. Rebus autem melius intellectis procedere inten- 
dimus contra vos et alios quos. in predictis. quomodolibet deliquisse no- 
bis constiterit. Interim tamen volumus ac vobis omnibus et singulis 
ex presse jubemus ut sub. qualibet graui pena per nos taxanda et a quo- 
libet vestrum qui parere neglexerit irremissibiliter exigenda. acceptis 
presentibus litteris. saitem intra dies tres. ad vos vocari faciatis re- 
uerendum dominum episcopum latinum illius urbis et cum eo consul- 
tetis ac exequamini ea que dicemus inferius. 

Primum enim volumus. quod si tempore receptionis harum littera- 
rum neuter illorum duorum episcoporum. quos scriptum fuit tanto 
jam tempore de episcopati» contendere, esset in episcopali dignitate. 
et alius episcopus electus fuisset et episcopatum pacifìce possideret 
ac controuersie ille vobis quatuor. vel saitem majori parti vestrum. 
sopite viderentur. eo casu nullam mentionem aut nouitatem circa ve- 
teres controuersias faciatis. nec per aliquem alium fieri permittatis. 
ne forsitan discordie jam sopite iterum renouarentur. Si vero alter- 
libet dictorum duorum episcoporum. qui inter se contenderunt. in 
possessione episcopatus esset. volumus ut tunc statim ad conspectum 
vestrum vocari faciatis eos principales religiosos armenos. qui curam 
habent omnium ecclesiarum et ecclesiasticorum beneflciorum eorundem 
armenorum in capha habitantium. ita ut ex omni ecclesia siue ordine 
eorum unus intersit. ipsisque congregatis in conspectu vestro. volumus 
eisdera precipiatis parte nostra ut tunc statim sub calculorum judicio 



( 223 ) 



DOCUMENTI 



eligant et vobis nominent illum religiosum armenum qui ipsis. seu 
majori parti eorum. magis idoneus dignitati episcopali videbitur. 
exclusis semper illis duobus episcopis contendentibus. quorum neutrum 
volumus eligi posse. Declarato etiam quod electio fieri non possit 
nisi de religioso armeno oriundo in capha. et quod ille in quem major 
pars calculorum siue ballotolarnm albarum conuenerit. electus et no- 
minatus ad ipsum episcopatum intelligatur. 

Cujus noui episcopi nominatione ita facta. volumus possessionem 
episcopatus apud eum statim deponi faciatis. et quod dictus dominus 
episcopus latinus ac vos scribatis domino patriarche ipsorum arme- 
norum vos deposuisse de mandato nostro utrumque dictorum episco- 
porum contendentium et nominari fecisse a majore parte religiosorum 
armenorum in capha habitantium eum qui sub forma suprascripta 
vobis nominatus fuerit. et propterea requiretis paternitatem suam 
ut dignetur. prò honore religionis sue et quiete armenorum caphe 
habitantium illum ad episcopatum eum solemnitatibus debitis et irre- 
uocabiliter eligere. quoniam alioquin multa scandala sequi possent. 
quibus prò quiete illius ciuitatis nostre omnino occurrere intendimus. 
subque his et ejusmodi verbis. ac alijs que utilia prudentijs vestris 
videbuntur. volumus studeatis ab ipso domino patriarcha electionem 
ejus qui sub forma predicta vobis nominatus fuerit impetrare, quod 
periti illarum rerum confìdunt vos facile impetraturos fore. Si quis 
autem vel armenorum vel aliorum presumeret contra ea que dixi- 
mus vel verbis vel operibus aliquid tentare, precipimus vobis eum 
seuere puniatis ad exemplum aliorum. Intelligitis animum nostrum, 
propter quod studete ita desyderio nostro satisfacere. ut merito pru- 
dentiam ac diligentiam vestram commendare possimus. 

Ceterum volumus ac vos obertum et julianum enixe oneramus. ut 
omnibus vijs ac formis et artibus caute studeatis intelligere largi- 
tiones. siue ut dicitur mangiarias. quomodolibet datas jofredo. baptiste 
et antonioto precessoribus vestris et cuilibet eorum. occasione con- 
trouersiarum ortarum inter armenos. tam prò episcopatu quam prò 
matrimonio illius puelle. de quo longo tempore contenderunt. et quas- 
cumque probationes ac declarationes super ejusmodi mangiarias su- 
matis. et nobis quanto celerius poteritis transmittatis. ita quidem ut 
effectus ipsi respondeant oblationi facte per vos obertum. et fìduciam 
quam de vobis juliano concepimus. super quibus studete desyderio 
nostro satisfacere. si fieri poterit. antequam vir prestans galeacius de 



anno U75 ( 224 ) 

leuanto. consul designatus. ad vos perueniat. cum quo. si quid vobis 
deerit. latius mentem nostram in ea re aperiemus. 

Signiflcatum fuit nobis fratrem baptistam fatinanti gubernare epi- 
scopatum illius ciuitatis. eo quod dominus episcopus jam senio con- 
f'ectus mente imminuta esse dicitur. et in administratione ejusmodi 
dignitatis male se habere. Propter quod oneramus vos. ut si venera- 
bilis frater dominicus de pisis ordinis predicatorum electus fuisset 
vicarius ordinis in illa urbe, prout a precessoribus nostris ordinatum 
fuit. studeatis efficacem operam dare quod dominus episcopus eligat 
eum vicarium suum. quandoquidem multa de dicto fratre baptista 
audiuimus. que tamen potius tacere volumus quam de ciue nostro re- 
ligioso immodeste loqui. 

Non possumus non maxime egre ferre quod vos et precessores ve- 
stri. contemptis regulis caphe et litteris ac commissionibus eisdem 
datis. hactenus neglexerint punire eos qui se immiscent in canluchis. 
Propter quod jam condemnare incepimus jofredum. eo quod non per- 
fecit inquisitionem per ipsum incobatam contra eos qui se immiscue- 
runt in ejusmodi canlucbis. Condemnauimus etiam eum prò alijs 
negligentijs per ipsum commissis circa obedientiam mandatorum pre- 
cessorum nostrorum. et pari modo contra reliquos procedere inten- 
dimus. 

Expectamus responsionem a vobis circa commissionem vobis tra- 
ditami circa processum pecuniarum recuperatarum ex institutione noui 
drictus jurgianorum. virtute litterarum precessorum nostrorum scrip- 
tarum anno mcccclxxiii die vini martij (*). qua accepta in re ipsa 
deliberabimus prout judicauerimus honestati et honori nostro con- 
uenire. 

Intelleximus que scripsistis de mala dispositione domini eminech. 
et de Alio quondam domini mamach ac de penuria victualium et 
turbatione Campanie, que omnia molestissima nobis fuerunt. Et tamen 
circa ea nihil aliud specialius dicendum nobis videtur. nisi quod 
studeatis rebus illis ita prudenter prouidere ut merito vos commen- 
dare possimus. 

Si baptista de fossatello idoneus vobis non videtur officio consu- 
latus tane eidem collato, laudamus quod potius permittatis ut vendat 
officium sibi collatum. prò mercede et sumptu suo associandi terrestri 

(') Anche questa lettera manca nella nostra Collezione. 



( 225 ) 



DOCUMENTI 



itinere consulenti, alicui persone idonee, quam quod ipse. si idoneus 
non est. consulatura ipsum exercere perraittatis. 

Multorum litteris ac testimonio cognouimus vos pecunias massarie 
profudisse in extructione turrium potius edificatarum ad ornamentimi 
quam ad ullum propugnaculum seu necessitatem ciuitatis. Quod mo- 
lestissime ferentes. intendimus primum vos et vestros precessores. 
quos inueniemus permisisse ut anno suo expensum fuerit in repara- 
tione seu extructione murorum et ejusmodi edificiorum ultra quanti- 
tatem summorum centum et quinquaginta. conuenienter punire ad 
exemplum aliorum. Et tamen quoniam nunc jam perfectis seu quasi 
ejusmodi laborerijs. sumptus ipse summorum centum et quinquaginta 
singulo anno superfluus nobis videtur. committimus vobis et unicuique 
vestrum ut nullo modo deinceps permittatis ibi proponi aliquem ul- 
terius sumptum fieri in ejusmodi laborerijs. nisi forsitan ad repara- 
tionem alicujus dirutionis que interuenisset. Et hoc sub pena soluendi 
duplum de vestro proprio, quam ab eo et ejus fidejussoribus exige- 
mus qui permiserit aliquid deliberari vel expendi contra formam 
presentis commissionis. Quem articulum volumus in regulis registrari. 
ne quispiam de eo possit ignorantiam pretendere. 

Pari modo volumus in ipsis regulis addi ac declarari quod nulla 
persona, cujuslibet qualitatis existat. deinceps audeat vel presumat 
mittere seu deferre calcem. lapides. ligna. ferramenta aut aliquod 
adjumentum ad aliquem locum (•). 



DOCUMENTO MCXXXVII. 

Conducono allo stipendio di aspri 700 mensili il maestro ingegnerò, Antonio, 
Giaccariti, lucchese, e il suo socio, a poste condizioni. 

1473, 12 giugno 
(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 245) 

Protectores etc. Spectato. prestantibus etc. consuli. massarijs et 
prouisoribus etc. salutera. 

(') A questo punto l'atto è interrotto per lo staccami nto del quinterno se- 
guente dal registro del fianco, fililo da mano indiscreta o bdra. 



Società Ligure St. ratria. Voi. VII. P. II. 



15 



anno U75 ( 226 ) 

Conduximus ad stipendium illius massarie prò annis quatuor. inci- 
piendis die qua capham aplicuerit. antonium di checo de ihacaritis 
de luca, magistrum inzegnerium ac fabricationis bombardarum et spin- 
gardarura peritum. aptumque ad eicjendum bombardas. ac alia rei be- 
lice oppugnationis et expugnationis documenta faciendum. que doctis 
dictarura artiura magistris conueniant. ad computum et rationem 
asperorum septingentorura caphe singulo mense eidem magistro antonio 
ibi soluendorum prò integro stipendio ac salario suo et unius ejus socij 
viri idonei, et qui in capha per dictos consulem et officiales prò idoneo 
approbari debeat, et quem in urbem illam conducere et secum tenere 
obligatus est. ibique cum dicto ejus socio seruire prò supradicto sti- 
pendio asperorum septingentorum. sub legibus obligationibus et condic- 
tionibus infrascriptis. 

Prima est. quod eidem magistro antonio mutuari debeat, postquam 
capham attigerit cum dicto ejus socio, stipendium mensium sex. itera 
quod locus 1 officine, in quo artem habebit exercere. sibi detur sine ali- 
qua pensione, item quod sibi dari non debeant angarie alijs stipendiatis 
dari solite, saluo si necessitas contingeret prò re comuni ad aliquem 
locum illi ciuitati seu comodum reipublice aspiciente accedere, quo 
casu sib,i et dicto ejus socio fieri debeat impensa itineris. videlicet de 
itu et reditu dumtaxat. 

Item quod durante dicto tempore debeat fabricare omnes bombardas 
spingardas et alia ejusmodi instrumenta que spectatus consul et mas- 
sarij etc. voluerint. cum mercede ducati unius et tertie partis alterius 
ducati prò singulo cantarlo ejusmodi bombardarum etc. sub hac con- 
ditone quod prò ejusmodi fabricationibus habere debeat decem prò 
centenario totius quantitatis metali ex quo bombardas fabricabit. et 
duodecim prò centenario ejus quantitatis metali de quo fabricabit 
spingardas et alia minora instrumenta, et hoc prò defectu et man- 
chamento quod in ejusmodi fabricationibus interueniat. et ultra pre- 
dieta nil aliud petere possit nec habere debeat occasione alicujus 
mancamenti vel expensarum. que in predictis fierent vel aliquo modo 
accidere possent. 

Item obligatus sit sine ulla mercede facere et refinare quascumque 
quantitates pulueris bombardarum et sarbatanarum ac sanitrij. et 
reliqua omnia facere et operari ad exercitium suum pertinentia. circa 
munitiones quasuis massarie illius ciuitatis. Item ex speciali conuentione 
et pacto conuentum est quod. videlicet si ipse magister antonius non 



( 2*27 ) DOCUMENTI 



esset talis qualem se esse facit in dictis artibus inzegnerij et bom- 
barderà . semper et quandocumque ipso experimento aliter constaret. 
dictis spectato constili et reliquis offìcialibus liceat ipsis dictum ma- 
gistrum antonium a dicto stipendio amouere. 

Propter quod harum litterarura auctoritate jubemus vobis omnibus 
et singulis superius notatis. ut quam primum ipse magister antonius 
deo fauente capham peruenerit. ipsum cum dicto socio scribi faciatis ad 
stipendium massarie sub legibus etc. superius declaratis. etc. In 
quorum etc. Datum janue die xii junij MocccLXxquinti. 



DOCUMENTO MCXXXVIII. 

Multe e condanne risultate noi sindicamenli dello scaduto console, Battista Giù 
stiniani-Oliverio. 

1475, 19 giugno 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 246 f.) 



© MCCCCLXXV die lune XVIIII junij. 

Magnifici domini protectores etc. anni presentis in pieno numero 
congregati, quorum hec sunt nomina: 

D. Filippus de Camilla prior Ambrosius de marinis 

Iulianus donatus subrogatus loco Raphael de viualdis 

q. antonij bocconi Raphael de francis figonus subro- 

Casanus spinula gatus loco johannis fratris sui 

Christoferus de dauania absentis et 

Angelus jhocia. 

Presentibus etiam nobilibus et egregijs viris. dominis quatuor de- 
putatis super negotijs caphe. quorum nomina sunt hec. 

D. Gentillis (sic) de Camilla prior Andreas de francis de b. et 
Iohannes de mari q. augustini Bartholomeus de ligorijs seaterius. 



anno 1475 ( 228 ) 



>B MCCGOLXXV die Vili. 

Audita relatione prenominatorum dorainorura quatuor officialium 
super negotijs caphensibus deputatorum ipsis magnifici* dominis pro- 
tectoribus in scriptis facta. circa infrascriptas partes et articulos per- 
tinentes ad egregium baptistarn justinianum olim consulem caphe. con- 
tentos in processa sindicamentorum ipsius baptiste factorum in capha. 
eujus relationis tenor talis est. 

In nomine domini amen. Nos gentilis de Camilla prior. Johannes 
de mari q. augustini. andreas de francis de burgaro et bartholoraeus 
de ligorijs seaterius. officiales deputati super negotijs caphe. audita 
commissione nobis oretenus facta per magnificum oillcium sancti geor- 
gij anni presentis in legitimo numero congregatum. ut inter reliqua 
diete urbis negotia reuideamus processus sindicamentorum egregij 
baptiste justiniani de oliuerio olim consulis caphe. Super quo. audito 
etiara ipso baptista. refferamus ipsi magnifico officio id quod sentimus 
de approbando vel reprobando dicto processu in his partibus et arti- 
culis quos judicabimus approbatione aut improbatione vel correctione 
aut emendatione egere. et pari forma de commissionibus et mandatis 
contentis in instructione ipsius baptiste 

Viso igitur et diligenter examinato toto dicto processu dictorum 
sindicamentorum formato in ciuitate caphe contra dictum baptistarn 
coram spectabilibus et egregij s viris sisto centurione guirardo de 
viualdis. thoma nauono et jacobo de zoalio sindicatoribus electis ad 
sindicandum dictum baptistarn. Visaque et lecta instructione ipsius 
baptiste ac auditis super infrascriptis eodem baptista et jacobo de 
cassana caualerio suo. Christi nomine inuocato etc. Omni modo etc. 

Referimus vobis magnificis dominis protectoribus. primo tain ad 
partes et articulos diete instructionis quam dicti processus. omissis 
partibus illis que nullo moderamine egere nobis vise non sunt et 
quas recte processisse judicauimus. 

Primum super duobus articulis accusationum factarum dicto baptiste 
per christoforum de nigro. consulem soldaie. supersedendum esse et su- 
persedi debere quousque dictus christoforus januara redierit. ut coram 
audiri possit et rem suam defendere, quemadmodum suis litteris re- 
quisiuit. 



( 229 ) DOCUMENTI 



Item super articulo secundo ex tribus accusationibus factis dicto 
baptiste per bartholomeum de sancto ambrosio, quod videlicet ipse 
baptista super facto canluchi non obseruauit commissiones magnifici 
offlcij. in quo continetur quod cochos judeus. tersach armenus et an- 
dreolus ac fratres de goascho se immiscuerunt in tali re prohi- 
bita. et propterea sunt vincti amicitia cum dominis tartarorum : 

Viso articulo instructionis date dicto baptiste de inquisitione eorum 
qui circa predicta deliquerunt. nec non in compellendis h : s qui prò- 
uisiones prò ejusmodi canluchis perceperunt. ad restituendum et sol- 
uendum massarie similes prouisiones perceptas ac ad eos puniendum. 
quemadmodum in articulo instructionis dicti baptiste continetur. quod 
minime ab eodem baptista factum videtur. immo dictus bartholomeus 
de sancto ambrosio condemnatus fuit ab ipsis dominis sindicatoribus 
propter hanc accusationem. quam dixerunt fuisse calumniosam. in 
asperis ducentis: Audito etiam dicto baptista qui oretenus dixit etiam 
notitia percepisse dominam caterinam de guarco et nonnullos alios 
in capha habuisse aliqua suffragia a domino imperatore tartarorum 
propter obsequia per eos ipsi imperatori et suis facta. que sibi et 
officio Campanie honesta visa fuerunt: Idcirco referimus in primis 
dictam accusationem non fuisse calumniosam. et dictum bartoloraeum 
de sancto ambrosio ab ipsa condemnatione absoluendum fore. ipsum 
vero baptistam qui in tali re salutem illius ciuitatis tantum aspi- 
ciente propter ipsius negligentiam non inquirendi delinquentes. nec 
ab eis perceptas prouisiones depromendi. quemadmodum in dieta 
instructione ejus continetur. puniendum prout vobis magnifici* dominis 
protectoribus. propter ejusmodi commissiones non seruatas. honestum 
et conueniens visum fuerit. 

Item super tertia et ultima accusatione facta per ipsum bartholo- 
meum dicto baptiste. quod videlicet ipse baptista posuerit ad stipen- 
dium soldaie nicolaum tubetam ad asperos ce in mense, qui prius 
erat ad asperos ex. juxta formam regularum etc. prò quo dicti do- 
mini sindicatores etiam condemnauerunt dictum bartholomeum in 
asperis centum propter calumniosam accusationem: Referimus dictum 
bartholomeum. qui rem utilem et- honestam prò massaria dixerat. ab 
ipsa accusatione absoluendum esse, ipsos vero sindicatores qui ne dum 
in presenti articulo condemnationis bartholomei predicti. sed in prece- 
denti articulo de canlucho. in quo absoluerunt dictum baptistam. 
pariter se habuerunt. inconuenientiusque in sindicatu caualerij ut infra 



anno H75 ( 230 ) 

dicetur. omni rejecta utilitate reipublice. visi sunt in partem dicti 
baptiste declinare, arbitrio vestri magnifici offlcij puniendos esse prout 
raagnirtcentiis vestris videbitur. ut de cetero illi qui prò utilitate 
reipublice et illius massarie pecunia officiales qui sibi videantur de- 
linquere in eorum sindicamentis accusabunt. non desistant nec repri- 
raantur comoda reipublice memorare. Verum quoniam nobis constat 
auctionem factam dicto tubete non fuisse factam tempore ipsius bap- 
tiste. ipsum baptistam ab ipsa accusatione recte absolutum fuisse (sic). 

Item super alio articulo contento in instructione dicti baptiste. quod 
videlicet per consulem. massarios^et officium monete ordinetur quod 
deinceps seruientes caualerij conducantur et eorum stipendij solutio 
fiat per officium monete, audito ipso baptista qui dixit hanc execu- 
tionem ab eo factam non fuisse. visoque quod in reclamatione facta 
ad magnificum officium per jofredum lercarium olim consulem caphe 
precessorem ipsius baptiste a suis sindicamentis. relatione precessorum 
nostrorum. per magnificum officium vestrum condemnatus fuit ipse 
jofredus propter ejusmodi negligentiam in asperis quingentis:' Refe- 
rimus pari ratione ipsum baptistam in totidem condemnandum esse, 

Item visis litteris et commissionibus dicti officij datis anno mcccolxxii 
die xvni junij. in quibus continetur quod in nouis fabricationibus mu- 
rorum et turrium capbe. ullo modo non erogentur annuatim nisi summi 
centum et quinquaginta. audito ipso baptista qui affirmauit in eo opere 
plus expendidisse quam sint summi quadringenti: Referimus propter 
ejusmodi inobedientiam comdemnandum fore arbitrio vestri magnifici 
officij. ipso baptista iterum prius citato et audito si magnificentijs 
vestris videbitur. 

Item super quatuor articulis accusationum factarum jacobo de casana 
et socio caualerijs ipsius baptiste. quorum priraus est de asperis xxxx 
habitis in eorum taberna prò remittenda accusatione jam facta in 
curia vartares tochechi spectante massarie. secundus de asperis duobus 
millibus habitis ab uno macellano sarraceno reperto in sodomia, ter- 
tius quod non tenuerunt numerum seruientum et habuerunt stipendium 
a massaria. quartus et ultimus quod ipse jacobus caualerius habuit 
mangiariam asperorum mille ducentorum a patrono greco unius gri- 
paree de sinopi: super quibus accusationibus non recepti fuerunt 
testes. super tribus. videlicet primis, per ipsos dominos sindicatores. 
qui ipsis nominati fuerant de predictis habere notitiam. nec de 
predictis sumpte debite informationes. adeo ut lapse sunt sub si- 



( 234 ) 



DOCUMENTI 



lentio et nube, tulerintque ipsi domini sindicatores ut j acobus pre- 
nominatus accusatus responsum non fecerit dictis accusationibus. 
ultima dumtaxat excepta de mangiaria dictorum asperorum mille 
ducentorum. quasi de reliquis. que non exigue sunt importantie. 
ab ipso accusato nec ab ipso magistratu cura habita non sit. 
prò qua ex dictis asperis mille ducentis solum condemnatus fuit 
in asperis quadringentis. quod ne dum minus oneri cedit ipsis 
sindicatoribus et eorum dedecus aspicit quam ipsius delinquentis : 
Audito ipso jacobo super premissis. auditoque guirardo de viualdis. 
uno ex dictis sindicatoribus. dicente quod si tempore dicti sindica- 
menti audiuisset ea que audiuit super dicto ultimo articulo tempore 
quo attigit apud sinopum. alio modo correpta fuisset dieta mangiaria: 
Igitur cum sindicamenta dicti caualerij non eque facta sint. et prop- 
terea magnum onus dari posset in capha regimini magnifici offieij. 
quod nil aliud cupit quam indiferenter omnibus in capha justitiam 
ministrari et ab officialibus suis non ledi quempiam: Idcirco refe- 
rimus scribi debere capham et comruitti spectato consuli massarijs 
et prouisoribus ut nouos eligant sindicatores. et de nouo preconia mit- 
tant sub forma solita ac nouum processum sindicamenti super dictis 
quatuor articulis et alijs. si rectius judicaueritis. formari faciant 
dicto jacobo caualerio. quem clausum et sigillatura vobis magnifico 
ufficio transmittant. Quodque dictus jacobus. siue dictus baptista 
consnl qui prò eo obligatus est. prestent ex nunc idoneas fidejus- 
siones soluendi orane id ad quod in ejusmodi nouo sindicamento 
ipse jacobus condemnatus est. ad hoc ut justitia locum suum habeat. 
et populi illi intelligant magnificum officium vestrum nil aliud cupere. 



Visa igitur et diligenter examinata dieta relatione et contentis in 
ea. maturo exaraine ac pensata deliberatione precedente, omni via 
jure modo et forma quibus melius et validius potuere. decreuerunt 
et approbauerunt omnia et singula contenta in dieta relatione. sub 
declaratione moderatone ac condemnationibus de quibus inferius di- 
cetur. firmis et validis remanentibus reliquis suis partibus. quas in- 
concusse obseruari et exequi mandauerunt. 

Primum enim super secundo articulo diete relationis accusationis 
facte dicto baptiste per bartholomeum de sancto ambrosio de canlucho 
mentionem faciente. statuerunt ac decreuerunt quod si prenominatus 



anno 1475 ( 232 ) 

egregius baptista fldejussiones prestari fecerit in capha. ut ipse ore- 
tenus affirmauit. per cochos judeura. tersach arraenum et dominato 
caterinam de goarcho in dicto articulo nominatos. de restituendis 
prouisionibus perceptis a domino imperatore tartarorum siue officia- 
libus suis. ad mandatum ipsorum dominorum protectorum massario 
caphe. tunc et eo casu dictum baptistam absolutum remanere a dieta 
accusatione. Si vero diete fldejussiones per dictos cochos judeum et 
socios superius nominatos in capha. ut supra. modo predicto prestite 
non fuissent. tunc et eo casu omni via jure etc. ex nunc prout ex 
tunc condemnauerunt dictum Baptistam in asperis duobus milibus 
caphe. Ac ut predicta cito intelligi possint. mandauerunt dari litteras 
ad spectatum ac prestantes consulem et massarios caphe qui dictos 
fìdejussores raittant. et casu quo non inuenirent ita in facto esse, 
eorum litteris respondeant ipsis magniflcis dominis protectoribus. 

Itera super tertio articulo diete relationis. in quo flt mentio quod 
dicti sindicatores visi sint in partem dicti baptiste declinare, etiara 
inconuenienter eorum officium fecisse. sequuti judicium dictorura do- 
minorum deputatorum. omni via jure etc. statuerunt et decreuerunt 
dictos dominos sindicatores puniendos esse, declarantes tamen in ipsa 
punitione supersedendum quousque sindicatores ipsi poterunt citari 
et audiri ac intelligi si in predictis deliquerint nec ne. 

Item super quarto articulo diete relationis contento in instructione 
elicti baptiste. quod videlicet per consulem. massarios et officium mo- 
nete ordinetur quod deinceps seruientes caualerij etc. sequuti judicium 
ipsorum dominorum deputatorum. omni via jure etc. condemnauerunt 
ipsum baptistam in asperis quingentis caphe. prout in ipsa relatione 
continetur. 

Item super quinto articulo diete relationis. in quo continetur ut 
nullo modo erogentur annuatim in nouis fabricationibus raurorum et 
turrium caphe nisi sumrai centum et quinquaginta. juxta commissiones 
litterarum precessorum suorum. audito denuo ipso baptista qui ore 
tenus dixit multo majorem summam in dictis fabricat'onibus expen- 
disse quam sint dicti summi centum quinquaginta. omni via jure etc. 
sequuti potius mitem correctionem quam juris rigorem. condemnaue- 
runt dictum baptistam in ducatis quadraginta. tara propter inobedien 
tiam et commissiones non servatas. quam propter damnura ac inte- 
resse, propter ejusmodi pecuniarum summam ultra commissionera ut 
supra erogatam. quod massarie caphe sequutum esset. 



( 233 ) DOCUMENTI 



In reliquis suis partibus diete relationis. Mas approbauerunt ac 
exequi mandauerunt ut superius dictum est. in omnibus et per omnia 
prout in ipsa legitur. decreueruntque dictos baptistam et jacobum 
de casana olim caualerium 'suum statim compelli ad prestandas fide- 
jussiones prò nouis sindicamentis flendis in capha dicto jacobo. que- 
madmodum in ultimo articulo diete relationis continetur. quantum 
prò forma, prò summa vero florenorum ecce. 



DOCUMENTO MCXXXIX. 

Elezione di Dami-ino Chiavari a castellano di Soldaia, per mesi 26, in luogo del 
q. Pierambrogio Torre. 

1475, 3 luglio 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 246) 

Forinola semplice, e reca la: Data janue mcccclxxv die lune ni 
julij. 



DOCUMENTO MCXL. 

Paiente di console di Soldaia , data per mesi 26, al nobile Antonio Spinola q. 
Altare, in surrogazione a Melchiorre Gentile dimissionario , finito il tempo 
del predecessore , nobile Cristoforo Di Negro. 

1475, 7 luglio 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 249 v.) 



Formala e ritenuta solite. Data'janue mcccclxxv die vii julij. 



anno H75 ( 234 ) 



DOCUMENTO MCXLI. 

Battista Giustiniani e il suo cavaliere Giacomo della Casatia, sono citati a fare 
sicurtà, in solido, di fiorini quattrocento, sui sindicamenti di quest'ultimo. 

1475, 42 luglio 

(Neg. gest. ofT. s. Georg, ann. 1457-1475) 

"(fot. 249) 

%, MCCCCLXXV die XII juJij. 

Parte magnifici offlcij dominorum protectorura etc. anni presentii 
precipitar baptiste justiniano olirti constili caphe. obligato prò jacobo 
de casana inscripto tunc caualerio suo. nec non ipsi jacobo. ut infra 
dies octo proxime venturos. ambo in solidum vel eorum alter, de- 
beant prestitisse idoneas fidejussiones florenorum quadringentoruni. 
soJuendi omne id ad quod jacobus prenominatus condemnabitur in 
nouis sindicamentis sibi denuo formandis in capha. juxta formam 
per ipsos dominos protectores decretarli : Qucdque jacobus ipse infra 
menses quatuor proxime venturos debeat personaliter accedere capham 
et stare dicto nouo sindicamento. vel saltem mittere aut in dieta ci- 
uitate procuratorem suum constituere qui prò eo assistat in dieta 
causa. Alioquin citabitur publice super hostio palatij diete ciuitatis 
caphe et citationes habebuntur prò legitimis. non secus ac si ipsi 
jacobo personaliter facte fuissent. et procedetur ad executionem dicti 
noui sindicamenti absentia sua in aliquo non obstante, juxta delibe- 
rationem et ordinerò decretano (sic) per ipsos dominos protectores. 

Quod quidem mandatum ijdem magnifici domini protectores ita fieri 
jusserunt. in obseruationem relationis spectabilis officiij super negotijs 
caphe deputati et per eorum deliberationem confirmate, ne jacobus 
ipse de predictis ignorantiam pretendere possit. 

>ì< Eadem die 

Bartholomeus berardus nuncius retulit hodie se personaliter osten- 
disse copiam suprascripti precepti. adjecto in ea nomine notarij. dictis 
baptiste et jacobo et eisdem precepisse in omnibus ut supra. 






( 235 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO MCXLII. 

Concedono a Luchino De-Franchi-Pagana il consolato di Tana , per mesi 26, in 
compenso di certi diritti prelesi dallo stesso, come erede di Giovanni suo 
padre, su Bendiano signore di Sebastopoli, ecc. 

1475, 13 luglio 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 250 v.) 

lj< MGCCCLXXV die XIII julij. 

Protectores etc. Audito viro egregio luchino de francis de pagana 
q.johannis. requirente utcum propter injurias alias illatas johanni patri 
ipsius luchini per dominum bend'anum siue in territorio suo. concessa 
fuerit facultas a spectato d. consuli ac massarijs etc. ciuitatis caphe 
eidem johanni. anno videlicet mccccxxxviii die n julij. exigendi nouum 
commercium in sauastopoli et aljis terris dicti domini bendiani asperi 
unius argenti prò centanario super rebus et mercibus januen. alborum 
de sauastopoli. et asperorum duorum super centenario super rebus 
et mercibus aliorum subditorum dicti domini bendiani. tam de introitu 
quam de exitu. donec ex ipsis exactionibus exacti fuissent asperi qua- 
draginta quinque milia argenti de capha. juxta formam institutionis 
commercij predicti tunc impositi, ad quam relatio habeatur. Et tamen 
res ipsa sortita non fuerit effectum. nec dictus q. johannis nec insu- 
per ipse luchinus fllius suus habuerit satisfactionem sibi debitam 
occasionibus predictis : Velint ipsi domini protectores prò debito 
justitie prouidere quod vel per viam reprehensaliarum vel aliter 
consequi possit satisfactionem suam. vel saltem eidem conferre aliquod 
officium prò satisfactione sua. quod paratus est acceptare prò integra 
satisfactione totius ejus quod sibi deberi pretendit occasione predicta : 
Sub judicio calculorum etc. contulerunt eidem luchino ofRcium consu- 
latus tane prò mensibus viginti sex etc. et hoc si et in quantum 
dictus luchinus collationem ipsam acceptet prò integra satisfactione 
totius ejus quod sibi quomodolibet deberi pretendit occasionibus pre- 
dictis. et quacumque alia occasione ratione vel causa dependente a 
damnis dicto quondam patri suo quouis modo illatis etc. 



anno 1475 ( 236 ) 



DOCUMENTO MCXLIII. 

Lederà l.unenlatoria di Latidivio De Nobili, al cardinale Ammanati, sulla presa 
di Cafla. 

1475, l.° agosto 

(Dal Giornale Ligustico, Anno II, Voi. II, a pag. 144, e dal 

Raynald., Annales Ec'eles. ad ann. 1475, n. 23-26) (*) 



Laudivius Vezanenzis Eques Hierosolimitanus Cardinali Papiensi. 

Quae nuper apud Scbytas Europae ab imanissimo Rege Turcorura 
in Ponto gesta sunt, etsi omnia calamitatibus plaena videantur, ea 
tibi paucis referre institui, ut sentiat tandem Romanus Pontifex, 
atque universus orbis Senatus hanc maximam omnium eladem cum 
summo Christianae Reipublicae detrimento accoeptam. Quum tantae 
praesertim victoriae barbaris accessio facta sit, ut non modo rei 
huius nova perturbalo universi quidem orientis animos invaserit, 
sed omnia turcorum posse viribus expugnari praedicent homines; et 
qui Euxinum mare atque Aegeum tenent, fugam potius quam arma 
meditentur; atque ea vis animorum, quae olim maioribus nostris fuit 
in exercitu christiano fracta ; nec ullam spem salutis positam in no- 
stris intelligo, nisi occidens universus ad arma coniuret, atque uno 
tempore terra marique Turcus oppugnetur. Nam tot bellorum impensis 
rem pertrahere non video quid profuturum sit, post enim captam 
Bizantiurn, quae in Propontide sita est, quantas calamitates ebri- 
stiani accoeperint, nisi teneres omnia, referrem. Itaque Graecis primum 
ludibrio habitis, mox ad barbaros ferro penetrava, Missiosque et 
Treballos superioribus annis variis afflixit cladibus. 

Nuper vero in Tauricam chersonessum ingenti classe comparata 
navigavit, et quum legiones militum in terram exposuisset, insperato 
Scythas aggressus, atque urbem Theodoxiam, quae nunc a barbaris 

(') NpI riferire il presento documento crediamo opportuno di ritenere l'or- 
tografia moderna, poiché da opera moderna, anzi contemporanea , noi la to- 
gliamo. Il ritornarlo alla punteggiatura del tempo in cui fu scritta, ci parve 
un volere fare retrocedere con violenza e contro natura i secoli. 



( 237 ) DOCUMENTI 



Cafa appellatur, Genuensium coloniam, magna vi coepit oppugnare; rex 
ipse vero Scytharum tanta belli mole oppressus, cum mille et quingentis 
equitibus in urbem sese recepit; caeteri vero qui in aciem educti fuerant 
militum proditione ad Turcum descivere. Itaque nulla pugnandi inter- 
missione oppidanis facta, diebus quatuor, et totidem continuis noctibus 
exercitu propius admoto, pergit obsessos expugnare. Pars vero ci- 
vium qui sese intra urbis valium, ac moenia tutabantur, quum vim 
hostium ingruentem ferre diutius non possent, ab obsidione liberari 
apud magistratos suos flagitabant: reclamantibus illis seditio orta 
est, itaque oppidani proditione facta sese mox hosti dediderunt. 

Turcus vero post urbis captae victoriam, quum ingentem praedam 
militibus suis divisisset , mox ad omnia suppliciorum genera in capti- 
vos animum convertit. Itaque impetu facto ex licentia ferri desaevire 
barbari coeperunt ; quotquot enim obviam excepti militum gladiis tru- 
cidabantur. Nullus fuit in capti vos misericordiae locus, nulla in Deum 
pietas, et rcligio, nullum etiam crudelitatis genus omissum. Alii 
quidem inexcogitato suppliciorum genere torquebantur , alii inter va- 
rios cruciatus miserabili fato examinati sunt, nonullos vero ad necem 
usque verberibus caedi Rex ipse imperavit. Consulem quoque ipsum 
atque urbis Praetorem capite truncavit. Patricios vero omnes, et 
universum quidem Senatum ferro aggressus est. Cives enim ex se- 
nioribus trecentos ad unum interemit: mox in reliquam plebis multi- 
tudinera furore debaccatus. Audires teneros infant'um vagitus, et 
tristes parentum lachrymas, atque urbe tota saevos passim matrura 
ululatila. 

quam triste omnibus spectaculum fuit, in tanta urbis atque 
hominum strage ubique morientium gemitus, et opem imploran- 
lium vota exaudire. Sed Turcus multo ferocior ad omnia stetit im- 
mobilis, nec unquam oculos ad misericordiam deflexit, sed con- 
tempta Dei religione tam immane facinus aggressus, ut liumana simul 
et divina permisceverit. Non aris ille Sanctorum pepercit, non tem- 
plis maiorum, non pueris denique et virginibus , quos satellitum ma- 
nibus attractos in conspectu parentum iussit occidi. Matronas quoque 
nobiles et iam senio confectas, nullo sexus discrimine habito, truci- 
dari imperavit. Itaque nullus fuit crudelitati modus. Postea vero 
praesidiis militum in urbe capta dispositis , ipse omnem Pontici 
maris oram classe depopulatus. Hinc ad Getas, qui trans Danubium 
incolunt, arma convertit, ut arcem eorum munitissimam expugnaret, 



anno 1475 ( 238 ) 

et iam castra adraovit. Hu'c tamen ab oppidanis in dies acrius resi- 
stitur, ut incertum sit ad quos potius Victoria declinet. 

Habes igitur infoelicis belli exitum, quod nuper in Taurica Cherso- 
nesso gestum. Quid enim graviora expectamus? Quotidie maiora quidem 
Turcus in Christianos molitur, et incredibili exercitu comparato belluni 
renovavit, ut in Italiani classe traiiciat. Atque de insulis Aegi omnibus 
actum, si vera sunt quae nobis quotidie formidolosa nunciantur. Quid fa- 
cimus igitur Christiani? Quid in tanta belli mole dormitamus, tanquam 
nihil ad nos spectet? Nemo est qui tantae cladis memioerit quanta xx 
fere superioribus annis accoepimus. Ubi vis illa animorum est, quae 
olim maioribus nostris fuit? ubi nominis latini maiestas? ubi denique 
bellica Romanorum virtus et imperii gloria? atque utinam falsus sim, 
de christianis actum nisi maturius hosti occuratur. Iam minori do- 
minatur Asiae, et omnis Pontici maris ora nuper illi adiecta. Signa 
quoque ad Tanaim et Meotidem usque provexit, et Graecia omnis in 
potestatem bello redacta. Paucae tamen adhuc maritimae urbes in 
Ade retinentur, Hbertate Venetorum defensae. De incredibili vero 
Rodhiorum virtute ac militum nostrorum constantia bene sperandum 
est, nam magnitudine quidem animi et armorum exercitatione longe 
caeteris praestare videntur, atque omnia ad necessarios belli usus 
in dies comparamus, et nobis rerum commeatus abunde suppetunt; 
urbem vero ipsam moenibus et ingenti vallo clausimu3, atque omnes 
machinas et tormentorum genera ad vim bostium arcendam murorum 
propugnaculis ereximus, ut si quando belli usus evenerit non tam 
constanter hostem excipere videamur, quam fortiter propulsare. 

Vale felix, ac Laudivii tui memor, quem scias tui profecto studiosis 
simum esse, ac tuum nomen in hos usque Orientis populos extollere, 
ac praedicare. Vale iterum. Rhodi calendis Augusti mcccclxxv. 






( 239 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO MCXLIV. 

Relazione della caduta di Caffa, scritta da un anonimo toscano, residente in essa, 
e fatto prigione dai turchi. 

1 475 , 1 5 agosto 

(Carte Strozziane, prima serie, filza 304, a e. 1-2 
nell'Archivio governativo di Firenze) ( 4 ) 



>$< A dì 15 d'aghosto 1475 in Chanal di Constantinopoli. 

Avanti questi giorni più e più mexi , karissimo fratello mio quasi 
indovino del futuro male mi dovea seghuire mi tenea intanto di- 
spiacere che quasi andava ( 2 ) morto sopra la terra, e per altra mia 
lettera assai chiaramente l' ai potuto chomprendere non è stato in 
mio potere levarmi di sospetto per essere intradetto e di tutte queste 
ruine n' è suto chagione quello chaino di Iohanni chome per altre mia 
intezo ( 3 ) a ora me truovo captivo di questo signore thurco privato 
di quella pocha fachultà m' era rimasa. Idio proveda al bixognio. 

Volendoti ragionare i mia afanni e non sanza amare lacrime, con- 
viene in qualche parte ricitar la misera ruina di Chaffa che m' è 

(') Abbiamo ottenuto questo bel documento dalla cortesia dell' egregio Sovrin- 
tendente degli Archivi Toscani, signor Cesare Guasti, il quale pure ci fornì le 
seguenti indicazioni. « Sono 4 pagine, tutte scritte. Resta il frammento di un 
altro foglio, cioè una metà, sul quale è scritto ; Copia della perdita di Caffa. 
Anticamente era il Cod. Strozziano EZ n.° 1017. A carte 35-36 dello stesso è 
un'altra copia della stessa lettera, anch'essa del tempo, ma generalmente meno 
corretta. Questa pure è in due carte; ma la scritlura è più fitta, cosi che sta 
in tre pagine poco più; e sulla quarta è questo titolo: Presa e Ruberia 'di 
Chaffa ». Aggiungerò che il copista era mercante e contemporaneo"». 

Chi vorrà darsi la briga di collazionare il presente nostro testo originale colla 
versione datane dal Canale a pag. 346 e segg. del Voi. 3 dei Commentarii sto- 
rici della Crimea, potrà toccare con mano la forte differenza che passa fra le 
due lezioni. 

( ! ) Parola riscritta sopra un' altra che cominciava m . . . (L' altra copia ha 
andavo). 

( s ) Manca un hai o avrai. — Quest'altra lettera non si trova nel Codice, 
che, del resto è miscellaneo e accozzato dal senatore Strozzi. 



anno U75 ( 240 ) 



agiugniere dolore sopra dolore, cieli e la mia fortuna m' anno con- 
dotto a questo a scrivere e ragionar sempre de ghuai. Idio mi doni (') 
pazienza e oramai gli metta fine. 

L' ultima mia lettera ti schrissi a dì 23 di febraro e fin quello giorno 
non era alchun sospetto che armata del turco dovessi venire in mar 
maggiore e chon quello medesimo paxagio che io t' adirizai detta 
lettera partì di Chaffa eli anbasciatore del turco il quale era venuto 
sotto schusa di domandar ghaw.oni fugitivi di Tribusonda per avere 
parlamento chon namie (-) kapitano dello imperador della Champa- 
gnia dal quale ebbe promessa e fede d' essere propizio e favorevole 
ad ogni impresa gli fussi chonmessa per il signior turcho. 

E avanti il partir di detto anbasciador havendo avuto notizia 
quelli che rezevano in Chaffa di questa praticha ciercharon di spe- 
gniere il fuocho che già era intrato nelle interiora, ma portarono aqua 
chol cribro, poiché inchontanente naque divisione tra essi che ghover- 
navano, che chome e stato sempre essere chostuma de traditori gie- 
novesi d' essere divisi al bene e uniti a tradimenti e al male alchuni 
ricierchavano la morte di questo Eminech ( 3 ) e altri lo difendeva, 
ebbono modo affar venire lo mpcradore in Chaffa e chondursi ('») detto 
Eminech, e venneli fatto, il deliberarano d' avelenarlo e dettonli il 
veleno e chome o detto di sopra quella parte che lo favorcgiava ("') 
1' avisarono e non volse mangiare di chosa gli fusse posta davanti, 
era in suo poter di farlo amazare de dentro di Chaffa e fulli richor- 
dato da più persone non seppono mai acchordare affario. Levarono 
Sartich figliuolo di Mamich signore chredendosi con questo mezzo 
dexmettere il detto Eminech , il quale Sartich imbocchò i consoli e 
altri cittadini per essere favorito insigniorirsi che fu tuttoltre contro 
alla oppinione dello Imperadore. 

Uscito lo 'nperadore di Chaffa dubitando il detto Eminech d' essere 
prexo schampò chon pochissimi chavalli e menò secho um fratello 
dello 'nperadore e fra pochi di ebbe tanta industria che chontaminò 
tutti i baroni dello Imperadore e un altro fradello dello 'nperador 

(') Neil' originale è scritto do. 

( s ) Diceva mamie , ma è stata cancellata la prima asta della m. 
C) Era scritto mane, poi cancellato, e forse d'altra mano srcitto nell'inter- 
linea Eminech. 
('j Diceva chondussesi ; poi cancellate le due s. 
(*) Pur qui diceva favoregfavano ; poi cancellato no. 



( 241 ) DOCUMENTI 



che à nome Aydar, il quale promesse di fare inperador sello volea 
ajutar che '1 tornasse signior della campagnia e ogni dì chorria fin 
sulle porti di Chaffa e far danno. Lo 'nperador si ridusse dentro di 
Chaffa e cierchava di pacifichar le choxe dela Canpagnia e dismettere 
1' uno e l' altro di questi due signori e chosi aria fatto se quelli che 
ghovernavano gli avessino atteso ma per avere mangiato grossa- 
mente chi dall' uno chi dall' altro e sperando ogni dì magior mangieria 
hanno (') aitai ( 2 ) mantenere che mai non è stato rimedio eh' ab- 
bino voluto prendere partito e sono stati in questo gharbuglio sino 
alla venuta dell'armata che spro vedutamente venne sopra Chaffa al- 
l' ultimo dì di maggio da xxn ore. 

A dì xxi di marzo avessimo di fermo che 1' armata dovea venire 
in Chaffa e chominciando da quel giorno fino al dì che la giunse chon- 
tinuamente non si manche- di far provixioni e ripari a muri, a fossi 
e aparecchiare artiglierie ma faceasi muro sanza fondamento e sanza 
chalcina perchè la fortezza della terra che era la canpagnia si tenea 
in dischordia e ogni dì chonbatteano insieme e tenevanne asediati che 
non si poteva pur uscir delle porti e ogni dì davano il ghuasto alle 
vignie e alle posessioni, dall'altra parte preghavano d'avere pacie chon 
Chaffa, perche loro anchora stavano chon ghran danno e detrimento né 
mai quei traditori che ghovernavano la terra volserno prendere achordo 
per essere divisi, che una parte manteneva Eminech e l'altra parte 
manteneva Saitich chome t'o detto, a tal modo il diavolo gli aveva 
acechati che sentendosi venir l'armata del turco adosso non fu mai 
rimedio si putessino achordare insieme al ben chomune , e non dubitare 
che sella Champagnia era dachordo chon Chaffa quante armate avessi 
potuto fare el turcho non bastava a hottener quello luogho e '1 suo 
malghoverno n' a chondotto a questo. 

L' ultimo dì di maggio l' armata giunse sprovedutamente sopra 
Chaffa che fu un ghran terrore alla brighata e di questo avenne per 
i pochi provedimenti de' rettori della terra che se fussino stati quelli 
che doveano arebben saputo a hora per ora e di Ghostantinopoli e 
della Turchia quanto seghuiva in detta armata, quella sera surse alla 
Posidimia lontano da Chatfa 7 miglia dove ebbono linghua cho 
Tarteri e intesono chome aveano ghuerra chon Chaffa che gli fu 

(') Spazio bianco, anche nel testo. 

( 8 ) È certo aitai; la prima lettera somiglia l'A maiuscola. 

Società Ligure di Storia Patria. Voi. VII. 1 J . II. <6 



anno 1475 ( 242 ) 

ghrand' animo di favore che chome t' o detto se aveano pacie chort 
Tartari non lasciavano mai metter schala in terra ne discharichare 
artiglierie e in questo giorno Chaffa saria anchora ne primo stato. 

Il primo dì di giugnio circa ora di terza (*) misse scala in terra a 
Santa Maria di mezzo auosto (-) dove disciese l' oste circha mille 
chavalli e in questo dì proprio cinchundaron la terra , e chorsono fin 
sopra le porti la ditta armata furono da 350 vele cioè 208 ghalie 
chonpiute, 4 ghaliaze ghrosse* el resto palandre e fuste, navili , ca- 
barre ( 3 ), la ditta armata sia partita di Chaffa son trovate da 500 vele 
o più. 

El secondo dì di giugnio discharicorono 14 bocche di bonbarde 
che ognuna aveva due o tre chanoni, e mesene 4 a chaziador per 
chontra alla terra, el revellino , 3 per contro alla porta e il rivellino 
di san Teodoro , 3 per contro alla porta e revellino di san Giorgio , 
4 che traevano dentro dalla terra alle chase e dì e notte non inan- 
ellava di trarre, in modo che schuravano il sole e facieno tremar la 
terra furono morti alchuni de' nostri dalle bonbarde alle poste che 
ne inpaurì assai il popolo per non essere sperti di simili ghuerre, 
pur non xi manchava di ripari di dentro a quello le bonbarde ro- 
vinavano. 

A. dì 6 s' ebbe parlamento cho' nimici e trieghue per 3 dì furono 
mandati 4 anbasciadori per intendere che patti poteano avere dal 
bascià che furono ser Julian dal Fiescho, ser Batista d'Alegro, ser Susto 
Centurioni e sere Ghreghorio Rosso, che pati o parlamento s'avessino 
insieme non s' è potuto intendere el vero salvo che anno afranchato 

loro e loro chase ( 4 ) ennoi altri tutti eciepto ( 5 ) altre chase che 

sono state franche insieme chon loro e a noi altri fradolentemente 
dettono a 'ntendere avere ottenuto dal bascia, che le persone e l'avere 
di ciaschuno fussen salvo e che tutti quelli che erano maritati e na- 



11 ms. ha la sigla -|-. 

(*) Il Canale ha voluto leggere a Vospro ! Si sa che qussto luogo era a 
molta distanza da Caffa verso il mar d' Azof. 

( 5 ) È parola incerta perchè riscritta. Si legge cabarè. L'altra copia dice 
navili e avanti la ditta pone ec. E questa lezione dà senso. 

(') I puntini trovansi anche nel ms. 

( 5 ) Il Canale lesse in questo luogo eccetto sette. Il senso, sebbene ancor in 
tralciato, correrebbe meglio. 



( 243 ) 



DOCUMENTI 



tivi del luogho restassino nella terra characciari del Signore ; e che 
tutti altri merchatanti e viandanti fussino in lor libertà d' an- 
dare e di stare chon tutto suo avere ad ogni suo buon piacere e chon 
questo inghanno dettono la terra sanza chonferire chol popolo ne 
avere i patti che avendo tempo 3 giorni dentro da 2 ore resano la 
terra e anchora la più parte era alle sue poste e chonbatteano che 
le bandiere de' turchi erano messe in sulle porte di san Giorgio e 
di san Teodoro che apresso al danno è stato ghrande .... (*) e viltà 
obrobbio e vituperio. 

A dì 7 e 8 del mese tutti Velacchi , Pollani , Rossi, Zorziani, 
Zicchi e ogni altra nazione xtiana fuorache latini furpno presi e 
levate le lor robe e parte venduti per schiavi parte messi 'n chatena. 

A dì 9 e 10 il bascià mandò el suo schrivano chon quegli 4 che gli 
aveano dato la terra e di zunta un altro sere aluixi di Ghaspe ch'era 
del numero de' franchiti a examinar e schrivere le chondizione di tutto 
huomo, si di Franchi chome d'ermini, Ghreci, Giudei, e ogni altra na- 
zione, e choxi schrisse tutte 1' anime domandando sottilmente oltre la 
chondizione di che luogho che fusse , e che mestiero facessi e quanto 
tempo era nella terra, e di che luogho era venuto, s'egli era mari- 
tato e di che tempo in qua, la qual chosa misse ghran sospetto alla 
brighata e maxime a quelli ch'erano suti a soldo, e a quelli che non 
si trovavano niente , dubitando che non li facessino morire chome a 
fatto in e gli altri luoghi e per questo rispetto ogni huomo s' inge- 
gnava di dare in nota qualche chondizione per mostrarsi merchante 
per schanpare la vita e se alchuno dava qualche chosa mancho di 
quello che aveva quelli 4 traditori lo giudichavano , eh' anno stretti 
molti a dare la metà ( 2 ) più che non aveano e davano a intendere a 
ciaschuno che questa chosa non si faceva ad altra fine che per pa- 
gliare il characcio e che non saria levato a nessuno un pizolo da- 
naio , excetto quelli che aranno a paghare il characcio ordinario e 
in questo dare in nota volsono si dessi in nota debitori e hori e 
harzenti lavorati , gioie e ogni merchanzia si trovassi choxi nella 
terra chome fuora della terra in tutto il mar magiore. 

A di 12 e 13 fecie chomandare in pena della testa si dovessi apre- 



(') Parola inintelligibile, 

( a ) Il ms. reca la sigla -g-: così poco dopo -2-. 

( 3 ) Pur qui il ms« ha ~; e più sotto -|-. 



anno 1475 ( 244 ) 

sentare figliuoli e figliuole da 7 anni sino a xx, trasse i gharzoni da 
10 in 20 anni che furono da 3 mila elle gharzone quelle che li piaque 
che furono da 450, e molte che s'erano maritate prese il marito e 
le moglie e alchuni altri i mariti sanza le mogliere, e altri le mo- 
gliere e non il marito sechondo che la fortuna gli aveva dato a essere 
più vistoso e di più e mancho età. Quali ghridori quali strepiti 
s' udi mai da chomparare chon questi qual battere di palme quale 
stracciarsi i chapelli e le charne qual soffrire d' avere tagliata la testa 
per non manifestare e figliuoli qual soffrire morire ependuto per le 
braccia e qual per smisurato dolore n'è inpazato e andar di e notte 
latrando per le vie publiche , quanti e quante chadere tramortiti 
abracciati al chollo de' suoi figli , che non so quale infernal cerbero 
non si fussi mosso a piata, che vivo d'oppenione per le ghrandissime 
strida e dolorosi ghuai gli uccielli dell'aria chadessino a terra, che 
non me lo richordo che non bagni il petto d'amarissime lacrime; e 
a presso a questo levò tutti schiavi e schiave che furono da 3 mila 
e più. dove vidi un altra chrudeltà che molte aveano garzonetti a 
petto di 8 giorni, d'I mese, d'I anno levare gì' innocenti di braccio 
loro e porli in terra e di chi erano se li pigliassino e le dette 
schiave mandare in ghalia, vero è che il secondo di per forza di da- 
naro rendette molte delle dette schiave a chi volse spendere, e in 
questi giorni fecie paghar characcio a tutto huomo. 

A di 17 fé far ghrida e chomandamento che si dovessi averzere le 
botteghe, e che ognuno attendessi affare i fatti suoi e vendere e chom- 
perar chome prima e che ogn' uomo s' asichurassi e non dubitassi 
più d' alchuna choxa che fu qualche rimedio alla miserabile e exes- 
siva exiliazione benché pocho durasse che non di poi molti giorni 
avemo un altro chomandamento che fu come un folghore tenpestoso, 
e i beni de' latini , che in pena della testa tutti e latini a tempo di 
3 giorni dovessino avere paghato la metà di quello aveano dato in 
nota , e se pure avessino tolta la metà di quello era dato loro in 
nota e ughualmente e di robe e debito , a mal per mal saria suto 
una humanità , ma non volsono se non moneta chorrente , eh' era 
chosa inpossibile e per mangiare il resto , in questo modo si venne a 
paghare più de tre quarti e a tal non gli bastò tutta la sua fachultà, 
e restare in chamicia, dicho di quelli che aveano qualche chosa, pi- 
gliavano l'oro lavorato per i due terzi di quello che era il suo giusto 
pregio e mancho, così l'argento, or puoi chonsiderare nelle altre 



( 245 ) DOCUMENTI 



chose, e maxime di gioie, chi avessi avuto libertà e moneta non 
bixogniava andare in India per guadagnare , che si può dire sen non 
che Chaffa, se aresa a patti e messa a saccho dal magior sacchomanno 
fosse mai al mondo perchè negli altri luoghi gli uomini aschondono e 
sotterano el suo avere, e qua se estato possibile, se anno tratto il san- 
gue e venduto per salvare la sua testa la quale è ancora in dubbio. 

Non ti dicho i diversi tormenti e i martiri dati a quelli che non sono 
stati si presto a hordine a paghare , del numero de' quali non mi 
excludo che per trovarmi il mio inciettato non potè si presto dar 
richapto al compimento della moneta ch'io dovevo paghare, che io 
fui leghato e messo al martirio e se bartolomeo liopardi non se tro- 
vava a sopravenire il quale stette per mi sostenuto fin ch'io andassi 
a dar richatto e non mi manchava d'essere inpicchato per le brazza 
chom' erano stati degli altri, e maxime avendo Ghregorio Rosso mio 
nimicho el quale era delli perseghuitatori, non so chome la vita mi sia 
durata fino a ora. Idio oramai ponghi fine alle mia miserie , e sti- 
mavamo dipoi ne fu levato 1' avere almancho noi altri forestieri do- 
vessimo avere libertà d'andare dove volessimo e chosi n'era detto, 
e aveva diliberato d' andarmene alla Tana per saldare e rischuotere 
da Marchofo che m'arìa fatto buon servizio non a potuto aver luogho, 
la Tana similmente è stata presa da turchi e dubito la tratte alle 
chondizioni di Chaffa e tutto andrà in disperazione. 

A 8 di luglio a 2 ore di giorno fu fatto chomandamento che tutti 
e latini o che si mettono per latini , e chosi tutti quelli fussino stati 
schiavi o schiave di latini, in pena della testa per tutto quel giorno 
e l'altro dì dimeno di mezo giorno si dovessino chon tutte le loro 
masnade avere inbarchati sopra quelli navili che li saranno disegniati, 
e da quell'ora inanzi chi si trovava dentro dalla terra, saria tagliato 
a pezzi, che fu un altro stranissimo afanno pegior sopra peggio, e 
tanto (*) più chomandò in pena della testa che nessuno ricievessi ama- 
nato cioè robe in salvo di nessuna chondizione , or considera ( 2 ) chome 
un povero artigiano, che innuna iornata in termine di 24 hore possa 
sghonberare la sua chasa e raccogliersi in nave con la sua famiglia, 
chon quanto anchora magior difichultà merchatanti che aveano i ma- 

(') La carta è consunta, essendovi la piegatura: tanto non dice; forse tamso 
o tanso. L'altra copia dice estremissimo affanno pegior e tanto più. 
C 2 ) L' altra copia ha : ho considera. 



anno 1475 ( 246 ) 

ghazini pieni di mercantie e cittadini che aveano le chaxe piene di 
maserizie ed altri beni, anno portato le chose più utile e necessarie 
quello che anno potuto portare el resto lasciato in abbandono , la- 
sciamo andare la robba che restava nelle chaxe , ma per tutte le vie, 
loggie, e portichi n'era pieno che era una piata a vedere , dall'altra 
parte si sentiva uno tomulto delle meschine famiglie, che s' apresen- 
tavano alla riva per montare in nave chon dolorosi pianti , e quanti 
sono stati di quegli di poi inbarchati che anno portato disagio del pane 
e portano alla giornata , veramente li saria stato magior ghrazia del 
esser venduti per schiavi che strascinati e ridotti al termine e sono , 
e più charo gli può essere la morte che la vita , Idio proveggia al 
bixognio. 

A di 11 ci trovamo tutti in nave sechondo che n' era stato cho- 
mandato e ci partimmo di Chaffa e a 3 d' aghosto inbocchamo il ca- 
nale di Chonstantinopoli e per essere il morbo in Chonstantinopoli 
n' a fatto disciendere per mezzo la Trapea dalla banda della Turchia 
fino che il Signore chomandera altro , dove ci troviamo sino a 
questo giorno , non si può intendere quello che debb' essere di noi 
fino che il signore non abbia diliberato, ma per quello che si dice a 
pubblica voce ne farà tutti characcari e abitare in Ghonstantinopoli 
pure di fermo non abbiamo anchora niente. 

El Signore si truova nelle chontrade di Andrinopoli e a questi di 
mandò per 4 di quegli che ghovernano (sic) in Chaffa, e poi a man- 
dato per ser Uberto Sovarzafico ( 3 ) che doveva succiedere chonsolo 
e questo attendono di giorno in giorno quello che gli abbi diliberato 
chon questi e quello debbe fare di noi , quello che seghuirà o per 
questa o per altra mia te ne darò avixo. 

El Signore fa oste per chontra l'Unghero e Valaccho i quali sono 
venuti a suoi chonfini per trovarsi alle mani con lui e V armata non 
e anchora tornata del mar magiore, era a champo a un chastello fortis- 
simo della Ghottia che si chiama Todaro, dove si truova il signore 
della Ghottia chon 300 Valacchi e gli ha dato 5 battaglie hordinate 
e non a poxuto ottenere perche è fortissimo come t' o detto e non vi 
si può entrare se non da uno luogho. El signor turco à mandato a 
domandare l' armata che se ne torni e lasci stare ogni chosa perché 
a charicho chome t' o detto. 

( 3 ) L'altra copia dice: Ser Ruberto Sovarzafico. 



( 247 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO MCXLV. 

Brano estratto dalla Cronica di Benedetto Dei, sulla perdila di Caffa. 
(Della Decima e delle altre gravezze ecc. dei Fiorentini. 
Firenze 1765, Voi. II, a pag. 266-67) 



Chorrevono gli anni di Cristo 1475 quando Ottomano Ughuli Gran 
Turcho mandò el suo esercito per contro allo sig. Valacho nel mar 
maggiore, lo quale era chiamato Stefano Voivoda ( l ) signore di Mon- 
chesto («e), e sotto questo cholore, e sotto uso di fare guerra a lui 
adormentò i vicini li quali erono Gienovesi signori della gran città 
di Chaffa, la quale fu assediata e circhondata e cinta da Ottomanno 
Gran Turcho e per mare e per terra, di modo chal fine di mesi dua 
e 18 dì la vinse e prese e sogiogholla e missela a sachomanno di robe 
e di persone ( 2 ). 

Vera chosa è che si disse che ne fu chagione lo gran Tartaro di 
Surchatt della Tana ( 3 ) lo quale era drento in Chaffa al soldo dei Gie- 
novesi, ed aveva in guardia una parte di detta città, e dissesi lui 
per danari aver messo drento lo Gran Turcho. Tantum est che la 
gran città di Chaffa fu debellata e presa, e fatto stiavi prima tutti 
i Gienovesi e tutti i Greci e tutti gli Ermini e tutti i Valachi, e 
tutti i Trabisondesi, e tutti i Circhasi, e tutti i Minghregli, e tutti 
i Sutari, insomma danime settanta migliaia, le quale parte furon 
fatti morire, e parte furon fatte stiavi, e di fatto furon messi e 
mandati e posti in nave , en su palandre di Turchi e menati in Cho- 
stantinopoli en su Barzani ( 4 ) e Merchati, e venduti per stiavi con 
gran danno e vergognia dei Gienovesi. 

Fu questa vettoria la sesta città dei Gienovesi anno perduto nel 



(') Se ne parla infatti nel nostro documento MCXVII, e a pag. 140. 

(') Come è detto sopra a pag. 165 questo ritardo di mesi non avvenne affatto, 
e il Dei qui cadde in errore, e vi trascinò gli altri che lo seguirono. 

( ! ) Non fu il gran Tartaro qui detto che tradì, ma Seitach, capitano della 
Campagna, come già narrammo. 

( 4 ) Intendi bazar. 



anno 1475 ( 24-8 ) 

Levante, cioè prima la città di Pera, e la seconda la città di Fo- 
glie, e la terza la città di Metellino , e la quarta la città di Fama- 
gosta, e la quinta la città di Chaffa ('), e la sesta la città di Scio, la 
quale città è censuaria ma non sottoposta in tutto : ma ella è all' olio 
Santo, e pocho tempo passerà chella sia chome laltre sottomesse. 
Ritornando indrieto con questa vettoria giunse a salvamento a Cho- 
stantinopoli , e fé fare fuochi e feste per tutta sua Signoria, e per 
tutti i luoghi marittimi notificando a ciasquno, che lo Gran Turcho 
fé questa guerra di Chaffa, perchè sentì che il Duca di Milano si 
leghò co Vinitiani, detto anno dinanzi: e sapea e vedea, che ogni 
dì di festa si rigava (sic) le bandiere in Chaffa del Duca di Milano, e 
sapeva che Chaffa dava il palio di domascho verde a Milanesi lo giorno 
di santo Ambrogio, e Benedetto Dei 1' ha visto chon M. Tommaso 
Soderini e con M. Agniolo della Stufa, e chon Donato Acciajoli, e 
chon Jachopo Guicciardini, e con Hiacinto Portinari, e con Lorenzo 
e Antonio de Pescioni , e altri Fiorentini ecc. 



DOCUMENTO MCXLVI. 

Altro brano ricavato dal Viaggio alla Tana del veneziano Giosakatte Barbaro 

(Presso il Ramusio: Delle Navigationi et viaggi ecc. 

Venetia, MDCVI, Voi. II, fol. 96 verso) 



Ritornando da capo alla Tana passo il fiume, dov'era 1' Alania, 
com'ho detto di sopra, e vo' discorrendo pel mare delle Zabacche a 
man destra, andando in fuori per insino all'isola di Caphà, dove si 
trova uno stretto di terreno, chiamato Zuchala, che congiunge l'isola 
con terra ferma, come fa quello della Morea, detto d'Esimilla. Quivi 
si trovano saline grandissime, le quali si congelano da lor posta. 
Scorrendo la detta isola, prima sul mar delle Zabacche è la Cumania, 
gente nominata da Cumani: poi il capo dell'isola, dov'è Caphà, era 

(') Se fu la quinta non potè essere la sesta, come avea scritto poco prima. 



( 249 ) 



DOCUMENTI 



Gazaria. Et per insino a questo giorno il pico, col quale si misura, 
cioè il braccio, alla Tana et per tutte quelle parti, è chiamato il 
pico di Gazaria. 

La campagna di quest' isola di Caphà è signoreggiata per Tartari, 
i quali hanno un signore chiamato Ulubi, che fu figliuolo di Azicharei. 
È buon numero di popolo e fariano a un bisogno da tre in quattro 
mila cavalli. Hanno due luoghi murati, ma non forti, uno detto Sol- 
gathi, il qual essi chiamano Chirmia, che vuol dire fortezza: e l'altro 
Cherchiarde, che nel loro idioma significa quaranta luoghi. In que- 
st' isola è prima alla bocca del mar delle Zabacche un luogo detto 
Cherz, il quale da noi si chiama Bosphoro cimerio. Dopo è Gaphà, 
Soldadia, Grusui, Cimbalo, Sarsona et Calamita, tutte al presente si- 
gnoreggiate dal Turcho, delle quali non dirò altro per esser luoghi 
assai noti. Solo voglio narrare la perdita di Capha secondo eh' io ho 
inteso da un Antonio da Guasco Genovese , il quale si ritrovò pre- 
sente et fuggì per mare in Zorzania et di lì se ne venne in Persia 
nel tempo eh' io mi vi ritrovava, accio che s' intenda in che modo è 
capitato nelle mani dei Turchi. 

Ritrovavasi in quel tempo esser signore di quel luogo, cioè nella 
Campagna, un Tartaro nominato Eminachbi: il quale aveva ogni anno 
da quelli Caphà certo tributo, cosa in quei tempi consueta. Accadet- 
tero fra lui et quelli di Caphà certe differenze per le quali il con- 
solo di Caphà che in quel tempo era Genovese, deliberò di mandare 
all' imperatore tartaro e di chiamare uno del sangue di quello Emi- 
nachbi, col favore del quale voleva cacciare Eminachbi di signoria. Ha- 
vendo adunque mandato un suo navilio alla Tana insieme con un am- 
basciadore, questo ambasciadore andò nel lordo dov' era l' imperatore 
dei Tartari et ritrovato ch'ebbe uno del sangue di questo Eminachbi, 
chiamato Mengligerì (') con promissione lo condusse a Caphà per la via 
della Tana. Eminachbi intendendo questo, ricerchò di pacificarsi con 
quelli di Caphà a patto che mandassero indietro il detto Mengligerì. 
Et non volendo quelli di Capha questo patto: Eminachbi dubitando del 
fatto suo, mandò un ambasciadore all'Ottomano promettendogli, se 
mandava la sua armata li, la qual oppugnasse da mare, ch'egli op- 
pugnaria da terra et gli daria Caphà, la qual volea che fosse sua. 
L'Ottomano il qual era desideroso d'haver tale stato mandò l'armata 



(') Qui Mengli-Kerai imperatore è scambiato col capitano Seitach. 



anno 1475 ( 250 ) 

et in breve hebbe la terra: nella quale fu preso Mengligerì, et 
mandato all'Ottomano stette in prigione molti anni. 



DOCUMENTO MCXLVIl. 

Terzo brano, ricavato' dal Malipiero, sulla caduta stessa. 

(Annali Veneti, anno 1475; nel voi. 7, prima serie dell' Arch. Stor. Ital. 

Firenze, Vieusseux 1843, a pag. Ili e seg.) 



A' 20 de Magio, 1* armada del Turco è ussida de Constantinopoli, 
et è andada verso Mar Maggior, mal in ordine e amorbada. Ha fatto 
l'impresa de Caffa, e l'ha habuda con patto che no se dagha im- 
pazzo a nessun in la persona né in la roba : la terra è sta consignà 
al Bassa, e subito fu fatto un proclama, che ognun desse in nota i 
so beni, sotto pena della vita; con dir de voler far l'estimo del ca- 
razo. aciochè ogn' un pagasse quel che era conveniente: tal che 
ogn' un palesò el suo haver, e ghe fo tolto i schiavi, si maschi come 
femene, e dedicadi (come fo ditto) al servitio del Signor Turco. 

Dapuò '1 Bassa chiamò da parte i patroni, e ghe disse, che i no 
podeva far senza schiavi; e che el voleva che i li comprasse, con 
patto che i fosse liberi in capo de sie anni: e così forno astretti a 
retruorli a gran prezzi. Poi el dichiarò, che i schiavi liberati 10 anni 
avanti, tutti tornasse schiavi del Signor Turco; e fece una cerneda 
de 5,000 garzoni de tutta la terra, e i menò via; e mandò fuora un 
proclama, che ognun dovesse portarghe la metà del so cavedal, di- 
cendo che '1 ne aveva comission da Constantinopoli; e a tal conto no 
volse altro che oro e arzento: e per ultimo fese bandir, che tutti i 
latini e schiavi se dovesse redur a le galie in termine de 3 zorni ; 
altramente, che '1 darla la terra a sacco. 

Turchi tolse queir impresa, perchè 8 cittadini de Caffa andò a 
trovar el Bassa a Constantinopoli, e se offerì de farghe haver la 
terra, se '1 ghe voleva dar el quarto del bottin: el Bassa ghe fece 
la promessa , e '1 ordine che i messe insieme fu che 1' armada an- 
dasse potente; e che giunta, i opererà ve che fosse domanda triegua, 






( 251 ) DOCUMENTI 



e persuaderave '1 populo a renderse. Quando '1 Bassa hebbe la terra, 
i 8 ghe comparse davanti, e ghe disse che '1 ghe dovesse attender 
alla promessa; e l'attesa fo che '1 ghe fece tagiar la testa, e ghe 
tolse tutto quel che i aveva. Dapuò el fece 1" impresa della Tana. 



DOCUMENTO MCXLVIII. 

Narrazione della caduta di Caffa, secondo il racconto fattone da! genovese Cri- 
stoforo Mortara, testimonio di veduta ('). 

(Presso il Giustiniani : Annali della Repubblica di Genova, all' anno 1 475). 



Del mese di settembre furono deliberate, per la difesa dell' isola 
di Scio, quattro navi, due Giustiniane, una Dinegro ed una Spinola, 
e fu ordinato questo soccorso così gagliardo per cagione della per- 
dita della città di Caffa , la quale io non posso riferire senza gran 
cordoglio , considerando che tanto danno , e tanta giattura è stata 
causata alla città per malizia e per difetto de' proprii cittadini , i 
quali accecati dall'avarizia, e dal bene particolare, non si hanno 
fatto conto del bene pubblico. 

La città di Caffa, della quale ho parlato di sopra, era cresciuta in 
ricchezze, ed in onore, e non solamente produceva alla Repubblica 
facoltà e sostanze, ma onore e riputazione grandissima, come che i 
Tartari circonvicini universalmente cercassero che tutte le contro- 

(') Fummo lungo tempo in dubbio sulla convenienza di dar quartiere nella 
collezione nostra al presente documento, ed infine ci siamo determinati pel sì. 
Sulla ragione precipua che se per noi genovesi 1' opera del Giustiniani è facile 
a trovarsi e consultare , lo stesso non può dirsi fuori patria, e fuori Italia in 
ispecie; e così più d'un lettore del mio Codice sarebbe rimasto defraudato del 
legittimo desiderio di conoscere quanto sul proposito ha scritto il nostro An- 
nalista. E ciò tanto più essendomi io fatto ardito di sollevare un dubbio sulla 
veridicità del suo racconto, per la ragione sovra esposta. Cosi il lettore avendo 
sott' occhio il testo del Giustiniani, sarà meglio in grado di apprezzare la sua 
narrazione e la osservazione da me fatta sul conto del relatore Cristoforo 
Mortara, da cui l' ebbe. 



anno 1475 ( 252 ) 

versie e causo loro fossero rimesse nei cittadini Genovesi, e da loro 
giudicate; e l'Imperatore dei Tartari, il quale per antico aveva 
guerreggiato con la città , ed al quale la città già era stata tribu- 
taria, per questi tempi costituiva il capitano e presidente Tartaro, 
che governava la campagna di Tartaria in Gaffa convicina , con 
consenso e volontà del Console e degli ufficiali che la Repubblica 
di Genova teneva in Caffa, i quali costituivano un certo magistrato 
di quattro cittadini, nominato 1' ufficio della campagna, cosa certo di 
grande onore, e di farsi gran conto. 

Accadde che il presidente e governatore della campagna nominato 
Mamac morì, e fu sostituito in suo luogo uno nominato Eminec, al 
quale in osservazione del testamento di Mamac doveva succedere Ca- 
raimerza; e nondimeno la moglie vedova di Mamac desiderava grande- 
mente che un suo figliuolo nominato Seitac fosse sostituito signore , 
presidente e governatore della campagna sopradetta; e come che 
fosse donna molto ricca, superba e volonterosa, tentò con denari che 
Seitac suo figliuolo fosse sollevato a questa dignità, e diede cura di 
trattare questo negozio a Costantino di Pietrarossa, il quale per lungo 
tempo diede opera che la vedova conseguisse l'intento suo, e tentò 
Gioffredo Lercaro e Battista Giustiniano, che erano stati successiva- 
mente consoli in Caffa, e non potè inclinare gli animi loro a compiacere 
alla vedova, perchè erano uomini integri e buoni, e vedevano e con- 
sideravano che la promozione di Seitac al principato della campagna, 
non era altro che la distruzione di Caffa, perchè tutti i Tartari erano 
contrarii a Seitac, e non volevano in modo alcun che fosse alzato a 
questo grado, e temevano i predetti Gioffredo e Battista di quello 
che seguì poi, cioè che essendo costituito Seitac in tal dignità , tutta 
la Tartaria si volgesse, o fosse contraria a Caffa , e la Repubblica 
di Genova fosse in pericolo di essere privata di quella signoria. 

E Costantino vedendo la integrità di questi due cittadini , per il 
tempo che stettero in ufficio, si soprastette, ed ommise la pratica 
insino al tempo del consolato di Antoniotto della Gabella , il (jnale 
aveva per consiglieri Oberto Squarsafico e Francisco di Flisco, perché 
al console si davano sempre due consiglieri, ossia due compagni. Ed 
in questo tempo nell'ufficio della campagna sopradetto erano Nicolao 
di Torriglia, Giuliano di Flisco, Bartolomeo di S. Ambrogio e Ci- 
priano de' Vivaldi, che era parente di Oberto Squarsafico, il quale 
Oberto già era stato console: e Costantino cominciò la pratica con 









( 253 ) DOCUMENTI 



Nicolao di Torriglia, al quale promise mille ducati, e ad Oberto ne 
promise due mila, e andò successivamente promettendo somma 
di denari, sia al console, sia agli altri ufficiali , insino alla somma 
di sei mila ducati, i quali tutti essendo poveri e cattivi , si lascia- 
rono corrompere dall' avarizia e dalla somma di denari, preponendo 
il ben proprio e particolare al bene universale e comune; e delibe- 
rarono insieme di compiacere alla vedova, e di operare che Seitac 
suo figliuolo fosse promosso alla principalità della campagna, e fe- 
cero venire Seitac in Caffa, il quale entrò in la città accompagnato 
da venti o venticinque uomini l'anno passato il primo giorno di 
dicembre , e poi tutti i prenominati trovarono avanie e calunnie 
contra di Eminec, il quale era principe e governatore della campagna, 
e gli opposero che aveva intelligenza col signor Turco, che era cosa 
perniciosa per la conservazione della città di Caffa, e scrissero tutti 
i prenominati all'imperator grande dei Tartari, nominato Melinche- 
rey. lettere contro Eminec, esortando sua Maestà che lo dovesse de- 
porre dall' ufficio e che lo dovesse estinguere , conciossiachè avesse 
intelligenza col Turco, come è detto di sopra, che era cosa che dis- 
piaceva a Caffesi. L'imperatore era molto inclinato a compiacere, 
sia agli uffiziali, sia agli abitatori di Caffa, e rispose al console, 
compagni ed uffiziali, che egli con buon modo daria opera che Eminec 
saria estinto, poiché a loro pareva così ben fatto per salvazione di 
quella città, la esaltazione della quale aveva sempre desiderato. E 
soggiunse nelle lettere , che ancorché Eminec fosse estinto , sarebbe 
cosa dura a mettere in signoria Seitac, perchè viveva Caraimerza, 
al quale di ragione perteniva più la signoria che a Seitac, ed era 
accompagnato dalla potenza e dalla forza di un suo cognato, nomi- 
nato Aidar Soltan, il quale era un potentissimo e dei principali ca- 
pitani della campagna, di modo che stimava cosa molto difficile e 
pericolosa la promozione di Seitac; ma i detti, console, compagni ed 
ufficiali, poveri e poco buoni, ed accecati dall' avarizia, non si face- 
vano conto delle ammonizioni dell' imperatore, e passarono e furono 
scritte più e più lettere, ed andarono molti ambasciatori tra loro; e 
perchè pareva che l'imperatore non inclinasse alla promozione di 
Seitac, finalmente i predetti rettori scrissero all'imperatore, che se 
egli estingueva Eminec, erano contenti che S. Maestà promovesse 
al principato della campagna qualunque li fosse più grato. 

E l' imperatore, avuta questa lettera, diede opera che Eminec fosse 



anno H75 ( 254 ) 

estinto per mezzo di Aidar Soltano, e di Caraimerza, al quale Ca- 
rairaerza promise la Signoria, fattoli di ciò giuramento al modo 
che sogliono giurare gì' imperatori dei Tartari , ed i predetti Tar- 
tari, avuta la promessa dell' imperatore col giuramento , così come 
prima erano in favore di Eminec , li furono contrarli , e diedero a 
perseguirlo: il quale Eminec poi eh' ehbe inteso questa trama, e quel 
che si macchinava contro di lui, lasciò il principato, e la signoria 
della campagna, ed abbandonato da ciascheduno se ne fuggì. 

Dopo la fuga del quale, Caraimerza ed Aidar andarono dall' impe- 
ratore, richiedendo sua maestà gli attendesse la promessa, e che fa- 
cesse Caraimerza signor della campagna; il quale Imperatore di 
nuovo li confermò la promessa, e gli disse: noi anderemo in Caffa , 
dove si ha da celebrare la solennità dell' elezione di questo princi- 
pato, ed ivi io vi attenderò quanto vi ho promesso; e 1' Imperatore 
cavalcò ed andò in Caffa, ed in sua compagnia Caraimerza ed Aidar, 
i quali nondimeno non vollero entrare nella città se prima non ave- 
vano notizia della volontà dei rettori e degli ufficiali della città. 
L'imperatore voleva attendere la promessa, come era conveniente, 
ma i rettori sopra detti se gli opposero , dicendo che aveano pro- 
messo la signoria della campagna a Seitac, e che l'aveaDo fatto ve- 
nire in Caffa, e che non era onesto che mancassero della promessa 
loro, e questo facevano per cagione dei doni a loro promessi, perchè 
della promozione di Caraimerza niun di loro sperava dover guada- 
gnare pur un sol quatrino. 

L' imperatore era uomo giusto e non poteva discompiacere ai 
rettori, né voleva eziandio mancare alla promessa che aveva fatto a 
Caraimerza, e produceva la lettera che i rettori gli avevano scritto, 
nella quale si conteneva che se egli estingueva Eminec, che gli uffi- 
ciali di Caffa lasciavano in sua facoltà di dar la signoria della cam- 
pagna a qualunque gli fosse grato. I rettori e gli ufficiali non pote- 
vano, né sapevano negar la lettera, ma rispondendo per logica dice- 
vano all' imperatore, che Eminec non era estinto, perchè 1' estinzione 
s' intendeva per morte o per prigionia, e che Eminec era vivo e non 
era prigione, per conseguente non era estinto. 

L' Imperatore udendo queste parole restava perplesso e dubbioso 
e non sapeva ben che si fare ; la qual cosa vedendo Oberto Squar- 
safico, il quale era più audace che alcuno degli altri, ed il quale do- 
veva guadagnar più dell' elezione di Seitac che alcun' altro, tentò di 



( 255 ) DOCUMENTI 



metter paura all'Imperatore, e gli disse: in vero se tu non eleggerai 
Seitac secondo il voler nostro in signor della campagna , noi libere- 
remo tutti i prigioni che a tua istanza abbiamo incarcerato in Sol- 
daia, che sono tuoi inimici capitali, e bastano a farti perdere e a 
farti deporre dall'imperio. E cosi l'Imperatore douo queste parole 
condiscese alla volontà loro, e fu eletto in signore della campagna 
Seitac; e 1' elezione si fece nel palazzo pubblico di Caffa nella ca- 
mera del console , con volontà e consentimento di tutti gli ufficiali 
della Repubblica: e così mi ha narrato Cristoforo da Mortara , uom 
che passa ottanta anni, che si trovò presente a questa elezione. 

Dopo la quale elezione Caraimerza ed Aidar Soltano , con quasi 
tutti i principali baroni di Tartaria , si partirono dall' Imperatore , 
e mandarono a revocare Eininec, il quale venne assai presto; e tutti 
questi Baroni con Eminec ebbero tutta la campagna in suo favore 
contra i Caffesi. E sdegnati contra la città di Caffa , scrissero al 
signor Turco, con un suo schiavo che si partì da Caffa con un navi- 
glio ai tredici di febbraro, e 1' esortarono che volesse attendere al- 
l' acquisto di Caffa e delle altre terre che i Genovesi possedevano 
nell'impero di Tartaria, e gli promettevano la vittoria, facendogli 
la cosa molto facile: il Turco porse l'orecchio a quanto gli aveva 
scritto Eminec e gli altri baroni , e come che avesse un' armata di 
quattrocento ottanta due vele in pronto ed ad ordine, destinata per 
Candia e per lo parti della Grecia inferiore , fece mutar viaggio ad 
essa armata, e navigò verso Caffa. 

Ed i Tartari tuttavia molestavano Caffa, e l'Imperatore insieme 
Seitac abbandonarono la terra di Chercheris , che era loro abitazione, 
e vennero in Caffa; ed a mezzo del mese di aprile insino all' ultimo di 
maggio tuttavia il campo di Eminec ingrossava e molestava la città; 
ed il primo di giugno arrivò l' armata sopradetta nel porto ossia 
nel golfo di Caffa, ed espose senza contraddizione alcuna l'esercito, 
e l'artiglieria in terra, e la piantarono in quattro luoghi, nella 
posta (*) del cacciatore, nella posta del giardino di Bartolommeo di 
Todis, nella posta di Gorgi e nella posta di S. Teodoro; ed il quarto 
giorno di giugno tutte le muraglie antiche delle dette poste già erano 
gettate a terra; e cominciarono a far mine, ed a battere le muraglie 

(') Leggasi porta, non posta. V errore dev' essere della stampa e non del- 
l' autore; come pure nella linea sotto, Gorgi, a vece di san Giorgio. 



anno 1475 ( 256 ) 

nuove. E gli abitatori della città vedendo 1' esercito del Turco e la 
gran quantità dell' artiglieria, e vedendo i Tartari con loro, rimasero 
storditi, e mezzi morti. 

Ed il sesto di giugno, che fu il martedì per tempo, il console con 
gli attri sposorono la città, e mandarono due ambasciatori, Sisto 
Centurione e Battista di Algero (sic), con le chiavi ad Acmet Bassa, ca- 
pitano dell' armata, il quale al principio pareva che non volesse ac- 
cettar le chiavi, dicendo, difendetevi, difendetevi; ma poi che le ebbe 
accettate, quel dì medesimo mandò un suo messo, al quale il valente 
console ed i valorosi compagni, consegnarono il palazzo e la sedia 
consolare : il giorno poi seguente fece portare in palazzo tutte le 
arme della città , e fece scrivere tutti gli abitatori di tutte le na- 
zioni, facendo sempre segnare i fanciulli; fece poi manifestare i beni 
ed i depositi di tutti i forestieri, dei quali pigliò meglio di venti- 
cinque mila ducati: venne poi il Bassa in persona, e fece imbarcare 
sull'armata più di mille cinquecento fanciulli, che erano stati segnati: 
pigliò poi tutti gli schiavi e tutte le schiave, e poi riscosse il tri- 
buto secondo la qualità delle persone da quindici asperi insino ai 
cento; pigliò poi la metà di tutte le sostanze di Caffa; e fatto questo, 
fece imbarcare nell' armata tutti i latini ed i cattolici cristiani, e li 
portò in Pera, e poi gli assegnò un certo vacuo nella città di Co- 
stantinopoli, con ordine che dovessero in quello edificar case per 
1' abitazione loro. 

Oberto Squarsafico, che era stato cagione principale della perdita 
della città , fu impiccato con uno uncino di ferro sotto il mento in 
Costantinopoli. Seitac che fu cagione di tanta ruina, fu restituito al- 
l' imperio ed alla signoria sua dopo due anni, e rimandato in Tar- 
taria con due galere. E così quest' anno la città di Genova ebbe 
grandissima perdita perchè non solo perdette la città di Caffa , ma 
tutte le altre terre che possedeva in quelli paesi, le quali le produ- 
cevano grandissima utilità, sia per il traffico della mercanzia che era 
grandissimo in quelle parti , sia ancora per il gran numero degli 
ufficiali, che si mandavano ogni anno in quelle parti, come abbiamo 
spiegato negli anni precedenti 



CONCLUSIONE 



Qui ha fine il nostro lavoro, sul quale, attraverso le molte e 
irte difficoltà e pazienti ricerche, durale sui polverosi ed enormi 
volumi dell' Archivio di s. Giorgio , abbiamo consumato forse 
la più bella , certo la più virile porzione della nostra vita, che 
volge oggimai a decadenza e tramonto. Se le cure di dodici 
anni spesi nella sua lenta compilazione ci riuscirono, lo confes- 
siamo, a quando a quando gravose e moleste, a motivo dell'a- 
ridità della materia trattata, e più ancora per le malattie del 
corpo, e quelle più afflittive dell' animo , che nelP intervallo ci 
incolsero , ora ci conforta non poco il pensiero di avere recato 
anche noi una pietra al grande edifizio , che vuoisi innalzare 
dai cultori delle patrie memorie , a quel glorioso cioè e splendido 
monumento, ossia corpo di storia italiana, che tuttora manca al 
nostro bel paese; né, come ognuno sa, fia che possa elevarsi su 
solide basi, se prima non raccolgonsi, a foggia di manipoli in 
vasto campo disseminati , le membra sparse e le ricche suppel- 
lettili che, ignorate o neglette, giaciono tuttavia nei privati ed in 
numero maggiore assai, nei pubblici archivii. 

Alla beli' opera attende da meglio che venf anni la nostra 
Società Ligure , ed il suo esempio destò già in più altre città 
e provincie del Regno una lodevole emulazione, che va ogni di 
più estendendosi a gloria dell'Italia e al profitto delle lettere: 

Società Ligure st. Patria. Voi. VII. P. II. 1. 



conclusioni-: ( 258 ) 



e voglia il cielo che, prendendo vie maggiore sviluppo, arrivi 
finalmente a donarci, Ira breve, tale quantità di ben istrutto 
materiale, da confortare e dar lena a quel generoso il quale 
imprenderà il colossale lavoro di una completa e generale Storia 
della nostra Penisola. 

Per ciò che spetta a Genova, mia patria adottiva, io mi 
presi volentieri il carico di colmare una lacuna che esisteva 
nei suoi annali, quella delle vicende che accompagnarono e sus- 
seguirono la cessione e poi la signoria del Banco di s. Giorgio 
nel dominio delle Colonie Tauriche. Nuli' altro se ne conobbe 
fino a quest' ultimi anni , fuori che il trapasso dalla Repubblica 
al Banco nel 4 453, dopo la presa di Galata e Costantinopoli. 
e quindi la sua caduta nel 1475, per opera dello stesso truculento 
conquistatore Maometto II; tanto che tutto l'accaduto nel corso 
di ventitre anni di esistenza sotto il reggimento del nostro 
Ufficio era affatto ignorato fin anco dai recenti e contempora- 
nei nostri storici ; perchè o inaccessibile 1' archivio o la fatica 
di spogliare una massa incredibile di codici, segnarne gli atti 
che riguardano la Tauride in particolare , poscia copiarli per 
singolo, classificandoli in ordine cronologico e farne succosa e 
lucida esposizione, era lavoro da spaventare non un italiano 
soltanto , ma il più paziente tedesco. 

Noi con ardimento , e forse un po' avventato slancio, vi ci 
siamo accinti , e il coraggio non ci fallì un istante. Fuvvi , è 
vero', un momento che dubitammo dell' esito finale, per la mo- 
lesta triennale infermità d'occhi che ne incolse, dopo superata 
altra più violenta di petto , ma la si può chiamar piuttosto che 
vittoria, una tregua concessa al male: non ancora appieno ces- 
salo il quale, brandimmo la spada già dimessa , ripigliando con 
nuovo ardore l'incruenta battaglia dello scrivere, quasi a con- 
forto del malore istesso, ed ora ce ne troviamo soddisfatti e 
contenti, giacché è finito il nostro compito. 

Dicendo finito, non intendiamo asserire che sia esso compiuto. 



( 259 ) CONCLUSIONE 



A renderlo tale, occorrono di molte cose ancora, le quali è 
mente nostra di fare seguire quasi accessorii e dipendenze dal 
corpo principale o rami dal tronco , e vedranno la luce a misura 
che, o T archivio stesso di s. Giorgio, o benevoli corrispondenti, 
od anche nuove e più fortunate indagini a istituire ne porge- 
ranno il destro e la materia. 

E già fino d'ora, per avvisi ricevuti da lontani amici e cul- 
tori amorevoli di consimili studii, e per recenti scoperte da noi 
fatte in Genova di atti riguardanti gli anni decorsi, e non po- 
tuti più inserire secondo V ordine cronologico , contiamo una 
discreta messe dei bei documenti, i quali noi collocheremo in 
apposito Supplemento, che terrà dietro alle Quistioni Private, 
cui ora facciamo passaggio. 



QUISTIONI PRIVATE 



QUISTIONI PRIVATE 
I. 

Quistione di Gregorio Delpino col console di Caffa. 
(anni U71-U75) 



I. 

Babilano Adorno fa sicurtà al console di Caffa, Filippo Chiauroia, perchè con- 
ceda a Gregorio Delpino il salvocondotto per Caffa C)- 

1 471 , 19 dicembre 

(Filza di Caffa) 



In nomine domini amen. Babilanus adurnus burgensis caffè q. thadei. 
sciens raagnificum dominum filippum jhaurojam consulem caffè hacte- 
nus noluisse permittere poni ad postam in Consilio antianorum requi- 
sitionem quam fecerunt ipsi babilanus et certi alij attinentes gregorij 
de pinu absent'S. prò concedendo saluoconductu dicto gregorio. de 

(*) Questa quistione è accolta in XI atti riuniti quasi tutti, cioè meno due, 
in un quaderno di pag. 26, scritte, in colonna, dal cancelliere della curia caffese, 
e spedito al sovrano Ufficio di s. Giorgio, per informazione della causa, che 
dovea avere il suo esito in Genova. I due atti non compresi nel quadernetto 
sono i posti sotto i n.' Vili e XI. Per quest'ultimo è chiaro il perchè: come 
manchi P Vili noi so dire. Entro il quaderno poi trovansi ancor oggidì quattro 
fogli volanti, i quali contengono gli atti Vili e XI già delti, e il I e II, che 
perciò sono duplicati. L'incarto non ha intestazione speciale; a menochè non 
vogliasi ritenere per tale il motto di qualche scrivanello che si diverti a schic- 
cherarvi sulla facciata di rispetto il motto: Ego sum qui sum. bonus homo. Ego 
sum talis qualis: e lo era infatti. 



QUIST10NI ( 264 ) 

qua requisitone ipsorum patet per supplicationem superioribus diebus 
factam. Et voleas iterum dictus babilanus satisfacere voluntati pre- 
fati domini consulis. in quantum sit possibile, ad hoc ut ipse dominus 
consul habeat causam permittendi eorum requisitionem poni ad po- 
stanti in dicto Consilio et super ea regi ac deliberari. ut moris est. 

Sponte igitur et ex «certa scientia et nullo juris vel facti errore 
ductus. seu modo aliquo circumuentus. et omni meliori modo via jure 
et forma quibus Aeri et esse potest. promissit et promittit domino 
consuli et michi notano infrascripto. stipulantibus et recipientibus 
nomine et vice magnifici officij sancti georgij excelsi comunis janue. 
et ejus camere seu massarie caffè, facere et curare ita et taliter et 
cum effectu in quantum dictus saluusconductus sortiatur effectum. 

Quod dictus gregorius de pinu faciet et obseruabit omnia et singula 
infrascripta. et quod intra tres dies proxime secuturos a die sui ad- 
uentus ad presentem ciuitatem caffè ratifficabit et approbabit infrascri- 
pta capitula in omnibus ut supra. sub pena summorum centum argenti 
de caffa. in quam dictus babilanus ex nunc prò ut ex tunc intelligatur 
incidisse ex causa contrafactionis dicti gregorij. et ultra ipse gregorius 
intelligatur cecidisse a benefìcio saluiconductus. qui tunc in aliquo 
non valeat nec teneat. et quod fìdejussiones per ipsum gregorium 
prestandas. de quibus infra, non prestabit prò majori summa summo- 
rum centum quinquaginta argenti de caffa prò singulo fldejussore. et 
qui fldejussores approbari debeant per dictum dominum consulem et 
non per aliquem alium magistratum caffè, et que capitula per dictum 
gregorium obseruanda sint ut infra. 

Videlicet quod dictus gregorius postquam peruenerit caffam habito di- 
cto saluoconductu. saltem infra dies tres secuturos ex die sui aduentus 
prestabit bonas et idoneas fìdejussiones de summis duobus millibus ar- 
genti de caffa de se personaliter presentando coram prefato magnifico 
officio in janua infra menses decem octo proxime secuturos. discedereque 
ex presenti ciuitate caffè et iter arripere versus januam infra et per 
totum mensem maij proxime venturum. saluo semper justo impedimento 
dei. maris et gentium. quod justum impedimentum declarari etjudicari 
debeat per prefatum magnificimi officium seu dominum consulem caffè. 
Quod si non discederet et se presentaret infra dictos terminos ut 
supra. eo casu ex nunc prout ex tunc et tunc prò ut ex nunc intel- 
ligatur incidisse dictus gregorius in penam dictorum summorum duo- 
rum millium. saluo semper justo impedimento ut supra. et saluo nisi 



( 265 ) 



PRIVATE, 



aliud eidem gregorio esset interea impositura per prefatum magnifl- 
cuid officium. siue dominum consulem caffè. 

Itemque dictus gregorius promittet et se obligabit de stando pa- 
rendo patiendo ac soluendo mandatis prefati magnifici offìcij et do- 
mini consulis caffè, et omnem condemnationem contra eum flendam in 
omnem casum et euentum. quomodocumque et qualitercumque et per 
quemcumque judicem fuerit judicatum. maxime ex processu inquisi- 
tionis contra eum formate per ipsum dominum consulem. de qua ex 
actis curie caffè constat et apparet. 

Intellecto sane et declarato quod. quantum attinet ad executionem 
corporalent. siue ultimi suplicij in omnem euentum fiendam. si que 
Aeri contingerit in caffa contra dictum gregorium. valeat et teneat 
dictus saluus conductus dicto gregorio concedendus. non obstantibus 
predictis et infrascriptis. quo casu interueniente possit et liceat de- 
nuntiari dicto gregorio terminus contramandi appositus vel apponen- 
do in saluo conductu eidem gregorio concesso vel concedendo. 

Itemque dicti fidejussores prestandi per dictum gregorium. super 
predictis promissionibus suis. intercedent eum omnibus obligationibus 
et renunciationibus in similibus consuetis usque ad dictam summam 
summorum duorum milliura. secundum quod unusquisque intercesserit 
et approbatus fuerit ut supra. Que omnia otc. 

Et proinde ad sic effectualiter obseruandum. ut supra. dictus babi- 
lanus prefato domino consuli et michi notario infrascripto stipulanti- 
bus, ut supra. obligauit ipotecauit omnia bona sua presentia et futura. 

Qui raagniflcus dominus consul acceptans supradicta contentatur et 
vult quod requisitio dicti saluiconductus ponatur ad postam in Con- 
silio et quod super ea regatur et deliberetur. et quod dictus saluus- 
conductus. quatenus concedi debeat et ita obtineatur. concedatur et 
deliberetur saluis contentis in presenti instrumento, et non aliter. nec 
alio modo valeat dictus saluus conductus. 

Actum caffè in palatio. videlicet in camera dicti domini consulis, que 
sita est in medio sale magne, anno dominice natiuitatis MCCCC septua- 
gesimo primo, indictione quarta juxta morem janue. die jouis decima 
nona decembris. hora coraplectorij vel circa, presentibus testibus christo- 
fero narixe et bernardo de amico, ciuibus janue. vocatis et rogatis. 

Franciscus de pastino notarius. 



yUISTIONI ( %()6 ) 



II. 



Gregorio Delpino ratifica in Gaffa la detta promessa, e i suoi mallevadori ne 
prestano sicurtà. 

1 471 , 23 dicembre 



In nomine domini amen. Gregorius de pinu ciuis caffè volens obseruare 
ea que continentur in instrumento promissionis facte magnifico domino 
filippo jhauroje consuli caffè per babilanum adurnum anno presenti die 
xviiii decembrls (manca scripto) manu notarij infrascripti. Qui babilanus 
promisit prefato magnifico domino consuli se facturum et curaturum 
quod dictus gregorius obseruabit et adimplebit omnia et singula con- 
tenta in dicto instrumento, ad quod debita relatio habeatur. quod in- 
strumentum et contenta in eo per me notarium infrascriptum lecta 
fuerunt dicto gregorio et infrascriptis ejus fidejussoribus ad ipsorum 
plenam intelligentiam. 

Sponte et ex certa scientia et nullo juris vel facti errore ductus 
seu modo aliquo circumuentus. ratificando et approbando dictum in- 
strumentum et omnia et singula in eo contenta, promissit michi no- 
tarlo infrascripto tanquam persone publice officio publico stipulanti, 
et recipienti nomine et vice magnifici domini consulis et siue magni- 
fici officij sancti georgij etc. in omnibus et per omnia prout et sicut 
latius in dicto instrumento continetur. quod et contenta in eo hic prò 
insertis habeantur. Sub ypoteca et obligatione omnium et singuloruni 
honorum ipsius gregorij presentium et futurorura. 

Et prò dicto gregorio et ejus precibus et mandato de predictis at- 
tendendis complendis et obseruandis per dictum gregorium versus me 
dictum notarium. quo supra nomine stipulantem et recipientem. solem- 
niter intercesserunt et fidejusserunt infrascripti prò infrascriptis pe- 
cuniarum quantitatibus. Quorum hec sunt nomina : 

Paulus de ristruppis prò summis centum et quinquaginta argenti 
de caffa. siue summi ci, 

Carolus de alegro prò summis quinquaginta . . » l 

Guirardus de viualdis ciuis janue prò summis centum 
et quinquaginta. siue ....... » ex 

Filippus de franchis prò summis centum et quinqua- 
ginta. siue » CL 



( m ) 



PRIVATE 



Christoferus de alegro q. andree prò summis centum 
et quinquaginta. siue 

Octauianus adurnus prò sunimis centum et quinqua- 
ginta. siue 

Joannes baptista de eampofregoso prò summis quinqua- 
ginta. siue 

Andreas fatinanti prò summis centum. siue 

Gregorius rubeus prò summis centum et quinquaginta. 
siue 

Antonius adurnus prò summis centum et quinquaginta. 
siue 

Jacobus de zoalio prò summis centum. siue. 

Bartholomeus bonauentura prò summis centum quin- 
quaginta. siue 

Babilanus adurnus prò summis centum quinquaginta. 
siue 

Beda de garibaldo prò summis centum. siue 

Jacobus de casanoua prò summis quinquaginta. siue . 

Lodisius de disco prò summis centum quinquaginta. siue 

Symon de carmadino prò summis centum. siue . 

Sub ypoteca seu obligatioue omnium et singulorum bonorum dicto- 
rum fidejussorum et cujuslibet eorum. habitorum et habendorum. Re- 
spondentes juri de principali primo conueniendo. et omni alij j tiri . 

Actum caffè ad bancum juris interius curie consularis caffè, anno 
dominice natiuitatis millesimo CCCC septuagesimo primo, indictione 
quarta juxta morena janue. die lune vigesima tertia decembris in ter- 
tijs. presentibus testibus jeronimo de recho q. johannis et bartholo- 
meo de roncagiollo notarijs. vocatis et rogatis. 

Franciscus de pastino notarius. 



summi cl 

» CL 

» L 

» e 

» CL 

» CL 

» c 

» CL 

» CI; 

» C 

» L 

» CL 

» e 



III. 

I mallevadori suddetti prestano nuova sicurtà, acciò il console Chiauroia pro- 
lunghi dal maggio al settembre il termine utile a Gregorio di recarsi a Ge- 
nova per scolparsi. 

1 472 , 28 aprile 



In. nomine domini amen. Infrascripti fldejussores gregorij de pinti 
nominati et non specificati in quodam publico instrumento scripto raanu 



QUESTIONI ( 268 ) 

mei notarij infrascripti anno proxime preterito die xxm decembris. 
Scientes et cognoscentes inter cetera fuisse fldejussores dicti gregorij 
versus me notarium infrascriptum. stipulantem et reeipientem nomine 
et vice magnifici domini filippi jhauroie consulis caffè, siue magnifici 
officij sancti georgij etc. quod videlicet dictus gregorius se presen- 
tabit in janua coram magnifico officio infra menses decem octo. di- 
scedetque de presenti ciuitate caffè et iter arripiet versus januam 
infra et per totum mensem maij proxime futurum etc. et prout et 
sicut latius continetur in quodam alio publico instrumento scripto 
manu mei dicti notarij dicto anno proxime preterito die xvim decem- 
bris. de quo per omnia fìt mentio in dicto instrumento intercessionis 
ipsorum infrascriptorum. de quo supra. ad quod debita relatio ha- 
beatur. 

Et scientes dicti infrascripti fldejussores quod dictus magnifìcus 
dominus consul bonis respectibus et juxta et legitima (manca causa) 
modo compiacere vult dicto gregorio et prorogare eidem gregorio 
terminum dicti sui recessus de presenti ciuitate. qui erat per totum 
mensem maij proxime venturi, usque et per totum mensem septem 
bris proxime venturum. dummodo ipse magnifìcus consul prius habeat 
nouam promissionem et seu fìdejussionem et nouum consensum a dictis 
infrascriptis fidejussoribus et a quolibet eorum prò dicto gregorio. 
qui eidem magnifico domino et seu magnifico officio sancti georgij 
sint obligati eo modo et forma quibus sunt obligati virtute et vigore 
dicti instrumenti scripti manu mei notarij predicti dicto anno proxi- 
me preterito die xxm decembris. de quo supra. 

Et volentes dicti infrascripti fldejussores prefato domino consuli 
fore cauptum de predictis. Sponte igitur et ex certa scientia et nullo 
juris vel facti errore ducti seu modo aliquo circumuenti. rattifìcantes 
et de nouo affirmantes dictura instrumentum et dictas eorum inter- 
cessiones et fldejussiones. ad cautellam iterum et de nouo prò omni- 
bus et per omnia et mandato dicti gregorii de pinu presentis instanti» 
et sic requirentis. intercesserunt prò dicto gregorio presente ut supra 
versus prefatum magnifìcum dominum consulem et siue me notarium 
infrascriptum. stipulantem et reeipientem nomine et vice ipsius do- 
mini consulis et siue dicti magnifici officij sancti georgij. in omnibus 
et per omnia prout et sicut continetur in dicto instrumento interces- 
sionis ipsorum de quo supra. quod et contenta in eo hic prò inserti? 
penitus habeantur. 



( 269 ) PRIVATE 



Quia dieta prorogatio fienda dicto gregorio de recessu ipsius ut su- 
pra. fìt de scientia et voluntate dictorura infraseriptorum fidejussorum 
et cujuslibet eorum. Quorum {manca nomina) et quantitates pecuniarum 
prò quibus intercesserunt et de nouo intercedunt sunt ut infra. 

E sono i medesimi del documento precedente colle stesse quantità, 
meno due, cioè Andrea Fatinanti e Giacomo Casanova: perciò segue 
così : 

Fidejussores prestiti noaissime propter absentiam duorum fldejus- 
sorum predictorum cassatorum. 

Adam de saluaritia prò summis quinquaginta. siue . summi r. 
et melchion de garbarino prò summis centum. siue . » o 

Sub ypotecha etc. Respondentes juri de principalli etc. 

Actum caffè ad baneum juris interius. anno dominice natiuitatis 
millesimo quadringentesimo septuagesimo seeundo. indictione quarta 
juxta morena janue. die martij vigesima octaua aprilis in tertijs. pre 
sentibus testibus dominico de alsario et bernardo de turrilia notarijs. 
vocatis et rogatis. et simone de sancto nicolao. 

Extractum est ut supra etc. 

Franciscus de pastino notarius. 



IV. 

11 console prolunga il tempo fino a tutto settembre 1472, acconsentendo alle 
loro instanze. 

1472, 28 aprile 



In nomine domini amen. Magnificus dominus philippus jhauroja lio- 
norabillis consul caffè volens compiacere gregorio de pinu presenti 
et ita requirenti, bonis respectibus et legitima causa, et sibi proro- 
gare terminum contentum in instrumento per dictum gregorium facto 
dicto magnifico domino consulli. siue michi notario infrascripto. tunc 
stipulanti et recipienti nomine et vice ipsius domini consullìs. vigore 
cujus inter cetera promissit recedere de presenti ciuitate caffè per totum 
mensem maij proxime venturum. causa se conferendi januam coram 
dicto magnifico officio, et prout et sicut latius in dicto instrumento 
continetur. scripto manu mei notarij infrascripti anno proxime prete- 
rito die xxm decembris in vesperis. prius intercessionibus seu fldejus- 



QU1STI0NI ( 270 ) 

sionibus de nouo prestiti* per dicium gregorium de obseruatione con- 
tentorura in dicto instrumento, de quibus constat instrumento scripto 
manu mei notarij infrascripti die hodierno. 

Igitur ex certa scientia prorogauit et auxit dicto gregorio presenti 
et ita requirenti dictum terminum sui recessus. qui erat per totum 
mensem maij. ut supra. usque per totum mensem septembris proxirae 
venturum inclusiue. Rattis manentibus omnibus et singullis contentis 
in dictis instrumentis per dictum gregorium factis. de quibus supra. 
ac rattis et firmis manentibus contentis in instrumento facto per babi- 
lanum adurnum prefato magnifico domino consulli. de quo instruraento 
per omnia fit mentio in dicto instrumento facto per dictum gregorium 
dicto magnifico consulli. siue notario stipulanti, ut supra. anno pro- 
xime preterito die xxm decembris. de quo supra. Et de predictis etc. 

Actum caffè in palatio. videlicet in camera cubiculari prefati domini 
consullis. anno dominice natiuitatis millesimo CCCC septuagesimo se- 
cundo. indictione quarta secundum morem janue. die martis vigesima 
octaua aprillis post vesperas. presentibus testibus beda de garibaldo 
ciue caffè et johanne jacobo fatinanti. vocatis et rogatis. 

Extractum est ut supra etc. 

Franciscus de pastino notarius. 



I mallevadori suddetti fanno una terza sicurtà presso il console Goffredo I,er- 
oari , per ottenere una seconda proroga a tutto ottobre 1472. 

1172, 31 settembre 

In nomine domini amen. Infrascripti fidejussores gregorij de pimi 
scientes aliquos ex ipsis fuisse fidejussores dicti gregorij versus fran- 
ciscum de pastino notariura. tanquam personara publicam tunc stipu- 
lantem et recipientem nomine et vice domini pbilippi jhauroje tunc 
consulis caffè, siue magnifici offlcij sancti georgij. quod videlicet dictus 
gregorius se presentabit in janua coram dicto ufficio infra menses 
decem ogto. discedetque de caffa per totum mensem septembris pre- 
sententi, et prout et sicut latius de predictis constat publico instru- 
mento scripto manu dicti francisci anno presenti die xxyiij aprilis. 
ad quod habeatur relatio. 



( 274 ) PRIVATE 

Et scientes dicti infrascripti fldejussores tam illi qui sunt nominati 
in dicto instrumento, quam etiam illi qui intercesserunt loco aliorum 
fldejussorum absentium. magniflcum dominum joffredum lercarium 
consullem caffè bonis respectibus et justa et legitima causa modo 
compiacere velie dicto gregorio. et eidem prorogare terminum dicti 
sui recessus per totum mensem octobris proxime venturum inclusiue. 
dummodo ipse dominus consul prius hateat nouam promissionem et 
seu intercessionem et nouum consensum a dict's infrascriptis fldejus- 
soribus et a quolibet eorum prò dicto gregorio. quo eidem, magnifico 
domino consuli et seu dicto magnifico officio sint obligati eo modo 
et forma quibus sunt obligati tam ipsi quam de nono prestandi ut 
supra. eo modo et forma quibus sunt obligati vigore dicti instrumenti 
scripti manu dicti francisci de pastino notarij dicto anno presenti die 
xxviii aprilis. 

Et vollentes prefati dicti infrascripti fldejussores prefato magnifico 
domino consulli fore cauptum de predictis. Sponte igitur et ex certa 
scientia et nullo juris etc. rattiflcantes et de nouo affirmantes dictum 
instrumentum et dictas eorum intercessiones et fldejussiones. illi vi- 
delicet qui fuerunt fldejussores in dicto instrumento, et ceteri alij 
promittentes et intercedentes in omnibus et per omnia prò ut infra. 
Ad cautellam iterum et de nouo prò omnibus etiam et de mandato 
dicti gregorij presentis instantis et requirentis. intercesserunt et 
fldejusserunt prò dicto gregorio ut supra versus prefatum magniflcum 
dominum consullem. et seu me notarium infrascriptum loco dicti fran- 
cisci da pastino notarij etc. Quia dieta prorogatio fienda dicto gre- 
gorio. ut supra. flt de scientia et voluntate dictorum infrascriptorum 
fldejussorum et cujuslibet eorum. 

Quorum fldejussorum (s'intende nomina) et quantitates pecuniarum 
de quibus intercesserunt sunt ut infra: 

Jacobus de casanoua quantum prò summis centum quinquaginta. 
siue . summi ci. 

Filippus de franchis quantum prò summis centum quin- 
quaginta. siue » ol 

Lodisius de fiisco quantum prò summis centum quin- 
quaginta. siue .» cl 

Guirardus de viualdis quantum prò summis totidem. siue » cr, 

Anthonius adurnus quantum prò summis centum quin- 
quaginta. siue » cl 



QU1STI0NI ( 272 ) 

Octauianus adurnus quantum prò summis centum quin- 
quaginta. siue snrnmi cr. 

Paulus de ristropis quantum prò summis centum quin- 
quaginta. siue » ci. 

Bartholomeus de sancto ambrosio, loco Simonis de car- 
madino. quantum prò summis centum. siue ... » e 

Gregorius saluaighus. loco christofori de alegro. quan- 
tum prò summis centum quinquaginta. siue ... » ci. 

Anthonius de odino, loco adam de saluaritia. quantum 
prò summis quinquaginta. siue » i< 

Carolus de prerio. loco johannis baptiste de carapo- 
fregozo. quantum prò summis quinquaginta. siue » i, 

Obertus ittalianus. loco carulli de alegro. quantum prò 
summis quinquaginta. siue » i. 

Jacobus de zoalio quantum prò summis centum. siue . » e 

Babilanus adurnus quantum prò summis centum quin- 
quaginta. siue » cl 

Melchion de garbarino quantum prò summis cen- 
tum. siue » o 

Beda de garibaldo quantum prò summis centum. siue. » e 

Gregorius rubeus quantum prò summis centum quin- 
quaginta. siue » ci. 

Sub etc. Respondentes etc. 

Actum caffè ad bancum juris in omnia, anno dominice natiuitatis 

millesimo quadringentesimo septuagesimo secundo. indictione quinta 

secundum janue cursum. die ultimo septembris in tertijs. presentibns 

testibus francisco de pastino notario et baptista de caneualli subscriba 

incoiai, ciuibus janue. vocatis et rogatis. 

Extractum est ut supra etc. 

Dominicus de alsario notarius. 



VI- 

Acciò il console Lercari conceda la seconda proroga domandata, i detti malie- 
vadori ripetono la sicurtà. 

1472, 3 ottobre 

In nomine domini amen. Infrascripti fidejussores gregorij de pinu 
scientes magniflcum dominimi jofredum lercarium consullem caffè bonis 



( 273 ) PRIVATE 

respectibus etc. compiacere velie dicto gregorio et eidem prorogare de 
nouo terminum sni recessus etc. attento maxime quod flnitur tempus 
seu terminus ultime prorogationis facte dicto gregorio per totum 
mensem octobris presentem etc. 

Ideo vollentes dicti infrascripti fidejussores prefato magnifico domino 
consulli fore cauptum de predictis. Sponte et ex certa scientia etc. 
rattificantes et de nouo affirmantes dictum instrumentum etc. inter- 
cesserunt et fidejusserunt prò dicto gregorio ut supra etc. Quia dieta 
prorogatio fienda dicto gregorio. ut supra. fit de scientia et voluntate 
dictorum infrascriptorum fidejussorum et cujuslibet eorum. Quorum 
fidejussorum et pecuniarum quantitates etc. 

Seguono i nomi e le quantità che sono quasi i medesimi e le iden- 
tiche del documento precedente. Sub etc. Respondentes etc. 

Actum caffè in curia consulari. anno dominice natiuitatis millesimo 
quadringentesimo septuagesimo secundo. indictione quinta secundum 
janue cursum. die in octobris in vesperis. presentibus testibus ber- 
nardo de turrilia notario et baptista de caneualli. vocatis et rogatis. 

Extractum est ut supra etc. 

Dominicus de alsario notarius. 



VII. 

Il console Lereari concede questa proroga seconda a tutto ottobre 1472. 

U72, 9 ottobre 

In nomine domini amen. Magnificus ac generosus dominus joffredus 
lercarius honorabillis consul caffè vollens redigere in scriptis proro- 
gationem per eum factam gregorio de pinu usque de mense septem- 
bris proxime preteriti de recedendo de .caffa causa accedendi coram 
magnifico officio, prout idem gregorius tenetur virtute instrumenti 
promissionis per eum facte etc. prorogauit et prorogat dicto gregorio 
presenti et requirenti bonis respectibus. et vissis litteris dominici de 
promontorio scribentis quod dictum magniflcum officium commissit 
hic caffè causam dicti gregorij ipsi magnifico domino consulli et suo 
vicario consulari. maxime attento quod intra terminum infrascriptum 
haberi poterunt aduisationes et littere a dicto magnifico officio, ter- 
minum recessus dicti gregorii de caffa qui erat per totum mensem 

Società Ligure St. Patria. Voi. VII. P. II 1S 



QUISTIONI ( 274 ) 



elapsum usque ad per totum presenterà mensera octobris inclusiue. 
saluis proraissis por dictum gregorium etc. quia hec prorogatio fll, 
saluis predictis et prout in prestatione eorum fìdejussorum fuit de- 
claratum. etc. Et de predictis etc. 

Actum caffè in camera cubiculari prefati magnifici domini consullis. 
anno dominice natiuitatis millesimo quadringentesimo septuagesimo 
secundo. indictione quinta juxta morem janue. die veneris. nona octo- 
bris in tertijs. presentibus testibus nobille sisto centuriono et vin- 
centio de dernisio (?). vocatis et rogatis. 

Extractum est ut supra etc. 

Franciscus de pastino notarius. 



Vili. 

Ordine del console a Gregorio Delpino di partire senza ritardo da Caffa per 
alla volta di Genova. 

U72, 12 novembre 



% MCCCCLXX1I die XII nouembris. 

Precipitur de mandato magnifici domini consullis caffè gregorio de 
pinu quatenus visso presenti mandato statim siue mora discedat de 
presenti ciuitate caffè, et ad magnificum officium sancti georgij ac- 
cedat. sub pena fidejussionum suarum irremissibiliter exigendarum. 
Ex- hoc in executione litterarum prelibati magnifici offlcij sancti georgij 
et non aliter. Et hoc ex officio prefati magnifici domini consullis 

Ea die et hora 

Admonitus fuit suprascriptus gregorius presens audiens et intelli- 
gens per me notarium infrascriptum. mandato magnifici domini con- 
sullis. in omnibus et per omnia prout supra in suprascripto precepto 
continetur. 

Extractum est ut supra de actis publicis curie caffè. 

Bernardus de turrilia notarius. 



( 275 ) PRIVATE 



IX. 

Gregorio Delpino promette al console di partire diffinitivamente da Caffa , e 
condursi a Genova nel venturo marzo , o per mare o per terra. 

<U72, 16 novembre 

In nomine domini amen. Gregorius de pinu ciuis caffè sciens magni- 
flcum dominum jofredum lercarium honorabillem consulem caffè justa 
causa et bonis respectibus mottum velie dicto gregorio prorogare ter- 
minimi recessns sui ex caffa. causa accedendi ac se presentandi coram 
magnifico officio sancti georgij excelsi comunis janue. dummodo ipse 
magnifìcus dominus consul babeat promissionem et cautiones ac alia 
contenta in presenti instrumento etc. 

Sponte igitur et ex certa scientia etc. promissit et solemnit'er con- 
uenit recedere de presenti ciuitate caffè cum prima carauana que 
recede t de caffa prò partibus manoremani (sic) vel alijs partibus et iter 
arripere et via terrestri se conferre et se personaliter presentare 
coram prefato magnifico officio in janua. infra terminum contentum in 
instrumento promissionis facte per babilanum adurnum domino phi- 
lippo jhauroie tunc consulli caffè, scripto manu mei dicti notarij in- 
frascripti anno proxime preterito die xviiii decembris etc. 

De quibus omnibus, in dictis instrumentis contentis. per me dictum 
et infrascriptum notarium facta fuit piena notitia dicto gregorio. et 
lectis infrascriptis ejus fidejussoribus ad eorum et cujuslibet ipsorum 
plenam intelligentiam. 

Declarato et intellecto quod si infra calendas martij proxime ven- 
turi non fuisset in caffa aliqua carauana recessura prò dictis partibus 
manoremani vel alijs partibus. quod eo casu post dictas calendas 
martij idem gregorius teneatur ac debeat, et sic promisit etc. rece- 
dere omnino de caffa et iter arripere prò janua. causa se personaliter 
presentandi coram dicto magnifico officio, ut supra. per terram vel 
per viam maritimam. secundum et prò ut sibi gregorio imposuerit et 
mandauerit prefatus magnifìcus dominus consul. omni dilatione ex- 
ceptione etc. postpositis. 

Declarato etiam quod tempore recessus dicti gregorij ut supra. si 
eidem magnifico domino consulli videbitur dictum gregorium non 
posse se personaliter presentare coram dicto magnifico officio infra 



QUISTIONI 



( 276 ) 



terminimi mensium decem octo contentorum in dicto instrumento 
promissionis facte per dictum babilanum. de quo supra. quod eo casu 
possit dictus magnificus dominus consul augere dicto gregorio dictum 
terminimi, secundum et prò ut ipsi magnifico domino consulti melius 
videbitur et placuerit. 

Item acto et declarato per pactum expressum quod si interea eidem 
magnifico domino consulli per rectum vel per indirectum parte dicti 
gregorij vel ejus opera fleret aliqua requisitio quod eidem, gregorio 
prorogaretur seu prorogari deberet terminus sui recessus. de quo 
supra. vel aliqua alia requisitio per quamuis personam que modo aliquo 
vel ingenio tenderet ad impeditionem recessus et accessus dicti gre- 
gorij. de quibus supra. tane et eo casu ipso facto et jure intelligatur 
dictum gregorium incidisse in penam summorum duorum millium ar- 
genti de caffa. et similiter infrascripti ejus fldejussores per dictum 
gregorium prestandi ut infra prò eo. prò obseruatione contentorum 
in presenti instrumento, unica tamen solutione sufficiente etc. 

Iusuper prò dicto gregorio etc. de predictis omnibus etc. atten- 
dendis et compiendo et obseruandis etc. solemniter intercesserunt et 
fldejusserunt infrascripti prò infrascriptis pecuniarum quantitatibus. 
Quorum hec sunt nomina. 

Galeotus bonauentura prò summis centum argenti de caffa. 
siue 

Gregorius judex. ciuis janue prò totidem. siue 

Jacobus de grimaldis ciuis carie prò summis quinquaginta. 
siue 

Philipus de franchis prò summi centum argenti de caffa. 
siue , , 

Melchion de garbarino notarius prò totidem. siue 

Cbristoforus belogius prò totidem. siue . 

Johannes bonauentura prò summis quinquaginta. siue 

Paulus de ristropis prò summis centum. siue 

Antonius adurnus prò summi totidem. siue . 

Oliuerius cauallus prò totidem. siue 

Demetrius de telicha grecus prò totidem. siue 

Beda de garibaldo prò totidem. siue 

Adam de saluaritia prò summis quinquaginta, siue 

Lodisius de disco prò summis centum. siue . 

Hector pansanus prò totidem. siue .... 



summi 


e. 


» 


e. 


» 


L. 


» 


C. 


» 


0. 


» 


C. 


» 


C. 


» 


L. 


» 


C. 


» 


C. 


» 


C. 


» 


C. 


» 


C. 


» 


L. 


» 


C. 


» 


c. 






( %77 ) PRIVATE 

Sub ypotbeca etc. Respondentes etc. 

Actum caffè ad bancum juris interius curie consularis caffè, anno 
dominice natiuitatis millesimo quadrigentesimo septuagesimo secundo. 
indictione quinta juxta morem janue. die lune sexta decima nouembris 
in tertijs. presentibus testibus jacobo rattono et bartbolorneo roncha- 
giollo notarijs. vocatis et rogatis. 

Extractum est ut supra etc. 

Franciscus de pastino notarius. 



X. 

Lo promette anche al cancelliere della curia che gli legge, davanti i suoi mal- 
levadori, l'ordine di partenza dato dal console. 

MI 2, 16 novembre 



In nomine domini amen. Dictus gregorius de pinu sponte etc. iterum 
promissit michi dicto et iiifrascripto notario stipulanti etc. in omnibus 
et per omnia prò ut supra in dicto instrumento continetur lecto eidem 
et infrascriptis ejus fldejussoribus simul cum alijs instrumentis. de 
quibus in eodem instrumento flt mentio. per me dictum notarium. 

Sub etc. Et prò eo et ejus precibus et mandato de predictis inter- 
cesserunt et fidejusserunt infrascripti prò infrascriptis pecuniarum 
quantitatibus versus me dictum notarium etc. Quorum hec sunt nomina. 

Babilanus adurnus prò summis centum argenti de caffa. 
siue .......... 

Guirardus de viualdis prò totidem. siue. 

Gregorius rubeus prò totidem. siue 

Dominicus marruffus prò summis quinquaginta. siue 

Gaspar judex prò summis centum. siue . 

Ciprianus de viualdis prò totidem. siue . 

Luzorus de cauo (?) prò totidem. siue . 

Jacobus de casanoua prò totidem. siue . 

Genesius saluaighus prò totidem. siue . 

Sub etc. Respondentes juri etc. 

Actum in omnibus ut supra. eadem die xvi nouembris in vesperis. 



summi 


e. 


» 


e. 


» 


e. 


» 


L. 


» 


C. 


» 


C. 


» 


0. 


» 


c. 


» 


0. 



quistioni ( 278 ) 

presentibus testibus christoforo de caneualli et dominico de alsario 
notarijs. vocatis et rogatis. 
Extractum est ut supra etc. 

Franciscus de pastino notarius. 



XI. 

Gregorio Delpino, giunto in Genova, promette di presentarsi al magnifico Uf- 
ficio di s. Giorgio quando vi sarà chiamato. 

4 475, 10 febbraio 



►B MCCCCLXXV die veneris X februarij. 

Gregorius de pinu. eiuis seu burgensis ciuitatis caphe. sciens se pre- 
stitisse in capha fidejussiones de summis duobus millibus caphe de 
obseruando omnia et singula in promissionibus suis et ipsis fidejus- 
sionibus per eum prestitis contenta, et deinde se januam venisse ac 
presentasse coram magnifìcis dominis protectoribus comperarum san- 
cti georgij anni presenta, prò causis in dictis promissionibus suis et 
fidejussionibus ut supra ab eo prestitis latius declaratis. 

Constitutus in presentia mei francisci notarij et cancellarij infra- 
scripti. officio publico stipulantis et recipientis nomine et vice dicto- 
rum magnificorum dominorum protectorum. et omnium ac singulorum 
quornm interest etc. 

Sponte etc. Sine ullo prejudicio dictarum promissionum factarum 
ab eo ut supra in capha et fidejussionum per ipsum prestitarum. que 
promissiones et fidejussiones remaneant et remanere intelMgantur. non 
obstantibus superius et inferius contentis. in eo gradu statu et con- 
dictione in quibus erant antequam presens promissio et infrascripte 
fidejussiones per ipsum gregorium facte et prestite fuissent. nec va- 
liditati ipsarum promissionum et fidejussionum per predicta aut in- 
frascripta aliquo modo derogatum esse intelligatur. 

Promisit et solemniter conuenit mihi jam dicto et infrascripto no- 
tano officio publico stipulanti, ut supra. se personaliter presentare 
coram dictis magnifìcis dominis protectoribus totiens quotiens ab eis 
siue eorum nomine seu mandato fuerit requisitus. atque insuper pa- 






( 279 ) 



PRIVATE 



rere mandatis ipsorum magniflcorum dominorum protectorum. Sub 
ipotheca etc. Respondens etc. 

Et prò ipso gregorio. prò predictis omnibus et singulis obseruandis. 
intercesserunt et fldejusserunt omnes et singuli infrascripti. et quilibet 
eorum prò summis inferius declaratis. Sub etc. Respondentes etc. 

Et primo jeronimus de francis chocharellus prò ducatis centum. 



siue 



Petrus de persio prò ducatis totidem. siue 
Dominicus de prementorio prò ducatis ducentis. siue 
Georgius judex pauli prò ducatis centum. siue 
Ambrosius italianus prò ducatis totidem. siue 
Antonius de alegro prò ducatis totidem. siue 
Baptista justinianus de oliuerio prò ducatis totidem. siue 
Grauanus adurnus prò ducatis totidem. siue . 
Gabriel de prementorio prò ducatis totidem. siue . 



uc. 


e 


» 


e 


» 


ce 


» 


e 


» 


e 


» 


e 


» 


e 


» 


e 



QUisnoNi ( 280 .) 



II. 

Questione di Carlino Lercari cogli appaltatori delle gabelle in Caffa, 
circa il pagamento del dazio d' una partita di salnitro 

(anni 1472-1473) 



I. 

Ampio e generale compromesso fatto tra Lorenzo Spinola e Paolo Ristropi, 
cittadini di Caffa, appaltatori dei diritti di dogana in Caffa , dell'anno 1471, 
e Carlino Lercari (figlio del console Goffredo), in Gregorio Rosso e Simone 
di Carmadino, sopra la questione del dazio di certi salnitri introdotti in 
città ('). 

1 .472 , 7 novembre 

(Filza di Gaffa) 



In nomine domini amen. Laurentius spinola q. damiani et paulus 
de ristropis. ciues caffè, gubernatores comerchiorum caffè anni proxime 
decursi. parte una. et carlinus lercarius filius magnifici domini joffredi 
consulis caffè, ciuis janue. parte alia, sponte etc. se se compromise- 
runt et largura liberum et generale compromissum fecerunt et faciunt 

C) È un incarto di pag. 9, vergato da un capace amanuense, con la firma 
autografa del notaio Michele Negro ai due primi atti e del cancelliere Dome- 
nico Alsari all' ultimo. Sulla prima facciata ha la scritta : Pro Carolo Lercario 
Goffredi. 

È talmente ben conservato da ritenere ancor oggidì le cordicelle e il si- 
gillo dell' epoca. 



( 281 ) 



PRIVATE 



in gregorium rubeum et simonem de carraadino. ellectos et asumptos 
per et inter duas partes de comuni acordio et voluntate ipsorum de 
et super certa differenza vertente etc. inter ipsas partes dictis no- 
minibus prò dictis coraerchijs caffè, causa certorum cinitriorura huc 
caffè conductorum et capitatorum. quibuscumque rationibus occaxio- 
nibus vel causa, que modo aliquo vel ingenio dici et seu excogitari 
posset causa predicta et dependentibus ab ea etc. ita quod presens 
compromissum sit generale et generalissimum in causa predicta etc. 
et qui arbitri habeant in predictis eam baliam et potestatem quam 
habet officium mercantie. 

Dantes et concedentes diete partes dictis nominibus dictis ipsorum 
arbitris et arbitratoribus in predictis plenam largam liberam et ge- 
neralem potestatem et baliam dicendi iaudandi sententiandi etc. pre- 
senti compromisso durante etc. prout et sicut eisdem arbitris ipsorum 
melius videbitur et placuerit. Respondentes etc. Emoiogantes rattifi- 
cantes et approbantes etc. Hac tamen lege et condictione quod que- 
libet pars ipsorum a sententia per ipsos arbitros ferenda possit et 
valeat se reclamare ad magnificum officium sancti georgij si voluerit. 
verumtamen solutio non retardetur. et duret presens compromissum 
per dies octo in decem proxime venturos a die presenti incipiendos. 
Que omnia etc. Sub pena ducatorum viginti quinque venetorum ex 
nunc taxata de comuni acordio et voluntate ipsorum. in quam penam 
incidat pars non obseruans parti obseruanti. Et cum restitutione etc. 
Sub ypotheca et obligatione etc. 

Actum caffè in logia esteriori comunis etc. anno dominice natiui- 
tatis millesimo quadringentesimo septuagesimo secundo. indictione 
quinta secundura janue cursum. die sabatti (sic) septima nouembris 
in tertijs. testibus nicolaus de castilliono q. martini, gregorius de 
leuanto et Johannes baptista de cabella ad hec vocatis et rogatis. 

Extractum est ut supra etc. licet per alium. 

Michael niger notarius. 



QUESTIONI ( 282 ) 



II. 

Ripetizione del compromosso precedente alle stesse condizioni, colla sola sosti- 
tuzione di Lodisio Fieschi (pure egli appaltatore come sopra), in luogo di 
Paolo Ristropi. 

1472, 16 novembre 

V atto è perfettamente identico al primo, mutati solo i nomi dei 
due individui. 

Actum caffè in logia esteriori etc. come sopra die lune sextadecima 
nouembris in vesperis. testibus thomas de roncho et gabriel pilaui- 
cinus ciues janue ad hec vocatis et rogatis. 

Extractum est ut supra etc. licet per alium. 

Michael niger notarius. 



III. 

I due Compromissarii suddetti, Gregorio Rosso e Simone Carmadino decidono 
la vertenza in favore degli appaltatori, e contro Carlino Lercari, condan- 
nandolo a pagare il dazio del salnitro. 

1 472 , 24 novembre 

In nomine domini amen. Nos gregorius rubeus et simon de carma- 
dino arbitri et arbitratores. amicabilles (sic) compositores et comunes 
amici, ellecti et asumpti per et inter laurentium spinulam et paulum 
de ristropis. gubernatores comerchiorum caffè anni proxime elapsi 
ex una parte, et carolum lercarium ex parte altera, vigore compro- 
missi in nos facti per dictas partes. scripti manu michaelis nigri no- 
tarli anno presenti die in eo contento, ad quod relatio habeatur. 

Visis igitur dictis compromisso et contentis in eo. potestate et 
balia vigore ipsius nobis attributa. et audicta et intellecta petitione 
et requixitione oretenus coram nobis- facta per dictos comerciarios 
per quam in effectu petierunt condempnari debere dictum carolum 
ad soluendum ipsis comerciarijs id quod debetur ipsis comerciarijs. 
occaxione sanitriorum caratelliorura duodecim missorum recipere dicto 
carolo ex chio cum griparea ardisoni montanarij. 

Audita ex aduerso responsione oretenus dicti caroli dicentis se 
non teneri ad aliquam solutionem dictis comerchiarijs occaxione dicto- 



( 283 ) 



PRIVATE 



rum sanitriorum. quoniam antequam dieta sanitria conducta fuissent 
in presenti ciuitate caffè, vel aliqualiter obligata comereijs. fuerunt 
vendita per ipsum carolum comuni et massarie caffè, quibus comuni 
et massarie venditionem fecerat existentibus adhuc dictis sanitrijs in 
cbio. et licet teneretur ea conduci facere in caffa rixico suo. propterea 
vendita erant. et conducta ad saluamentum effecta sunt comunis et 
massarie. et essendo effecta comunis et massarie non tenetur ad 
dictam solutionem dictis comerciarijs occaxione predicta. ut disponitur 
ex forma clausularum venditionis et introitus dictorum comerciorum. 
quarum vigore res et merces comunis et massarie in aliquo obligate 
non sunt dictis comereijs. 

Audita replicatione dictorum laurentij et sociorum comerchiario- 
rum. dicentium quod imo dictus carolus tenetur ad dictam solutionem 
quoniam dieta sanitria non erant comunis sed dicti caroli, ad cujus 
instantiam et rixicum missa fuerunt et conducta et obligata comereijs. 
nec in aliquo obest quod vendita fuerint rationibus antedictis. pre- 
cipue quod non dici possint bona comunis quando rixico mercatoris 
conducuntur nec unquam effecta comunis nisi consignat. ... Et super 
premissis omnibus auditis dictis partibus et juribus ipsarum semel 
et pluries. et omnibus hijs que diete partes dicere producere exhibere 
monstrare et allegare volluerunt. tam oretenus quam in scriptis. 

Vissis etiam clausulis dictorum comerciorum. et cognito maxime 
per nos dieta sanitria conducta fuisse rixico mercatoris et non co- 
munis. examine ac pensata deliberatione prehabitis. christi nomine 
inuocato etc. 

Videlicet quia arbitrando et arbitramentando cognoscimus et declara- 
mus dictum carolum teneri et obligatum esse dictis comerciarijs ad 
solutionem dictorum comerciorum prò dictis sanitrijs. non obstantibus 
per eum oppositis. et per consequens condempnamus etc. ad soluendum 
dictis comerciarijs quantum debet occaxione dictorum sanitriorum etc. 
reseruato tamen dicto carolo benefficio possendi se reclamare etc. 
Mandantes hanc nostrani sententiam obseruari debere etc. sub pena 
contenta in dicto compromisso etc. 

Et lecta testata et publicata per me dominicum de alsario notarium 
caffè in logia apud scalas palatij anno dominicenatiuitatisMCCCCLXXH. 
indictione quinta secundum janue cursum. die martij XXIIII nouembris 
in vesperis. presentibus testibus raelchione de garbarino et bartho- 
lomeo de ronchagiolo notarijs. vocatis etc. 



QUIST10NI ( 284 ) 



IV. 

Carlo Lercari sentendosi gravato dalla sentenza degli arbitri suddetti, addu- 
cendo più ragioni contro la stessa, appella, come a magistrato superiore, al 
Banco di s. Giorgio. 

1472, 17 dicembre 

Carolus lercarius constitutus in jure et in presentia spectabilis do- 
mini vicarij consularis caffè, atque etiam in presentia gregorij rubei 
et Simonis de carmadino si fieri potuerit. attento quod dictus simon 
foris est in Campania in legatione ad dominum imperatorera tarta- 
rorum. qui gregorius et simon tanquam arbitri et arbitratores fue- 
runt arbitri et arbitratores inter laurentiura spinulara et socios co- 
merciarios caffè ex una parte, et ipsum carolum ex parte altera, et 
lactores (sic) sententie de qua infra dicetur. 

Constitutus igitur ut supra occaxione intimationis diete sententie 
dicto carolo intimate die x presentis parte vestra domini vicarij ad 
instantiam dicti laurentij et sociorum. cui quidem intimationi diete sen- 
tentie non consentit nisi in facientibus prò ipso carolo, nec pariter 
diete sententie. licet. salua appellatione et reclamatione infrascripta. 
illam obseruare velit ut conueniens (intendi conuentum) fuit fieri 
in compromisso scripto manu michaelis nigri notarij anno presenti 
die xvi nouembris. cujus vigore lata fuit dieta sententia. 

Dicit ipse carolus quod ex forma dicti compromissi conuentum fuit 
inter dictas partes quamlibet ipsarum partium se reclamare et ap- 
pellare posse a sententia ferenda per dictos arbitros et arbitratores 
ad magnificum officium sancti georgij excelsi comunis janne. tamen 
quod soluptio non retardaretur. quemadraodum latius in dicto instru- 
mento compromissi continetur. Ex quo ipse carolus ita dixit. quod. 
salua pace, latores diete sententie tallem sententiam condempnatoriam 
facere et seu fieri non debuerunt. nec pari modo debuerunt in prola- 
tione diete sententie tacere unanimiter jura et allegationes dicti ca- 
roli, que victoriam dabant honeste cause dicti caroli qui absoluendus 
veniebat a petitione dictorura comerciorum occaxione sanitriorum. de 
quibus in dieta sententia et intimatione ejus fit mentio. quia facta ven- 
ditione dictorum sanitriorum Simonis lercarij raercatoris tuneexistentis 



( 285 ) PRIVATB 

in chio. ubi erant dieta sanitria vendita comuni et seu massarie. ut 
expressum fuit in ea venditione et in deliberatione facta super ea 
venditione facta. et venditis ipsis sanitrijs. effecta fuerant coramunis et 
inassarie caffè, et expressum fuit in dieta deliberatione {manca quod) 
facta fuit prò comodo ac auantalio diete massarie. et cum reuerentia. 
non consideratum fuit recte in prolatione diete sententie. quoniam licet 
sic {forse missa) fuerint dicto carolo, quia id factum fuit ut consigna- 
rentur et punderarentur. quum rixicum erat dicti Simonis usque ad 
consignationem et ponderationem ipsorum. quoniam comune non pa- 
titur rixicum. 

Nec consideratum fuit quod honerati fuerunt per dictum simo- 
nem tamquam bona diete massarie. atque consideratum non fuit quod 
sanitria sunt res proprie prò usu comunis. de quibus sanitrijs post- 
qiiam onerata fuerunt. nec post aplicuitu ipsorum alij seu alteri vendi 
potuerunt neque variari potuit per dictum simonem siue per dictum 
carolum precium neque conuentiones facte in venditione facta de dictis 
sanitrijs. Et profecto mirabilie fuit quod sane intellecta non fuerit 
clausula dictorum comerciorum in (regula?) quorum tenor tallis est. 

« Sane etiam intellecto quod comune janue et caffè seu aliorum lo- 
corum subditorum dicto comuni janue a presenti introitu sit immune 
et franchum de omnibus et singulis rebus et mercibus quas in caffa 
deferri contingerit prò usu et indigentia dicti comunis ut supra. et 
sic prò rebus et mercibus conducendis nomine dicti comunis et prò 
ipso comune intra confines presentes. et clausule seu extrabendis {sic). 
exceptis tamen victualibus que huc seu intra confines predictos condu- 
cerentur prò dicto comune, seu que de caffa a dictis confinibus extra- 
herentur nomine dicti comuni?, prò quibus dictus introitus solui debeat 
non obstantibus supradictis. 

» Item aduertentes valde justum et conueniens esse quod comune 
janue in caffa in omnibus preferatur. et preferri debeat personis sin- 
gularibus et priuatis. immunitatibus precipue et franchixijs. cum non 
sit justum vel rationabille quod ipsum commune. quod multis et diuersis 
personis varias et diuersas immunitates et franchixias concedit et 
tribuit. et ab ipsius comunis introitibus comerchijs et cabellis im- 
munes et exeniptas efficit. debeat ipsis suis comerchijs et cabellis ac 
dasijs subijci. Ea propter per quantum possibille est studentes ipsum 
comune et seu rem publicam immunitatibus et franchixijs proro- 
gare {sic) et augere. presenti statuto et ordine firmiter valituro. du- 



ouistioni ( 286 ) 

xerunt regulandum. ut de cetero comune predictum sit et esse debeat 
liberimi et franchum a quibuscuraque comerchijs et cabellis dicti co- 
munis et singulis rebus, mercibus. victualibus ac alijs quibuscumque 
que prò dicto comune vel nomine ipsius ab aliqua mundi parte def- 
ferrentur in caffa. seu aliquo loco gazarie seu mari majori. prò co- 
mune et nomine dicti comunis deffererentur seu exientur causa por- 
tandi et conducendi ad aliquem locum seu terram. Cum sepe contin- 
gat dictum comune tam prò municione tutela suis ciuitatibus quam 
alijs locis et terris comunis victualia et alia conducere et conduci 
facere prò comune in caffa. et de caffa seu locis predictis extrahere 
et extrahi facere secundum quod casus et merita exigunt. non obstan 
tibus aliquibus venditionibus clausulis generalibus vel specialibus ali - 
quorum introituum comerchiorum seu cabellarum comunis janue qui- 
buscumque solemnitatibus roboratis in contrarium disponentibus. qui- 
bus in hoc casu dumtaxat ex certa scientia totaliter derrogamus. 

» Statuentes decernentes et ordinantes quod dominus consul caffè mas- 
sari,] Consilia et officium monete per se aut emendatores introituum 
et cabellarum et cujuslibet eorum apponant seu apponi et addi faciant 
quod dictum comune sit et esse debeat liberum et franchum ab ipsis 
comerchjis introitibus totis et cabellis et quolibet ipsorum et cum 
dieta franchixia specifice incantari vendi et deliberari debeat tem- 
pore venditionis eorum ». 

Quoniam suprascripta parafris (sic) diete clauzulle expresse dispo- 
nitur quod nichil soluatur prò rebus et mercibus que deferri conti- 
gerit in caffa prò usu siue indigentia dicti comunis et in ... . su- 
prascripte parafris subijungitur conditio futuri ubi dicit. et sic prò 
rebus et mercibus dicti comunis et prò ipso comune intra conflnes. 
exceptis tantum victualibus. ideo una re excepta cetera omnia inclusa 
sunt et facta immunia. et mercatores contrahentes cum comuni sub 
spe hujus immunitatis facilius contrahunt cum comune. 

Quid super inde dicemus? Adest dieta clauzula et veritas in facto 
de venditione dictorum sanitriorum venditorum et sub ea venditione 
consignatorum comuni, cui clauzule alius intellectus afferri non potest 
ex forma clausularum et etiam ex forma capituli de extrinseco in- 
tellectu. unde ex rationibus aductis coram ipsis arbitris et que coram 
magnifico officio proponentur. et ex supradictis et alijs dicendis et 
allegandis dicit ipse carolus sententiam fuisse et esse iniquam et 
latam contra formam juris et capitulorum ac diete clausule corner- 



( 287 ) PRIVATE 

ciorum. Ex qua sententia sentiens se grauatum et a qua potest ap- 
pellare et reclamari ex forma conuentorum inter dictas partes. ideo 
ab ea sententia. siue sit nulla siue sit aliqua. quod non credit, pro- 
uocat et appellat ac reclamat ad prelibaturn magniflcum officium 
sancti georgij. superiorem dominationem presentis ciuitatis. ad quam 
dorainationem appellandum venit etiam de jure. quia ad principerà 
superiorem nunquam tollitur quin reclamari et appellari possit. et 
ad quam etiam dominationem appellat et reclamat vigore conuentorum 
inter dictas partes. siue ad illum vel ad illos ad quem vel ad quos 
placuerit prelibate dominationi. Et saluis premissis petit pendente 
apellatione nil inouari etc. Offerens non differre soluptionem prò 
obseruatione conuentorum. 

Petens acta dicti compromissi et sententie et intimationis substitute 
cura presenti appellatone et cum parafris suprascripta signata et 
cum deliberatione facta super venditione dictorum sanitriorum. et 
demum acta opportuna cum litteris dimissorijs in debita et legitima 
forma. Offerens mercedem debitam scribis et subscribis. Et protestans 
per se non stare quin illa recipiat etc. Petens citari partes ut per 
se vel legitimas personas prò eis compareant in janua in forma de- 
bita et similibus fieri consueta. Offerens reliqua facere ad que tenetur 
ex forma juris et capitullorum etc. Et hoc ad presens. Sub reserua- 
tione aliorum quorumcumque suorum jurium etc. saluo jure addendi 
minuendi etc. Proptestans de expensis factis et fiendis. 

% MCCCCLXXII die jouis XVII decembris 
in tercijs ad bancum curie. 

Deposita coram spectato domino vicario sedente ad ejus solitum 
juris bancum. et coram gregorio rubeo altero ex dictis arbitratoribus. 
et in jure et in presentia ipsorum. per carolum lercarium dicentem 
requirentem proptestantem et se appellantem et reclamantem in om- 
nibus ut supra. absente simon (sic) de carmadino occupato in lega» 
tione prò rebus publicis et ad serenissimum dominum imperatorem 
tartarorum. 

Qui spectatus dominus vicarius et gregorius predicta omnia admi- 
serunt in quantum de jure teneantur et debeant et non aliter. et 
mandauerunt seu declarauerunt dari debere acta dicti compromissi et 
sententie ac diete intimationis et presentis reclamationis cum dieta 



QUISTI0N1 ( 288 ) 

parafris et omnibus alijs in forma debita et consueta via cum dictis 
litteris dimissorijs. 



V. 

Intimazione legale falla a Lorenzo Spinola e socii di nominare i loro rappre- 
sentanti, avanti il Magistrato di s. Giorgio, nella causa a iniziarsi in Genova 
per il pagamento controverso. 

1472, 17 dicembre 



Ea die hora et loco 

Admoniti fuerunt personaliter per me notarium infrascriptum. man- 
dato prefatorum domini vicarij et gregorij. dicti laurentius spintila 
et socij comerchiarij predicti. presente* audientes et intelligentes. 
quatenus de cetero debitis temporibus compareant et adesse debeant 
in janua per sese vel per personas prò eis legitimas nominandas {sic) 
siue nominandas in actis presentis cause, et hoc coram magnifico 
officio sancti georgij. superiori dominationi presentis ciuitatis. et seu 
coram spectabilibus dominis sapientibus ejus. ad quos fuit appellatum 
seu reclamatum ut supra per dictum carolum lercarium a dieta sen- 
tenza lata per dictos gregorium rubeum et simonem de carmadino 
arbitratores et scripta manu notarij infrascripti. Coram quo magni- 
fico officio sancti georgij adesse et assistere debeant per se vel per 
personas prò eis legiptimas. ut supra. ad singula acta fienda in dieta 
causa diete reclamationis et ad assistendum usque ad finem et diffìnitiuam 
sententiam [inclusiue et plenariam executionem ejus. vel elligant 
locum in janua in quo Vellint se citari in dieta causa diete reclama- 
tionis. 

Alioquin ipsis non comparentibus et seu in actis presentis cause 
non nominantibus personam prò eis legiptimam. cum sufficienti et le- 
giptimo mandato, protestatur ipse carolus quod citabuntur ad que- 
cumque acta fienda. et si que fieri continget in eadem causa, ad ho- 
stium dugane maris prelibati magnifici offieij. et proptestatur quod 
diete citationes habebuntur prò validis et legiptimis proinde ae si 
eisdem laurentio et socijs personaliter facte forent. 



( 289 ) PRIVATE 



Et hoc ad instantiam dicti caroli presentis et proptestantis quod 
intendit et vult cum primo passagio. hinc recessuro. mittere quascum- 
que scripturas presentis cause, cum litteris dimissorijs dirrigendis 
dicto magnifico officio. 



VI. 

Lorenzo Spinola e socii eleggono loro procuratori e rappresentanti nelln lite col 
Lercari, in Genova, i nobili Pier Gentile Pallavicini q. Alaone e Gio. Haltista 
Grimaldi. 

1 472 , 1 9 dicembre. 

& 

Eodem millesimo die sabatti (sic) XVIIII decembris. indictione quinta 
secundum janue cursum. in curia consiliari. 

Supradicti laurentius spintila et socij. comerchiarij predicti. consti- 
tuti in presentia dictorum preflfati domini vicarij et gregorij ac mei 
notarij infrascripti occaxione suprascripte admonitionis eis ut supra 
facte. quatenus compareant in janua corani magnifico officio, cui pre- 
cepto seu admonitioni non consentiunt. dicunt quod volunt in janua 
citentur in omnibus actis. si qui fient in causa diete reclamationis. 
nobilles petrum geutillem pilauicinum q. alaonis et johannem bapti- 
stam de grimaldis. ciues janue. quos vigore presentium et quemlibet 
eorum in solidum constituunt procuratores. et prò ut melius dejure 
fieri et esse potest. et ut dictum est quemlibet ipsorum absentem 
tamquam presentem in solidum. ita quod non sit meaor conditio occu- 
pantis. sed id quod unus ipsorum inceperit alter possit prosequi etc. 

Ad prosequendum dictam causam diete reclamationis usque ad fìnem 
et diffinitiuam sententiam inclusiue et plenariam executionem ejus. 
et ad faciendum in predictis et circa predicta et in dependentibus 
emergentibus etc. et demum prout ipsi laurentius et socij facere 
possent. si presentes essent. et que causarmi! merita et juris ordo 
postulant et requirunt. etiamsi talia forent que mandatum exigerent 
magis speciale. In dictos petrum et johannem baptistam constitutos ut 
supra. et quemlibet eorum. transferentes totaliter vices eorum et ju- 
dicium presentis cause. Et de predictis etc. Presentibus testibus 
vincentio de dernisio (?) et christoforo de caneuali. 



Società Ligure St. Patria. Voi. VII. P. II. 19 



«HISTIONI ( '2\)0 ) 



VII. 



Carlo Lercari nomina, allo stesso oggetto, suoi agenti in Genova il nobile Gre- 
gorio Lercari e Bendinello Sauli. 

1473, 18 febbraio 



In nomine domini amen. Carohis lercarius filins magnifici domini 
joffredi lercarij presentialiter consulis caffè, major annis decem et 
octo ut asserit. et palam et publice negotians sciente et patiente dicto 
magnifico domino joffredo ejus patre. ac ab eo emancipatus vigore 
publici instrumenti scripti manu francisci de pastino notarii. vissi et 
lecti per me notarium infrascriptum. 

Sciens anno proxime elapso die XVII decembris per ipsum impo- 
sitam fuisse quamdam reclamationem ad magnificum officium sancti 
georgij a quadam simtentia lata per dominos gregorium rubeum et 
simonem de carmadino. tanquam arbitros et arbitratores inter ipsum 
carolum parte una et laurentium spinulam et socios comercbiarios 
caffè parte altera, scripta manu mei notarij infrascripti anno proxime 
elapso die XXIIII nouembris. lata in fauorem dictorum comerchia- 
riorum et contra ipsum carolum. et a qua fuit per ipsum carolum re- 
claraatum ad dictum magnificum officium. prout in actis curie apparet. 

Ideo ipse carolus non valens presentialiter se transferre in janua 
corani dicto magnifico officio, omni meliori modo jure via et 
forma quibus melius potuit et potest. in presentia dicti magnifici 
domini joffredi. ejus patris conseutientis. fecit constituit et ordinauit 
et loco ipsius posuit et ponit suos certos nuncios et procuratores. et 
prout melius de jure fieri et esse potest. nobilem gregorium lerca- 
riutu et egreginm bendinellum sauli ciues janue. absentes tanquam 
presentes. et quemlibet eorum in solidum. ita quod non sit melior 
conditio occupantis. sed id quod unus eorum inceperit. alter possit 
prosequi mediare et finire. 

Ad comparendum in janua coram dicto magnifico officio sancti 
georgij. et ad presentandum processum diete reclamationis ac let- 
teras dimissorias coram dicto magnifico officio sancti georgij. et 



( 291 ) PRIVATE 



ad prosequendara dictam causam diete reclamationis usque ad finem 
et deffinitiuam sententiam inclusiue et plenariam execntionera ejus 
et ad faciendum in predictis et circa predicta et in dependentibus 
emergentibns et connexis etc. et demum prout ipse carolus facere 
posset si presens esset in janua coram dicto magnifico officio, et 
que causarum merita et juris ordo postulant et requirunt. etiam si 
talia forent que mandatum exigerent magis speciale, transferens ipse 
carolus in dictos suos procuratores et quemlibet eorum in solidum 
judicium presentis cause, et demum ad omnia alia et singula fa- 
cienda et procuranda etc. Et in predictis etc. unum procuratore!» 
et plures substituendum et substitutos reuocandum etc. Dans etc. Pro- 
mittens etc. Et volens etc. Sub etc. Respondens etc. 

Actum caffè in curia consulari interius anno dominice natiuitatis 
millesimo quadringentesimo septuagesimo tertio. indictione quinta se- 
cundum janue cursum. die XVIII februarij in tertijs. presentibus testi- 
bus francisco de pastino notario et vincentio de dernisio (?) burgen- 
sibus cade, vocatis et rogatis. 



Extractum est ut supra de actis publicis curie scriptis manti mei 
notarij int'rascripti. unius ex scribis diete curie, et hoc ad instantiam 
dicti caroli, non computatis instrumentis compromissorijs. que scripta 
et seu testata sunt per michaelem nigrum nunc absentem a presenti 
ciuitate caffè. 

Dominicus de alsario notarius. 



(jmsTioNi ( 292 ) 



III. 

Quistione di Cristoforo Di-Negro coi fratelli Guasco. 
(anni 1474-1475) 

I. 

Cristoforo Di-Negro, consolo di Soldaia , ordina la distruzione delle forche e 
delle berline dai fratelli Guasco rizzate in Scoli. 

\ì~L 27 atjoslo 

(Filza di Gaffa). 

ìx* In eliristi nomine 

MCCCCLXXI1II die XXVII augusti, in mane in logia consulatus. 

T>e mandato spectabilis domini cbristofferi de nigro honorabilis con- 
sulis ciuitatis soldaie. vos michael de sasello caualerius diete ciui- 
tatis. constantinus de frangissa. maurodi. jabo. caroci. scolari, jherica 
et daneli argu^ij diete ciuitatis ito accedite et personaliter vos et 
quilibet vestrorum conferratis in loco et casale scuti, et furchas et 
berlinas ligni quas in dicto loco imponi fecerunt andriolus thoodorus 
et demetrius de goascho fratres. illas ex dicto loco leuate dirupite et 
vi foco illas ardere faciatis. quousque in totum consumate et anichi- 
late remaneant. Et si forte theodorus de goascho vel alius (nanca de) 
predictis fratribus vos aliquo modo impediret aut contradiceret vel 
obstaret vos ad faciendam predictam executionem. ili i teodori (sic) vel 
alijs mandate quatenus de mandato spectabilis domini consalis. sub 
pena summorum mille ex nunc aplicandorum magnifico officio sancti 
georgij. dimittat dictam executionem efectualiter facere. et ea que 
omnes in predictis facietis referre debeatis in actis curie dicti specta- 
bilis domini consulis. 



( 293 ) PRIVATE 



Et predicta (ieri mandauit dictus spectabilis dominus consul ex 
officio suo et prò comodo ac honore magnifici officij sancii georgij. 
atento qaod dicti andriolus et theodorus et dimitrius intrauerunt et 
intrant in hijs que eis non spectat (*) et contra honorem et comodum 
dicti magnifici officij sancti georgij et comunis janue. 



IL 



I sette messi ritornano dicendo d'essere stuli impediti dai fratelli Guasco dal- 
l' eseguire gli ordini del console. 

1474 27 agosto. 



Ea die post vesperas. 

Supradicti micliael caualerius. constantinus. maurodi. jabo. carosi. 
scolari, jhericha et daneli argusij septem et quilibet ipsorum tam co 
munim quain separatim et seu diuisim. retulerunt corani dicto specta- 
bile domino consule. me notario infrascripto et testibus infrascriptis. 
se ipsi omnes discessisse de mandato spectabilis domini consulis prò 
loco predicto scuti, animo et intentione exequere omnia suprascripta 
illis in mandatis data per dietimi spéctabilem dominimi consulem. 
qui omnes accessernnt usque ad monterà existentem super casale tasili 
versus dietum locum scuti, in quo monte jacet iter et siue via dicti ca- 
salis scuti, in quo itinere et via reperiernnt theodorum de goascho 
cum hominibus XXXX in circa tenentes arma et baculos longos in ma- 
nibus. qui dum cum dicti caualerius et argusij se obuiarent in dicto 
itinere, dictus theodorus interogauit dicto caualerio et argusijs ubi acce- 
debant. ipsi autem dixerunt accedere de mandato dicti domini consulis in 
casale scuti ad comburendum et dirupendum furchas et beilinas in ipso 

(') Avvertiamo una volta per sempre cl)3 le sgrammaticature innumerevoli 
contenute in questo incarto deonsi alla poca e ninna perizia iti latinità del 
console, o meglio di Gandolfo di Portofino suo cancelliere, e notaio di Soklaia. 
Il segnarle tutte nel testo saria stala troppo lunga e noiosa fatica: l'avviso 
presente serva per l' incarto intiero. 



ouisTioNi ( 294 ) 



loco existentibus. Qui teodorus respondens dixit quod non volebat 
quod ipsi de mandato dicti domini constili* dirui nec comburi debc- 
rent dictas furchas et berlinas. quia dictum locum scuti habuerunt 
cum mandato magnifici domini consulis caffè, cum quo consule agere 
habebant et non cum consule soldaie. et quod si magnificus consul 
caffè mandabit dictas furcbas et berlinas dirui et anichilari. ipsi il- 
lud facient. sed prò domino consule soldaie. etiamsi personaliter ve- 
niret. nolunt illas dirui nec comburi dimittere aliquem. 

Qui michael dicto theodoro. parte dicti domini consulis soldaie. pre- 
cepit quatenus ipsum cum dictis argusijs. sub pena summorum mille 
aplicandorum ut supra dicto officio sancti georgij. dimittat dictas fur- 
chas comburi et anichilari et in omnibus ut supra sibi mandatum fuit 
per ipsum dominum consulem. Qui theodorus ipsi michaeli caualerio 
et argusijs obstaculum fecit cum dictis hominibus et non dimisit illos 
executionem mandati dicti spectabilis domini consulis facere. Ex quo 
redierunt sine aliqua executione predictorum. 

Testes anthonius spintila 

thomas de castiliono et 
filipus de marcho. 



III. 

Ordine del console Di -Negro ai fratelli Guasco di produrre, entro tre giorni, le 
carte comprovanti il loro diritto d' avere a fare col solo console di Gaffa. 

1474 27 agosto. 



© Die XXVII augusti. 

Precipiatur de mandato spectabilis domini christofferi de nigro. ho- 
norabilis consulis ciuitatis soldaie. theodoro de guascho qui hodie 
cum hominibus XXXX incirca armis et bastonis ligneis armati (sic) 
in contratibus tasili in quodam monte, ubi est via casalis scuti, se 
obuiauit cum michaele de saselo caualerio ipsius domini consulis et 
curie sue. nec non cum constantino. maurodi. jabo. carocio. scolari, jhe- 
rica et danili septem argusijs dicti domini consulis. qui omnes de 
mandato dicti domini consulis accedebant in casale ?cuti ad combu- 



( 295 ) PRIVATA 

rendum et anichilandurn furchas et berJinas ligni in ipso loco scuti 
constitutas per andriolum de goascho dictum theodorum et demetrium 
fratres. contra formas juris et statutorum excelsi comunis janue ac ma- 
gnifici officij sancti georgij. et cui theodoro duna ipse michael per 
ipsum theodorum cum predictis hominibus obuiaretur et non dimitte- 
retur dicto michaeli et argu?ijs predictis ut in dicto loco scuti ac- 
cedere deberent ad faciendam executionem predictam. eidem theodoro 
per dictum caualerium et argusios predictos. parte dicti domini con- 
sulis. preceptum fuit ut sub pena summorum mille dictos michaelem 
caualerium ac argusios predictos dimittere deberet ad conburendum 
et anichilandum dictas furchas et berlinas. 

Qui theodorus respondidit dicto caualerio et argusijs predictis 
etiam si consul soldaie personaliter accederet ibidem, illuni dominum 
consulem ipse theodorus non dimitteret dictas furchas et berlinas 
comburi vel anichilari. quia ipsi fratres ac dictus theodorus nichil 
agere habent cum dicto domino consule. sed habent agerecum magnifico 
domino consule caffè, et prout et sicut latius apparet in actis curie 
ipsius domini consulis in relatione dictorum caualerij et argusiorum. 

Quatenus in dies tres proxime venturos a presenti precepto mori- 
strasse exclarasse producisse et exibuisse debeat coram dicto spera- 
bili domino consule omnes et singulas exclaiationes conuentiones et 
pacta que asserit habere cum excelso comuni janue in janua vel in 
caffa vel cum magnifico consule caffè, per quos et que non tenetur 
stare juridicti (sic) spectabilis domini consulis et parere omnia ejus 
mandata, eo quia ipse consul se ofert parrere omnia celebrata cum 
eis per excelsum comunem janue. superiores dominos suos. ut de 
jure facere tenetur et dumtaxat. Aliter elapso dicto termino, per 
ipsum spectabilem dominum consulem condemnabitur ipse theodorus 
in dieta pena summorum mille, in qua incursus est juxta relationem 
dictorum michaelis caualerij et argusiorum predictorum. ut in actis 
curie latius apparet. 

Et predicta fieri mandauit dictus spectabilis dominus consul ex of- 
ficio suo. quia dictus theodorus contrafecit in criraen lesi magistratus. 
quia arma et bastones surrexit contra magnificimi officium sancti 
georgij. cui vices gerit ipse dominus consul. tanquam ab ipso magni- 
fico officio electus et aprobatus ac personarum ditioni diete ciuitatis 
soldaie subpositarum (sic). 



OUISTIONI ( 206 ) 

IV. 

Intimazione ai dotti dell'ordine precedente di mostrare lo loro carte d'eseniione. 

1474, 31 agosto. 



>£ Die XXXI augusti. 

Daneli quondam Stefani argusius retulit se hodie die XXXI perso- 
naliter in loco tasili dedisse dicto theodoro suprascripta. sibique pre- 
cepisse in omnibus ut in dicto precepto continetur. 



Il console e i massari di Gaffa, ai quali ricorsero i Guasco, ordinano al console 
di Soldaia, Cristoforo Ui-Negro, di sospendere l' esecuzione del suo precetto 
contro i predetti. 

1474, 1 settembre 



Antoniotus de cabella consul caffè etc. 

Prouissores et massari) ac consilium antianorum diete ciuitatis. 

Spectabilis vir. carissime noster. Comparuit coram nobis nobilis vir 
andriolus conquerendo dicens vos misisse argusios in loco scuti ac tasili 
cum preceptis penalibus theodoro de goascho ejus fratri. ut faciat ea 
que sub dictis preceptis pennalibus sibi commisistis. ex quo habuit 
recursum ad nos. allegando ipsum habere conuentiones cum magnifico 
officio sancti georgij. ex quibus dixit se non esse subpositum juris-* 
dictioni illius consulatus. quas ob concurentes ocupationes adhuc reui- 
dere non posimus nec jura ipsorum de guasco inteligere. Ideo man 
damus. vobisque scricte committimus quatenus in hujusmodi causa 
vos supersedeatis et contineatis. dictumque preceptum per vos ut su- 
pra factum dicto theodoro ac alia contra ipsum facta reuocetis. donec 
per nos diligenter intelecta fuerint jura ipsorum de goascho et 
conuentiones quas habent cum prefato magnifico officio sancti georgij. 



( 297 ) PRIVATE 

et visis predictis vobis dabimus notitiam de eo quod agere debebitis. 
quia sic statuimus omnes in Consilio nostro (•). 



VI. 

Risposta del console di Soldaia, Di-Negro alla precedente lettera del console 
di Caffa. 

1474, 2 settembre. 



Magnifìce et potentes (sic) domine, spectabiles domini et venerandi 
domini. Herina die litteras vestras accepimus. ex quibus intelleximus 
andriolum de goasco coram vobis querelose conquestum fuisse nos 
misisse argusios nostros in tasili et casale scuti, et prout latius in 
dictis litteris vestris continetur. Nos enim in tasili aliquam personam 
non misimus. quamuis jurisdictionem habeamus in eo loco mittere. 
nisi juridice contrarium videamus. In scuto vero prò comodo et ho- 
nore magnifici officij sancti georgij et nostro honore et debito misi- 
mus caualerium nostrum cum argusijs nostris. ut comburi et anichi- 
lari deberent furchas et berlinas in eo loco constitutas per andriolum 
de goascho et fratres. contra formam juris et statutorum excelsi co- 
comunis janue et magnifici officij sancti georgij. quibus caualerio et 
argusijs theodorus de goascho temerarie et audacter cum hominibus 
XXXX incirca armis et bastonis armatis in predictis illis executio- 
nem facere non permisit. quamuis de mandato nostro dicto theodoro 
parte nostri per ipsum caualerium et argusios mandatum fuerit sub 
pena summorum mille illos dimitteret facere dictam executionem. 
que nequaquam modus fuit illam illis facere permiserit. dicendoque 
dicto caualerio et socijs: etiam si consul vester personaliter veniret 
illum non dimitterem dictam executionem facere. Ex quo incursus 
est in pena summorum dictorum mille, in qua pena illum tenemur 
de jure condemnare. quod omnino facere intendimus. eo maxime quia 
de iure euidentissimo est dictum theodorum esse subditum nostrum 
et jurisdictioni nostre subpositum et arma contra magnificimi officium 

(') Come vedesi la lettera non ha data di sorta; ma se l'intimazione sud- 
detta fu fatta il 31 agosto e la risposta seguente reca il giorno 2 settembre , 
per quasi necessaria conseguenza la presente dovè essere datata il 1. settembre. 



oUISTIONl ( 298 ) 



sancti georgij surexisse. cum ab ipso magnifico officio t'uerim consul 
in ciuitate ista et in omnibus subditis suis creatus et aprobatus cum 
bailia et potestate. ut ex litteris dicti magnifici offìcij nobis confectis 
Iati us continetur. 

Et quia mandauistis nos in predictis et executionem predictm-nra 
detrahi (*) supersedi dèbeamus quousque \Pideatis et inteligatis jura 
in predictis dictorum de goascho. in obseruationem igitur mandatorum 
vestrorum supersedemus in re ipsorum per dies decem. quousque dieta 
jura eorum reuideatis. que cum reuideritis rogamus copiam ipsorum 
placeat nobis mittere ad hoc ut inteligi posimus qualiter dejure te- 
nemur in illis contineri. quia et nostra intentio est totaliter parere 
omnes conuentiones pacta et mandata per magnificum officium sancti 
georgij celebrata cum dictis de goascho et cum omnibus alijs. 

In examinatione autem jurium dictorum de goascho fienda rogamus 
animaduertatis in honore et comodo dicti magnifici offìcij sancti georg j 
et etiam in honore nostro, et ubi in propositu nostro videbitis ipsis 
carrere denunciationes oportunas et eos illorum juri subcumbere. 
placeat eo casu aduertere ad ea omnia que expresse ex regulis de 
intermissione justitie continetur. illa cum ipsius regulis obseruare. ut 
certissimus sum facietis. ad hoc ut justitia recipiat ejus verum locum 
et illi de goascho qui ex opibus et pecunijs eorum arbitrantur ibi et 
hic superiores illis non habere et solos dominos esse, intelligant vere 
superiores habere et consules dominos eorum esse. Ex soldaia die 11 
septembris MCCCCLXXII1I. 

Gandulfus. 



VII. 

Cristoforo Di-Negro, console di Soldaia, sollecita dal console di Caffa una ri- 
sposta alla sua ultima, ed espone le ragioni per cui è convinto d'avere piena 
giurisdizione sul viilagio di Scuti. 

1474, 6 settembre. 

Magnifico et potenti domino anthonioto de cabella constili caffè. 

Magnifico et potens domine. Cum calutio argusio accepi pridie lit- 
teras vestras. spectabilium dominorum massariorum et dominorum an 

(') Forse voleva scrivere de celerò. 






( 299 ) 



Piti VATE 



tianorum. quibus litteris statini cura dicto calutio dedi responsa. Roga 
rnus igitur cura presenti argusio nostro placeat ex litteris vestris nobis 
significare si dictas litteras nostras cura calutio habuistis an ne. Insuper 
rogamus si illi de goascho coram vobis et allijs dominis suprascriptis exi- 
buerunt conuentiones quas aserunt habere cum magnifico officio sancti 
georgij.copiam illarum nobis placeat mittere. ut' valeamus per eas inte- 
ligere qualiter de j are nos contineri debearaus cum predictis de goascho. 
quia omnino parere intendimus ad unguem omnes conuentiones federa et 
pacta dicti magnifici officij sancti georgij. que illorum conuentiones arbi- 
tramur leuiter facte fuisse super hedificatione tantum loci tasili. tamen 
sine prejudicio jurium dicti magnifici officij de loco scuti, de quo agimus. 
Scimus procerto ipsi nullam habere conuentionem. et locum dicti 
scuti posideri non posse in prejudicio comunis. et ultra modum ut 
tartari illum habebant. tempore quorum tartarorum dictus locus fuit 
seraper jurisdictionis presenti* loci et consules semper jus in eo mi- 
nistrauerunt. ut ex regulis expresse continetur. et etiam ex actis 
curie soldaie sententias diuersas latas in hominibus dicti loci ac 
extiraationes consecutas et judicatas per ' dictos consules antese- 
sores nostros. per quas scripturas expresse continentur omnia. Idem 
cum eritis in rebus dictorum de goascho cum suprascriptis dominis 
in omnibus rogamus animaduertatis ita et taliter quod jura comunis. 
et magnifici officij. et similiter ea que jurisdictionis nostre judicanda 
sunt. non ledantur. ut de vobis prò certo speramus. Nec alia, paratus 
mandatis vestris. Valete cum christo. Ex soldaia die VI septembris 
MCCCCLXXIIII. Christoforus de nigro consul soldaie 

cum recommendatione. 



Vili. 

Il console e i massari di Caffa, rispondendo al console di Sold-iia , rinnovano 
l'ordine di sospendere gli atti della causa, perchè occupati in rilevantissimi 
negozii di Stato non ebbero ancora agio di esaminare le carte prodotte dai 
fratelli Guasco. 

1474, 9 settembre. 



Antboniotus de cabella consul caffè etc. 
Prouissores et massarij ejusdem ciuitatis. 

Spectabilis vir. carissime noster. Alijs nostris litteris vobis scriptis 
parte nostra, antianorum nostrorum. scripsimus vobis quod in causa seu 



QUISTI0N1 ( 300 ) 

causis illis locoruin tasili et scuti nichil inouaretis donec aliud superinde 
vobis committeremus. Hoc dicimus quia vidimus litteras vestras per 
quas requiritis quod vobis mitamus conuentiones et allia que illi de 
goascho habent in dictis illis locis. que jura ipsorum et conuentiones 
vidimus in Consilio nostro, sed adhuc nichil determinauimus. Ex quo 
nichil vobis scripsimus". et de nouo coramittimus vobis quatenus nichil 
innouetis in dictis locis donec a nobis aliud habueritis in mandatis. 
si gratiam nostrani carejsenditis. Nani sumus in alijs negotijs arduis 
valde impediti, que detinentur (sic) nos quod non possumus cogitare 
in causis predictis de goascho. Data caffè die Villi septembris 
MCCCCLXXIIII. 

Anthonius. 



IX. 



Antoniolto Cabella, console di Caffa , ordina al Di-Negro di desistere dal faro 
pagare le tasse ai Caragaiti; e avvisa che verrà in Soldaia il massaro Oberto 
Squarciafico a giudicare la quistione. 

U74, 17 settembre. 



Anthoniotus de cabella consul caffè etc. 

Spectabilis vir. carissime noster. Inteleximus vos cogere velie ho- 
mines caragaihi ad quasdam solutiones ad quas ipsi non (sic) preten- 
dunt nec intendunt cogi posse, et sic ad nos recursum habuerunt. ex 
quo decreuimus ut nichil in ea causa innouetis. et sic mandamus vobis 
donec veniat istuc ad vos spectabilis dominus obertus alter prouissor 
et massarius noster. cui commisimus ut cum ibi erit prò danda paga 
causam ipsam piene inteligat si dicti homines possunt cogi ad ea 
onera ad que requiritis an ne. et deinde referat nobis qui prouide- 
bimus prout equitati et justitie conuenire judicabimus. Interim prout 
supra diximus nolluraus ut nichil innouetis superinde. si nostrani ca- 
ripenditis gratiam. quia de omnibus que facturus est vos certiorem 
faciemus. 

Et quia dante deo nouam fabricam incepimus. mitatis ad nos sex ex 
illis melioribus magistris antelami ijuos in ilio loco vestro reperietis. 



( 301 ) PRIVATE 

non occupando per hoc illos qui laborant in arce tasili. quia inteli- 
gimus esse ibi oportunos prò hijs que occurrunt. et faciatis quod su- 
pradicti magistri sint die lune in mane ad nos. Data caffè die XVII 
septembris MCCCCLXXIIII («). Anthonius. 



console Di-Negro sostiene che i Caragaiti sono obbligaiti a pagare le t?sse 
come gli altri: che condannerà nella multa incorsa Andreolo Guasco, a meno 
che il console di Caffa non voglia avvocare a se il giudizio e a responsabilità 
della causa stessa. 

1474, 20 settembre. 



Magnifico et potenti domino anthonioto de cabella consuli caffè etc. 

Magniflce et potens domine. Litteras vestras heri receptas respon- 
detur. homines caragaihi denotauistis ad vos recursum habuisse cun- 
querentes nos illos cogi ad certas solutiones quas persolui non inten- 
dunt. in hijs alias fui coram domino baptista justiniano tunc consule 
qui respectu illorum de goascho ex animo in prejudicio excelsi co- 
munis janue contra justitiam predictos de caragaihi substinere conatus 
est. sed in (ine ibidem cognitum ab omnibus ciuibus et burgensibus 
fuit ipsos de caragaihi dictas solutiones ex preciso debito solui teneri 
dicto excelso comuni et magnifico officio sancti georgij. quia omnes 
ipsi de caragaihi quamuis in caragaiho seminant et laborant et uno 
tempore habitent anni, preterea et in soldaia domos habent et alium 
tempus dicti anni etiam habitant soldaiam in qua oriundi sunt. ex 
quo subditi et homines sunt comunis et gratias omnes dicti excelsi 
comunis fruuntur. ex quo in dictis solutionibus excubiarum ciuitatis et 
in angarijs comunis expresse dobitores sunt. Didicimus prò hijs quod 
in locis dictorum de goascho seminant siue debitores sunt. ut hic inter 



(') Nell'incarto dopo questa lettera havvi l'avviso che segue : Ad presentem 
litteram responsum fuit per luterani supradictam (nelP incarto è posta supe- 
riormente e perciò fuori luogo) dirrectam dicto magnifico domino consuli in 
qua continetur de rebus de caragaihi. datam soldaie die vigesima septembris. 
Noi la collochiamo dopo, cioè secondo richiede lo svolgimento della quistione 
e P ordine di data. 



(jUISTIONl ( 302 ) 

seniores et incolas ciuitatis omnes notissimum est. et non solum in 
hijs de caragaihi. sed etiam in hijs qui ortolagam otaihi sartana et 
et alijs locis casalibus tartarie liabitant et in eis laborant. qui es- 
sendo de loco soldaie et domos in soldaia habentes. in dictis locis 
deciraam persoluunt. excubias vero et angarias quando hic reperiuntur 
in presenti ciuitate ex tunc persoluunt. similiter et ortolacum et om- 
nia alia casalia circumstantia quiete et patienter. 

UH vero de caraga'ihi obstantur quia substentantur ab illis de goa- 
scho. quia dictas solutiones et angarias magnifici officij comunisjanue 
in elapso sub certo velamine in ipsis proprijs conuertebantur. et sic 
tacite aripiebantur jura comunis et debita dicti magnifici officij. ut vos 
magnificus dominus consul clarissime una cum spectabili domino oberto 
colega vestro intelexistis in illa vice quando in camera dicti spectabilis 
oberti. presente andriolo de goascho. de hijs de caragaihi disputauimus 
et dictum andriolum confugimus (sic), ita quod dare intelexit ipsum 
injuste agere. ex qua tunc apellatione dictorum de caragaihi ibidem a 
sententia nostra interpelata prosequere non elexit. imo parere pro- 
misit. Ideo jura comunis et magnifici officij sancti georgij honoremque 
nostrum ad debitum in hijs que officio consulatus nostri pertinent 
caripendiatis. conferri fecimus ad nos omnes de caragaihi ad intelli- 
gendum de hijs qui coram vobis conquesti sunt. nulus ex hijs dixit 
conquestus fuisse. ipsi omnes libenter dictas excubias soluerent et fa- 
cerent angarias eorum si ab illis de goascho stimulati non forent. 
UH autem qui coram vobis comparuerunt forsitan de caragaihi non 
sunt. alij vero homines ex hordine (sic) illorum de goascho. quorum 
insidijs aduertere placeat. 

Nula alia quam dominis officialibus vestris dixisse circa exsessum 
comissum per theodorum de goascho cum armis contra officiales ma- 
gnifici officij. prò quibus incursus est in pena summorum mille, in 
qua pena intendimus illum condemnare omnino. quia transacti sunt 
dies decem in quibus suprastetimus vestro et dictorum dominorum 
respectu. Modo onus predicte rei super nos et humeris nostris est. 
in quo stare non intendimus. Ex quo rogamus in hijs de cetero nos 
impedire non debeatis. saluo si tale onus vultis in vobis sussipere et 
responsa rei ipsius tradere sui loco magniffico officio sancti georgij. 
eo casu ut cohactus desistam a dieta condemnatione. et tunc que a 
vobis scripta., recipiam cautele nostre in hijs sufficientia. aliter in re 
ipsius condemnationis procedemus. ut ex debito tenemur. 






( 303 ) PRIVATA 

Insuper mandauistis antelamos octo vobis transmitti debeamus. vere 
et certe inteligatis. domine, si presentia vestre magnificentie videre 
posset qualiter modo aperta sunt fundamenta turris magne et sub quo 
periculo ipsa turris jacet. quousque adimpleantur dieta fundamenta. 
vere magistros antelamos ibidem hie miteretis. sunt omnes magistri 
istius loci in dictis fundamentis ut frequenter construantur ipsa fun- 
damenta ne aliquid sinistri sucedere possit. quod absit. Ex quo nulo 
modo presentialiter miti possunt antelami aliqui. quos per vim a ven- 
demijs eorum accepimus. constructo opere predicto mitentur quantum 
mandabitis. Alij vero magistri sunt in tasili quos mandauistis a dicto 
loco moueri non debeantur. certissimum habeatis quanto magis locum 
tasili fortificabitur. magis in comodura est rei publice nostre et su- 

ficiens respectu teucrorum et alijs respectibus destruere ad 

rempublicam nostram utinam prò comodo ipsius rei publice nunquam 
factum fuissent et si factum est derueretur. credatis mihi utinam 
mendax fu ... . Mandatis vestris animo paratissimus. Valete cum 
deo. Ex soldaia XV septembris MCCCCLXX1III. 

Gandulfus. 



XI. 

11 Di-Negro riscrive al console Cabella insistendo sull' affare dei Guasco e dei 
Caragaiti. 

1474, 14 ottobre. 



Magnitìce et potens domine, spectabiles domini et venerandi domini. 
Usquequo spectabilis dominus obertus hic fuit cum duobus ex nobi- 
libus dominis offlcialibus monete, coram dicto spectabili oberto ncHris 
et ipsis officialibus comparuerunt duo de caragaihi hic habitantes. unus 
quorum est papa, qui nulas habet angarias ciuitatis. agregatus fuit per 
nos ut justum est. ipsi autem alibi cunquerentes debitum non esse 
nec justum ut agreuentur in angarijs et auarijs ciuitatis. insuper in 
angarijs et soluptionibus illorum de goascho. ex quo contendebantur 
soluere illis de goascho quibus ex longa consuetudine soliti sunt sol- 
uere et alia facere et quod a solutionibus comunis et angarijs liberari 
debeantur. 



uuistìoni ( 304 ) 



Et ideo ut de predictis veram habeatis scientiam ipsa longa con- 
suetudo predictorura in dictis solutionibus quas faciebant predictorum 
de goascho erat et facta fuit in fraudem et prejudiciura comunis. ut 
sepe numero per nos recitatum et exclaratum fuit dominationibus ve- 
stris. que fraus et prejudicium comunis stare non debent. eo maxime 
quia il 1 i de caragaihi jam superioribus diebus de ordine dictorum de 
goascho contra dispoxisionem et sententiam nostrani agreuati sunt et 
inde apelati sunt coram domino baptistajustiniano olim consulem (sic). 
apud quem ipsi de goascho granditer fauorabiles erant. et tandem 
in dieta apelatione nichil sententiatum fuit. quia nichil de jure sen- 
tentiari potuit contra comune, itaquod apelationes ipsius instantia 
transiuit sine sententia et ipsa dispoxitio et sententia nostra restauit 
Arma et judicata juste. ex quo in primis et alijs omnibus procedemus 
ut per nos dispositum exstitit justitia mediante, cum sit quod respectu 
diete apelationis transite in rem judicatam vos domini de cetero im- 
pediri in predictis non potest. 

Certum est ut ore probatus sura spectabili domino oberto et vobis 
dominis officialibus monete, ita omnibus vobis dominis significo prò 
comodo comunis jeronimum de dernixio habere et habuisse stipendium 
ut commoretur in presenti ciuitate. et quod exerceat officium capita- 
neatus arguxiorum qui semper per menses decem ibidem habitauit. ex 
quo stipendium de jure habere non debet. et maxime ex tenore re- 
gularum soldaie. in quibus expresse continetur quod socij et seu prò- 
uisionati soldaie extra soldaiam stare non debeant ultra dies V. aliter 
quod non habeant stipendium. ideo in hac re aduertatis. quia semper 
ibi stetit et hic recepsit sine licentia nostra. Data soldaie XIII octo- 
bris 1474 (sic). 

Gandulfus. 



XII. 

Il console di Soldaia stimola nuovamente quello di Caffa ad esaminare le carte 
dei Guasco e dirne il contenuto, volendo esso fare giustizia. 

1 474 , U ottobre. 

Magnifico et potenti domino anthonioto de cabella consuli caffè etc. 
spectabilibus dominis prouisoribus et venerando officio antianorum. 
Magnifice et potens domine, spectabiles domini et venerandi domini. 



( 305 ) PRIVATE 

Grauem excessum contra comune et nos cum armis commissum per 
theodorum de goascho in alijs litteris nostris scripsimus sufficienter. 
prò quo excessu omnino intendimus dictum theodorum condemnare in 
pena in qua incursus est. Vos enim domini mandauistis mihi ut superse- 
dere debeamus quousque conuentiones ipsius theodori et fratrum suorum 
reuidere deberetis. Ex quo in obseruatione mandatorum vestrorum hu- 
cusque supersedimus. modo arbitramur dictas conuentiones et contenta 
eorum jura reuideritis. ex quo libenter videremus ut copiam dictarum 
conuentionum nobis mitatis. ut illis inspectis maturius contra theodorum 
justitiam ministrare valeamus. quia contra eum omnino justitiam 
facere intendimus. Saluo si per dominationes vestras disponeretur 
ut in re ipsa justitiam ministrare non debeamus. et quod per litteras 
vestras illud suflcienter nobis scribatis. ita quod coram magnifico of- 
ficio sancti georgij constare possit per nos et parte nostra non re- 
stasse justitiam ministrari. imo propter mandatum vestrarum domi- 
nationum. Rogamus quidquid in predictis decreueritis significate nobis 
per litteras vestras ut inteligere valeamus quid agendum in re ipsa. 
Non alia. Vestris mandatis paratus. Ex soldaia die XIII octobris 
MCCCCLXXIIII. 



XIII. 

Il console Gabella rispondendo al console Di-Negro gli comanda di non imporre 
nuovi pesi ai Caragaiti, essendo essi uomini liberi. 

1474. 29 ottobre. 



Anthoniotus de cabella consul caffè etc. 

Spectate vir nobis carissime. Recepimus superioribus diebus litteras 
vestras et inteleximus quantum dixistis in facto angariarum hominibus 
casalis caragaihi. andrioli de goascho et fratrum dominorum dicti ca- 
salis. et etiam inteleximus quantum in facto isto tempore consulatus 
spectabilis domini baptiste justiniani factum fuit. Ex quo per infor- 
mationes oportunas per dictum dominum baptistam susceptas a senio- 
ribus et consulibus soldaie sibi constitit dictos homines fore liberos 
et èxemptos ab ipsis angarijs. et prout de premissis omnibus patet 
aperte per litteras et scripturas factas tempore dicti domini baptiste 

Società Ligure St. Patria. Voi. VII. P. II. 20 



QUISTIONI ( 30 G ) 

precessoris nostri. Propter quod non ulterius procedatis in facto 

isto. nec dictos homines ulo pacto vexari permittatis prò dictis an- 

garijs. quoniara quantum fuit factum in re ipsa per consulem preces- 

sorem nostrum ractum esse volumus et obseruari debere. Data caffè 

die XXVIIII octobris MCCCCLXXIIII. 

Dominicus. 



XIV. 

il console coi massari e il consiglio degli anziani di Catfa sentenziano in favore 
dei Guasco, e contro il console di Soldaia, non avere egli alcuna giurisdizione 
sul luogo di Scuti. 

1474, 4 novembre. 



Anthoniotus de cabella consul caffè etc. 
Obertus squarsaflcus et franciscus de disco 
Prouissores et massarij et consilium antianorum. 

Spectate vir carissime noster. Per litteras vestras die XIIII octo- 
bris soldaie datas. et nobis presentatas die XX dicti mensis. vidimus 
ea que requisiuistis per nos exclarari et decerni debere super causa 
per vos mota contra andriolum et allios fratres de goascho. et statim 
babitis ipsis litteris vestris citari fecimus coram nobis dictum an- 
driolum et tbeodorum. quibus ea proposuimus que in ipsis litteris 
vestris continentur. Quibus per eos fratres opositum fuit vos nulam 
babere jurisdictionem super locis tasili et scuti, et super boc exi- 
buerunt conuentiones et decreta que habent cum magnifico officio 
sancti georgij et cum comune caffè, aduxeruntque regulas tractantes 
super decem octo casalibus quas legi fecimus coram nobis. et supe- 
rinde habito maturo examine tandem statuimus et deliberauimus ea 
que per publicum decretum nostrum scripta fuisse inteligetis. de qui- 
bus vobis copiam facient ipsi de goascho. ut ea et vobis nota sint que 
de mente nostra proceserunt. 

Inspectis dictis eorum conuentionibus et juribus eisdem concesis in 
dictis eorum locis. declaratum fuit per nos vos nulam habere juris- 
dictionem in dictis locis. nec super homines aut dominos ipsorum nisi 
per tantum quantum continetur ex (sic) dieta nostra deliberatione hodie 
scripta, que jurisdictio declarata fuit restare in consule caffè. 



( 307 ) PRIVATE 



Mandamus igitur vobis ne ipsos fratres tamquam dominos ut supra. 
aut dictos eorum homines et loca predicta de cetero molestare ac per- 
turbetis. imo permitatis eorum domino libere et absque ulla molestia 
frui prout equum est. et si per vos contra ipsos de goascho aliquid 
atentatum fuisset dieta occaxione. illud omne quidquid est prò nulo 
irito et penitus reuocato habeatis. Quia si aliter faceretis aut eos 
vexaretis. daretis nobis materia (sic) contra vos procedendi justitia 
mediante. Nec alia. Data caffè die IIII nouembris MCCCCLXXIIII. 



Anthonius. 



XV. 

Di-Negro ripiglia d'aver assoggettato ai pesi comuni i Caragaiti;cosi volendo 
giustizia. 

4474, 12 novembre 



Magnifice et potens domine. Accepiraus heri litteras vestras ibidem 
datas XXVIIII octobris ex quibus inteleximus ea omnia que dixistis 
et mandauistis in hominibus de caragaihi casalle illorum de goasebo. et 
quod coram domino baptista justiniano tunc consule comprobatum 
fuit ipsos non teneri in angarijs. et quod ut ex tenore vestrarum litte- 
rarum latius continetur. Ex quo enixe mandauistis nobis dictos homines 
de caragaihi de cetero in dictis angarijs vexari non debere, quoniam 
intenditis quantum gestum extitit per ipsum dominum baptistam con- 
sulenti precessorem vestrum ratum permanere. 

Nos enim in hijs dicti baptiste quamuis publicus afìnis et deffensor 
fuerit per rectum et per indirectum illorum de guascho contra comune 
comodum magnifici officij sancti georgij. miramur tamen rem aliquam 
in predictis in scriptis fecerit que teneatur. Nam citatis cindicis co- 
munis soldaie et qui in deffensa causa comunis in ea aliquid per ipsum 
gestum fuerit. quod si factum est juridice stare non debet. procura- 
uimus a dictis cindacis scire si illis aliqua notitia de predictis facta 
fuerit. qui responderunt nulam de hijs unquam notitiam habuisse. sed 
quod nobis in predictis quia nos non agimur in hominibus de cara- 
gaihi. imo in hominibus habitantibus et habitatoribus ciuitatis soldaie 
qui longis temporibus ciuitatem predictam colunt et habitant et ad 
beneficia ipsius ciuitatis fruuntur. quamuis fleto colore se tractent de 



QUISTIONI ( 308 ) 

caragaihi. ut non cogantur ad dictas angarias et ad solutiones excu- 
biarum ciuitatis. solura ut ipsas angarias et solutiones in prejudicinm 
comunis soluant illis de goascho prò minori eorum interesse et sic 
i Ili de goascho conantur ledere juri conriunis contra decretum etjusti- 
tiam. 

Nos autem de hijs recepta notitia et auditis atestationibus multo- 
rum seniorum ciuitatis. illos agregauiraus ad ipsas angarias et solu- 
tiones excubiarurn ciuitatis. ut equum et justum est. et preterea in 
hijs nequaquam volumus obseruare ea que dictus dominus baptista 
scripsit et requixiuit nobis. quia nobis non requixiuerat res licitas 
et honestas in quibus ipsum parere tenebamus. Ex quo ipsis habita- 
toribus hujus ciuitatis. fleto colore flngentibus de caragaiho esse, con- 
tinuo angarias fieri fecimus et solutiones excubiarurn persolui. Nam 
ut vera inteligatis quod tales in predictis agregatos non esse de ca- 
ragaihi. imo comunes gaudentes beneficia comunis. hic statini recipi 
faciemus testimonium seniorum predictorum. ut dare inteligatis nos 
justa agere prò honore et comodo magniffici officij sancti georgij. et 
non alia occaxione. 

Rogamus igitur in hijs omnibus placeat mature cogitare, quia prò 
certo arbitramur vos afectuose diligere comodura et honorem magni- 
fici officij et non minus nobis. Ex quo vissis dictis atestationibus se- 
niorum. et intelecta rei ventate, nil dubito cunteretis in predictis 
videri nostro et inteligatis me vere et juste egisse et agere. 
Paratus mandatis vestris. Valete. Ex soldaia die XII nouembris 

MCCCCLXXIIII. 

Gandulfus. 



XVI. 

Deposizioni giurate di molli vecchi greci, soldaiesi , qualmente i Caragaili vi- 
vono e abitano in Soldaia, e devono perciò anch'essi sottostare alle gravezze 
pubbliche. 

1474, 47 novembre 



Testes et atestationes testium in curia soldaie somarie receptorum 
per me notarium infrascriptum. de mandato spectabilis domini chri- 
stnfferi de nigro. honorabilis consulis soldaie. probare volentes quod 



( 309 ) 



PRIVATE 



infrascripti inferius particulatim nominandi quos ìli i de goascho co- 
nantur contra veritatem conuertere ipsos prò eorum hominibus. quum 
in rei veritate sunt homines coraunis janue. eo quia habent domos 
eorum in ciuitate soldaie et soldaiara habitant ab annis XV in circa 
et plus, cura omnibus eorum bonis et familijs. seruientesque ipsi et 
gaudentes omnia beneficia comunis et diete ciuitatis. ita et pari modo 
ut fruuntur et gaudent omnes alij incolles et habitatores soldaie. 
Ex quo ipsi de jure tenentur excubias et angarias ciuitatis facere et 
soluere. ut faciunt et soluunt alij babitatores predicti diete ciuitatis 
soldaie. Et plus et minus ut testes dixerunt etc. Non se abstrin- 
gens etc. Ex quorum ut supra nominandorum nomina sunt hec: 
primo : 



Olmas fillius dernix 
jabo de caragaihi 
theodoro caloihota 
cosmas tis corpaianas 
georgius caraeba 
costantinus arabaihi 
sotira arguxius 



cachos zamgli 
costanda de arabaihi 
olobei fillius papa sacuni 
foca orocopos egicha 
christodolus caracha 
theodorihoc iellsana 
costantinus to paussa. 



►£ MCCCCLXXIIII die XVII nouembris ad banchum juris. 

Anastaxius joiachi centurionus grecorum Dorosodi de manissa 

Jonascha clementei Nicola jorihi 

Georgius saraocha Soltancha de apocha 

Ordacha de porto «papa Daneli de amiri. 

Sariochi de porto masteri Costantinus coihi 

Sauacha coti baz....ts Caloianne coiharij 
Ouanexe faber armenus. 



Omnes supranominati seniores greci ciuitatis soldaie. testes ut su- 
pra sumarij recepti per notarium infrascriptum. de mandato dicti 
spectabilis domini consulis etc. Admoniti jurati et examinati etc. super 
titulo suprascripto. dicto titulo ipsis lecto omnibus et vulgarizzato. 
nec non ipsis omnibus et cuilibet eorum lectis nominibus et prono- 
minibus omnium suprascriptorum olmati filij dernix et sociorum etc. 

Oranesque ipsos testes tam comunim quam diuisim et de uno in 



QUIST10NI ( 310 ) 



unum diligenter examinati. eorum juramento super magestatem et 
imaginem virginis marie, in ea corporaliter tactis manibus testificando 
dixerunt vera esse omnia contenta in suprascripto titillo. Interogati 
de causa scientie responderunt tam diuisim quam comunim omnia per 
eos testificata vere scire. quia ipsi omnes testes et quilibet ipsorum 
in presenti ciuitate nati sunt et ciuitatem ipsam semper habitaue- 
runt et habitant. iniqua ciuitate etiam a tempore suprascripti tituli 
citra habitare omnes viderunt dictos olmas et socios cum eorum fa- 
millijs et aliquos eorum habitasse ultra dictum tempus. illosque om- 
nes viderant et vident usque presenti die habuisse et habere domos 
eorum in presenti ciuitate et ipsos gaudere et fruere beneficia co- 
munis et ciuitatis predicte. Ex quo de jure tenentur ipsi prenominati 
olmas et socij suprascripti facere et soluere exubias et angarias 
diete ciuitatis pari modo ut faciunt et persoluunt omnes alij habita- 
tores et incoles diete ciuitatis soldaie. Qui omnes interogati super 
generalibus omnibus, in omnibus recte responderunt. et quod non de- 
clinent partibus. 
Segue 

MCCCCLXXIIII die 11 decembris. 

Extractum est ut supra de actis publicis curie soldaie per me no- 
tarium infrascriptum ad instantiam et requisitionem dicti spectabilis 
domini christofferi de nigro. consulis soldaie. et de mandato ipsius. 



XVII. 



Altre deposizioni sul villaggio Caragaihi, ove trovansi soltanto cinque caso, di 
cui tre sono stalle, e le altre due sono abitate da due donne e non più. 

U74, 8 dicembre 



Testes et atestationes testium in curia soldaie sumarie receptorum 
per me notarium infrascriptum. de mandato spectabilis domini chris- 
tofferi de nigro honorabilis consulis ciuitatis soldaie. probare volentes 
quod in loco et casale caragaihi illorum de goascho presentialiter 
non sunt nisi domus quinque. ex quibus quinque domibus tres sunt 



(311 ) PRIVATE 

stalle bouum et boues in eis reducuntur. duo alie vero domus sunt 
prò albergare homines. in quibus homines reducuntur et babitant 
quando in dicto loco et casale ^ccedunt ad laborandura in feno et se- 
rainandum. Que doraus quinque in ipso loco nouiter facte sunt ab anno 
uno citra. ut in eo loco dictum fuit ab illis qui in ipso loco conuer- 
santur et reducuntur modo supradicto. Et plus et minus ut teste? 
dixerunt etc. Non se preterea abstringens etc. 

% MCCCCLXXIIII die Vili decerabris ad bancum juris. 

Lucianus de auria castellanus testis receptus de mandato supradicti 
spectabilis domini consulis. ad instantiam ipsius domini consulis. adnio- 
nitus juratus et examinatus etc. in et super titulo suprascripto etc. dicto 
titulo sibi lecto etc. suo juramento testificando dixit. quod cum domino 
consule et alijs burgensibus latinis accessit de proximo in loco de 
caragaibi supradicto. et ibi vidit solum domos quinque facte de nouo. 
tres quarum vidit esse vacuas sine aliqua habitatione personarum. 
duas vero vidit habitatas fore cum duabus feminabus cum pauca rauba 
et paucis arnexijs et cum certa pauca farina, et hec sunt tantum que 
se scire dixit de contentis in titulo. 

Interogatus de causa scientie respondit per ea que supra dixit et 
testificatus est. Super generalibus recte respondit. et quod non attinet 
partibus et quod est etatis annorum L et ultra, et possidet summos 
X (?). CCG et ultra 

>fc Ea die loco et hora 

Baptista de gabiano testis receptus ut supra. de mandato dicti spec- 
tabilis domini consulis etc. admonitus juratus et examinatus etc. super 
titulo suprascripto etc. dicto titulo sibi lecto etc. suo juramento tes- 
tificando dixit. se tantum scire de contentis in titulo predicto. videlicet 
quod ipse testis una cum spectabili 'domino constili, luciano de auria 
castelano. christofforo justiniano. barnaba de simisso et alijs de prò 
ximo accessit in dicto loco caragaihi. in quo loco vidit esse domus 
quinque tantum, tres quarum sunt domus prò bouibus et bestiami- 
nibus tenendis. et duo sunt habitate duabus (sic) feminibus cum pauca 
rauba et paucis arnexis. una quarum feminarum dixit quod doraus ipse 
in eo loco facte sunt ab uno anno citra. et hec sunt que se scire 



QU1STI0NI ( 312 ) 

dixit de contentis in titillo. Interogatus de causa scientie respondit 
per ea que supra dixit et testificati^ est. Super generalibus recte 
respondit. et quod est annorura LXIII circa et posidet valorera sum- 
raorum CCC et ultra, et non attinet partibus. 

>% Ea die loco et hora. 

Christofforus justinianus testis ut supra receptus de mandato dicti 
spectabilis domini consulis etc. admonitus juratus et examinatus etc. 
super titulo suprascripto etc. dicto titulo sibi lecto etc. suo juramento 
testificando dixit.se in dicto loco caragaihi una cum domino consule. lu- 
ciano de auria castellano, baptista de gabiano et alijs pluribus personis 
latinis et grecis accessisse et vidisse in dicto casali caragaihi domos 
quinque tantum, tres quarum sunt nouiter facte prò bestiaminibus et 
allie duo habitate duabus feminibus cum pauca rauba et paucis in 
eis arnexijs. que domus quinque omnes nouiter facte erant. sed 
quanto tempore dixit ignorare, in ipso loco etiam dixit vidisse quo- 
dam hedificium vetere diruptum quod credit fuerit in alijs tempo- 
ribus ecclexia. Et hec sunt que se scire dixit de contentis in dicto 
titulo. 

Interogatus de causa scientie respondit per ea que supra dixit et 
testificatus est. Super generalibus recte respondit. et quod non attinet 
producenti et est annorum LX et ultra, et in bonis possidet ultra 
summos CC. 

>5B die XXIII decembris ad bancum juris. 

Cosmas tis corpaihanas et" costantinus arabaihi idest carateres greci 
testes ut supra recepti. de mandato spectabilis domini consulis etc. 
eorum juramento tam diuisim quam conjunctim testificauerunt quod 
domus quinque que modo in caragaiho facte sunt. loco illorum de 
goascho. ipse domus facte sunt ab anno uno citra. et quod tres sunt 
prò saluare in eis bestiamina et duo sunt prò habitatione horainnm. 
in quibus se restringunt homines de caragaihi quando veniunt ad la- 
borandum et seminandum in dicto loco. Interogati de causa scientie 
respondunt quia ipsi sunt homines qui in dicto loco seminant et 
laborant. et quod diete duo domus habitate sunt dictorum duorum 
cosme et Costantini, et quod in ipsis habitaut quando in dicto loco 



( 313 ) PKIVATI 

accedunt ad laborandum et etiam in jherae quando laborant. tamen 
sunt anni XXXX et ultra quol sunt habitatores soldaie. et quod do- 
mos eorura habent in soldaia et vadunt et veniunt in caragaiho quando 
in eo loco laborant. Et-hec sunt que ipsi scire dixerunt de hijs que 
interogati fuerunt de et prò contentis in titulo suprascripto. Super 
generalibus interogati recte in omnibus dixerunt. et quod non actinent 
producenti et quod sunt annorura L. uno et LX. in bonis costantinus 
ultra asperos XX rail. Cosmas ultra asperos X mil. et quod esse re- 
putantur homines illorum de goascho. 



XVIII. 

1475, 4 e 10 gennaio. 

Legalizzazione notarile degli atti precedenti nella curia di Soldaia. 

£< MCCCCLXXV die IIII januarij. 

Extractum est ut supra de actibus publicis curie soldaie per me 
notarium infrascriptum et scriba (sic) diete curie, de mandato dicti 
spectabilis domini consulis et ad ipsius domini consulis instantiam etc. 



>£ MCCCCLXXV die X januarij. 

Hoc est exemplum et siue registratio cujusdam mandati spectabilis 
domini cristoffori de nigro. honorabili (sic) consulis ciuitatis soldaie. 
facto michaeli de saselo et arguxijs septem in ipso precepto denotatis 
cum relatione ipsorum in ipso precepto subsecnta. alij precepti facti 
theodoro de goascho cum relatione nuneij. ac nec non litterarum ma- 
gnifici domini anthonioti de cabella consuli caffè et officialium suorum. 
ad ipsura spectabilem dominum cristoferum consulem transmissis. 
etiam litterarum dicti spectabilis domini cristoferi ad ipsum magni- 
fìcum dominum consulem caffè et officialibus suis transmissis. testium 
etiam in curia soldaie receptorum ad instantiam dicti spectabilis do- 
mini cristoferi consulis. Que omnia trassoribi et exemplare fecimus 
ad instantiam et requisitionem dicti spectabilis domini cristoferi con- 
sulis ad originalibus dictarum litterarum dicti magnifici domini con- 
sulis et suorum officialium. subscriptarum manu anthonij de bozolo 



QUISTIONI ( 81 4 ) 

canselarij ciuitatis caffè et dominici de alsario scribe etc. Nec non 
ab originalibus actorum curie soldaie corapositorum per me notarium 
infrascriptum. Qiie omnia cura dictis originalibus diligenter correxi- 
mus et in unum concordari reperuimus. preterea (sic) in robur et 
testimonium veritatix ut infra manu propria subscripsimus ('). 

Gandulfus de portufino notarins 
et scriba curie soldaie manu propria otc. 



XIX. 

Lettera del console di Soldaia, Cristoforo Di-Negro, <n Protettori in Genova, 
contro i Guasco e i loro fautori in Gaffa. 

1474, 21 ottobre (*) 

>$< In christi nomine 
(A tergo) MCCCCLXXIIII die XXI octobris in soldaia. 

Magnifico et prestanti officio sancti georgij excelsi comunis janue. 

(Intus) Magnifici domini. In preterito vobis non scripsi de ocur- 

rentibus ad istas. sperans quod per consules et massarios ac officiales 

(1) I XVIH documenti fino a qui riportati trovansi raccolti nell'Incarto so- 
vrastalo e fatto a modo di quaderno, avente otto pagine di fittissimo carattere, 
cui il console Di-Negro dovè far raunare assieme per spedirlo al sovrano Ufficio 
in Genova. Sul dorso del quaderno si leggono infatti di mano chiaramente di- 
versa le note seguenti. La prima scritta in Soldaia dice: Copia certorum pre- 
ceptorum litterarum et testami deslinatorum magnifico oficio sancti georgij ex- 
celsi comunis janue etc. La seconda scritta in Genova dice: Diuersa preccpta 
et tcstes missa per christoforum de nigro olim consulem soldaie etc. Recepla 
die X maij 1475. Dove si noti che il Di-Negro è detto olim console, perchè 
scadendo di carica nel marzo, come lo confessa lui slesso, nel maggio I' Ufficio 
lo teneva con ragione come console emerito e fuori di funzione. 

( a ) In ordine di tempo questo documento ed i suoi accessorii che lo seguono, 
avrebbero dovuto trovare luogo innanzi; ma due forti ragioni ci distolsero dal 
farlo. Una, per non interpolare il lesto dell'Incarto precedente che forma corpo da 
se, l'altra che avendo in calce un poscritto che raggruppa e chiude la contro- 
versia, richiede d'esser posto alla retroguardia dell'argomento che tratta. 






( 3 1 5 ) PRIVATE 

caffè gratam prouixionem facere deberent. in qua satis adopratus fui 
prò debito et honore flostro ac etiam prò conseruatione jurisdictionis 
magnificentiarum vestrarum. Sed flnaliter intellecto quod durum est 
contra stimulum chaleitrare. deliheraui per presentem breuioribus 
verbis quam mihi possibille est. vos certioratos facere de aliqua parte 
continentiarum fllliorum q. antonij de goascho. qui per fax et per ne- 
fax et per omneni artem et viam cotidie usurpando vadunt jurisdic- 
tiones et comoda magnifieentiarum vestrarum in partibus istis exi- 
stentia. et ad hoc habent fauorabiles officiales caffè prò maximis 
mutuis pecuniarum et alijs benefieijs que continue in caffa Aeri fa- 
ciunt et dant in modum quod subuertunt justitiam. et officiales qui 
sentiunt se contaminatos et seruitos. condescendunt ad eorum vo- 
luntates. 

Etiam propter fauores nouiter obtentos ab attinentibus gregorij 
de pinu soceris sui in modum quod capiunt quaxi totam logiam caffè, 
quibus respectibus consules soldaie non valent ministrare justitiam 
contra ipsos. quamuis sint ipsius jurisdictionis (sic) suppositi. nec 
etiam reperitur in caffa qui contra eos opponere vellit propter fa- 
uores supradictos. et attento quod dicti consules soldaie de hora in 
hora sunt aduizati de eorum male gestis in dictis cazalibus tasili et 
scuti, tendunt adoperari ab magnificentijs vestris obtinere ut non 
stent sub foro et ditione f'onsulis soldaie. imo consulis caffè, qui est a 
longe et inteligere cotidie non posunt gesta per ipsos. et propter fa- 
uores supradictos contra talles pauperes omnia obtinerent justa vel 
injusta. 

De quibus quantum dampnum et villipendium sequeretur dicto ma- 
gnifico officio vestro magnificentie vestre illud satis comprehendere 
posunt. qui non dexideratis et in aliud non cogitatis nixi quod oues 
vestre et ditioni vestre supoxite bene gubernentur et violentiam 
aliquam non patiantur. Propter quod ortor magnificentias vestras in 
predictis facere debeatis aliquam laudabilera prouixionem. quia si secus 
fieret. orientur grauiora que magnificentijs vestris audire satis gra- 
uarentur. et si facte essent talles requisixitiones sub aliquo leue ve- 
lamine laudo accertatis in omnibus supradictis. 

Feci aliquas accusationes domino baptiste justiniano in exitu sui 
consulatus pertinentes ad officium nostrum prò honore et comodo 
magnifici officij vestri. ut ex ipsis apparet. Licet multas alias accu- 
sationes de male gestis per ipsum dominum baptistam facere potuis- 



QUISTIONI ( 316 ) 

sem. scd attento quod sunt impertinentes ad officium nostrum, non 
ellopsi me in similibus intrornitere. et ob operibus supradictorum 
gregorij et dictorum de goasco attinentes ipsius domini baptiste ac 
nicolaij de turrilia. pernitiosus in caffa. obtinuit tal-les sindicatores 
i[ui omnia male gesta per ipsum dominum baptistam celauerunt et 
obmiserunt. et potius hinc inde operam faciebant ut accusationes sibi 
non fierent. qui sunt creati cum amplisima bailia. ut patet ex regulis 
caffè, ut perquirant quecumque male gesta officialium per omnern viam 
quod elegerint. et prò justiflchare dictum dominum baptistam non 
solum voluerunt (intendi noluerunt) ipsum condemnare neque penjui- 
rere ejus male gesta, que manifestissima sunt. sed potius condemna- 
uerunt illos qui accusationes ei fecerunt prò bono publico. 

Et omnia ordinata fuerunt per supradictos. ut creditum habeat co 
ram magniflcentijs vestris et ciuibus nostris de rebus gregorij de 
pinu illorum de goascho et episcopi ermenornm. In quibus accusatio- 
nibus rogo et suplico magnificentias vestras vellitis supersedere 
usque in aduentu meo ibi. qui erit immediate deo dante cum 
exiero de officio, qui erit isto martio infalanter. intendens verifichare 
quecumque continentur in dictis acusationibus et ultra. Nec alia prò 
presenti. Qui sum semper paratus ad omnia mandata. In domino 
valete. 

Hinc inferius annotaui aliqua necessaria prò auizatione magnificen- 
tiarum vestrarum. que omnia cum ibi ero ordinate particulariter 
exclarabo prout decet. Mito cum presenti incluzam quendam re- 
quixitionem factam magnifico domino consuli caffè prò contentis 
in ea. 

Vester christoforus de nigro consul soldaie 
cum recommendatione (<). 



(') Di questa lettera esistono due copie nella filza di Caffa , amendue auto- 
grafe ed uguali : meno che una non ha 1' ultimo tratto contenuto nel docu- 
mento seguente sotto il N. XXI. E ciò per la ragione che una copia fu spedita 
nell'ottobre circa del 1474 poco dopo scritta, e non ancora finita la causa e 
chiusa la bocca al Di-Negro; mentre la seconda è copia della prima e aggiugne 
la notizia degli atti posteriori alla data 21 otlobre. Su questa poi trovo ver- 
gata la nota: Littere chr isto fori de nigro olivi consulis soldaie diei XXI 
octobris de 1474: Rerepte die AH mai) de 75. 



( Si7 ) PRIVATE 



XX. 



Appunti fatti e presentati dal console Di-Negro contro i Guasco, invasori dei 
sovrani diritti del Magistrato di s. Giorgio, nel territorio di Soldaia. 



Infrascripta sunt aliqua male gesta per fillios q. antonij de goasco 
in partibus soldaie et jurisdictioni sue subpoxitis. 

lilt primo sunt in soldaia habitate domus et familie duodecim que 
exierunt ex quodam cazale charagaihi hic prope et quem cazale ad 
presens est dezabitatum. sed isti de goasco dicunt esse suum. aliqui 
dicunt pertinere comuni. Qui habitatores ex maximis operibus dicti 
([. antonij de goasco unquam non soluerunt comuni soldaie solutiones 
competentes. nec fecerunt angarias conuenientes. opera cujus antonij in 
hac ciuitate' quanta et qualis erat per antesesores meos magnificentijs 
vestris manifestabitur. Nuper vero habita notitia de predictis contin- 
gendo dare aliquod grauamem populis et habitantibus in hac ciuitate. 
isti de goasco recuzauerunt et iterum recuzant et pugnant prò ipsis 
hic et in caffa obuiando ut ipsos angarizare non valeam. que res est 
valde molesta ceteris habitantibus in hac ciuitate. et intendendo quod 
conueniens est tractentur ut ceteri qui hic habitant. et esse honorem 
et comodum magnifici offlcij vestri quod in hac ciutate nemo habeat 
jurisdictionem nisi homines propter magnificentias vestras. ipsos 
ucusque tractare facio ut ceteros alios. et sic usque in flnem offlcij 
nostri faciam. et sic de alijs domibus quinquaginta in plus immunes 
erant propter opera dicti q. antonij. Saluo si per officiales caffè mihi 
prohibitum erit. cum quibus cotidie adoperari non cessant supradicti 
de goasco. prò quibus fui quamplurimum persequutus ab aderentibus 
dictorum de goasco prò non velie tacere prout alij tacuerunt. 

Item prò fauoribus suprascriptis habent modum in caffa variare 
stipendiatos et arguxios soldaie secundum quod ipsis seruiunt et obe- 
diunt. in forma quod consules male de ipsis se valere possunt. 

Item prò fauoribus suprascriptis et ceta magna facta in caffa inter 
aliquos. qui sunt ad unum velie unum nolle. principales quorum sunt 
dicti andriolus de goasco et nicolaus de turrilia. modum habent quod 
eondemnationes factas in soldaia in caffa reuocantur in maximum 
dampnum magnifici offlcij et villipendium officialium ejusdem. 



QUI8TI0NI ( 318 ) 

Itera prò fauoribus et intelligentijs suprascriptis et prò villi peri- 
ziare consules soldaie. qui eorum prauis voluntatibus non declinant. 
prò dare ad intelligendum populis soldaie quod in caffa obtinent om- 
nia secundura eorum voluntates. nec non habendo respectum ad ho- 
norem magnifici offìcij nec consulum in soldaia venientium. fecerunt 
me citare per tres vices in caffa coram dominis sindicatoribus. co- 
rani quibus opus *fuit cum ipsis disputare oretenus et in scriptis ad 
bancum juris dictorum dominorum sindicatorum prò fecisse dari aliqua 
verbera uni eorum sclauo qui recuzando venire coram me verberauit 
de uno baculo seruientem curie nostre, prò quo chaualerius noster 
volendo ipsum incarcerare de mandato nostro trunchauit barbam 
dicti caualerij et lacerauit pitochum et chamixiam ipsius caualerij 
recuzando velie entrare in carceribus. requirendo me condemnari de- 

berent. tandem q ex opera et inteligentia suprascripta modum 

habuit quod dicti sindicatores se barauerunt. ut omnia predicta per 
procepsum videbitis quem. deo dante, ibi mecum conduchàm. 

Item prò magnis operibus et astutijs quas ad istas habuit. cum 
eorum patre se apropriauit multa terrena que circumdant locum 
soldaie. in forma quod habitatores soldaie reduti sunt non pose semi- 
nare fenos et ligna incidere nixi super territorijs per eos occupatis. 
in forma quod populi isti sunt ipsis sobiheti et vadunt ad eorum la- 
boreria cum licentia dictorum. quibus hominibus soluere faciunt 
ultra consuetudines. tartarorum in maximum dampnum et prejudicium 
habitatorum soldaie. ex quibus terrenis dicitur esse una pars que 
spectàt comuni soldaie. 

Itera de castello tasilli dicunt non teneri ad dandam obedientiam 
consuli soldaie. nec penitus ipsam michi dare voluerunt. est hoc quia 
consules soldaie omnia male gesta per eos in dicto loco de bora in 
hora notitiam habent et sic facere intendunt de cazale scuti nouiter 
obtenti a tartaris. qui ambo sunt in cazalibus decem et octo. qui ca- 
zales sunt sub jurisdictione consulatus soldaie et comdempnationes 
eorum in comune perueniunt. et per istam viam. si non prouidebitur 
per magnificentias vestras. paulatim oranes predictos cazales in ipsos 
peruenient et diminuetur dimidium jurisdictionis consulatus soldaie. 

Item ministrauerunt jus in dicto loco scuti, in quibus sententijs 
proemium eorum est. spectabilis dominus andriolus de goasco prò 
tribunali sedens etc. et subjungens quod si non obseruabunt sententias. 
ejus condemnationes aplicentur castello tasilli in maximum dampnum 



( 31 9 ) PRIVATE 

et villipendium magnifici officij. ac etiam imposuerunt drictus quatuor 
modis qui non erant soliti, qui sunt in maximum dampnura subditorum 
magnificentijs vestris et contra regulas caffè. 

Item non contenti de predictis. sed adendo mala malis. impoxuerunt 
furchas in supradicto cazale scuti et berlinas in lo tasili ab se ipsis. 
in maximum villipendium consulatus soldaie. 

Item atento quod habuerunt modum quod consules et officiales caffè 
propter munera et seruitia non actenus fecerunt aliquam prouixionem 
de male gestis per eos. de parte quarum notitiam eis facta fuit per 
me christofferum consulem tam oretenus quam in scriptis sed potius 
continue ipsos excuzant et indebitos fauores ei porrigunt. ut suis 
loco et tempore in meo ibi aduentu vobis demonstrabitur. 

Item atentis omnibus supradictis nouiter presumpserunt contra 
chaualerium nostrum et arguxios nostros cum hominibus armatis 
et eis oponere ne furchas et berlinas destruantur. etiam presumpsit 
dicere quod si consul personaliter veniret ipsas destruere non per- 
mitteret. 

Item non contenti de predictis videndo quod continue substinentur 
in caffa tam per officiales quam per alios. prout superius dictum est. 
nouiter presumpserunt comburi facere certas mandrias domini luste 
in maximum ejus dampnum et villipendium dominorum gotie. de qua 
presuntione lamentationem et querelam fecerunt in caffa. et domino 
oberto squarzafico ac officialibus monete, qui nouiter venerunt de cim- 
balo. requirentes satisfactionem et conuenientem prouixionem. ut de 
cetero non presumant facere similes insolentias. aliter quod ipsi pro- 
uidebunt ad eorum dampnum et honorem. Ex quibus dubitandum est 
ne orientur scandala que posent nos facere intrare in guerram cum 
dictis dominis gotie. 

Item prouidendum est quod dictum castellum de tasili custodiatur 
per aliquos stipendiatos latinos. et non derelinquatur. prout ipsi fa- 
ciunt. propter expensam que nimis eis grauat. in quo non tenentur 
nixi sclauos tantum qui in die vadunt ad eorum laboreria. ex quo ctrrit 
maximum periculum ne incidat in manus teucrorura vel gotorum. 
quod absit. quia esset partium istarum destrutio. 

Idem cbristofferus 
cum recommendatione. 



«JU1ST10NI ( 320 ) 



XXI. 

Nuovi e ultimi appunti de! console Di-Negro sui villaggi di Scuti e Tasili, usur- 
pati e indebitamente dominati dai fratelli Guasco. 

I$( Die decimo septimo superius (*). 

Item propter fauoribus suprascriptis habuerunt modum exclarari 
facere ad magniflcum dominum consulem. dominis massarijs et an- 
tianis caffè, quod de cazale scuti et tasili consules soldaie nulo modo 
de eis cazalibus impedire posint. et sic me hodie preceperunt quod 
nulo modo de eis me impedire valeam. nec cum eis aliquid innouare 
debeam de excessu perpetrato contra chaualerium et arguxios nostros. 
de quo superius dictum est. Quam exclarationera fecerunt sub colore 
quod conuentiones eorum obtentas de castelo tasili a magnifico officio 
vestro siue a presessoribus vestris. et de scuto ab illis de caffa. quas 
conuentiones dicto magnifico domino constili massarijs et antianis satis 
requixiui dicendo vele eis in omnibus obseruare. quas unquam eas 
nobis mitere voluerunt. denunciaui eis quandam regulara de proibita 
intermisione justitie. 

Etiam feci eis notitiam sicut in dictis cazalibus decem et octo pre- 
sesores nostri semper eis jus rediderunt quum erant de tartaris. ut 
vos inteligere poteritis ab illis qui fuerunt consules hic in soldaia 
qui in janua ad presens se reperiuntur. Mitere vobis potuissem multas 
acuzationes quas illi de dictis cazalibus uni altero se faciebant. etiam 
ex terminis vinearum in dictis cazalibus existentibus. quos non mito 
prò non videri nobis necepse. atentis informationibus bonis quas ibi 
babere poteritis. Atento etiam quod credo ibi habeatis regulam sol- 



(') Non comprendiamo affatto questa parola superius; che riferita alla data 
del documento precedente, di cui fa parte, sarebbe il 21 ottobre, e il 17 non 
segue davvero al 21, ma lo precede. Più in esso contengonsi notizie di cose 
succedute il 17 novembre, cioè le deposizioni dei testi greci soldaiesi. Dunque 
quel superius è un lapsus calami dell' amanuense a luogo di nouembris, se non 
anche di februarij, col quale ultimo scritto il Di Negro avrebbe spedito ai Pro- 
tettori in Genova tutto l' incartamento della sua lite coi Guasco , compresa la 
legalizzazione degli atti avvenuta il 10 gennaio 1475. 



( 32'l ) PIUVA.TK 



daie in qua continetur quod quum acadet mitere prò hominibus dic- 
torum cazalium non debeatur fieri nixi unum preceptum perentorie etc. 
in quo capitulo diete regule dare exclaratur dictis cazalibus esse de 
jurisditionibus soldaie. 

Aduizando quod nuper fecerunt se fieri ab imperatore, qui in caffa 
fuit. litteram unam patentem de dicto cazale scuti, quod in eo ha- 
beant merum et mixtum imperium hac gladij potestatem ut ipsemet 
habebat. qui nunquam de jure dictorum hominum se impediuit. De 
cetero clarum est in alijs cazalibus consules soldaie nulam potestatem. 
qui se reputabant esse subdictos comunis sicut ipsimet de soldaia et 
obedierites ad precepta consulum. 

Quapropter mito vobis cum presenti copias litterarum nobis scr.'ptas 
per magnificum dominum consulem caffè et ceteris officialibus. et si- 
militer copias responsionum per nos factarum in presenti causa. 
Etiam mito copias litterarum nobis missas per magnificum dominum 
antoniotum de cabella consulem prò causa illorum bominum quos di- 
cuntur esse de cazale de charagaibi. et similiter mito copias respon- 
sionem ei per nos factarum. ut omnia melius intelligere examinare 
hac prouidere valeatis. Non vobis mito illas domini baptiste justi- 
niani oliai consulis que loquuntur magis in speciale quod non faciunt 
illas magnifici domini antonioti consulis. et quia cum ibi ero omnia 
videre poteritis et multa alia intelligere que prò nunc omito prò non 
tediare nimis magnitìcentijs vestris. 

Aduizando quod multa dampna contra jus et honestatem mihi fe- 
cerunt prò non velie eos obedire in rebus tantum inlicitis et contra 
honorem et comodum magnifici officij vestri. ut dare et aperte 
spero intelligere debeatis et ad omnia prouidere. et sic ad dampnis 
inlicitis nobis per eos factis contra debitum et justitiam sed pre ne- 
quitia eorum. que dampna in aduentu meo omnia vobis narrabo 
mediante auxilio diuino. 

Mito etiam cum presenti testes sicut horaines que dicuntur esse 
de cazale de caragaihi hic habitant et de loco isto suut. habuerunt 
simul ipsis de goasco beneficium istius ciuitatis et magnificum officium 
expensam. Aduizando quod habitatores istius loci sunt sic territi et 
timidi propter eorum fauoribus. ut superius dictum est. quod non au- 
dent loqui. nec in caffa comparere, quare dubitandum est ne ad pehiora 
ad jornatam incidatur. nixi prò magnitìcentijs vestris ad hoc princi- 
pium prouideatur. 

Società Ligure St. Patria. Voi. VII. P. II. 21 



QUISTIONI ( 322 ) 



Item nouiter a diebus XV citra hoinines cazalis scuti fuerunt in 
caffa corani magnifico domino consuli. se ipsi conquerendo de graua- 
minibus et male gestis dietorum de goasco per ipsos de goasco 
agitatos contra ipsos pauperimos dicti cazalis. et qualis prouixio per 
magnificimi dominimi consulern data fuerit ipsis proprium ignoramus. 



XXII. 

Accusa e dinunzia fatta dal console di Soldaia, Cristoforo Di-Negro, al nuovo 
console di Caffa, Anloniotto Gabella, dei fratelli Guasco, come invasori della 
giurisdizione di territorii posti sotto il suo consolato. 

4474, 23 agosto ('). 

.... Quantus enim fuerit fauor opere q. . . . andrioli de goasco 
tempore consulatus domini baptiste justiniani qui nedum velud ami- 
cum sed per attinentem prò parte pertractauit ut omnibus notura est. 
et non est mirum si aliqui opresati a dicto domino baptista loqui non 
audeat. fauoribus potentia dicti andrioli ac aduocatorumapaltatorum et 
atinentium ejusdem. cimi spectabilis dominus cristoferus de nigro 
consul soldaie non potuerit inuenire aliquem aduocatura qui voluerit 
solum dictare verba et acuzationem quam tacere pretendit diete an- 
driolo. tam ex officio suo. quam ad laudem et ampliationem status et 
dominationis magnifici offlcij sancti georgij. 

Verum quia elapsum est tempus dicti domini baptiste. quo nemo 
loqni audebat contra dicturn andriolum ad licita vel inlicita fauore 
et atinentia predictorum: ideirco prefactus dominus ebristofferus com- 
paret coram vobis magnifico et potenti domino antonioto de cabella 
consule caffè, denuntiando sic sommarie et acuzando dictum andriolum 
tamquam usurpatorem dominationis magnifici officij sancti georgij. eo 

(') È questo un brano di documento che andò smarrito. Ve n' hanno due 
copie che variano solo in ciò che I' una reca la data del giorno 23 agosto e 
I' altra del 24. Abbiamo creduto bene ad ogni modo inserirlo nella nostra col- 
lezione, perchè non inutile, anzi significativo dell' ardore con cui il Di-Negro 
ripigliò la causa da lui sostenuta, appena the il Battista Giustiniani scese di 
seggio e gli successe il Gabella , che fu appunto nell'agosto stesso. 



( 323 ) 



PRIVATK 



quod dictus andriolus astutia sua et malitia habendo fauores pre- 
scensit se dominum facere in locis suditis prefato magnifico officio non 
solum verbo sed in scriptis. et prout apparet ex sententijs scriptis manu 
gandulfi de portu fino notarij scribe curie soldaie anno elapso die 
octaua decembris. latis per dictum andriolum una inter papa cotulbei 
ex una parte et catona greca et anextaxij de policha ex altera, et 
aliam inter constantinum icerafinum tamquani maritum et conjuncta 
persona vasilichi uxoris sue et parascheua de catocastro ex altera, 
quas exibet et producit. In proemio quarum. ut melius inspicere po- 
teritis. scriptum est spectabilis dominus andriolus de goasco primo- 
genitus q. domini antonij de goasco. tamquam dominus una cum teo- 
doro et dimitreo fratribus suis cazalium tasili et scuti, prò tribunali 
sedens ad hostium ecclesie sancte anastasie dicti cazalis scuti, que- 
madmodum auctoritatem habuisset et mandatum a magnifico officio 
sancti georgij regendi et ractionem redendi. 

Quod ultra impoxuit in una ex dictis sententijs penas asperorum 
duorum millium apricandorum operi castelli tasili per partem con- 
trafacientem. Et quod est peius erexit furchas in dicto loco scuti 
in majori significatone quod sit dominus et habeat propriam domi- 
nationem dictorum cazalium. licet habeat gauditam. Et similiter im- 
poxuit drictus quem colligi facit ab abitatoribus soldaie et ab alijs 
euntibus ad loca caragaihi scuti et alijs locis dicuntur esse dicti an- 
drioli et fratrum. quod autem fuit et est contra voluntatem magni- 
fici ofHcij sancti georgij ac regularum caffè, et maxime regulle de 
non appelando campaniam et alterius regule. Quod autem se domi- 
num fecerit absque alia autoritate prefati magnifici officij et contra 
comissionem ipsius prefati magnifici officij insertarum in regullis 
existentibus in curia vestra. Hec autem et alia que dici posent et 
dicentur suis loco et tempore sunt in quibus se conatus fuit extol- 
lere. ut suo tempore usurpet etiam dictum locum soldaie. male fecit 
quod tantam audatiam et auxilium prebuit quod prestitum fuit tem- 
pore consulatus dicti domini baptiste. comodo autem et qualiter tem- 
pore predicto exaltatus fuerit omnibus notum est. 

Et quia percipit dictus andriolus et fratres reditus dictorum ca- 
zallium. propterea non est eis licitum jus reddere in eis. quia decem 
et octo cazalia sunt sub jurisdictione caffè et soldaie ut ex regulis 
soldaie apparet. in quibus locis prefatum magnificum offlcium mandat 
suos consules ad jus reddendum. et non vult quod sint alij domini 



quistioni ( 324 ) 

qui faciant drictus neque redant jus. prout sensit dieta regula de non 
apropriando campaniam. 

Protanto quia ipse dominus christofferus non liabet dictum andrio- 
lum in potostate sua in soldaia. qui de predictis posit jus facere. 
imo est hic caffè sub jurisdictione et potestate vestri prefacti ma- 
gnifici domini consulis. denuntiat et manifestat dictum andriolum 
vobis domino constili caffè, tamquam constili prò magnifico officio sancti 
georgij totius maris majoris et imperio gazarie qui prouidere habet 
circa hujusraodi excepsus perpetrati et que ulterius perpetrarentur 
in maximam estensionem et dedecus prelibati magnifici offieij. eo 
quia uzurpauit et seu uzurpare conatur errigendo caput jurisdictionem 
prefati magnifici offieij. et quem andriolum condemnare habitis seu 
punire secundum formam juris et capitulorum. eo maxime quia cc- 
cidit in crimen leze maihestatis et secundum crimen leze maihestatis 
eum comdemnare babetis. Denuntians predicta vobis magnifico do- 
mino consuli. ut de predictis faciatis debitam inquixitionem. et ne 
ullo unquam tempore ignorantiam pretendere possitis. 

Presens scriptura deposita fuit die XXIII. augusti anni presentis 
corani magnifico domino antonioto de cabella consule caffè in om- 
nibus ut. supra. 



IV. 

Quistioue tra i due vescovi armeni, Dercarabet e Derouauez. 
vertita in Caffa nanti il console Antoniotto Cabella. 

(Anni 1474-75; 



I. 

Il massaro Oberto Squarciando informa i Protettori dell' andamento della lite 
controversa fra i due vescovi armeni e il console Cabella; la condotta del 
quale è da esso Oberto riprovata. 

1474, 13 e 14 settembre 



{Extra) Magniflcis ao potentibus dominis protectoribus comperarum 
sancti georgij. inclyte ciuitatis janue. dominis suis metuendissimis. 

(Intus) In christi nomine. 

Magnifici ac potentes domini, domini nobis obseruandissimi. Ea 
que hucusque interuenerunt ternis ac quatern'is litteris nota feci vobis. 
prout ex commiss'onibus mihi datis cognoui facere debere, et sic si- 
militer prò debito offlcij mei teneor deinde gesta dominationibus ves- 
tris significare, licet talia sint que mallem. si fas esset. potius eà 
tacere quam patefacere. 

Res episcopatus ermenorum. de qua ante meum huc aduentum do- 
minationes vestre intellexerant et jam fere sopita erat. iterum su- 
scitata est. videlicet quod patriarca ermenorum nuper propter mortem 
predecessoris sui creatus postquam intelexit dominum episcopum er- 
menorum electum per dictum predecessorem suum fuisse remotum a 



QUISTIONl ( 326 ) 

sua sede episcopali, et in ea alium qui nunc possidet fuisse positum. 
missit huc ad nos legatos cuna litteris sollernnibus de eorum legatione. 
Item etiam legati attulerunt alias litteras domino consuli et nobis ac 
reuerendo domino episcopo nostro latinorum, tractantes de deposi- 
tione hujus secundi episcopi ermenorum tanquam indebite electi. ro- 
gando nos et reuerendum dominum episcopura nostrum quatcnus prompti 
ac fauorabiles esss velimus ad depositionem dicti episcopi presentis. 
et persuadendo ac exhortando nos et ipsum reuerendum dominum 
episcopum nostrum ad reponendum dictum priorem episcopum in suo 
episcopatu. tanquam legittime electum per eorum constitutiones et 
canones. eo magis quo nulla inuenta causa depositus fuit a suo epi- 
scopatu. mandans ipse patriarca per dictas suas litteras excomuni- 
cationes ac censnras contra populum ermenorum et contra clerum 
qui presenti ipsius electioni contradixerint. 

Circa que omnia hic dominus consul noster in Consilio vocari fecit 
reuerendum dominum episcopum nostrum, nos massarios ac antianos. 
et coram nobis etiam vocati fuerunt ipsi domini legati patriarce ac 
ipsi duo episcopi ermenorum. qui dixerunt ac ostenderunt jura sua 
que unusquisque eorum in eo episcopatu habebat. quibus auditis li- 
centiati fuerunt a nobis. nec dominus consul aliud dicendum a nobis 
voluit neque ab ipso domino episcopo nostro nec ab antianis. ita 
quod res ipsa indeterminata adhuc restat. quia hic consul noster a 
semetipso eam gubernare ac consulere voluit et vult. non sine maxima 
ipsorum ermenorum ac totius logie murmuratione. quia hec facta esse 
dicuntur et in <.-is interuenisse maximas mangierias. que ipsos erme- 
nos multum remouent a deuotione quam habebant in hoc regimine 
vestro. ubi maxime per dominationes vestras predicabatur vos velie 
quod caffa sit templum justitie. quandoquidem hoc modo teneretur 
per contrarium in maximum prejudicium hujus ciuitatis ac honoris 
vestri. quia bene intelligitis quod hic secundus episcopus qui nunc 
regnat ad eurn preferri non potuit. attestante ipso patriarcha 
quod primus episcopus amoueri non potuit a suo episcopatu. sicut nec 
diuidi potest mulier viro nupta nisi per mortem. quod minime in hoc 
seruatum est. 

Ideo, magnifici domini, ego continuo dixi et proptestatus sum in 
hujusmodi causa seruandas esse commissione* in litteris vestris con- 
tentas. que in aliqua parte ipsorum minime seruate fuerunt. nec pos- 
sum aliud facere quam commemorare, sed memorationes mee nec 



( 327 ) PRIVATE 

domini episcopi nostri nullum sortite sunt effectum. quia ad nullum 
consilium porrigendum vocati sumus nec vocamur. sed res sub si- 
lentio ducitur non sine magno dedecore atque onere status vestri. 
Ex quo non sine rationabili causa fertur. imo verissimum est. ingentes 
interuenisse mangiarias. que si dominationes {intendi vestre) mihi 
arbitrium prestabunt superinde procedendi. absque dubio dettegen- 
tur (sic), quod si non sequetur. ad omnem condemnationem contra 
me ipsum fiendam me subicio (sic). Hec quidem dolens commemoro, 
ut vere dici possit caffam esse templum justitie et honestatis et non 
inhonestatis. 

Ciuitas hec male impresentiarum disposita est et logia diuiza (sic) 
prò ut in sindicamentis domini baptiste justiniani se demonstrauit. 
In re canluchornm nihil determinatimi fuit. que res continuo nobis 
et huic ciuitati detrimentum infert. et ob meas commemorationes 
res ipsa ventilata fuit coram ipso domino baptista. qui qualiter se 
habuerit. similiter et de alijs per ipsum administratis. rationem vobis 
reddat villicationis sue. Ipse enim hinc recessit die primo presentis 
mensis via carpi cum vento secundo. In qua causa canluchorum nisi 
procedatur de jure et de facto, nunquam terminabitur. 

Hoc anno pauca fuit annata frumenti, ex quo sub spe nouorum fru- 
mentorum omnes fere habitatores sine munitionibus restauerunt. Ex 
ipsis frumentis habetur penuria, que magis in dies crescit. attento 
quod eminech continuo sub maximis penis prohibet quod non deffe- 
rantur frumenta. tamen inuigilamus continuo de ipsis habere via 
moncastri. zichie et turchie. donec consumpta sit rabies quam contra 
nos et hanc ciuitatem habet ipse eminech nulla interueniente a nobis 
causa. Missimus hac de causa ad dominum imperatorem rogando 
ipsum ut de frumento nobis prouidere velit per suos subditos. quan- 
doquidem nulla interueniente causa nisi forsitan faciat sic propterea 
quod ipsum conseruamus et manutenemus in suo imperio, qui respon- 
dit oratoribus quod libenter mitteret sed inter suos subditos. nulla 
collecta fuit annoua. De qua prouidemus habere vijs predictis. nam 
dieta causa canluchorum generat huic ciuitati continuo multa mala, 
quia nihil fit nec ordinatur hic quod non sit reuelatum imperatori 
et dicto eminech. nec unquam ista pernicies cessabit nisi fìat quod 
superius commemoraui. quod de jure et de" facto superinde proce- 
datur prò utilitate publica. Et si hujusmodi commissio mihi daretur 
per dominationes vestras. ipsam omnino exequtioni mandarem. quia 



Ouistioni ( 328 ) 

in hac mea senectute memoriam mei facerem. prout desiderium menni 
est. potissime in causa tara necessaria et urgenti. 

Ab alia hortor dominationes vestras quod in ellectione consulum 
hujus ciuitatis plurimum aduertant quod elligantur viri maturi et 
integri ae talis qualitatis quod ab eis tale onus assumi et consulere 
possit. quibus omnimodam potestatem in rebus Campanie conferant. 
nec eas communicènt aut teneantur partecipare cum officio monete 
neque alio aliquo officio, quia nihil deterius fieri potest. et certe nisi 
mittantur viri integerrimi dubitandum esset de hac ciuitate in paruo 
temporis spatio, tantum creuit malitia inter tarturos et habitatores 
istos qui quotidie se immiscent in canluchis predictis. Et rogo iternm 
atque iterum quod dominationes vestre in hoc aduertant. 

Circa laboreria hujus ciuitatis credebam quod hac estate omnia 
lìniri deberent. quod minime sequetur. Nouus consul nouam incepit 
fabricam. itaque inter expensam laboreriorum. que maxima est. et cora- 
prehensa expensa facta in receptione domini imperatoris et aliorum 
dominorum qui hic venerunt. magne copie pecuniarum erogate fue- 
runt. eo maxime quo cabelle male venduntur quain solebant propter 
defectum frumenti. Igitur prò predictorum prouisione date commis- 
siones illas quas alijs meis litteris commemoraui. scilicet quod pcr- 
fectis his laborerijs annuatim non possit expendi nisi usque in tan- 
tam summam que dominationibus vestris videatur conuenien.s Nec 
(intendi alia) quam magnificentijs vestris me et mea omnia commendo 
et defero. Paratus ad mandata ipsarum quas conseruet altissimus. 
Data caffè die XIII septembris MCCCCLXXIII1. 

E. 1). V. Deuotus ac obseruantissimus genius 

obertus squarciaficus et massari us 
cum humili recommendatione. 

>J< die XIIII septembris. 

Post superius scripta, hodie etiam comparuit in Consilio prefatus 
venerabilis dominus episcopus primus ermenorum. ille qui fuit depo- 
situs. et protestatus est coram magnifico domino console, me et al- 
tero collega meo ac dominis antianis presentibus. quatenus obseruet 
litteras dominationum vestrarum super hac materia scriptas. ac etiam 
deliberationem domini patriarce ipsorum et litteras per ipsum scriptas 
eidem domino consuli ac massarijs ac Consilio dominorum antianorum. 
nec non reuerendo domino episcopo nostro, prò ut latina de bis et alijs in 



( 329 ) PRIVATE 

ipsa proptestatione continetur. Cui proptestationi per ipsum dominum 
eonsulein responsum r'uit quod vult expeetare consilium domini vicarij qui 
est jurisperitus. venturus ex janua. neri permisit quod super hac causa 
per nos neque per douiinos antianos responderetur diete proptesta- 
tioni. tamen per nos non restat consulere superinde. et videtur nobis 
quod littere dominationum vestrarura superinde obseruentur. et certe 
magnifici domini mei nisi de hac materia fiat diligens inquisitio su- 
per mangiarijs hinc inde porrectis animi ermenorum restabunt valde 
tumefacti et scandalizati. nec ulla deuotio apud eos restabit erga 
dominationes vestras. quibus iterum me commendo, ex quo rogo quod 
velint superinde taliter prolùdere ut videatur quod nolitis tanta sce- 
lera impunita pretereant. 

Idem obertus. 



II. 



Girolamo Panissari, vescovo latino di Gaffa , dichiara nanti il console Cabella, 
che il vero e legittimo vescovo armeno, secondo l'opinione sua, è Deroa- 
rabet, e lo consiglia a riporlo in sua sedia ( 1 ). 

1474, 14 settembre. 



iji Ihesus 

Reuerendus in christo pater, dominus frater jeronimus panisarius. 
dei et apostolice sedis gratia episcopus calle, comparet coram vobis 
magnifico domino antonioto de cabella honorabile consule caffè, et 
coram omnibus coram quibus comparendum veniat super causa infra- 
scripta. Dicens quod reuerendus dominus patriarca armenorum. ins- 
pecta depositione facta de reuerendo dercarabet. deposito superiori 

(') È questa la dichiarazione o protesta, a cui si riferiva lo Squarciatilo in 
una sua lettera ai Protettori di s. Giorgio , e da noi accennata a pag. 88, ri- 
tenendola allora o non esistita o perduta. — Né ci siamo ingannati nel giudizio 
fattone. Il vescovo latino, come si ricava dal tenore della stessa, non entra 
punto nelle attribuzioni del console, ma solo, per debito d'ufficio, e come de- 
legato o invitato dal patriarca armeno, dichiara, in opinione sua, essere il 
Dercarabet il vero e legittimo vescovo di quella diocesi. 



QUISTIONI ( 330 ) 

anno a sede sui episcopatus sub asserta balia illorum 'legatorum con- 
ductorum per deronanes. dictum pangiager. indebite modo occupantera 
episcopatum. scripsit litteras idem reuerendus dominus patriarca cura 
suis legatis litteras autenticas ipsi domino jeronimo superiori epi- 
scopo presentis ciuitatis. ex quibus egre tulit depositionem dicti der- 
carabet electi a quondam domino patriarca predecessore suo legitimc. 
et ab ipso nunc patriarca confirmati. 

Ex quo concludit quod prò cultu justitie et ipse dominus episcopus 
latinorum justitie faueat. ut dercarabet in sede sui episcopatus pace 
ponatur. et sub ea re ipse dominus episcopus latinorum vigore lit- 
tore patriarcalis prò legato habetur in ea re. et ob id etiam a vobis 
magnifico domino consuli acersitus fuit in Consilio superiori caffo 
duabus vicibus et nichilominus non permissurn est regi (sic) in ea 
causa nec aliter conclusum. Quod fieri non debuit quia statina debebat 
deponi pangiager nullam habens auctoritatem episcopatus hujus arme- 
norum. cum occupet illam sedera episcopatus absque ulla auctoritate. 
et debuit prò cultu justitie et decretorura et prò obseruatione antique 
consuetudinis caffè honorifice dictum dercarabet asociari ad sedem 
sui episcopatus. 

Et prò tanto tum prò debito sui cui dellate sunt littere a dieta 
patriarcali curia, tum ut locus sit justitie et non fraudibus et dollis. 
etiam tum respectu cultus justitie que vigere debet in ciuitate caffè, 
quam magnificura officium sancti georgij suprema dominatio tanto 
studio et tanto dexiderio optat fieri templum justitie. et cujus magni- 
fici officij commissiones sunt nemo alius se intromittat quam idem 
episcopus latinorum, in hijs scriptis requirit a vobis magnifico do- 
mino consule et a quibuscumque pertineat hoc factum, vellitis ita fa- 
cere quod locus sit justitie et obseruationis commissionum prelibati 
domini patriarce. vellitisque in pace et honorifice prebere brachium 
vestrum prefato dercarabet viro optimo et vero episcopo armenorum. 
ita ut reponatur et restituatur ad suam sedem episcopatus armeno- 
rum, ut fieri debet. rationibus predictis et alijs notissimis. 

Alioquin in hijs scriptis se excusat apud deum et magnificum offi- 
cium quod per ipsum dominum episcopnm latinorum non stetit neque 
stat quod dictus dercarabet ponatur in sede sui episcopatus. Cum se- 
cundura decreta et rictum (sic) ipsorum nullus alius sit nec esse 
potest verus episcopus armenorum quam prefatus dercarabet. aucto- 
ritate qua decet et legitime electus et confirmatus episcopus arme- 



( SSi ) PRIVATE 

norum. et qui est ille qui habet in hac ciuitate legitimam et plena- 
riam jurisdictionem et administrationera episcopatus armenorum caffè. 

>J( MCCCCLXXIIII die XIIII septembris mercurij in vesperis 
in aula magna palatij super tappeibano. 

Deposita in jure et in presentia prefati magnifici domini consulis 
per venerabilem dominum fratrem baptistam fatinanti. vicarium or- 
dinis predicatorum caffè, et in bac parte comparente nomine prefati 
reuerendi domini episcopi, dicentem dicto nomine requirentem ac 
proptestantem in omnibus ut supra. Qui magnificus dominus consul 
predicta admisit in quantum de jure tenetur et non aliter. dicens quod 
reseruat sibi tempus latius respondendi cum Consilio spectabilis do- 
mini vicarij jurisperiti. quem expectat ex janua de proximo. 



Transcriptum est ut supra ex actis publicis cancellane caffè per 
me cancellarium infrascriptum. ad requisitionem et mandatum specta- 
bilis domini oberti squarzafici alterius prouisoris et massari] inclyte 
ciuitatis caffè ('). 

Antonius de bozollo cancellarius. 



111. 

1 due armeni Assassador Bazarbasi e Avedic, procuratori de! vescovo Derca- 
rabel, presentano al console, massari e vicario consolare di Caffa le ragioni 
del loro cliente, e domandano cbe siano rese nolo al Magistrato di s. Giorgio 
in Genova. 

1474, 21 ottobre. 

Cogia assassador bazarbasi et auedic armeni procuratores reuerendi 
in christo patris dercarabet. dei et patriarcalis sedis (manca grafia) epi- 
scopi armenorum caffè, legitime electi et confirmati a reuerendissimo 

( 1 ) A tergo c'è: Sententiu domini episcopi latinorum; e più sotto, d'altra 
mano: Requisilio reuerendi dentini episcopi latinorum facta spedato domino 
consuli. ut reucrendus dominus dercarabet episcopus ermenorum reponatur in 
sede sui episcopatus. Segue: Hecepta (s'intende in Genova) Xllmaijde LXXV. 



ouistioni ( 332 ) 

domino patriarca armenorum. ut constat litt'-ris reuerendissirni do- 
mini patriarce exibitis et presentatis coram magnifico domino constile, 
reuerendissimo domino episcopo lattinorum. spectabilibus dominis mas- 
sarijs. venerando Consilio antianorum. Et super ipsis litteris patriar- 
oalibus facta fuit in ipso senatu solemnis expositio legationis per 
legatos patriarcalis sedis. affirmantes ipsas litteras patriarcales pre- 
libatum reuerendrssimum dominum patriarcam intellexisse discordia:? 
et neffarias causas interpositas et conspiratas per dictum pangiager 
ad usurpandum dictum episcopatum. In qua expositione legationis in- 
terfuit venerabilis vicarius fratrum armenorum sancti incoiai caffè, 
qui etiam testiflcatus fuit in eo senatu interfuisse apud patriarcam 
quando dictus dominus patriarca dictis suis litteris dercarabet opi- 
scopum suorum armenorum caffè ellegit et conflrniauit. 

Et quomodo res ipsa preterierit. propter quod datum non fuerit 
dercarabet brachiura a magnifico domino consule notorium est. et 
cum exinde sic deo volente quia nichil opei'tum quod non reueletur. 
ita factum sit quod ì 11 i duo falsarij derocanes et derocanes asserti 
legati cum recollendo memoriale domini patriarce deposuerint illas 
litteras que prò litteris eornm balie deposite sunt. Ex qua balia as- 
seruerunt habuisse baliam a patriarcali sede deponendi dictum der- 
carabet. et cum in curia consularis (sic) in diuersis processibus aga- 
tur de falsitate diete littere et de conspiratione fabricata falsitatibus 
et mangiarijs ad usurpandum episcopatum a dicto dercarabet. ecce 
quod in duabus vel tribus scripturis tam dicti pangiager quam dicto 
rum derocanes et derocanes obicitur quod dictus dercarabet temptauit 

suppon et preuaricare magnilicum dominum consulem cum moneta. 

Quibus scripturis et verbis non responsum fuit ad eam partem gratia 
honestatis. Et prò tanto ne dicti derocanes et derocanes et pangiager 
taciturnitate non credant jus acquirere. 

Comparent coram vobis magnifico domino antonioto de cabella con- 
sule caffè, spectabili domino oberto squarsafico. francisco de disco, 
prouisoribus et massarijs et spectabili francisco de pastino vicario 
consulari. coram quo agitur de falsitate dictarum litterarum diete 
asserte balie. 

Et primo sic dicunt. quod dictus reuerendus dercarabet episcopus 
antedictus non indiget prò causa sui episcopatus offerre aliquam pe- 
cuuiam consuli nee alijs officialibus. eo quod primura. prima vice 
auctoritate patriarcali et sub litteris patriarcalibus fuit ellectus et 



( 333 ) PRIVATE 

constitutus verus episcopus armenorum caphe. expulso pangiager et 
reprobato, et ex quo initium dederat dictus pangiager. facta per eum 
conspiratione cum populis. accurrens in palatium dictus dercarabet 
tempore consulatus spectabilis domini filippi jhauroie comparuit ipse 
dercarabet coram tunc dominis constile massarijs et Consilio antia- 
norum. qui inspectis litteris patriarcalibus sui episcopatus et intel- 
lectis legationibus ejusdem domini patriarce cum suis legatis. delibe- 
rauerunt quod dictus pangiager de ciuitate caffè expelleretur et ex- 
pulsus fuit. ut constat solemni deliberatione scripta manu domini 
francisci de pastino notarij et tunc cancellarli . exhibita et que de 
nouo exhibetur. 

Exinde conspirata re ex illis partibus cum dictis derocanes et de 
rocanes venit dictus pangiager tempore consulatus spectabilis domini 
jofredi habentes (sic) litteras falsas et falsitìcatas tam super facto 
asserte balie quam super facto possessus. deponere dictum dercarabet 
ab episcopatu. quia peccatum timorem inducit. cognoscentes ex diffusa 
fama in toto orbe harum partium orientalium dominum jofredum 
tunc consulem virum fore cultorem justitie. non flectibilem. haben- 
tem manus innoxias. persecutorera vitiorum. nunquam ausi sunt tem- 
pore sui consulatus presentare illas falsas litteras abrazuris plenas. 
non una manu sed pluribus scriptas et falsiflcatas. sed conspirata re 
oxpectauerunt tempus consulatus domini baptìste justiniani. que res 
quomodo abierit honestatis grafia tacetur. In sindicamentis cujus 
prò honore officialium potius plura tacere voluerunt quam loqui. 
quamquam potius existiment ipsum dominum baptistam fuisse delus- 
sum sub falsitate illarum litterarum quam aliter. Potest enim omnis 
sane mentis intelligere et animaci uertere ex quibus causis tot men- 
-ùbus steterint in hac ciuitate ipsi falsarij et non presentauerint illas 
litteras falsas usque post introitimi consulatus dicti domini baptiste. 

Et cum superioribus diebus post introitimi consulatus vestri domini 
antonioti superuenerint littere a reuerendissimo domino patriarca, de 
quibus supra. super episcopatum ipsius dercarabet. cum legatis et 
litteris dirrectis etiam reuerendissimo domino episcopo latinorum. 
Et cum priuilegia et grafia antiqua et antiqua (sic) superioris illustris- 
sime dominationis janue et postmoduin magnifici officij sancti georgij. 
mine superioris dominationis istarum partium. sint quod obseruentur 
commissiones domini patriarce et quod consul et vicarius et officiale» 
non se intromittant de antistitibus et causis ecclesiastieis ipsontm ar- 



yuisTiONi ( 384 ) 



menorum. de quibus priuilegijs et coinraissionibus piena sntit carta» 
laria et registra curie, et tam nouissima quara vetera. 

Quum ergo opus fuit («e) .nec est etiam quoti ipse dercarabet verus 
episcopus ellectus et confirmatus a patriarcali sede, reprobato ilio 
pangiager. quod ipse dercarabet euomat pecuniara ipse nec sui. nisi 
arte introducantur ad euomendum pecunias. nani habenti justitiam. 
quallem habet ipse dercarabet. non est opus euomere pecunias nisi 
ut supra. et per illos qui sepe numero expendunt nomen consulis. et 
malie fit introducere hos usus. qui introducti sunt a pangiager eo 
quod utebatur falsitatibus et conspirationibus. malie enim flt et factum 
fuit ad ponendam escam in ore personarum. et malie etiam fit quia 
consules et officiales non se intromittere possunt de causis et rictibus 
ipsorum armenorum. nec in eternum visum. nec reperietur quando 
quidem episcopi veniunt a patriarcali sede, quum super ipsis rebus 
facte fuerint deliberationes in palatio. Ideo non fuit opus ipsi derca- 
rabet habenti justitiam cum eo notoriam omni populo litteris et tes- 
tifficationibus quempiam peruertere. et insurgat qui vellit vel qui 
dicere pussit quod ipse dercarabet temptauerit quempiam preuaricare. 
Quamuis eidem licitum fuisset prò posse uti suo priuilegio legitime 
acquisito omnia recte experiri. 

Et grauat quod permissum fuerit sic loqui de ea re. et quod pe- 
jus (?) de ea re se in scripturis jactauerit. si caihares alocutus fue- 
rit prò parte pauli de puteo propinqui viri domini consulis. et parte 
sui ut res notissima est honestis testibus. Et ipsi caihares signifi- 
catum quod numquam permittetur dictum dercarabet accedere ad 
suam sedem nisi cum oblatione pecuniarum. memorando in suis verbis 
videlicet dicti pauli et illorum cum quibus tractabat qui viuunt et 
adsunt. quod non ignorat caihares. quantum pangiager expenderit 
cum suis sequacibus et quantas pecunias exbursauerint officialibus. 
Et demum pari modo exenium offerire, irridente dicto paulo de re 
sic minima demum volluit ducatos centum quinquaginta. quibus ha- 
bitis et rettentis pluribus diebus. vidente dicto caihares quod res sic 
egrota tenebatur et dictum paulum vidente omni die praticare cum 
cogialibus alterius partis. aperte intelexit dictum paulum. seu suspi- 
cauit ne partem traheret ad plus euomendum. 

Oenique quia non est homo ita. secus. chi non se ne fosse accorto 
voluit quod dictus paulus restitueret monetam. et restituta dicere 
fecit dictus paulus ac dixit dicto caihares et alijs personis satis ma- 






( 335 ) PRIVATK 

infeste signifìcauit opus erat plus euomeret. videtur enim quod dictus 
paulus relatione etiam interpositoris voluerit majorem summam quam 
primo loco datam. et demum habuit duqatos ducentos seu vallorem 
ipsorum in asperis. proponendo velie centum (sic) prò consule et 
quinquaginta prò eo. et habitis hac secunda vice eos rettinuit plu- 
ribus et pluribus diebus. Et cum conquereretur caihares de dillatione. 
dicebat dictus paulus et affirmabat omnia concluxisse cum consule. 
et quod jam consul ex illis pecunijs errogauerat etseu dederat. siue ipse 
paulus prò eo. luchino de pagana prò expensis conducendi sclauas do- 
mini consulis in janua. 

Dictus vero caihares et alij intuentes quottidianas conuersationes 
dicti pauli cum altera parte, et introductus in suspictione credidit 
semper dictum paulum proditionem facere. et quod indebite expen- 
debat nomen consulis. Denique informatus dictus caihares et seu sns- 
picans relatione et affirmatione baptiste de semino dubitantis dictum 
paulum conspirasse cum altera parte, persuaxit dictus baptista dicto 
caihares ut pecuniam suam repeteret a dicto paulo quia illam offe- 
rebat multos et multos post dies quibus illam retinuerat. Accepta 
informatione per dictum caihares de idoneis personis. per quas signi- 
fìcabatur quod dictus paulus secutus fuisset illud dictum: extimo qui 
plus donauit. 

Nolluit igitur dictus caihares eam pecuniam secreto accipere et mi- 
natus fuit ipsi caihares et alijs. ex relatione dicti baptiste. quod si 
eam pecuniam non accipiebat quod magnitìcus dominus consul in Con- 
silio exponeret dictum caihares voluisse ipsum consulem flectere ad 
acceptandam mangiariam. Nollente demum ipsam recipere nisi in 
publico. ita secutum fuit quod in Consilio ita a vobis magnifico do- 
mino consule expositum fuit accersito dicto paulo. Qui confessus 
fuit bis habuisse et rettinuisse dictas pecunias. et que interue- 
nerint nota sunt. et adsunt domini massarij et antiani. unde uttendo 
dictus dercarabet juribtis suis in curia obiciuntur predicta et non res- 
ponsum fuit gratia honestatis. quod fit modo extra illos processus ne 
intelligatur taciturnitas obesse dicto dercarabet episcopo. 

Qui credidit ipse et alij quod ipse dominus consul nunquam pati 
debuisset quod dictus paulus sic aussus fueri expendere nomen ejus. 
et credidit ipse et alij quod ipse dominus consul debuisset procedere 
contra dictum paulum conspiratorem talium rerum, ut purgaretur 
innocentia consulis. Sed intuendo dictum paulum esse qualis est apud 



yuisTioNi ( 33fi ; 

vos dominum consulem in palatio et publicum intercessorem partis 
aduerse. habita est ellectio sic permitti preteriri hec negotia cuna 
erroribus suis. Et intuendo etiara quod vos magnificus dominus con- 
sul substinetis hanc opinionem ad fauorem dicti pangiager. judicando 
quod habetis eum prò episcopo, aflerendo colorem quod magniflcum 
officiuru scribit egre tulisse quod dictus dercarabet alias fuerit, electus 
episcopus absque "auctoritate patriarcali, cujus sedis patriarcalis con- 
cludit comraissiones fore seruandas. quo verba raagniflci ofFìcij sic 
scripia sunt quia informatimi fuit a precessore consule dictum der- 
carabet non habuisse auctontatern patriarcalera quod falsum fuit. et 
falsum fuit etiara quod fuerit ellectus tempore domini jofredi. in 
facto bec reprobantur. 

Nam constitit et constat coram vobis et in superiori Consilio ea 
gesta interuenisse tempore consulatus domini fllippi et per deìibe- 
rationem de qua supra. Constat permissum fuisse lieri legatis dicti 
dercarabet quod vellint super episcopatu dicti dercarabet prò obser- 
uantiam litterarum sui patriarce ut constat ex dieta deliberatione. 
Quo fit quod falsum fuit id quod scriptum fuit magnifico officio, quod 
scriptum non valluit juxta illud dictum: nisi preces ventati nitantur. 
Ex commissione cujus magnifici officij colligitur. et hic respondere 
non potest. quod si pangiager non fuit episcopus virtute commissio- 
nimi prelibati patriarce episcopus esse non potuit. Que commissiones 
prelibati officij se restringunt juxta honesta priuilegia et gratias 
suas in ejusmodi rebus, commissiones domini patriarce fore seruandas. 
et maxime modo ubi adsunt veteres et noue commissiones patriar- 
calis sedis reprobantes pangiager. 

Nec releuat dicatis vos consul dictum pangiager baberi prò epis- 
copo, ubi in facto habetur contrariura legittimis scripturis. relictis 
alijs que dici possunt super falsitatibus de quibus agitur in curia et 
alijs scriptis ab illis derocanes et derocanes quondam domini patriarce 
quibus litteris significatur ip-jos non Imbuisse baliam. ubi inter cetera 
dant intelligere populos latinorum grecorum armenorum ebreorura 
saracenorum voluisse pangiager. et consulem justinianum esse cum 
volta et opinione pangiager et sic successorem. et ipse essendo con- 
ditiones malie in effectu concludunt palatium sic voluisse. aliter fa- 
cere non posse metu teucrorum. 

Videaraus primum si diuina grafia respublica bujus ciuitatis reducta 
sit ad hunc terminimi, itera si in facto fuit veruni quod pangiager 



( 337 ) PRIVATE 

ex ea causa ellectus fuerit seu permissus quod esset episcopus. 
item et si palatiura contemplatione populorum id fecit metti teucro- 
rum, videamus si hec sunt verba in facto, secus est et constat in 
contrarium per deliberationem factam tempore domini baptiste. que 
videtur facta prò executione litterarum domini patriarce. que littere 
sunt exibite et in presentiarum de falsitate earum tractatur. 

Nam si ipsi malledicti legati derocanes et derocanes non probant 
ea que scripserunt. subjacent crimini lese majestatis. quia... tenentur 
probfre an ut dictum est commiserint crimen lese majestatis. et in 
pluribus partibus dictarum litterarum apparet. ubi dedecus et igno- 
miniam afferunt ciuitati caffè, quod prò his causis episcopatus expensi 
sunt ducati mille quadringenti. et ex illis litteris colliguntur alia 
que honestatis grafia tacentur. Et ubi decreta vigent vos magnifice 
dominus consul non posse intromittere. res sic vadit. et nichilominus 
vos solus cum reuerentia non potest dicere vos habere pangiager prò 
episcopo, quia etiam commissio super ea materia non est vobis solli 
data sed conjuncta cum duobus spectabilibus dominis massarijs. qui 
bene recto sensu intellexerunt et intelligunt sententiam commissionis 
prelibati magnifici officij. que facilima est ad intelligendum cuicumque 
non habenti passionem. quomodo hic duo sunt. 

Tangitur primum et probatur dercarabet verum esse episcopum 
primo ellectum patriarcali auctoritate. secundo tangitur et probatur. 
nouissime a patriarcali sede ellectum et conflrmatum reprobato dicto 
pangiager. Superaddito quod commissiones et priuilegia prelibate do- 
minationis sunt ut consul et officiales non se intromittant de antis- 
titibus armenorum et rictibus eorum. et quod commissiones sui pa- 
triarce seruentur. nec releuat quod aliquis impuluerizare voluerint 
oculos prelibate dominationi quod periculi est ne armeni se suble- 
vent. Nam non ignorat magnificum offìcium sua potentia suffìcere si 
mitteretur baculum unum ad jubendum in hac ciuitate. cui baculo 
populi parerent. sed malie flt et presumptio est quod adhibeantur 
tales modi et quod res egrote teneantur et differantur. nam ubi jus- 
titia jubet et ubi fìat justitia. omnia stant quieta et in pace stant. 

Et qui vult dicere contrarium insurgat et respondeat. quoniam 
nulli dubium est quod omnes ad mandatum consulis jugo subiciunt. 
Nam ubi tangitur dictum pangiager tanta facinora perpetrasse et 
conspirationes et detractiones populorum. et ubi reprobatus toties a 
sede patriarcali, quid opus est ulterius quod manuteatur inanibus 

Società Ligure St. Patria. Voi. VII. P. II. 22 



QuisnoNi ( 338 ) 

rationibus ubi nullara auctoritatera episcopatus caffè (sic). Hec autem 
omnia nota sunt et probata sunt litteris patriarcalibus. unde in scriptis 
non ulterius jactetur ille. derocanes et derocanes ac pangiager. quibus 
non responsum fuit honestatis gratia. 

Sed ut locus sit quod prelibatura magniflcum officium recte adui- 
setur. sic supplicant vobis magnifico domino consuli spectabilibus do- 
minis massarijs et vicario, qui dominus vicarius fuistis etiam illis 
temporibus cancellarius et scriptor illarum deliberationum. et inter- 
uenistis ad omnia, ut recte litteris vestris conjunctim aduisent pre- 
libatum officium et quomodo et qualiter res fuit et est. et in facto 
qualiter veritas se habet. et si unquam de dicto dercarabet fuerit 
unicus solus actus in eo dignus reprensione. 

Nam in hac scriptura exposita sunt omnia que vera sunt. et si 
aliquid deest quod aliquis obiciat non foie verum. se offert probare, 
et se se dictis nominibus subiiciunt omni condemnationi. exbibentes de- 
liberationes antedictas in actis cancellane in publicam formam. Item 
priuilegia que sunt apud dictum pangiager quas (sic) faciatis ad vos 
deferre. quibus constat consulem et officiales non posse se intromit- 
tere de rebus ecclesiasticis et rictibus ipsorum. sed et commissiones 
patriarcales obseruentur et ita comprobantur ex articulo decreti tunc 
illustris domini ducis janue. magnifici consilij dominorum antianorum 
et spectabilis officij prouisionis romanie exibiti per controuersam par- 
tem. et mandato virorum magnifici domini consulis et vicarij trans- 
cripto in actis manu christoferi de caneuali notarij. et in publicam 
formam. Item in libro registrationum existente penes vos dominum 
consulem varias et diuersas commissiones domini patriarce. Que omnia 
etiam comprobantur ex nouissimis commissionibus prelibati officij. 
Supplicantes etiam quod magistratus non faciat litem suam. sed quod 
in omnibus justitia elucescat ('). 

»J( MCCCCLXXIIII die veneris XXI octobris in tertijs 
in sala magna palatij consulis. 

Deposita in jure et in presentia prefatorum dominorum consulis 
massariorum et vicarij per dictos assassadorem et auedic. dictis no- 
minibus dicentes exponentes ac supplicantes ut supra. Qui magniflcus 

(') A tergo sta scritto: Quedam scriptura Cogie Assassador bazarbassi et 
sociorum procuralorum reuerendi olim episcopi Dercarabet (sic) armenorum de- 
posito ab episcopati!. Recepla XII mai) 1745. 



( 339 ) PRIVATE 

dominus consul massarij predicta adraiserunt in quantum de jure te- 
nentur et debent et non aliter. et prefatus magnificus dominus consul 
audicta scriptura reseruat sibi jus respondendi eidem scripture. et 
prefati domini massarij. et vicarius una cum prefato magnifico domino 

consule se se obtulerunt et offerunt paratos circa predicta dare 

aduisationem et dicere veritatem prelibate dominationi. 
© MCCCCLXXIIII die lune XXXI octobris. 
Extractum est ut supra de actis curie consularis caffè etc. 

Bernardus de turrilia notarius. 



IV. 

Protesta da Avedic armeno, procuratore del vescovo deposto Dercarabet, fatta 
innanzi al corpo consolare di Gaffa, contro il console Gabella ed il vescovo 
in cattedra Deronanez, da costui protetto. 

14^4, M dicembre 

& 

Coram vobis magnifico domino antonioto de cabella honorabili con- 
suli caffè, spectatis dominis oberto squarsafico et francisco de flisco 
prosisoribus et massarijs comparet auedic armenus procurator reue- 
rendi in christo patris dercarabet episcopi armenorum in toto dio- 
cisi caffè dei et patriarcalis sedis auctoritate. et ad ipsum episcopatum 
ellecti et confirmati ex legitimis litteris diete patriarcalis sedis. exhi- 
bitis in superiori Consilio, prò veris et legittimis comprobatis lega- 
tione legatorum reuerendissimi domini patriarce armenorum iu senatu 
caffè, seu in superiori Consilio, et presente reuerendissimo domino 
hyeronimo dei et apostoliee sedis grafia superiori episcopo in hac 
ciuitate prò felici romana ecclesia, cui (intendi a) prelibato domino 
patriarca directe fuere littere comprobantes ellectionem et confirma- 
tionem episcopatus dicti dercarabet. reprobato et maledicto a dicto 
domino patriarca derpangiager. Et per quas litteras prelibati domini 
patriarce constat gesta dicti pangiager falsitatibus et vi pecuniarum 
fabricata fuisse. 

Et cum hec et alia constent ex legitimis scripturis et autenticis 
curie, et scripturas et suplicationes deposuerit ipse auedich pro- 
curator ejusdem domini dercarabet. quarum copiam in publicam 



QUISTIONI ( 340 ) 

formarli requisiuit a scribis curie, et videtur id facere recusent. 
asserendo et dicendo quod vos dominus consul prohibuistis ne den- 
tur sibi ille scripture sub quibus vos reseruauistis respondere. 
quod cura reuerentia fieri non debuit. quoniam nobille officium 
notariatus prò scripturis confectis ab eis nullura habent superio- 
rem neque principem neque imperatorem. maxime quia officium 
notariatus est describere diem et seu tempus executionum scriptu- 
rarum. nec non si tale impedimentum fieri potuerit. possent semper 
magistratus reseruare jus respondendi et numquam respondere. et 
hoc modo intromittere et impedire officium notariatus. et maxime 
super hujusmodi causis episcopatus dicti dercarabet qui suplicauit et 
suplicationes proptestationes et requisitiones fecit ut de mera et pura 
veritate certiorari possint dominationes janue. hoc est magnificum 
officium sancti georgij quod est superior dominatio caffè et istarum 
partium. maxime ubi tangitur quod false aduizatum fuerit prefatum 
officium in matteria dicti episcopatus. cui false signitìcatum fuit dic- 
tum dercarabet fuisse ellectum in episcopum a spectato domino jo- 
fredo lercario tunc consule absque auctoritate patriarcali, et falsis- 
simum fuit quia nunquam fuit ellectus nec aliquid factum super eo 
episcopati! tempore consulatus domini jofredi. sed tempore consulatus 
pectati domini filippi jhauroie auctoritate patriarcali et sub lega- 
tionibus et litteris patriarcalis sedis. ut constat declaratione facta in 
superiori Consilio per publicam et autenticam scripturam. scriptam 
manu egregij domini francisci de pastino nunc vicarij et tunc no- 
tarij et cancellarli cancellane caffè, quam exbibet et producit. Et 
igitur merito suplicatum fuit ut de propria veritate aduizetur preli- 
batum officium non vere informatum ut piene probatur. 

Relinquamus etiam alia de quibus non vere informatum fuit pre- 
libatum officium super materia illius matrimonij. unde enim (?) talis 
prohibitio ne tradentur diete scripture ipsi auedic et siue dicto epi- 
scopo volentibus et a vobis honesta requirentibus. hoc est quod per 
vos dominum consulem et massarios certificetur prelibatum officium 
de veritate cunctorum. Et si predicta vera sint an non in his scriptis 
a vobis domino consuli et massarijs quibus etiam super dieta materia 
episcopatus date sunt commissiones conjunctim a prelibata dominatione. 
ut velitis et dignemini mandare dictis scribis ut officium liberum 
eorum notariatus exerceant et faciant. dando scripturas in publicam 
formam ut tenentur in dies. ut fieri debet. 



( 34'! ) PRIVATE 

Item secundo quod aduizare et certiorari dignemini prelibatimi 
oflìcium. sicut dictus pangiager reprobatus et maledictus a suo pa- 
triarca litteris ultimis suis. de quibus supra. inuicto dicto dercarabet 
vero et legitimo episcopo stat in ecclesia catredali dicti episcopatus 
absque ulla patriarcali auctoritate. sed potius ab eo domino patriarca 
reprobatus. ut constat litteris nouissimis de quibus supra. Et demum 
prelibatam dominationem adu ; zari et certiorari requirunt de falsitate 
et falsitatibus litterarum falsificatarum. de quibus in actis etiam piene 
constat etiam per proprias confessiones pangiager et suorum lega- 
torum. ex quibus etiam confessionibus in judicio factis constat illos 
legatos derpangiager falsarios et indebite relaxatos nullam habuisse 
bailiam ili is temporibus deponendi de episcopatu dictum dercarabet 
nunc -verum et legitimum episcopum in toto presenti diocesi priua- 
tum impresentiarum a sua propria patria ubi oriundus est et ja- 
nuensis et ubi est verus et legitimus episcopus. qui quantumque pri- 
uatus sit sua patria, tamen fieri non potest quin sit verus episcopus 
armenorum in toto isto diocesi. 

Et recte prouisum fuit a superiori dominatione janue quandoquidem 
prohibnit consuli et ofiìcialibus caffè non se posse intromittere de 
antistitibus armenorum. ut constat decreto prelibate dominationis re- 
gistrato in actis curie et extracto manu christofl'eri de caneuali no- 
tano, quod exhibet in publicam formam. Et quia ut dictum est aucto- 
ritas ecclesiastica non accipitur a seculari principe sed a superioribus 
antistitibus secundum rictum ipsorum. quod fit quod quantumcumque 
licet legitime {intendi illegittime) priuatus sit patria, episcopus rema- 
net in diocisi (sic) suo. 

Significat et aduizat dominationes vestras quod foris stat dictus 
dercarabet episcopus. non de jure sed contemplatione parendi man- 
datis domini consulis cum magnis damnis et interesse ac expensis 
sue comittiue. ut dignitati sui episcopatus conuenit. expendendo in 
tribus diebus ducatum unum venetum. preter alia damna et interesse. 
de quibus solemniter protestatur et proptestatus fuit contra prefatum 
dominum consulem. 

Significando, ut melius certiorari possit prelibatum oflìcium. quod 

predicti excessus fiunt dolio ipsius pangiager et rius. quia assueti 

sunt omnia gesta eorum facere via pecuniarum. ut probatur litteris 
illorum falsariorum legatorum existentibus penes dominum consulem 
ad hoc ut vana dentur intelligendi domino patriarce. et maxime af- 



QUISTIONI ( 342 ) 

ferre volendo collorem quod palatiuru non vellet episcopum derca- 
rabet. ut enixi sunt facere. et probatur per dictas litteras que facte 
fuerunt et scripte cum spiratione dicti pangiager. ut probatura fuit 
per propias confessiones illorum dictorum legatorum. et sub his rc- 
uolutionibus et fraudibus et vi peouniarum pretendunt adhibere mo- 
dum ad conspirandum contra episcopatum dicti dercarabet. qui de 
jure nunquara remoueri potest eo viuente nisi sub legitimis causis. 
ut jura et decretaria volunt. 

Proptestando quod si quid accideret uel eueniret. id succederet 
culpa vestri domini consulis. quia vos introraisistis de antistitibus ar- 
menorum. et ob alios actus et excessus factos et qui flunt indebite 
contra dictum dercarabet. Quo fìt quod in omnem euentum. cum reue- 
rentia. vos dominus consul obligamini dicto dercarabet prò omnibus 
damnis et interesse et expensis passis et patiendis. et sic solemniter 
proptestatur ipse auedic prucurator ejus. qui presenterà scripturam 
proptestationis et suplicationis deponit coram vobis dominis consule 
et massarijs. quibus conjunctim date sunt commissiones a prelibato 
officio super materia dicti episcopatus. ut seruentur commissiones 
prelibati domini patriarce. 

Item et ad hoc ut dignemini litteris vestris de mera et pura ve- 
ntate dei aduizare et certiorare prelibatimi officium. Quas litteras 
si placet vel si juste petatur requirit sibi dari. offerendo expensis 
dicti episcopi si duplicate et triplicate dabantur emittere et dirri- 
gere prelibato officio, sue superiori dominationi. 

© MCCCCLXXIIII die sabati XVII decembris in tertijs 
in sala palatij ubi Consilia celebrantur. 

Deposita et presentata fuit presens scriptura suprascrip'te proptes- 
tationis et suplicationis coram magnifico domino consule. spectabilibus 
dominis massarijs et prouisoribus per dictum auedic dicto nomine 
requirentem suplicantem et proptestantem in omnibus ut supra ac 
exhibentem ut supra. 

Qui magnificus dominus consul et massarij predicta admiserunt in 
quantum de jure teneantur et debeant et non aliter. et insuper ipse 
magnificus dominus consul dicit ad partem diete proptestationis contra 
eum facte ut supra. quod seruat sibi jus respondendi contra dictam 
proptestationem suis loco et tempore. Ad partem ubi narratur quod 
ipse consul imposuit seu mandauit scribis curie quatenus non faciant 
copiam de illis scriptum sub quibus ipse consul reseruauit jus reddere. 






( 343 ) PRIVATE 

dicit hoc verum fore. hoc est imposuisse dictis scribis quatenus nul- 
lum deheant dare processura signatum dictarum scripturarura. et id 
fiat quia prius intendit respondere sub certis scripturis sub quibus 
resernauit sibi jus respondendi. Ex quo contentatur et vult quod 
dictus auedic dicto nomine habeat copiam quarumcumque scriptu- 
rarum quas voluerit. dum tamen prius ipse consul faciat suas res- 
ponsiones sub aliquibus ex ipsis scripturis que ad honorem suum 
tangtint. quas semper et quandocumque dabuntur scripture offert 
facere. 

Ad partem ubi requiritur quod scribere debeant litteras magnifico 
officio sancti georgij per quas aduizare debent dictum officium de 
mera et pura ventate premissorum. dicit quod ipse est et erit semper 
promptus et paratus aduizare dictum officium de pura veritate pre- 
missorum et de alijs quibu«cumque occurrentibus in premissis. et de- 
mum offert facere ea que suo incumbunt officio recte secundum suum 
judicium. 

Spectatus dominus obertus squarsaflcus alter massarius et prouisor 
visis et auditis ac intellectis predictis dicit quod offert se paratam 
scribere litteras dicto magnifico officio et eum aduizare secundum 
judicium suum de^pura et mera veritate omnium premissorum. quas 
litteras est paratus semper facere et scribere. et sic est paratus fa- 
cere ea omnia ad que obligatus est ex litteris et commissionibus ma- 
gnifici officij sancti georgij. quas obseruare vult et intendit. 

Spectatus vero dominus franciscus de disco, alter massarius. auditis 
et intellectis predictis. dixit ut infra. 

Spectabilis dominus franciscus de disco, alter massariorum. congre- 
gatus una a cum magnifico domino consule et spectato domino oberto 
squarsafico altero massario. in hunc officium electus hic caffè, loco fu- 
turi consulis. exponit vidisse commissiones magnifici officij sancti 
georgij conjunctim factas fuisse super materia episcopatus armeno- 
rum et illius mntrimonij ipsis consuli et massarijs. et maxime no- 
uissimas commissioues et litteras prelibati officij communiter et con- 
junctim dirrectis ipsis consuli et massarijs. super qua materia epi- 
scopatus cotidiana scandala oriuntur et jurgia ac contentiones et ca- 
uilationes. que causa si concluderetur cum justitia vel consultaretur 
et non teneretur sic in pendenti cum pace quiesceret et terminaretur. 
et mirum in modum et vehementer admiratus fuit ipse franciscus 



QUISTIONI ( 344 ) 

quod magnifici!-; dominus consul in tanto tempore non ellegerit eam 
consultare et examinare cum spectabili domino oberto et ipso fran- 
cisco. quibus communes sunt diete littere et commissiones et conjunc- 
tim ipsis delegate et scripte per ipsum magnificum officium. 

Et prò tanto ut omni tempore legitime ipse franciscus excusetur 
et se excusari possit ubiqrye et apud prelibatimi officium. hortatur 
magnificum dominum consulom ut velit cum ipsis massarijs rem ipsam 
ad inuicem consultare, ut aliquis honestus terminus ac finis imponatur 
in ea materia cum j usti tia et cum bona quiete et tranquillitate ipsius 
ciuitatis et populi armenorum. qui tantum dispendium patiuntur sub 
hoc litigio omnibusque habitantibus tantum molesto, et ex quo in 
futurum grauari possent alia scandala huic inclite ciuitati damnosa ('). 

Extractum fuit ut supra de actis publicis etc. 

Dominicus de alsario notarius. 



Il priore e gli ufficiali di Moneta in Caffa rappresentano in corpo ai Proiettori 
i danni gravi, fisici e morali, provenienti e provvenuti alla città dalla con- 
troversia non mai definita dei due vescovi armeni contendenti. 

1475, senza data di mese e giorno 



(Extra) Magnifico officio sancti georgij excelsi comunis janue. 

(Intvs) Magnifici domini nostri potentissimi. Cogimur quodammodo 
has litteras dare dominationibus vestris. cum quedam causa episco- 
patus armenorum in summum improperium officialium vestrorum et 
hujus ciuitatis tam diu trabatur in longum. Super quo episcopatu 
reperte sunt littere legatorum qui hunc episcopum nominatum pan- 
giager creauerunt. et qui sic electus etiarn in sede substinetur. que 
omnia facta fuisse intelliguntur vi pecuniarum et mangiariarum. de 
quibus non immerito per totam hanc ciuitatem vulgariter infamantur 
consules vestri. qui si in ea causa ministrare voluissent justitiam. 
postquam de similibus se intromittere voluerunt. profecto causa ipsa 

(') A tergo: Proptestatio seu suplicatio auedich armeni procuratoris reuerendi 
olim episcopi decombei depositi, ex qua constai ipsum fuisse confirmatum a 
nono patriarca, etc. liecepta Ali maij de 75. 






( 345 ) PRIVATE 

sedata fuisset. et omnia discordiarum scandala deflcerent. Ex quo teste 
deo quanta secuta sit infamia continuoque sequatur et augeatur in 
officiales vestros. publice. privatimque. dominationes vestre ex litteris 
et relationibus multorum intelligere potuerunt. Nec aliter cogitandum 
per vos est quam hec perpetrentur precio et mangiarijs. quandoquidem 
consules vestri non se habent impedire de causis ecclesiasticis ipso- 
rum armenorum. prout ex antiquis ordinibus et statutis decretum fnit. 

Eapropter hec nota facimus dominationibus vestris. licet inuite. 
ut prouideant in his tam enormibus causis. ne scandala generentur 
huic vestre ciuitati que postea non ita faciliter mederi possent. cum 
habeatis populum armenorum. qui sunt due tertie partes habitatorum 
hujus ciuitatis. populum utique gratissimum et obseruantissimum re- 
giminis vestri. qui tantum mangiarijs his lacessiti publice dicunt. 
quosque hi latini, consules nostri nos et bona nostra corrodent? Itaque 
magnifici domini rogamus et instanter exposcimus quatenus prò se- 
datione tantorum scandalorom. dominationes vestre talem prouisionem 
adhibeant ut hujusmodi enormes mangiane reperiantur et coram de- 
uoratores detegantur et puniantur taliter quod non immerito a vobis 
dictum sit velie capham fieri templum justitie et sinceritatis. Quibus 
dominationibus vestris sese commendamus et dedimus (sic) ad man- 
data paratos ( l ). 

Data caphe MCCCCLXXV die (manca). 

D. V. Denoti ciprianus de viualdis prior 
nicolaus de turrilia 
julianus de flischo 
officiales monete caffè cum humili recomandatione. 

(') A tergo sta scritto: Littere offici} monete caphe de re episcoporum sine 
die. Recepte Ali maij de LXXV. 



V. 



Richiami di Goffredo Lercari, già console di Caffa, 
contro i suoi Sindicatori (*). 

(Anno 1473) 



I. 

Goffredo Lercari, console scaduto di Caffa, protesta contro una sentenza di 
condanna avuta dai suoi Sindicatori, e appella al sovrano Ufficio di s. Giorgio. 

1473, 5 agosto. 

Iofredus olim consul caffè constitutus in jure et in presentia do 
rainorum sindicatorum. habens notitiam per ipsos dominos sindicatores 
super causa acuzationis johannis spinulle procuratoris dicti ( 2 ) laurentij 

(') È un incartamento o meglio quadernetto di pag. 24 in colonna, abbastanza 
scorretto. Sul dorso non reca che: Reclamatcones ad magnificimi offlcium. 

In una cartina separata trovo le due note seguenti, che sono dell'epoca: 

In foliatio de LXXU e LXXlll sunt littere jufredi de LXXll diei prime de- 
cembris dicentes quemadmodvm formavi fecit processimi reuisum per dominum 
vicarium etc. 

In foliatio de LXXUll sunt littere ejnsdem sub die XXXI angusti de LXXlll 
contenentes quod prò jancio de amia (?) inde recesso XXI jvlij via maritima 
missit processus et instrumenta contra baptistam de alegro ed gregoriani de pinu. 

( S J Di qui si raccoglie il presente incarto non essere più intiero, ma si un 
un frammento. Manca infatti l'alto d' accusa fatto dal Lorenzo, di casato ignoto, 
e la sentenza dei sindicatori, dalla quale appejla I' ex-console Lercari. 






( 347 ) PRIVATE 



pronunciasse se judices competentes. quod fieri non potuit attenta 
forma regnile exibite ac forma juris et capitulorum et consuetudinis 
diu semate super sindicamentis. in eternum non est auditum quod 
in sindicamentis condemnatus fuerit officialis magistratus de senten- 
tijs que ciuiliter feruntur excedentibus suramam summorum quinque. 
et profecto cum reuerentia non aduerterunt dicti sindicatores quantum 
aduerti debent in hac causa, maxime vigente dieta regula exibita. 

Item allia regula de modo elligendi sindicatores generales ubi tracta- 
tur de materia appellationum. in qua regula expresse tangitur quod a 
summis quinque infra possit habere regressus in sindicamentis con- 
sullis et vicarij. hoc est dumtaxat prò calumniozis sententijs a dictis 
summis quinque infra, et minime considerata fuerunt ipsa verba statuti 
diete regule et sequentis a summis vero etc. Nam si recte omnia 
considerata fuissent non processum fuisset ad faciendum tallem pro- 
nunciationem. precipue etiam in facto et causa ubi laeta est sententia 
per ipsum tunc consullem et etiam spectabillem vicarium peritissimum 
juris et dactum sibi prò vicario a magnifico officio sancti georgij 
comunis janue. corani quibus dieta causa agitata fuit conjunctim. et 
iniquum fuit et vehemens admiratio. quod vos domini sindicatores no- 
lueritis audire jura et rationes prefati domini vicarij comparentis 
coram vobis prò suo interesse. 

Multa quidem et allia super hijs dici possent que breuitatis gratia 
super bjis omittuntur. sed satis est ipsi jofredo quod fecerit sibi in- 
combentia in dieta causa secundum ordinem juris et capitulorum. ut 
constat ex processi! agitato in dieta causa, et maxime cum omnia 
acta fecerit sub examine prefacti domini vicarij. et conjunctim una 
cum eo juxta petitionem actoris. et satis est etiam ipsi quod non in- 
curpetur de hijs quibus sindicari posset ex forma regullarum. unde 
respectu honoris rei publice ne tallia initia fiant aduersus oflìciales 
inoxios. tura ex eo quod sentit se grauatum. proptestando de nulli- 
tate diete pronunciationis. attento benefìcio capituli positi sub rubrica 
quod ufficiales non excedant eorum baliam. et quod acta facta coram 
incompetenti judice non valleant etc. 

Pro tanto se a dieta pronuDciatione prouocat et reclamat ad pre- 
libatimi magnifìcum officiuni tamquam superiorem dominationem. et 
seu ad illum vel ad illos prò ut placuerit prelibato officio, petens acta 
et processus in forma debita, et partem citari secundum stillum curie. 

Et hoc ad presens etc. Sub reseruatione etc. Offerens scribis et sub- 



QUISTIONI ( 348 ) 

scribis mercedem etc. illeso orani jure suo eidem competenti contra 
dictum johannem dicto nomine ex indebita vexatione et calum- 
nioza accusatione. 

Ceterum ipse jofredus sine prejudicio diete reclamationis. quia co- 
gitur differre recessum ejus tanto onere expensarum. et ubi tenetur 
recedere vigore regularum. volens quod deueniatur ad merita et expe- 
ditionis (sic) sue «cause diete cauiloze acusationis. prò tanto exibit et 
presentat processum agitatum in dieta causa cum sententia lata 
conjunctim per ipsum et dominum vicarium. petens et instans expe- 
ditionem diete cause, et precipue quia coram vobis nulli actus fieri 
possunt quoad merita diete cause, nec inspicere alliqua allia nixi 
agitata in ea causa, quia si quid noui superueniat agitandum est 
contra illos quorum interest, et si aliter fieret. procederetur mani- 
feste contra ordinem juris capitulorum et regullarum. de ipsorum 
nullitate proptestando. 

Verum quia dictus laurentius. principalis dicti johannis. ut publicum 
est. et mole creditorum factus est hubitator trapezundarum. et si nego- 
tiatur. id tìt sub saluo conducto prò debitis quibus grauatur. et que debita 
creditoribus suis soluere non vult. Pro tanto quia ipse principalis non 
est idoneus et ruptus et incolla trapezunde dictionis teucrorum. petit 
prò debito justitie dictum johannem compelli ad idonee cauendum de 
expensis damnis et interesse in casu subcombentie. et de stando juri 
et judicato. soluendo coram magistratu competenti casu quod liqui- 
daretur calumniozam fecisse accusationem. Et hoc ad presens etc. Sub 
etc. Proptestans de expensis factis et fiendis etc. 

►J< MCCCCLXXIII die jouis. quinta augusti, in vesperis. in camera 
spectabilis domini antonioti de cabella. 

Deposita in jure et in presentia prefactorum dominorum sindica 
torum per dictum dominum jofredum. Qui domini sindicatores. vissis 
audictis et inteHectis predictis. dixerunt se velie cogitare super ad- 
missionem diete scripture usque ad diem crastinam. videlicet utrum 
illam admittant vel non. 



( 349 ) 



PRIVATE 



IL 

Lo stesso Lercari si richiama su più altre accuse e condanne ricevute nei suoi 
sindicamenti, e cita i sindicatori al tribunale di s. Giorgio in Genova; cui 
nuovamente si appella. 

1473, 21 agosto 



Iofredus lercarius olim consul caffè constitutus coram dominis flllipo 
ususmaris. leonele de viualdis. bernardo de amico et bartholomeo 
de campofregoso. si coadunari poterunt et in quantum coadunari non 
possint. comparet coram spectabile domino vicario consullari caffè, 
attento quod dicti fìllipus et socij sindicatores ad sindicandum ipsum 
jofredum. ut manifestum est. semper effugerunt audire jura et rationes 
ipsius jofredi. Dicit quod ad notitiam ipsius jofredi peruenit dictos 
fillipum et socios sindicatores ejus tulisse enormem sententiam primo 
super quadam accusatione facta per baptistam gentillem. sub qua ip- 
sum jofredum absoluerunt a contentis in ea et ab alia parte condem- 
nauerunt. licet minus debite et ilìegitime ipsum ioffredum in asperis 
mille quingentis soluendis dicto baptiste accusatori, et in asperis duo- 
decima millibus soluendis massarie. et hoc quodammodo ad negligen- 
tiam. ex eo quod non processerit in causa inquisitionis formate contra 
jacobum de basignana. attentis vanis rationibus et non veris denotatis 
in dieta nulla sententia. 

Item ad ipsius jofredi notitiam peruenit quod eum condemnauerunt 
in asperis octo millibus sub generali inquisitione. et hoc dumtaxat 
occasione mercantie facte per eum et ejus fillium nomine ipsius jo- 
fredi. et prout latius ex actis dictorum sindicatorum constat. quibus 
omnibus non consentit nisi in facientibus prò ipso dumtaxat. 

Dicit quoad factum accusationis dicti baptiste gentillis quod et in 
ea causa et in alijs causis manifestum fuit dictos sindicatores non 
more magistratus sed more publicorum inimicorum et persecutorum 
officialium se se gesisse in causis omnibus dicti jofredi. quatenus ne- 
que jura ipsius audire voluerunt. et tam interius quam exterius. et 
est diffusa fama in tota urbe notorium est quibus modis et formis 
enixi sunt velie persequi ipsum jofredum ad denigrandam integram 
famam et laudabile regnum ipsius. ut et in parte manifeste constat 



QUISTIONI ( 350 ) 

ex testitìcationibus decera et duodecimi testium receptorum sub dieta 
inquisitione de mandato ipsorum. sed deo laudato cura totis malitijs 
et prauis viribus ipsorum non potuerunt in toto hoc sindicamento 
aducere aliquid quod fuerit turpis lucri seu alicnjus rei respicientis 
turpitudinem. neque eos neque oretenus neque in scriptis veritus est. 
Multa quidem super hijs dici possunt que modo autem ob....tur bre- 
uitatis gratia et ad demonstrandum manifestimi hodium ipsorum. de 
quo probabitur. 

Dicit quod nequaquam condemnari potuit ad alliquid soluendum 
dicto baptiste. secuta maxime absolutione facta sub accusatione dicti 
baptiste. igitur aperte colligitur de nequitia dictorum sindicatorum. 
nec etiam condemnari potuit in dictis asperis duodecim millibus. at- 
tentis predictis et probat's idoneis testibus in causa diete accusa- 
tionis. nec intellexerunt factum condemnationis sombey. que facta 
fuit super cabellis canlucorum contra formam regularum. nec releua- 
runt vana aducta et non constantia ex processu hujus sindicamenti. 
et precipue quod videantur moti baptistam de allegro testificatura 
fuisse oretenus raodum et formam de qua asseritur in eorum sen- 
tenza, quin si id legitime constitit ipsis sindicatoribus id non con- 
stiti ipsi jofredo tunc consulli in processu diete inquisitionis. maxime 
quia debuit potius sequi formam plurimorum idoneorum testium et 
consillium sui vicarij quam aliter. nec potuit condemnari super hijs 
que illegiptime constiterunt extra processum. quoniam consul non pò- 
test quam sequi ordinem juris et capitulorum. in qua re minime ad- 
uerterunt ipsi sindicatores faciendo fore fundamentum de nulla attes- 
tatone dicti baptiste. bene quippe intuetur quale fuerit odium ipsorum 
et qualis fuerit voluntas praua ipsorum. et quamuis ridiculosum fuerit 
intueri tallem condemnationem quod se mouerint ad condemnandum 
ubi absoluunt eura ab accusatione. et qui motus ipsorum sit. ex hijs 
que sunt extra processum inquisitionis formato contra dictum jacobum 
a secullo non est auditum tam enormes motus et iniqua sententia. 

Ad partem vero condemnationis asperorum octo millium facte ex 
manifesta praua voluntate et odio ipsorum sindicatorum. dicit quod 
deo et mundo constat quantis modis volunt purgare factum diete 
mercantie quandoquidem super his esse voluit effugierunt ipsi sin- 
dicatores velie audire neque oretenus neque in scriptis ipsum jo- 
fredum. et noluerunt audire scripturas et exibitiones ipsius jofredi. ex 
eo quod signiflcabat et aperte declarabat mercantiam non fecisse et 



( 351 ) PRIVATE 

quod si facta fuerat per ejus filium nichil nocebat ipsi jofredo. pri- 
mum quidem se obtullit certiores facere reynaldum gentillem flllium 
domini bartholomei olim consullis et alios flllios consullum negotiasse 
et nichilominus absolutos fuisse quantumeumque accusati fuerint. 

Itera licet videre noluerunt exibuit instrumentum emancipationis 
caroli ejus rilij. demumque libros et cartularia tam ipsius jofredi 
quam dicti caroli, et declarauit de cartullario dicti caroli unde eue- 
niunt rationes participum dicti caroli. Sed quid in his egemus tes- 
tibus praue voluntatis ipsorum sindicatoruin? quoniam per recusationem 
et ad de..iendum publicum odium ipsorum voluerunt in dieta sen- 
tentia afferre collores. qu . . habitis informationibus a viris ciuibus ac 
burgensibus. 

Audiatur hic quales fuerint voluntates ipsorum et qualis mos ma- 
gistratus. nam ubi decem ex duodecim testibus non testificantur contra 
ipsum jofredum ad locum possuerunt informationes susceptas in logia 
inter ciues et burgenses logie, de quibus in actis non constat et fal- 
sum fuit. sed euanuit a se ipsis. de stillo autem curie in his sin- 
dicamentis enituntur haberi testes idonei sub inquisitione generali 
et non suspecti consullibus in sindicamentis. in hoc autem sindica- 
mento fondant se super aud ; ctu informationum. de quibus non constat 
in actis. nam judici non creditur de his que in sententia loquitur 
nisi constet ex actis. sed id factum fuit odio et malitia ne ipse jo- 
fredus causam haberet probandi et exclarandi causam suam. fecerunt 
enim sindicatores id quod euitare debuerunt. Nam ordo sindicamen- 
torum est ex eo quod semper verisimiliter rectores emullos et ini- 
micos habere fit quod recipiantur testes idonei et non suspecti et 
quorum attestationes appareant in actis. et ipsi sindicatores volue- 
runt clam et in abscondito habere informationes. et hic respondere 
non possunt. nec excussat ipsos quod asseruerunt posse procedere 
juris ordine seruato vel non seruato. citatis partibus et non citatis. 
oretenus et in scriptis. 

Hoc verum est sed sane intelligendum est et regula loquitur recte. 
quia vult quod accusationes fieri possint oretenus et in scriptis. sed 
non est relictum arbitrium sindicatoribus posse facere nouos ussus. In 
vanum autem esset ordo formande inquisitionis generalis et in scriptis 
redigendi dieta et atestationes duodecim testium. nec etiam relictum 
neque permissum est quod possint suscipi informationes et clanculum 
examinari testes. 



QUISTIONI ( 352 ) 

Hoc totum contrariura est stillo curie et solito ordini sindicamen- 
torum officialiura. et res abussiua esset et aborribilis atque neffandis- 
sima si per informationes et examinationes testium examinandorum 
in oculto posset procedi contra officiales. et maxime his temporibus 
quibus pene omnia volunt (sic) non jure sed sna voluntate et appetitu. 
et maxime etiam in hoc casu ubi ex diffusa fama dicti sindicatores 
publice inimicati sunt ipsi jofredo. et ut constat ex processu. 

Nec credant ubi tantus ordo seruatus est in sindicamentis potuerit 
ab eis difformari. nec credant quod illa verba dieta in regula de 
procedendo juris ordine seruato vel non seruato fuerint formata in 
ipsa regula ex eo quod possint suscipere informationes et clanculum 
examinari testes. sed formata fuerunt ibi quandoquidem proceditur 
contra consulles per magistratum prò mangiarjis et lucris respi- 
cientibus turpitudinem. 

Ipse enira jofredus. ut ipsi sindicatores negare non possunt. quoniam 
obtullerit eis quod exclarent solum de qua mercantia inculpetur cum 
obtullerit eos clarissimos facere de inocentia ipsius jofredi in facto 
mercantie. cum nolit ab eis nullam remissionem si mercantiam fecit 
et quuà si noxius reperietur seruare omnem regulam qua disponitur 
quod condemnari debeat in quinquaginta prò centenario, sed his si 
qui malitiose plura compossuerunt contra ipsum jofredum non va- 
lentes in facto alliquam justam causam inuenire. super facto mer- 
cantie adhibuerunt collores susceptis informationibus. Ratio propterea 
est quod odio et dolio factum sit. quia si mercantiam fecit. quod ne- 
gat. non secuti sunt formam diete regule. quoniam debuerunt excla- 
rare mercantiam et quantitatem et condemnare in quinquaginta prò 
centenario, nec potuerunt adiber>3 collorem ad cooperiendum odium et 
malitiam ipsorum. qualiter fecerunt asserendo suscepisse ac fecisse in- 
formationes. quia nulli dubium est quod ex eo q. (*) suum fecit in 

tempore sui consulla quale fuit et deus scit quod adsunt homines 

qui prò nichilo deponunt animam perditioni et reponerent ad se in- 
debite vendicandum qualiter autem plurimorum hominum nota est et 
quales et qui sunt. 

Ex quibus allijs rationibus dicendis suis loco et tempore dicit dictas 
sententias fuisse iniquas et iniquissimas et latas manifesto odio et 

(•) Oltre d' essere scorrettissimo , il presente documento ha qui ancora una 
lacuna in bianco. 



( 353 ) PRIVATE 



praua voluntate ipsorum sindicatorum contra formarti juris regularum 
et capitulorum ut constat ex actis et constabit. et prò tanto contra 
eos et quemlibet ipsorum in solidum proptestat de damno interesse 
et expeusis passis et patiendis. et sentiens se grauatum. licet grauatus 
sit a jndicibus suspectis et suspectissimis qui preterierunt formam 
consuetudinis stilli curie in sindicamentis et forma juris ac regula- 
rum. se reclamat ad magniflcum offlcium sancti georgij excelsi co- 
munis janue. superioris dominationis hujus ciuitatis et harum par- 
tium. prouissurum idempnitati ipsius jofredi. ex eo quod malitioze et 
voluntarie processerunt contra ipsum jofredum. super quibus proui- 
dere debet et potest etiam virtute ordinationis descripte in publicam 
formam in regullis caffè. 

Petens omnia acta et processus hujus cause et totius sindicamen- 
torum ejus. quia contra eos procedere intendit. etiam quia non con- 
demnauerunt accusatores calumniosos qui indebite accusauerunt et 
quos absoluerunt. a quibus absolutionibus se reclamat ut supra. Inter- 
pelans dictos sindicatores ut per se aut legiptimas personas prò eis 
compareant deffensuri causas ipsorum coram prelibato magnifico of- 
ficio, illeso omni jure. et contra quoscumque qui eum calumniose 
accusauerunt. 

Requirens etiam quod dicti sindicatores declarent nomina et pro- 
nomina ciuium et burgensium a quibus asseruerunt habuisse infor- 
mationes super .facto asserte mercantie. ut veritas eluceri possit. et 
eorum dieta in scriptis redigi presentanda magnifico officio, alioquin 
protestatur de dolio ipsorum et ipsos littem eorum fecisse. Sub re- 
seruatione alliorum quorumeumque suorumjurium de quibus expresse 
protestatur. Reseruans sibi jus ulterius dicendi super premissis. ha- 
bita copia sui processus. 

)J( MCCCCLXXIII die sabati XXI augusti in vesperis in salla palatij. 

Deposita in jure et in presentia spectabilis domini vicarij per die- 
timi dominum jofredum. dicentem et requirentem. interpellantem et 
se reclamantem in omnibus ut supra. assertis prius in pallatio. et 
in presentia prefati domini vicarij mandato magniffici domini con- 
sullis. dictis dominis fìllipo. leonele. bernardo et bartholomeo sindica- 
toribus superscriptis. qui astare noluerunt nec audire lectionem diete 
scripture. asserentes esse fonctos officio, et inde recesserunt non au- 
dita lectione diete scripture ut supra. Quo visso prefactus dominus 

Società Ligure St. Patria. Voi. VII. P. II. 23 



quistioni ( 354 ) 

jofredus requisiuit deponi et legi coram prefato domino vicario ut 
supra. et requisiuit copiata diete scripture et omnium premissorura 
mitti et tradì dictis flllipo et socijs. ne ignorantiam pretendere pos- 
sint. eosque citari in omnibus ut supra. 

Qui dominus vicarius vissis et intellectis omnibus supradictis. visso 
quod dicti leonelus et socij astare noluerunt. predicta omnia admisit 
in quantum de jure* teneatur et debeat et non aliter. et mandauit cop- 
piam premissorum mitti et tradi dictis philippo et socijs et eis de- 
nunciari in omnibus ut supra. ne ullo unquam tempore possint igno- 
rantiam pretendere, eosque et quemlibet eorum interpellari ad corn- 
parendum in janua coram dictis magnifico officio defensuros dictam 
causam per se vel per procuratorem in omnibus et per omnia prout 
supra flt mentio. et prout requiritur per dictum dominum jofredum. 
atque contra omnia predicta possint opponere et contradicere quic- 
quid voluerint. Alliter etc. Et hoc ad instantiam dicti domini jofredi 
predicta requirentis prò interesse suo. et etiam ne ullo unquam tem 
pore dicti fillipus et socij possint ignorantiam pretendere. 
►B die XXIII augusti 

Georgius de basco nuntius retulit se hodie mandato etc. ostendisse 
dictis philippo. bernardo et bartholomeo et postea dimisisse dicto leo- 
neli et eisdem precepisse etc. 

►B MCCCCLXXIIII die XV martij. 

Extractum est ut supra etc. 

Dominicus de alsario notarius. 






VI. 

Inquisizione generale di Sindacato sulla gestione del Consolato di 
Battista Giustiniani Oliverio. 

(anno 1474) 



I. 

Sisto Centurione, Gherardo Vivaldi, Tommaso Navone e Giacomo Zoagli , sin- 
dicatori, eletti a sindacare il nobile Battista Giustiniani, scaduto dal conso- 
lato di Gaffa, gli impongono di prestare la dovuta sicurtà di sommi 500; cosi 
pure per ogni accusa a farglisi, e secondo il prescritto della Colonia. 

1474, 2 agosto 
(Filza di Caffa) 



>5< MCCCCLXXIIII die martis. secunda augusti in vesperis. 
in sala magni palatij ('). 

Spectabiles et egregij domini sistus centurionus. guirardus de vi- 
ualdis. thomas nauonus et jacobus de zoalio. ciues janue. sindicatores 
ellecti et constituti juxta formam regularum caffè per magnificum 
dominum antoniotum de cabella consulem caffè, ejusque spectabilem 
dominum obertum squarciaficum alterum massarium et prouisorem. 
et venerandum consilium dominorum antianorum caffè, ac officium 
quatuor sindicatorutn generalium caffè, ac alios deputatos et nomina- 
tos in dieta ellectione ad sindicandum spectabilem dominum baptistam 

(') È un incartamento di 12 pagine intiere di fitto carattere e nitido, ma 
eccessivamente sincopato all'uso notarile d'allora: e reca l'epigrafe sulla co- 
pertina: Processus ejusdem d. Baptiste. 



guisnoNi ( 356 ) 

justinianum olim consulem diete ciuitatis. nec non jacobum de casana 
et antonium de canali olim ejus caualerios et totani ejus comittiuam. 
ut de ellectione eorum constat autentica deliberatione. scripta manu 
antonij de bozolio notarij et cancellarij anno et die suprascriptis. 

In et super omnibus et singulis accusationibus querellis expositio- 
nibus lamentationibus per quascumque personas comune corpus col- 
legium et uniuersitatem (ìendis contra dictum dominum baptistam 
olim consulem et ejus caualerios. et seu dictum dominum baptistam 
accusare et de ipso aliqualiter lamentari volentes et intendentes in 
presenti ciuitate caffè, occasione et ex causa sui regiminis in suo 
consulatus officio, nec non super inquisitione generali contra dictum 
dominum baptistam formandam et alijs in ipsis sindicamentis oppor- 
tunis faciendis secundum formam regularum caffè. 

Volentes igitur procedere peruenire ad ulteriora in dictis sindica- 
mentis dicti domini baptiste (manca tam) in officio consnlatus quam 
massarie quibus functus est. omnes quatuor congregati in dieta sala 
palatìj. primo" et ante omnia ellegerunt me dominicum de alsario 
infrascriptum in eorum scribam in dictis sindicamentis. Mandantes et 
deliberantes. antequam in predictis ad ulteriora procedatur. quod per 
dictum baptistam satisdetur. in obseruatione regularum. de summis 
quingentis de caffa et de qualibet accusatione sibi fienda. que fìdejus- 
siones prestande ut supra obligate sint dictis dominis sindicatoribus 
et eorum officio, sub illis modis et obbl : gationibus expressis et con- 
tentis in dictis regulis. in omnibus et per omnia prout in ipsis regulis 
continetur. 



II. 

L'ex-console Battista Giustiniani si presenta ai Sindicatori, promette e presta 
le sicurtà richiestegli. 

1 474 , 2 agosto. 

>$< Ea die in continenti hora et loco. 

Supradictus spectabilis dominus baptista constitutus coram dictis 
sindicatoribus. et me dicto notario et infrascripto scriba ipsorum. 
volens parere mandatis dictorum dominorum sindicatorum. Sponte et 



( 357 ) PRIVATE 

ex certa scientia promisit et ex nunc promittit et satisdat de summis 
quingentis argenti de caffa prò utroque dictorum officiorum consulatus 
et massarie. et ili omnibus et per omnia juxta formam illarum regu- 
Jarum caffè, et ultra de et prò qualibet accusatione contra eum flenda 
sub modis et formis superius declaratis per ipsos dominos sindica- 
tores. et prò ut supra continetur. Sub etc. 

Et prò eo et ejus precibus et mandato sub modis et obligationibus 
supradictis. solempniter intercesserunt et fidejusserunt infrascripti 
inferius nominati, et quilibet ipsorum prò quantitatibus pecuniarum 
infrascriptis. videlicet: 

Jacobus de casanoua prò summis centum. siue . . . s. e 



Paulus de restropis prò summis centum. siue 
Christoforus de alegro q. andr. prò summis centum. siue 
Octauianus adurnus prò summis centum. siue 
Antonius adurnus prò summis centum. siue 



s. e 

s. e 

s. e 

s. e 



IH. 

Lo stesso fa Giacomo Casana, cavaliere del console Giustiniani, a nome pro- 
prio e del suo socio, Antonio Canale, por sommi cento. 

'1 474- , 2 agosto 

Supradictus jacobus de casana caualerius dicti domini baptiste. per 
se et nomine antonij de canali ejus socij. constitutus coram dictis 
dominis sindicatoribus. Sponte promittit et promisit dictis dominis 
sindicatoribus et michi notario. stare sindicamento et soluere omnem 
condemnationem contra eum et socium flendam. usque in summis cen- 
tum. Sub etc. 

Et prò eo intercessit et ridejussit franciscus de montaldo prò sum- 
mis centum. Sub etc. Respondens etc. 

Sub etc. Respondentes etc. 

. Qui domini sindicatores paulo post cohadunati ut supra. visis dictis 
fidejussionibus prestitis per dictum dominura baptistam ut supra. et 
attento quod ipse seruauit mandata ipsorum. subsequenter ordinaue- 
runt et raandauerunt Aeri proclama infrascripti tenoris. 



QUISTIONI ( 358 ) 

IV. 

I Sindicatori predetti mandano a farsi il proclama pubblico di presentarsi chic- 
chessia a querelare il console scaduto. 

1474, 2 agosto 

►i&.Ea die bora et loco 

Preconatis vos preco et cintrace publice comunisjanue in caffa per 
ciuitatem caffè ut raoris est. videlicet in logia caffè, in terminis (*) 
et bazale caffè et in omnibus locis publicis et consuetis. tam in lingua 
tartarica quam latina, sonu cornu altaque et inteligibili voce, diebus 
quindecim continuis a die suprascripto connumerandis. de mandato 
spectabilium dominorum sisti centurioni, guirardi de viualdis. tbome 
nauoni et jacobi de zoalio. sindicatorum ellectorum et constitutorum 
ad sindicandum spectabilem dominum baptistam justinianum olim con- 
sulem et massarie caffè. 

Quod si est aliqua persona cujusuis qualitatis seu conditionis exi- 
stat. que vellit de dicto domino baptista olim consule et massario 
lamentari seu queremoniam facere vel eum aliqualiter accusare de 
aliquo grauamine seu injuria eidem illato vel illata, aut ex alijs 
etiam causis tempore regiminis tara sui consulatus quam massarie. 
compareat et comparere debeat coram dictis dominis sindicatoribus. 
vel coram dominico de alsario notario. uni ex scribis curie caffè et 
scriba ipsorum. ellecto ad recipiendum dictas lamentationes et accu- 
sationes flendas contra dictum dominum baptistam. et hoc infra dies 
quindecim proxime venturos ad dictas lamentationes et accusationes 
faciendum et deponendum. Et sirailiter de jacobo de casana et antonio 
de canali caualerijs dicti domini baptiste et de ejus comitiua. 

Aliter elapso dicto termino dictorum dierum quindecim nemine 
comparente ut supra. per dictos dominos sindicatores procedetur ad 
expeditionem dictorum sindicamentorum dicti domini baptiste et di- 
ctorum caualeriorum. contradictione aliqua postea non obstante. 

(') Il testo ha piuttosto thimis che terminis, e cosi pure nel n.° che segue. 
Ma questa voce non la trovammo affatto in nissun glossario; perciò I' abbiamo 
interpretala terminis, in senso cioè di confine, porta ecc. 



( 359 ) 



PRIVATE 



V. 



Paolo Bono, cintrnco e pubblico banditore, fa fede d'aver per 18 giorni con- 
tinui annunziato nei luoghi e modi consueti il proclama d'avviso. 

■1 474J, 16 agosto 



tji Die XVI augusti 

Paulus bonus cintracus et preco publicus comunis caffè retulit hodie 
mandato prefactorum dominorum sindicatorum palam publice alta et 
inteligibili voce, vulgari sermone, tam in lingua latina quam in tar- 
tarica, sono cornu premisso. ut moris est. proclamasse in logia, 
in terminis ac bazale. caffè ac in omnibus locis publicis et consuetis. per 
dies quindecim continuos preteritos. inceptos die secunda presentis 
mensis augusti et hodie per totam diem flnituros. in omnibus et per 
omnia prout in dicto preconio continetur. 



VI. 

Esame processuale di Battista Giustiniani. 
1474, 22 agosto 



i& Eodem millesimo, die lune XXII augusti, in tertijs in camera. 

Hec est quedam inquisitio generalis et titulus inquisitionis. que flt 
et rieri intenditur per spectabiles dominos sindicatores suprascriptos. 
ellectos et deputatos ad sindicandum spectabilem dominuin baptistam 
justinianum olim consulem et massarium caffè. 

1 Articolo 
SuW amministrazione della giustizia. 

In eo de eo et super eo quod ad aures et notitiam prefactorum 
dominorum sindicatorum deuenit. fama publica precedente, non quidem 
a maliuolis nejue suspectis personis. sed potius a fide dignis et ho- 
nestis. prout prefactus dominus baptista olim consul per ejus audatiam 



QUISTIONI ( 360 ) 

et ejus superbiam et contra formarci regularum cade et ordiuamen- 
torum coraunis janue in cada, in dicto consulatus officio et durante 
tempore sui officij fuit negligens et remissus in administratione juris 
et justitie pettentibus ipsi domino baptiste tunc consuli. prout tene- 
batur de jure et secundum formarci capitulorum et regularum comunis 
janue in caffa. 

Risposta. 

)J< Ea die in vesperis in una ex cameris palatij. 

Supradictus dominus baptista constitutus etc. respondendo dicto 
primo articulo. cum juramento negat contenta in eo fore vera, dicens 
quod ymo fuit promptus propitius et solicitus reddere justitiam prò 
posse suo pettentibus. quam putat reddidisse bonam et justam. 

2 Articolo 

SulV integralità della famiglia sua. 

Item super eo quod dictus baptista tunc consul non habuit nec te- 
nuit integraliter familiam. prò ut tenebatur secundum formam regu- 
larum caffè, et prò toto tempore sui regimircis non fecit expensas 
quas facere tenebatur prò salario comunis eidem tradito et assignato. 
Que quidem familia debet esse ut infra, videlicet caualerins unus. 
domiceli sex. equi sex. ragatius unus. cochus unus. et si quos equos 
tenuit et habuit tempore sui regiminis. non fuerunt empti de pecunia 
ipsius. sed potius acomendatos a loyhiro habuit. 

Risposta. 
Ea die. 

Supradictus dominus baptista respondendo. cum juramento negat 
contenta in dicto articulo fore vera, dicens quod ymo habuit familiam 
et comittiuam suam integram. et habuisse equos et fecisse ea que 
obligatus erat ex forma regularum. 

3 Articolo 

Sull' assiduità nell' ufficio ai giorni e ore debite. 

Item super eo quod non fuit nec stetit diebus et seu horis juri- 
dictis et deputatis. secundum formam juris et capitulorum comunis 
janue in caffa. ad banchum siue curiam ad jus reddendum et admini- 
strandum subditis et districtualibus suis et diete comunitati et alijs. 



( 361 ) PRIVATE 

Risposta. 
Ea die. 



Supradictus dominus baptista respondendo. cura juramento negat 
contenta in dicto articulo fore vera, dicens quod ymo fuit et stetit 
ad banchurn juris diebus debitis. saluo si aliquando processit ex im- 
pedimentis negotiorura comunis etc. 

4 Articolo 
Sulle ingiustizie , violenze e ingiuste torture inflitte. 

Iteni super eo quod dictus dominus baptista tempore sui regiminis 
quamplures personas ciuitatis caffè, burgoruni et districtus caffè, in- 
debite et injuste grauauit molestauit et detinuit. et agrauari mole- 
stari et detineri feeit et presumpsit. ac mandauit eis injuriam et 
violentiam inferri, faciendo incarcerari et detineri. subijciendo etiam 
plures homines torraentis et torturis absque indicijs et absque .pre- 
senta unius ex scribis seu notarijs sue curie, ponendo seu poni fa- 
ciendo volontarie et injuste (sic) preter et contra formam juris et ca- 
pitulorum ac regularum comunis janue in caffa. condemnando etiam 
indebite et injuste ac multando. 

Risposta. 
Ea die. 

Supradictus dominus baptista respondendo cum juramento dicto ar- 
ticulo. negat (manca contenta in eo) fore vera. 

5 Articolo 
Sui doni ricevuti e le mangierie fatte. 

Itera super eo quod liabuit et recepit et peues se retinuit multa 
exenia et mangiarias. inter quas fuerunt aues equi et alia que con- 
signari debebantur et tenebantur massarijs et officio monete. Nec non 
recepit et habuit a nonnullis baronis et singularibus et diuersis per- 
sonis quedam alia munera non esculenta et proculenta que eidem 
concessa non erant. ymo prohibita vigore regularum. in grauedampnum 
et prejudicium massarie caffè et excelsi comunis et aliarum perso- 
narum. 



QUISTIONI ( 362 ) 

Risposta. 
Ea die. 



Supradictus dominus baptista respondendo. oum juramento negat 
contenta in dicto articulo fore vera, dicens quod si habuit aliqua 
exenia fuerunt talia que sibi licita erant ex forma regularum. 

6 Articolo 

Sulla giustizia resa ai suoi distrettuali e ai forastieri. 

Itera super eo quod tempore sui regiminis subditis et districtua- 
libus comunis cafTe. et alijs extranijs personis. jus et justitiam dene- 
gauit tam in ciuili quam in criminali, ac extitit etiam in executione 
juris et justitie negligens et remissus. 

Risposta. 

Ea die. 

Supradictus dominus baptista respondendo. cum juramento negat 
contenta in dicto articulo fore vera, dicens quod prò posse fecit om- 
nia que possibilia sibi fuerunt prò utille hujus ciuitatis. 

7 Articolo 

Sulle ingiurie e villanie fatte nel suo servizio. 

Item super eo quod proctullit pluribus personis et diuersis acce- 
dentibns coram ipso, causa ab ipso justa petendi. multa verba inj li- 
nosa et oprobiosa tam ad banchum curie quam extra, et quod non- 
nulli videntes se se vilipenderi per ipsum dominum baptistara. sic se 
continerunt et desisterunt accedere coram eo et ejus officio, in graue 
dampnum et prejudicium ipsorum. 

Risposta. 
Ea die. 

Supradictus dominus baptista cum juramento respondendo negat 
contenta ia dicto articulo fore vera. 

8 Articolo 

Sulla vigilanza e custodia della città e sobborghi. 

Itera super eo quod circa vigillem gubernationem et solieitam cu- 
stodiam diete ciuitatis ca(Te et suburbiorum se et familiam suam die 



( 363 ) 



PRIVATE 



noctuque non se habuit ut debuit. Ex quo nonnulla dampna passa co- 
missa et perpetrata fuerunt deffectu malie custodie et culpa ipsius 
domini baptiste tunc consulis et familie ipsius. 

Risposta. 
Eà die. 

Supradictus dominus baptista cura juramento respondendo negat 
contenta in dicto articulo fore vera. 

9 Articolo 
Sulle mangierie e regali permessi ai suoi dipendenti. 

Item super eo quod concessit permisit et voluit suos massarios 

suumque caualerium torqueri et accipere illicite et injuste a nonnullis 

et diuersis personis multas et diuersas soluptiones mangiarias mu- 

nera et dona ac tributa, contra formam regularum et capitulorura 

comunis janue in caffa. 

Risposta. 

Ea die. 

Supradictus dominus baptista respondendo dicto articulo. cum jura- 
mento negat {manca contenta) in eo fore vera, quia simillia nunquara 

passus est. 

10 Articolo 

Sull'esercizio di mercanzia esercitato, o partecipato nelle pubbliche 
gabelle. 

Item super eo quod per se et ejus nomine fecit et Aeri fecit mer- 

cantiam. emendo et vendendo in caffa et in toto imperio ga^arie 

contra formam dictarum regularum. et quod contra ipsas regulas par- 

ticeps fuit in aliquibus introitibus seu cabellis venditis in dieta ciui- 

tate caffè. 

Risposta. 

Ea die. 

Supradictus dominus baptista respondendo. cum juramento negat 
contenta in dicto articulo fore vera. 

11 Articolo 

Sulle inutili spese e mal fatte col denaro pubblico. 

Item super eo quod tempore sui regiminis in expensis ordinarijs 
et in soluptionibus ipsarum aliter se habuit quam ex forma regularum 



QUISTIONI ( 364 ) 

debebat. de ipsis faciendo multa oxenia et multas expensas que mas- 
sarie necessarie non erant. yrao voluit. tamen contra formam dictarura 
regularum. et utille comunis non respiciendo. 

Risposta. 
Ea die. 

Supradictus dominus baptista respondendo. cum j tiramento negat 
contenta in dicto articulo fere vera, dicens quod quotiens necesse 
fuit expendere. tallis expensa facta fuit mediantibus deliberationibus 
opportunis. 

12 Articolo 

Sulle spese fatte a capriccio, e senza l'intervento dell'Ufficio di 
Moneta 

Item super eo quod in aliquibus expensis et expendendo pecunias 
comunis non se habuit prout debuit. nec illud fecit cum Consilio et 
deliberatione officij monete, ut expresse tenebatur. sed potius fecit 
contra commissiones et ordinationes impositas. Ex quo respublica ma- 
ximum suscepit dampnum et interesse. 

Risposta. 

Ea die. 

Supradictus dominus baptista respondendo. cum juramento negat 
contenta in dicto articulo fore vera. 

13 Articolo 

Sulle violente estorsioni di somme, merci ecc. 

Item super eo quod multas violentias fecit et mangiarias ac extor- 
siones diuersis personis. et ab eis extorquit nonnullas pecuniarum 
summas res et merces illorum quorum erant. contra ipsorum volun- 
tatem et contra formam capitulorum et dictarum regularum. 

Risposta. 
Ea die. 

Supradictus dominus baptista cum juramento respondendo negat 
contenta in dicto articulo fore vera. 



( 365 ) PRIVATE 



14 Articolo 

Sui capi fuggiti da Solcati. 

Itera super eo quod rationem debitam non reddidit de capitibus 
fugientibus de surcato in caffa tallis qualis quorum erant dieta capita 
que massarie vel quibus ratio traddi et reddi debebat. contra formam 
dictarum regularum. 

Risposta. 
Ea die. 

Supradictus dominus baptista cum juramento negat contenta in 
dicto articulo fore vera, et maxime quia de hoc curam dimisit officio 
dominorum sindicatorum generalium quibus spectat. 

15 Articolo 

Sulla nomina indebita di ufficiali. 

Item super eo quod fecit et constituit plures officiales sine licentia 
et voluntate sui consilij et aliorum. prout tenebatur vigore regularum. 
sed potius solum ab ejus capite et voluntate. 

Risposta. 
Ea die. 

Supradictus dominus baptista respondendo. cum juramento negat 
contenta in dicto articulo fore vera. 

16 Articolo 

SuW indebito e fraudolento acquisto di danaro e di azioni sulle Com- 
pere di Caffa. 

Item super eo quod nomine ipsius per interpositas personas emere 
fecit plures pecuniarum quantitates de massaria caffè, tam in caffa 
quam in locis caffè et ejus jurisdictioni suppositis et stipendiarijs 
sub multa extorsione lucri, a qua venditione dicti stipendiati se val- 
lere non potuerunt. quia satis cito non potuerunt eorum stipendia 
percipere. et plures pecuniarum quantitates expendi fecit in emendo 
seu emere faciendo loca comperarum caffè et pagas stipendiatorum 
contra formam dictarum regularum. et sic tempore quo fuit mas- 
sarius. 



0UISTION1 ( 366 ) 

Risposta. 

Ea die. 

Supradictus dorainus baptista respondendo. cum juramento negat 
contenta in dicto articulo fore vera. 

17 Articolo 

Sulla revisione delle spese e introito dello Stato. 

Itera super eo quod fuit negligens in reuidendo et reuideri faciendo 
rationes cartulari] et introitus expensarum comunis et rnassarie caffè, 
in maximum dampnum et prejudiciura comraunis et massarie. et sic 
tempore quo fuit massarius. 

Risposta. 
Ea die 

Supradictus dominus baptista respondendo cum juramento negat 
contenta in dicto articulo fore vera. Dicit quod prò posse suo fecit 
et curauit semper utille massarie et comunis. 

18 Articolo 

Sui sodi o stipendiati non approvati. 

Item super eo quod'multos socios tenuit ad stipendium massarie caffè 
sine consonsu et Consilio offici) monete. 

Risposta. 
Ea die. 

Supradictus dominus baptista respondendo cum juramento negat 
contenta in dicto articulo fore vera. 

19 Articolo 

Sulla mollezza nelle cause civili. 

Item super eo quod multas instantias causarum ciuilium labi per- 

miserit ex ipsius negligentia. in graue dampnum personarum 3 i ti— 

gantium. 

Risposta. 

Ea die. 

Supradictus dominus baptista respondendo. cum juramento negat 
contenta in dicto articulo fore vera. 



( 367 ) PRIVATE 

20 Articolo 

Nella esazione delle multe e condanne. 

Itera super eo quod multas condemnationes factas tara per preces- 
sores suos quam per ipsum domioum baptistam neglexit exigi facere. 
Ex quo multi effecti fueruat oon soluendo. auffugerunt et recesserunt 
in graue damnura coraunis et raassarie caffè. 

Risposta. 
Ea die. 

Supradictus dominus baptista respondendo. cura juraraento dicit 
quod circa predicta et circa exactionem pecunie raassarie fecit que 
sibi possibilia fuerunt. 

21 Articolo 

Sugli arbitrii presi o permessi. 

Itera super eo quod multa arbitraria in se suscepit contra formam 
juris et multa alia, indebita commissit et perpetrauit/fecitque et per- 
petrari commisit et permisit que non facere debebat seu rieri facere. 
contra formam juris et capitulorum et regularum comunis janue in 
caffa. 

Risposta. 
Ea die. 

Supradictus dominus baptista respondendo. cura juramento negat 
contenta in dicto articulo fore vera. 

22 Artipolo 

Sulla compra o partecipazione nei dazii pubblici. 

Item super eo quod tempore sui regiminis emit et emere fecit 
per interpositas personas prò eo et ejus nomine drictus et seu cabellas 
comunis. et ipsis partici pauit. contra formam dictarum regularum. 

Risposta. 
Ea die. 

Supradictus dominus baptista respondendo. cum juramento negat 
contenta in dicto articulo fore vera. 



■juistioni ( 368 ) 

23 Articolo 

Sulla custodia del sigillo comunale. 

Itera super eo quod dictus dominus baptista tempore sui regirainis 
non tenuit penes se sigillimi comunis. prout facere tenebatur. ymo 
illum dimissit penes aliam personam. que prò bullandis litteris et 
saluis conductibùs accipiebat certas pecunias indebite et injuste et 
contra formam dictarum regularum. 

Risposta. 
Ea die. 

Supradictus dominus baptista respondendo. cura juramento negat 
contenta in dicto articulo fore vera. 

24 Articolo 

Sulle subastazioni delle imposte °.cc, della Masseria e Protettoria. 

Itera super eo quod dictus dominus baptista tempore sui regirainis 
quando adueniebat tempus subastandi et subastari faciendi introi- 
tus et cabellas. assignatas massarie et protectorie. non fecit nec 
obseruauit ordinationes prout facere tenebatur secundum formam dic- 
tarum regularum. 

Risposta. 
Ea die. 

Supradictus dominus baptista respondendo. cum juramento negat 
contenta in dicto articulo fore vera. 

25 Articolo 

Sulle assegnazioni indebite delle gabelle comunali. 

Item super eo quod dictus dominus baptista in venditionibus ca- 
bellarum comunis tempore sui regirainis dedit diuersis personis par- 
titura indebite, et multa alia fecìt et perpetrauit in venditione illarum 
cabellarum que facere non debebat. contra formam illarum regularum. 

Risposta. 
Ea die. 

Supradictus dominus baptista respondendo. cum juramento negat 
contenta in dicto articulo fore vera. 



( 369 ) PRIVATE 

26 Articolo 

Sul fuoco acceso nella gran sala del palazzo. 

Item super eo quod dictus dominus baptista tempore sui consulatus 

non tenuit ignem continue, tempore hyemali. expensis suis etiam in 

camera magna palatij. prout facere tenebatur secundum formam dic- 

tarum regularum. 

Risposta. 

Ea die. 

Supradictus dominus baptista cum juramento respondendo negat 
contenta in dicto articulo fore vera. 

27 Articolo 

Sui salvocondotti malamente ccncessi. 

Item super eo quod dictus dominus baptista tempore sui regiminis 
dedit et concessit saluumconductum absque massarijs et Consilio, et 
sine solito proclamate, contra formam dictarum regularum. 

Risposta. 

Ea die. 

Supradictus dominus baptista respondendo. cum juramento negat 
contenta in dicto articulo fore vera. 

28 Articolo 

Sull' assenza dai consigli durante il massariato. 

Item quod dictus dominus baptista. tempore quo fuit massarius. non 
adfuit Consilio penes tunc dominum consulem. quando consillia cele- 
brabantur horis debitis et congruis. et quando contingebat prefactum 
dominum consulem recedere de palatio non adfuit cum eo nec eum 
asociauit nec veneratus est. contra formam dictarum regularum. 

Risposta. 
Ea die. 

Supradictus dominus baptista respondendo. cum juramento negat 
contenta in dicto articulo fore vera. 

Que omnia et singula suprascripta dictus dominus baptista olim 
consul et massarius commissit et perpetrauit contra formam juris 

Società Ligure St. Patria. Voi. VII. P. II. 24 



QUISTIONI ( 370 ) 

capitulorum et regularura comunis janue. in graue dampnum et pre- 
judicium ipsius comunis et singularura personarum. 



VII. 

Esame di dodici testimoni sul governo del console Giustiniani. 
1474, 23 agosto 

I. 

Il primo testimonio, Giovanni Squarciafico, depone in favore di Bat- 
tista Giustiniani. 

© Die XXIII augusti. 

Johannes squarsaficus ciuis caffè testis receptus et examinatus de 
mandato spectabilium dominorum sindicatorum super omnibus et sin- 
gulis articullis contentis in suprascripta iuquisitione formata ut supra 
contra dictum dominum baptistam. Delato eidem juraraento per me 
dominicum de alsario notarium et scribam ipsorum et super ipsa in- 
quisitione de articulo in articulum. 

Suo juramento testificando dixit se nil scire de contentis in dictis 
articulis. imo credit quod dictus dominus baptista per optime se ha- 
buerit in ejus consulatus officio, tam circa administrationem justitie 
quam in alijs. et fecerit ea ad que obligatus erat ex forma regula- 
rum et capitulorum. et tam tempore massarie quam tempore consu- 
latus ejus. 

Interrogatus de causa scientie. respondit quia ipse testis toto tem- 
pore suorum officiorum consulatus et massarie. fuit et stetit semper 
in presenti ciuitate. ex quo scit prò ut supra dixit. 

II. 
Il secondo testimonio, Onofrio Pinelli, depone come sopra. 

►B Ea die. 

Inoflus pinellus ciuis janue testis receptus et examinatus de man- 
dato dictorum dominorum sindicatorum super contentis in inquisitione 
predicta. delato eidem juramento per me dictum notarium et inter- 
rogato de articulo in articulum. et sub dicto juramento testificando 



( 374 ) PRIVATE 

dixit se nil scire de contentis in dictis articulis. imo dicit quod dictus 

baptista optime se habuit in officio consulatus et raassarie. et sic est 

publica vox et fama in presenti ciuitate caffè, tam circa factum admi- 

nistrationis justitie quam in aliis. viuendo honoriflce in suo consulatus 

officio, et faciendo ea omnia ad que obligatus erat vigore regularum 

et capitulorum. 

Interrogatus de causa scientie. respondit quia ipse testis erat in 

caffa dicto tempore, ex quo scit et vidit prout dixit et fuit testifi- 

catus. 

III. 

Il terso testimonio, Bartolomeo Campo freg oso , depone in favore del 
Giustiniani, e contro il suo cavaliere Giacomo Casana, 

Ea die. 

Bartholomeus de campofregoso ciuis janue testis receptus et exa- 
minatus de mandato dictorum dominorum sindicatorum super contentis 
in dieta inquisitione. delato eidem juramento per me dictum notarium 
infrascriptum. et interrogatus de articulo in articulum. 

Suo juramento testificando dixit se nil scire de contentis in dictis 
articulis. saluo quod una die in bazalli vidit galeotum ejus famulum 
dicti domini baptiste qui emebat grana et bulabat currus cum quodam 
bullo. Et etiam scit quod petrus fllius dicti domini baptiste fecit mer- 
cantiam emendo et vendendo. Si id factum fuerit nomine dicti domini 
baptiste ignorat ipse testis. Dicens etiam audiuisse. essendo una die 
in logieta palatij. a johanne toirano. qualiter jacobus de casana caua- 
lerius dicti domini baptiste habuerat asperos duo millia de mangiaria 
a quadam macellario saraceno. De alijs contentis in dieta inquisitione 
nescit. saluo quod credit quod dictus dominus baptista fecerit ea ad 
que obligatus erat et illud quod facere debebat. 

Interrogatus de causa scientie. respondit per ea que superius dixit 
et fuit testificatus. et quia tempore dicti domini baptiste. tam consu- 
latus quam massarie. ipse testis erat in caffa. 

IV. 

Il quarto testimonio, Cristoforo Salvago, depone a favore del con- 
sole, come sopra. 

Ea die. 

Christoforus saluaigus burgensis caffè testis receptus et examinatus 



QUISTIONI ( 372 ) 

super contentis in dieta inquisitione. delato eidem juraraento et exa- 

minatus de articulo in articulum. 

Suo juramento testificando dixit se nichil scire de dictis articulis 

diete inquisitionis. nisi quod dictus baptista fuit semper solicitus in 

administrando justitiam. et etiam eundo solite ad banchum juris 

diebus debitis et deputatis. et etiam scit quod dictus dominus baptista 

habuit familiam suam integram et pari modo equos. et deraum optime 

fecerit (manca ea) ad que obligatus erat tam tempore massarie quam 

tempore consulatus. qui dominus baptista semper honoriflce stetit et 

meretur commendari de suo regimine. 

i 
Interrogatus de causa scientie. respondit quia temporibus massarie 

et consulatus dicti domini baptista ipse semper stetit in caffa. et de 

predictis est piene inforraatus. et quia fuit unus ex sindicatoribus 

generalibus tempore dicti domini baptiste. Ex quo scit prò ut supra 

dixit et testiflcatus fuit. 

V. 

Il quinto testimonio, Adamo Salvarezza , depone come sopra. 

Ea die. 

Adamus de siluaritia burgensis caffè testis receptus et examinatus 
super contentis in dieta inquisitione. delato eidem juramento et in- 
terrogatus de articulo in articulum. 

Suo juramento testificando dixit se nil scire de contentis in dictis 
articulis. saluo quod credit quod dictus baptista fecerit omnia ad que 
obligatus erat tam prò officio massarie quam prò officio consulatus. 
Verumtamen ex quo publice dici audiuit hinc inde quod sui caualerij 
habuerunt multas mangiarias et fecerunt multa illicita, tamen de 
firma scientia nescit. 

Interrogatus de causa scientie. respondit quod ipse testis semper 
stetit in caffa. ex quo scit prout supra dixit et testiflcatus est. 

VI. 

Il sesto testimonio, Gregorio Giudice, depone come sopra. 

Ea die. 

Gregorius judex ciuis janue receptus et examinatus de mandato 
dictorum dominorum sindicatorum super contentis in dieta inquisitione. 
delato eidem juramento et examinatus de articulo in articulum. 



( 373 ) 



PRIVATE 



Suo j tiramento testificando dixit se nil scire de contentis in dictis 
articulis. imo dicit quod dictus dominus baptista bene se habuit in 
suo consulatus officio et fecit ea ad que obligatus erat ex forma re- 
gularum et capitulorum. 

Interrogatus de causa scientie. respondit quia ipse testis semper 
toto tempore dicti domini baptiste erat in caffa. Ex quo scit ut 
supra dixit et testificatus fuit. 

VII. 

Il settimo testimonio, Lodisio Gentile, depone come sopra, in favore 
del Giustiniani. 

Ea die. 

Lodisius gentillis burgensis caffè testis receptus et examinatus de 
mandato dominorum sindicatorum super contentis in dieta inquisitione. 
delato eidem juramento per me notarium infrascriptum. 

Suo juramento testificando dixit se nil scire de contentis in dictis 
articulis diete inquisitionis. sed potius firmiter tenet quod dictus do- 
minus baptista optiate se habuerit in omnibus, quia eum semper com- 
mendari audiuit et etiam ipse testis vidit effectus suos. quia dominus 
baptista tempore quo erat consul tenuit equos suos et familiam. 
honorifice stando. 

Interrogatus de causa scientie. respondit quia ipse testis est bur- 
gensis caffè, semper adfuit in caffa. Ex quo scit prò ut supra dixit 
et testificatus fuit. 

Vili. 

L' ottavo testimonio, Tomaso Senarega, depone anch' egli come sopra. 

Ea die. 

Thomas de senarega ciuis janue testis receptus et examinatus de 
mandato dominorum sindicatorum super contentis in inquisitione pre- 
dieta, delato eidem juramento per me notarium infrascriptum. 

Suo juramento testificando dixit se nil scire de contentis in dictis 
articulis diete inquisitionis. imo dicit quod dictus dominus baptista 
tempore sue masserie et ejus consulatus bene se habuit in omnibus 
et tam in administratione justitie quam in ceteris alijs de quibus in 
dieta inquisitione flt mentio. et quod dominus baptista tenuit integra- 



QUIST10NI ( 374 ) 

liter familiam suam et fecit omnia ad que obligatus erat ex forma 
regularum. 

Interrogatus de causa scientie. respondit quia ipse testis toto tem- 
pore regiminis dicti domini baptiste stetit in caffa. Ex quo scit et 
vidit prò ut supra dixit et testiflcatus fuit. 

IX. 

Il nono testimonio, Gianantonio Calvi, depone come sopra. 

Ea die. 

Johannes antonius caluus ciuis janue testis receptus et examinatus 
de mandato dominorum sindicatorum super contentis in dieta inqui- 
sitione. delato eidem juramento per me notarium infrascriptum. 

Suo juramento testificando dixit se nil scire de contentis in dictis 
articulis diete inquisitionis. dicens tamen se scire quod dictus dominus 
baptista tempore sui regiminis et massarie optime atque optime se 
habuit in ejus consulatus officio et tam in administratione justitie 
quam in omnibus alijs et semper fuit solicitus et vigilatiuus in rebus 
publicis et meretur comendari quia fuit optimum gubernium. 

Interrogatus de causa scientie. respondit quia ipse testis continue 

stetit in presenti ciuitate caffè toto dicto tempore et vidit laudabille 

gubernium dicti domini baptiste. Ex. quo scit prout supra dixit et 

fuit testiflcatus. 

X. 

Il decimo testimonio, Filippo De-Franchi, depone egli pure come sopra. 

Ea die. 

Filippus de franchis burgensis caffè testis receptus et examinatus 
de mandato dominorum sindicatorum super contentis in dieta inqui- 
sitione. delato eidem juramento per me dictum notarium infrascriptum. 

Suo juramento testificando dixit se nicbil scire de contentis in dictis 
articulis diete inquisitionis. nisi et saluo quod in omnibus dictus do- 
minus baptista tempore sui regiminis recte se habuit et obseruauit 
regulas et alia que debebat obseruare. 

Interrogatus de causa scientie. respondit quia ipse testis est ex 
burgensibus caffè et semper stetit in presenti ciuitate tempore regi- 
minis dicti domini baptiste. Ex quo scit prout supra dixit et testi- 
flcatus fuit. 






( 375 ) PRIVATE 

XI. 

L' undecìmo testimonio, Battista Allegro, depone come sopra , e com- 
menda assai il governo del Giustiniani. 

1474, 24 agosto. 
© Die XXIIII augusti. 

Baptista de alegro burgensis caffè testis receptus et examinatus 
de mandato dictorum dominorum sindicatorum super dictis articulis 
contentis in dieta inquisitione per me notarium infrascriptum. 

Suo juramento testificando dixit se nichil scire de contentis in 
dieta inquisitione. tamen dicit qnod dictus dominus baptista optime 
se habuit in suo regimine et honoriflce in omnibus et tam in facto 
administrationis justitie quam in ceteris quibuscumque ad officium 
consulatus pertinentibus. Qui dominus baptista meretur quam plurimum 
commendar!, quia fuit homo qui semper quesiuit pacem ponere inter 
discordias. et die noctuque fuit vigilatiuus in quietando dissentiones 
que vigebant inter multos de logia, et utinam in hac ciuitate non es- 
sent neque meliores neque pegiores (sic) ipse dominus baptista. 

Interrogatus de causa scientie. respondit quia ipse testis tamquam 
habitator caffè predicta scit. et etiam quia toto tempore consulatus 
et massarie dicti domini baptiste semper stetit in presenti ciuitate 
caffè, prout supra dixit et testificatus est. 

XII. 

Il duodecimo testimonio, Lionello Vivaldi, depone in favore del 
Giustiniani. 

1474, 25 agosto. 

£& Die XXV augusti. 

Leonelus de viualdis testis receptus et examinatus de mandato 
prefactorum dominorum sindicatorum super dieta inquisitione gene- 
rali, delato eidem juramento per me notarium infrascriptum. et exa- 
minatus de articulo in articulum. 

Suo juramento testificando dixit .se nil scire de contentis in dictis 
articulis. imo dicit quod dictus dominus baptista fuit vigilatissimus (sic) 
in administrando justitiam et optime se habuerit in omnibus, quia 
fuit optimum gubernium. 



QUISTIONI ( 376 ) 

Interrogatus de causa scientie. respondit quia ipse testis semper 
stetit in caffa. Ex quo scit et vidit prò ut supra dixit. 



Vili. 

1 Sindicatori predetti sentenziano in favore di Battista Giustiniani e suoi cava- 
lieri, assolvendolo da ogni accusa , pel tempo del suo consolalo e massariato. 



In nomine domini. Spectabiles et egregij domini sistus centurionus. 
guirardus de viualdis. thomas nauonus et jacobus de zoalio ciues janue. 
sindicatores ellecti et constituti per magnifìcum dominum antoniotum 
de cabella honorabillem consulem caffè, ejusque spectabilem dominum 
obertum squarsaficum massarium et prouisorem et alia officia, juxta 
forrnam regularum caffè, ad sindicandum spectabilem dominum bapti- 
stam justinianum olim consulem caffè et ejus caualerios. ut de dieta 
electione constat autentica deliberatione. scripta manu antonij de bo- 
zollo notarij die secunda presentis. 

Pro tribunali sedentes ad solitum juris banchum et spectabilium 
dominorum sindicatorum assiduorum caffè. Quem locum etc. Nec non 
ad cognoscendum sententiandum et terminandum super inquisitione 
generali per ipsos et eorum officio contra prefactum dominum bapti- 
stam formata, de qua latius in actis apparet. Volentes igitur proce- 
dere ad determinationem et decisionem suprascripte inquisitionis. 
sono campanelle voce tubetarum et preconis ut moris est. et ut te- 
nentur secundum formam juris regularum et ordinamentorum comunis 
janue in caffa. 

Vissis igitur fidejussionibus prestitis per dictum spectabilem do- 
minum baptistam de summis quingentis caffè de mandato ipsorum 
dominorum sindicatorum juxta formam dictarum regularum. Visso 
etiam preconio inde secuto per dies quindecim continuos. continente 
quod si erat aliquis qui se conqueri vellit de ipso domino baptista 
aut ipsum aliqualiter accusare, et prout et sicut latius in dicto pre- 
conio continetur. et prout etiam retulit paulus bonus cintracus pu- 
blicus comunis. Vissa etiam dieta inquisitione generali, et contentis in 
ea. formata contra dictum dominum baptistam. Responsionibusque cum 
juramento factis per dictum dominum baptistam. Testibus duodecim 



( 377 ) 



PRIVATE 



tara ciuibus quam burgensibus prò dimidia super ea receptis et exa- 
minatus et eorum dictis et attestationibus. Et deraura etc. Omni jure etc. 
Christi nomine inuocato. 

Videlicet quia absoluerunt et absolutum esse pronunciauerunt sen- 
tentiauerunt et declarauerunt dictum dominum baptistam a supra- 
scripta inquisitione generali et ab omnibus et singulis in ea contentis. 
tam respectu officij consulatus quam massarie. et ab ulla molestia que 
ullo unquam tempore inferri possit occasione dictorum sindicamento- 
rum. Et sic ut supra etc. Lata etc. 

Et lecta testata et publicata per me christofferum de caneuali no- 
tarium loco dominici de alsario notarij. unius ex quatuor scribis 
curie, absentis caffè, ad bancum spectabilium dominorum sindicatorum 
assiduorum caffè ut supra. anno dominice natiuitatis MCCCC septua- 
gesimo quarto indictione sexta secundum janue cursura. die sabati 
XXVII augusti in tertijs. presentibus testis adamo de siluaritia. paulo 
de puteo burgensibus caffè, galeoto muscha et lazaro leardo, ciuibus 
janue vocatis et rogatis. 



IX. 



Autenticazione notarile degli Atti predetti 



Extractum est ut supra de publicis actis curie oaffe. videlicet ex 
actis sindicamentorum prefati domini baptiste. scriptis partim domi- 
nici de alsario notarij predicti. et partim per me antedictum chri- 
stoferum notarium. notarium (sic) infrascriptum. in hac parte scriba 
prefatorum dominorum sindicatorum. ad instantiam spectabilis domini 
baptiste justiniani predicti etc. 

Christoferus de caneuali notarius. 



VII. 

Sindicamento del console Battista Giustiniani. 

(anno 1474) 

(Filza di Caffa) 



Processus sindicamentorum 
domini baptiste justiniani de oliuerio ( 1 ). 

In nomine domini amen. Spectabiles et egregij domini sistus centu- 
rionus. guirardus de viualdis. tomas nauonus et jacobus de zoalio. 
ciues janue. sindicatores electi et constituti juxta formam regularum 
caffè de elligendis sindicatoribus domini consulis caffè etc. per ma- 
gnificimi dominum antoniotum de cabella honorabilem consulem caffè 
prò magnificis dominis protectoribus comperarum sancti georgij etc. 
ejusque spectabiles dominum obertum squarsaficum alterum massa- 
rium et prouiso'rem. et venerandum consillium dominorum antianorum. 
ac offlcium quatuor sindicatorum generalium caffè, et alios deputatos. 

(') È un grosso quaderno di pag. 51, di fitto carattere, tutto scritto da un 
solo copista. Perforato in tre punti, dall' ago , secondo un non bello uso degli 
archivisti antichi , lascia a interpretare molte parole che più non vi si possono 
leggere, perchè bucherata è la carta. Sulla copertina di rispetto sta scritto: 
Processus sindicamentorum S. D. Baptiste Justiniani olim consulis caphe. Ciò 
che vien ripetuto, meno la S., sulla prima pagina dell'incarto. Gli è questo 
un quanto lungo, altrettanto impprtantissimo documento, per la dilucidazione 
di molte intime e scerete cose attinenti alla storia della nostra Colonia. 

Di questo poi vogliamo fare avvertiti ancora una volta i nostri lettori: non 
si ascrivino a noi gli infiniti strafalcioni in latinità e le spesse sgrammaticature 
contenute in dette carte. 



( 379 ) PRIVATE 

nominatos in dieta electione. ad sindicandura spectabilem dominum 
baptistam justinianum olim consulem caffè, ejusque caualerios et co- 
raittiuam. ut de ellectione eorum constat autentica deliberatione. 
scripta manu antonij de bozollo notarij et cancellarij. anno presenti 
die secunda presentis mensis augusti, vissa et lecta per ipsos dc™ 
minos sindicatores : 

Pro tribunali sedentes ad solitum juris banchum spectabilium do- 
minorura sindicatorum assiduorum caffè, locum ad hoc deputatum ad 
cognoscendum sententiandurn et terminandum super quibuscumque ac- 
cusationibus laraentationibus querelis expositionibus grauaminibus. et 
alijs indebite perpetratis et comraissis per dictum dominum bapti- 
stam tempore sui consulatus offlcij et massarie. et per suos cauale- 
rios. nec non ad cognoscendum et terminandum super inquisitione 
generali per ipsos et eorum offlcium contra dictum dominum baptistam 
formata, et de qua latius in actis ipsorum apparet. 

Vollentes igitur procedere ad determinationem et decisionem in- 
frascriptarum accusationum et lamentationum contra dictum dominum 
baptistam depositarum. sono campanele et voce preconis ut moris est. 
et ut tenentur secundum formam regularum et ordinamentorum co- 
munis janue in caffa. Sedentes omnes quatuor prò tribunali in supra- 
dicto loco. 



Accuse fatte al console Giustiniani 



Et primo super accusatione facta et deposita anno presenti die 
XIII augusti per jacobum de flisco ex eo quod dictus dominus ba- 
ptista essendo consul accepit quandam lapidem ex ecclesia sancte 
agnetis. in qua erat arma domus nobillhim de flisco. contra volun- 
tatem domini episcopi, et prout et sicut latius in dieta accusatione 
continetur. et cujusquidem accusationis et totius processus tenor se- 
quitur ut infra: 



QUISTIONI ( 380 ) 

I. 

Giacomo Fieschi accusa I' ex console Battista Giustiniani di avere, per suo arbi- 
trio e con prepotenza, tolto alla chiesa di s. Agnese una lapide avente l'arma 
dei Fieschi, e appropriatalasi per incidervi il suo stemma e collocarla alla 
bocca del porto di Gaffa. 

UH, 13 agosto 

Jacobus de flisco constitutus in jure et presentia dominorum sisti 
centurioni, guirardi de viualdis. tome nauoni et jacobi de zoalio. sin- 
dicatorum ellectorum ad sindicandum dominum baptistatn justinianum 
olim consulem. Dicit ipse jacobus quod dictus dominus baptista tem- 
pore sui consulatus intelligendo esse quandam lapidem in ecclesia 
sancte agnetis episcopatus caffensis. que lapis propter ruinam diete 
ecclesie ab altari fuerat remota ibi in dieta ecclesia, et cupiens 
dictam lapidem habere prò ponere arma sua in ea lapide, et eam 
affigere hostio portus caffè subtus turres. ipsam petiit a reuerendo 
domino episcopo, qui intelligendo dictam lapidem esse dedicatam in 
dieta ecclesia ad altare in honorem sacratissimi corporis christi. per 
quondam reuerendum dominum simonem de flisco olim episcopum 
diete ecclesie. Qui episcopus ipsam dare nolluit. et de predictis. ac- 
cersito domino julliano de flisco. etiara dixit dicto domino baptiste. 
tunc consuli. quod dieta lapis erat dedicata in dieta ecclesia cum 
armis de flisco. et quod eam habere non poterat. 

Demum uno modo vel alio, essendo prefatus dominus episcopus ad 
sanctam mariam de coronato extra ciuitatem. ecce intellecta absentia 
per dictum dominum baptistam. et de mandato ipsius capta fuit 
dieta lapis, et licet franciscus de flisco et ipse jacobus petierint pre- 
fato domino baptiste ut vellet restituere dictam lapidem. Qui recu- 
sando. continue tamen in ea fabricari et laborari faciebat dieta sua 
arma. Quo visso fuit necesse accedere ad prefatum dominum episcopum 
ad se se conquirendum de dieta lapide, et quod non erat honor ip- 
sorum de flisco quod dieta lapis, in qua erant arma ipsorum de 
flisco et que erat dedicata ad honorem dei. poneretur ad propria (?) 
mundi, et hoc erat in magnum eorum prejudicium. et sic proptesta- 
bantur. 

Qui dom ; nus episcopus. hoc audito, signitìcauit dicto domino bap- 
tiste quod vellet eam lapidem redduci facere ad dictam ecclesiam. et 



( 381 ) PRIVATE 

quia ipse jacobus de voluntate omnium illorum de flisco faciebat 
totam ipsam operam habendi dictam lapidem. dictus dominus baptista 
respondidit ipsi jacobo quod si eam vellebat qnod solueret asperos CL 
prò expensis armarum in ea factarum. Ipse jacobus recusabat soluere 
dicendo quod dictam lapidem deuastauerat. et quod prò deuastatione 
ultra vollebat esse soluptus quod non erat debitum. Finaliter prò eo 
quod ex tunc contra consulem resistere non poterat. ipse jacobus non 
aliter possendo facere prestitit fldejussionem dicto domino consuli do- 
minum ciprianum de viualdis. quem dominum ciprianum soluere fecit 
prò dieta fldejussione asperos CCCL. ponendo seu poni faciendo in 
libro massarie debitorem dictum ciprianum fidejussorem predictum de 
asperis CCCL. quos ipse jacobus exinde soluit dicto Cipriano. 

Et cum prefatus dominus baptista non sollum fuerit contrafaciens 
in accipieudo dictam lapidem. ymo pejus cogendo soluere dictum ja- 
cobum ad soluticnem deuastationis facte de dieta lapide per dictum 
dominum baptistam. que lapis est multi valoris. 

Et prò tanto denunciat et accusat dictum dominum baptistam tan- 
quam contrafacientem et prò propria auctoritate auferente (sic) et fa- 
ciente auferre dictam lapidem vi et potentia. quod non est de voluntate 
magnifici offlcij sancti georgij. nec non de jure. Quem dominum bap- 
tistam condemnari requirit ad soluendam deuastationem diete lapidis. 
prò ut vobis dominis sindicatoribus videbitur in conscientijs vestris. 
attento maxime quia res est et tangit ecclesie et diuino cultui. 

Item condemnari requirit dictum dominum baptistam ad dandum et 
soluendum dicto jacobo. suffocato a dicto domino baptista tempore sui 
consulatus. dictos asperos CCCL. et ultra damnum et interesse passum 
per ipsum jacobum. secundum quod vobis dominis sindicatoribus vi- 
debitur. Et predicta dicit ad presens etc. Saluo sibi etc. 
© MCCCCLXXIIII die sabati XIII augusti in tertiis. in logia caffè. 

Deposita et presentata fuit suprascripta accusatio et denunciatio 
coram dictis dominis sindicatoribus. et in jure et in preseutia eorum. 
et penes me notarium infrascriptum. per dictum jacobum. 

Qui domini sindicatores predicta omnia admiserunt in quantum de 
jure teneantur et debeant. et non aliter. 



QUISTIONI ( 382 ) 

II. 

Il Giustiniani risponde alla precedente accusa. 
1474, 19 agosto 

& 

Spectabilis dominus baptista justinianus constitutus in jure et in 
presentia spectabilium dominorum sindicatorum. ellectorum ad sin- 
dicandum ipsum olim consulem caffè, occasione vane accusationis 
facte nulliter per jacobum de disco, cui non consentit. 

Cui respondendo et contradicendo, cum protestatione tamen quod 
dictus jacobus condemnari debet si indebite accusauerit ipsum do- 
minum baptistam. ut disponitur ex forma regularum et commissionum 
magnifici officij. quarum obseruationem requirit in quacumque parte 
hujus judicij. Et maxime* quia manifeste et notorium est qualis fuerit 
mottus dicti jacobi ad accusandum et calomniandum ipsum dominum 
baptistam. et si res in facto non esset notoria prout est. in hijs se 
verbis satius extenderet. sed cum nota sint. breuitatis gratia obmit- 
tuntur. 

Quod autem facta fuerit dieta accusatio per dictum jacobum non 
mottum bono zello. neque etiam zello dominorum nobillium de flisco. 
satis manifesta est ratio, quia ipsius jacobi non interest super hijs 
que dedicata sunt ecclesie, ut ipse fatetur. Alia ratio, quum non 
incertum est sed potius manifestum est ipsum dominum baptistam 
non fuisse. neque verbo neque opere, ad dispositionem ullam dede- 
coris prefatorum nobillium de flisco. nec hoc compertum est aliquo 
tempore ipsum dominum baptistam fuisse dispositum ulli persone 
facere dedecus. Alia ratio quia bene manifeste constat dictum jacobum 
non uti veritate vollendo afferre collorem in sua accusatione. quod 
quodam modo vi accepit illum lapidem. interponendo illa verba quod 
accepta fuerit illa lapis essendo reuerendissimus episcopus absens a 
ciuitate ad sanctam mariam de coronato, et subj ungendo alia verba 
de quibus in dieta accusatione fit mentio. Ex his enim manifeste col- 
ligitur qualis qualitatis mottus fuerit ille dicti jacobi. non utendo 
veritate. et afferendo falsos collores. Quod probatur per scripturara 
prefati domini episcopi bullatam bullo ejus. per quam declaratur qua- 
liter res se habuerit in facto, et prò ut ille lapis acceptus fuit cum 
expressa licentia et consensu prefati domini episcopi. 



( 383 ) PRIVATE 

Et de modo restitutionis diete lapidis ad requisitionem dicti domini 
episcopi, sub instantia ei facta per dictum jacobum et franciscum de 
flisco. prò ut latius in dieta scriptura continetur. quam exibit et pro- 
ducit ad verilicationem premissorum. nec fuit opus per dictum jacobum 
tantum magnifacere quod dedicata erat ad honorem dei. quoniam no- 
toria est demolitio diete ecclesie nouissime constructe etiara sub auxilio 
pecuniarum magnifici officij sancti georgij. itaque habita licentia ab 
ipso domino episcopo. Et ubi ponebatur ad cultum reipublice non fuit 
tantum sacrilegium maximum, constante et apparente id factum fuisse 

non vi non dolio sed de licentia episcopi cujus erat lapis ut 

dictum est constat id factum fuisse auctoritate episcopi. 

Saluis premissis. negat narrata prout narrantur in dieta accusatione 
fore vera, et pettita prout pettuntur de jure fieri debere. Requirendo 
se absolui ab indebita et calumniosa accusatione predicta. et dictum 
jacobum indebite accusantem condemnari juxta formam regularum et 
nouissimarum comissionum magnifici officij sancti georgij. quas exibit. 
Quia etiam super his (e non segue altt-o). Et hoc ad presens. Sub re- 
seruatione etc. 

►B MCCCCLXXIIII die veneris XVIIII augusti in tertijs 
in salla magna palatij. 

Deposita in jure et in pre?entia prefatorum dominorum per dictum 
dominum baptistara. qui exibuit et promisit etc. Sub etc. Et prò eo 
intercessit et fidejussit petrus de alegro quantum prò summis quinque. 
Sub etc. Qui domini sindicatores predicta omnia admiserunt in- 
quantum de jure teneantur et debeant. et non aliter. 



III. 

Replica di Giacomo Fieschi alla risposta del Giustiniani. 
1474, 22 agosto 

Supradictus jacobus de flisco constitutus ut supra coram prefatis 
dominis sindicatoribus. occasione responsionis facte per dictum do- 
minum baptistam accusationi contra eum facte de dicto lapide, in qua 



QU1STI0NI ( 384 ) 

videtur producat apodixiam domini episcopi, per quam apparet quod 
dictus dominus episcopus fuerit contentus quod prefatus dominus 
baptista dictum lapidem acceperit. Dicit ipse jacobus quod dieta apo- 
dixia est facta die XIII presentis raensis et dieta lapis capta fuit jam 
sunt menses duo elapsi in circa. Protanto quia non fuit capta de 
scientia et voluntate dicti domini episcopi, licet postea aptauerit 
factum hujus lapidis cum ipso domino episcopo, quod Aeri non po- 
tuit in prejudicium ipsius jacobi. facit titulum inscriptum. Primo 
quod verum est quod quando dieta lapis capta fuit de ecclesia sancte 
agnetis per dictum dominum baptistam. vel de mandato suo. dictus 
dominus episcopus absens erat. videlicet extra ad sanctam mariam 
de coronato, et quod quando reuersus fuit. intellecto de dicto lapide 
capto dixit ipse dominus episcopus se fuisse malie contentum quod 
dictus dominus baptista acceperit dictam lapidem. 

►& MCCCCLXXIIII die lune XXII augusti in vesperis. 

Deposita in jure et in presentia prefatorura dominorum sindica- 
torum per dictum jacobum. Qui domini sindicatores predicta omnia 
admiserunt in quantum de jure teneantur et debeant. et non aliter. 



IV. 

Sentenza dei Sindicatori, con cui assolvono l' ex-console Giustiniani dall'accusa 
della lapide. 

Vissis igitur dieta accusatione et contentis in ea. ut supra facta et 
deposita per dictum jacobum contra prefatum dominum baptistam. 
responsione facta et deposita diete accusationi per dictum dominum 
baptistam. qui dixit dictam lapidem accepisse de voluntate reueren- 
dissimi domini episcopi, eo quod erat ruinata et prò ut in dieta re- 
sponsione fit mentio. Vissa declaratione facta per reuerendum do- 
minum episcopum in scriptis exibita et producta coram ipsis cum 
ejus bullo, per quam declarationem fit mentio quod capta fuerit de 
voluntate ipsius episcopi. Audita etiam testificatione facta per la- 
zarum leardum ad instantiam dicti jacobi. et audicto etiam dicto 
jacobo qui testes producere vollebat. et per eos cognito quod ipsi 
testes sunt in causa propria admittere noluerunt. Et demum etc. 
Omni modo etc. Christi nomine inuocato etc. 






( 385 ) PRIVATE 

Videlicet quia absoluerunt dictum dominum baptistam a dieta ac- 
cusatone, et ab omnibus et singulis in ea contentis. 



II. 

Seconda accusa contro la gestione del console Giustiniani 



Super alia accusati one seu querela facta et deposita per dominum 
christoferum de nigro. consulem soldaie. contra dictum dominum bap- 
tistam die XVI augusti, ex eo quod deliberatum fuit expendi debere 
asperos XXX milia prò opere scarparum et meniorum soldaie. Et 
tempore dicti domini baptiste deliberatum fuit expendi asperos X 
milia. Quos asperos ipse dominus christofferus habere non potuit. Et 
prò ut et sicut latius in dieta lamentatione continetur. 

Cujusquidem lamentationis et totius processus tenor sequitur ut 
infra. 



I. 

Cristoforo Di-Negro accusa Battista Giustiniani su molti punti della sua ammi- 
nistrazione. 

1474, 17 agosto 

Christofferus de nigro consul soldaie constitutus coram vobis no- 
bilibus et egregijs dominis sindicatoribus. ellectis ad sindicandum do- 
minum baptistam justinianum olim consulem caffè. Dicens quod tem- 
pore domini joffredi lercarij vollens ipse christofferus prò honore et 
gloria magnifici officij sancti georgij. et prò utilitate et saluatione 
loci soldaie proseguire (sic) opus scarparum inceptarum prò repara- 
tione et fortitudine meniorum loci soldaie. Et considerans quod via 
angariarum totaliter Aeri non posset. comparuit ipse christofferus in 
Consilio caffè, et narrauit opportuna et que fieri oportebat ad conse 
quendum opus, quod fieri non poterat nisi prouideretur de aliquibus 
pecunijs. et etiam prò palatio quod ruinabatur. Demum deliberatum 
fuit expendi debere asperos XXX millia in hunc modum. prò opere 

Soeietd Ligure di Storia Patria. Voi. VII. P. II. 25 



QUISTIONI ( 386 ) 

scarparum expendendi in tribus annis. ex quibus habuit asperos XX 
railia expenditi in dicto opere, ut apparet per librum offlcij meniorum 
soldaie. et prò dieto palatio tempore dicti domini baptiste deliberati 
fuerunt asperi X milia in ejus introitu et nihil habuit. sed bene ha- 
buit iterum asperos XX milia prò dicto opere scarparum. expenditi prò 
ut apparet per dictum librum. 

Dicens etiam quod tempore dicti domini baptiste vollendo prose- 
guire opus predictum requisiuit sibi prouideri de pecunijs (manca 
prò) dictis scarpis usque ad summam asperorum X milium deben- 
dorum. quod facere recusauit. nec profuerunt preces raultorum. quibus 
apparet esse mancamentum et detrimentum quod relinqueretur tallo 
opus bonum. quod opus non potuit prosequere ipse christofferus culpa 
et deffectu dicti domini baptiste. in dedecus magnifici officij et detri- 
mentum dicti loci soldaie. Et ut sciatur causa que monuit ipsum do- 
minum baptistam. fuit quare. attinens andreoli de goasco generis gre 
gorij de pinu. attinentis dicti domini baptiste. volluit consentire om- 
nibus illicitis requisitionibus ipsius andreoli. 

Et primo in committendo eidern christoffero dare debere dicto an- 
dreolo prò loco tasilli magistros antelami non tres sed quinque ex 
melioribus. prò quibus dum voluisset ipse christofferus facere resi- 
stentiam. multociens scripsit et dicere fecit dicto domino baptiste 
quod non vellet ita facere. quia melius erat quod opus comunis per- 
flceretur quam locus tasilli. qui omnimode est derelictus et sine cu- 
stodibus ex auaritia et pigritia ipsius andreoli. Qui dominus baptista 
siue aliqua consideratione volluit et suis litteris expresse mandauit 
quod dictus andreolus esset seruitus uno modo vai alio, et opus re- 
stauit. Et hec fuit vera causa propter quam ipse dominus baptista 
se prouocauit ad iram indebite et injuste ad impediendum ne dictus 
christofferus aliquod bonum faceret. nec honorem haberet in suo con- 
sulatu. 

Alia causa fuit quod ipse andreolus ausus fuit dicere quod quedam 
bombarda comunis esset sua. et volluisset quod ipse christofferus 
sibi iìlam dedisset sine aliqua inquisitione. Et sic simpliciter ipse 
dominus baptista prò dicto andreolo cepit rixas et questiones cum 
dicto christoffero. sibi scribendo litteras inlicitas occasione diete bom- 
barde, que bombarda lucrata est comuni ex constantia ipsius chri- 
stofferi. qui nolluit assentire requisitioni dicti andreoli nec dicti do- 
mini baptiste. 



( 387 ) PRIVATE 



Et alia fuit causa quia dictus andreolus habendo quoddam casalle. 
vocatum caragaihi. in confinibus soldaie. quod dicitur esse canlucorum. 
et ipse andreolus asserit esse suum et fratrum. in quo loco aliqui 
qui nunc morantur in soldaia habitauerunt.'et duna ipse christofferus 
voluit eos angarizare ut alios. ipse andreolus nolebat. asserendo de- 
bere esse franchi et liberi, etiam quantumcumque starent in soldaia. 
et visso quod ipse christofferus noluit sibi compiacere prò tali re. 
inhonestam de hoc porrexit lamentationem dicto domino baptiste. qui 
etiam sine aliquali consideratione vollendo compiacere dicto andreolo 
grauiter scripsit dicto christoffero prò re ipsa. 

Item dicit ipse christofferus quod prò ejus excusatione essendo una 
dierum in soldaia julianus de flisco unus ex officio monete, qui vidit 
opus inceptum per predictum christofferum et quamdam turrim que 
ruinam minabatur. exclamauit et dixit quare non prouidebatur. cui 
ipse christofferus dixit quod in hoc erat in culpa dictus dominus 
baptista. qui impediuit et non permissit ut prò tali opere amplius 
prouideretur de pecunijs deliberatis ad tale opus. Pro qua occasione 
dictus jullianus locutus fuit tamquam unus ex officio monete cum 
dicto domino baptista in presentia cipriani de viualdis et aliorum. 
qui omnes rogauerunt ipsum dominum baptistam quod vellet proui- 
dere ut prò dicto opere prouideretur de pecunijs jam deliberatis. et 
etiam prò palatio. quod nunc poterat refformari cum pecunia sibi de- 
liberata, et tardando dabit duplam expensam. Quibus ipse dominus 
baptista noìluit compiacere. 

Et cum ciprianus magis instaret, dixissetque eidem domino consuli 
vos non habetis ultra duas balotolas. in bac re consulite negotium 
quod non restet. cum hoc procedat ad maximum interesse comunis. 
cui ipse dominus baptista respondidit cum ira que adhuc regnabat 
in eo ex alijs causis supradictis. respondit dicto Cipriano quod ipse 
erat prò toto. quia ipso non vollendo nichil habebit. Ex quibus cau- 
sis. culpa dicti domini baptiste restauit opus tam scarparum quam 
palatij derelictum. et dubitandum est quod dieta turris non poterit 
se defendere tempore hiemali proxime venturo, nee in palatio poterit 
consul habitare. et comunis damnum patietur. quia omnimode repa- 
rare oportebit. 

Et non contentus dictus dominus baptista de predictis. conatus fuit 
ne dictus christofferus haberet obedientiam in dicto loco, et ipsum 
scandalizauit cum suis habitatoribus. faciendo cum suis illicitis man- 



yui'sTioNi ( 388 ) 

datis ipsum christofferum consulem venire non semel sed pluries co- 
rani ipso prò omni minima re. ut si esset quemdam singularem per- 
sonam. Et hoc probatur etiam quia aliqui stipendiati habitantes in 
dicto loco ex melioribus. et quos vocari oportet ad omne consillium. 
facto cuna ipsis quodam consillium (sic) super requisitione magistrorum 
supradictorum. talles fecit cassari a stipendio sine aliqua causa, sed 
potius in dedecus ipsius christofferi. Hec talia fecit et faciebat. prò 
ut latius exponetur coram magnifico officio sancti georgij. coram quo 
pettit hec omnia remitti et ibi terminabitur. quomodo se bene habuit 
ipse dominus baptista in predictis et qualem honorem [habebit occa- 
sione predictorum. et ut appareat de indebitis molestationibus et ve- 
xationibus. 

Ac gesta et facta per dictum dominum baptistam contra ipsum 
christofferum deffendentem rem publicam et bonura comunis. contra 
maliuolos et malum macchinantes. exibit et producit. 

Et primo quandam litteram ipsius domini baptiste responsiuam die 
Vili augusti anni proxime preteriti littere ipsius christofferi date 
soldaie die VII dicti mensis augusti, in quibus hec verba inter cetera 
scripta sunt. videlicet: ne ih ore habeatis negotia loci tasilli tanquam 
vobis ea obiectantur. et si secus feceritis certe procedere necessita- 
bimur contra vos illis punitionibus quibus merita rerum egebunt etc. 
Quibus verbis et alijs contentis in dictis litteris fuerat satisfactum 
per dictas litteras dicti christofferi. quas ipse dominus baptista ha- 
bet et debet exibere. et sic pettit ipsum compelli ad exibendum. 

Item exibit aliam litteram dicti domini baptiste scriptam die XXVI 
augusti dicti anni dirrectam ipsi christoffero. in exorclio quarum hec 
verba continentur. videlicet: notifficatum nobis fuit prout astringitis 
illos de casalle caragaihi quondam antonij de goasco. quatenus ipsi 
facere debeant angarias soldaie etc. Quibus etiam satisfactum fuit 
per litteras ipsius christofferi. quia non fuerat bene informatus de 
veritate. quia illi qui stant in dicto casalle non angarizantur nec 
angarizati fuerunt. nisi forte illos qui morantur et gaudent beneficium 
comunis in soldaia. et tales debite debent astringi propter murmu- 
rationem aliorum abitantium in dicto loco, denegantium venire et fa- 
cere angarias. nisi et quando talles etiam facerent quod omnes ha- 
bitantes in loco tenentes ad angarias. 

Item aliam litteram dicti domini baptiste scriptam die prima sep- 
tembris responsiuam littere dicti christofferi die XXVI augusti dicti 



( 389 ) PRIVATE 

anni, quibus non cessauit tribulare dicturu christofferunj in facto an- 
gariarum omnium illius casailis caragaihi. Dicens quod egregius an- 
dreolus major genitus quondam antonij de goasco nobis con...tus est 
pati velitis quod tempore regiminis nostri pejus tractetur quam alijs 
temporibus. In hoc errauit iterum dictus dominus baptista vollens 
turbare ne opus scarparum necessarisimum perflceretur. Pettens cogi 
dictum dominum baptistam ad exibendum litteram quam habet dicti 
christofferi. ut apparet per dictas ejus litteras. 

Item exibit litteram domini baptiste scriptam die VI septembris 

dicti anni per quam molestauit dictum christofferum quod homines 

predicti olim de caragaihi faciunt angarias contra omne debitum. et 
dare est quod sunt obligati. ut predictum fuit. et informationem quam 
asserit habere ab aliquibus preteritis consulibus soldaie quod dicti 
homines non fecerunt angarias. hoc potuerunt saire ut antonius usus- 
maris et alij quia eo tempore tallis opus nunc necessarius non fiebat. 
Sed dicendo verum quando necessitas urget. prout nunc est. quis est 
ille qui possit dicere cnm veritate quod omnes habitatores cujusuis 
conditionis existant non debeant facere angarias similles? Certe in hoc 
dicere contrarium potius videtur malignare quam aliter. 

Item exibit quodam consillium ipsius christofferi et seniorum sol- 
daie. scriptum manu gandulfì de portuflno die decima augusti anni 
elapsi. per quod apparet fuisse factum consillium super honeitis- 
sima posta ipsis exibita per dictum christofferum. occasione duo- 
rum magistrorum antelami soldaie sine quibus dictum opus comunis 
non poterat laborari. quos dictus baptista volluit et commisit mitte- 
rentur ad tasilli ultra illos tres quos ipse christofferus jam dederat 
dicto andreolo. prò dicto loco. Quod ccnsillium exibit ad hoc ut ap- 
pareat de malignitate dicti baptiste. quam monstrauit primo ad impe- 
diendum opus, secundo quia cassauit indebite a stipendio Johannes 
de auria. christofferus justinianus. damianus ottauianus. baptista de 
romeo, ex eo quod interuenerunt in dicto consillio. et prò eo quod 
dixerunt quod littere sue obseruari deberent sicut dixerat bartho- 
lomeus de auria. quos post tres menses restituit ad stipendium cum 
magnis operibus eo quo non erat bene factum, ne daret materiam 
non possendi consullere in soldaia necessaria opportuna, et ne da- 
retur materia conuocatis dicere contrarium. super his de quibus es- 
sent vocati dare bonum consillium. 

►£< MCCCCLXXIIII die martis XVI augusti in tertijs. 



QUISTION! ( 390 ) 

Deposita in jure et in presentia prefatorum dominorum sindica- 
torum per dictum dominimi christofferum exibentern ut supra. Qui 
domini sindicatores predicta omnia admisserunt in quantum de jure 
teneantur et debeant. et non aliter. 



II. 

1! Giustiniani risponde alle varie accuse del Di-Negro. 
1474, 19 agosto 

Spectabilis dominus baptista justinianus constitutus in jure et in 
presentia spectabilium dominorum sindicatorum. ellectorum ad sindi- 
candum ipsum oJim consulem. occasione cujusdam scripture. qua vi- 
detur dominum christofferum de nigro consulem soldaie conqueri de 
ipso domino baptista. Cujus causa dicti domini christofferi si nota 
non esset. molesta (manca[ esset) ipsi domini baptiste. sed notorium 
est qualis sit mottus dicti domini christofferi. propter quod ipse do- 
minus baptista patienter fert omnia. Et salua pace dicti domini chri- 
stofferi. non habet justam causanti de ipso domino baptista conquirendi. 

Et quantum attinet ad partem pecnniarum deliberatarum prò re- 
paratione palatij soldaie. primo sic dicit. Quod dictus dominus chri- 
stofferus non ignorat eas pecunias deliberatas fuisse de pecunia mas- 
sarie, et si fuerit vel non fuerit pecunia expedita prò ea re constat 
per cartularium massarie. nec officium ipsius domini consulis fuit 
dare prouisionem pecunie masserie, nec ob hanc rem aliquid afferri 
potest jacture ipsius domini baptiste. nec ipsius domini christofferi 
interest de premissis querelantis. Et sic recte intellexit ipse dominus 
christofferus qui propterea prò aliquibus contentis in ea scriptura 
deposita die XVI presentis ipse non accusauit nec ab ipso domino 
baptista quicquam requirit. quoniam non ignorat esse quodammodo 
aborrictio intueri comodo in vanum facti fuerint sumptus illius pa- 
latij-. q:ium ille pecunie errogate per precessores dicti domini chri- 
stofferi fuerunt veluti pecunie projecte in mari in damnum massarie 
caphe. Etiam non ignorat quod adhuc conclusum non erat neque caffè 
r.eque etiam soldaie comodo et qualiter dieta reparatio fieri deberet. 



( 391 ) PRIVATE 

nec hic caffè, ubi stat sententia quomodo fieri debeat illa repari tio. 
nichil deliberatum fuit. Nam opinio dicti domini christofferi circa 
dictam reparationem varia et diuersa est ab opinione et sententia 
quamplurimorum. Ex quo in vanum fecit dictam querellam quoad 
factum predictum. 

Et in vanum conqueritur quod ipse requisiuerit alias pecunias prò 
scarpis usque ad summam asperorum decem millium. quoniam satis 
est que supra dieta sunt. et fabulosum fuit asserere quod dicatur 
quod causa fuerit andreolus de goasco. In hoc autem in pluribus sibi 
ipsi contradicit. et si commissiones dedit dicto domino christoffero 
super facto adjutorij barbacane castelli tasilli. id factum fuit non 
aliquo mallo respectu sed prò bono. et prò ut per precessores ipsius 
domini baptiste factum fuit. Nam consules morem gerunt subuenire 
ciuibus et burgensibus super rebus similibus. debitis et honestis. ut 
etiam adsunt commissiones magnifici offieij. et super his que consules 
morem gerunt subueniendi et fauendi non pertinet cuipiam quere- 
lando nec prò hujusmodi sindicamenta consules prestolantur. Et ipse 
dominus christofferus. qui hec non ignorat. nichil prò ea causa et alijs 
requisiuit prò ut in dieta sententia apparet. et si ipse dominus bap- 
tista non passus fuit quod fiant consillia et conspirationes contra 
mandata consulum caffè, recte fecit et denuo faceret. et si qui cassati 
et exinde restituti fuerint. ipsius domini christofferi non interest. 

Quod autem dictus andreolus aussus fuerit dicere quod quedam 
bombarda esset ipsius andreoli. et quod asserat ex ea causa ortas 
fuisse rixas. malie fecit dictus dominus christofferus. essendo in 
dignitate consulatus. talia de talibus conqueri. nec opus est ob hec 
vellit sibi afferre jactantia ex eo quod ipse dominus christofferus 
nolluerat compiacere dicto andreolo ex causa illarum angariarum 
hominum casallis caragaihi. "Volluit enim ipse dominus christofferus 
hec. que minima sunt. per viam scripturarum magna facere. sed er- 
rauit quum nimium et nimium notoria sunt cujus importantie sunt 
ille angarie hominum dicti casallis caragaihi. et quod fuerit coram 
ipso tunc consule caffè una cum julliano et Cipriano super pecunijs 
deliberatis satis supra dictum est. nec umquam dattus est modus 
aliquis quod dicto domino christoffero defficeret obedientia. Notorium 
est omnem vigilantiam ipsius domini baptiste fuisse quod dicto do- 
mino christoffero et alijs offìcialibus recte obediretur. et melius fa- 
ceret ipse dominus christofferus tacere quam loqui. et conqueri quod 



QUISTIONI ( 392 ) 

prò rebus minimis citatus fuerit in caffa. Scit enim bene non fuisse 
citatum nisi legitime et ex quibus causis. 

Debuit enim ipse dictus christofferus. si vollebat conqueri. expri- 
mere causas propter quas fuerit citatus. et benefecit eas tacere 
quia scit causas. nec ignorat que continue paliata sunt gratia digni- 
tatis officij. Quod autem exibuerit quasdam litteras de quibus in sua 
scriptura fit mentio. hec autem indigent pauca responsione, quoniam 
qualles sint littere et ea que in eis continentur. ex eis constat. 

Ut autem dictum est superius super his que consules in dies moreni 
gerunt sine prejudicio aliquorum. super honestis fauoribus qui dantur 
ciuibus et burgensibus. non pertinet ad ipsum dominum christofferum 
conqueri. et propterea ipse qui intelligit sua non interesse ab ipso 
domino baptista nichil requisiuit nec contra eum procedi, sed volluit 
ipse dominus christofferus inconsulte parua cum consideratione aperire 
qualis sit pectus ejus. et prò saturitate sui animi talia euomere. Et 
cum dieta scriptura ac querella sit talis quallis. non est opus littem 
ullam contestari. Et sic ad presens. Sub reseruatione etc. 

Et quia dieta scriptura videtur manifeste factam fuisse per dictum 
dominum christofferum dolio et prò calumnia. ad vexandum indebite 
dictum dominum baptistam. ut ex lectura ipsius apparet. ideo requirit 
per vos dominos sindicatores condemnari dictum dominum christoffe- 
rum manifeste indebite vollentem calumniam afferre ipsi domino bap- 
tiste ad ea que officio vestrorum dominorum sindicatorum videbitur. 
ne ipse dominus christofferus et ejusmodi glorientur in eorum ma- 
litijs. et ut sit locus obseruationis regularum et commissionum ma- 
gnifici officij. quas exibit et obseruationem requirit cum quacumque 
solemni stipulatione. Et hec ad presens. Sub reseruatione etc. 

►£ MGCCCLXX1I1I in die veneris XVI11I augusti in tertijs 
in ,salla magna palatij. 

Deposita in jure et in presentia prefatorum dominorum sindicato- 
rum per dictum dominum baptistam. exibentem ut supra ac promit- 
tentem soluere omnem condemnationem quantum prò summis decem. 
Sub etc. Et prò eo intercessit et fidejussit gregorius de pinu. 

Qui domini sindicatores predicta omnia admiserunt in quantum etc. 
et non aliter. 



( 393 ) PRIVATE 

III. 

I Sindicalori con loro sentenza assolvono Battista Giustiniani dalle precedenti 
accuse, e condannano il Di-Negro in asperi 200 d'argento. 

Vissis igitur dieta lamentatione et contentis in ea ut supra facta 
et deposita contra prefactum dominum baptistam. responsione diete 
lamentationi facte deposita per dictum dominum baptistam et con- 
tentis in ea. Vissis litteris exibitis per dictum dominum christoffe- 
rum. nec non vissis regulis ac vissis litteris magnifici officij sancti 
georgij nuper directis magnifico domino consuli et massarijs. mentio- 
nem facientibus de illis qui faciunt calumniosas accusationes contra 
consules. et demum super predictis vissis videndis et consideratis 
considerandis. et audieto oretenus super predictis dicto domino chris- 
toffero. et visso toto processu agitato in presenti causa. Quijureetc. 
christi nomine inuocato etc. 

Videlicet quia absoluerunt et absolutum esse pronuntiauerunt dic- 
tum dominum baptistam a dieta lamentatione. et ab omnibus et sin- 
gulis in ea contentis. 

Insuper cognoscentes dictam lamentationem potius fuisse factam 
per calumniam quam aliter. ideo ut locus sit obseruationi commis- 
sionis et litterarum magnifici oflieij. condemnauerunt dictum domi- 
num christofferum in asperis ducentis argenti de caffa. applicandis 
massarie caffè, remittentes tamen dicto magnifico officio, cui stat 
sententiam respuere exigue comdemnationis facte per ipsos contra 
dictum dominum christofferum propter dictam calumniam. Hoc est 
quod dieta condemnatio possit augeri per dictum magnificum of- 
ficiti m. 

Et quia etiam dictus dominus christofferus die XXV presentis de- 
posuit quandam scripturam in qua erant multa verba calumniosa ten- 
denza ad vilipendium tam dicti domini baptiste quam ipsorum do- 
rainorum sindicatorum. que in facto vera non sunt. ideo in alia parte 
condemnauerunt dictum dominum christofferum iti asperis trecentis 
aplicandis masserie caffè, remittendo similiter dicto magnifico officio 
cui stat sententiam respuere diete calumine, de qua in dieta scriptura 
flt mentio. 



QUISTIONI ( 394 ) 

III. 

Terza accusa contro l'amministrazione del console Giustiniani 



Super alia accusatione facta et deposita per dictum dominum chri- 
stofferum dicto anno die XVI presentis mensis augusti contra dictum 
dominum baptistam. ex eo quod requisiuit dictum dominum baptistara 
condemnari in asperis duobus millibus quingentis in una parte, nec 
non ad dandum ipsi domino christoffero certas expensas per eum 
factas occasione illius differentie magistri johannis de neapolli. et 
prout et sicut latius in dieta accusatione fit mentio. Et cujusquidem 
accusationis et totius processus tenor sequitur ut infra. 



1. 

Cristoforo Di-Negro accusa il Giustiniani di averlo indebitamente condannato e 
multato nella quistione da esso Cristoforo avuta col medico Giovanni da 
Napoli. 

1474, 46 agosto. 



Christofferus de nigro consul soldaie constitutus in jure et pre- 
sentia nobillium et egregiorum dominorum sindicatorum. ellectorum 
ad sindicandum dominum baptistam justinianum. denunciat et accusat 
dictum dominum baptistam. Picens quod istis proximis diebus dum 
esset quedam sclaua ipsius christofferi infirma in soldaia et labo- 
raret in extremis occasione partus. recursum fecit ad magistrum jo- 
hannem de neapolli. medicum de dicto loco salariatum. ut venire de- 
beret ad videndam et curandam dictam sclauam juxta posse et scien- 
tiam suam. qui recusauit. et vocatus tres et quatuor vicibus atque 
multum sollicitatus ad instantiam sororis ipsius christofferi tunc ab- 
sentis et etiam partis leuatricis. qui sua audacia et superbia accedere 
nolluit et expresse recusauit cum falsis excusationibus. ad que tene- 
batur essendo maxime stipendiatus dicti christofferi consulis. 

Qui christofferus reuersus eadem die in qua vocatus fuerat ipse me- 
dicus. reperiuit dictam sclanam mortuam. et post dies duos vel tres 
habita informatione tam a dieta ejus sorore et dieta leuatrice et a più- 



( 395 ) PRIVATE 

ribus alijs personis fidei dignis quod dictus medicus nolluerit accedere 
ad videndum dictam sclauam et circa inflrmitatem ipsius sclaue curam 
debitam faceret. condemnauit siue multauit dictum medicum. dieta oc- 
casione, primo in asperis duobus milibus. et secundo in asperis quin- 
gentis propter ejus mallam continentiam et ex verbis injuriosis per 
eum tunc prolatis versus ipsum christofferum consulem. quod facere 
potuit. et ut ceteris transferatur in exemplum. De quibus omnibus 
apparet per processum legitime agitatum contra dictum medicum. 
quem exibit et producit. 

Item dicit quod dictus medicus se appellauit. licet nulliter. ad dic- 
tum dominum baptistam tunc consulem caffè, et ad ejus consillium 
et cum processu accessit ad eos. et incogitante et in absentia ipsius 
christofferi qui adesse debebat. et sic suis litteris requisiuit. abso- 
luerunt de facto dictum medicum a dictis condemnationibus. et quod 
pejus. et nunquam vissum fuit tallis injuria. condemnauerunt dictum 
christofferum ad dandum et soluendum dicto magistro johanni aspe- 
ros DXXXXV prò assertis suis expensis et damnis. 

Qui christofferus habita notitia de predictis recessit de soldaia et 
comparuit coram ipsis et exposuit quod. cum reuerentia ipsorum. cum 
festinantia processerunt in talli causa, quod procul dubio non fecissent 
si audiuissent ipsum christofferum. et expositis argumentis et honestis 
causis quibus potuit ipse cristofferus procedere contra dictum medicum. 
prout fecit. et quod super hoc deberent mutare propositum anullando 
eorum absolutionem. et quod deberet de nouo audire partes. et hec est 
seu fuit conclusio dicti christofferi. qui ulterius eis dixit quod in quantum 
ullam dubitationem haberent erit contentus quod processus mitteretur 
magnifico officio sancti georgij ad cognoscendum si de jure potuit ipse 
christofferus facere vel non dictam multam dicto medico et comunis 
non perderet casu quo ipse christofferus de jure non potuerit ipsum 
multare. Qui postpositis verbis dicti christofferi de facto approbaue- 
runt prò ut prius fecerant. 

Qui christofferus visso tanto errore iterum comparuit coram eis 
et deposuit quamdam proptestationem et propterea nolluerunt ali- 
quid innouare. saluo quod de condemnatione partem eidem christof- 
fero remisserunt asperos CC. quamuis instantia ipsius christofferi non 
esset circa expensis. sed erat et fuit quoad justitiam in facto diete 
multationis. Post in facto expensarum processum fuit et eidem chris- 
toffero factum fuit quodam talie qualle preceptum de mandato dicti 



QUISTIONI ( 396 ) 

domini baptiste et aliorum predictorum. quatenus deberet ipse chris- 
tofferus dedisse et soluisse dicto medico asperos trecentos quadra- 
ginta quinque prò pretio dictarum expensarum. cui precepto respon- 
dendo ipse christofferus se agrauauit et deposuit in scriptis corani 
dicto domino baptista tunc consule scripturam unam in modum prop- 
testationis. Demum omnibus pretermissis vidit et reperuit ipse chri- 
stofferus quod de ratione sua masserie dati fuerunt dicto medico et 
seu alij prò eo dictas expensas contra omne debitum. 

Item dicit quod dictus dominus baptista iratus indebite alijs occa- 
sionibus cum dicto christoffero volluit etiam ipsum in hac causa per- 
sequire et injuriare. et hoc cognoscitur et dare intelligi potest ex eo 
quod dictus dominus baptista dimissit ponere ad postam causam diete 
appellationis et dari facere audientiam dicto medico, cum bene scie- 
bat et scire potuit quod illud facere non debebat. imo denegare habebat. 
cum ipse sollus habebat cognoscere factum diete appellationis casu 
quo potuisset appellari et non domini massarij nec consillium. sed 
hoc fecit et seu illos dimisit cadere in errorem secum ad hoc ipse 
magis posset dare locum ire sue in damnificando ipsum christofferum 
indebite et injuste. Ex quo merito actio competit eidem christoffero 
contra ipsum dominum baptistam tam prò honore quam prò damno 
ipsius christofferi. quia numquam vissum fuit tallis enormis vio- 
lenta. 

Quare pettit et requirit per vos prefatos dominos sindicatores et 
per vestram sententiam condemnari debere dictum dominum baptistam 
ad eidem christoffero dandum et restituendum dictas expensas inde- 
bite exbursatas per dictum christofferum culpa et deffectu dicti do- 
mini baptiste. 

Item ad dandum comuni et seu massarie caffè dictos asperos duo 
milia quingentos. attento quod ipsam penam ipse christofferus volluit 
substinere prò honore suo. casu quo. ut predictum est. cognitum foret 
per magnificum officium sancti georgij de jure non potuisse multare 
dictum medicum. quod facere non permissit ipse dominus baptista. 

Item ad eidem christoffero dandum et soluendum tantum quantum 
vobis videtur respectu honoris ipsius christofferi tanquam consulis 
soldaie ablati et extinti per ipsum dominum baptistam. ut latius in 
proeessu intelligere potuit. 

Iurans ipse christofferus ad sancta dei euangelia tactis corporaliter 
scripturis volluisse potius amisisse ducatos centum antequam habuis- 



( 397 ) privati-: 



set et facta esset eidem christoffero injuriam predictam. et seu dif- 
famationem eidem factam per dictum dominum baptistam. 

Item et ad" eidem christoffero dandum et soluendum eidem chri- 
christoffero asperos mille prò expensis factis per eum in itinere et 
in caffa. 

Et quia dominus sistus centurionus et guiraldus de viualdis qui 
sunt nunc ex sindicatoribus predictis fuerunt de antianis ad indebite 
consullendum cum alijs de consillio. et propterea merito habet ipse 
christofferus eos suspectos. et ipsi prò honore ipsorum debent se ex- 
cusare. et debitam excusationem habent de non judicando in presenti 
causa, quare ipse christofferus accessurus in Consilio ad faciendum 
loco ipsorum alios elligere. 

Item dicit quod tomas nauonus etiam non habet causam dicendi in 
hac causa, quia bene scit quod se adoperauit contra ipsum christof- 
ferum. Et alia sunt dicenda que prò nunc omittit. quare ipse chri- 
stofferus accessurus in consillio loco ipsius alium elligere etc. 

© MCCCCLXXIIII die martis XVI augusti in tertijs. 

Deposita in jure etc. come sopra. Qui domini sindicatores etc. come 
sopra. 



II. 



Il Giustiniani risponde all'accusa dM Di-Negro, circa l'assoluzione data al me- 
dico Giovanni predetto e alla condanna e multa inflittagli. 

M74, 19 agosto 



Spectabilis dominus baptista justinianus constitutus in jure et in 
presentia spectabilium dominorum sindicatorum. ellectorum ad sindi- 
candum ipsum olim consulem caffè, occasione nullius accusationis de- 
posite per dominum christofferum de nigro consulem soldaie. super 
facto medici soldaie. cui non consentit nisi in facientibus prò ipso do- 
mino baptista que acceptat in vim tacite confessionis. Dicit ipse do- 
minus baptista quod molestum sibi est ex eo respectu quod ipse do- 
minus christofferus sicut officiai is magnifici officij sancti georgij tallem 



QUISTIONI ( 398 ) 

porrexerit accusationem. non ex eo qaod vereatur materiam diete 
accusationis. sed ex eo quod. ut non ignorat dictus dorainus christof- 
ferus. qualle sit dedecus initij et originis cause dicti medici et sclaue 
dicti domini ebristofferi. Sinamus enim illa gesta, quoniam si quid 
veilet respondere. si causa dicti domini christofferi justa vel injusta 
foret seu esset cum dicto medico, oporteret dicere ea que non con- 
ueniunt. sed cum ea notissima sint. honoris gratia tacebit ipse do- 
minus baptista. Et respondebitur quantum necesse erit ad annichi- 
landum vanam accusationem dicti domini ebristofferi occasione diete 
accusationis. 

Nam si citatus fuit dictus dominus christofferus. citatus fuit man- 
dato et auctoritate ipsius tunc consulis. spectatorum dominorum mas- 
sariorum et consillium antianorum. Quo citato et audicto per ipsos 
consulem massarios et consillium ad quos ipsemet dominus christof- 
ferus destinauerat processum illius appellationis. absolutus fuit dictus 
medicus. et condemnatus exinde per ipsos dominum consulem massa- 
rios et consillium. ut ex actis cancellane constat quod exibit. Quo fit 
quod nulla actio competit dicto domino christoti'ero accusandi seu con- 
ueniendi ipsum baptistam de et prò his que facta sunt auctoritate con- 
sulis massariorum et consilij. et igitur saluis premissis negat nar- 
rata prout narrantur et dieta accusatio fore vera et pettitata prò 
ut petuntur de jure fieri debere, pettendo se absolui a contentis in 
ea. Et quia sellari (sic) non potest quin dieta accusatio facta fuit in 
debite, ubi adest sententia facta in superiori consillio. et ad vexan 
dum indebite ipsum dominum baptistam. 

Protanto requirit in obseruationem regularum et nouissimarum coni- 
missionum magnifici officij juxta formam ipsarum condemnari debere 
ipsum dominum christofferum et in expensis damnis et interesse. Et 
hoc ad presens. Sub reseruatione etc. 

l$< MCCCCLXXIIII die veneris XVIIII augusti in tertijs 
in sala magna palatij. 

Deposita in jure et presentia prefatotum dominorum sindicatorum 
per dictum dominum baptistam. qui exibuit et promissit et quantum 
prò summis viginti quinque. Sub etc. Et prò eo intercessit et fide- 
jussit gregorius de pinu. — Qui domini sindicatores etc. 



( 399 ) PRIVATE 



III. 

Protesta fatta dal Di-Negro nanti il tribunale dei sindicatori, contro la non am- 
missione d' una sua scrittura 



1474, 23 agosto 



* 



Supradictus christofferus constitutus coram prefatis dominis sindi- 
catoribus. occasione cujusdam scripture in modum proptestationis 
quam deponere volluit. et que lecta fuit coram eis per dorainicum 
de alsario notarium in hac parte de medio scribam prefatorum do- 
minorum sindicatorum. qua lecta videtur per ipsos dominos sindica- 
tores. defficiente toma nauono. ipsam admitti nolluerunt. et commise- 
runt dicto dominico eam reddat ipsi christoffero. quam reddere volluit 
dictus dominicus. qui non tam officij scribe de regordio. eam prohi- 
ciendo in terra et dicendo non velie tenere eam. Nam offlcium scribe 
de medio est quod scripture que penes vos deponuntur eas teneatis 
siue amittantur sine non. et de hoc valde se grauat ipse dominus chri- 
stofferus et requirit in scriptis a dicto dominico tanquam scriba de 
medio in presentia infrascriptorum testium quod det copiam de dieta 
scriptura una cum ejus subscriptione admissionis vel non admis- 
sionis. aliter vero si secus fiat proptestatur contra ipsum dominicum 
et suis loco et tempore coram magnifico officio uti jure suo. et si- 
militer per prefatos dominos sindicatores simillia committentes et 
denegantes. 

Protanto dicit ipse christofferus quod amittatur dieta proptestatio 
seu scriptura in modo proptestationis et in actis ponatur. et dicatur 
per ipsos dominos sindicatores in deposito fiendo in ea per dictum 
scribam ponatur quod amissa fuerit vel non amissa sit. et ita fieri 
requirit. et similiter requirit copiam tam diete proptestationis quam 
dictarum duarum suarum accusationum per eura factarum dicto do- 
mino baptiste. et similiter responsionum ipsis factarum per dictum 
dominum baptistam. 

Requirens insuper prò dictis semel bis ter tam a vobis dominis 
sindicatoribus quam a dicto dominico notario de medio et scribe 
eorum. 

f& MCCCCLXIIII die martij XXIII augusti in tertijs 
in una ex cameris palatij. 



QuisnoNi ( 400 ) 

Deposita in jure et in presentia prefatorum dominorum sindica- 
torura per dictum dominum christofferum. 

Qui domini sindicatores vissa et intellecta dieta scriptura. eam non 
admisserunt. quia in se non continet veritatem. Admonitus dictum do- 
minum christofferum presentem et intelligentem quatenus producere 
debeat quascumque scripturas volluerit. et potissime illam quam dicit 
non fuisse admissam. quia ipsi sunt semper parati admittere scrip- 
turas debitas et honestas. 



IV. 

Controprotesta del cancelliere del tribunale, Domenico Alsari. 
1 47 i , 23 agosto 

►£< Ea die hora et loco. 

Dominicus de alsario notarius et scriba prefatorum dominorum sin- 
dicatorum constituttis coram eis. intellectis vanis allegatis et propte- 
statis per dictum dominum christofferum. quibus non consentit nisi 
in facientibus prò ipso, maxime quia, salua semper reuerentia. vera 
non dicit. et gratia dei adsunt ipsi domini sindicatores informati de 
omnibus, et qui fuerunt illi qui imposuerunt ipsi dominico tamquam 
scribe eorum. quod redderet dictam scripturam ipsi domino christof- 
fero eo qued non erant officium. essendo absens tomas nauonus unus 
ex ipsis dominis sindicatoribus in depositione ipsius scripture. et at- 
tento quod in dieta scriptura continebantur multa mendacia et fabu- 
losas vanitates. etiam attento quod absens erat dictus dominus tomas 
imposuerunt ipsi dominico ut diceret dicto domino christoffero quod 
acciperet dictam scripturam. et quod nollebant eam admittere nisi 
essent quatuor omnes congregati. 

Et qui dominus scriba ipsorum. commissionatus ab eis quod haberet 
ampliam baliam super premissis vigore regularum caffè, volluit pa- 
rere mandatis eorum in obseruatione quorum talia notificauit dicto 
domino christoffero. vollendo sibi dare dictam scripturam quam ac- 
ceptare recusauit. et sic visso ipse dominicus dicto domino christoffero 
recusante ipsam scripturam in eum processit. 

Qui domini sindicatores. videlicet tres ex eis. affirmant sic verum 
fore prout dixit ipse dominicus. 



( 404 ) PRIVATE 



V. 

Altra sdegnosa protesta del Di-Negro contro i Sindacatori , e suo appello al so- 
vrano Ufficio di s. Giorgio. 



1474, 25 agosto 



* 



Vehemens admiratio est intueri quod flant et facta sint in hac ciui- 
tate caffè que nisi eisdem prouideat.tir aut diuina prouidentia aut per 
supremam dorninationem. que est magnificimi officium sancti georgij. 
impossibille est mallum supra eam non veniant prò mallis et pessirais 
tracijs que in ipsa ciuitate sunt. Adest enim tempus quo qui malie 
facit exaltatur et extollitur. quin ymo pejus. quod per illos per quos 
reprendi (sic) debent delinquentes. ab eis potius coperiuntur. 

Non ne scitur qualis fuerit dominus baptista justinianus olim consul 
contra christofferum de nigro soldaie consulem in persequendo eum aut 
a dextris aut a sinistris? Modo enim quod in presentia vestrorum 
dominorum sindicatorum ellectorum ad sindicandum prefatum dominum 
baptistam. et quod aduenit tempus quo quamuis injuriam habuit ab 
eodem domino baptista se conqueri possit et ipse christofferus prò 
injuriis receptis eidem illatis et de alijs de quibus pettit per duas 
accusationes per eum f'actas contra dictum dominum baptistam. vol- 
lendo ipse dominus christofferus verificare de eo quod in dictis accu- 
sationibus continetur. et vollendo seu requirendo copiam ipsarum et 
responsionum factarum per dictum dominum baptistam. videtur ei 
pallam dixisse ipsi domino christoffero recusare dictas scripturas et 
responsiones eidem traddantur. quod est contra debitum et hone- 
statem. eum debita reuerentia. 

deus eterne non ne deberetis vos domini sindicatores ex officio 
vestro proquerere veritatem. sed magis videtur quod vellistis augere 
injurias factas ipsi domino christoffero et daranum comunis et hono- 
rem magnifici offici.) sancti georgij. quod dominum magnificum offi- 
cium vult quod imo veritas elucescat. Modo sunt dies tres quod finita 
sunt preconia et quod inceptum est coram vobis esse et statutus ter- 
minus ipsi christoffero usque ad diem mercurij proxime venturam. 
scilicet hic ad dies duos. ad probandum ea que vellet oretenus et re- 
cusauit dare copiam suarum dictarum accusationum factarum dicto 

Società Ligure St. Patria- Voi. VII. P. II. 26 



QU1STI01SM ( 402 ) 



domino baptiste. et similiter responsionum ipsis factarum. Modo det- 
tegitur qualles judices vos estis. dicitur enim publice quod vos que- 
ritis illos qui faciunt et fecerunt accusationes dicto domino baptiste 
prò eas cassari faciendo. 

Non ne bartholomeus marmus ex injurijs illatis per dictum domi- 
nimi baptistam vollebat facere eidem domino baptiste accusationera. 
et factum est uno modo vel alio quod dictus bartholomeus desiit ab 
ea? Non ne franciscus de sauignonis qui habuit sententiam contra in 
causa cujusdara stepliani armeni, occasione tuxij. facere volebat ac- 
cusationem de dieta iniqua sententia contra dictum dominum bapti- 
stam. Et dum ventilaretur in Consilio de fractione diete sententie. 
facte fuerunt opere quod dieta sententia vim non haberet. prout co- 
gnitum fuit per consillium non haberi propter quod dictus franciscus 
non faceret accusationes dicto domino baptiste? Non noscitur quanta 
molestia infertur cogia caihares armeno assassadori bazarbassi cotulbei 
de sunihi. et manexio de rubeo tempore dicti domini baptiste inju- 
riatis et positis in carceribus. occasione cujusdam puelle. de qua re 
pudor est loqui? Quam accusationem quam porrexerunt coram vobis 
dominis sindicatoribus tanquam injuriati. ut omnibus notissimum est. 
et sub quibus modis et formi? ac factis omnibus notum est. 

Porrecta enim fuit alia accusatio coram vobis per dictos arraenos 
procuratorio nomine reuerendissimi olim episcopi armenorum caffè, 
qui episcopus qualiter fuit dimissus ab episcopatu suo. ut dicitur. 
contra jus et contra formam regularum in quibus cauetur quod in 
similibus casibus episcoporum armenorum nullo modo intromitti de- 
beret consul. Sed dictus dominus baptista non habens respectum ad 
regulas neque ad commissiones prelibati magnifici officij sancti georgij. 
se introraissit dando brachium suum cui volluit. ut pattet ex sen- 
tentijs suis. quibus reuolutionibus et quibus operibus forte dicti ar- 
meni probabunt in eorum accusationibus coram vobis depositis. et 
prò quibus tota logia et totus populus voluitur. Quante autem opere 
facte sunt et demum mine quod diete accusationes elleuentur et cas- 
sentur ne de eis de cetero sententia habeatur. que si exclarabuntur 
quamuis videntur fieri ad unum finem intelligatur quod diete accu- 
sationes facte sunt ad alium finem turpiorem. 

Non ne dictus baptista babendo attinentes in hac urbe andreolum 
de goasco. gregorium de pinu. fecit contra ipsum christofferum ha- 
bendo fauores ea que in accusationibus dicti ebristofferi continetur. 



( 403 ) PRIVATE 

et commissit fieri multa que non erant decentia contra ipsum chri- 
stofferum? Omnia vero suo tempore dettegentur. Patet enim manifeste 
quod dictus dominus baptista fecerit ad voluntatem dicti andreoli 
emuli ipsius domini christofferi. Qui andreolus in quadam causa cu- 
jusdam sui sclaui vertente coram dominis sindicatoribus assiduis caffè. 
coram quibus sepius etiam conuenerat ex opera sua ipsum dominum 
christofferum licet maligne et contra debitum. non ne dictus andreolus 
volendo calumniare in dieta causa dictum ebristofferum adduxit plu- 
rimas causas per quas dicebat dictum dominum christofferum con- 
tientum fuisse ab alijs personis. licet hoc procederet de ordine dicti 
andreoli. omnia prò eleuare oppinionem dicti domini christofferi. Illa 
vero acta coram magnifico officio producentur una cum presentibus 
scripturis ad significandum prefato magnifico officio quod in caffa non 
respicitur quam ad fauores. Quomodo enim tractari debent alij pusil- 
lanimes persone et populi. quando dictus andreolus ex operibus suis 
contra consulem soldaie ad illicita conatur contendere? Ex opera 
dicti domini baptiste erexit dictus andreolus tantum caput et suble- 
uauit quod quum per magnificimi offìcium prouidebitur erit sibi valde 
mirabile, et mirabilius dicto domino baptiste danti fauorem et ope- 
ram sibi. 

Non ne injuste et contra formam juris descripti fuerunt asperi CCCL 
de ratione ipsius christofferi in rationem cujusdam magistri johannis 
medici, in executione cujusdam deliberationis. quod fieri non potest 
ut pattet per regulas de prohibita intromissione? Et sic similiter non 
potuit absolui dictum medicum a condemnatione per nos eidem medico 
facta. ut pattet per processum productum dicto domino consuli et alijs. 
Non credat dictus dominus baptista quod ipse christofferus magnifa- 
ceret de dictis asperis CCCL. quantum sibi videtur. et sic verum est 
quod hoc fiat et vi opera tamen dicti andreoli et dicti domini baptiste 
qui semper ad infima dederunt ipsi christoffero. 

Non ne dictus dominus baptista prohibuit quod pallatium soldaie et 
turres ac menia minantes ruinam non reparentur. asserendo nunc quod 
non habebat pecunia*? habuit enim pecunias prò faciendis turribus 
que non erant necesse. et que tantum exaitate fuerunt et facte grosse 
in menibus. licet non sint quam due. et in loco ubi non erat opus 
non (sic) essent. quia sufificiebat de illis que prius erant. Constant 
enim plus et multum plus quam dignum opus turrium quinque quon- 
dam domini philippi jhauroie. et in quibus duabus turribus expenditi 



ouistioni ( 404 ) 

fuerunt plus ducati XXX milia. uti dicitur. Etiam quia dictus dominus 
baptista se excusat dicendo quod non dedit dictam monetarci eo quod 
non erat deliberatum quomodo expendi debebant. et quod alias data 
fuit ce.ta moneta prò dicto palatio que malie terminauit. Dicitur 
enim quod moneta fuit deliberata prò reparatione dicti palatij et 
non erat opus aliunde exclarare. et si tempore domini antonij de 
borlasca fuerunt dati asperi Villi milia qui male terminauerunt. de 
eo dictus dominus baptista habet bonum tacere, eo quia ut ei dixit 
dictus dominus baptista antonius de borlasca non erat consul sed 
potis antonius de goasco qui dieta moneta una cum jobanne de 
goasco fratre dicti quondam antonij qui erat de officio prouisionis 
tacere sic ut rationem redderet. ad quod nunquam responsum dare 
voluit. essendo res que perueniebat super humeros illorum de goasco. 

Qui dominus christofferus videndo quod prò velie bonum etutilitatem 
magnifici officij sancti georgij. tam prò lombarda recuperata quam 
prò rebus meniorum palatij et caragaih : . in omnibus ipsum dominum 
christofferum persequitauit dictus dominus baptista. propter quod 
essendo causa que non proueniebat consuli soldaie sed potius consuli 
caffè, eo quia moneta de caffa exiuerat et dictus Johannes medicus 
habitator caffè in ea aliquam nouitatem fecit. nec non licet ipse do- 
minus christofferus fuerit in consillio ad requirendum. qnod quia do- 
mini sistus centurionus et guiraldus de viualdis duo ex sindicatoribus 
prefati domini baptiste. et quod .... in dieta nulla dieta delibera- 
tione deliberatimi fuit quod dicti asperi CCCL describerentur in 
ratione illius magistri johannis medici et etiara prò absolutione eis 
facta de multa que leuarentur et alij duo loco ipsorum subrogaren- 
tur obtentura est quod jmo dicti dominus sistus et guirardus non 
leuentur ymo judicant in causa jam judicata per eos contra ipsum 
christofferum. quod minime fieri potuit. 

Quare attentis predictis et alijs que continentur gratia breuitatis. 
non habendo aliquem aduocatum seu scriptorem. quos dictus dominus 
baptista apaltauit et rogare fecit omnibus illisque habent moduni 
Aeri scripturas. ut contra ipsum facere non vellent. Et propter ea 
attinentibus et septa magna nemo audet contra dictum dominum bapti- 
stam. in qua dicitur estis vos domini sindicatores. cum debita reue- 
rentia. qui vultis judicare in dictis accusationibus in quibus habet 
jndicare prefatum magnificum officium virtute litterarum nouissime 
receptarum in caffa. et que proclamate fuerunt in logia in quibus 



( 405 ) PRIVATE 

cauetur. ut proclamatimi fuit. quod non judicare habetis quam in man- 
giarijs. et in causis ubi non sunt mangiane et turpia. flant pro- 
cessus et recipiantur testes et ordinate mittantur ipsa processa clausa 
et sigillata ad prefatum magniflcum offlcium judicaturum super eis. 
de quibus litteris hactenus ipse christofferus copiam habere requi- 
siuit licet requisiuerit et in scriptis requirat. et similiter proclama 
exinde secutum ut valleat Aeri quod littere prelibate magnifici officij 
obseruentur. et sciat quod scit agendum per eum eo maxime quia 
si ipse dominus christofferus credidisset vos domini sindicatores fore 
judicaturos super dictis accusationibus. intellecto quod dictum fuit 
vos prius fuisse ordinatos in sindicatores quam quod in consillio el- 
ligeretis. non ipsas accusationes coram vobis deposuisset. sed in mo- 
dum reclamationis ad magniflcum offìcium se reclamauisset. 

Protanto attento quod non potuit habere copiam sed denegate dari 
sunt ipsi domino christoffero tam de dictis suis accusationibus quam de 
responsionibus factis per dominum baptistam. proptestatur de justitia 
denegata tam contra vos dominis sindicatoribus quam contra dictum 
dominum baptistam de pena et penis et de omni suo damno et inte- 
resse, coram quo magnifico officio intendit suis loco et tempore pre- 
sentialiter comparere per se vel per procuratorem ad prosequendum 
dictas accusationes. eo quia ulterius non intendit corani vobis com- 
parere. 

►£ MCCCCLXXIIII die jouis XXV augusti in tertijs 
in camera palatij ubi dicti domini sindicatores audientiam dant. 

Deposita in jure et in presentia prefatorum dominorum sindicato- 
rum per dictum dominum christofferum dicentem ut supra. 

Qui domini sindicatores predicta omnia admiserunt in quantum de 
jure tenentur et non aliter. et intellectis vanis et falsis verbis et 
rationibus allegatis in ipsa scriptura. dicunt quod cum reuerentia dicti 
domini christofferi in parte vera non dicit. et maxime ubi videlicet 
in ea parte in quia narratur quod non volluerunt admittere scripturas 
et quod non valluit habere copiam scripturarum suariun. quia ipsi 
domini sindicatores semper dixerunt ipsi domino christoffero quod 
faceret quascumque scripturas et declarationes quas vellebat ad def- 
fensionem suarum accusationum. et quod admitterent omnes honestas 
scripturas facientes ad propositum sue cause. Et sic pari modo im- 
posuerunt scribe eorum ut daret copiam dicto domino christoffero 



QUISTIONI ( 406 ) 

de dictis suis scripturis. et quod dominicus scriba sic fecit qui eorum 
presentia obtulit dare copiam dictarum scripturarura. 



VI. 

Sentenza d'assoluzione sopra le precedenti accuse date dal Di-Negro al Giu- 
stiniani. 



Vissis igitur dieta accusatione et contentis in ea. vissa responsione 
diete accusationi facta et deposita per dictum dominum baptistam et 
contentis in ea. visso quod dictas dominus christofferus in dieta sua 
accusatione dixit dictos dominum sistum et guirardum fore surro- 
gandos in presenti causa, eo quod essendo duos ex antianis determi- 
nauerunt in contrarium contra ipsum in supradicta causa, et visso 
quod dictus dominus christofferus comparuit in Consilio et nil obtinere 
valluit. quia deliberatum fuit non esse locus surrogationis aliorum. 
visso prius per ipsos dominos sindicatores quod ea absolutio dictorum 
asperorum duorum millium quingentorum facta ad instantiam illius 
magistri johannis facta fuit per magnificum dominum consulem mas- 
sarios et consillium antianorum. coram quibus dictus magister Johannes 
recursum habuerat. Et quod cognito quod dictus dominus christofferus 
injuste condemnauerat dictum magistrum johannem. eum absoluerunt 
a dieta condemnatione asperorum duorum millium quingentorum. et 
condemnauerunt dictum dominum christofferum in expensis. Et demum 
super premissis. vissis videndis et consideratis considerandis. omni 
jure etc. Christi nomine inuocato etc. 

Videlicet quia absoluerunt dictum dominum baptistam a dieta ac- 
cusatione et ab omnibus et singulis in ea contentis. 



III. 

Terze accuse da Bartolomeo Santambrogio fatte a 
Battista Giustiniani nell' esercizio del suo Consolato 

Super alijs tribus accusationibus et seu querellis et lamentationibus 
factis et depositis dicto anno die XVI. mensis augusti per barinolo- 



( 407 ) PRIVATE 

meum de sancto ambrosio contra dictum dominimi baptistam. ex eo 
videlicet super prima, quod dictus dominus baptista deposuit franci- 
scum de pastino tunc cancellarium ab officio cancellane, et exinde 
post paucis diebus illum posuit ad dictum offìcium a se ipso. Item 
super secunda. ex eo quod dictus dominus baptista olim consul non 
obseruauit commissiones magnifici officij sancti georgij super facto 
canluchi et super alijs rebus de quibus in dieta accusatione flt men- 
tio. Super tertia accusatione ex eo quod dictus dominus baptista 
contra forma regularum posuit ad stipendinoci nicolaum tubetam sol- 
daie. videlicet ad rationem asperorum ducentorum in mense, quia ba- 
bere non debuit quam asperos ex in mense, et prò ut et sicut latius 
in dieta tertia accusatione flt mentio. Et quarumquidem trium accu- 
sationum et lamentationum tenor sequi tur ut infra. 



I. 

Bartolomeo di Santambrogio accusa il console Giustiniani di avere a sua posta 
dimesso e ripristinato in ufficio il cancelliere Francesco Pastine. 

1474, 16 agosto 



Bartholomeus de sancto ambrosio, unus ex officio monete, constitutus 
coram nobiles et egregios sindicatores ad sindicandum spectabilem 
dominum baptistam justinianum olim consulenti, denunciat et accusat. 

Como de anno MCCCCLXXI1I mense februario dominus joffredus ler- 
carius olim consul haueiua misso in officio de cancellaria cum soldo de 
aspri V milia in anno dominum franciscum de pastino, cum li officij 
que oportaua de douei interueni e in lo supradicto anno de mense 
augusti lo supradicto dominus baptista a desmisso dominum franci- 
scum de pastino tunc cancellano presente dominorum anslanorum 
ipsius domini baptiste tunc consul e per . . . quanti iorni a officiatu 
la cancellaria dominico alsalle unus ex scribis curie, e da poi iorni 
lo supradicto dominus baptista la tornato mete a se ipso sensa lo of- 
ficio de moneta lo supradicto dominus franciscus a lo dicto officio 
de la cancellaria cum lo supradicto soldo. E cum reuerentia de Io 
supradicto domino baptista. no poeiua fare ni mete in cancellaria ni 



QUISTIONI ( 408 ) 

a lo soldo sensa lo officio de moneta, corno è ordinato per lo ma- 
gnifico officio de san giorgio. 

E corno uno dello officio de moneta faso notitia a le reuerentie 
vostre que vi piaxe determinare e commettere quod de pagare lo 
supradicto soldo de mense augusti usque mensem februarij dominus 
baptista per la soa falla o la massaria. e a judicare la supradicta 
caxone requero chi sia remisso a lo magnifico officio de san zorzo 
suprema dominatione de questa citade. E si a caxo lo supradicto 
dominus baptista negasse la supradicta caxone. de quo non me credo, 
quia pallam in questa citade. mi offero de probarla. 

© MCCCCLXXIIII die martis XVI augusti in tertijs. 

Deposita in jure etc. per dictum bartholomeum. Qui domini sindi- 
catores etc. 



II. 

I.o stesso accusa il Giustiniani di non avere eseguite le commissioni dell'Uf- 
ficio di s. Giorgio sul conto del canluco, e permesso ad Andreolo Guasco, suo 
parente, di arrogarsi indebita giurisdizione e potere a Scuti. 

1474, 16 agosto 



& 

Bartholomeus de sancto ambrosio unus etc. come sopra , denunciat 
et accusat : 

Como lo supradicto dominus baptista non a obseruato la comissione 
de lo magnifico officio de san zorzo. suprema dominatione de questa 
citade. in le cosse de lo canluco e ni le altre cosse, corno par in le 
loro comissioin. ancora in le cosse de lo canluco comò a impaihato. 
si impaiha cocos judeo. terseac armeno et andreolus de goasco et 
fratres. corno pare in la sententia daita contra regularum. e lo sopra- 
dicto cocos et socij se son faiti camarlengi et conachi (sic) de domi- 
norum tartarorum. prò que e facio notitia a le reuerentie vostre que 
ve piaxe de proueder a so che non capita malie questa inclita citade. 

Ancora lo sopradicto andreolo prende preminentia cum mirro misto 
imperio gladio potestate. e si a faeto far forche a lo caxalle de lo 
scuto e se fa scribere spectabili. e si da sententie comò li officiali 



( 409 ) PRIVATE 

vestri in grande dedecus consulatus soldaie et contra regularum et 
ordinamenta soldaie. e de supra cosse e lo faeto notitia per scriptura 
a lo supradicto domino baptista. si non a faeto mentione. corno amico 
e parente de lo dicto andreolo. 

Le sopradicte cosse sono contra 1' honore vostro e zurpar lajurisdi- 
tione a le magniflcentie vostre corno par in regularum et ordinatione 
soldaie. Per que vi piaxe de proueder asoche non sia signore in queste 
parte saluo li officiali de le magniflcentie vostre, e a judicare la su- 
pradicta caxon sia remisso a lo magnifico officio sancti georgij. suprema 
dominatione de questa citade. 

i$( MCCCCLXXIIII die martis XVI augusti in tertijs. 
Deposita in jure etc. come sopra. 



III. 

Lo stesso accusa il console predetto di avere raddoppiato il salario a Nicoloso, 
trombetta di Soldaia , contro le regole, e ciò per favorire i Guasco, ai quali 
il Nicoloso era debitore. 

U74, 16 agosto 



& 

Bartholomeus de sancto ambrosio unus etc. come sopra, accusat et 
denunciat : 

Como dominus baptista a misso a posto e a soldo nicolao tubeta 
soldaie in asperis CC in mense, e per regularum et ordinatione sol- 
daie. tubete non se pò hauer nisi asperi CX in mense, et supradicto 
dominus baptista a daito a questo nicolao CC in mense contra le regu- 
larum soldaie. e questo soldo par que habia dato per seruir li goa- 
schi. qui supradicto nichirozo e le debitor de li goaschi. corno appar 
in lo libro de la massaria per obligatione de lo dicto nicolao a li 
goaschi. e si e le palam corno lo supradicto dominus baptista e le 
amigo et beniuollo de li goaschi. 

Per que requiro. corno uno ex officio monete que sia condennato lo 
supradicto dominus baptista asperi LXXXX in mense, qui a dato a 
lo sopradicto nicolao contra regularum. e de le predicte regularum e 
o facto notitia a domino baptista tunc consul quando a misso la posta. 



QUISTIONI ( 410 ) 

comò pa scriptum manu teramo de castelatio scribe massarie et exi- 
buit regularum in publica forma. E a judicare la supradicta caxone 
requero che sia remisso a lo magnifico officio sancti georgij. suprema 
dominatione de questa citade. 

►fi MCCCCLXXIIII die martis XVI augusti in tertijs. 
Deposita in jure etc. come sopra. 



IV. 

Il Giustiniani risponde alla prima accusa. 
1474, 19 agosto 

Spectabilis dominus baptista justinianus constitutus etc. occasione 
trium vanarum accusationum factarum per bartholomeum de sancto 
ambrosio, quibus non consentit. 

Et quantum attinet ad primam accusationem factam respectu facti 
domini francisci de pastino, respondit ipse dominus baptista quod 
dicti bartholomei non interest quicquam de et prò contentis in dieta 
accusatione nec pariter in alijs. quia si est unus ex officialibus mo- 
nete propterea sua non interest, quia ipse sollus velut est sicut nullus. 
nec mottus ejus est respectu quod sit officialis monete, sed notoria 
est emulatio dicti bartholomei indebita erga dictum dominum bapti- 
stam.'Qui tamen non admiratur de ipso bartholomeo essendo reco- 
gnita qualitas dicti bartholomei. adeo quod gesta sua reducta sunt 
quantum notorium est. et tempus aduenit. si bene consideret ipse 
bartholomeus. quod corrigat errores suos quia etatem habet. et non 
debuit obliuioni dedisse sub quibus volluit accusare spectabilem do- 
minum joffredum lercarium super eo quod ipse dominus joffredus 
collaudandus erat. et super facto celebrato maturo Consilio, et non 
debebit esse immemor quanti periculi fuerint tunc gesta ipsius bar- 
tholomei. 

Quid enim interest dicti bartholomei quod dictus dominus franci- 
scus tunc cancellarius perseuerauerit in officio in quo. ut ipse fatetur. 
conrlrmatus fuit per dictum dominum joiTredum una cum massarijs 
consillio conuocatorum et offieijs opportuni?? Non ne ignorare debet 






( 411 ) PRIVATE 

ipse bartholomeus quod. ut ipse bartholomeus fatetur. merito fuit 
electus et confirmatus ad dictum offlcium? 

Item et quod ipse dominus baptista tunc consul sollus non poterat 
eum priuare ab officio, essendo primum officialis electus a magnifico 
officio sancti georgij et funto officio honestis et legitimis causis con- 
firmatus per officia opportuna, ut ipse fatetur. 

Item et non ignorare debet quod officiales remoueri non possunt 
virtute deliberationis magnifici officij sancti georgij. de qua in regulis 
apparet in cartis xxxxn. 

Et nichilominus non fuit dictus dominus franciscus tunc cancella- 
rius priuatus ab officio a domino baptista. Nam sepe numero con- 
sules officiales et stipendiatos. ex hijs que in dies occurrunt. ipsos 
priuare . . et sic stipendiato^, et propterea non priuantur. quia multa 
fiunt et dicuntur a consulibus fieri erga officiales correctionis gratia. 

Et prò tanto, saluis premissis. negat contenta in dieta accusatione 
fore vera et requisita, prò ut nulliter requisita fuerunt. de jure fieri 
debere. 

Risposta alla seconda. 

Secunda accusatio. que est super facto canlucorum et illorum accu- 
satorum. per eum respondetur. quod sue accusationi sit responsio sen- 
tenza lata per ipsum tunc dominum consulenti in causa filiorum quondam 
domini antonij de goasco. Item et sententia lata per ipsum tunc con- 
sulenti una eum spectatis dominis massanjs et venerando officio mo- 
nete, prolationi cujus sententie ipse bartholomeus interfuit. in qua 
agitatione illarum rerum non ignorat ipse bartholomeus quodammodo 
gesta sua rizu deducta fuisse. Et eum hec appareant ex sententijs 
maturo examine factis. non ellaborat superaddere verba que jacturam 
afferrent dicto bartholomeo. quum non ignorat dictus bartholomeus 
ipsum dominum tunc consulem reprensiones Imbuisse quod ob illas 
causas domini joffredi non expellerit dictum bartholomeum ab officio 
monete, quod facere non elegit respectu honoris dicti bartholomei. 
Qui etiam scit quod non accusauit quam emulos ejus. tacendo alios 
quos asserebat scire habere misclationes eum tartaris et participa- 
tionem eum canluchis. 

Et euomitis hujusmodi verbis mandatum fuit ei quatenus quoscumque 
denuntiaret. ut ex actis constat. Nam notoria erat odium quod habet 
eum fratribus de goasco. fìlijs quondam nobilis antonij. et quos accu- 



QUISTIONI ( 412 ) 

sabat ex indebita causa. Nani publicum est quantum bono cedebat 
soldaie status dicti quondam antonij et quantum seni per precessores 
consules eum caripendebint honestis causis et notorijs. Et non ignorat 
precessores consules officiales semper annixos fuisse honesti fauori 
dicto quondam antonio. ut potius ipse quam domini de gotia acquiret 
casalia acquisita. 

Et nouissime videmus quantum bene cedit ea acquisitio. nam utinam 
acquisiuissent alia casallia adherentia illis. quia casalles x daffl no- 
uissime acquisiti sunt per derbiberdi (?) domini luste. quod cedit 
damno nostre reipublice. et ob ea que nota sunt videmus quanti pre- 
judicij esse possit. et videbit ipse bartholomeus quod si furta flunt 
per illos gottos equorum et bestiaminum tartarorum non proibebit 
furta neque herrigere furcas ad terrendum fures suos. et si sit bonum 
vel mallum modo tangitur. et sic semper expertum fuit qualle sit 
bonum reipublice. Nam et ipse biberdi jam temptat acquirere cazalle 
senti a fllijs dicti quondam domini antonij. 

Ex quo et alijs que dici possunt melius faceret ipse bartholomeus 
aliquando tacere quam malie loqui. quum ut dictum est mottus ejus 
non fuit ad accusandum quam respectu odij. quoniam accusauit quos 
volluit et innoxios. et quos noxios scire dixit denuntiare tacuit. Ex 
quo majorem in modum puniendus esset ipse bartholomeus et vilipen- 
dendus. Nam rectus vir diligens rempublicam non debet magis unum 
quam alium sustinere super offensionem reipublice. quia vir constans 
super republica conseruanda filium proprium odio habere debet si 
contra rempublicam agat. Unde quantum attinet prò facto ipsius do- 
mini baptiste negat. saluis premissis. in dieta accusatione fore {manca 
vera) et requisita, prout nulliter requisita fuerunt. de jure fieri debere. 

Risposta alla terza. 

Super facto tertie accusationis in re nicolai tubete. dicit quod hoc 
est .... de cibo et de materia quibus supra dictum est. et ex ijs 
manifeste colligitur quod mottus dicti bartholomei non est zello rei- 
publice sed parturimentum odij et emulationis. quoniam vult afferre 
materiam hanc ad causas filiorum dicti quondam nobilis antonij de 
goasco. Et utinam tallis esset dictus frugi et honoris reipublice. qualis 
fuit dictus quondam antonius. item et qualles sunt in presentiarum 
filii ejus. Quid autem est opus verbis? effectus rerum et fructus ip- 
sorum experientia edocet. 






( 413 ) PRIVATE 



Si autem ille nicolaus positus fnit ad stipendium asperorum ducen- 
tortim. minime veruna est processerit ad instantiam dicti andreoli. sed 
ob multa laudabilia dicti nicolai. ad preces christofferi de alegro tunc 
consulis soldaie. tempore consulatus dicti domini joffredi positus fuit 
ad stipendium. Per quem dominum joffredum tunc consulem massarios 
et officium monete conflrmata fuit promissio facta de dicto stipendio, 
et super his que fiunt de stipendijs per consules massarios et officium 
monete non potest consul accusari neque sindicari. 

Ex quo. saluis prfcmissis. negat contenta in dieta accusatione fore 
vera, addens quod super his vanis super quibus fuit accusatus inde- 
bite et injuste ex. forma regularum sindicari non potest. ex quo pettit 
se absolui a dieta accusatione. 

Et quia manifeste prospicitur et tangitur quallis fuerit mottus 
dicti bartholomei. qui fuit accusator mottus ad faciendum calumniosas 
accusationes. igitur contra eum procedi requirit eumque condemnari 
pettens secundum formam regularum et commissionum nouissimarum 
ac magnifici offieij. quas exibit et obseruationem quarum requirit 
cum quacumque solemni proptestatione obseruationis et executionis 
earum. condemnari eum quoque pettens in damnis et interesse et ex- 
pensis. Circa quamquidem condemnationem fiendam dicto bartholomeo 
aduertere habentes vos domini sindicatores et ipse bartholomeus pa- 
ti.itur penam presumptionis sue. et jam inueteratus est et assuetus 
ad prosequendum consules. ut quod deterius est. in graue damnum et 
periculum reipublice. pretereaque ex sua ignauia seminat. que qualia 
sunt tacentur prò ellectione minoris malli. Ex quo merito ita facien- 
dum est quod et ipse causam habeat se corrigendi et ut etiam ceteris 
transeant in exemplum. Et hoc ad presens. Sub reseruatione etc. 

© MCCCCLXXIIII die veneris XVIIII augusti in tertijs 
in salla magna pallatij. 

Deposita in jure etc. per dictura dominum baptistam. qui exhibuit etc. 
prò dictis tribus accusationibus prò summis quinquaginta. Sub etc. 
Et prò eo intercessit etc. demetrius de telica etc. Sub etc. Respon- 
dens etc. Qui domini sindicatores etc. 



OUIST10NI ( 41 4 ) 



Controrisposta di Bartolomeo di Santambrogio, e suo appello al sovrano Uf- 
ficio di s. Giorgio in Genova. 

1474, 23 agosto 



Supradictus bartholomeus unus ex officio monete rispondendo dicit: 

Como o la odito lo sopradicto dominus baptista le soe vane reposte 
corno par per la sua scriptura inter le altre cosse dixe de domino 
joffredo se la fato male o bene apar in soi sindicamenti. e so que 
dixe dominus baptista de mi in domino joffredo de tuto e o facto 
notitia a lo magnifico officio sancti georgij. suprema dominatione de 
questa citade. de li que espero che usira la punitione per lo bene de 
questa inclita citade que sera exemplo a li altri officiali. E ancora 
dixe de antonio de goasco montu que staua bene in soldaia. dixe 
vero, quia antonius staua per far lo fato so. i corno el palam in questa 
citade e in soldaia. E questo e le error de baptista qui non cogno- 
sieua lo dicto antonio e si exalta tanto, a so che intende lo dicto 
antonio eira uno de li sodati de soldaia corno par per li liberi de la 
massaria e que agie gainato tanti denari e le palam per que via. 

Et de questi simili gaini monte vote fan caxone alquni consuli de 
caffa qui an consentito, e inter li altri voi dominus baptista. corno e 
palam in questa citade que de anno MCCCCLXXIIII die VII julij e 
venuto de soldaia in caffa dominus georgius sancha et socij per a la- 
mentar de antonio de goasco qui se tornaua a dosso lo sopradicto 
georgius et socij debito per una quarta de asperi XVIIII mila, de 
que quarta deseiua lo dicto georgio et socij quod no se saueiuan 
ninte de la dieta quarta, e lo supradicto georgio e socij fon a lamen- 
tar coram vobis domino baptista tunc consul. et si auei fato pocha 
menzione e corno abandunati parti de questa citade per soldaia monti 
desconfortati e monti inuagati. et fu necessario pagar li asperi XVIIII 
mila contra ogni justitia sensa intende se la supradicta quarta era 
vera o falsa quale carte, e li testimonij falsi sun quelli qui destrue 
le citade. 

Ancora lo sopradicto anno die XXV septembris venerunt coram 
vobis dominus baptista. tunc consul. proto et socij caxale marti mo- 



( 415 ) PRIVATK 



nater . . a lamentar de andreolus de goasco et fratres corno fauan 
forsa e si an pijhiato li pignore de potentia sensa la licensa de lo 
consolo soldaie. quum lo sopradicto caxalle e le sota la jurisditione con- 
siliare soldaie. e questa forsa bastereiua ogni principo de lo mondo. 
la volonte de lo magnifico officio sancti georgij nnn e que li poueri 
qui habitan in soi caxalli sian marmene ni forsati comò son li supra- 
dicti homi de lo caxalle marti monest . . caxale comunis. lo supradicto 
proto e socij nomine aliorum venerunt corani vobis domino baptista 
tunc consul per far la lor alamenta e voi dominus baptista per seruir 
li goaschi comò vostri parenti e permete pense a lo dicto pouero 
proto e socij. digando que sei andaiti a li boschi de goaschi auei faeto 
informar inquesta adoso a lo predicto proto e socij. e si auei prizo 
secui'tade de asperi X mila, e si auei caxatu in prexone per leuar la 
audatia de li dicti poueri. e quasi sia vero non auei faeto raxone 
nessuna a le predicte caxon. si se ne son partiti dexconsolati a lor 
caxali. de la securite que auei preixo a lo johanne de simisso qui 
est pauper si non poreiua pagar asperi C. si que in ogni cossa par 
palam que lo pouero propto et socij son forsati. et que sia vero ve- 
nerant dicto proto et socij in presenti ciuitate in exitu officio vestro 
e si son quasati via. 

Ancora lo supradicto dominus baptista tunc consul la ouerato de 
fa obtinere andreolo de goasco et fratres caxalle canlucorum vocata 
canaca. quod contra regularum et contra voluntatem magnifici officij 
sancti georgij. e quanto danno segoe a questa citade ciaschun intende 
et est destructo toto isto brachio. e ancon pu se porreiua dir e 
taxo prò meliori hac ciuitate. 

Asoche le magnifìcentie vestre intende tuto so che cornette li vo- 
stri officiali in destructione de questa citade que magnifìcentie vestre 
piaxe de proueder aso che non capite malie tanta inclita cittade e li 
soi membri. E notifico a le magnifìcentie vestre corno e le perduto 
le regularum contra canlucorum. ancora e le perduto regularum sol- 
daie prò tubete. ancora e le perduto testimonio corno a desmiso 
francesco de pastino de cancelleria. 

De li que tria accusatone que o fato domino baptista corno uno 
de officio monete per lo mio debito, piaxe le magnifìcentie vestre de 
proueder de terminare, aso che sia exemplo a li altri officiali per lo 
honore de le magnifìcentie vestre e per lo ben de questa inclita citade. 

E protesto a voi spettabili sindicatori que non inpahiati niente 



QUISTIONI ( 416 ) 

in le tria accusationi depoxe per me bartholomeum corno uno de lo 
officio de moneta, e la cossa chi aspetta a lo magnifico officio sancti 
georgij. a magnitìcentia lor sta determinar e non a voi spettabili sin- 
dicatori, e ancora corno per la noua commissione de lo magnifico of- 
ficio sancti georgij. e ancora corno e requ'ro in tria accusatone, an- 
cora a voi sindicatori cum ogni debita reuerentia se porreiua dì cosa 
que non auei caxone de dir in le tria accusatione que specta a lo 
magnifico officio sancti georgij. 

% MCCCCLXXIIII die martis XXIII augusti in tertijs 
in una ex cameris palatij. 

Deposita in jure etc. Qui domini sindicatores etc. come sopra. 



VI. 

Deposizione giurata dei testimonii Lionello Vivaldi e Bartolomeo Campofregos\ 

1474, 25 agosto 

Die XXV augusti in tertijs in una ex cameris palatij. 

Leonellus de viualdis et bartholomeus de campofregoso testes prò- 
ducti ad instantiam dicti bartholomei de sancto ambrosio, super con- 
tentis in accusatione occaxione remotionis francisci de pastino, exa 
minati separati unus ab altero in presentia dominorum sindicatorum. 
et eis delacto septimo juramento: 

Suo juramento testifficando dixerunt quod essendo ipsi duo ex an- 
tianis tempore dicti domini baptiste et essendo duo ex sindicatoribus 
domini joffredi lercarij super suis sindicamentis. et dum dictus fran- 
ciscus de pastino esset eorum scriba, una dierum dictus franciscus 
cum ipsis peruenit ad certa verba. et post hec dictus franciscus es- 
sendo consul massarij et antiani coadunati in camera ubi officiabant. 
dictus franciscus introiuit in dictam cameram et palam dixit multum 
iratus quod nollebat ulterius esse scriba sindicamentorum dicti do- 
mini joffredi. tandem dictus dominus baptista post plura inter eos 
agitata multum iratus dixit domino francisco quod eum amoueret ab 
officio cancellane, et eo instanti dixit idem dominus consul ut seri- 



( 4i7 ) PRIVATE 



beretur quod casabat dictum franciscum. Si dieta cassatio habuerit 
effectum vel ne. vel id scriptum fuerit vel ne. ipsi testos ignorant. 
Veruna est quod post deinde ad paucos dies viderunt dictum franci- 
scum exercere dictum officium cancellane. 

Interrogati de causa scientie. responderunt quia predictis interfue- 
runt et ita audierunt ut supra dixerunt. 



VII. 

Sentenza di assoluzione per Battista Giustiniani dalle tre accuse fattegli da Bar- 
tolomeo Santambrogio, e condanna di questo in aspri cento, come calun- 
niatore. 

Vissis igitur dictis tribus accusationibus ut supra factis et depo- 
sitis per dictum bartholomeum dicto anno die XVI augusti contra 
dictum dominum baptistam. et omnibus et singulis in ipsis lamenta- 
tionibns in eis contentis. Responsionibus factis diciis accusationibus 
in uno folio apapirri per dictum dominum baptistam. fìdejussionibus 
per dictum dominum baptistam prestitis. quadam scriptura facta et 
deposita die XXIII augusti per dictum bartholomeum super facto dic- 
tarum trium accusationum : 

Constito prius ipsis dominis sindicatoribus per publicam delibera- 
tionem factam in publico consillio. tempore domini joffredi lercarij 
tunc consulis. dictum franciscum de pastino notarium fuisse positum 
ad exercitium diete cancellane cum salario asperorum V milia in 
anno, bonis respectibus. prò ut in dieta deliberatione fit mentio. quod 
minime per dictum baptistam amotus fuit a dicto exercitio quamuis 
dicatur dominicum exercuisse dictum officium certis diebus: 

Pari modo visso quod in cartulario massarie cassus non fuit et 
semper exercuit officium suum. Et demum. super premissis. vissis vi- 
dendis et consideratis considerandis : Omni modo etc. Christi nomine 
inuocato etc. 

Videlicet quia absoluerunt et absolutum sententiauerunt et decla- 
rauerunt dictum dominum baptistam a dieta accusatione. et ab om- 
nibus et singulis in ea contentis. 

Super facto secunde accusationis seu lamentationis. vissa quadam in- 
quisitione formata tempore dicti domini baptiste ex denunciatione 

Società Ligure St. Patria. Voi. VII. P. II. 27 



QUIST10NI ( 418 ) 

facta per dictum bartholomeum contra andreolura de goaaco et fra- 
tres ex eo quod possidebant terrena in Campania, vjdelicet cazalle 
scuti. Item formata contra cocos judeum. derzac armenum et dotninam 
caterinam de goasco ex eo quod percipiebant emolumentum a domino 
imperatore, et visso ilio processu agitato contra eos tempore dicti 
domini baptiste. 

Qui dominus baptista una cum massarijs et officio monete super ea 
causa diete inquisitionis judicauerunt concordes. et super causam 
dicti andreoli ipse dominus baptista judicauit sollus. quia sic obligatus 
erat ex forma regularum caffè, ut de predictis omnibus latius constat 
in actis criminalium curie caffè. Et super quibus causis dictus bartho- 
lomeus. tanquam unus ex officio monete, interfuit et judicauit et in quo 
processu nulla flt mentio de rebus canluchi. Vissis regulis ac litteris 
magnifici officij sancti georgij. et considerato quod dieta accusatio 
videtur potius fuisse facta per calumniam quam aliter. Et demum etc. 
Omni jure etc. Christi nomine inuocato etc. 

Videlicet quia absoluerunt dictum baptistam a dieta secunda accu- 
satione et ab omnibus et singulis in ea contentis. Ex aduerso con- 
demnauerunt dictum bartolomeum tanquam calumniosum accusatorem 
in asperis ducentum aplicandis massarie caffè, et hoc ne hujusmodi 
calumniosi accusatores possint in eorum malitijs gloriari. Remittentes 
tamen dicto magnifico officio, cui stat sententia respectu diete ca- 
lumnie. possendi condemnare prò ut volluerit in majori pena. 

Super tertia et ultima accusatione vissis videndis. et constito eis 
dictum tubetam soldaie fuisse positum ad stipendium asperorum du- 
centorum in mense per dominum joffredum lercarium tunc consulem 
massarios et officium monete, et postea per ipsum dominum baptistam 
conflrmatum ad requisitionem domini christofferi de alegro tunc con- 
sulis soldaie bonis respectibus. et ad honorem tam consulatus dicti loci 
soldaie quam magnifici officij sancti georgij. Quia ex quo dictu3 tu- 
beta non habendo seu tenendo equum. et dum consules sint equìtaturi 
in vilipendium consulatus necesse sit quod dictus tubeta acipiat ab 
aliquo equum primum quem inuenit. Et cum dictus tubeta se obtulerat 
velie tenere equum suis proprijs sumptibus et expensis essendo ad sti- 
pendium asperorum ducentorum in mense, quod stipendium dictis re- 
spectibus deliberatum fuit dicto tubete. Et demum super premissis 
omnibus consideratis considerandis. et maxime considerato quod dieta 






( 419 ) PRIVATK 



denuncialo facta videtur animo calumniandi dictum dorainum bapti- 
stara. Ideo etc. Omni modo etc. Christi nomine inuocato etc. 

Videlicet quia absoluerunt dictum dominum baptistam a dieta de- 
nunciatane et ab omnibus et singulis in ea contenti?. Ex aduerso con- 
demnantes dictum bartholomeum in asperis centum aplicandis mas- 
serie caffè. Et hoc ne similles calumniosi accusatores valleant in 
eorum malitijs gloriari. Remittentes magnifico officio, cui stat senten- 
za, possendi condemnare dictum bartholomeum prò ut volluerit re- 
spectu diete calumnie. 



IV. 

QUARTA ACCUSA DI GALEOTTO BONAVENTURA 

Super alia accusatione facta et deposita dicto anno die XVI augusti 
per galeotum bonauenturam ex eo quod dictus dominus baptista re- 
leuari fecit contra ipsius voluntatem martinum pollanum debitorem 
ipsius de asperis duobus millibus quingentis. et prò ut in dieta accu- 
satione continetur. Et cujusquidem accusationis tenor sequitur ut 
infra. 



Galeotto Bonaventura accusa il console Giustiniani per avere liberato dal car- 
cere Martino Pollano, suo debitore, senza il previo pagamento. 

1474, 16 agosto 



►£ MCCCCLXXIIII die XVI augusti martis in vesperis. 

Galeotus bonauentura ciuis caffè constitutus coram vobis etc. de- 
nunciat et accusat dictum dominum baptistam. dicens et exponens 
quod tempore consulatus dicti domini baptiste dum ipse galeotus det- 
enere fecisset per demetrium seruientem martinum pollanum ejus 
debitorem prò asperis duobus millibus quingentis. vigore licentie de 
qua apparet in curia, dictus dominus baptista de facto, contra omnem 
debitum et justitiam et contra formam juris et capitulorum. contra 



QUISTI0N1 ( 420 ) 

voluntatera ipsius galeoti. relaxauit seu relaxari mandauit dietimi 
martinum debitorera ipsius nulla eidem galeotto facta solutione neque 
prestita aliqua fldejussione. Ex qua relaxatione passus est detrimen- 
tum dictorura asperorura duorum millium quingentorum. et ultra 
passus est interesse occaxione predicta. 

Quapropter requirit per ipsos dominos sindicatores et ejus officio 
condemnari dictum dominimi baptistam ad dandum et soluendum ipsi 
galeoto dictos aspercs II mil. quingentos. et ultra in damna et in- 
teresse occaxione predicta. 



II. 
Sentenza d' assoluzione dalla predetta accusa 

Vissis igitur dieta accusatione et contentis in ea. et audicto ore- 
tenus super ipsa dicto domino baptista. dicente quod si dictus mar- 
tinus fuit relaxatus. fuit relaxatus ex deliberatione publica facta in 
consillio. attento quod dictus martinus erat orator prò publicis rebus 
domini regis pollonie et dettineri non poterat. ut de predictis pattet 
publica deliberatione maini francisci de pastino tunc cancellano vissa 
et lecta per dictos dominos sindicatores. Et demum etc. Omni modo 
etc. Christi nomine inuocato etc. 

Videlicet quia absoluerunt dictum dominum baptistam a dieta ac- 
cusatione et ab omnibus et singulis in ea contentis. 



V. 

Quinta accusa del Giudeo Abramo Igliati 

& 
Super alia accusatione facta et deposita per abramum jhiliati ju- 
deum contra dictum dominum baptistam. ex eo quod fuit condemnatus 
in asperis quatuor milibus jacobo de palio olim emptori sechè. et prò 
ut in dieta accusatione continetur. Et cujusquidem accusationis tenor 
sequitur ut infra. 



( 421 ) PRIVATE 

I. 

Abramo Igliati accusa il Giustiniani per una condanna inflittagli e multa di 
aspri quattro mila. 

1474, 16 agosto 

Dauanti da voi spettabili domini sinclicoi. spettabile domino baptista 
justiniano. consulo de caffa. acuzo io abram jhiliati judeo. comò lu 
dicto domino baptista ma condano de asperi UH milia per una 
aeuza facta per jacomo de zoagi contro ogni raxone. corno dauanti a 
vostre segnorie si cuntero a bocha. per que mi arecomando a le vo- 
stre raxone. e questo dico per que sono strange. ni o possilo troua 
alcuna personna qui habia voluto dir la mia raxon. ni o possuto 
trouar qui abia voluto scriuere la presente mia acuza. 

►£ MCCCCLXXI1II die martis XVI augusti in vesperis. 

Deposita in jure et in presentia prefatorum dominorum sindica- 
torum per dictum abram. 



IL 

Risposta fatta da Battista Giustiniani all'accusa dell'ebreo Igliati. 
1474, 19 agosto 

t$< Die veneris XVIIII augusti in tertijs. 

Supradictus dominus baptista constitutus etc. occaxione suprascripte 
accusationis cui non consentit. respondendo et contradicendo diete ac- 
cusationi. dicit quod prò contentis in ea nec prò bis que judicant 
consules secundum eorum rectas conscientias sindicari non possunt. 
quoniam sequeretur incomprensibilis confusio et ita est dispositio 
deliberata per magniflcum offlcium sancti georgij. quam delibera- 
tionem exibit. Et malie fecit dictus abram facere similem accusa- 
tionem. quoniam bene scit quod ipse tullit sententiam in ea causa se- 
cundum formam juris clausularum et aliorum de quibus in sententia 
fit mentio. A. qua sententia appellatum fuit. ex quo euanuit omnis 



QUISTIOM ( 422 ) 

actio accusandi ipsum dominum baptistam. Et saluis premissis negat 
contenta in dieta accusatione fore vera et pettita prò ut pettuntur de 
jure fieri debere. Et hoc ad presens et sub reseruatione. 

Qui dominus baptista proraisit etc. prò summis vigiliti quinque. 
Sub etc. Et prò eo intercessit et fldejussit demetrius de telica. Sub etc. 

Qui domini sindicatores etc. come sopra. 



III. 

Sentenza di assoluzione dalla ridetta accusa 

Vissis igitur dieta accusatione et contentis in ea ut supra facta 
contra dictura dominum baptistam. responsione et contradictione facta 
diete accusationi per dictum dominum baptistam. vissa sententia latta 
per dictum dominum baptistam olim consulem contra dictum abramum. 
et visso toto ipso processi! et audictìs ipsis parti bus. Et demum etc. 
Omni modo etc. Christi nomine inuocato etc. 

Videlicet quia dicti domini sistus guirardus et tomas concordes. ab- 
sente jacobo de zoalio quarto, eo quod dieta causa sibi tangitur. ab- 
soluerunt dictum dominum baptistam a dieta accusatione. et omnibus 
et singulis in ea contentis. 



VI. 

Sesta accusa degli armeni Assassador e Caiares 



Super alia accusatione facta et deposita per cogia assassador bazar- 
bassi et cogia caihares de sunyhi contra dictum dominum baptistam. 
ex eo quod dictus dominus baptista tenuit ipsos diebus viginti nouem 
in carceribus. et prò ut in dieta accusatione continetur. Et cujus- 
quidem etc. 



( 423 ) PRIVATE 

I. 

Gli armoni Assassador e Caiares accusano l'ex-console Giustiniani d'averli 
ingiustamente imprigionati per 29 e più giorni, e di essersi mal governato 
nella contesa del vescovo armeno ecc. 

1474, 16 agosto 



Cogia assassador bazarbassi. cogia caihares de sunyhi constituti in 
jure etc. et mei dominici de alsario notarij et scribe dictorum do- 
minorum sindicatorum. denunciare et accusant spectabilem dominimi 
baptistam justinianum olim consulem caffè, exponentes quod qualliter 
injuria facta fuerit ipsis per dictum dominum baptistam qui eos in 
carceribus tenuit diebus viginti nouem et ultra et minus legitime. 
constat ex processu et processibus agitatis in curia per eos vel pro- 
curatores ipsorum. et quomodo etiam denunziata fuerit justitia con- 
stat ex dictis processibus. et preter hoc ubi dictus dominus baptista 
exinde debebat facere ipsis in causa matrimonij et in causa episco- 
patus reuerendi dercarabet fecit contrarium. quoniam per litteras suas 
scripsit dicto patriarce. et alia feeit que non conueniebant. non ob- 
stante id quod ab eis acceperat. 

Quare pettunt dictum dominum baptistam condemnari prò damnis 
et interesse ipsorum et injuria eis illata, occaxione diete carcera- 
tionis. ad soluendum ipsis ducatos ducentos venetos. Iurant etc. 

Item ad restituendum dandum et soluendum ipsis quantum exbur- 
sauerunt. et eum condemnari in alijs penis dispositis a jure et capi- 
tulo et regulis. secundum et prò ut in processu liquidabitur. Et pre- 
dieta etc. Saluo jure adendi etc. 



II. 

Risposta fatta dal console scaduto alle accuse dei predetti. 
1474, 23 agosto 

Spectabilis dominus baptista justinianus olim consul caffè consti- 
tutus in jure et in presentia etc. causa et occaxione cujusdam talis 



QUISTIONI ( 424 ) 

qualis inepte accusationis facte et deposite per assassador bazarbassi 
et caihares de sunyhi anno presenti die XVI augusti, in qua quidem 
tali quali accusatione contineri videtur quod qualis injuria facta 
fuerit ipsis per dictura dominum baptistam. qui eos in carceribus te- 
nuit diebus viginti nouem et ultra et minus legitime ut constat in 
processibus agitatis. quomodo etiam fuerit denegata eis justitia con- 
stat ex dictis processibus. et ubi debebat fauere ipsi in causa matri- 
monij fecit contrarium. quoniam per litteras suas scripsit domino pa- 
triarce et alia fecit que non conueniebant. non obstante id quod ab 
eis acceperat. de quibus omnibus pattet per dictam accusationem. ad 
quam relatio habeatur. ipsis tamen non consentiendo. nisi in facien- 
tibus prò ipso, et non aliter vel alio modo, que facienda prò ipso 
acceptat in vi tacite confessionis. 

Opponendo et contradicendo ac respondendo diete accusationi. dicit 
quod dicti assassador et caihares deberent erubescere et vericundiari 
de verbis contcntis in dieta accusatione. Quoniam ipse dominus bap- 
tista consul non soluit incarcerare aliquem nisi justis et legitimis 
causis. nec ipse dominus baptista dictos assassadorem et caihares in- 
carcerari fecit. sed quia judex secularis tcnetur brachium suum se- 
culare prestare judicibus et rectoribus ecelesiasticis contra delin- 
quentes. Ideo de consillio domini johannis ipoliti vicarii sui. ellecti 
per magnificimi officium sancti georgij. ipse dominus baptista dedit 
et tradidit suum brachium et concessit carceres non alia de causa 
nisi ad requisitionem reuerendi domini episcopi armenorum. carentis 
brachio et potestate puniendi ipsos assassadorem et caihares qui de- 
liquerant in causa dicti matrimonij. nolendo parere mandatis prefati 
domini episcopi ipsorum. 

Et quia ipse dominus baptista non fuit ille qui incarcerauerit su- 
pradictos. sed fuerunt incarcerati per suum episcopum. cui domino 
episcopo fuit traditum brachium seculare. juxta consillium et examen 
prefati domini vicarij. ideo non debet inculpari ipse dominus baptista 
de bono opere. Nam de omnibus supradictis apparet ex actis in curia 
factis. quos actus ad fauorem veritatis exibit et producit. 

Ad partem ubi dicunt quod fuit eis denegata justitia. dicit quod 
ipse dominus baptista nunquam denegauit justitiam alicui persone, 
sed in ilio casu non erat de foro suo aliquid disponere vel innouare 
super causa dicti matrimonij. aut aliquid obijeere dispositioni manda 
torum prefati domini episcopi, maxime in causa matrimonij. 



( 425 ) PRIVATE 

Super causa assertarum litterarum scriptarum esset respondendum 
eis sic. videlicet quod sunt prosumptuosi velie os apponere super lit- 
teris dominorum consulum. Nani ea que scribuntur. omnia scribuntur 
ad utillitatem et fauorem ciuitatis. et talis causa non pertinet aliquid 
ad illos. 

Ad partem ubi dicunt quod ipse dorainus baptista alia fecit que 
non conueniebant. non obstante id quod ab eis acceperat. ad hoc re- 
spondetur quod ipsi uientiuntur in os eorum. quia ipse fecit e a que 
conueniebant officio suo nec unquam accepit aliquid ab aliqua persona, 
nisi si eidem talis persona esset debitrix ei de aliquo. Et quia nunquam 
poterunt probare fore vera contenta in dieta accusatione. et ipse do- 
minus baptista sit zelopitus de suo honore. quem super omnia diligit 
et custodit. ideo dictos presumptuosos armenos inculpatores et qui 
inculpant ipsum dominum baptistam de enormi causa, requirit con- 
demnari primum in ducatos quingentos prò singulo occasione diete 
accusationis. diuidendos inter ipsum dominum baptistam et officium 
monete. Item requirit ipsos condemnari in pena talionis. quandoquidem 
non probabunt ipsum dominum baptistam aliquid accepisse ab ali- 
quibus armenis occaxione dicti matrimoni]. 

Et in hoc requirit ipse dominus baptista vobis spectabilibus do- 
minis sindicatoribus. quatenus ex officio vestro inuestigetis et rumi- 
netis sagaciter rem hanc ex officio vestro et prò honore vestro. quia 
tallia verba non ceciderunt in terram sed usque ad ultimum sunt que- 
renda. Intelligent in fine dicti presumptuosi armeni quid sit incul- 
pare innocentes consules de mangiaria. et hoc justitia mediante. In- 
super prefatas dominus baptista negat narrata prout narrantur et 
pettita prout pettuntur de jure fieri debere. 

Si MCCCCLXXIIII die martis XXIII augusti in tertijs. 

Deposita in jure etc. per dictum dominum baptistam exibentem et 
requirentem ut supra. et qui promissit quartum respectu diete accu- 
sationis prò summis centum. Et prò eo intercesserunt etc. gregorius 
de pinu et andreolus de goasco. Sub etc. Respondentes etc. 

Qui domini sindicatores etc. 



QUISTIONI ( 426 ) 

III. 

Replica fatta dagli armeni suddetti alla risposta del Giustiniani. 
U74, 16 agosto 

Supradicti coia (sic) assassador et caihares constituti in jure et in 
presentia prefatorum etc. in causa eorum accusationis et occasione re- 
sponsionis facte per dictum dominimi baptistam. cui non consentiunt. .. 

Replicando dicunt quod si ipse dominus baptista considerabit omnia 
non potuit eos incarcerare, et ne stetur in verbis. non debuerunt nec 
potuerunt incarcerari ex rationibus et causis. de quibus flt mentio in 
duobus processibus agitatis etiam super dieta causa coram ipso do- 
mino consule et in actis et apud acta curie, per quos processus dare 
videbit ne dum incarcerari potuisse. sed eisdem prohibitum fuisse 
non posse uti juribus ipsorum. per que omnia oportuit ipsos facere 
bine inde varias et diuersas expensas. et alia notissima. 

Nam quod ipse dominus baptista plura dicat in ejus responsione, 
dicunt quod ipsi sunt armeni, sed quomodo etiam causa matrimonialis 
iuerit notum est. etiam quantas pecunias exbursauerint et consumaue- 
rint prò talibus detrafijs et fauoribus datis per ipsum dominimi bap- 
tistam parti aduerse ipsorum. et si scripserit prò utilitate et fauore 
ciuitatis etiam pattet. quia modo detegitur ob litteras illorum asser- 
torum legatorum exibitas in accusatione dercarabet. et salua pace 
per ipsos locatimi non fuit de aliqua mangiarla. Sed de hijs in facto 
per vos informatos de omnibus, vissis processibus exibitis. cognoscendum 
est quantum damnifìcati sint ex dieta carceratione. et quantum co- 
hati fuerunt expendere et euomere in hujusmodi littigijs. Quibus con- 
sideratis et attentis. condemnandus est dictus dominus baptista juxta 
formam diete accusationis et in dictis dampnis et expensis. Et hoc 
ad presens etc. Sub reseruatione etc. 

>$< MCCCCLXXIIII die veneris XVI augusti in vesperis 
Deposita in jure etc. Qui domini sindicatores etc. 






( 427 ) PRIVATE 



IV. 

Sentenza d* assoluzione di Battista Giustiniani dalle accuse succitate 



Vissis igitur dieta accusatione et contentis in ea. responsione diete 
accusationi facta et deposita per dictum dominum baptistam cura 
fidejussione per eum prestita. visso consillio spectabilis juris utrius- 
que doctoris. domini johannis francisci ipoliti olim vicarij. in scriptis 
exibito coram ipsis dominis sindicatoribus dato super materia de qua 
in dieta accusatione flt mentio. Et considerato ac eis constito quod 
dictus dominus baptista dedit brachium domino episcopo armenorum 
ut exequeretur sententia ejus occaxione illius matrimonij. prò qua 
dicti bazarbassi et caiharès carcerati fuerunt. vissa etiam scriptura 
deposita die XXIV presentis per dictos bazarbassi et caiharès et con- 
tentis in ea. Et demum etc. Omni jure etc. Christi nomine inuo- 
cato etc. 

Videlicet quia absoluerunt dictum dominum baptistam a dieta ac- 
cusatione et omnibus et singulis in ea contentis. 



VII. 

Settima accusa 

PROPOSTA DAL VESCOVO ARMENO DEPOSTO, DeRCARABET 

Super alia accusatione facta et deposita dicto anno die XVI augusti 
per reuerendum dominum dercarabet olim episcopum armenorum. 
contra dictum dominum baptistam. ex eo quod dictus dominus bap- 
tista ipsum dominum episcopum a sede sui episcopatus priuauit et 
deposuit. ellecto et posito alio episcopo, et prout et sicut latius in 
dieta accusatione continetur. Et cujusquidem accusationis etc. 



ouistioni ( 428 ) 

I. 

Il vescovo armeno, Dercarabct, accusa il Giustiniani d'averlo ingiustamente de- 
posto dalla sua sede episcopale, e domanda l'indennità patita. 

1474, 16 agosto 

►B MCCCCLXXIIII die martis XVI augusti in vesperis. 

Reuerendus dercarabet episcopus armenorum caffè et ellectus a 
quondam reuerendissimo domino patriarca armenorum. constitutus in 
jure et in presentia etc. denunciat et accusat spectabilem dominum 
baptistam justinianum. 

Exponens quod dum esset in sede sui episcopati^ prefati, dominus 
baptista paucos post dies non citato nec legitime requisito ipso der- 
carabet episcopo, rnallis respectibus et causis. prout in processu li- 
quidabitur. ipsum reuerendum dercarabet episcopum a sede sui epi- 
piscopatus priuauit. posito in sede dicti episcopatus deronanexium. sub 
fictione assertarum litterarum asserte balie date derocanes. legato 
quondam domini patriarce. contra quas litteras et contra quam ba- 
liam non fuit dicto domino dercarabet datus modus contra eas op- 
ponendum. Et prò tanto quod ex ea priuatione sequuta sunt damna 
et scandala ipsi dercarabet non legitime citato nec requisito. 

Pettit per vos dominos sindicatores dictum dominum baptistam 
condemnari in ducatos mille venetos prò damnis et injuria illati* 
et factis dicto dercarabet. et ultra in alijs penis a jure capitulis et 
regulis dispositis. Et ad presens etc. Sub reseruatione etc. Saluo jure 
adendi. minuendi etc. 



II. 

Risposta del Giustiniani all'accusa del vescovo deposto. 
1474, 23 ayoslo 

tji Ibesus. 

Spectabilis dominus baptista justinianus. olim consul caffè, consti- 
tutus in jure etc. causa et occaxione cujusdam tallis quallis inepte 
accusationis facte per dercarabet. asserti episcopi armenorum. anno prc- 






( 429 ) PRIVATE 



senti die XVI augusti, in qua quidem tali quali accusatione contineri 
virìetur quod dictus dercarabet dum esset in sede sui episcopatus 
ipse dominus baptista et non legitime citato nec requisito ipso der- 
carabet. malis respectibus et causis. ipsum dercarabet episcopum 
priuauit a sede sui episcopatus. posito in sede dicti episcopatus der- 
onanex sub fictione assertarum litterarum asserte balie date der- 
ocanes legato quondam domini patriarce. Et per consequens requirit 
dictus dercarabet ipsum dominum baptistam condemnari in ducatis 
mille venetis. prout in dieta accusatione continetur. ad quam relatio 
habeatur. cui non consentit nisi in facientibus prò ipso et non aliter. 

Opponendo et contradicendo ac respondendo diete accusationi dicit 
quod satis admiratur de dicto dercarabet. et de illis qui dederunt 
sibi talle consillium. Nam dictus dercarabet bene scit quod a seculis 
non est auditum quod laici siue temporales domini ponant in sede 
episcopos. nam in sede ponere pertineat ad dominum papam patriarcas 
lega-tos et hujusmodi talles ecclesiasticos et nullo modo pertinet ad 
seculares. Item bene scit dictus dercarabet quod ex privilegijs arme- 
norum in caffa consulles non se possur.t intromittere in causis et 
rebus ecclesiasticis armenorum. quia sinuntur viuere secundum rictum 
suum. et sic semper fuit postquam caffa est caffa. 

Ex quo dicit ipse dominus baptista quod ipse non possuit ipsum 
dercarabet in sede nec deposuit de sede, sed ipsum in sede posuit 
vel posuerunt sui prelati armeni siue suus patriarca. Verum quidem 
quia oriebantur tante lites jurgia et rumores in ciuitate caffè oc- 
caxione aduentus nouorum legatorum a suo patriarca, que lites \er- 
tebantur ad maximam jacturam et ineffabile damnum populorum caffè. 
ipse dominus baptista consul semper cogitauit sedare talles littes et 
jurgia propter bonum ciuitatis et honorem suum. quia sic tenebatur 
tacere. 

Et propterea quando dictus dominus derocanes legatus dicti do- 
mini patriarce venit huc caffam. videns ipse dominus baptista ipsum 
gerere vices legati, de Consilio et determinatione dominorum antia- 
norum fuit vocatus in consillio. utpote qui habebat baliam ac pote- 
statem ponendi et deponendi in sede quem maluerat. finem poneret 
littibus et jurgijs armenorum. 

Qui derocanes dum esset in consillio determinauit sua propria aucto- 
ritate quem vellet ponere et quem vellet deponere. nec ad ipsum 
dominum baptistam pertinebat dictum dominum dercarabet citare le- 



QUISTIONI ( 480 ) 

gitime vel illegitime. quia non spectat ad consulem citare aliquem 
episcopum. maxime prò causa episcopali. Fuit igitur depositus a 
dieta sede dictus dercarabet per derocanes legatum sui patriarce. 
unde et ex quo dieta accusatio continet in se falsitatem et verbo- 
rum contrarietatem. Nam de supradictis omnibus pattet per pu- 
blicas et autenticas scripturas in cancellarla caffè, quas exibit et 
producit in actis diete cancellane, et ad quas habeatur relatio. 

Et quia dictus dercarabet contra formam mandatorum magnifici 
offìcij sancti georgij. ipsum dominum baptistam olim consulem inno- 
centem ab omnibus contentis in dieta accusatione presumpsit accu- 
sare ipsum contra omnem veritatem. ideo omni modo jure et forma 
quibus melius facere possit juxta formam dictorum mandatorum pre- 
fati magnifici offìcij conderanari requirit. et condemnatum cogi dictum 
dercarabet in ducatis mille qui solili debeant ipsi domino baptiste 
leso in suo honore ac officio massarie pars dimidia. nec non in om- 
nibus damnis et expensis passis et patiendis occaxione diete accusa- 
tionis. Et predicta dicit respondit et requirit. Sub reseruatione etc. 
Saluis etc. Sub etc. 

S MCCCCLXXI1II die martis XXIII augusti in tertijs. 

Deposita in jure etc. per dictum dominum baptistam etc. ac qui 
promisit occaxione diete accusationis quartum prò summis quadrin- 
gentis. 

Et prò eo intercesserunt etc. gregorius et pinu ed andreolus de 
goasco. Sub etc. Respondentes etc. 

Qui domini sindicatores predicta omnia admiserunt etc. 



III. 

Replica di Caiares come procuratore del precitato vescovo Dercarabet. 
1474, 26 agosto 

Supradictus caihares procurator reuerendi dercarabet constitutus in 
jure etc. in causa accusationis facte per dictum reuerendura derca- 
rabet occaxione responsionis facte per dictum dominum baptistam. 
cui non consentit nisi in facientibus prò dicto domino episcopo, dicit 
quod non est admirandum de dicto dercarabet quia omnes sciunt 






( 431 ) PRIVATE 



quod indebite fuit depositus a sede episcopatus. quia non debuit nec 
potuit deponi essendo semel ellectus a renerendissimo domino pa- 
triarca, et non apparentibus litteris ejusdem domini patriarce de 
priuatione sui episcopatus. non potuit nec debuit deponi de episco- 
patu brachio dicti domini baptiste tunc consulis. 

Nam omnes sciunt quomodo illa res fuit. nani illi asserti legati 
nunquam produxerunt litteram quondam domini patriarce qua ipse 
dercarabet deponeretur. nec debuit sub asserta balia quod baberent 
baliam creandi et deponendi episcopos. procedi ad tantum actum de- 
ponendi dictum dominum dercarabet de sede episcopatus. et ipsi le- 
gati qui erant ulcerati et intelligebant non habere baliam. licet multo 
ante tempore introitus consulatus dicti domini baptiste esscnt in 
caffa. non aussi sunt experiri de falsa et corrupta balia ipsorum 
tempore consulatus spectabilis domini joffredi. sed expectauerunttempus 
cum fauore propinquorum dicti domini baptiste facere possint quod 
vellent contra debitum et honestum. quia non potuit deponi eo do- 
mino dercarabet non citato et legitime requisito. 

Quod autem dicti legati essent corrupti et ulcerati constat per lit- 
teras ipsorum scriptas quondam reuerendissimo domino patriarce. per 
quas colligitur ipsos non habuisse baliam. Et quidam auisat sicut 
consul justinianus est cum illis qui vollebant pangiager. ut per ipsas 
litteras declarant id facere non ratione nec sub balia aliqua domini 
patriarce. sed quia sic vollunt consules. tam tunc presens quam fu- 
turus consul. 

Item quod essent corrupti ipsi legati et ulcerati et quod acqui- 
siuerint fauorem prò pangiager. pattet ex proprijs meis litteris dic- 
torum assertorum legatorum suplicantium dictis litteris quod do- 
minus patriarca ita faciat quod non sint ipsi legati vergognati in 
ista ciuitate. dando intelligere quod consul est ille qui vult non pos- 
sendo aliter facere. volendo compiacere populo mettu teucrorum. Vi- 
dete qualia verba interponebant ipsi legati, qui vollendo adulari pa- 
triarce scribebant quod habuerant ducatos quadringentos incirca prò 
sede patriarcali et centum prò legato constantinopolis. ut falsum te- 
stifficaretur. quod constat ex dictis litteris. et ultra scripserunt quod 
isti cum aliis qui sunt de tracia pangiager euomerunt ducatos mille, 
ut de predictis et alijs latius in dictis litteris apparet. quas presentat 
et per quas litteras fatentur expectasse dictum dominum baptistam. 
Modo potest intelligi ex dictis litteris qualles erant dicti legati et 



QUISTIONI ( 432 ) 

quomodo non potuerit deponi dercarabet a sede sua. quo flt quod 
merito tenetur dictus dorainus baptista ad omnia damna et inte- 
resse dicti domini dercarabet. quia etiam tangitur et cognoscitur 
qualles indebitos fauores dederit dicto pangiager et illis assertis le- 
gatis contra debitum et bonestum. et maxime quia videmus quod dicti 
asserti legati videntur se excusare in dictis suismet litteris quod 
consul fuerit ille quem opportuit sic facere annerendo collorem prò 
metu teucrorum. ob quod oporteat consulem compiacere vollentibus 
pangiager. 

Videamus modo si verum est quod consul fuerit ille qui id fecerit 
mettu teucrorum et ob alia que dicuntur in illis litteris. ergo ex 
predictis et alijs debet condemnari. et si ipse dominus baptista in- 
nocens est vel dicat quid fecerit ab eis assertis legatis dolus .... 
agat contra dictos legato? assertos. Nam ipse dominus baptista non 
debuit peruenire ad tantum actum nisi legitime et facto legitimo 
processu. in quo discussum fuisset de meritis cause, maxime non ap- 
parendo litteras domini patriarce per quas mandaretur dominum der- 
carabet fore deponendum. 

Ideo denuo concluditur quod essendo ipse dominus baptista causa 
damni. ad damnum et seu ad satisfactionem damni condemnari debet. 
Que damna notoria sunt et ea probare se offert. et Constant quia 
oportuit mittere personas in capite mundi ad reuerendissimum do- 
minum patriarcam. et inuento eo mortuo et creato nouo patriarca 
cognita maxime ex litteris dictorum assertorum legatorum et cum 
tota curia patriarcali, certioratus dominum dercarabet constitutum 
fuisse a precessore suo auctoritate viginti quatuor episcoporum. ipsum 
dercarabet denuo confirmauit et ellegit in sedem dicti episcopatus 
abhorrendo nefaria gesta circa depositionem factam de dicto derca- 
rabet. prò roboratione cujus confìrmationis et ellectionis missi fuerant 
legati in banc urbem. Que omnia Aeri non posstint nisi cum magno 
consumptu. in quibus omnibus condemnandus venit dictus dominus 
baptista. 

Et hoc ad presens etc. Sub reseruatione etc. 

►£< MCCCCLXXII1I die veneris XXVI augusti in vesperis. 

Deposita in jure etc. per dictum eaibares dicto nomine exibentem 
ut supra. Qui domini sindicatores etc. 



( 433 ) PRIVATE 






IV. 

Sentenza d'assoluzione del console Giustiniani sulla accusa precitata 

Vissis igitur dieta accusatione et contentis in ea. responsione et 
contradictione diete accusationis facta per dictum dominum baptistam. 
fìdejussionibus per eundem dominum baptistam factis et prestitis. Vissa 
etiani scriptura deposita die XXVI presentis mensis augusti per ca- 
ihares de sunyhi procuratorem dicti reuerendi dercarabet et omnibus 
et singulis in ea contentis. Et demum etc. Omni modo etc. Christi 
nomine inuocato etc. 

Videlicet quia absoluerunt dictum dominum baptistam a dieta ac- 
cusatione et ab omnibus et singulis in ea contentis. 



Vili. 

Ottava accusa di Bartolomeo da Todi 



Super alia accusatione facta et deposita per bartbolomeum de todis 
contra janollum olim subcaualerium dicti domini consulis. ex eo quod 
dum detinuisset dexiderium fllium dicti bartholomei prò asperis 
centura viginti duobus. dictus dexiderius relaxatus fuit inscio dicto 
bartholomeo. et prò ut in dieta accusatione continetur. Et cujusquidem 
accusationis etc. 



II. 

Bartolomeo da Todi accusa Gianollo Bargagli, sottocavaliere del console Giu- 
stiniani, di avere indebitamente fatto scarcerare Desiderio suo figlio e debitore 
a lui di aspri 122. 

l$i MCCCCLXXIIII die martis XVI augusti in vesperis. 
Bartholomeus de todis speciarius constitutus coram spectabilibus do- 
minis sindicatoribus. ellectis et constitutis ad sindicandum dominum 

Società Ligure St. Patria. Voi. VII. V. II. 28 



QUISTIONI ( 434 ) 

baptistam justinianura olim consulem. caualerios et totara familiam 
ipsius. denunciat et accusat janollum de bargaglio olim subcauallerium 
dicti domini baptiste. 

Dicens et exponens quod dum ipse bartholomeus detineri fecissot 
dexiderium de todis ejus debitorem prò asperis centum viginti duobus. 
et dum dictus dexiderius esset sic detemptus per ipsum subcauale- 
rium. ipse subcaualerius preter et contra formam juris et capitu- 
lorum. inscio et ignorante ipso bartolomeo. sua propria auctoritate et 
de facto relaxauit dictum dexiderium. et hoc in prejudicium ipsius 
bartholomei. Quare cum predicta vera sint. pettit et requirit per 
vos dominos sindicatores condemnari dictum subcauarlerium in asperis 
centum viginti duobus et ultra, in tantumdem prò suis damnis et in- 
teresse. Et hoc ad presens etc. Saluo jure etc. 

Qui domini sindicatores etc. come sopra. 



II. 

Sentenza d'assoluzione del Gianollo Bargagli predetto 

Vissis igitur dieta accusatione et contentis in ea. et audita ore- 
tenus responsione facta per dictum janollum. dicentem quod si dictus 
dexiderius detemptus (?) fuit prestitis fldejussionibus in actis cancel- 
lane, et si dieta fidejussione (sic) scripta non reperitur sibi imputari 
non potest. Visso juramento delacto janollo super predictis et consi- 
derata qualitate rei. Omni modo etc. Christi nomine inuocato etc. 

Videlicet quia absoluerunt dictum janollum a dieta accusatione et 
contentis in ea. 



IX. 



Nona accusa, contro Giacomo Casana e il suo socio 

CAVALIERI DEL CONSOLE 



Super duabus lamentationibus et expositionibus secrete factis contra 
jacobum de casana et socium caualerios dicti domini baptiste. ex eo 



( 435 ) PRIVATE 

quod dicti cauallerij contra formam regularum habuerunt mangiarias. 
nec non administrauerunt justitiam in eorum taberna. {manca tana) 
in ciuili quam in criminali. Item ex eo quod non tenuerunt suos 
seruientes et prò ut debuerunt et prò ut et sicut latius in dictis que- 
relis fit inentio. Et quarumquidem latnentationum et totius processus 
tenor sequitur ut infra. 



I. 

Delazione secrela di mangierie e altre inosservanze ai loro doveri, commesse 
dai cavalieri del Giustiniani. 

1 474 , 1 6 agosto 



Quidam mouuo a utilitade de la repubblica e per lo ben de la 
masseria constituio dauanti da voi signoi sindacaoi a sindica lo ma- 
gnifico messer baptesto justiniano cum la soa famiglia e specialmenti 
li suoi cauare. 

Denunciat vobis quemadmodum li dicti cauare contra la forma 
de le regole e de le lettere de lo magnifico officio continuamenti hano 
faeto raxone cosci in ciuili corno in lo criminali in la lor taberna 
cosi de nocte corno de jorno. e specialmenti in la cossa de lo cri- 
minale, faciendose pagare ingordi pagamenti da li poueri nomini, 
corno in parte sa bartholomeo da sexin chi sa che vartares tochehi 
a pagao asperi XXXX in la lor taberna per farge remette una coza 
chi era za faeta in . . e demande a abram stenarolio greco lo qua a 
pagao quello che o ve dira, e monti altri chi non se san. e questo 
contro ogni debito e contra li comandamenti de lo magnifico officio 
e in grande detrimento de la masseria, conuertando in lo proprio uzo 
quello chi deueiua vegnir in la massaria e in lo comun. E sur questa 
parte vogliati vei le regole e le lettere de lo magnifico officio chi 
fan expressa mention che non se osse fa raxon in la taberna. le 
quali regole e lettere se ve exibissan. E demande ancora a augo- 
stino de le piane chi vo dira monte cosse de li dicti caualerij soto 
sacramento, a lo quale li dicti cauare an faeto un pasto aso che non 
li acuze. 

Ancora acusa li dicti caualeri comò publicamenti hanno hauuto una 
mangiaria de asperi 11 mila da uno maxellà saraceno chi fo esti 



ouistioni ( 436 ) 

jorni ferio. abiando trouao lo dicto maxellà in so donna, e de questo 
porrei interroga johanne toiran speciaro e 'laurentio venetian chi e 
staeto lo tauerna. Queste cosse non se pon proua a compimento, saluo 
che se dessa raxon habiando indicij. 

Item denunciat et accusat li dicti cauare li que non hanno tegnuo 
lo numero de li seruienti corno eran obligae a tegni. e se han tegnuo 
seruienti non ne an mai auuo saluo o cinque o sexe. e se besognaua 
destegni un pouero homo era necessario che li cauare lo destegnissen. 
Poi considera a che fin lera faeto. et de questo porrei demanda li 
scriuen et li altri nomini de logia e hauerei debita information. Li 
que cauare han faeto monte e monte altre cosse. 

Per tanto vogiae prò debito e honore vestro chiera le cosse so- 
pradicte e condenna li dicti cauare in quella penna condegna, acioche 
sia exemplo a li altri chi an a vegni chi vorran fare malie, e non 
vogiati che li cauare tiren lo sodo de la massaria per li seruienti 
per li que non an tegnuo. e ve se arecomanda lo honore vestro. 

►B MCCCCLXXIIII die martis XVI augusti in vesperis. 



II. 

Delazione di Bartolomeo Fieschi di colpe commesse dal Casana. 
1474, 16 agosto 

Se voi segnoi sindacaoi ellecti a sindaca lo consolo passao messer 
baptesto justiniano e li soi cauare. interrogerei e farei spia e exa- 
minà demitri da modono. andria de jacaria e tuti li scriuani e sotto- 
scriuani de la corte, e questo cum sagramento. voi trouerei una 
mangiaria de asperi mille ducenti faeta per jacomo da casanna. olim 
cauallerio. de uno greco patrone de una griparea de sinopi o sea de 
quelle parti. Facti diligente inquisitione trouerei che el le stato la 
veritade. Questo se fa per bene della republica e confuxione de li 
catiui. 

►& MGCCCLXXI1I die XVI augusti martis in vesperis. 

►J< Die XVIII augusti in tertijs. 
Supradictus (st'c)bartholomeus de flisco constitutus etc. dicitquod prò 
sui parte non vult quod amplius inteVrogentur ali.) super predictis. 



( 437 ) PHIVATE 



III. 

Giacomo Casana risponde nlla prima delazione fattagli. 
1474, 19 agosto 

& 

Jacobus de casana constitutus in jure et in presentia spectabilium 
dominorum sindicatorum. ellectorum ad sindicandum spectabilem do- 
minum baptistam justinianum. caualerios et ejus familiam. Et in 
primis comparet exponens cum graui querela quia videtur recepta 
fuerit quedam nulla denunciatio facta caualerijs. et vehementer ad- 
mirari cogitur quod talis nulla denunciatio siue accusatio recepta 
fuerit. cum non appareant per que fiat accusatio. Ex quo rationibus 
infrascriptis et alijs dicendis et allegandis dicit se non teneri ad re- 
spondendum talli. nulli accusationi. 

Prima ratio, quia omne judicium debet habere tres personas judicem 
qui estis vos. reum qui est ipse jacobas si legitime conueniatur. et 
actorem qui in casu nostro esse debet ille accusans. Igitur defficiente 
actore nullum judicium sindicamenti fieri potest aduersus dictum 
jacobum. 

Secunda ratio, quia ex forma regularura et commissionum magni- 
fici officij sancti georgij calumniosi accusatores debent condemnari 
secundum formam dictarum regnlarum et commissionum. Item quod 
in omni judicio si actor subscribat tenetur ad expensas littis. itera 
et in casu isto si affertur injuria ignominentie dicti jacobi. eidem ja- 
cobo actio compettit actione (sic) injuriarum quantum jurauerit in., 
prò injuria indebite illata. Hec autem non sunt incerta neque dubia sed 
notissima sunt de jure. et ideo cum ipso jure se conformant regule 
et commissiones prelibati officij. si enim paperus talis recipiatur per 
vos. quomodo habebit ipse jacobus actionem sibi competentem de jure 
et ex forma regularum et commisionum prelibati officij. quibus regulis 
et commissionibus vigentibus dare liquet tallem nullam accusationem 
recipi non potuisse. et per consequens non teneri ad respondendum 
seu ad litem contestandara. Quas quidem regulas et commissiones ipse 
jacobus exibit et ipsarum obseruationem requirit. 

Nec credat ille quidam qui asserit se mottum zelo reipublice 
quod ipse jacobus se moueat ex eo quod res sue intelligantur. Nam 

Hooietd Ligure St. Patria. Voi. VII. 1>. II. SS* 



QUISTIONI ( 438 ) 

sua intentio est quod res sue purgentur sicut aurum quod igne col- 
labitur. nec credat vereatur ipse jacobus illum quemdam se zello rei- 
publice ruouentem ut falsarium proponit. quod autetn se non raouerit 
zello reipublice hic probatur et responderi non potest. Nam zelator 
reipublice non in abscondito loquitur sed pallam. et diligens rem- 
publicam sui copiara facit. ergo probatur se non raoueri zello rei- 
publice. 

Item quod se raouens zello reipublice non agit de re priuata sed 
de publica. Et si exierit foris ipse quidam et insurget pallam. ut 
facere debet quilibet bonus (sic) reipublice. cognoscetur mottum ejus. 
et cognoscetur se non mottum fuisse zello reipublice sed mendaciter 
et falsarie. maxime quia si comparebit et probabit. ipse jacobus con- 
fisus innocentie ejus veris probationibus purgabit innocentiam ejus. 
et falsa fuisse obiecta dicto jacobo habere actorem in causa sua. ut 
in processu ipse jacobus facere possit in ea causa incumbentia sibi. 
que fieri non possunt nisi contra actorem. Et etiam dignum est ha- 
beat actorem quia si res dicti jacobi inuenientur noxie. penam subire se 
offert. si autem innoxie erunt. ut sunt. erit locus obseruatus dictarum 
regularum et commissionum ad satisfactionem primum honoris ipsius 
jacobi et damnorum et interesse eju.sjuxta formam dictarum regu- 
larum et commissionum prelibati oftìcij. Et hec ad presens. Sub reser- 
uatione quorumcumque aliorum suorum jurium. 

© MOGCCLXXIIII die veneris XVIIII augusti in tertijs. 
Deposita in jure etc. Qui domini sindicatores etc. 



IV. 

Giacomo Casana risponde ali» seconda delazione fallagli. 
1474, 19 agosto 

& 

Jacobus de casana constitutus etc. occaxione cujusdam vane infor- 
mationis seu requisitionis deposite per bartholomeum de flisco. in qua 
videtur requiri quod interrogentur demetrius de modono. andreas de 
jhacaria scribas et subscribas curie, super asserto facto asperorum 



( 439 ) privati: 

mille ducentorum. ut asseritur. datorum dicto jacobo ab uno greco 
patrono griparee sinopi, et cui non consentit. Dicit ipse jacobus quod 
bene intueri potest quales sint res ipsius jacobi et innocentie (?) 
quandoquidem videnius quod calumniari videatur de re agitata et 
purgata ex controuersia que fuit inter ipsum et illuni demetrium. Et 
qua controuersia pendente superuenit ille patronus qui pallam et sua 
sponte declarauit qualiter res fuerit et sine culpa ulla dicti jacobi. 
de qua declaratione pattet per publicum instrumentum scriptum 
manu bartholomei de nairono notarium exibitum. Et quomodo autem 
res abeunt sepe numero in hac ciuitate ad calumniandum personas 
innoxias. videri potest ex inspectione diete requisitionis deposite per 
dictum bartholomeum. qui essendo puer potest facilime considerari 
ubi habuerit originem mottus ejus et maxime per inconstantiam ejus. 
quoniam deposita illa vana requisitione satis paulo post ab ea disdi- 
cisse videtur. De qua distictione parum facit ipse jacobus nec eam 
quicquid existimat. quum ipse semper contentatur ubi habeat actorem 
quod res sue inuestigentur et sicut aurum in fornace purgentur. Et 
hec ad presens etc. 

Illeso jure ipsi jacobo agendi de benefìcio regularum et commis- 
sionum magnifici officij aduersum indebite calumniantes et accusantes 
officiales. adeo quod per predicta nullum generetur prejudicium ipsi 
jacobo sed esse sibi competens illese esse vult ipsi jacobo. 

>£ MCCCCLXXIIII die veneris XVI1II augusti in tertijs. 
Deposita in jure et in presentia etc. Qui domini sindicatores etc. 



V. 

Deposizione di Andrea di Ginopoli. 

►B Die XXVIIII aprilis in vesperis. 

Andreas de ginopoli testis productus per demetrium de caffa de 
modono super contentis in accusatione admonitus juratus et exami- 
natus ac iuramento. interprettante calojane aimari. suo juramento 
osculatus majestatem. dixit quod ipse est patronus sue griparee et 
quod tempore quo erat serrata tracta granorum de mense octobri 



QU1ST10NI ( 440 ) 



anni elapsi inuenit dictum jacobum caualerium domini consulis cui 
dixit si carigabat granorum. qui dixit quod erat tracta serrata, qui 
dixit quod volebat sibi dare et faceret onerare suam gripaream. et 
protulit ipse asperos mille ducentos dicto jacobo. et demum l'uit 
contentus et eos numerauit in taberna dicti jacobi cauallerij presente 
dicto demetrio. tamen fuerat per pactum quod onerari facere tene- 
batur capse mille granorum dictus jacobus et non fecit onerare quam 
capse ecc. propter quod se lamentauit ipse testis cum andrea de 
jacaria. qui fuit postea locutus cum dicto jacobo. qui jacobus deinde 
euaginauit eundem contra ipsum dicentem: tu dixisti predicta andree 
de jacaria. scias quod eos accepi prò filio (?) domini consulis prò fa- 
ciendo gonam unam. 



VI 

Sentenza di condanna di 400 aspri inflitta a Giacomo Casana. • 

Vissis igitur dictis querelis et contentis in eis. factis contra dictos 
caualerios. responsionibus et contradictionibus factis per jacobum de 
casana et contentis in eis. Et insuper audictis demetrio de modono 
olim tabernario elicti cauallerij. attestante ejus juramento in pre- 
senta ipsorum dominorum sindicatorum delacto juramento. veruna 
fore dictum jacobum de casana habuisse certam quantità tem asperorum 
de mangiarla a quodam patrono cujusdam fuste de sinopi vel gino- 
polis. eo quod dictus jacobus adjuuaret dictum tallem patronum in ca- 
piendo prò eo granum. de quantitate vero asperorum nescit. 

Item attestantes dictos cauallerios multotiens tam de die quam de 
nocte administrasse rationem in eorum taberna. maxime in criminali, 
nec non audicto andrea de jacaria attestante ejus juramento quod 
una die dictus patronus sibi dixerat. se conquerendo de dicto jacobo. 
quod dederat sibi certam quantitatem asperorum ut ipsum adjuuaret 
in capiendo granum ut oneraret ejus fustam. et a quo habere non 
poterat nisi certum paucum. et postea ipse testis una cum dicto pa- 
trono reperuerunt dictum jacobum de casana et nottiflcauerunt pre- 
dicta. tandem post multa dicti patronus et jacobus restauerunt de 
accordio. 

Audictis etiam super premissis antonio de bozollo. bartholomeo de 



( 441 ) PRIVATE 



nairono. bernardo de turri notarijs et scribis curie, qui super pre> 
dictis etiam attestati sunt. 

Vissa quadam examinatione facta die XXVI1II aprilis de dicto pa- 
trono de ginopoli. scripta manu bernardi de turrilia notarij. per quam 
apparet quod dictus patronus cum juramento dixerit numerasse dicto 
jacobo in ejus taberna asperos mille ducentos occaxione ut supra. 

Audicto etiam de nouo andrea de jacaria attestante cum juramento 
suo quod dictus patronus cum dicto jacobo. quando recessurus erat de 
presenti ciuitate. restauit de acordio presente ipso andrea. in quibus 
lainentationibus continetur quod dictus jacobus habuit asperos duo 
millia a quodam macellario saraceno, et omnibus et singulis in eis 
contentis. et quod in dieta causa ulla probare habuerunt. 

Et demum etc. Omni modo etc. Christi nomine inuocato etc. 

Videlicet quia condemnauerunt dictum jacobum in asperis qua- 
dringentis de caffa applicandis masserie caffè. Et hoc quia prima facie 
contractus injustus erat. Ab omnibus autem et singulis in dictis la- 
mentationibus contentis absoluerunt dictos jacobum et antonium caua- 
lerios. Et sic ut supra etc. Latta etc. 



X. 

Pubblicazione dei sindicamenti e deìle sentenze in essi contenute. 
1474, 27 agosto 



Lecta testata et publicata per me christoferum de caneuali nota- 
rium. loco dominici de alsario notarij absentis caffè, ad banchum su- 
pradictorum spectabilium dominorum sindicatorum ut supra. anno do- 
minice natiuitatis MCCGC septuagesimo quarto, indictione sexta se- 
cundum janue cursum. die sabati XXVII augusti in tertijs. presentibus 
testibus antonio uzusmaris. johanne de gibeleto. burgensibus caffè, 
dionixio risoto et lazaro leardo ciuibus janue. vocatis et rogatis. 



QUESTIONI ( 442 ) 



XI. 

Legalizzazione notarile degli atti slessi. 

Extractum est ut supra de actis publicis curie caffè, videlicet ex 
actis sindicamentorum spectabilis domini baptiste justiniani et sue 
familie. scriptis partim manu dicti dominici de alsario notarij. et 
partim per me christoferum de caneuali notarium antedictum et in- 
frascriptum. in hac parte scribam prefatorum spectabilium dominorum 
sindicatorum. ad instantiam suprascripti spectabilis domini bapt'ste 
justiniani etc. 

Christoferus de caneuali notarius. 



SUPPLEMENTO 

AL 

CODICE DIPLOMATICO 



DOCUMENTO I. 

I Protettori dell'anno 1453 rimettono agli Ufficiali del soppresso Ufficio di Ro- 
mania il giudizio finale della causa vertente fra l'Ufficio stesso e Gio. Fran- 
cesco Palmaro all'epoca della traslazione di dominio delle colonie tauriche 
nel Banco di s. Giorgio. 

1453, 23 novembre 

(Filza dei Cancellieri, ann. 1453-1464, n. 14. Sala 1.° 
Collegii nell'Archivio Governativo) (*). 

►g MCCCCLtertio die XXIII nouembris. 

Magnifici domini protectores comperarum sancti georgij in integro 
numero congregati, volentes non minus quam equum est prouidere 
instanti requisitioni johannis francisci parmarij. statuerunt et decre- 
uerunt quod il li viri spectati olim officiales olim offlcij rornanie. de 
quorum virtutibus vehementer confidunt. coram quibus ipse Johannes 
franciscus agebat causam suam ante translationem dominij caphe etc. 
in ipsos dominos protectores. qua cassum est dictum offlcium. dili- 
genter intellectis et examinatis juribus ipsius johannis francisci. et 

Ha il n. 256, e l'atto consecutivo a questo vedasi subito qui nel docu- 
mento che segue del dì 40 dicembre 1453. Noi l'abbiamo già accennato a 
pag. 48 del voi. 1. e , sotto il documento X, ove dicemmo non aver allora tro- 
vato l'esito della lite in discorso, che adesso coli' aiuto dell'archivio governa- 
tivo veniamo a conoscere essere riuscito favorevole al Palmaro. 

La famiglia Palmaro fu tra le notabili di Genova, e scrivesi Palmaro non 
Parmaro, come pronunzia e scrive il dialetto genovese, il quale muta la L in R. 
Società Ligure St. Patria. Voi. VII. P. II. 29 



SUPPLEMENTO ( 446 ) 

consideratis debite considerandis prò bis que pertinent ad dictas com- 
peras jure diete translationis. causam ipsam terrainent et decidant 
perinde ac si vigeret officium suum. 

Paulus mainerius notarius. 



DOCUMENTO II. 



Gli Ufficiali suddetti di Romania decidono restare a dare al capitano Gio. Fran- 
cesco Palmaro lire trecento sessanta genovine , per vitto somministrato al- 
l' equipaggio della sua nave fino a Pera. 

1453, 10 dicembre 

(Filza dei Cancellieri, ann. 1453-1464, n. 14. Sala 1." Cottegli, 
nell' Arch. Governativo) (*). 

8< MCCCCLIII die X decembris. 

Nobiles et egregij viri damianus justinianus prior. francus mara- 
tus ( 2 ) et socij octo olim 'offlciales |prouisionis romanie in integro 
numero congregati, quibus per magniflcos dominos protectores compe- 
rarum sancti georgij commissum fuit ut intellectis juribus jobannis 
francisci paromarij (sic) nauis unius prefecti superioribus diebus ad 
stipendia communis conducte. in causa que coram ipsis officialibus 
romanie ante translationem dominij caffè vertebatur. eorum ferrent 
judicium. 

Visa dieta commissione et perlectis attestationibus quorundam te- 
stium per prefatum johannem franciscum productorum. ipsisque exinde 
testibus oretenus auditis. omni jure via modo et forma quibus melius 
potuerunt et possunt. dicunt et declarant ipsum johannem franci- 
scum restare ad habendum prò victu per eum dato super naui sua 
viris quinquaginta. qui peram mittebantur. libras trecentas sexaginta 
januinorum. 

(') Quest' atto segue in calce alla commissione predetta dei 23 novembre 
1453; ed è segnato anch'esso col n. 256. 

( 2 ) Sincope forse o svista dello scrivano, a vece di Marabotus, che fu ed è 
ancora famiglia genovese. Vero è che esiste anche la famiglia Malato. 






( 447 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO III. 

Orazione di Francesco Toledo , oratore pontificio , affine di persuadere il Co- 
mune di Genova a trattare la pace col re di Aragona, per cui Sua Santità, 
il papa Nicolò V , facevasi mediatore. 

1454, . . settembre 

(Politicor. etc. Mazzo 2.° ann. 1451-1481. n. 38. Arch. Gov.) 

(Extra) Expositio prò parte domini nostri pape et domini cardi- 
nalis sancte iji prò facto pacis ( l ). 

(Intus) ffc Ihesus. 

Mandastis. illustris princeps. ut ea que ex parte tam sanctissimi 
domini nostri pape, quam reuerendissimi domini mei. coram vestra 
proposui celsitudine et coram magnifìcentijs dominorum illorum qui 
personam magnifici armirati vestre dominationis. johannis fllippi de 
flisco. representant. scripto traderem. ut cum de singulis celsitudo 
vestra in suo prudentissimo conferret Consilio, sigilatim ad singula 
responderet. Feci id quidem breuiter. lucide tamen. principaliora ca- 
pita memorando. 

Illud autem primum est. quod sanctissimus dominus noster et re- 
uerendissimus quoque dominus meus. caritatis illius. ad quam omnis 
christianorum lex euangelica compellit et crediti sibi ministeri], ut 
humana sinit fragilitas. omnibus fidelibus dum cupiunt officia persol- 
uere debita, non desinunt ea que pacis sunt cogitare rogare atque 
tractare inter christianos. orantes dominum det pacem christianis in 
diebus nostris. et furorem illum quo in inuicem bellis seuiunt di- 
gnetur contra infldelem conuertere. Zelantur n. (enim?) cum propheta 
super his qui pacem peccatorum vident. scilicet infìdelium. discor- 
diasque fldelium. isto potissimum tempore quo in fìdelium nece et 
ipsius fìdei destructione tanta pernicie theucri. christi inimici, cras- 
santur. 

Hinc isdem sanctissimus dominus noster multos tractatus pacis 
atque concordie temptauit. maxime in italia. que ad expugnandos 

(') Questo non è l'originale presentato dall'oratore romano, ma una stor- 
piatura di copia, in più luoghi senza senso, e talora con errori evidenti di 
grammatica, dovuti all' inesperto copista. 



SUPPLEMENTO ( 448 ) 

hostes communes. tum prò bellandi peritia que multimi in italis est. 
tum etiam prò facultate quam contra theucros terra et maxime mari 
habent. primum contra illos concitanda videbatur. quorum tamen. patre 
omnis discordie diabolo id suadente, aliqui optatum non potuerunt 
habere flnem. alij vero habuerunt. et inter illos ille qui de pace il- 
lustris dominationis vestre et magnifici domini johannis filippi per 
reuerendissimum dominum meum janue habitus est. deo agente et san- 
cissimo domino nostro jubente. et que per reuerendissimum dominum 
meum sunt inter vos acta confirmante, gloriosum suscepit exitum. 

Unde non minor eidem sanctissimo domino nostro et reuerendissimo 
domino letitia parta est. ut res ipsa mostrauit (sic), quam vestre 
celsitudini et magnificent'e domini johannis filippi gloria et toti 
reipublice januensi utilitas nata est. Tota insuper romana curia, ymo 
cuncti itali, cum reuerteretur reuerendissiinus dominus meus. de tanto 
dono exultare videbantur. quod si secus in aliquibus forte erat. mente 
seruabant. sed ore nemo talem rem poterat non laudare. 

Reuerso autem reuerendissimo domino ad curiam. transactis XV 
ferme diebus. cognouit illustrerai dominationem vestram vestro cum 
Consilio deliberasse nouum incipere bellum contra serenissimum re- 
gem aragonum. unde illud eis impletum videbatur: risus dolore mi- 
scebitur. et extrema gaudij luctus occupat. Nam quando in theucros 
sperabant januenses paraturos. viderunt parari in regem. et simili 
ratione videntes necesse futurum ut rex contra eos occuparetur. et 
sic omnis defensionis christiani populi spes in nihilum conuerti vide- 
batur. Unde considerare etiam inceperunt quomodo nouam istam se- 
darent discordiam. et pacem tantis principibus dignam inter eos 
tractarent. et dum hec in eorum animo sancte verterentur. deo pro- 
uidente. illustris dominatio vestra. sua ex parte et magnifici domini 
johannis filippi. misit ad reuerendissimum dominum meum dominum 
antonium prepositum trigaudij cum litteris credentialibus et instruc- 
tionibus ampliss'mis. quibus quid qualia quantaque temptarent cum 
rege sanctissimus dominus noster et reuerendissimus dominus meus 
vestra dominatio probe (?) ipsa nouit. Presentauit autem omnia do- 
minus meus sanctissimo domino nostro, et pariter in eis letati sunt 
et deo gratias dederunt. ponentesque manum ad opus sine mora, 
ut isdem presbiter antonius vidit. reuerendissimus dominus meus ex 
parte sanctissimi domini nostri et sua. cum litteris credentialibus 
utriusque me misit ad regem. 



( 449 ) DOCUMENTI 



De responsione autem regis illustris dominatio vestra fuit litteris 
domini mei et verbis domini antonij plenius informata. Nam talis 
fuit. ut. rebus omnibus consideratis. melior haberi non posset. nec ex 
ea. humano judicio. quod ex exterioribns tantummodo et inlìrmum est. 
posset aliud elici quam prima facie videbatur. Dedit enim animum 
ad ea que petebantur. non solum illustris dominatio vestra (sic) et 
magnifìcus dominus Johannes philippus. tanquam caput et insigne mem- 
bruti! hujus vestre reipublice. se dicens ad pacis et amoris-am- 
plexus suscipere. sed et peculiari quadam et priuata amicitia vo- 
lebat vos in fratres et inter precipuos locare amicos. et omnem 
vestro statui et glorie sibi possibilem impendere fauorem. tuitionem 
ac defensionem. De pratica autem quomodo esset habenda. determi- 
nationi sanctissimi domini nostri pape et reuerendissimi domini in 
omnibus relinquebat. utpote de loco et tempore, nam et eorum auc- 
toritate Consilio omnia ut flerent erat contentus. De quibus omnibus 
litteras duas credentiales maini propria scriptas in personam meam. 
unam sanctissimo domino nostro et aliam domino meo transmisit. 

Post hec sperabat sanctissimus dominus noster illustrem domina- 
tionem vestram maturissime esse misurano (sic) tales. qui digne sua 
ex parte et magnifici domini johannis fìlippi ista perficerent. uti 
etiam vestra celsitudo suis signiflcauerat litteris. sed cum diu specta- 
rent et nemo veniret. reuerendissimus dominus scripsit dominationi 
vestre. habuitque responsum satis legitimum. quodque merito accep- 
tum extitit. 

Interea magnifìcus dominus Johannes philippus accedens ante nea- 
polim cum classe, quid mandauerit per militem grecum regi, quidque 
illi responderit rex. et quid replicauerit ille et iterum rex. nota 
sunt omnia illustri dominationi vestre. Que etiam rex ipse sanctis- 
simo dom'no nostro et reuerendissimo domino meo omnia nun- 
ciauit. 

His igitur sic se habentibus. licet reuerendissimo domino meo per- 
suasimi semper satis extiterit illustrem dominationem vestram esse 
prosecuturam rem istam. quam ipse vestris ceperat votis praticare, 
ad quam etiam praticandam induxerat dominum nostrum, nihilominus 
ut quod agendina esset celerius ageretur. deliberauit de licentia eju- 
sdem ?anctissimi domini nostri pape, me ad celsitudinem vestram 
transmittere et ad magnifìcum dominum johannem fllippum quern cre- 
debat jam fore in janua. ut tam ex parte sanctissimi domini nostri 



SUPPLEMENTO ( 450 ) 



quam sua. illustrem dominationetn vestram et magnificimi dominum 
johannera philippum. si eura inuenire occurret (sic), commonefacerera 
et eorum ex parte rogarem ad conclusionera eorutn que incepta sunt. 
tuoi propter publicum et commune bonum. quod ex ista pace maxi- 
mum susciperet incrementum. tum etiam propter vestrum bonum pri- 
uatum. cui conseruando hoc modo optime consuli videtur. nec non et 
propter honorem eorum qui rem istam non tam mediocrem. quam 
in sto genere, ut ita dicam summam. et cum tanto principe talibus 
tantisque viris. id aliqualiter licet in generali et sub quadam confu- 
sione scientibus. temptauerunt. 

Bono quidem pubblico tanta communitas. sicut januensis est. isto 
maxime tempore inseruire tenetur et debet. quo maxime ab hostibus 
deuastatur. Isto enim triennio proh dolor! tantarn christianitatis por- 
tionem theucri acceperunt. ut creditur. quanta est tota italia. quid 
autem superioribus diebus egerint in seruiam. quidque mercatoribus 
regusinis in illa prouincia degentibus. credo audiuit illustris domi- 
natio vestra. De quibus etiam omnibus copiam litterarum illarum. 
quibus hec primum in italia dieta sunt. reuerendissimus dominus meus 
tradidit mihi. ut si per aliam ista vestra celsitudo non sciuisset. 
saltem per istam cognoscere posset. Moream quoque, siue penopo- 
yssum. ad quam venetorum aspirabat et currebat cupido, theucri pre- 
uenientes ceperunt. et jam classe transmissa ad magnum mare ter- 
restri exercitu dicitur esse contra ungariam. Itaque prouincias capit. 
ciuitates destruit. fideles quoque pecudum more interfìcit. et poto- 
states catholice. que his possent obuiare malis. alij dexteram dede- 
runt. ut veneti pacem injentes cum illis. si tamen pax et non magis 
damnabilis sit dicenda conjuratio contra catholicos. alij vero, videlicet 
ultramontani, multa disponunt sed hucusque nulla concludunt. nec etiam 
bello nauali. quod summe hoc in negotio necessarium est. quidquam 
possunt efficere. Itaque toti christianitati in serenissimo rege et ja- 
nuensibus spes relieta videbatur. de quibus jam cum ceteris despe- 
ratur. eo quod contra se inuicera occupantur. 

Rex autem multis promissionibus pollicitus est agere contra illos. 
et ad hoc se dicit armare tantas triremes. Preterea habet etiam hoc 
testimonium. quod scandarberco in albania satis sufficienter hominum 
et pecuniarum atque frumenti et salis auxilia transmisit. non longe 
ante hos dies. Simile etiam sperabatur de illustrissima dominatione 
vestra et vestro communi janue. cujus rei testimonium fecit reueren- 



( 451 ) DOCUMENTI 



dissimus dorainus meus curo e janua reuersus est. Nunc vero necesse 
videtur aut communitatem vestram pacem habere cura rege. aut ad 
instar venetorum cura theucro. Quod si cum rege. deo forsitan spi- 
rante, simul sua et vestra potentia aliquid ageretur insigne contra 
illos. si vero eam malitis cum theucro. cum utrique bello inseruire 
nequaquam possitis. serenissimus quoque rex totus vacabit contra vos 
et theucer majora incrementa suscipiet. sicque funditus euertetur et 
peribit christianitas. • 

In hoc enim attendendum est dominis januensibus. ne illa vetus 
querella que a multis contra eos. licet injuste. habetur. verajam sine 
ulla dubitatione videatur. videlicet quod auxilia contra fìdeles infide- 
libus multis in partibus prestent. et illa quoque infamia quam veneti 
bine inde seminarunt. quod ipsi occasio extiterint perdictionis costan- 
tinopolitane, et alia similia que falso dicuntur. Unde id vel pejus 
quam veneti assequantur. ut scilicet ubique vituperentur. maledi- 
cantur. et tanquam heretici. infidelium fautores et adjutores ignomi- 
niose pertractentur. Gauderent enim illi ignominie sue se habere con- 
sortes. sed ex corde ijs displiceret qui diligunt januenses. ut sunt 
sanctissimus dominus noster et reuerendissimus dominus meus. qui 
satis operibus suam in eos jam euidentem fecerunt dilectionem. 

Preterea illustris dominatio vestra ob eam causam maximam con- 
sequetur (sic) infamiam. A principatu inquam si secluditur honor. 
quid illi restat nisi labor et dolor, et mentis pariter et corporis tri- 
bulatio? Qualem autem poterit vestra dominatio honorem habere. si 
vobis imperante communitas vestra impijs et inimicis christi amicitia 
jungatur? Cui primum nisi vobis tam grauis imputabitur culpa, quia 
sicut in gloria et honore. sic quoque in contrarijs primas partes 
vestra celsitudo habeat necesse est! Quis tunc vestre dominationi ho- 
nor relinquetur. si eam in fide, que omnis glorie atque virtutis fun- 
damentum et basis est. vitiari contingat ? et denigrata sic fama et 
obscurata gloria, perditoque nomine, quid principatus nisi congeries 
quedam laborum dolorumque est. ? At vero si vestro tempore im- 
perij communitas janue aliquod deo et reipublice singulare impendat 
obssensum (sic), maximum gloria vestra suscipiet incrementum. et eo 
merito, deus, per quem reges regnant et principes imperant et a quo 
est omnis potestas. perpetuabit vestre dominationis imperium. idquo 
semper firraabit in melius. Hominum quoque maledicorum vestrorum 
ora claudetis. hostium ligabitis manus. dum totius ecclesie populique 



SUPPLEMENTO ( 452 ) 



christiani voce, que dei vox reputatur. eriti.s approbatus. et gloria 
et principia honore dignus judicatus. Sanctissimum quoque dominum 
nostrum et totum sacrum cardinalium collegium sic in perpetuum 
vestris honoribus reddetis obligatum. 

Rebus quoque priuatis vestris videtur reuerendissimo domino meo 
pacem istam fore pernecessariam. cum nullum dominium in italia 
videat tantum vobis posse esse aut adjumento aut nocumento quantum 
ser*iissimum regem. De alijs vero dominijs illustris dominatio vestra 
omnia nouit. et quid ex. eis timendum credendum sperandumue sit. 
Hoc satis est quod reuerendissimus dominus meus pre alijs cum isto 
vobis consulit pacem. cum alijs bona est. sed cum isto commodior 
vobis sibi videtur. attento maxime ilio particulari tractatu qui in- 
ceptus est. Nani et litteras duas in quibus de eo agebatur ille vidit. de 
quo dixi illustri dominationi vestre et quid ipse postea senserim (?) 
etiam dixi. Verum si hoc reuerendissimus dominus meus in medium 
educat. ideo est quia qui multum amat multum amati pericula timet 
et precauere cupit. Hinc igitur cum statum celsitudinis vestre et ma- 
gnifici domini johannis fìlippi in pace et quiete permanere desideret. 
veretur ne aliqua ex parte turbetur et ideo ista denunciat. Verum 
illustris dominationis {intendi vestre) erit judicare illa quanti sint 
ponderis et momenti, que et illos et vestros melius cognoscit. 

Pro honore etiam domini nostri sanctissimi reuerendissimus do- 
minus meus rogat. et prò suo quoque. Nam indignum esset tantos 
principes et cum tanto rege hec incepisse et non ad finem duxisse. 
et culpa eorum quorum primo incitamento ista temptarent. Vel 
saltem si vestra celsitudo in his rebus non deliberat prosequi. legi- 
timam causam hujus assignet. que (sic) et sanctissimus dominus noster 
et reuerendissimus dominus meus merito possint exscusari. Quod si non 
flt. indignabitur et merito sanctissimus dominus noster. et propter (sic) 
eum cardinalium cetus. et quos amicos habetis. facietis. quod absit. 
inimicos. Supremum locum habent ecclesie (sic) in multis. eos vestre 
dominationi et magnifico domino johanni phylippo posse prodesse quis 
dubitet? quippe quorum auctoritate et regimine totus christianus re- 
gitur orbis. 

Ultimo reuerendissimus dominus meus instantissime rogat illustrem 
dominationem vestram quatenus. uno modo vel alio, ab his se ab- 
soluat. Si res debet fieri, mittat dominatio vestra eos qui sunt pra- 
ticaturi. sin vero, mentem suam ultimate declaret. ut dominatio sua 



( 453 ) DOCUMENTI 



reuerendissima non jam amplius tante more angeatur perplexitate. 
et aut ex nunc cessantibus verbis res fieri jam incipiant. aut utrum- 
que pariter finem accipiat (sic). Quod si illusiris dominatio vestra de- 
liberat prosequi. indignari non debet mittere. Nam ille rex est. et 
quantus jam nostis. Vel si ad eum non placet mittere. est ibi sanctis- 
simus dominus noster ad quem potest vestra dominatio mittere. Rex 
quoque, sicut promisit. id faciet. et ibi tractabitur res. ita tamen ut 
is qui iuerit plenitudinem habeat potestatis tiactandi iniendi pacem 
cura serenissimo rege. et nodum diffìcultatis que inter utrosque ver- 
titur aut soluendi aut rescindendi vel super eo compromittendi in 
persona domini nostri aut reuerendissimi domini, aut ejus quem 
maluerit dominatio vestra. nam et sic res finietur et non sine con- 
sensu dominationis vestre. 

Offert autem se sanctissimus dominus id pertractare et facere cum 
omni gloria et honore celsitudinis vestre et magnifici domini johannis 
filippi et totius communitatis. Ad quod. si oportuerit. mittet legatum 
ad regem ipsum dominum meum vel alium. ut ibi omnia perficiantur. 
et quecumque erunt conclusa, sua auctoritate et bulla taliter firma- 
buntur. ut nunquam cum eodem serenissimo rege inita concordia 
tantis fuerit muniraentis firmata atque censuris ad obseruantiam 
astricta. ita ut de ejus duratione nulla (intendi a) dominatione vestra 
illustri sit habenda dubietas. 



DOCUMENTO IV. 

Risposta del doge Pietro Campot'regoso all'Oratore pontificio. 

1454, 25 settembre 

(Politicor. etc. Mazzo 2.° ann. 1451-1481. Arch. Govern.) 

(Extra) Responsum datum domino francisco de toleto. secretano 
reuerendissimi domini cardinalis sancte ££< super tractatu pacis cum 
rege aragonum. 

(Intus) ££i 

Insignis ac venerabilis sacre theologie magister. Et si satis puta- 
uerimus quod oretenus diximus vobis ad responsum eorum que. no- 



SUPPLEMENTO ( 454 ) 



mine sanctissimi domini nostri pape et reuerendissimi domini cardi- 
nalis sancte crucis, circa tractatum pacis cum serenissimo domino rege 
aragonum nobis prudenter exposuistis. nec dubitemus ea ornatioribus 
verbis a vobis recitari quam describi a nobis possint. quia ita piacere 
vobis intelleximus. hec breuibus verbis et his scriptis perstrinximus. 

Multis rationibus cum eleganter tum prudenter persuasistis nobis. 
nomine sanctitatis domini nostri et itera reuerendissime paternitatis 
domini cardinalis illius. conducere honori nostro et nostre ciuitatis 
ac commodis nostris et status nostri si ad honestam pacem cum regia 
illa majestate peruenerimus. nosque etiam obnixius commonefecistis 
ad id. cum propter pericula quibus videtur uniuersorum christianorum 
fìdes circumueniri propter potentiam turchorum. tum ut. post pacem 
in italia factam. cum rege ilio ad maritima subsidia conferenda contra 
eum communem hostem conueniamus. ne ulterius maledictis aliquorum 
vexemur qui famam nostrani de constantinopolis clade lacerant. 

Quibus profecto. ut aliquantisper digrediamur. ubi certe rationes 
argumentaque deessent. satis esse posset alteram ex melioribus que 
sub nobis ciuitates essent. preter naues magnamque eris et mercium 
summam. preterque plurimorum genuensium nostrorum captiuitatem. 
in eo bello amissam a nobis extitisse. non in minorique periculo re- 
lictis alijs ciuitatibus et populis orientalibus quibus imperamus. 

Videtur enim demum sua beatitudo et item prefatus reuerend's- 
simus dominus cardinalis a nobis deposcere vel ut eum tractatum 
neapoli vel apud suam sanctitatem prosequamur. vel saltem causas 
assignemus propter quas ab eo tractatu secedere voluerimus. ne sue 
sanctitati ac reuerendissime paternitati ulla hujus more culpa ascribi 
possit. 

Concilia ac monita utriusque eorum. tanquam abijs qui nos et hanc 
rempublicam prò sua clementia . . . (corroso) cum ea qua decet de- 
uotione ac reuerentia accepimus. Sunt enim piena prudentie et amo- 
ris. totque rationibus referta ut omnia non probare non possimus. 
habemusque sue sanctitati et reuerendissime paternitati gratias ma- 
ximas. quoniam serui sui . . . bujus deuotissime in suam sanctitatem 
et reuerendissimam paternitatem ciuitatis curam habere videntur. 
quorum etsi primum munus sit pacem inter christianos serere. non 
indigne tamen fieri videtur si hujus ciuitatis. que sua est. precipuam 
quandam et singularem curam habere videatur. 

Dolemus tamen ante omnia quempiam esse qui ullam de constan- 






( 455 ) DOCUMENTI 



tinopolitana clade culpam nobis ascribat. quandoquidem ante multos 
menses quam ea calamitas accepta sit. litteris nostris ac pene infinitis 
nuncijs romanara curiam uniuersosque italie et totius orbis populos 
ad ferendam illis rebus opem excitauerimus. oblatis ad id viribus 
nostris quante forent. Fuit vox nostra clamantis in deserto, et etiam 
primi qui hujus christianorum omnium ignauie ac erroris penam 
simus consecuti. nani soli genuenses majorem jactur%m clademque ex 
ea aduersitate passi sunt. quam ceteri omnes christiani. Utinamque (sic) 
his malis fortuna contenta sit. quando quod reliquum in oriente ter- 
rarum et rerum nostrarum superest. videmus maximis in periculis 
fuisse relictnm. Existimare profecto nemo etiam mediocris sensus 
debet id prò consiljis et voluntate nostra fuisse successum. sed aduer- 
sante fortuna, que omni prudentia ac sapientia hominum fortior esse 
solet. et viribus hostium impares destitutique a socijs et ab ijs quos 
ea cura supra omnia urgere et excitare debuisset. in eam cladem 
incidimus. que si reparari posset. nemo omnium est qui majore quam 
nos animo operam suam ingenium viresque prestaret. Et de hoc satis. 
quandoquidem omnium consiliorum nostrorum. tum preteritorum tum 
presentium. ratio est ante oculos sanctitatis sue et reuerendissime 
paternitatis. 

Bellum vero quod contra regem aragonum gerimus. non inferimus. 
sed illatum propulsamus. ut qui totiens lacessiti tum probris tum 
ingentibus damnis ad extremam necessitatela compulsi, prò salute 
nostra non pugnare non potuimus. Sunt hec uniuerso orbi manifesta, 
pacem ab eo fuisse violatam. nobisque sub sua fide et in pace viuen- 
tibus sublata castra, abreptas naues. et merces etiam que sub suis 
saluisconductibus salue esse potuissent. Nec tamen pacem recusauimus 
ubi ea esset honesta ac ita tuta ut tandem veram pacem. non que 
insidiarum piena esset. adepti videremur. contentique fuiraus ut reue- 
rendissimus dominus ille cardinalis animum ipsius serenissimi regis 
ad eam pacem exploraret. et cum hujusmodi res moram diuturnumque 
tractatum non deposceret. conditiones honestas expressimus. quibus 
sua majestas nihil preter bona verba respondit. ut que de pace agi 
magis quam conueniri pulchrum fore ac utile sibi ducebat (*). 

(*) La fine del periodo non corre, e il concetto non v'è chiaro, sebbene chi 
conosce i particolari della storia riesca ad intenderlo. Il documento o non è 
originale, o in questo punto difetta. 



SUPPLEMENTO ( 456 ) 



Nos vero qui naualem classem magno sumptu jara paratam habe- 
bamus. qui naues nostras onerarias ex oriente saluas vehi volebamus. 
quemadmodum paci intenti eiamus ita et eodem tempore retinenda 
esse arma censuimus. ut id medium temporis quo illa regia majestas 
de pace verba facere cogitauerat non frustra labi prò salute nauium 
nostrarum sineremus. Nam et majestas sua naualem classem suam 
sub hijs verbis olaiiam nostris que ex oriente venture erant immiserat. 
arbitrata forsitan nos sub tractatu pacis donnientes incautosque of- 
fendere. 

Superuenitque non multo post noua pax inter illustrissimr.m do- 
minum ducem mediolani. et excelsam rempublicam fiorenti nam ex una 
parte, et illustrem dominatum venetum ex* altera, que nos coegit 
Consilia tam belli quam pacis differre. cum multa ciana palamque ver- 
sari viderentur quibus esset a nobis permaxime aduertendum. Post- 
que etiam nouum inter eas partes fedus contractum majorem solle- 
citudinem nobis incussit. ita ut neqae pacis neque belli consilium ullum 
satis certum adhuc habuerimus. Ad que etiam accessit inesplicabilis 
quedam et omnino obscura regis illius de pace predicta ratiflcatio. 
ita ut neque quos pacis neque quos belli socios haberet. satis perspec- 
tum habere possemus. 

He cause fuerunt propter quas non est visum nobis ulterius circa 
eum tractatum progredì, non quia de sanctitate domini nostri et de 
reuerendissimo ilio in christo patre nostro singularissimo omnimodam 
fidem non haberemus. non quia si de ea pace agi contingeret. illud 
honestum medium fore non existimaremus. Nam utriusque apud nos 
et nostram ciuitatem auctoritas tantum valet. ut ad nostrani in sanc- 
titatem suam ac reuerendissimam paternitatem deuotionem accedat 
omnis reuerentia. cui parere semper velimus. 

Circa vero ubi nunc mittere ad eum tractatum interpellamur. re- 
spondemus quod cum naualem classem pluresque trireraes rursus ci- 
uitas hec contra eum regem mittere statuerit. pacisque quemadmo- 
dum belli arbitrium dederit magnifico admirato classis nostre, ut qui 
propior regi et ante oculos suos bellum pacemque ostendet (?) ne illa 
regia majestas tot tractatibus pacis ludi se existimaret vel forsitan 
altior redderetur. sufficere duximus si per manus illius admirati 
nostri de ea pace agatur. cujus tamen pacis nonnullas conditiones 
fore voluimus. per quas. si componi eam contingat. non sine laude ac 
medio sanctitatis sue et reuerendissime paternitat s pertranseat. 



( 457 ) DOCUMENTI 



quemadmodum non multo post sanctitati sue et reuerendissime pa- 
ternitati per unum ex nostris indicabinaus. Cujus pedibus ac utriusque 
clementie vestram bumanitatem oraraus ut nos faciat humiliter com- 
raendatos. Datura janue die XXV septembris 1454. 

Petrus de campofregoso dei gratia 
dux januensium etc. 



DOCUMENTO V. 

Sulla domanda dei Protettori di s. Giorgio cbe il Vicario delle cause civili in 
Genova non proceda oltre nella causa del nobile Carlo Cattaneo, il regio 
Governatore e il Consiglio degli anziani, accettando il ricorso, impongono 
al custode della Malapaga di non scarcerarlo per qualsiasi ordine di magistralo 
ordinario o straordinario. 

1459, 9 febbraio 

(Diuersor. Communis Janue, ann. 1458-1460, segnato X. 1000. 75. 
nell'Arcb. Govern.) 

MCCCCLnono die Villi februarij. 

lllustrissimus dominus regius in janua locumtenens et magnitìcum 
consilium dominorum antianorum in sufficienti et legitimo numero con- 
gregati, auditis spectabilibus protectoribus comperarum sancti georgij 
anni de 56. dicentibus carolum cataneum detentum esse in carceribus 
malepage ad instantiam plurium ciuium. qui prò eo fidejusserunt et 
intercesserunt apud ipsos dominos protectores prò obseruatione cujus- 
dam contractus inter ipsos dominos protectores et prefatum carolum 
celebrati, ex quo prefati domini protectores pretendentes ipsum carolum 
minime seruasse ea ad que vigore dicti contractus obligatus erat. et 
per consequens ipsum carolum et ejus fìdejussores obligari ad resti- 
tutionem certe summe pecuniarum. licet dictus carolus adnitti (sic) 
videatur se tueri cum quodam saluoconductu ei et sue naui concesso, 
sub cujus fide detineri non potuit. asserebant predictum saluum con- 
ductum prefato carolo prodesse non posse, quippe qui concessus in pre- 
judicium comperarum et protectorum sancti georgij. concedi non potuit. 
ac concessus vim {intendi non) habere vigore regularum et priuilegiorum 



SUPPLEMENTO ( 458 ) 



dictarum comperarum sancti georgij. et tandem in eo contractu pre- 
fatum carolum omnibus gratijs renunciasse: 

Ob idque petentibus primum committi ac precipi spectabili domino 
vicario illustrissimi domini regij locumtenentis. coram quo dicitur 
inter ipsum carolum et dictos fldejussores agi an dictus saluuscon- 
ductus vim habeat. quatenus de ea controuersia se non impediat. 
attento quod est de controuersijs pertinentibus ad comperas sancti 
georgij. et quod interpretatio hujusmodi saluiconductus ad neminem 
pertinet quam ad ipsos illustrissimum dominum regium locumtenentem 
et consilium. 

Secundo etiam quod suprastanti malepage precipiatur ne ullo modo 
ex alicujus mandato dictum carolum relasset. donec et quousque per 
ipsos illustrissimum dominum regium locumtenentem et consilium 
aliter in predictis decretum extiterit. 

Volentes quantum honeste ab eis fieri potest prefatis dominis pro- 
tectoribus et comperis fauere. quemadmodum ex ipsorum regulis ac 
priuilegijs obligantur. et tantum interea spatium esse utauditis partibus 
maturius rei huic prouidere possint. deliberauerunt ac decreuerunt. 
sicque virtute presentium jusserunt ac jubent prefato spectabili do- 
mino vicario, quatenus in ea causa ulterius non procedat. aut aliud 
quicquam agat sine nouo ipsorum illustrissimi domini regij locumte- 
nentis et consilij mandato. Quodque etiam custos malepage sub pena 
suarum fldejussionum dictum carolum ex carceribus malepage non 
relasset. prò licentia aut mandato cujuspiam magistratus ordinarij aut 
extraordinarij. sine ipsorum illustrissimi domini regij locumtenentis 
et consilij expressa licentia. 

Ea die 

Parte illustrissimi domini regij in janua locumtenentis et magnifici 
consilij dominorum antianorum. jubetur vobis suprastanti malepage 
quatenus. sub pena fldejussionum vestrarum. non relassetis ex illis 
carceribus nobilem carolum cataneum. etiamsi id committeretur vo- 
bis a quocumque magistratu janue tam ordinario quam extraordinario, 
sine expresso mandato ac licentia ipsorum illustrissimi domini regij 
locumtenentis et consilij. et hoc in obseruationem decreti hodie ab 
ipsis illustrissimo domino regio locumtenente et Consilio conditi manu 
mei cancellarij infrascripti. 






( 459 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO VI. 

Si conferma una precedente deliberazione di venire in aiuto, con soccorsi mili- 
tari e morali, alla isola di Metellino, minacciata dal sultano Maometto II. 

4459, 26 febbraio 

(Diuersor. Com. Janue, ann. 1453-1460 segnato X. 1000. 75. 
nello stesso Arch. Govern.) 



© MCCCCLnono die XXVI februarij. 

Conuocatis. ad conspectum illustrissimi domini regij in janua locum- 
tenentis et magnifici consilij dominorum antianorum. spectabilibus 
officijs monete et sancti georgij. alijsque ciuibus numero fere sexaginta. 
recitatisque litteris ex mitileno tam ab eo magnifico domino quam a 
pluribus ciuibus januensibus in eo loco existentibus. qui ex chyo ad 
eum locum propter metum pestis demigrauerant. nunciantibus regem 
turcorum aduersus eum locum mitileni in dies fieri ardentiorem. eamque 
rem non sine ingenti periculo stare propter potentiam tanti regis. 
petentibusque ob id arbitrium supcriore anno datum quatuor ciuibus 
chyi commorantibus prouidendi saluti illius insule, eum urgens illius 
regis periculum instare videretur. et tot balistarios ad defensionem 
illius insule mittendi quot postremo ex chyo missi fuerunt. et eam 
formam inueniendis pecunijs rursus confirmari que prò jam dictis ba- 
listarijs semel inuenta est: 

Post nonnullos qui ante locuti fuerant. non tamen multum ab hu- 
jusmodi sententia discordantes. clarus utriusque juris doctor dominus 
baptista de goano jussus assurgere et quid in hujusmodi re sentiret 
in medium afferre. in hunc modum locutus est: Ad rempublicam ja- 
nuensem satis pertinere eum propter dei et christiani nominis reue- 
rentiam. tum priuatum uniuersi nominis januensis commodum. tum 
quod ille magnificus mitileni dominus antiqua origine januensis est 
et januensi nationi affectus. ne locus ille in potestatem turcorum per- 
ueniat. et summo ad id studio aduertendum esse. 

Cumque etiam audiuisset superiore anno fuisse decretum ut illi loco, 
contingente casu. succurratur. quemadmodum ex litteris scriptis ad 
illos quatuor ciues chyi manu egregij jacobi de bracellis cancellarij 
constare videbatur. ita se laudare eam deliberationem superinde fac- 



SUPPLEMENTO ( 460 ) 



tam rursus esse confirmandam. et arbitrium illis quatuor ciuibus ad 
ea datum tam circa balistarios ad defensionera illius insule raittendos. 
quam pecuniarum formam. rursus esse confìrmandum. scribendasque 
iterura litteras ad eos quatuor ciues. ex quibus intelligant eurn nobis 
animum esse ad saluterei loci illius qui pridem fuerat. verumque ma- 
jorem quo regem in dominum adepti suraus. qui. christianissimus ap- 
pellatus. Christiane fldei sit etiam curam habiturus. 

Sicque ad eum dominum mitileni tales scribendas litteras quales 
possint eum in pristina et meliori etiam spe confìrmare. Litteras 
vero ad principes mondi (sic) in fauorem illius domini, quemadmodum 
petere etiam videbatur. scribendas esse tales quales honeste et eum 
fauore scribi possint. 

Que sententia collectis vocibus. approbantibus eam vocibus septua- 
ginta. que erat major et fere tota pars conuocatorum. habita est prò 
decreta. 



DOCUMENTO VII. 

Pio II domanda al regio Luogotenente e a! Consiglio degli anziani di Genova 
di rifare i danni causati a Bartolomeo Sellers, inviato di Callisto 111 suo pre- 
decessore, dal capitano genovese Girolamo Leone, e da costui ingiustamente 
catturato perchè Catalano. 

1459, 3 giugno 

(Diuersor. Com. Janue, ann. 1458-1460, segnato X- 1000. 75. 
nell'Arcb. Gover.) 

Dilectis filijs. nobili viro johanni duci Calabrie, regio in janua lo- 
cumtenenti. et Consilio antianorum communis janue. 

Pius Pp. 11. 

Dilecti fllij salutem et apostolicam benedictionem. 

Quemadmodum deuotioni vestre et nostris litteris et alijs modis 
notum esse arbitramur. dudtim felicis recordationis calistus papa 
tertius. predecessor noster. prò nonnullis suis et sedis apostolice tunc 
occurrentibus negotijs. dilectum filium bartbolomeum sellers familiarem 
suum continuumque commensalem. ad partes orientales suum et diete 
sedis nuncium eum nonnullis litteris et commissionibus destinauit. 



(461 ) DOCUMENTI 



Cumque idem bartholomeus post certum tempus ad ipsum prede- 
cessorera rediret. et in quadam naui francisci fuscarini mercatoris 
veneti cum suis bonis jocalibus et rebus versus italiani nauigaret. 
quidam hyeronimus leonis ciuis januensis. nulla dicto nostro prede- 
cessori et sedi habita reuerentia. cum quodam suo magno nauigio in 
dictum bartholomeum facto impetu. eum ut cathalanum. et. ut asse- 
rebat. legitimum hostem. cum suis familiaribus captiuatum. pecunijs 
jocalibus vestibus et alijs bonis ad summam et valorem trecentorum 
quindecim ducatorum auri de camera hostiliter spoliauit. ipsumque 
et familiares tanquam captiuos de naui prefati francisci extractos ad 
quandam ipsius hyeronimi nauem transmitti et in ea ipsos duriter 
custodiri fecit. adeo quod necesse fuit ipso bartholomeo prò libera- 
tone sua ad cambium capere a iannoto saluiato mercatore fiorentino 
ducatos auri de camera quingentos quadraginta cum cambio, quos ei- 
dem hyeronimo persoluit. in quibus Johannes nauarro tunc sancte ro- 
mane ecclesie commissarius se obligauit ut commissarius et etiam est 
obligatus. ultra alia damna et detrimenta que ex hujusmodi captiui- 
tate perpessus est. 

Nos cum hec grauiter ferremus. deuotionem vestram iteratis lit- 
teris requisiuimus ut tantam injuriam dicto bartholomeo fieri non 
pateremini. sed sibi pecunias et res ac bona ablata. cum pretio quo 
coactus fuit se redimere, restituì faceretis cum damnis et interesse. 
Vos nobis rescripsistis habuisse informationem bartholomeum pre- 
dictum non ut nuncium apostolicum et dicti predecessoris nostri ad 
dictas partes iuisse. sed ob seruitia bone memorie petri ludouici de 
borgia. tunc sancte romane ecclesie capitanei. prò certo matrimonio 
tractando ad insulam cypri transfretasse. eamque ob causam hyero- 
nimum predictum ad restitutionem premissam non teneri, paratos 
taraen vos obtulistis justitiam facere ministrar!. 

Quod licet nobis placuerit. tamen ut ad priora respondeamus. licet 
dum in minoribus ageremus abunde cognouissemus dictum bartholo- 
meum a predecessore nostro missum fuisse ut prefertur. tamen ad 
meliorem rei liquidationem pleniorem habere voluimus et habuimus 
informationem. reperimusque ipsum bartholomeum a dicto predeces- 
sore nostro ut nuncium apostolicum fuisse missum. licet inter alias 
sibi factas ab ipso predecessore commissiones non negetur de matri- 
monio premisso aliquid fuisse sibi injunctum. 

Quare cum liquido appareat dictum bartholomeum indebite et contra 

Società Ligure St. Patria. Voi. VII. P. II. 30 



SUPPLEMENTO ( 462 ) 



justitiam spoliatum fuisse. ut prenarratur. et in ea re non niodicum 
noster et diete sedis honor offensus. nosque hanc ignorainiam tolerare 
non intendaraus. deuotionem vestram hortamur et stricte requirimus. 
ut. prò deo et justitia. proque nostra et sedis apostolice reuerentia. 
eidem bartholomeo vel suo legitimo procuratori pecunias jocalia ves- 
tes et alia bona sibi ablata per dictum hyeronimum vel eorum va- 
lorem. nec non pecunias ad carabium prò se redimendo leuatas. in- 
tegre cum damnis et expensis ac interesse restituì cum effectu pro- 
curetis. 

Quod si feceritis. honori vestro consuletis. et justitie debitum cum 
nostra singulari gratiticatione persoluetis. alioquin prò honore et de- 
bito nostro non possemus eidem bartholomeo honeste denegare re- 
prehensalias et alia remedia in similibus adhiberi consueta, si per 
presens breue sibi non satisflt. Sed conn'dimus talem a vestra deuo- 
tione prouisionem fieri quod ad hec venire non oportebit. idque nobis 
gratissimum erit. Datum mantue sub annulo piscatoris die III junij 
MCCCCLV1III. pontiflcatus nostri anno primo. 



G. Loliius. 



DOCUMENTO Vili. 

A giudicare la causa della restituzione domandata da papa Pio II in favore del 
Sellers, il règio Luogotenente e gli Anziani della Repubblica deputano l'Uf- 
ficio del Mare. 

1459, 15 giugno 

(Diuersor. Com. Janue, ann. 14581460, segnato X. 1000. 75. 
nell' Arch. Govern.) 

►g MCCCCLnono die XV junij. 

Illustrissimus dominus regius in janua locumtenens et magniflcum 
consilium dominorum antianorum in sufficienti et legitimo numero 
congregati, cum perlegissent breue eis scriptum a sanctissimo domino 
nostro papa pio secundo. cujus tenor talis est: Segue il Breve preci- 
tato del 3 giugno. 

Volentes justitie locum esse et presertim in ea causa, turo prop- 



( 463 ) 



DOCUMENTI 



ter naturam sui. tum reuerentiam sedis apostolice. auditis jacobo de 
leone patre hyeronimi de leone contra quem agi videtur. et pluribus 
numero fidejussoribus nauis patronizate per dictum byeronimum siue 
ejus jacobi tanquam domini diete nauis. et his omnibus que dicere ac 
respondere et contradicere voluerunt. presentium auctoritate et omni- 
bus illis meliori modo via jure et forma quibus magis ac raelius po- 
tuerunt et possunt. in obseruationem maxime regule posite sub ru- 
brica de preda facta in mari, elegerunt et constituerunt in magistra- 
tum et prò magistratu ipsarum partium et inter dictas partes aut 
prò eis legitime comparentes. spectatum offlcium maris ciuitatis janue. 
videlicet acialinum (sic) lercarium et socios. qui auditis partibus mi- 
nistrent in ea re justitiam summariam et expeditam sine strepitu 
et figura judieij. sola dumtaxat veritate facti inspecta. sine solutione 
pignoris bandi aut denarij prò libra, seu alijs hujusmodi solutionibus. 



DOCUMENTO IX. 

Sulla richiesta di Paolo Bertani, come procuratore del Vice-cancelliere di S. C. 
e di Bartolomeo Sellers, i deputati assegnano il dottore, non genovese, Pala- 
mede Forbin, di Marsiglia, e lo aggiungono, in qualità di giudice, all'Ufficio 
del Mare, nella sentenza a pronunciare circa quella vertenza. 

U59, 19 giugno 

(Diuersor. Com. Janue, ann. 1458-1460, segnato X. 1000. 75. 
nell' Arch. Govern.) 



>£ MCCCCLnono die XVII1I junij. 

Illustrissimus dominus regius in janua locumtenens et magnificimi 
consilium etc. come sopra, cum audissent paulum de bertanis de parma. 
procuratorem. ut asseruit. reuerendissimi in christo patris. domini 
vicecancellarij ac bartholomei sellers catalani, dicentem non equum 
fuisse magistratum constitui in controuersia vertente inter eum. dictis 
nominibus. ex una parte, etjacobum de leone, nomine hyeronimi filij 
sui. ac fidejussores nauis sue ex altera, de qua controuersia flt mentio 
in breui sanctissimi domini nostre pape, cujus tenor in constitutione 
illius magistratus expriraitur. in quo magistratu non sint nisi ciues 



SUPPLEMENTO ( 464 ) 



janue. cura ipse sit externus et causa ad externos pertineat. quos 
non licet soli arbitrio et judicio ciuiura committere. et ob id pe- 
tentem vel eam controuersiam coramitti alicui jurisperito soli qui 
non sit genuensis. vel saltem dicto magistratui jurisperitum. qui non 
sit genuensis. addi, ut judiciura tale sit quale etiam in externa causa 
et externo viro conueniat: 

Volentes oranem judicij suspicionem tollere et requisitioni dicti 
supplicantis honeste satisfacere. audito etiam jacobo de leone et an- 
tonio de gimbertis uno ex fidejussoribus nauis. ad id contradicentibus, 
omnibus illis meliori modo via jure et forma quibus magis ac melius 
potuerunt et possunt. addiderunt dicto magistratui superinde consti- 
tuto. et in magistratura, una cum ipsis quatuor ciuibus ad eura ma- 
gistratum electis. constituerunt ac elegerunt clarum utriusque juris 
doctorem dominura palamedem forbinum ciuem massilie. ac gene- 
ralem in janua vicarium illustrissimi domini regij in janua locumte- 
nentis. cum omnimoda et eadem potestate et arbitrio datis et attri- 
butis prefatis ciuibus. et ad ea omnia de quibus in constitutione dicti 
magistratus continetur. 



DOCUMENTO X. 

Lettera d' un anonimo oratore genovese mandato a Mantova. 
1459, 5 agosto 

(Extra) Magnificis et prestantibus viris. dominis protectoribus cora- 
perarura sancti georgij. incliti coramunis janue. 

Janue. 

(Intus) Obseruandi domini salutem. quoniam lator est in motu 

breuis ero. habui deo laudes conflrmationem omnium indulgentiarum 
nostrarura in ampia forma et bona et de curia et gratis de mandato, 
mediante cura et solicitudine domini jacobi lucen. secretarij. et ipsas 
bullas duplicari feci, ipsas quam primum mittam. Expecto responsio- 
nera litterarum mearum quas jam triplicaui. et satis rairor tantum 
tardet cursor qui primas portauit. cura hodie jam sit dies VI quod 

ad dorainationes vestras eura raisserit dominus alexander cum 

alijs. Qui dominus alexander valde... expectat saluum conductum pet- 
titura et sirailiter s. d. n. qui prò eo satis instetit. 



( 465 ) DOCUMENTI 



In ceteris negotijs etiam bonam spem habeo. sed non repente om- 
nia possum expedire. Si habuissem mandatum sicut ceteri habent ora- 
tores qui ad dietam venerunt et gratior s. d. n. essem et citius omnia 
flerent. Dedi tamen honestam excusationem sanctitati sue. quod d. v. 
illud (sic) mitterent. sicut exopto fiat, quia aliter videretur truffa iste 
aduentus meus ad curiata. Mihi assertiue dicitur quod oratores vene- 
tiarum sint electi et cito venturi ad dietam. scilicet dominus rosatus 
justinianus et dominus Jodouicus (sic) fuscar.... doctor. Etiam oratores 
i. d. ducis burgundie presto sunt. veruni quid flet incertum est. de 
omnibus dietim d. v. certiores faciam. 

Opus erit propter bullas proprium mittere nuntium et fidelem. quod 
faciam. Ipsi domino jacobo feci oblationem sigilli, quam gratissimam 

habuit et dedit formam digiti, et vere homo est simus et dignus. 

et ipse ut bulle absque tassa haberentur causa fuit bulle solutis 

scriptoribus.... lumbo et registri tamen Constant ducat.... Villi, et 

si taxate fuissent. fuisset ducat. LXV in LXXX. De bonis que 

erant in episcopatu terdonen. multa minus honesta dieta fuerant s. d. n. 
et jam ante raeum aduentum prò bonis habendis misserat. 

Itaque de eis nil agi potui. feci sufficientem excusationem sed 
m (»)• 



DOCUMENTO XI. 



Meliarluce Salvago o Goliardo Stella, già destinati ambasciadori a Venezia, sono 
nominati legati anche presso il Papa in Mantova. 

1459, 13 ottobre 

(Diuersor. Comm. Janue, ann. 1459-1460, segnato X. 1004. 79, 
nell' Arch. gov.) 

© MCCCCLVIIII die sabbati XIII octobris. 

Illustris dominus ludouicus de valle regius locumtenens et januen. 
gubernator et magnifica consilium dominorum antianorum et offìcium 

O 11 resto della carta è talmente logoro da non potorvisi leggere che parole 
interrotte. Vi si fa cenno di un cardinale, de galeis combustis, del papa, di Con- 
silia malignanthm , e finisce colla data seguente. Ex mantaa raptim 1459 die 



SUPPLEMENTO ( 466 ) 



balie communis janue in legitimis numeris congregata: Auditis pre- 
stantibus viris domino andrea de benegassio juris utriusque doctore. 
luciano de grimaldis. baptista spintila et christofero veneroso. quibus 
attributa est cura expeditionis prestantura virorum meliaducis sal- 
uaigi et gotardi stelle legatorum venetias profecturorum : Re mul- 
tum discussa et examinata. decreuerunt ac statuerunt quod legati ipsi 
sint ex numero legatorum mantuam accessurorum ad romanum pon- 
tiflcem si ad pontificem legationem mitti contingat. Quodque ipsi le- 
gati duo habeant comites et famulos numero duodecim. ita ut sint 
omnes quatuordecim numero. Et quoniam vestes sibi dari petierunt. 
decreuerunt ac declarauerunt quod in dandis vestibus habeantur et 
tractentur sicut ceteri legati qui ad pontificem romanum mittun- 
tur (i). 



DOCUMENTO XII. 



I predetti due legati sono invitati a portarsi da Venezia a Mantova per ag- 
giugnersi alla ambascieria francese. 

1459, 25 ottobre 

(Diuersor. Comm. Janue ann. 1459-1460, segnato come sopra). 

►£ MCCCCLVIIII die XXV octobris. 

Illustris dominus etc. et magnifica etc. Cognito quod illustris le- 
gatio sacratissime regie majestatis francorum in planitiem lombardie 
jam peruenit. mantuam petens. decreuerunt quod spectati viri melia- 
dux salvaigus et gotardus stella legati nostri venetias profecti. quam 
primum Aeri poterit sine aliarum rerum nocumento, mantuam redeant 
et se huic regie legationi conjungant. nominaueruntque prestantes 

V augusti. La firma v'era, ma più non vi si legge per consunzione. II sigillo sembra 
sormontato da mitra; mi parvo vedere sullo scudo l' impronta d'un leone ram- 
pante, e vi gira attorno un'iscrizione, forse il nome. 

(') In allr'atto dello stesso giorno 13, dicono certiores facti consuetudinis , 
corrigentes suprascriplum decretum, assegnano a ciascuno dei due legati ex 
pecunia publica lire cento ad vestes nouas faciendas. 



( 467 ) DOCUMENTI 



viros dominura andream de benegassio. juris utriusque doctorern. 
unum ex magnifico officio balie, christoferum venerosum unum ex 
magnificis dominis antianis. lucianum de grimaldis et baptistam spi- 
nulam eis additos. qui instructiones ipsorum legatorum conficiant. et 
si eis videbitur addere possint comitiue sue usque ad sex equos et 
totidem famulos. 



DOCUMENTO XIII. 

Si contimene all'Ufficio delle cose Angliche in Genova l'osarne e il suggerire i 
mezzi convenienti contro le temute rappresaglie del signor Waurin ('). 

1459, 7 novembre 

(Diuersor. Comm. Janue, ann. 14591460, segnato X. 1004. 79, 
nell' Arch.Gov.) 

, % MCCCCLVIIII die VII nouembris. 

Illustris dominus ludouicus de valle regius locumtenens et januen- 
sium gubernator et magniflcum consilium dominorum antianorum et of- 
ficia balie et monete communis janue in legitimis numeris congregata: 

Cum audiuissent nobilem virum boruelem grimaldum et cum eo ple- 
rosque alios ciues. quos negotia flandrie respicere videntur. multa 
disserentes de reprehensalijs que concesse dicuntur magnifico domino 
vaunerini. deque manifestis periculis imminentibus. nisi expedientibus 
remedijs obuiam illis iretur. memorantes postremo illis occurri aut 
per prosecutionem appellationis aut per compositionem qualicumque 
via tractandam : Cupientes ea negotia a prudentibus viris et rerum 
doctis tractari. commiserunt et virtute hujns rescripti committunt no- 
bilibus'et egregijs viris antonio gentili, dario viualdo. paulo justi- 
niano. gregorio lomellino et collegis officialibus anglicanarum rerum, 
ut statum ac condictiones harum reprehensaliarum curent intelligere. 

(') Una mia privata scheda ricorda trovarsi nell'archivio di Vienna, nel ca- 
talogo dei mss. , citata una o forse più lettere circa la restituzione d'una ga- 
leotta, disputata fra il signor de Waurin de Bellie e la Repubblica di Genova. 

Se i dotti di essa città le pubblicassero, ne verrebbe forse un qualche mag- 
gior lume alla intricata e prolissa controversia, sorta da quella cattura. 



SUPPLEMENTO ( 4G8 ) 



nec rainus quibus reraedijs utendum censeant aduersus pericula indo 
nascentia. Curaque omnia pcruestigauerint. refcrant eisdoin illustri 
domino regio locumtenenti et Consilio que inuenerint et que remedia 
contra parari suadeant. 



DOCUMENTO XIV. 

Lettera di Raffaele Monterosso, consolo di Caffa, o dei massari, Gherardo Lo- 
mellini e Baldassare D'Oria, al re Casimiro di Polonia, colla quale vivamente 
gli si raccomandano di comprendere la loro città e minori colonie nella pace 
o tregua a farsi col Turco, od in altro modo qualunque prenderli sotto la sua 
alta protezione. 

U62, 2 aprile 

(Leopoldo Hubert: Documenti istorici, in polacco, 
col resto originale in fronte. Voi. I, p. 5-13, Varsavia, 18G1) (') 

(Extra) Serenissimo et excellentissimo principi et domino, domino 
Casimiro, regi polonie etc. domino gloriosissimo. 

(Intus) Serenissime, excellentissime et potentissime princeps et 
domine, domine rex. 

Legati quos serenissima majestas tua ad iilustrissimum dominum 

(') Questa e le seguenti due lettere comunicò alla Società nostra, in copia 
fedele, il prof. Bruun di Odessa. Si conservano nell'archivio dell'antico regno 
di Polonia, oggidì in Pietroburgo; e furono nel 4861 pubblicate dal suddetto 
Hubert. Ne parlò già il dotto amico nostro, cav. Desimoni, a pag. 378-79 del 
Giornale Ligustico, anno II, cioè 1875, insinuandone l'inserzione nel presento 
Codice, come avviene, e di avermele favorite me gli professo grato, non meno 
che al prelodato prof. Bruun. 

Non tacerò che le suddette lettere, quali mi pervennero alla mano, sono 
molto errate nella punteggiatura, ortografia, e la terza, in ispecial modo, anche 
nella costruzione grammaticale. Noi le recammo allo stato in cui dovettero essere 
scritte, non mutandovi parola se non nei luoghi ov' era evidente l'errore ti- 
pografico o dell'amanuense; come menis a veco di mensis, seruitutinem # per 
scruitutem, versa per verba, o simili, e più che lutto poi correggemmo il nome 
proprio Montebruno nel vero di Monlerubro. 

Siffatti svarioni non vogliono essere attribuiti al signor Bruun che copiò fe- 
delmente, ma all'editore primitivo. 



( 469 ) DOCUMENTI 



imperatorem tartarorum singulo anno mittit. sepe in hanc nostrani 
ciuitatem caffam veniunt causa visendi nos cristianos in medio infl- 
delium. quod est mirabile, constitutos. quos vestros oratores nos 
excipientes libenti animo prò reuerentia vestri nominis honoramus. 
Quorumque urbanitate quadam et veluti domestica familiaritate co- 
njuncti ac obligati. putauimus dignum fore. si scribentes sacre maje- 
stati vestre gratias agamus. eandem supplicando aliqua que fauorem 
nobis et incollumitatem afferre facile possunt. et a clementia regis 
aliena minime flunt {forse sunt). 

Scimus jam diu serenissimam celsitudinem vestram cum ipso tartaro 
pacem et fedus percussisse. et in ejus amicitia perseuerare. A.udiuimus 
preterea eandem serenissimam celsitudinem vestram cum rege theu- 
crorum tractare quedam tamquam principia amicitie. que res ad seri- 
bendum nos precipue incitauit. (loc. turb.) eo que thurcorum maximam 
esse potentiam. et ipse rex glorie et propagandi imperii auiditate 
animum suum omnino conuertit ad occupandum finitimas prouincias. 
ciuitates. castella, et in hoc nullum tempus remittit. quin immo et 
grecos cum ciuitatibus et populis inuasit atque recepit sub di- 
tione sua. 

Nos. hoc est caffa. sola cristianorum urbs cum duobus nostris op- 
pidis in hoc toto mari pontico remansimus. quam stomaco habet. et 
nisi illustris dominus vladus vajvoda illi bellum ultro intulisset. 
quo illius consilium deremit et disturbauit. parare et mittere contra 
nos trecentarum nauium classem instituerat cum maximo potentatu 
ac apparatu suo bellico, cum quibus majores nobis expugnauit et 
magnis etiam regibus terrori esse solet. 

Nos itaque in tanto metu ac periculo constituti. anxii salutis no- 
stre, suppliciter oramus vestram majestatem ut si cum rege turco- 
rum vel fedus vel pactum vel alicujus generis amicitiam facitis. 
caffam in eis inseratis tamquam amicam. vel subditam. vel uteumque 
placet serenitati et maj estati tue commendatam. Hoc enim multum nos 
adjuuare potest. et animum ipsius theucrorum regis a nobis auertere. 
non tantum, forsitan. respectu facte secum amicitie. quam reuerentie 
nominis magnitudinisque et potestatis imperii et regni tui. 

Similiter in rebus inter serenissimam celsitudinem vestram ac thar- 
tarorum imperatorem contingentibus. et in omni denique re. siue cum 
pecunia, siue per opera, per quam nobis. hoc est caffè, auxilia et fa- 
uores preberi possunt. valde rogamus clementiam et celsitudinem ve- 



SUPPLEMENTO ( 470 ) 



strani, dignetur suffragari fauore et opitulari nobis omnis generis 
fauore egentibus. 

Preterea intelleximus dominum stefanura vaiuodara. dorainum raol- 
dauie. valachie rainoris. bellum facere cura domino vlado vaiuoda. 
(loc. turb.) bellum theucris feliciter infert. quorum discordia non 
solum fauorem theucris ipsis affert. verum. quod mag's pestiferura 
est. ipsi thurci per hanc discordiam alioquem (sic) aditum intrandi 
in ipsas valachias habere possunt. quod esset maximura periculura. 
tara nostrum, quam vicinarum aliarum regionum. 

Quare serenitatem vestram oramus ut pacem inter illos fieri facile (?) 
posse dicitur per vestram serenitatem. maxime quia ipse stephanus 
vaiuoda in confinibus sedens vestre potenti majestati (sic) cui subditus 
est. . . quoniam in his et in nostris requisitis (?) et misericordiara a 
domino deo nostro et ab hujus mundi principibus laudem et gloriara 
consequemini. Nos autera quantum possumus prompti presto parati 
sumus majestati vestre sancte fideliter seruire. 

Data caffè in palatio residentie nostre die 11 aprilis. millesimo 
quadringentesimo sexagesimo secundo. 

Ejusdem serenitatis vestre seruitores humiles 
Raphael de monterubro consul caffè 
guirardus lomelinus et baldazar de auria 
prouisores et massarij et consiliarij ejusdem ciuitatis caffè 
cum humili comraendatione. 



DOCUMENTO XV. 

Gli stessi al medesimo si raccomandano nuovamente di essere fatti ritenere come 
amici e vassalli dulia propria Corona, nelle sue relazioni e trattali cogli im 
peratori turco e tartaro. 

1462, 16 settembre 

(Leopoldo Hubert, Documenti storici, come sopra) 

(Extra) Serenissimo principi et domino, domino Casimiro, dei 
gratia. regi polonie. magno duci lichuanie (sic), russie. prussieque do- 
mino et heredi. 

Eiusdem sacre regie majestatis deuotissimi raphael de monterubro 



( 471 ) DOCUMENTI 



consul caffè et capitaneus totius raaris majoris ac januensium in toto 
imperio gazariensi. guirardus lomelinus et baldazar de auria proui- 
sores et massarij caffenses. 

(Intus) Serenissime princeps et domine, domine. 

Nil nobis gratius potuit afferri quam nostram exhibitam oratoribus 
tuis seruitutem regie tue majestati gratam fuisse conspexerimus ex 
litteris ex juniuladislauia datis prima mensis julij superioris. ut quo- 
rum cordibus dilectio honor et augmentum sacri regni tui semper 
fixum inhereat. dominum nostrum jesum christum continua prece su- 
plices exorando ut barbarorum inftdelium aliarumque emularum ejus- 
dem regni nationum seuitiam feritatemque tribuat potentiam tuara 
viriliter debellando conculcare; ut tandem tu david. deo dilectissimus. 
goliam studentem (?) ferum draconem deuincendo. tempia dei optimi 
(forse a) seuissimorum paganorum manibus protinus liberando re- 
staures. 

Et quia tue dextere potentiam contremiscunt. tuam duximus pre- 
sentibus majestatem tuam (') humiliter deprecari, ut cum ad theu- 
crorum regem. aut imperatorem thartarorum scribi mandas. nostri 
memoriam facere digneris. ut intelligant nos in numerum tuorum 
esse aggregatos. regnique tui ciuitatem caffè fidelissimam tibi omnino 
fore commendatala, ne fides catholica ex oriente deleatur. quam ex 
potentia tibi a summo deo tradita defendere teneris. humiliter precamur. 
Data caffè die XVI septembris 1462. 



DOCUMENTO XVI. 



I medesimi si scusano, presso lo stesso re di Polonia, d'una querela presenta- 
tagli da un suo suddito contro il magistrato di Caffa ; promettono informarsi 
e rendergli la dovuta giustizia. 

1462, 16 settembre 
(Leopoldo Hubert , Documenti storici , come sopra) 

Sacre tue regie majestati princeps serenissime ( 2 ). 

Littere quas accepimus datas in conuentione generali pyotreouiensi. 

(') Non ci pare probabile questa ripetizione di tvam. 

(*) Veda il lettore ciò che dicemmo sopra nella nota a pag. 468 , sul conto 
delle sgrammaticature di questo documento. 



SUPPLBMKNTO ( 472 ) 



millesimo quadringentesimo quinquagesimo nono, vigesima secunda 
mensis januarij. non sine graui molestia animum nostrum contulisset 
si eorum que tue majestati relata sunt nos reos comprehenderemus. Sed 
cum obijecta flctaque verba solent in lucem prodire veritatis. quic- 
quid falso obicitur minus grauiter fertur. Sane ut lamentationes 
prouidi clementis de cadim. leopoliensis ciuis. instantia littere tue 
serenitatis videntur processisse certiores reddemur. rei sue ordinem 
exposcimus enarrari ut a nobis justitie reciperet complementum. 

Qui retulit alias nauem quandam ex albocastro caffam nauigantem 
nimios ventos quassatam impulsamque littoribus ciuitatis soldaie con- 
fregisse. bonaque conducta fratris sui ad consulem ejusdem loci manus 
deuenisse. quo tamen anno aut sub quo constile hec gesta sunt proti- 
nus (•) ignorat. Affectantesque nos omnino indempnitati sue prouidere. 
persuasimus ipsi clementi hic moram. aliquamdiu trahere quousque 
soldaiam mittendo de predictis certiorati. in commodo sibi (?) satisfiat. 
Et quia consules harum partium. qui ab inclita ciuitate janue trans- 
mittuntur. uno anno tantum consulatus officio potiuntur. habito ejusdem 
consulis nomine in occidentem operam dabimus ne ciuis ejusdem sacri 
regni tui de nobis juste possit afferre querelam. Quum nostre stat 
menti homines tue regie majestatis semper ut nos ipsos habere com- 
mendatos. ipsisque aditum reditum statumque facere liberum quietum 
et securum ad nostra propria frequentandi. omnino studentes sacre 
regie majestati gratam exhibendo seruitutem. 

Data caffè millesimo quadringentesimo sexagesimo secundo. die 
decima sexta mensis septembris. 

Ejusdem sacre majestatis deuoti 

raphael de monterubro consul caffè et capitaneus totius maris 
majoris ac januensium in toto imperio gazariensi 

guirardus lomelinus et baldazar de auria prouisores et massarii 
caffenses. 



(') Qui è chiaro doversi leggere penitus. 



( 473 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO XVII. 

Grida o pubblicazione fatta in Genova della lega conchiusa fra Venezia, Genova 
e Firenze, ad opera di Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano. 

1474, 21 novembre 

(Politicor. etc. Mazzo 2.° predetto, n.° 65, Arch. govern.) 

preconi™. 

Essendo stato alli dì passati fra li potentati de Italia certe su- 
spitione et dubitatione, quale seriano potute essere casone de qualche 
turbatione et novità, è parso al nostro Illustrissimo et Excelentissimo 
Signore Galeazmaria Duca de Milano, come quello chi è dcsyderoso 
et bramoso della pace et riposso de Italia, et ancora chi desydera il 
bene et commodo delli subditi suoi, quale non mancho ha caro che 
la persona sua propria, de cerchare tutte le vie che possono dare 
questo effecto. 

Donde che essendo praticato fra la Illustrissima Signoria de Vene- 
tia: prefacto Illustrissimo Signore nostro Duca de Milano: Et la Ex- 
celsa Signoria de Fiorenza de fare liga confederati one et intelligentia 
insieme per mantenimento, et stabilimento della pace Italica: 

Se fa noto et manifesto: come ad laude et gloria del- omnipotente 
dio et della beatissima Vergine Maria, dalli quali procede ogni bene: 
et de tutta la corte celestiale, è stata conclusa, firmata et stabilita 
in Venetia dieta liga, intelligentia et confederatione ad dì doi del 
presente mese, duratura per anni venticinque (XXV) proximi futuri 
cuna honeste et honorevoli condicioni. 

Et imperò se commanda per parte del prefacto Signore Nostro che 
in segno de alegreza de tale successo, se faciano tré di continui pro- 
cessione et fallodij con soni de campane ne li lochi consueti ('). 

(L. S.) 

(') La consuetudine di fare processioni, feste pubbliche e falò con suono di 
campane, in segno di gioia e allegrezza, nelle circostanze di vittorie riportate, 
di leghe o paci sottoscritte, e simili, era molto in voga nella nostra città, 
come si raccoglie dagli annali della Repubblica; e n'abbiamo ora qui nuova e 
convincente prova. 



SUPPLEMENTO ( 474 ) 



DOCUMENTO XVIII. 

Sebastiano Badoaro, ambasciador veneto, notifica al doge di Venezia la prosa 
di Caffa per opera del Turco. 

M75 , 30 giugno 

(Monumenta Hungariae Historica. Ada extera. T. 4. 
Budapest, 1877. N. 187, p. 267) (») 

Serenissime princeps et domine excellentissime. domine mi colen- 
dissime. 

Scripta la alligata per la Maestà del Re , mi è sta mandato ad 
dire in questa hora, haver havuto letera dal Vajvoda Stefano de 
Moldavia et dal proposito de Alba regal ambasador suo a quello, come 
per le ultime mie scripse a Vostra Sublimita, che havendossi apre- 
senta larmada del Turcho al luogo de Caffa immediate, quello optene 
cum tutte le forteze, fatti a pezi tuti Italiani et tuti principali de 
dicto luogo, et era acordato el Turco cum i principal capi de tartari 
et etiam cum i Transalpini a damno del Vajvoda predicto. Unde cum 
grande instantia richiede socorso dicto Vajvoda ala Maestà Sua per la 

importantia grandissima de la optention de dicto luogo de Caffa 

Ex Buda die ultimo Junii 1475. hora prima noctis. 

Sehastianus Baduarius 
Orator etc. 

(') Dobbiamo il presente e i tre successivi atti alla cortesia del dotto prof, di 
Stutgarda, Guglielmo Heyd, uno dei più profondi e lodati cultori moderni delle 
storiche discipline in Germania, il quale ne usò la gentilezza d' avvertirci dap- 
prima e spedire poi la copia esatta di questi documenti da noi ignorati. Noi 
li pubblichiamo nella loro interezza, nulla variando, nemmeno l'ortografia e 
interpunzione, sebbene diversa dalla nostra, usata fin qui. 

L' avere poi citato , a titolo di benemerenza , il eh. Heyd , ne porge bella 
occasione di rendergli pubbliche e doverose grazie per |le lusinghiere e , Dio 
voglia, anche meritate parole, dettate in un recente suo scritto, sull'importanza 
e i pregi del presente nostro Codice, da lui giudicato quinci' innanzi indispen- 
sabile a chi voglia rendersi conto della condizione delle colonie italiane nella 
Tannilo. Gli amici dunque della scienza si stringono la mano sotto qualunque 
cielo , e parlando diverse lingue, s' intendono egregiamente in verbo veritatis. 



( 475 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO XIX. 

Relazione di Leonardo Arte, duca di Leucate, al doge di Venezia, sulle mosse 
militari della armata ottomana prima e dopo 1' espugnazione di Gaffa. 

1475, 4 luglio 

(Monumenta Hungariae Historica, come sopra, 
T. V. n. 188, p. 268) 



{Exemplum) 

Serenissime Princeps et Excellentissime Domine. Post humillimam 
commendationem. Per continuar al debito et obligatorio nostro in dar 
adviso et intelligentia alla Vostra Illustrissima Signoria, de quanto 
sentimo de le pratiche et apparati de questo insolentissimo Turcho, 
adonche notificamo ala Vostra Illustrissima Signoria, corno a dì 30 de 
Zugno zonse qui in Sancta Maura lo speculator nostro, lo qual seriose 
teniamo in Constantinopoli per intender distincte, quanto fa el Turco , 
et recita, come adì duy de mazo si trovo in Constantinopoli et dimoro 
li Zorni 17 et vide l'armata de Turcho, la qual andò in Caffa, erano 
galie compite cento octanta, galeaze tre, fuste cento septanta, ta- 
farie 120, in le qual tafarie foron posti cavalli 3000 et erano rnarani 
cento carezi de pani, et in una de diete galeaze intro Achmath Bassa, 
lo qual e Capitano General de tuta la armata; et in 1' altro de diete 
galeaze intro Diagarzj Iagubi flabularo de Garipoli; et la terze (sic) 
galeaza era carga de arme et munitione. Dice lo dicto Speculator, che 
la dieta armata, cussi galie, corno fuste, galeaze, parandarie et tutti 
altri legni erano optimamente armate, et ben in puncto. Et che avea 
visto galie de Vostra Illustrissima Signoria et anche de Catelani, ma 
non haveva mai visto si bene in puncto, ne sì ben armato, come quelle 
del dicto Turco. 

Uxio la dieta armata da Constantinopoli adì 19 de Mazo, dixent 
anche esso nostro speculatore , corno montando in la galia de Iagubi 
Subassi de lo apotero, andò cum la dieta galia da Constantinopoli 
inflno a lo fanaro, dove e lo strecto de mar mazor, insieme cum 
tu,tta l'armata solum per veder et intender, che via faria la dieta 
armata. 



SUPPLEMENTO ( 470 ) 



Et adì 27 del dicto mese recitone etiarn el dicto nostro speculator, 
che vedendo l'armata esserse partita da lo fànaro luy, si ritorno in 
Adrianopoli in uno loco, nominato Zuichalochorj (-«'e), dove era raccolto 
tutto lo esercito del Turcho, et stando li, adi 3 de Zugno venenj nova 
di Sinopi, corno l'armata era zonta a Sinopi salva et feliciter adi 
27 de Mazo, stette lo dicto nostro speculator et comoro in quello 
exercito in Ano adi Vili de Zugno, et mentre stetti li vene nova al 
gran Turco, corno Ussun Cassam era venuto a Larzingan cum gente 
assai. Ancor li, li vene nova, comò lo Valacho havea ben preparato 
lo loco suo et se trovava ben fortificato in lo campo; et exercito del 
Turco eran gran moltitudine de gente; ma non era ben in ordine, im- 
peroche lo fior de la sua gente havea posto in la sua armata; lo qual 
exercito se partì de lo dicto loco nominato Zucchalochorj , essendo lo 
nostro speculatore li, et andò a Zagora per passar lo Danubio et 
per andar contro lo Valacho. Et venendo esso nostro speculator, se 
trovo in lo camino con uno suo amico, lo quale luj haveva lassato a 
Zagora, et li disse, comò era venuta nova allo gran Turcho, corno 
certamente la sua armata havea tolto Caffa, et zongendo esso nostro 
speculator al arta, vene apresso luj un altro homo da lo campo del 
Turcho, nome Petro Panda, lo qual homo fo servitor et creato de la 
recolenda memoria Illustrissimo Signor nostro patre, lo qual recitava, 
haversi partito dal campo del Turco adi 17 de Zugno et haveva las- 
sato el campo del Turco li alo Zagora et esso Petro se 

partisse da lo dicto campo, era zonta una galea in Constantinopoli 

mandata 

Acbmath Bassa, Capitaneo Generale de la supradicta armata, et 

era supra la dieta galea de esso Capitano General, lo qual 

era venuto a cavallo da Constantinopoli intìno a Zagora campo 

del Turcho, et porta nova, corno l'armata d'esso Turco haveva . . . 

qual nova foron facte grandissime feste; et esso prothogero 

per haver gran Turcho per premio, lo fece Flambulario, 

et lo dicto Petro Panda com le diete nove, et haver 

visto le feste , le qual sono sta facte grandissime , et per haverse 
servito, queste tale nove in Lartha son za zorni 8, che sie facta 
grandissima festa publicamente, anchor lo dicto Petro recito (?) , comò 
la galea, che haveva portato la dieta nova allo Turcho, fo comandata, 
che subito si ritornasse al armata e che li comandasse, che essa ar- 
mata dovesse andar subito al Aspro Castro et lo campo da terra se 



( 477 ) DOCUMENTI 



ne va allo Danubio per passar contro lo Valacho. Altro non occore, 
etc. etc. 

Datum in Sancta Maura, Julij quarto MCCCCLXXV. 

Leonardus Arte Despotus Dux Leucate, 
Comesque Cephalonie Palatinus etc. 
Serenissimo Principi, Duci Inclyto Venetorum. 






DOCUMENTO XX. 

Domenico, prevosto d'Albareale e Gaspare suo socio, ambasciadori del re d' Un- 
gheria presso il voivoda di Moldavia, Stefano, narrano al re suddetto la ca- 
duta di Gaffa e la conseguente strage ; non che la prigionia dell' imperatore 
tartaro. 

1475, . . . giugno 

(Monumenta Hungariae Historica. Ada ecctera, T. 7. 
Budapest, 1878. N. 12 dell'Aggiunta) 



Serenissime Princeps ('), Domine noster naturalis et granosissime. 
Post humillimam subjectionem nostram Rex et Princeps gratiose. 

Cum essemus in procinctu itineris nostri de civitate Bistriciensi, 
venit ad Barones Moldavienses homo Domini Stefani Vajvode Molda- 
viensis cum literis presentibus inclusis, qui vocali sermone retulit 
nobis, quomodo preteritis diebus ipse Vajvoda Stefanus misisset Ale- 
xandrum fratrem carnalem consortis sue in Regnum, quod dicitur- 
Mango, et illud potentia sua post exitum Baiocrorum suorum ad Ma- 
jestatem Vestram soliciter optinuisset et universos majores et mi- 
nores in ilio Regno Mango dominio suo subegisset. Retulit etc. etc. quo- 
modo Turci cum valida potentia cum quadrigentis (sic) galeis venissent 
in obsidionem Caffé, }uam cum obsidione cinxissent, obtinuerunt simul 
cum castello in eadem habito. Quibus sic optentis, universos Italos in 
dicto Castello existentes nece terribili, simul cum potentioribus civitatis 

(') La copia inviatami reca a principio le parole seguenti: Exemplvm lite- 
rarvm Reverendi Domini Dominici Prepositi Alberegalis et Gasparis, Oratorum 
Regie Majestatis Hungariae etc. ad Vajvodam Stefannm Moldavie. 

Società Ligure St. Patria. Voi. VII. K II. 31 



SUPPLEMENTO ( 478 ) 



interemissent, roliquos ipsius urbis post dataria (idem in antiquis eorum 
consuettidinibus reliquendo (sic), et ut fertur, Turci ipsi Tartaros in 
numerum XL millium ipsis in expugnatione ipsius civitatis Caffé asso- 
ciaverant, cum quibus nunc magnum pacis fedus pepigerunt, maxime 
ex eo, quia illic Imperator Tartarorum, de quo Stanczul Maestati Vo- 
stri (sic) raentionem fecerat, in illaurbe Caffa per Turcos et Tartaros 
captus esse perbibetur. Nunc Serenissime Princeps ex quo ipse Ste- 
fanus Vajvoda intelligit sibi iminere periculum, petit nos medio ho- 
rum Bujoronum Suorum, quatenus literas nostras ad Majestatém Ve- 
stram velocissime daremus, ut Majestas Vestra dignaretur convertere 
faces suas ad partes Regni sui inferiores, et in dies festinaret disce- 
dendo. Quoniam sperat idem Vajvoda, quod postquam Majestas Ve- 
stra moverit se, Turcus ipse non ita facile proftciscetur vel contra 
Regnum Moldavie vel Majestatis Vestre etc. etc. 

Raptim ex Bestriza, die Dominica post festum nativitatis Beati 
Joannis Baptiste. 

Per fideles sublimitatis Vestre 

Dominicnm Prepositum et 

Gasparem de Hathnathara (?) 



DOCUMENTO XXI. 



Lettera di Stefano, voivoda della Moldavia, sulla avvenuta espugnazione di 
Caffa, e il temuto imminente arrivo della flotta ed esercito turco in Mocastro. 

1475, 20 giugno 

(Monumenta PIungariae Historica. Ada extera. T. 7. 
Budapest, 1879. N. 13 dell'Aggiunta) 

Nos Stefanus Vajvoda ( l ), Dei gratia Dominus terre Moldavie. Scribit 
Dominatio Vestra fldelibus nostris et venerandis viris Corniti Stanzulo 
et Corniti Duine et Corniti Michaeli per presentes de vobis scire 
omnia, que nunc acciderunt. Advenit unus homo cum literis a Ca- 

(') Anche questa e pia, come la precedente, reca queste parole: Exemplum 
Ulerarum magnifici Stefani Vaivode Moldaviensis ad Oratores suos venientes 
cum oratoribus Regie Majestatis Hungarie etc. etc. 



( 479 ) DOCUMENTI 



stelanis de Alba, qui scribunt ad nos dicendo, quod aplicuit ad 
Albani una navis Itale-rum de Pangopa, illa navis , que aportaverat 
compatrera nostrum Alexandrum, in qua navi preest Filippus Nauta 
etiara Morzi et Taiamorzi a nos usque ad Jaspum et solus nuntius 
naravit nobis ore proprio, narando nobis sic, quod frater Dominationis 
uxoris mei, Alexander venit ad locum .... et die tertia lucratus 
est dictum locum Mangop hereditatem paternam et ... . ipse pro- 
nunc in Mangop et non est aliter. Et de Turcis ita sciatis, quod 
ita ... . dixerunt, quod venit per mare Axemat Bassa cum galeis 
et curavit .... Caffam et pugnaverunt contra Caffam per tres dies , 

die vero quarto ipsi Turci prevaluerunt et expugnaverunt 

Caffam et habetur .... in manibus Turcorum, aliter non est. Et fuerat 
in Caffa imp. . . . qui prius erat imperator in ordam cum mille Tartaris 
que Tur cum omnibus suis et prò nunc Imperator Ordam et Im- 
perator .... se subjecerunt Turcis et uniti sunt Tartari cum Turcis, 
ista .... percipimus ab inimicis Christianitatis, ab infldelissimis .... 
quod veniunt contra nos et de novo advenit fama prò Armo, quod 
Turci venhint ad nos contra nos et contra terram nostram, et per 
aquam et per terram et ita dicunt, quod valida classis precedit cum 
maximis munitionibus bombardarum magnarum expugnare Albam et 
Chiliam, et sunt in itinere jam prope et per terram veniet solus Im- 
perator contra nos expugnare terram nostram personaliter cum tota 
sua potentia et cum omni suo exercitu et cum tota potentia terre Va- 
lachie, quia Valachi sunt nobis veluti Turci et credatis nobis prò 
firmo, quod non est aliter, nisi sic. etc. etc. 
Datum in Jassy die XX mensis Juny (*). 

(') Volendo noi inserire i precedenti quattro documenti nel modo stesso che 
li avemmo dal eh. Heyd, abbiamo variato il consueto ordine cronologico fino a 
qui seguito; diversamente gli atti dell' Aggiunta sarebbersi dovuti collocare 
prima di quelli del corpo dell' opera. La differenza non por tanto è di soli giorni , 
cioè dal 20 giugno al i luglio 1475. 



SUPPLEMENTO ( 480 ) 



DOCUMENTO XXII. 

Lettera d'un anonimo (li Scio, relativa alla presa di Caffa , e timorosa d'un 
improvviso assalto a queir isola. 

1475, 8 luglio 

(Archivi di Stato lombardi) (*) 

Jesus. 1475 adi 8 Luglio in Sio. 

Copia di novo hauta de Pera de dì 26 Junj. 

L'armata del Turco partì de Constantinopoli adì 20 mazo, gionse 
in Caffa a dì primo zugno et subito misse in terra senza alcuno ob- 
staculo; comenciò ad combattere con quelli de la terra. Lo Impera- 
tore de Tartari, non possendo ben havere lo dominio delli soi po- 
poli, pensò de salvare la sua persona, et intrò dentro da Caffa cum 
cavali 1500, lassiato de fora alla campagna lo suo Bassa chiamato 
Eminich con tuti li popoli, il quale Eminich ha trato ad sé tuti li 
popoli, et andò al Capitaneo della armata ofTrendossi a luy, et da- 
tolli ogni rinfrescamento alla armata fu in suo adiutorio contra 
quelli de Caffa, et per zorni quattro continui fu dicto loco combatuto. 
Ma lo quinto giorno se rese, perchè li Greci et Armeny habitanti 
de quello loco se rivoltorno contra Latini, li quali erano molto pochi 
a rispecto loro, hanno dicto volerse rendere al dicto Capitaneo, al- 
tramente tagliarano a pezi quanti latini se trovarano dentro da 
Caffa; per la quale cosa, non possando li Latini resistere ad tanta 
multitudine del dicto loco se sono dati al dicto Capitaneo, et quello 
sia seguito da poi delle anime de dicto loco non se sa anchora; et 
secondo è stato scripto se existima essere stato trovato anime set- 
tantamilia e più, la più parte delli quali se existima debia male ca- 
pitare. Dio omnipotente habia misericordia de loro. 

Dieta armata ha hauto dicto loco de Caffa senza colpo de spada, 
se pò dire, con lo adiucto delli Tartari, et doveva subito partirsi 
per andare a Nicostano (sic), et ad Mocastro, li quali se pò haversi 
de certo obtenirà subito per invagimento vedendo essere preso Caffa 

(') Ci favorì questi due documenti il nestore degli storici italiani, cav. Cesare 
Cantù, ricavandoli dagli Archivi di Stato in Milano, cui meritamente presiede. 
Gliene rendiamo le più sentite grazie. 



( 481 ) DOCUMENTI 



con tanti altri lochi circumstanti, li quali non è da dubitare li ha- 
verano mandato tuti le chiave, cioè la Gotia, lo Cimballo, la Soldaya, 
et molti altri lochi de Zicchi, et de Tartari. Per la quale cosa non 
è da dubitare che andando lo Signore Turcho con questo favore in 
Valachia obtenirà sua intentione, che Dio non lo voglia; et obtinendo, 
è da dubitare grandemente non pensi de mandare dieta sua armata 
in zoso, et pia presto per questo loco, cha per altro, et precipue 
che da uno mese in qua siamo advisati in questa circumstantia della 
natalia qui vicina del comandamento del Signore se ha facto, et fasse 
provisione de farine, et se scrive assapi (sic) de novo. Non se pò 
intendere ad quale fine; Dio onnipossente lo confonda. 



DOCUMENTO XX111. 

Altra lettera da Scio, scritta da Giacomo Giustiniani, informativa della stessa 
presa di Gaffa, e dell'andata a Mocastro della vittoriosa flotta turca. 

1475, 10 luglio 

(Archivi di Stato lombardi) 

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Copia de una littera scripta da Sio adì 10 Luglio 1475 per Ser 
Jacomo Justiniano de Sio. 

Advisovi corno heri havemo hauto littere de Pera et da Bursia de 
di 28 et 29 del passato, affermano la perdita de Caffa, de che è da 
dolere ad ogni cristiano, et dice in questo modo. 

Adì 3 del passato larmata del Turcho è gionta in Caffa et subito 
smontò in terra et fu alle mani con li Tartari et li homini de Caffa; 
visto lo Imperatore de Tartari non potersi salvare, intrò dentro da 
Caffa con homini mille et cinquecento, lassiò el suo Bassa con el 
resto della sua gente, lo quale con el resto delli Tartari sono acor- 
dati con el Capitaneo della armata, et incontinente li dette soccorso 
de victualie, et altri bisogni, et comentiò ad combattere la terra per 
zorni quattro, et ali i cinque li Greci et Armenij se levorno, et dis- 
seno alli latini che elli non volevano più offendere alli Turchi et 
che se volevano rendere; visto li Latini essere pochi, non potendossi 
deffendere, se sono renduti con certi pacti, delli quali non hanno 
servato nulla, ma ha facto tagliare la testa al Consolo, con altri 



SUPPLEMENTO ( 482 ) 



trecento zenovesi, et facto scrivere lo havere de CafTa, dice case octo- 
raillia, anime settantamillia, et ha lassiato lo loco fornito et è andato 
ad Mocastro in Valachia, onde forte se dubita non habia honore, et 
questo perchè già giorni 20, et più è andato con grande exercito in 
dicto loco de Valachia, perchè forte è da dubitare de tuti li lochi 
de quelle bande. Idio per sua bontà habia misericordia alli cristiani. 



DOCUMENTO XXIV. 

i Maonesi di Scio intimoriti dalla perdita di Caffa, e dalla insolenza del Turco, 
paurosi d' un improvviso assalto, chiedono soccorsi o profferiscono la cessione 
del dominio alla Repubblica, con minaccia di abbandonare l'isola, se non 
vengono aiutati. 

•1475, 16 agosto 

(Politicorum, Mazzo 2.° predetto, n.° 67, nell'Arch. govern.) 

(Extra) Spectabilibus et egregijs dominis mahonensibus ciuitatis et 
insule chij januam commorantibus. 

(Intus) £& Millesimo quadringentesimo septuagesimo quinto 
die decima sexta augusti in chio. 

Spectabiles domini et fratres honorandi. Intellexeritis per allias no- 
stras maximas tribulationes et pericula in quibus a pluribus mensibus 
versati sumus propter classem teucrorum. que usque ad mensem junij 

nos suspensos et quaxi in dubio tenuit ne contra no voluit 

Deus in caphenses deuoluta est. quem locum obtinuit sub aliquibus 
pactis non obseruatis. 

Nam capitanei ablatis pueris et puelis caphensium numero 

quinque millia. quorum partem jam in Pera miserat. ablatisque bonis 
mobilibus ipsorum. non propterea contentus de predictis ipsos ca- 
phenses tribulat in reperiendis et allijs eorum bonis que cogitabat 

occultauerint ipsis caphensibus fuisset preliasse et mor- 

tuos fuisse quam talle spectaculum vidisse. 

Non narabimus particulariter ipsum misserabile cassum. cum di- 
stincte et comodo et qualiter successerit non inteligamus. sufficit satis 
id mallum concluxiue. m andus cassus tantum timorem at- 



( 483 ) DOCUMENTI 



tulit omnibus nobis. incolis nostris et ceteris qui in locho isto repe- 
riuntur. quod si mediana inimici debelassent non magis timo- 
rati restitissemus. nec oportebat nec etiam oportet cum effectu nos 
presentialiter .... habeamus lochum fortissimum munitum omni ne- 
cessitate et plenum hominibus mala fortuna nostra degenerauit. Animos 

nostros timemus ubi cum effectu non est timor, sed parum 

prosunt bona verba languidis quando remediis carent abet 

quando timor est validus. 

Et si tam bene muniti hominum timemus. quid erit cum minor . . . 
sibi habebunt ut dubitandum est. quia carentibus auiamentis istarum 
partium. ut valde dubitandum est. carebunt etiam negotiatores qui in 
maxima parte custodiunt lochum istum. 

Maxima pars dicti timoris sequitur ex manchamento pecuniarum. 
nam si haberemus pecunias in conducendis hominibus tempore neces- 
sitatis animus magis nobis creseret. et sic ceteris incolis nostris. sed 
cogitantibus nobis maximam paupertatem in qua Mahona ista est. adeo 
quod si egemus ducatorum centum ignoramus unde ipsos habere quia 
consumpssimus omnes cabellas anni venturi, sumus in debito ducato- 
rum X millium. et ultra necesse nobis est prouidere ad . . CCXL milia 
prò auaria nuper nobis facta per regem teucrorum prò fllijs q. ni- 
colai de sigestro. 

Quibus cogitatis animus nobis carret desperantes posse locum istum 
regere. quare in Dei nomine et bone sortis decreuimus vigore presentis 
dare vobis bailiam offeratis locura istum dominationi nostre in om- 
nibus et per omnia juxta formam conuentionum quas cum prefaeto 
comuni habemus. rogantes in hoc nullam moram trahatis sed fiat ce- 
lerius sit possibile. 

Prefactus rex teucrorum est in armis potentissimus insolens ex 
Victoria oaphe. tractans pacem cum venetis. que ut fertur concludetur 
cito. Ideo nil dubitamus isto primo tempore debeamus iterum in pe- 
riculis et timore esse, quare necesse est facere cito quid agendum 
est. Unde iterum atque iterum rogamus suplicetis dominationem no- 
strani velit lochum istum capere et nobis soluere quid prò ipso ha- 
bere debemus. 

Si vero aliquo respectu non vellent conciues nostri intrare in ca- 
piendo lochum istum ut supra. tunc requiratis redrment ipsum nobis 

prò annis tionem. Et quia in hoc forte videbitur aliqua di- 

uersitas opinionis. videlicet quod ex una parte indicemus non pos- 



SUPPLEMENTO ( 484 ) 



sunius lochutn istura regere et ab alila parte requiramus reflrmetur 
prò annis XXV11I1. si in hoc bene cogitabitis non est lilla diuersio. 

Nam si presentialiter Mahona ista caret pecunia et Ade. non est 
mirum. nam cogitantibus nobis. videlicet ex nobis qui possunt. et alijs 
mercatoribus quod finitum est terapus apaltus nostri et ignorantibus 
si locus in nobis restare debeat, non volunt nobis facere fidem. nec 
est qui vellit ex cabelis nostris anni 1477 eraere. Qui si inteligerent 
lochum istum nobis refir mattini esse prò annis XXV11II. cresseret 
nobis fldes creserent animi emptorum cabelarum in emendis cabelis 
temporum futurorum. 

Caperemus etiam ex bonis nostris mobilibus usque ad corrigia (sic) 
dominarum nostrarum prò impendere ad gubernationem loci, et hoc modo 
habunderemus pecunijs et prouideremus necessitatibus oportunis. cre- 
seret etiam obedientia populi erga nos que amodo nula est. cum po- 
puli inteligant nos exituros a Mahona ista uno modo vel alio, et hec 
est vulgaris oppinio. nec valere amplius dissimulationes. 

Et si ad hoc deueniendum est ut locus iste nobis retìrmetur. necesse 
nobis est prò uno tempore habere subsidium. quia ut supra tantum 
debilitati sumus quod vix respirare possimus. et subsidium quod 
velemus est detur nobis drictus unius prò centanario post tempus 
venditum luce justiniano. et qui drictus coligatur hic per duos vel 
tres ciues qui impendant quantum extrahetur in fortifficatione castri 
et castrorum insule ac alijs necessarijs ad tutelam loci, in discretione 
ipsorum mercatorum. 

Vellemus etiam ordinaretur fldes ducatorum X millium. et plus si 
Aeri potest. et licet majora conuenirent ad salutem istius loci, tamen 
ista leuia petimus ut leuius obtineamus. et hoc modo sequendo non 
desperamur lochum istum saluare. Et licet viuamus in maximis an 
gonijs et sub maximis periculis. tamen prò conseruatione loci istius 
et status nostri omnia patiemur quousque deo placeat. sperantes forte 
per aliquem casum superuenturum isti draconi liberari ab ista mi- 
seria, et sic christo placeat. 

Si vero dominatio nostra non capiet lochum istum modo quo supra. 
vel si non dabit nobis ipsum modo quo supra. sed vellet nos ducere 
in verbis bonis aut malis. inteligatis ex nunc prout ex tunc nos non 
velie sic permanere, imo consulemus salutem nostram et flliorum no- 
strorum et unusquisque nostrum prouidebit sibi secundum deus di- 
sponet. 



( 485 ) DOCUMENTI 



Vidimus proprijs oculis. modo sunt anni quinque. calaraitates illorum 
de nigroponte. Inteleximus nuper miserias illorum de caffa. quas toto 
nostro posse conabimur euitare. habito respectu ad ea que postea 
sucedere possent. et sic dicimus et protestamur coram deo et mondo, 
rogantes non taceatis in publicis nec priuatis locis istam nostram pro- 
testationera. Inuocantes ex nunc Deura contra vos et filios vestros 
si ... . itis istam partem. videlicet quod sine auxilio presto et bono 
dominationis nostre nos non posse lochum istum regere. imo ipsum 
relinquemus et ad minus malum cogitabimus. 

Aliqui ex nostris cogitamus hinc se leuare cura familijs nostris et 
ad vos venire, licet cum maximo nostro incomodo. Aliqui vero co- 
gitamus alias vias capere et jam facta fuissent. nixi due 

nos tenuissent. Prima supraueniente ieme speramus non debeat exire 
classis usque ad istud primum tempus. secunda quia speramus con- 
ciues nostri debeant unum ex predictis remedijs nobis dare, quibus 
carentibus et supraueniente mense februarij et non inteligamus fir- 
miter et presto habere remedium rei nostre, inteligatis et prò firmo 
habeatis ca partitum ne pereamus. 

Et hoc vollumus dare nobis dicere, et ut clarius loquamur excla- 
ramtis vobis quod destituemus lochum istum et unusquisque nostrum 
sequetur suam fortunam. siue bonam siue mallam. secundum a deo or- 
dinata Et quia tempora currunt. rogamus iterum restringatis 

cum donrnatione nostra quid agendum erit et per vestr .... per 
plures nuntios proprios sumptibus nostris denotate nobis quid agetur 
ibi in causa nostra. 

Exclarantes vobis ex nunc si a vobis litteras non habebimus. aut si 
perplesse erunt. inteligemus nos destitutos esse, et eo casu cogitabimus 
de salute nostra, rogantes ex nunc deum erruat nos a calamitate 
supraueniente et dirrigat nos secundum suam magnam misericordiam. 

Stipendiati hijs diebus ex ibi nobis missi fuerunt homines pessime 
qualitatis fures insolentes inotedientes sussurones et denique omni 
malo pieni. Quare non eligimus prò presenti requirere ad primum 
tempus mittantur nobis homines. dubitando incurere in eo quod ad 
presens sumus cura ipsis maledictis horainibtis. 

Inteligemus in diem quomodo partes iste stabunt fulcite hominum 
capiendorum isto primo tempore si expediet. et si inteligemus ad 
partes istas posse reperire sufflcientiam hominum. tunc mediantibus 
pecunijs comunibus. videlicet librarum XV millium. prouidebimns hic 



SUPPLEMENTO ( 486 ) 



de personis humanis et cognitis. Si vero inteligemus partes istas 
vacuare honiinum. tunc iterum scribemus ut ex ibi nobis mittantur et 
ex nunc exclaramus non mittantur nobis horaines ex rapallo usque 
ad vulturum. quia sunt isti maledicti qui faciunt quotidianas rixas. 
furantur die ac nocte. tribulant mulieres grecorum et minantur pe- 
jora facere. adeo quod fuit opus ex pecunijs nostris modicis capere 
horaines centum apodiatos domino potestati cum duobus ex nostris. ut 
prouideant maleficijs dictorum stipendiatorum. et hoc modo aliquan- 
tulum quietamus. 

Ab officio hic deputato ad expendendum libras XII millium expen- 
diti sunt da ducatis DCC in circa, ad auizum. Vere misserunt soluere 
ibi ducati DCCCC sed non fuit opus expendere quam ducati DCC in- 
circa, ad avizum. Que peccunie intelligatis tenent nobis flatum in cor- 
pore et ipsas sparmiauimus plusquam si essent nostre proprie, quia 
tota nostra spes in ipsis constitit (sic). 

Dominationi nostre scribimus solum de periculis in quibus versamur. 
concludentes per vos ipsi dicentur aliqua . . de predictis dicatis plus 
et minus. et capiatis tempora conuenientia in discretione vestra. non 
propterea desistendo bene exclarare nos non posse lochum istum 
regere absque auxilio. et protestare capiemus partitum minoris mali 
si videbimus ex ibi destituì. Et quod fìendum est fiat cito, et predicta 
omnia remittimus super animas vestras si non facietis cito et bene, 
ex eo quod ad vos actinet. nam aliter faciendo sanguis noster sit 
super vos et fllios vestros. 

Sunt multi ex nobis qui debent prò eorum censsu et etiam prò 
eorum auarijs. quare rogamus velitis eligere aliquos ex vobis qui 
ortentur ciuibus quibus cura dictorum censsuum et auariarum attinent. 
ut tractent nos conuenienter. attenta nostra mixeria. et pari modo 
tractent nos bene in conuentionibus capiendis de nouo prò auariis. nam 
aliter sequendo cogeremur alias vias capere quam ibi venire. Fides 
supràdicta vult pariter ordinari quod carente uno alij supleant. Nam isti 
nostri mercatores sunt tantum dilicati quod non preterirent unam sila- 
bam ab eorum comissione et quia prò modica re possemus leuiter perire. 

Ortamur et rogamus vos velitis studere inteligendi quales ordines 
dantur. nam domestice et dare loquendo ex ibi hic scribitur. et sic 
affirmant venientes. quod vos estis i 11 ì ciues in tota illa urbe, qui 
minus procuretis salutem nostram. et licet id male credendum sit. 
tamen dicitur et scribitur ut supra. . 



( 487 ) 



DOCUMENTI 



Dominus potestas noster male contentatur de isto suo officio, quod 
fuit sibi valde tediozum. precipue prò insolentiis et malefìtiis stipen- 
diatorum predictorum qui male corrigi potuerunt istis temporibus, et 
potissime quia ex natura sui est pacifficus et mittis homo. Inteleximus 
scribat ibi non velie stare ad istud officium ultra suos menses XIII. 
Ideo et nos contentamur de quid sibi placet, rogantes cogitetis tallera 
successorem nobis mittere qui habeat animum puniendi maleffactores 
et videndi enses nudos. Nam satis opportet temporibus suspectis ha- 
bere homines viriles. 

Et si ex ibi hic deberet venire nauis cum hominibus stipendiatis 
aut sine. laudamus ipsum sucessorem mittatis. et licet veniat ante 
teinpus istius nil nocebit. quia poterit temporizare et habebimus duos 
prò uno et non . . . inter ipsos capient terminum concorditer aualandi 
sibi locum. Nec allia. parati prò vobis. valete in christo. 

Paullus adurnus 

Angelus justinianus manu propria 

Johannes justinianus q. baptiste 

Gabriel justinianus 

Valaranus et gaspar justiniani 

Franciscus justinianus q. domini bartholomei 

Jeronimus justinianus q. cristofori 

Edoardus justinianus 

Filipus paterius 

Lanfrancus paterius 

Cassanus justinianus 

Johannes antonius justinianus 

Johannes justinianus q. vescontis 

Matheus justinianus q. antonij ('). 



(') Qui la lettera passa a trattare altre materia estranee al nostro argomento; 
perciò gli poniamo fine. 



SUPPLEMENTO ( 488 ) 



DOCUMENTO XXV. 

Il Rettore o Consiglio di Ragusa riferiscono a Pietro Mocenigo, doge di Venezia, 
i particolari della miserabile caduta di Galfa e di Tedoro, non che le mosse 
militari passate e le temute in prossimo dall' armata turchesca. 

1476, 18 febbraio 

(Monumenta. Hungariae Historica. Tom. V, pag. 345) (') 



Serenissime princeps , et excellentissirae domine, domine obser- 
vandissime. 

Post humillimam comendationem. Àccipiat summatim Celsitudo ve- 
stra que oratores nostri Constantinopoli reportarunt. 

In Ponto Euxino, quem mare maius vocant transacto anno fuerunt 
turcorum vela 440. Classis hec, vt Serenitati vestre notum est, cha- 
pham cepit, cum alijs septem oppidis, que caphe subdita erant. Quin- 
gentas Januensium et aliorum latinorum familias Capha Constantino- 
polin migrare iussit truculentus drago. Cepit insuper duo ad tanam 
christianorum castella. Hec que diximus per classem turchorum in 
mare maiori gesta sunt. Decembri vero prope exacto ipsorum turco- 
rum gentes in ipso mari maiori deuicerunt quandam communitatem 
Alexam, que (sic) urbem natura loci inexpugnabilem et industria mu- 
nitala habebat, quam vulgo thodorezam vocant. hic comes inter urbem, 
et comitatum suum possidebat, ut ferunt. domos 30 m . Quem cum vi de- 
bellare non possent fame obsessum, ad deditionem coegerunt, ceperunt- 
que vrbem, et vrbis dominum cum toto comitati!, interposita tyranni 
ride. Captum cum tota familia, et Constantinopolim traductum iugu- 
larunt, exceptis uxore et flliabus, quas tyrannus in usum suum, siue 
in abusum, retinuit. 

Eius intentio fuit anno transacto in Moldoviam ire, sed reuocauit 
eum a proposito metus quem de maiestate regis bungarie tenebat. 
Audiebat enim regem Stephano Moldouie corniti fauere. Presenti 

C) Autentica copia di questa lettera avemmo dalla cortesia del prelodato Ce- 
sare Cantù, meglio corretta nella lezione che non sia la pubblicala nei Monu- 
menta Hangarica dal signor Mirce de Baratos. Comincia colla parola Evemplum, 
ciò che indica esser pur essa un'altra copia e non l'originale. 



( 489 ) DOCUMENTI 



anno videtur omnes alias cogitationes postposuisse. Versus Danubium 
omnia eius Consilia diriguntur. 

Coquunt enim eum, et sollicitant regij motus rumor (sic), erat 
cum toto februario presenti cum Bassa Romanie Adrinopolim ventu- 
rum esse, vt ibi contractis gentibus, que bello necessaria sunt, queat 
parare classem, mine molitur nullam. Turci autem, qui archanorum 
tyranni participes dicuntur, aperte loquuntur quod prima que per 
ipsos parabitur classis, in ipso hoc mari aedriatico fortunam experietur. 
Hec de nouis oratores nostri attulere. Ceterum Marinus de Bona no- 
bilis conciuis, et mercator noster, istic agens, certam rationem suam etc. 
Ex Ragusio die XVIII februarij 1476. 

Eiusdem Serenitatis Vestre deuotissimi seruitores Rector, et con- 
silium Ragusii cum humili comendatione. 

(A tergo) Serenissimo principi, et excellentissimo domino, obser 
uandissimo Petro Mocenigo. dei gratia inclito venetiarum duci. 



DOCUMENTO XXVI. 

Supplica di Giovanni Spinola di Cassano al magnifico Ufficio di s. Giorgio, per 
ottenere un generoso sussidio, avendo nella caduta di Caffa perduto i figli e 
tutte le sue sostanze, e trovandosi ora non solo nella miseria, ma oppresso 
dai debiti, contratti per titolo dell'impiego sostenuto in Caffa. 



(Filza di Caffa) 



Magnificis ac prestantissimis dominis protectoribus et offìcialibus 
comperarum sancti georgij humiliter ac deuotissime suplicatur prò 
parte deuoti vestri ciuis et seruitoris johannis spinule de cassano, 
stipendiati vestri in capha. quemadmodum. ut est notum vestris ma- 
gnificentijs. ipse cum (ìlijs ejus in illa miserabili capt : uitate caffè, 
captiuus remansit. et duo ejus fili] unus masculus et altera femina 
morbo pestilentiali perierunt. et altera filia femina in miserabili 
captiuitate remansit. et ipse ibidem dimissit omnem ejus substaittiam. 

Que omnia processerunt ut seruiret magnifìcentie prelibate et do- 



SUPPLEMENTO ( 490 ) 



minium ejus ibi conseruaret. ad quod fui t retentus. etiam ultra ter- 
minum stipendij sui et preter ejus voluntatem. jussu et mandato offi- 
cialium ni agni fi ce riti e prelibate, quibus etiara paruit. velut cupidus 
rem semper gratam facere dominationibus prelibatis. et ubi ipse nunc 
in eo exterminio et miserabili clade remansit sine prole sine sub- 
stantia et cum tanta miseria ac infelicitate. 

Accedit ulterius quod restat debitor et opprcssus alieno ere etiam 

ibidem Nam cum sibi fuisset concessum offìcium jagatarie er- 

barum prò parte sue mercedis. et permissum quod illud vendere 
posset paulo baptiste lercario ac bartbolomeo marino, nunc astringitur. 
ut quia casu fortuito non potuerunt illud exercere. ad restitutionem 
pretij et ad soluendum quod non habet. Simili modo prò solutione 
staliarum ipse astringitur per nobilem abraam de viualdis. ut sibi 
satisfaciat prò hijs que soluit prefatis magnilìcis dominis prò stalijs 
dicti officij. et hoc modo sequitur ne dum nudatus substantia sua et 
fìlijs ac facultatibus. sed imo etiam oppressus ere alieno sine .... 
substantia, quo nichil potest miserabilius excogitari. Et quamuis ju- 
stitia importet quod. attentis supradictis. debeat sibi satisfìeri. ipse 
tamen non elligit nec intendit littigare cum dominationibus prelibatis. 
sed imo ili is se deuote commendare. 

Quapropter prò parte, de qua supra. humiliter suplicat quatenus 
dignentur magniflcentie prelibate supra omnibus et singulis supra- 
dictis habere aduertentiam ac considerare omnia et singula supra- 
dicta. et presertim deuotionem suam et opera ejus versus domina- 
tiones prelibatas. et quod ex deuotione et obedientia quam habuit 
passus est et patitur exterminia et infelicitates de quibus supra. et 
super omnibus pensato examine dignentur ita et taliter necessitatibus 
ejus ac infelicitati prouidere. ne videantur magniflcentie vestre bene- 
ficiorum immemores et non velie benemerentibus retribuere. et si 
non in totum. quia damnum ejus grauissimum est. saltem aliqua ex 
parte sibi contribuere. et quod de jure fieri deberet. saltem ex gratia 
sibi conferatur. ne quodammodo mendicare compellatur et oprimatur 
alieno ere ut supra. De quibus se commendat vestris magniflcentijs 
prelibatis quam deuotissime (*). 

{Senza firma) 

(') Già compilato il Supplemento, ci cadde nelle mani un non prima visto 
registro nell'archivio di s. Giorgio, intitolato Negoliorum, ann. 4474 m 1477, 



( 491 ) DOCUMENTI 



nel quale trovammo (oltre parecchi atti spettanti allo scaduto console Goffredo 
Lercari . di cui diremo più sotto) anche i seguenti, che sono da riferire. 

Sotto il giorno 17 giugno 1474, ad istanza di Paolo Raggio notaio, concedono 
che Bernardo suo figlio prenda il posto di sottoscrivano della curia di Calfa, 
già concesso nel 1 ì71 al di lui fratello Cosimo, il quale propter ejus tenuem 
complexionem per mare capham nequit accedere. Cum hac declaralione quod 
bernardus ipse leneatur capham accedere saltem ante finitura tempus preces- 
soris sui, ut in tempore possit Mi succedere. 

Sotto il 15 marzo 1475 trovasi un certo Bartolomeo Bancio de Tarento, am- 
messo allo stipendio mensile d'un sommo, alle condizioni solite. 

Ma più che tutto curiosa è la notizia, o domanda d'indennità fatta ai Pro- 
tettori da Giuliano Gentile Fallamonica, olim designato consule capile, dicente 
quod cum eorum tempore ad ipsam urbem acceder et, et iter fere omne pere- 
gisset, propter depredationem diete urbis coactum fuisse redire, multa damna 
et expensas pati, que si non omnem inde inni totem suam, saltem ipsius partem 
a Comperis videntur exigere. E i Protettori, addì 31 gennaio 1477, staluerunt 
tvm propter damna ipsius juliani in caphensi itinere passa, tum etc. prò sua 
integra satisfactione insolulum (sic) capi debere eidem juhano libras noningenlas 
quas debet ipsis dominis prolectoribus de pagis sancii georgij anni LXXV etc. 

Dunque il Gentile non era ancor giunto, ma poco distava da Gaffa, quando 
questa fu assalita e presa dal Turco. 



DISCORSO STORICO 



SULLE 



QUISTIONI PRIVATE 



Società Ligure St. Patria. Voi. VII. P. II 32 



DISCORSO STORICO 



N 



ella compilazione del presente Codice noi ci trovammo a 
più riprese sotto gli occhi , fra la serie degli atti riguardanti 
T anno in corso , alcuni incarti ossia pacchi di documenti , che 
toccavano interessi affatto privati od anche pubblici , di cui la 
materia ne parve di rilievo e F inserzione loro frammezzo agli 
atti stessi ci sembrava poco opportuna. 

Il perchè , ben maturata la cosa , venimmo nella delibera- 
zione di raccoglierli tutti in un corpo, codesti incarti, e collo- 
carli a mo' d' Appendice a calce del nostro lavoro , e se tro- 
vati meritevoli d' illustrazione , come io erano della stampa , 
presentarli al benigno lettore con un apposito discorso ; ciò 
che ora ci apprestiamo a fare. 

Vero è che sotto il titolo di Quistioni abbiamo compreso 
anche i sindicamenti di due consoli , i quali rigorosamente 
forse non gli appartengono; ma essendo pur essi atti giudiziarii, 
e contenendo ben molti piati e querele fra individui, a giudizio 



QUISTI0N1 ( 496 ) 

nostro vi stanno pur bene. Oltrecché il lettore vedrà nel se- 
guito della esposizione nostra come il colore politico e l 1 ani- 
mosità privala vi avessero il principale luogo, e la spinta più 
gagliarda imprimessero in siffatte controversie, meglio assai che 
il culto della giustizia, l'amore del ben pubblico, o l'onore 
della patria. 

Sette ne sono i capi : quanti cioè i litigii avvenuti ; e di 
ciascuno noi esporremo, colla maggiore possibile concisione, i 
punti culminanti ed essenziali, Stessendovi all'uopo brevi riflessi 
suggeriti dalla trattata materia. 

11 primo, in ordine di tempo, riguarda il processo a piede 
libero del borghese di Caffa , Gregorio Delpino, soggetto tur- 
bolento, ma audace e ricco, sostenuto da validi protettori e 
molti suoi congiunti. 

Il secondo verte fra Carlino Lercari , figlio al console Gof- 
fredo , e gli appaltatori delle gabelle, circa un pagamento di 
dazio per salnitro introdotto in Caffa. È una quistione tutt 1 af- 
fatto commerciale , e niente politica , breve perciò nella sua 
narrazione. 

Più fiera ed animata fu la terza contesa passata fra il con- 
sole di Soldaia , Cristoforo Di-Negro ed i prepotenti fratelli 
Andreotto , Teodoro e Demetrio Guasco , signorotti nei pressi 
di quella colonia, appoggiati nelle loro pretese dal console e 
altri amici di Caffa. Sotto P aspetto geografico questo litigio 
riesce di grande utilità storica. 

Noiosa, intricata e grave assai sopraggiunge la quarta, che 
spetta alla interminabile, e nel fatto mai terminata, quistione 
fra i due vescovi armeni; non ultima causa del malcontento, e 
forse il vero pretesto alla miseranda rovina del paese. 

Sono compresi nella quinta i richiami sporti dallo scaduto 
console, Goffredo Lercari, contro la sentenza dei suoi sindicatori, 
da esso tacciati d' ingiustizia e mal animo al suo riguardo. 



( 497 ) privatk 

La sesta infine e la settima contengono la inquisizione ge- 
nerale di sindacato sulla gestione del consolato di Battista 
Giustiniani , e il lungo processo di completo sindicamento del 
medesimo. 

Dirò cosa a niuno grata e a me più che a tutti spiacevole , 
dichiarando qui , da bel principio, che quasi nissuna delle sue- 
sposte vertenze vede la sua finale soluzione nelle pagine nostre. 
Imperocché le comparse ultime doveano avere luogo in Genova, 
ove da tutti , se ne eccettui il Giustiniani , fu appellato ; e so- 
pravvenuta P improvvisa catastrofe di Caffa, le liti o non ebbero 
più alcun seguito, o ne giaciono le sentenze tuttora sepolte e 
inesplorate nei nostri archivii , se pur qua ne giunsero a sal- 
vamento gli incarti. 

E di vero, chi assolvere o chi punire, se gli interessati erano 
morti , o gemevano sotto schiavitù del Turco ? 

QULSTIONE DI GEEGOEIO DELFINO. 

Tornando a bomba, eccoci a narrare la quistione prima. Chi 
era questo Gregorio Delpino? 

La risposta é già contenuta in più d' una pagina dei prece- 
denti annali ; là ove riferimmo la costui insolente bravata al 
console Àlaone D' Oria , preceduta dall' atto villano commesso 
verso il vicario consolare, Pasquale Celsi , cui , nel pieno eser- 
cizio delle sue funzioni di magistrato , fece minaccioso atto di 
colpirlo d'uno schiaffo sul muso, com'egli si millantò ( l ). 

Ma più che tutto poi , si rese il Delpino ribelle alla patria 
ed infame, nella congiura e colla uccisione di Giovanni Balbo , 
l'assassino armato dall'imperatore Mengli-Karei contro il de- 
tronizzato suo fratello Nourdoular , accadute in Caffa poco dopo 
il predetto fallo ; in seguito ai quali unitamente a Bertolino Al- 

(') Vedi a pag. 712 e seg. del Tomo II. Parte l. a 



QUISTIONI ( 4 l J8 ; 



legro, suo complice, fuggì dalla città, appiattandosi in un sicuro, 
o a pochi noto, nascondiglio. 

Delle due malfatte la prima avvenne innanzi al maggio 1471 , 
in cui il D'Oria cesse il governo della colonia, e la seconda, 
più iniqua e violenta, successe tra il 4 e il 26 luglio, già 
sotto i! consolato di Filippo Chiavroia, il quale in un suo 
lungo messaggio ne riferiva le particolareggiate circostanze al 
Banco in Genova (') , denominandola magnum casum detesta- 
bile ; come infatti lo era. 

In mancanza dei fuorusciti , il Chiavroia avea infrattanto 
l'atti serrare in carcere Rolando Castiglione e Battista Allegro, 
padre di Bertolino, dai quali, sottoposti ai tormenti e alla 
corda, ebbe il bandolo, carpì i nomi, le fasi, le speranze e 
lo scopo dei congiurati. 

Anche il sovrano Ufficio di s. Giorgio, reso consapevole del 
tenebroso avvenimento, capace di mettere in soqquadro l'in- 
tiera colonia, stimmatizzò a dovere i colpevoli. Ond'é, che nelle 
istruzioni date al nuovo console eletto, Antoniotto Cabella , in 
procinto di partenza per la Tauride, havvi pur questa, di pro- 
cedere severamente conlra homicidas et edios delinquentes , i 
quali precepta offìcialium noslrorum contemnere presumpserunt, 
et incomposita verba iactare ; cosicché executiones vestire me- 
morabile omnibus prebeanl excmplum (•). Parole queste chiaro 
chiaro allusive al Delpino e ai suoi compagni di congiura. 

Di costoro non è più parola negli atti ; probabilmente fu- 
rono o giustiziati o colpiti di bando ( 3 ), e allora tutto il rigore 
della legge si condensò sul capo del principale manipolatole 
della trama , il Delpino. 

O Vedi a pag. 796, ivi, il documento DCCCCLXXX1X. 

( 3 ) Vedi a pag. 862 del Tom. II. Parte 1.» nel documento MXXXI. 

(") Di Battista Allegro solo sappiamo clic viveva e trovossi in Gaffa all'e- 
poca dell' irruzione turca; anzi egli fu uno dei prestanti cittadini inviati a 
parlamentare col Bascià per la resa della piazza. Vedi a pagg. 164 e 242 di 
questo Tomo. 



( 499 ) PRIVATE 



Edi in dicembre 1471 trovavasi ancora rannicchiato e na- 
scosto nella sua buca; dalla quale bramoso d' uscire a più se- 
reno aere, col mezzo di Babilano Adorno, fratello ad Antonio, 
suo cognato, aveva, mesi innanzi, iniziato pratiche nanti il 
console di Gaffa per ottenere un salvocondotto in città , e a 
piede libero trattare ivi la sua causa. Ma il Chiavroia tenne 
duro a negarglielo non solo, ma, impedendo che la domanda 
fosse messa alla posta in pubblico Consiglio, richiedeva arra 
più sicura pel richiamo del bandito. 

La durava per cosi , se il Babilano predetto non si fosse 
mosso pel primo , e , iterando la istanza , non si mostrava 
pronto ad accettare tutte le condizioni volute dal supremo ma- 
gistrato prima di concedere il ritorno in città. Recavano: l'ob- 
bligo preventivo , da parte del ribelle , di osservare appuntino 
i sottoscritti capitoli , ratificandoli entro tre giorni dal suo ar- 
rivo. In caso diverso la multa di cento sommi d 1 argento per 
Babilano stesso, e il salvocondotto, a concedersi, reso nullo e 
scaduto di pien diritto per Delpino. 

I capitoli poi erano questi. Costui si obblighi nel termine di 
altri tre giorni dal rimpatrio, di prestare sicurtà di sommi due mila, 
d'andarsi a presentare all'Ufficio di s. Giorgio in Genova in 
persona, fra diciotto mesi dal dì corrente, e di imprenderne il 
viaggio non più tardi del maggio venturo 1472. Non facendolo 
nello spazio promesso , o non presentandosi al Banco entro 
quel tempo , cadrebbe nella multa dei due mila sommi. 

L'articolo contiene ancora un pizzico di zucchero ed un'altro 
di pepe: in quanto che veniva ammesso il giusto impedimento 
dei, mari? et gentium, Il quale, del resto, non era abbando- 
nato alla commoda interpretazione dell' interessato , ma si do- 
veva declararì et judicari per pre fatimi magnificum o/Jìeium, 
seu dominum consulem caffè. Le sicurtà poi a prestarsi in fa- 
vore di Delpino non dovevano superare i sommi cento cin- 
quanta per ogni singolo mallevadore , ciascuno dei quali aveasi 



QUIST10NI ( 500 ) 

ad approvare e tenere per buono dal solo console, escluso 
qualunque altro magistrato di Calla. 

In secondo luogo, il Delpino prometteva e si obbligava di 
stare ed obbedire ai cenni o precetti a farglisi dal Banco di- 
s. Giorgio o dal console, non che alle condanne cui fosse per 
essere sottoposto in qualsivoglia modo e da qualsiasi giudice : 
massime in virtù del processo contro di lui agitato in Caffa e inse- 
rito nei registri della curia. In guisa però cbe, quanto alla pena ca- 
pitale, dove fino a quell'estremo giunger dovesse la sua condanna, 
il salvocondotto , concessogli solo pel tempo stabilito, innanzi 
alla scadenza gli fosse contrammandato per gli effetti della legge. 

Finalmente i mallevadori del Delpino doveano entrare sicur- 
tarii in solido della complessiva quantità dei due mila sommi 
prefissi , ciascuno per la porzione sua , mediante tutte le ri- 
nunzie e larghezze solite concedersi in simili casi a sostegno 
della punitrice giustizia ; e più di tutti il richiedente a nome 
ili Gregorio , cioè Babilano Adorno , il quale perciò ipotecava 
al fisco ogni suo avere presente e futuro. 

Munito di tante clausole e artifizii curialeschi, il console, in 
data 19 dicembre, permise alla fine che la domanda di revoca 
del bando fosse messa alla posta nella consulta di Stato ; e 
non tardò a sortirne il favorevole decreto , come già eransene 
accertati preventivamente i congiunti di Delpino. 

Saputolo, lasciava costui subito la sua tana, e venne difilato 
a Caffa, ove, addì 23 stesso mese, ratificò la promessa in suo 
nome fatta e stipulata nauti P autorità , presentando i malle- 
vadori , in numero di diciassette , sottoscriventi quale per cin- 
quanta, quale per cento, e niuno per più di cento cinquanta 
sommi, a norma del convenuto. 

Ti prego, mio lettore, di fissarti bene in mente la data del 
maggio 1472, come ultimo termine in cui il Delpino avrebbe 
dovuto far vela da Caffa a Genova; perché ci sarà da divertirsi 
alquanto in proposito. 



( 501 ) PRIVATE 



Eccoci già infatti ai 28 aprile, quasi la vigilia della sca- 
denza. Il ricco facinoroso durante il quadrimestre trascorso non 
perde il tempo Dell'ingraziarsi il console; e fosse reale, effettiva 
impotenza, o inganno e strategia la sua , il di predetto riusci 
a farsi accompagnare al palazzo di governo dagli amici , e do- 
mandare, sotto le stesse condizioni del precedente contratto, una 
prima proroga di quattro mesi , cioè dal maggio a tutto set- 
tembre ; ed il console volens compiacere gregorio de pinu 
presenti et ita requirenti , bonis respectibus et legitima causa , 
la concede. 

Non accenna per altro alla qualità della causa, ed air impe- 
dimento, cioè se dei, maris aut gentium! Io sospetto quasi sia 
stata quest'ultima, e Dio non voglia che peggio... m'intendo 
la pecunia. Inoltre con la presente proroga si otteneva il bene- 
ficio della scadenza di carica e l' allontanamento da Caffa del 
console Chiavroia : cui successe il già massaro Goffredo Lercari. 

Con lui si trattò più alla libera, e per ottenere una seconda 
proroga si attese proprio l'ultima ora, il 31 settembre, e lo 
stesso giorno il console, gentile cavaliere e compiacente ai loro 
desiderii , accorda la chiesta grazia pel tempo dai mallevadori 
del Delpino voluta, cioè a tutto ottobre ; sempre, si sa, bonis 
respectibus. Ma questa volta in ispeciale modo in vista di ciò, che 
nell'intermezzo poteva giungere l'ordine del magnifico Ufficio 
da Genova, con cui, secondo che scriveva un tale Domenico 
Promontorio, il Banco aveva delegato il giudizio finale della 
vertenza al console del luogo ed al suo vicario , insomma al 
tribunale di Caffa. Gherminelle, astuzie, cred' io , per protrarre 
a lungo sempre più e a bello studio la dipartita. 

Le lettere aspettate non giunsero per la ragione che mai non 
furono scritte ; e il Lercari , già varcalo il termine assegnato , 
spedi il 12 novembre un pressante ordine al ribelle di partire 
senza ritardo per Genova. Ed egli , che assente era o di nuovo 
chiuso nel suo nascondiglio, si fece vivo il 16, in cui davanti 



QUIST10NI ( 502 ) 



il console, di bel nuovo proclive a benevolo indugio, rinnovò 
la promessa di tenersi pronto pelle calende . . . . greche.... no 
sbaglio.... del futuro marzo 1473, colla prima carovana clic 
prendesse il cammino per le maremme ; e caso che nissuna ne 
partisse a quell'epoca, s'obbligava d' incamminarsi anche solo 
e ad ogni modo, o per mare o per terra, alla volta di Genova. 
Men male che non aggiunse anche per aria. Non si conosce- 
vano ancora i palloni ! 

Ma, richiestolo, otteneva tuttavia dal console un prolungamento 
ai diciotto mesi di tempo a presentarsi al magnifico Ufficio, in 
riguardo del lungo tragitto terrestre , e il Lercari dal canto suo 
reso più prudente e cauto, serratolo fra 1' uscio e il muro, gli 
impose, quasi a compenso, di non più quind' innanzi parlargli, 
per se o per altri, d'alcuna proroga ulteriore, a meno di cadere 
issofatto nella multa dei due mila sommi , senza remissione 

Finalmente dopo questa data il nostro brav' uomo si ecclissa 
nel cielo di Caffa; ed è probabile sia partito nell'inverno suc- 
cessivo; ma dove andato, chi può saperlo? Due anni tondi 
durò il suo viaggio , né penso li abbia consumati nella esplo- 
razione del polo ! Piuttosto la rea coscienza lo avrà tenuto 
lontano il più possibile dal luogo , ove eragli minacciata una 
fine condegna al vile suo attentato. 

Scorso quell' intiero biennio comparve da sezzo fra le mura 
della nostra città, e nauti il Banco di s. Giorgio, addi IO 
febbraio 1475, ripetè l'atto di obbedienza a tutti i comandi 
che il magnifico Ufficio fosse per ingiungergli nel corso di 
compilazione del suo processo, fino al totale suo esito. 

Quale poi esso sia stato, non mi è concesso d'annunziarlo, 
perchè qui finisce l'incarto. Questo sì posso dire, che la stessa 
sua iniquità partorì vantaggio al brutto arnese , inquanto che 
rimasto qui a sostenere la sua causa, non presenziò l'eccidio 
della sua patria, e non cadde morto sotto il ferro nemico, né 



( 503 ) PRIVATE 

fu tradotto in ischiavitù dal Turco , al paro di molti innocenti 
e probi cittadini di Caffa ('). 

Troppo spesso la cieca fortuna, pigliando a gabbo noi mor- 
tali , trascura gli onesti , aiuta e favorisce i malvagi I 

QUISTIONE DI CABLINO LERCARI. 

Segue la seconda quistione, della quale ci sbrigheremo anche 
più presto; essendone al tutto privato il soggetto e di lieve 
importanza storica, e gli attori uomini di negozio, non rive- 
stiti di carica alcuna governativa. 

Carlino Lercari , figlio al console Goffredo precitato , eserci- 
tava la mercatura in Caffa, e un bel dì al pubblico incanto 
accettò la commissione di nolo di dodici caratelli di salnitro , 
cui mandati a caricare in Scio , trasferì e consegnava regolar- 
mente alla masseria della colonia. Solo che pretese non doverne 
pagare il dazio d' introito agli appaltatori delle gabelle del 
porto , Lorenzo Spinola , Paolo Ristropi e socii. Questi , forti 
del loro diritto, lo vollero; e ne nacque la contesa, di cui è 
parola. 

Ma erano amici fra loro, e comuni amici eziandio con Gre- 
gorio Rosso e Simone di Carmadino ; nei quali perciò , in 
data 7 novembre 1 472 , convennero di fare un ampio , libero 
e generale compromesso, acciò, senza ricorrere ai tribunali, si 
finisse alla buona il litigio. 

Erano i patti: I.° che gli arbitri eletti godessero piena balia 
di giudicare e sentenziare in materia, quale competere poteva 
al regolare Ufficio di Mercanzia; un quissimile dell'odierno- 
tribunale di commercio. II. La parte soccombente avesse tut- 
tavia il diritto d'appello al supremo Banco di s. Giorgio. 

(') Non trovo memoria della famiglia Delpino, anteriore alla venuta di co- 
stui in Genova. Che adunque il nostro Gregorio sia lo stipite del casato an- 
cora oggi esistente fra noi? Non è improbabile. 



oiistioni ( 504 ) 

III. Non per questo, il pagamento fosse differito, sborsato in- 
vece, sebbene col diritto di ripetizione. IV. Il compromesso 
durerebbe non più di otto in dieci giorni dalla data presente. 

Avvenne nel breve scorcio un contrattempo, per cui al Ri- 
stropi si dovè sostituire, di comun consenso, il terzo appalta- 
tore, Lodisio Fieschi, e la durata dei giorni protrarre. Ma fu 
di poco ; giacché il 24 novembre stesso i due compromessarii, 
Rosso e Carmadino, ventilata la causa, già aveanla decisa in 
favore degli appaltatori e contro il Carlino. 

L' unica ragione, e secondo lui irrefutabile , prodotta in giu- 
dizio dal Lercari era, che avendo egli venduto al Comune 
quella quantità di salnitro tuttora giacente in Scio , col solo 
obbligo di consegna in Caffa, la merce avea già mutato pa- 
drone e divenuta proprietà del governo , e come tale più non 
essere soggetta a dazio. Opposero gli [impresarii non potersi 
ancora dire quella roba del Comune, ma sì del mercante, al 
cui rischio e pericolo era commessa la trasferta; e quando la 
condotta d'una merce è tale, non cade in reale potere del go- 
verno se non all' atto della consegna ; perciò dopo il suo ar- 
rivo in porto e il pagamento dei balzelli alla dogana. 

Così pure la intesero i giudici, e in questo senso motivarono 
la loro sentenza. 

Ma sì, il nostro Carlinetto, forse forse facendosi forte della 
sua qualità di figlio al console in carica , un mese circa dopo 
la condanna, e sei giorni dalla fattagli notificazione, alla pre- 
senza del vicario consolare appellò, come a magistrato supe- 
riore, al Ranco di s. Giorgio contro quella sentenza, dalla 
• quale diceva sentirsi ingiustamente gravato; perchè nel redi- 
gerla non eransi tenute nel debito conto le ragioni da se espo- 
ste , e perchè il vero padrone del salnitro era Simone Lercari 
di Scio ed egli solo il committente; e infine perché varii arti- 
coli delle regole, ossia statuto di Caffa, per legge definiti, ri- 
guardo all'introito di cose spettanti all'uso del Comun»', lo 






( 505 ) PRIVATE 



favorivano all' evidenza nella controversia sostenuta verso i 
suoi contraddittori . 

Lo stesso di, 17 dicembre, venne fatta, d'ordine del Ler- 
cari , la intimazione legale allo Spinola e socii, di nominare i 
loro procuratori in Genova nella lite che stava per iniziarvisi 
nanti 1' Ufficio di s. Giorgio , ond' essere citati a domicilio , e 
proseguirne gli atti fino alla totale decisione : in caso diverso 
s' avrebbe per abbastanza promulgato 1' affisso alla porta della 
dogana di mare, residenza del Banco. E gli appaltatori sud- 
detti senza mora, il 19 seguente, elessero a rappresentanti 
loro i nobili Pier Gentile Pallavicini e Gio. Battista Grimaldi, 
trasferendo in essi vices eorum et ju dicium presentis cause. 

Ciò che fa altresì il Carlino nelle persone di Gregorio Ler- 
cari, suo congiunto, e Bendinello Sauli, in data 18 febbraio 
4 473, in cui dovè spedire al Banco il suo appello e tutto l 1 in- 
cartamento, che poi noi trovammo inserito nella filza di Caffa. 

Ma non per questo sappiamo l'esito della quistione, e poco 
ce ne duole. Certo che la bella quantità di salnitro, meglio 
che a soggetto di controversia fra i cittadini di Caffa, la 
avremmo con piacere veduta servire a propulsare l' attacco 
della flotta turchesca, e in difesa della patria. 

Rimane accertato, se non altro, dal presente litigio, come 
anche nella colonia taurica esistesse un apposito tribunale , 
avente l'incarico di accogliere i ricorsi, ascoltare le ragioni, 
discutere e sentenziare in materia di commercio , precisamente 
come oggidì fra noi , e denominato V Ufficio di Mercanzia. 

Risulta ancora che il deposito maggiore di salnitro trovavasi 
a quei di in Scio, e il suo traffico e carico veniva fatto dai 
genovesi senza impedimento di sorta da parte del Sultano , 
il quale dava libero accesso alle navi nostre sul Bosforo , ri- 
cavandone al più il convenuto prezzo di transito. 



QUISTIONI ( 50C ) 



QULSTIONE DI CRISTOFORO DI-NEGRO COI GUASCO. 

Acerba invece , ostinata e rilevantissima dal lato geografico . 
e un po' anche dall'internazionale, ci si offre ora la quistione 
intervenuta fra il console di Soldaia, Cristoforo Di-Negro ed 
i fratelli Guasco, durante il biennio i 474-1 475. 

Soldaia otteneva incontestabilmente il secondo luogo fra le 
terre del dominio genovese nella Tauride. Cresciuta, al pari 
di Caffa, sulle rovine della rivale Cherson, possedeva un ot- 
timo, assai commodo e vasto porto, con bocca volta a mez- 
zodì. Le stava a cavaliere la fortezza di s. Elia, sita nel ver- 
tice più alto dei monti che le facevano corona, avente forma 
quadrangolare, e una scala a salirvi tagliata passo passo nel 
macigno. Inferiori alla quale e tutelate da quella, giacevano le 
case e i magazzini dei nostri, costrutti da un lato a perpen- 
dicolo sul profondo del mare , e difesi negli altri da una grossa 
e alta muraglia fortificata con dieci torri. Queste sarebbono 
riuscite assai opportune nel respingere un attacco nemico, ma per 
un dissidio interno a che servono le bastite? 

Lo promossero i signorotti di alcune castella vicine , figli 
del fu Antonio Guasco , per nome Andreotto , Demetrio e Teo- 
doro, d'origine genovese, come l'indica il casato ('), da un 
certo tempo padroni di più villaggi, sui quali esercitavano baro- 
nale dominio, e, fors' anche, lasciatemelo dire, cruda tirannia; 
poiché siamo ancora nel medio evo. Tanto è vero , che la con- 

(') I Guasco, nobile e antica famiglia di Alessandria, furono signori di 
Gavi , cui dopo varie lotte cessero alla nostra Repubblica, ottenendone, oltre 
il convenuto prezzo, anche l' ascrizione alla nobiltà genovese. D' allora in poi , 
venuti parecchi ad abitare in paese, imparentaronsi ad illustri prosapie, eb- 
bero onorifiche cariche, e giunsero a dominare in Crimea. Il Ramusio ricorda 
un Pietro Guasco, compagno a Josafat Barbaro, ambasciadorc veneto, nel 
suo viaggio alla Persia, del 1474. Cosi il Giscardi. Fioriscono ancor oggidì, 
ma non in Genova, e sono marchesi di Uisio e Francavilla. 



( 507 ) più vati; 

tesa fra il console Di-Negro e i Guasco cominciò per un abuso 
di potere, che l' ufficiale governativo credè non dover tollerare. 

Vedete voi quel drappello di armati, che in marcia serrata , 
si spingono su pei ripidi sentieri della montagna, gravi nel- 
l'incesso e arcigni nel volto? Sono sette orgusii, vale a dire sol- 
dati allo stipendio del console, preceduti dal sergente, chia- 
mato allora cavaliere , i quali ebbero in consegna dal Di-Negro 
di recarsi nel luogo di Scuti, e distrarvi col fuoco od altro 
argomento le forche e le berline ivi rizzate dai Guasco. Più, 
il condottiero, nel caso v'incontrasse taluno dei fratelli che gli 
facesse ostacolo, aveva in mandato d'intimargli la multa di 
mille sommi a favor dell' erario pubblico, e tornarsene subilo 
a riferire in giudizio 1' accaduto. 

Scontrarono infatti il Teodoro a mezzo il monte, oltre Tas- 
sili e a breve distanza da Scuti , il quale avvicinatosi alla bri- 
gata e interrogatala, come seppe lo scopo della loro venuta, 
rispose con altero cipiglio rifacessero la via, perchè egli non 
era per acconsentire alla distruzione delle forche, a meno che 
T ordine gli venisse dal console di Caffa, cui solo si teneva 
soggetto, e non a quel di Soldaia, quand'anche colà vi si re- 
casse in persona. Il sergente, fedele all'avuto incarico, intimò 
a Teodoro l'ammenda di mille sommi, e solo cesse alla forza 
maggiore dei quaranta circa bravi , tenentes arma et baculos 
long os , condotti seco dal Don Rodrigo taurico, che gli sbar- 
rarono la strada a non proseguir il cammino , e giunto la 
stessa sera, 27 agosto 1474, in Soldaia, fece la genuina 
narrazione del patito sopruso. 

Andò in bizza il Di-Negro al sentire non curata, vilipesa 
anzi la sua dignità ; e sull' istante impose al cancelliere di 
ordinare al ribelle di produrre in curia, entro tre giorni, 
le carte comprovanti il diritto preteso dai Guasco di non di- 
pendere dal console di Soldaia, sibbene direttamente da quello 



QUI SUONI ( 508 ) 



(li CafTa. Dopo il quale termine, lo dichiarava incorso nella 
pena dei mille sommi , in cui già era caduto colla rivolta al 
suo messo. 

Urgendo il tempo, Teodoro informò dell'accaduto il fratello 
Andreotto dimorante in CafTa, il quale prese a levarne alto 
scalpore ; e tanto disse e fece da muovere il console, provvi- 
sori e consiglio degli anziani a spedire in tutta fretta un cor- 
riere al Di-Negro con lettera, ov' eragli comandalo di desistere 
dalla contesa , e sospendere la multa infino a che avessero agio 
di studiare le carte dai Guasco deposte in tribunale a com- 
prova dell' asserto privilegio , cui non tornava allora possibile 
l'esaminare, oh occurrentes occupaliones. 

Entra in questo punto la quistione in una nuova fase; e so- 
speso l'urto fra il magistrato Soldaiese e i Guasco, comincia, e 
man mano salirà al periodo più acuto, fra console e console, 
di Soldaia cioè e Gaffa , Di-Negro e Cabella , il nobile subal- 
terno e il popolano comandante , e quasi non dico , il fiero 
guelfo e T ostinato ghibellino. 

Odasi il tenore della responsiva del Di-Negro. « Ricevemmo la 
vostra di ieri , o magnifico console e spettabili provvisori , dalla 
quale si rileva essersi vivamente lagnato Andreotto Guasco del- 
l' avere noi mandato alcuni uomini nei villaggi di Tassili e 
Scuti, ad eseguire le nostre commissioni. Di Tassili non è fero 
affatto : sebbene crediamo poter farlo , ed anche là esercitarvi 
giurisdizione. A Scuti sì spedimmo nostri orgusii a demolire le 
forche dai Guasco rizzatevi contro ogni diritto e a scapito del- 
l'autorità di s. Giorgio; e intendiamo altresì che Teodoro paghi 
i mille sommi di multa, per essersi a viva forza opposto ai nostri 
voleri, e offeso me nella dignità dal sovrano Ufficio conferitami. 

» Ora poi mi scrivete di soprassedere dall' esecuzione, fino 
a che abbiate consultato in privato consiglio la pratica. Lo farò 
in ossequio al superiore romando per giorni dieci : pregandovi 



( 509 ) PRIVATE 



a comunicarmi tosto la decisione vostra cogli appositi motivi , 
acciò sappia io pure come regolarmi in proposilo. Non senza 
rammemorarvi di pesare a dovere , nel giudizio della causa , i 
diritti e i vantaggi del Banco , V onore nostro compromesso, 
e le pene comminate, nello statuto che ci governa, agli impac- 
ciatori del regolare corso della giustizia. 

» Così vivo sicuro che farete , perché questa mantenga libero 
il suo impero , e i Guasco , i quali si danno a credere d' essere 
per le copiose ricchezze e i molti seguaci loro, esenti o supe- 
riori ad ogni legge qui ed in Gaffa, provino in effetto di do- 
vere stare soggetti alle autorità costituite', al paro d'ogni 
altro ». 

La lettera, non e 1 è a dire, alquanto alteretta, non ottenne 
risposta pronta, come la bramava il Cristoforo: che perciò, im- 
paziente d'indugio, ripigliò la penna il 6 settembre, e scrisse 
al solo Cabella, chiedendo se 1' avesse ricevuta ; e insiememente 
di favorirgli copia delle pretese convenzioni passate fra il Banco 
di s. Giorgio e i signori Guasco, per saper di che guisa ma- 
neggiarsi con essi, e dichiarandosi pronto ad osservarle appun- 
tino se vere e sincere. Della quale cosa dubitava assai, e al 
più lo potevano essere al riguardo di Tassili, ma pur sempre 
a riserva dell' alto dominio. 

Di Scuti poi neppur dubitare; poiché anche al tempo della 
sua obbedienza ai tartari, esso fu costantemente sotto la giu- 
risdizione di Soldaia, i suoi consoli vi amministravano la giu- 
stizia, decidevano le liti, e simili, come si raccoglie da nume- 
rosa serie di atti ancor esistenti nella curia. 

Questa sì ebbe risposta, ma quale risposta! Tale che il po- 
vero Di-Negro non l'avria sognata mai. Di aspettare ancora; 
lui cosi avido di presto vedere la fine della controversia , incas- 
sare i mille sommi, e cantar vittoria. Di comunicargli il testo 
delle convenzioni coi Guasco neppur la lontana speranza : averle 
lette essi in Caffa, giacere negli scaffali di cancelleria, e basta! 

Società Ligio-!' St. Pati-in . Voi. VII. 1'. II. 33 



QUISTIONI ( 510 ) 

Scriveva poi il console : sumus in aliis negotiis arduis valile 
impellili, che non ci permettono per ora cogitare in cuusis 
predictis: e il disgraziato Cabella n' avea troppa ragione. 

Sul cielo di Caffa s'andava a quei dì condensando quell'or- 
rido nembo di procella, che tra brevi mesi avrebbe scoppialo 
con tanto fragore, e condotto alla totale rovina la città, e la 
perdita cagionato del dominio genovese in Crimea. Altro che 
nudi e deserti villaggi! Doveva il console provvedere alla salvezza 
della metropoli, minacciata dalla ribellione del capitano Emi- 
nech, allora solo sospettata e più tardi fatta aperta e manifesta, 
come narrammo nel corso della storia del biennio 1474 e 1475. 

Quand 1 ecco che a dare nuovo filo a torcere, sorse inoppor- 
tunissima la seconda rottura del Di-Negro cogli abitanti del 
Caraghai , villaggio anch'esso prossimo a Soldaia,. e a mente 
sua soggetto ai comuni balzelli. 

Voleva dunque che pagassero le tasse; ma i Caraghaiti ten- 
nero duro, e fatto ricorso al console di Caffa riuscivano ad 
avere un ordine dallo stesso al Di-Negro di sospenderne l'e- 
sazione per infi.no a che giunto colà il massaro Oberto Squar- 
ciafico a distribuire il soldo agli stipendiati, avrebbe nella me- 
desima congiuntura esaminato le ragioni e ventilati i diritti 
dei ricalcitranti. Richiese inoltre al suo subalterno, il Cabella, 
di mandare in tutta fretta a Caffa sei tra i migliori maestri da 
muro esistenti in Soldaia, esclusi gli addetti all' attuale fab- 
brica della rocca di Scuti , necessarii al compimento della me- 
desima. 

Fu come un aggiugnere esca alla fiamma. L'ufficiale Soldaiese 
s* 1 incocciò a ribattere: essere i Caraghaiti tenuti a pagare le tasse 
a stregua degli altri. Davvero che costui ci si presenta, in ogni 
suo atto , quale ardito paladino della forinola allora ben poco 
conosciuta e meno praticata: tutti eguali dinanzi alla legge! 

Nella difesa del suo operato, che imprende nella responsiva 



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al Cabella, ne aJduce i motivi, che sono i seguenti. I Cara- 
ghaiti sebbene seminino e una parte dell'anno abitino fuori Sol- 
daia, l'altra parte hanno qui fissa dimora e vi possedono loro 
case. Vi stanziano pure gli uomini di Ortolaco, Otaihi, Sartana, 
e più altri casali tartari, ma oriundi di Soldaia , i quali pa- 
gano le decime in detti luoghi, e poi qui in patria, quando vi 
ritornano dai campestri lavori , fanno la guardia notturna e 
solvono le imposte senza malumore o contrasto di sorta. 

Aggiugne il Di-Negro non sapere chi possano essere stati i 
Caraghaiti ricorsi al console di Caffa. Imperocché dice: « io feci 
venir a me tutti gli uomini del villaggio, — doveano esser 
ben pochi adunque — e unanimi protestarono di non avere 
sporto alcun lamento, e pagherebbono volontieri la loro quota, 
se dai prepotenti fratelli Guasco stimulati non forent a ricu- 
sarla. È a temere perciò, insinua, che i ricorrenti da voi uditi, 
di Caraghai non siano, ma gente prezzolata da quei signori, 
quorum insidiis advertere placeat » . 

Prosegue: « Ho atteso i dieci giorni di sospensione per esigere 
la multa da Teodoro, ed ora intendo avere le mani libere, e 
operare a rigore di giustizia: ammeno che voi, o console, vo- 
gliate avvocare al vostro tribunale il giudizio della causa. Nel 
quale caso io ut coactus desistam , e la risponsabilità della ver- 
tenza cadrà tutta intiera, dinanzi al sovrano Ufficio, sul vostro 
capo ». 

Termina il suo foglio così. « Ci domandaste dei capi maestri 
per Caffa. Persuadetevi , non ve li possiamo spedire. Sono al 
presente occupati tutti nelle fondamenta della gran torre, che 
minaccia rovina, e quei stessi che lavorano, li ho a viva forza 
strappati dalle vendemmie , in vista dell 1 imminente pericolo. Ab- 
biatemi per iscusato , se debbo darvi un rifiuto; appena con- 
dotta a termine la costruzione, li pongo ai vostri servigii , tutti 
quanti saranno. Gli addetti al forte di Tassili non li volete stur- 
bare, pel bisogno che vi è del baluardo contro i nemici. Sta 



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vero, e come più sarà munito quo! forte, meglio se ne avvan- 
taggierà lo Stato. Vi saluto ». 

Quasi un mese passò in silenzio il Di-Negro; dopo di che 
riscrisse al Cabella insistendo sull' aitare dei Guasco e dei Ca- 
raghaiti. Durante quel tempo Oberto Squarciafico, accompagnato 

da due ufficiali di Moneta, era giunto a Soldaia ; ma che cosa 
v'abbia l'atto, detto, o definito sulla controversia, non trovo 
scritto. Venne, esaminò e parti, muto come un sepolcro! 

Dalla precitata lettera si ricava solo che alla sua presenza, 
dei due socii e del Di-Negro, comparvero due abitatori di Ca- 
raghai, quorum unus erat papa, cioè prete, certo di rito 
greco, per chiedere di essere esonerali dai balzelli del Comune, e 
lasciali pagare, come prima, ai padroni loro, i Guasco. Di che 
coglie di muovo il destro quel console per mostrare la ingiusta 
origine di così fatta riscossione da parte di quei tirannelli, e la 
causa essere stata già discussa e passata in rem judicatam sotto il 
consolato di Battista Giustiniani, ad opera dello stesso Di-Negro. 

Il quale poi rende noto qualmente Gerolamo Dernice, sti- 
pendiato di Soldaia, ma capitano degli orgusii in Calla, non 
deve percepire alcun salario da lui, vietandolo lo statuto